
Le parole di Massimo Ciancimino e il suo riferimento alla nascita di Forza Italia come risultato della trattativa Stato-Mafia sono sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma oggettivamente una cautela generale le accompagna e in tanti paragonano le uscite del figlio del sindaco mafioso di Palermo a un nuovo caso Spatuzza, parlando chiaramente di vicenda inverosimile. E ad appoggiare la tesi dell’assurdità o almeno della difficile credibilità della testimonianza di Ciancimino ci sono persino esponenti del partito che, mediaticamente, più potrebbe (e in parte lo sta facendo) attaccare sul legame Berlusconi-Mafia.
Prendiamo per esempio le dichiarazioni dell’eurodeputato dell’Idv Arlacchi, amico di Borsellino e Falcone ed ex direttore della sezione prevenzione crimine delle Nazioni Unite
Ciancimino ha una posizione giuridica interessata. E’ inattendibile. Ed è paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. La presunta trattativa non c’entra nulla, la nascita di Forza Italia è stata un’operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo
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Altro che rifiuti napoletani, altro che terremoto abruzzese! Quisquiglie, rispetto alla patata … bollentissima del Nucleare, che, zitta zitta, avanza nel suo iter.
E’ questa la “bomba” che può creare scompiglio nel territorio, mandando in tilt maggioranza e Governo.
Dal momento dell’approvazione definitiva del Cdm parte la scelta dei siti nelle varie regioni da parte delle imprese abilitate. “Quando le aziende avranno individuate i territori più conformi, nel giro di due anni potremo iniziare i percorsi autorizzativi”. Questa la promessa del ministro dello Sviluppo economico Scajola.
Come si trattasse di scegliere un terreno agricolo e verificare se sarà meglio seminare a grano o a barbabietola.
Ma la medaglia (di maggioranza e Governo) si presenta con due facce ben distinte: a Roma favorevoli al Nucleare senza se e senza ma e nelle Regioni, contrari, senza se e senza ma.
Forse a Berlusconi conviene lasciare le Regioni in mano al … centro sinistra! Davvero fortunato, Bersani, che lascia la patata … atomica in mano al Premier.

La data si avvicina sempre più e ormai le trasmissioni politiche di prima serata non possono esimersi dal trattare l’argomento delle alezioni amministrative regionali e comunali. Nel caso di Ballarò si cercherà di legare il tema alla contingenza economica.
Imprese che abbandonano gli stabilimenti italiani, lavoratori che perdono il posto, maggioranza e opposizione che discutono sul livello della tassazione mentre si avvicina la data delle elezioni regionali: la politica al voto e l’economia alla prova dei fatti è il tema centrale della puntata.
Ospiti di Giovanni Floris saranno il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il presidente di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli, il viceministro alle infrastrutture e trasporti Roberto Castelli, la presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Federica Guidi, l’economista Luigi Spaventa, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli e alcuni esponenti del mondo sindacale.
Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05

La preparazione al prossimo appuntamento elettorale sta mettendo a dura prova l’opposizione. Da una parte c’è Pierluigi Bersani, e i candidati talmente forti da poter proseguire indipendente dal suo appoggio, dall’altra Antonio Di Pietro.
Il leader dell’Idv, malgrado il congresso, è solo contro i suoi stessi uomini che gli rimproverano l’appoggio della candidatura di Vincenzo De Luca. Sindaco, in quota Pd, che punta a prendere il posto di Antonio Bassolino malgrado le indagini che sul suo conto sono state avviate.
A far saltare la pace tra l’ex magistrato e il suo elettorato sarebbero stati i probabili crimini commessi dal candidato del Partito Democratico. In molti, Luigi De Magistris in primis, hanno rimproverato Antonio Di Pietro per la sua scelta poco coerente con quanto fino ad oggi predicato.
Ognuno torna al suo posto, più o meno. Basta un Ciancimino jr per rendere ancora più torbido il già fosco quadro politico, per fare gettar via alcune maschere e far riprendere ai vari attori il proprio ruolo.
Poco ore è durata la “svolta” di Tonino Di Pietro. L’ex Pm sposa i “teoremi” del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo sui rapporti mafia-Forza Italia, accusando tout court questo “governo piduista, fascista e paramafioso”.
Pier Luigi Bersani, imbarazzato, “accusa” la giravolta del leader dell’Idv, appena abbracciato al congresso romano. Metà Pd rilancia il refrain dell’”avevamo detto che la tentazione di Di Pietro di togliersi la casacca giustizialista non è credibile”. Dalemiani, lettiani e Follini fans rilanciano la ricucitura con Casini. Mentre altri, specie i popolari con Rosy Bindi e i veltroniani, non fidandosi del leader centrista, strizzano l’occhio all’ex Pm.
Così ha buon gioco Pier Ferdinando Casini nello scompaginare la tela delle alleanze, bloccando la prospettiva strategica appena tracciata con Bersani: l’asse privilegiato Pd-Udc è (almeno per ora) naufragato prima di prendere vela. “Mai l’Udc potrà stare in una coalizione con l’ex Pm” chiosato da Casini, più che un monito, ha il sapore di un ultimatum.
Alla fin fine, di fronte alla “bomba” (o patacca?) Ciancimino, il Pd non sa che pesci pigliare, sta politicamente con un piede di qua e uno di là, affidandosi al giudizio dei … giudici.
Di fatto, è Bersani a rimanere con il cerino in mano. Ed è Berlusconi, anche stavolta, a prepararsi a incassare il … raccolto.

