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E se ci tenessimo Monti anche dopo il 2013?

Nel PD qualcuno pensa a a cambiare tutto verso la prossima tornata…

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Tutti i processi a carico del Cavaliere

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Mario Monti su…

Il presidente del Consiglio può salvare l'Europa?

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Ore 12 - Da Berlusconi-Bossi a Monti-Draghi: miserie e miracoli della politica Made in Italy

Pubblicato da Massimo Falcioni

altroFino a poche settimane addietro, all’estero, il binomio rappresentativo della politica Made in Italy corrispondeva a Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, anche se sul ponte di comando, insieme al Cav, c’era Umberto Bossi.

Di fatto l’Italia era in mano a B&B, un “duo” da “gatto e la volpe” che, oltre ad avere negato la realtà della crisi e aver operato solo per se stessi (leggi ad personam ecc.) e per le cricche amiche, ha tolto al Paese ogni credibilità e “peso” politico a livello internazionale. Insomma, con B&B, l’Italia era ridotta alla canna del gas, una nazione spolpata e da evitare, l’ultimo vagone del treno Europa, protagonista per le barzellette, i bunga bunga e i processi del premier e per le volgarità e le minacce bofonchiate dal Senatur.

Su Ore 12 non mancano tirate d’orecchie a Mario Monti e ai suoi ministri: forti con i deboli e deboli con i forti. Ma come non riconoscere la differenza abissale fra oggi e prima? E non è solo una questione di stile e di linguaggio.

A dire il vero, il nuovo binomio è … anomalo, formato dal premier Mario Monti e dal presidente della BCE Mario Draghi.

Due italiani “autorevoli” che non raccontano barzellette o volgarità ma che, per come stanno affrontando (pur su piani diversi) la crisi – con l’azione pur durissima di risanamento e l’impostazione pur non lineare della ripresa – stanno riportando l’Italia nella prima fila, non solo in Europa, come dimostrano i riconoscimenti a Monti del presidente Usa Barack Obama: “Mai così forte il legame con l’Italia. Il vostro premier ha avuto una partenza poderosa. Roma è una diga per l’Euro, aiuterà la ripresa americana”. E’ poco? Forse.

Ma sono tasselli decisivi – limitati dalla latitanza dei partiti sostanzialmente storditi e rinchiusi nei propri guai e nei propri privilegi - per la premessa di una vera svolta per uscire dal tunnel.

“Monti e Draghi – dice il direttore di Radio 24 Fabio Tamburini – sono diventati i simboli della ripresa, stanno dimostrando che si può battere la crisi e il cupo pessimismo dilagante”. Ottimismo esagerato? Vedremo.

D’altronde Monti non è, per fortuna, l’emulo di Lenin. Tanto meno il replay “presentabile” di Berlusconi.

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E se ci tenessimo Monti anche dopo il 2013?

Pubblicato da V.

incontro monti obama monti eleziuoni 2013

Quello di Mario Monti è un momento di grazia. L’incontro estremamente positivo di ieri con Barack Obama, gli attestati di stima e fiducia che arrivano più o meno da ovunque, le misure prese in tre mesi di governo per raddrizzare la situazione italiana che hanno convinto i partner europei - quelli che contano: Francia e Germania - la stampa internazionale che lo elogia - l’Europa sulle sue spalle, secondo il Financial Times, mentre Time ieri si domandava sulla copertina dell’edizione europea se fosse l’uomo che poteva salvare l’Europa - insomma, tutti pazzi per Monti. E anche nel PD qualcuno inizia a pensare a un 2013 elettoralmente diverso da come ce lo immaginiamo…

Scrive Tommaso Labate sul Riformista:

Sulla figura di Mario Monti si giocherà la più grande partita interna al centrosinistra degli ultimi anni. Tra quelli che, all’interno dei Democratici (da Veltroni a Letta), spingono perché si celebri il matrimonio elettorale col Terzo Polo, proponendo SuperMario per la premiership alle elezioni del 2013. E coloro che (da Bersani a Bindi) puntano ad accompagnare il governo tecnico e i suoi ministri alla porta quando scoccherà l’ora del ritorno alle urne. Sintetizzando, grancoalizionisti (anche se il termine non è esatto) da un lato. E sostenitori del centrosinistra classico dall’altro.

