A 10 giorni da un voto che di amministrativo oramai ha ben poco (croce sulla scheda pro o contro Berlusconi), l’Italietta della Seconda repubblica fallita, non sa più a che santo appellarsi.
L’ultima bordata viene da Umberto Bossi che spara ad alzo zero sulla … Lombardia: “Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non decolla, che è in crisi, senza progetto, senza lavoro. E’ ora di cambiare”.
Un brutto colpo per il governatorissimo Formigoni, per il Pdl del Predellino, per lo stesso Premier che ha posto la Lombardia quale esempio del governo del fare.
Un (quasi) caos. Un anticipo di quel che il Senatur riserverà agli “alleati” dopo il voto di fine marzo.
Con questi chiari di luna e con le inquietanti note vicende politico-affaristico-giudiziarie, i sondaggi (segreti?!) in mano ai partiti prefigurano uno scenario dai limiti indefiniti e al limite della destabilizzazione dell’attuale quadro politico.
La preoccupazione maggiore (ma non per tutti?) è data dall’astensione: un’ombra minacciosa che si estende e che pare superi già il 35% e viaggi celermente verso e oltre il … 40%.
L’Italia non è la Francia, ma se queste cifre venissero confermate dalle urne, sarà bene sin d’ora … studiare la lingua dei cugini transalpini.

Gli avversari li tratta da nemici, ma gli amici li “coccola”, il Cavaliere!
Ai “caciaroni” litigiosi e pasticcioni candidati del Pdl romano che non hanno … potuto o saputo neppure presentarsi alle elezioni, che cosa gli avreste fatto, voi? Una pedata nel sedere? Una richiesta di danni?
Berlusconi, comprensivo e magnanimo, invece, li ha consolati, premiandoli. Dando a tutti i candidati del Pdl rimasti fuori dalla competizione elettorale di Roma una somma pari a ben cinque anni di stipendio di un impiegato e promettendo poltrone ben remunerate (con i soldi del contribuente) negli Enti pubblici.
Soldi regolarmente erogati o … in nero? Non è dato sapere. Dettaglio insignificante.
Come si può non … voler bene a un “capo” così? Fortuna che Silvio c’è! Belpaese fortunato. Forse.
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“Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta”
(29-3-1994)
Silvio Berlusconi
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Nella storia dell’Italia repubblicana mai una vigilia elettorale è stata così in preda al caos.
Un Premier oramai “dimezzato”, super indagato, che chiama i suoi alla rivolta perché “Pm e sinistra vogliono influenzare il voto”. Un Premier che invece di guidare da Palazzo Chigi il Paese in affanno, è titolare di un “ufficio legale” permanente e itinerante: da mattina a sera e dalla sera al mattino è inchiodato su vicende giudiziarie personali.
Mai è stato così in Italia. Non è così in nessun Paese occidentale.
Ma il caos è dilagante. C’è la corsa all’indagare: tutti indagano su tutto. E’ la caccia alle streghe. Il ministro della Giustizia (!?) Alfano, con la bava alla bocca, cerca le “talpe da punire” per farne poi un bel falò in piazza. Presto toccherà agli Untori e saremo alla Colonna infame di (triste) manzoniana memoria.
E, in questo quadro, a dieci giorni dal voto, tutti promettono tutto. Come niente fosse.
Luca Cordero di Montezemolo, con la sua ItaliaFutura lancia l’astensionismo che “ A volte non è qualunquismo ma forma consapevole di espressione democratica, quando l’offerta politica tende a farsi deludente …”. L’appello è chiaro: se i politici fanno schifo, disertate le urne. Come dargli torto?
La Francia è vicina e l’effetto del boom dell’astensione agita i vertici dei partiti Made in Italy. I più preoccupati, quelli del Pdl, temono una ripercussione in Italia, proprio a danno del partito del Premier.
Il venti per cento e passa di elettori che hanno già dichiarato di disertare le urne il 28 e 29 marzo è “niente” se paragonato al 53,6% di estensioni in Francia, ieri. L’onda lunga negativa dei cugini transalpini potrebbe valicare le Alpi e … allagare le Regionali di fine marzo.
Lo staff del Cavaliere è sguinzagliato per mettere alla frusta i (recalcitranti) gruppi dirigenti territoriali. Non tira aria buona per il Pdl, “gelato” da un vento di insoddisfazione crescente che terrà molti suoi elettori (specie i giovani) lontani dalle urne.
Oramai Berlusconi, politicizzando il voto, non può più tirarsi indietro: ha anzi l’”obbligo” di battere la piazza per rinserrare i ranghi e riaccendere un elettorato deluso, sfiduciato e … incazzato.
Sabato prossimo in piazza ci sarà il primo responso sull’attuale stato di salute del partito del “predellino”. Berlusconi lancia il suo (ultimo?) “O con me o contro di me”.