La rete dei trasporti, in Italia, costituisce un vero e proprio mistero paragonabile a quelli di Fatima. Malgrado tutti, politici e cittadini, siano a conoscenza delle deficienze nessuno prova a risolverle. Sul solo ponte dello stretto di Messina si è discusso per decenni.
Di più non si riesce. Per pigrizia. Per ignoranza. E per una serie di incomprensioni. Per capirlo è sufficiente riflettere sul confronto pubblico avvenuto ieri a Milano durante l’apertura della Mobility Conference.
Malgrado l’ammissione di Roberto Castelli (Viceministro ai Trasporti), secondo il quale l’alta velocità in Italia non è ancora funzionante ferroviaria, Altero Matteoli ha deciso di replicare ad Emma Marcegaglia (Presidente di Confindustria), convinta che per la rete dei collegamenti del paese si debba fare qualcosa di più.
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Pier Ferdinando Casini: spaghetti western Voto + 8. Il leader dell’Udc rifiuta le “rivelazioni” di Ciancimino jr: “Ritenere che Forza Italia sia prodotto della mafia, significa offendere milioni di elettori e falsificare la realtà”. C’era una volta l’Italia.
Mariastella Gelmini: bavaglio. Voto – 9. La ministra maestra “unica” dell’istruzione con una mano apre al confronto sulla sua “riforma epocale” e con l’altra oscura tutti i forum del sito istituzionale Indire. Libertà di … censura. La Cina è vicina.
La Rai rinuncia e Youdem.tv si lancia sul dopofestival di Sanremo. Ecco prendere corpo la strategia politica di Bersani: canta che ti passa. Previste le esibizioni dei New VelTrolls e di Marco D’AleMasini con la canzone ‘Vaffanculo (a tutti)’. Atteso un grande ospite internazionale: sì, proprio lui, il leader degli U2. Del Bono Vox
Al festival non mancherà anche una sezione ‘vintage’ dedicata alle cover d’annata. Arturo Parisi canterà ‘Amici non ne ho’ di Loredana Bertè, Paola Binetti si esibirà in cilicio da sera con ‘Cerco un centro di gravità permanente’ di Franco Battiato e Francesco Rutelli rispolvererà una canzone molto legata al proprio vissuto: ‘Uomini soli’ dei Pooh. Grazie dei Fior-oni
L’attentato di Tartaglia a Berlusconi fu solo una messinscena? Genchi ha corretto il tiro dopo le esternazioni al congresso Idv, ma intanto fioccano in Rete le ricostruzioni video che pongono interrogativi sulla reale natura di ciò che accadde il 13 dicembre a Piazza Duomo. Tutta finzione? Macchinazione quasi pirandelliana? Così è (se vi papi)
Intanto il Cav pensa a un rimpasto per il dopo-Regionali. In fila per entrare nel governo ci sono Santanchè, Augello e altri. Furioso Topo Gigio per la poltrona da sottosegretario alla Salute promessa e mai arrivata. Forse scriverà un libro a quattro mani con Paolo Guzzanti sugli scheletri (e i peluche) nell’armadio del premier. (Pu)pazzo di rabbia
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.
Lo chiama “abbraccio francescano”, Francesco Rutelli, leader del neonato Api. E si riferisce alla nuova alleanza fra Di Pietro e Bersani.
Patto che non convince l’ex capo della Margherita, fra i principali fondatori del Partito democratico, appena abbandonato: “Ma quali novità: l’Idv slitta sempre più verso il giustizialismo. Se il partito di Di Pietro è passato dal 2% del 2006 all’8% del 2009 è stato perché non ha pagato dazio per le sue contraddizioni: peronismo, mentre reclama più democrazia; linea giacobina, mentre si proclama liberale”.
Le parole dell’ex sindaco di Roma sono ammalianti per gli insoddisfatti del Pd. Nel partito di Bersani sono in molti (cattolici in primis) che non credono alla “svolta” dell’ex pm e non si ritrovano a costruire alternative di Governo con qualunquisti, giustizialisti e populisti.
E’ il solito tira e molla. Con un Pd a ruota libera, o “assente”, o sbracato sul “muoia sansone con tutti i filistei”.