L’idea di una correntina PD sarebbe quella esposta molto bene su Front Page, ma io vi chiedo e mi chiedo altro. La domanda è una: voi nel 2013 lo votereste Monti?

Foto | ©TMNews

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Le pagelle del venerdì

Pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: stracotto. Voto 4 Il leader Idv contro il Governo per il decreto svuotacarceri: ”Una resa incondizionata dello Stato a criminali e delinquenti”. Come Bossi. Cappi, ceppi e tintinnar delle manette: per un voto in più.

Walter Veltroni: cotto. Voto 4 L’ex segretario Democrat sponsor di Mario Monti: “Il Prof premier anche dopo il 2013”. Uolter sempre “innamorato” di qualcuno … fuori dal suo partito: prima il Cav, ora il Prof. Bersani ingoia il rospo?

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Satira: non spariamo “castate”

Pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Alemanno rischia di venir nuovamente travolto da una valanga di neve. Si spera che stavolta i mezzi pubblici di Roma non vadano in tilt o per lui sarà un vero inferno. Belze-bus

Il sindaco delle nevi conta in realtà di fare bella figura questa volta. E chiede aiuto anche al Viminale e alle forze dell’ordine. Polizia e carabinYeti

Il tema dell’Ade non riguarda solo il primo cittadino della Capitale. Ecco Landini ieri in radio: “Machionne è sulla strada per andare all’inferno”. Ma come!?! E pensare che l’Ad Fiat si è fatto crescere la barba perché si sente un po’ il Mosè che porterà il suo popolo (operaio) verso la terra promessa (Detroit). Brucerà nelle Fiom dell’inferno

L’Idv candida a Palermo Leoluca Orlando. Toh, chi si vede. E poi predicano di fare largo ai giovani. Questi qui si tolgono di mezzo solo quando Dio li chiama a sé…se li chiama…ma non è detto. HighOrlander, l’ultimo immortale

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Mario Monti su Time in copertina

Pubblicato da V.

copertina time monti

Un bel cambiamento: Mario Monti sulla copertina di Time è l’uomo che può salvare l’Europa. Silvio Berlusconi, nel numero in edicola il 21 novembre 2011 era “the man behind the world’s most dangerous economy”, l’uomo dietro alla più pericolosa economia del mondo, quella che rischiava di affondare l’Europa.

Questo a proposito della buona stampa di cui gode Monti oltreoceano, di cui vi avevo già raccontato stamattina. Insomma, a vederle affiancate le due cover fanno un certo effetto, e si sommano agli attestati di stima di The Economist e del Financial Times, secondo cui l’Europa poggia sulla spalle di Monti.

Update 10-2-2012, ore 0.37

Su Blogo.it l’approfondimento sul vertice Usa-Italia tra Barack Obama e Mario Monti.

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Riforma elettorale, il Pdl mena il can per l'aia. Bersani con il cerino in mano?

Pubblicato da il passator cortese

Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il primo vero passo abolendo il Porcellum e varando una nuova legge elettorale democratica?

I partiti (della cosiddetta maggioranza) fanno melina e non si capisce bene se davvero Pier Luigi Bersani crede a un accordo possibile con Silvio Berlusconi. E’ vero, gli incontri si susseguono, ma, al di là delle tante promesse, non c’è intesa neppure fermandosi a metà strada, cioè un mix fra il sistema spagnolo e quello tedesco.

