Congresso Radicali 2014: Rita Bernardini distribuisce marijuana, la polizia interviene (VIDEO)

Continua la battaglia in favore della legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico.

La battaglia in favore dell'utilizzo della cannabis a scopo terapeutico da parte dei Radicali continua, che ne hanno fatto il centro mediatico anche del congresso in corso a Chiomonte. La segretaria Rita Bernardini ha distribuito sacchetti contenenti marijuana, diciotto piantine coltivate da Marco Pannella, Laura Arconti e dalla stessa Rita Bernardini, ad Andrea Trisciuoglio, affetto da sclerosi multipla e segretario dell'Associazione LapianTiamo Cannabis Social Club Racale (Le) e ad altre persone malate.

La cosa, essendo tra l'altro stata preannunciata ed essendo che la Polizia, su invito dei Radicali, era già presente al Congresso, ha provocato l'intervento delle forze dell'ordine, che hanno sequestrato tutto e bloccato la disobbedienza civile: "Da 30 anni chiediamo di essere arrestati perché sia fatto nei nostri confronti quello che ogni giorno viene fatto ai privati cittadini, che vengono arrestati per coltivazione di cannabis. Vogliamo che le leggi dello Stato siano applicate e siano vive".

I Radicali da sempre lottano per la legalizzazione delle droghe leggere, ma negli ultimi anni la battaglia si è specificamente concentrata sulla cannabis a scopo terapeutico, che è almeno in linea teorica consentita dalla legge Turco del 2007. In realtà, però, solo 60 malati all'anno riescono ad accedere al Bedrocan, importato dall'Olanda attraverso le Asl. Chi riesce a farsi prescrivere la ricetta, deve poi trovare la farmacia galenica che mette a disposizione la cannabis, al costo stratosferico di 35 euro al grammo. La soluzione adattata con maggiore facilità, ovviamente, è rivolgersi al mercato clandestino.

Una battaglia sacrosanta, che i Radicali, sotto varie forme, portano avanti da sempre. Le prime clamorose distribuzioni di Pannella sono un ricordo lontano, ormai il "rito" procede stancamente. Un rito obbligato per attirare l'attenzione dei media, che seguono con sempre meno interesse le gesta radicali, costretti addirittura a invitare direttamente la polizia per poi far scattare il loro intervento. Un rito che si sta ripiegando su se stesso, che viene fatto a uso e consumo dei media nella speranza che almeno così ne parlino, perdendo tutta la forza eversiva che un gesto del genere (se non venisse ripetuto costantemente) potrebbe avere. Un rito che si compie perché i media ne parlano e che si continuerà a compiere finché questi lo faranno, una procedura quasi obbligata che si trascina sempre più stancamente: unico modo per "grattare" un minimo di interesse mediatico. Forse è il caso di studiare qualche strategia nuova, perché l'interesse nei confronti di queste iniziative, ormai, è ai minimi storici.

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