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Forum economico mondiale: cosa si dice a Davos

Il WEF al tempo della peggiore crisi dal 1929.

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Approvato in CdM il decreto Semplificazione, nessuna variazione sul valore legale del titolo di studio

Pubblicato da V.

valore legale del titolo di studioE così il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto Semplificazione. All’interno molti elementi positivi che snelliranno la burocrazia sia per i cittadini che per le imprese, ma anche una norma interessante per quel che riguarda il valore legale del titolo di studio. “Non ci sarà alcuna variazione per quel che riguarda il valore legale del titolo di studio e della laurea” ha spiegato Mario Monti, aggiungendo che ci sarà “una consultazione pubblica” a riguardo.

Ma che cosa si intende per valore legale del titolo di studio? Lo spiegava bene Alessandro Barbera su La Stampa

La fine del modello egualitarista che ancora oggi, di fronte allo Stato, fa valere un diploma targato Bocconi come quello di qualunque università di provincia. (…) Il valore legale dei titoli di studio resta, ma cambia e si indebolisce per favorire la competizione fra università. Il grimaldello è al punto «d» di un articolo al quale ieri mattina mancava ancora il numero progressivo. «Consentire l’accesso ai concorsi pubblici ai soggetti in possesso del diploma di laurea nonché, ove necessario, di ulteriori specifiche esperienze professionali».

Precisa la più nota enciclopedia online:

Nell’ordinamento giuridico italiano il titolo di studio a cui viene attribuito valore legale è un certificato rilasciato da un’autorità scolastica o accademica nell’esercizio di una funzione pubblica

Il valore legale del titolo di studio garantisce tre punti fondamentali:

    1) il proseguimento degli studi nel sistema scolastico o accademico nazionale
    2) l’ammissione ad esami di Stato finalizzati all’iscrizione ad albi, collegi ed ordini professionali
    3) la partecipazione a concorsi banditi dalla pubblica amministrazione e l’inquadramento in precisi profili funzionali lavorativi

Conclude - ma il pezzo è uscito ieri, attenzione: Monti oggi ha solo parlato di consultazione pubblica - Alessandro Barbera, dandoci un quadro di come potrebbe cambiare la situazione per alcuni concorsi pubblici ed esami di Stato

D’ora in poi chi bandirà concorsi pubblici - dagli albi ai ministeri - potrà chiedere titoli diversi dalla mera laurea: master, specializzazioni, corsi post-laurea, dottorati, l’aver superato certi esami e non altri. Di più: la richiesta di un «congruo numero di crediti formativi» significa far valere il diploma di una certa università più di un altro. Solo questo dettaglio basta a cambiare tutto

Hai detto niente.

Foto | ©TMNews

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Bossi insiste, fuori Formigoni dentro Maroni. E Berlusconi ...

Pubblicato da il passator cortese

E comunque Umberto Bossi, che continua a “provocare” Berlusconi, un’idea ce l’ha. A parte il solito linguaggio “ruvido”, il capo del Carroccio lancia bombe per confondere gli avversari interni ed esterni.

Il vero obiettivo del Senatur è quello di mantenere il pieno potere della Lega. Non può accettare uno scontro aperto con Maroni, ragion per cui cerca di trovare per “Bobo” una collocazione prestigiosa istituzionale in modo da spuntargli gli artigli nella lotta per la leadership del Carroccio.

Da qui la sparata contro Formigoni, un vero e proprio ultimatum per aprire una crisi pilotata, giungere alle elezioni anticipate in primavera e sostituire l’attuale Governatore con Maroni.

Formigoni mostra sicurezza: “Non succederà niente. La Lega non commetterà l’errore esiziale per se stessa di uscire da un governo regionale che sta funzionando bene da 12 anni, che i cittadini hanno riconfermato più volte alla guida della Lombardia. Se si rompe un’alleanza come questa è difficile ricomporla in 15 giorni”.

Nel piano di Bossi Berlusconi perderebbe un pezzo importante ma recupererebbe il Senatur come alleato nelle politiche del 2013 o, se servisse, nella primavera 2012. Fantapolitica? Con Bossi in campo, mai dire mai. E con Berlusconi … fuori campo, peggio ancora.