E’ insomma oramai evidente che il Pdl la riforma elettorale non la vuole, caso mai “concede” solo una riverniciata a quella attuale, produttrice del parlamento dei “nominati” e causa non secondaria del solco fra cittadini e politica. Per salvarsi la faccia, Berlusconi rilancia più in alto, sì alla riforma elettorale ma nel contesto di una più ampia riforma costituzionale. Campa cavallo, che l’erba cresce!

Gli italiani vogliono cancellare il Porcellum? La risposta dei “berluscones” è: “Chissenefrega!”. Forse questa è la strada che riporta Umberto Bossi ad Arcore, per riabbracciare il Cavaliere e ricostruire l’asse dei bei tempi andati. E Bersani rincorre: ieri il Senatur, oggi il Cavaliere. Chi resta con il cerino in mano?

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Qual è l'obiettivo di Berlusconi?

Pubblicato da Andrea Signorelli


Non è la prima volta che Silvio Berlusconi veste i panni dello statista di alto profilo. L’aveva già fatto nel 1998 con la famosa bicamerale e la complicità di Massimo D’Alema e ci aveva riprovato nel 2008 dopo le elezioni vinte contro il Pd dell’allora leader Walter Veltroni. E sappiamo com’è andata a finire in entrambe le occasioni.

Sta succedendo di nuovo: dopo le interviste al Financial Times e a The Atlantic l’ex premier continua a perseguire la “linea morbida” con cui vuole far dimenticare la pessima conclusione della sua legislatura proponendosi come padre nobile della destra italiana, riprendendo i mani le redini del partito, cambiando atteggiamento nei confronti di Monti e proponendo patti di vario tipo e natura con il Pd. Ma qual è l’obiettivo finale del Cavaliere e del suo improvviso cambio di strategia? Le ipotesi fatte fino a questo momento sono tre: la Fondazione Berlusconi come primo passo per un ritorno a un partito simile alla Forza Italia della prima ora, la nomina a Senatore a vita e lo scranno più alto della Repubblica, il Quirinale.

Della Fondazione Berlusconi ha parlato per primo Alessandro Sallusti sul Giornale, spiegando come Berlusconi veda ormai perso il Pdl, a causa della incapacità di Alfano nel tenere in mano il partito, della lotta generazionale in corso e della difficile convivenza tra gli ex Forza Italia e gli ex An. Per questo motivo l’ex premier starebbe dando vita a una fondazione a lui intitolata.

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Roma 2020, aspettando il sì (o il no) di Monti

Pubblicato da Guido

Roma celebra i Giochi Olimpici

Manca meno di una settimana alla deadline e gli interrogativi sulle intenzioni del governo si fanno sempre più consistenti, così come le pressioni da una parte e dall’altra. Entro il 15 febbraio, infatti, il premier dovrà dare l’ok (o meno) alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020. Il precedente governo si era dimostrato favorevole, portando così alla nascita di un comitato promotore, ma ora tutto è tornato in gioco: Monti sembra molto preoccupato per le ripercussioni della candidatura olimpica di Roma sui conti italiani.

Mentre ieri sui principali quotidiani compariva un appello di 60 atleti per il sì del governo, Legambiente indirizzava a Monti una serie di preoccupazioni sulla sostenibilità del progetto, e l’ex oro olimpico Pietro Mennea affermava che per la Grecia i Giochi sono stati la causa della crisi economica. Ma dov’è la verità?

Le dichiarazioni di Mennea appaiono esagerate, se non altro dal punto di vista cronologico: le Olimpiadi di Atene risalgono al 2004, la crisi al 2009-10. È vero che i costi fuori budget dei giochi hanno inciso sul rapporto deficit/Pil portandolo oltre la soglia di guardia, al 6,1%, ma quando la crisi è scoppiata il rapporto era ormai al 12,7%, a causa di corruzione e sprechi, tutte cose in cui in Italia ce la caviamo benissimo anche senza Olimpiadi.

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Ore 12 - Malapolitica, no ai leader incapaci di gestire il banchetto di frutta e verdura ...