Fini è in altre faccende affaccendato, con il lancio di “Generazione Italia”, cavallo di Troia nella maggioranza. Bossi invia in piazza una … delegazione e spara bordate bellicose con Calderoli: “Dopo il voto, nella maggioranza faremo i conti”.
Bossi lancia i tre squilli di tromba. E se la Lega fa il pieno di voti, Berlusconi e Fini si diranno addio.
Ieri Rocco Carlomagno, un nessuno, “il Paolini della politica” come lo descrive l’Unità, ricordandoci le affinità con il profeta del preservativo, ci ha mostrato un volto che conosciamo benissimo: quello del Potere arrogante, quello del potere bavoso che dovrebbe farci un po’ schifo, per la sua protervia.
Per il suo desiderio pazzo di consenso incondizionato, per la sua incapacità di concepire il dissenso, di tollerarlo, di volerlo cacciare fuori dalla porta da un energumeno della security. Cosa viene fuori dallo scambio di ieri? Viene fuori che, al solito, il Popolo della Libertà, è un nome, un contenitore, un nulla totale. Dov’è la libertà? La libertà di chi fa la vittima, pur essendo il più forte.
Un fatto da nulla come quello di ieri, è una scemenza: tra cinque giorni ce lo saremo scordato. Ma è uno di quei dettagli che rendono perfettamente l’idea del resto: è la classica “parte per il tutto”, è una specie di notizia che diventa metonimia, in cui prendi un pezzo, un evento, un fatto di cronaca, e in un secondo ti viene da pensare al Paese che ha in mente Silvio Berlusconi. A me non piace tanto: peccato che ci si viva di già.
Si raccoglie ciò che si semina. La comparsa sul gruppo Facebook della Lega Nord di Marcheno di un indegno post con l’immagine di una mitragliatrice titolata ‘Giudice non mi vuoi far votare? E io comincio a sparare’ e’ la spia del clima perverso di queste ore. Si raccoglie ciò che si semina. Non ha niente da dire il ministro dell’Interno Maroni?
Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.
Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.
I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.
E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.
Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?
Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?
Mentre il Pdl del “saper fare” rischia per inefficienza e/o baruffe interne di perdere a “tavolino” le elezioni del 28 e 29 marzo in due regioni chiave quali Lazio e Lombardia, il Governo del “fare” deve subire la richiesta del Pd di presentarsi alle Camere sulla crisi economica e in diretta tv.
Il dibattito, il 9 o 10 marzo, è la prima vittoria del Pidì di Pier Luigi Bersani.
E’ un’occasione più unica che rara per mettere alle corde il ministro Tremonti e il governo Berlusconi. Che vale il … doppio perché si vota dopo meno di tre settimane.
Gli ultimi dati dell’ Istat fanno tremare i polsi: Pil a – 5% , disoccupazione che schizza all’8,6%, debito pubblico che vola a quota 115,8% (1.761,191 miliardi di euro!!!), la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto toccando il 42,9 per cento.
Questo il quadro da … suicidio del Belpaese. Riuscirà il governo ad arrampicarsi sugli specchi? Le promesse di Silvio Berlusconi hanno prodotto questa realtà. Ancora qualche passo e c’è il … baratro.
Chissà se gli ascolti televisivi di questo dibattito/scontro in Parlamento saranno inferiori o superiori a quelli del Festival di Sanremo.

Le privatizzazioni sono state uno dei cavalli di battaglia di una classe politica di basso livello che negli anni ‘90 si è mascherata dietro a questo dogma pseudo liberista per svendere il patrimonio pubblico facendo fare ottimi affari ad amici e parenti. Tutto quanto era di proprietà o controllo pubblico, anche se produceva profitti, è stato liquidato, venduto, ceduto a privati, completamente o in buona parte. Una scelta dettata dal’esigenza di garantire una maggiore efficienza ad un costo minore, come solo i privati sanno fare. Una leggenda metropolitana, simile a quella della magistratura politicizzata, dietro cui si sono riparati anche molti esponenti del centrosinistra, per non essere accusati di nostalgie stataliste.
A quanto risulta dal rapporto su Risultati e obiettivi delle operazioni di privatizzazioni di partecipazioni pubbliche stilato dalla Corte dei Conti, forse sarebbe stato meglio conservarle, sia le nostalgie che le aziende: Le operazioni di privatizzazione evidenziano una serie di importanti criticità, che vanno dall’elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito.
Il documento spiega che l’aumento della capacità di generare profitti delle utilities privatizzate è in larga parte dovuto più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi all’aumento delle tariffe che, infatti, risultano notevolmente più elevate di quelle richieste agli utenti di altri Paesi europei. Quindi, in buona sostanza, le aziende ex pubbliche sono state svendute per consentire a privati di lucrarci sopra, aumentando le tariffe senza migliorare i servizi.
Foto | C+H