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Italia unter alles: cosa dicono in Germania della crisi e di noi

Pubblicato da Giulio Mattioli


“Am deutschen Wesen, soll die Welt genesen”, ovvero “Grazie alla presenza tedesca, il mondo guarirà”. Questo motto, coniato dal poeta romantico ottocentesco Emanuel Geibel, va tenuto bene a mente se si vuole capire il comportamento della Germania nella crisi dell’Euro.

Certo, oggi questo proverbio non è più molto popolare: essendo stato utilizzato nel corso della storia soprattutto da imperatori, nazisti e conservatori, è vissuto con imbarazzo dai tedeschi più progressisti. Eppure ci dice qualcosa di utile sulla storia culturale della Germania.

Per fare un’analogia: molti di noi rabbrividiscono a sentire “Franza o Spagna, purchè se magna“, e tuttavia è difficile negare che questa frase rappresenti un atteggiamento di fondo che ha contato (e conta ancora) molto nella storia del nostro paese.

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Video: Servizio Pubblico "Castelli, non mi rompere i c......i" e l'ex ministro se ne va

Pubblicato da V.

Roberto Castelli, ex ministro e uomo forte della Lega Nord, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ho mai apprezzato molte sue prese di posizione, o certe sue imprudenze verbali, ma ricordo di avere sorriso, un sorriso amaro, quando disse

“Io sono povero, guadagno soltanto 145mila euro l’anno”

Persino Il Giornale cavalcò la sua gaffe. Ieri sera a Servizio Pubblico un operaio sardo ha avuto modo di dirgli un paio di cose. Arrivate a 1′51”, è tutto lì.

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Ore 12 - Monti sotto il tiro dei politici "gattopardisti"

Pubblicato da Massimo Falcioni

altroAscoltando i politici (tutti) sul cosiddetto governo “tecnico” non si sa se ridere o piangere.

Da destra e da sinistra passando per il centro, non ce n’è uno di questi politicanti travestiti da leader o capetti (“mezze calzette” come ringhia Bossi) che non si fa prendere dalla voglia di tirare Mario Monti per la giacca.

Ognuno adesso, mosso da calcoli elettoralistici, è scontento di qualcosa o per qualcosa e vuole di più o vuole di meno rispetto a ciò che sta facendo l’esecutivo dei “professori” voluto dal Presidente Napolitano e accettato ob torto collo dai pertiti (meno Lega e Idv).

Qui non si tratta di difendere a spada tratta e in modo acritico l’operato del premier e dei suoi ministri. Sulla fase uno e sulla fase due non sono poche le scelte discutibili e quelle inaccettabili. Ora, mentre il presidente degli Usa Obama sostiene Mario Monti per la sua azione di risanamento e di rilancio del Paese in chiave europea, da noi i nuovi … “sanfedisti” di sinistra e di destra, come verginelle, gridano al tradimento agitando le loro ricette miracolose. Quali?

Quelli che più sbraitano non sono gli stessi protagonisti della sedicente seconda Repubblica, che hanno portato l’Italia a un passo dal baratro, che hanno portato in Parlamento nani ed escort, che hanno occupato le istituzione con la politica degli affari e degli affaristi?

Sono loro che hanno fallito e che fanno pagare agli italiani il costo del loro fallimento. Gente così, lo ripetiamo, deve solo tacere e togliere il disturbo.

I soliti furbi pensano di lasciare a Monti il “lavoro sporco” e di cavarsela riverniciando le facciate dei partiti e cambiando la targa d’ingresso alla bottega. Bisogna ripartire dalle fondamenta. Anzi, dal progetto. Stavolta, gli italiani non si faranno infinocchiare dai vecchi e nuovi gattopardisti.

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Oggi è la Giornata della Memoria: cosa dobbiamo ricordare

Pubblicato da V.

giornata della memoria 2012

Oggi, 27 gennaio è la Giornata della Memoria. Memoria di cosa? Del giorno in cui l’esercito sovietico entrò nel campo di concentramento di Auschwitz: ingresso avvenuto il 27 gennaio 1945. Alzarono il velo sull’orrore: su quanto orrore è capace di fare l’uomo. Su quanto noi umani siamo capaci di perderla l’umanità che ci rende tali, ma anche su come siamo capaci, inspiegabilmente, di sopravvivere nelle più antiumane condizioni possibili e riuscire a ricominciare a vivere.