Pubblicato da Massimo Falcioni

altroPunto primo: da queste note quotidiane non si vuole assolutamente aumentare la canea dilagante che abbaia alla casta politica per la distruzione dei partiti e dare via libera ai “poteri forti” e alle oligarchie finanziarie ed economiche.

Punto secondo: senza i partiti non c’è un Paese migliore, c’è la dittatura, con la fine della democrazia, della libertà e dei diritti. Punto terzo: la logica del tutti uguali porta al qualunquismo, quindi al disimpegno, non migliora la situazione e non colpisce la casta. Ciò non significa chiudere gli occhi e permettere la degenerazione politica e istituzionale in corso.

Con altrettanta chiarezza va posta una domanda: cosa sono oggi in Italia i partiti? Sostanzialmente macchine di potere e di clientela, gestiscono interessi più disparati, anche loschi, lontani dagli interessi generali e lontani dalla gente comune e dai loro problemi, con dirigenti cooptati, carrieristi e criccaroli, con poche idee, programmi confusi e da camaleonti, ideali, sentimenti e passione civile pari a zero. Questo è il quadro oggi, con le eccezioni che confermano le regole.

Siamo giunti al punto che un figuro quale il senatore Lusi (fino all’altro ieri riverito e omaggiato da chi oggi ne prende le distanze), reo confesso per l’affaire dei 13 milioni, fa l’offeso,borbotta, minaccia, e ha la faccia tosta di voler fare ricorso in tribunale.

Ma siamo anche giunti al punto in cui segretari generali di partito ed esponenti di vertice dicono di “non sapere”. Delle due l’una: o sono corresponsabili e mentono sapendo di mentire, o davvero “ignorano” lo stato e la gestione finanziaria dei partiti nei quali vivono e sguazzano da decenni.

Comunque sia, se non penalmente colpevoli (spetta ai Tribunali decidere), invece di leader, questi signori del potere e dei privilegi, sono politicamente una ciofeca e quanto meno inadeguati come dirigenti. Pretendono di dirigere una Nazione (siedono in Parlamento e/o nelle poltrone di governo) quando non sono in grado neppure di gestire un banchetto per la vendita di frutta e verdura.

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Cosa si diranno Monti e Obama

Pubblicato da V.

monti obamaChe cosa si diranno Barack Obama e Mario Monti? La visita del presidente del Consiglio italiano negli states non è solo una visita bilaterale Usa-Italia, è più un incontro tra due leader continentali. Come riportato da analisti citati da Business Week, non c’è leader europeo che conosca meglio di Monti l’economia globale, e non c’è leader europeo che abbia impressionato l’eurozona quanto lui negli ultimi mesi.

Con misure estremamente discusse all’interno, che hanno scatenato una conflittualità sociale che non vedevamo da tempo - i blocchi autostradali chi se li ricorda più? Sepolti sotto la neve? Ma non pensiate che sia finita, perché non è finita affatto e lo vedremo in questo 2012 recessivo - ma che hanno placato mercati e tranquillizzato i partner europei.

Di certo al centro dell’incontro ci sarà la crescita, una maggiore apertura con l’abbattimento di alcune barriere protezionistiche che ancora reggono negli Stati Uniti - questo proprio nella direzione di una crescita per l’eurozona - è da vedere se e quanto Obama potrà concedere, visto che mancano nove mesi alle presidenziali.

E di certo i Repubblicani non vedono l’ora di poterlo attaccare su quel fianco, una volta che eventualmente lo scoprisse. Ma la fiducia in Monti, quel Monti che tiene sulle spalle l’Europa - parole del Financial Times - è alta. E il mood complessivo della stampa statunitense è positivo, sia su Monti che sull’incontro di oggi. Helene Cooper su The Caucus, uno dei blog del NYTimes, spiega bene quanto siano cambiate le cose dall’era Berlusconi, “tenuto a debita distanza” da Obama, alla fase Monti.

Foto | ©TMNews

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