Booksblog oggi pubblica una poesia di Yehuda Amicai, uno dei maggiori poeti israeliani del dopoguerra, vi consiglio di leggerla, questo è giusto la prima strofa

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.

e di leggerla magari insieme a qualche numero, come quelli che offre Liliana Picciotto Fargion nel Libro della Memoria

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Le pagelle del venerdì

Pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo Cacciari: filosofia. Voto 6+ Il filosofo dice che Beppe Grillo è “come Borghezio. La demagogia scatenata ha le sue regole e le sue leggi. Grillo si arruffiana il popolo, ma la demagogia segue il popolo non lo guida. Un demagogo come lui può anche partire dall’estrema sinistra ma finisce con l’assecondare i peggiori istinti”. Già.

Beppe Grillo: psicologia. Voto 4- Mentre la polizia arresta 26 no Tav tra cui due ex terroristi, uno di Prima Linea e uno delle Brigate Rosse, il comico-politico protesta citando il leader di Potere Operaio Franco Piperno che definì la strage di via Fani un’operazione di “geometrica potenza”. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Già.

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Forum economico mondiale: cosa si dice a Davos

Pubblicato da Guido

davos forum 2012

Nel bel mezzo di uno dei periodi più neri per l’Eurozona (e per l’economia mondiale) e a pochi giorni dal Consiglio UE del 30 gennaio, si è aperto a Davos, in Svizzera, il tradizionale incontro annuale del World Economic Forum, riunione informale di capi di Stato e di governo, imprenditori, e leader economici. Già dal titolo (“La Grande Trasformazione: immaginare nuovi modelli”, un modo decisamente troppo limitato di definire quello che sta avvenendo), gli esperti prevedono che da questa edizione del Forum Economico non ci si debba aspettare soluzioni alla crisi, e neppure la proverbiale iniezione di ottimismo che dia ossigeno ai mercati.

Anzi, gli spettri che aleggiano sul meeting sono due: quello di un crack dell’Euro, e quello di “una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi” (come la definisce il Sole 24 Ore) che andrebbe a sommarsi alle crisi economiche già in atto. Ed è proprio l’Europa, suo malgrado, a conquistare il centro del palcoscenico, mentre gli Usa si defilano e la Cina – tradizionalmente protagonista di questo meeting – sembra per la prima volta più preoccupata del fronte interno che dell’economia mondiale.

Il summit è stato aperto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui intervento si è concentrato sulla necessità di coniugare rigore e crescita. Niente di nuovo, insomma: la Germania non ha intenzione di pagare per gli sprechi altrui. Nessuna novità neppure dall’intervento del premier britannico Cameron, che parlato ancora della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che Sarkozy (e più timidamente la Merkel) vorrebbe introdurre nell’Eurozona: per Cameron la Tobin Tax in un momento come questo è “pura follia”.

E, parlando di Europa, osservate speciali sono Italia e Spagna, i due paesi “sull’orlo del precipizio”. Una tavola rotonda sarà intitolata proprio “The Future of Italy”, e tra i partecipanti al forum si segnalano il ministro Corrado Passera, Emma Marcegaglia e il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il finanziere americano George Soros ha proposto da Davos un’idea (in verità lanciata diversi anni fa da Tommaso Padoa Schioppa) in base alla quale Spagna e Italia potrebbero rifinanziare il loro debito con l’emissione di titoli di Stato a un tasso d’interesse dell’1% circa. Un’operazione complicata, che non sarebbe ben vista né a livello comunitario né a livello nazionale.

D’altronde non si può certo dire che Soros ami farsi amare: a Davos ne ha avuto per tutti, per i governanti europei (“Hanno sbagliato tutto”) e in particolare per la Merkel (“La Germania sta imponendo la disciplina fiscale generando tensioni che potrebbero distruggere l’Unione europea”). Per segure il forum di Davos potete dare un’occhiata agli streaming sul sito,, e tenere d’occhio anche Twitter, con l’account del Financial Times di Davos 2012, e quello del WEF 2012.

Dopo il salto, uno Storify che riassume i giorni di Davos e quanto accaduto nelle ultime ore.

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Monti o le urne? Il dilemma del Pdl

Pubblicato da Andrea Signorelli

monti belrusconi

Tira una brutta aria in casa Pdl. I sondaggi continuano a scendere, l’ultimo lo attesta a circa il 22%, e il malumore serpeggia tra i dirigenti, in primis tra gli ex An: “Non appoggeremo questo governo per sempre”, sono le ultime dichiarazioni dell’ex ministro La Russa. A un quadro già non idialliaco si è aggiunto pure Umberto Bossi, che ha preso a minacciare quotidianamente di far saltare il governo della Lombardia se Berlusconi non farà saltare quello di Monti: “Tutto il paese vuole strozzare Monti mentre Berlusconi ha paura di mandarlo via. Non so di cosa ha paura, è una mezza cartuccia” è l’ultima di una serie di dichiarazioni del Senatur rivolte all’ex alleato di ferro.

Ma Berlusconi non è ancora pronto a scaricare Monti, continua a prendere tempo sostenendolo in aula e criticandolo ai microfoni dei giornalisti. Come scrive Alessandro De Angelis sul Riformista, la tattica del Cavaliere ha lo scopo di “non decidere” ancora per due settimane: il tempo necessario perché si tengano i vertici europei e, soprattutto, arrivi la sentenza del processo Mills. Dopo si deciderà, ma ancora non si sa quale sarà l’esito. Il Pdl si trova stretto in una situazione in cui i sondaggi continuano a calare a causa dell’appoggio a Monti, ma “staccare la spina” a Monti vorrebbe dire andare alle elezioni in una condizione di oggettiva debolezza. Il berlusconiano doc Osvaldo Napoli vede una terza via: “Dobbiamo fare capire al nostro elettorato le ragioni di una scelta fatta nell’esclusivo interesse del paese. Se oggi facessimo cadere il governo verremmo accusati di aver mandato il paese allo sfascio. Dobbiamo valutare due opzioni: è meglio pregiudicare le sorti nazionali o spiegare ai nostri elettori perché facciamo parte della maggioranza? Penso la seconda…”. Una posizione con cui sicuramente concorda anche il Cavaliere.

Ci potrebbero essere altre alternative, come scrive Il Giornale: continuare a sostenere l’esecutivo, ma pretendendo di entrare nel governo, oppure passare all’opposizione per avere le mani libere in attesa delle elezioni. Nel primo caso l’obiettivo è riuscire ad avere più influenze nelle decisioni del governo, senza trovarsi a votare provvedimenti blindati, nel secondo caso è prepararsi alle urne. Ma bisognebbe fare i conti con una possibile fuga di circa una quarantina di deputati, che Casini non vede l’ora di accogliere.

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Bossi a Berlusconi: "Mezza calzetta". E a Bersani: "Vaff..."

Pubblicato da il passator cortese

A Umberto Bossi non gli è bastato il doppio bacio (sulle guance) che lunedì sera gli ha dato Silvio Berlusconi al termine dell’incontro nella villa dell’ex premier in via Rovani a Milano.

Oggi il Senatur ha bollato il Cavaliere definendolo “mezza calzetta” perché ha paura di far cadere il governo Monti. “C’è tutto un paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via”, ha detto il leader del Carroccio, che ha anche commentato il processo Mills: “Berlusconi non è stato abbastanza furbo da chiedere la buonuscita”.

Poi è tornato a minacciare il Pdl: “O cade il governo o cade la Lombardia” e la giunta Formigoni. E le reazioni di Berlusconi? “Dopo ci sono le ragioni della convenienza e della responsabilità. Io sono sereno. Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto”. Chiaro?

Bossi è anche convinto che l’uscita di scena del governo dei professori porterebbe la pace nel Paese e tra gli autotrasportatori: “Basta che cade il governo e va tutto a posto. Non vogliono soldi, vogliono regole”, dice Bossi.

Dagli artigli del Senatur non sfugge neppure Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd invita il capo della Lega ad appoggiare Monti: “Dai, sostieni anche tu ’sto governo…” ricevendone un sonoro: “Vaffa…”. Punto. Classe dirigente… da spread.

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