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Alle 5 della sera

Bersani e D'Alema a casa! Parola del "rottamatore" Matteo Renzi ...

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Arieccolo “forte e chiaro” Matteo Renzi, “rottamatore” professionale e sindaco di Firenze per … hobby.

In una intervista al Foglio l’esponente ex margheritino del Pd famoso per la cena di Arcore con il Cavaliere allora premier torna a battere sui suoi tasti e soprattutto a rigirare il chiodo nelle ferite del Partito democratico.

Renzi parte dal governo Monti: “Io credo che il Pd debba stare davvero in guardia. Perche’ questo governo, ci scommetto, offrirà al centrodestra la possibilita’ di rifarsi una sua verginita’, e se dopo questa fase di ’safety car’ della politica non verrà ridiscussa presto la linea del Pd, e se questa segreteria rimarrà inchiodata alla foto di Vasto, mi sembra scontato che il Partito democratico rischia di subire un clamoroso cappotto alle prossime elezioni”.


Poi rilancia le primarie. “Se non vogliamo fare la figura dei pazzi, per arrivare preparati alle prossime elezioni sarà necessario convocare delle primarie. Quando? Ovvio: in autunno. E badate bene: primarie aperte a tutti, senza escludere nessuno, come è sempre stato nel migliore spirito del centrosinistra”.

Il sindaco di Firenze prevede la discesa in campo nelle primarie anche dei ragazzi del Big bang: “Non vedo perchè non dovrebbe essere cosi’”.



Infine la freccia avvelenata conclusiva: “Questa classe dirigente - conclude il “rottamatore” - deve farsi da parte: è impensabile che la generazione dei D’Alema e dei Bersani continui a essere anche tra un anno il simbolo del centrosinistra italiano”.

Chissà se anche stavolta il lider Maximo e il … “suo” segretario faranno finta di niente.

Crisi, Napolitano spinge per la "via emiliana"...

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Ancora una volta il capo dello Stato è entrato nel merito della crisi economica e politica, con critiche e proposte.

Nella giornata conclusiva della sua visita a Bologna Giorgio Napolitano ha lanciato un severo monito: “L’Italia deve uscire dalla crisi più sobria e più giusta”. Il presidente della Repubblica ha identificato il modello bolognese ed emiliano come quello dove non vi è soltanto “ricchezza e opulenza” ma c’è “una vita molto socievole”.

“Si può andare verso una nuova misurazione del benessere”, ha ricordato Napolitano; il modello emiliano mostra la possibilità di una vita “ugualmente molto gratificante anche se con un ridimensionamento del livello di redditi”.

Poi ha toccato altri temi caldi: “L’attuazione di misure sul federalismo fiscale non è una opzione ma un dovere di attuazione costituzionale” e ha chiarito che è necessario “andare al di là dell’impasse attuale. Vediamo cosa modificare ed innovare”.

E sulle Province: “Siamo rimasti a metà, la riforma deve essere una priorità”. C’è da sperare che i partiti non facciano come sempre orecchie da mercante?

Monti premiato con un bel 9, uno striminzito 6 alla politica. I voti del ... "Prof" Pierferdy Casini

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Ci sta bene Pier Ferdinando Casini sulla scia di Mario Monti. Il leader dell’Udc si è dimenticato del “suo” strombazzato Partito della Nazione e forse anche del Terzo Polo e si appresta a giocare una nuova partita su campi più aperti, dal Pd al Pdl. Trasformismo da due soldi o lungimiranza politica?

Comunque il “succhiaruote” del premier professore si mette in cattedra e dà i voti (o i numeri?): “un sei di incoraggiamento” alla politica e “un nove al governo” che ha fatto “in due mesi quello che Prodi e Berlusconi non erano riusciti a fare”.

Poi precisa: ”Il governo Monti l’ha voluto la politica, lo vota, lo sostiene. Anche quei miei colleghi che hanno i maldipancia”. Quindi la tirata d’orecchie ai partiti che devono “metterci la faccia, assumere la paternita’ di questo governo, imprimerci le impronte digitali e soprattutto promuovere una seria autoriforma della politica, senza demagogie”.

Così in una intervista al Quotidiano Nazionale, il leader dell’Udc spinge per un cambio della legge elettorale “che dia la possibilità ai cittadini di scegliere il proprio parlamentare e che non costringa ad ammucchiate innaturali che poi paralizzano ogni governo, e ben venga una intesa su questo tema tra Pd e Pdl”. L’importante “è non partire dalla coda ma dalla testa: è un nuovo bicameralismo che deve precedere le ipotesi di riforma della legge elettorale, non il contrario”.

Casini non vede il pericolo di andare a votare con il Porcellum, perche’ sarebbe “una prova di impotenza della politica. Almeno le preferenze vanno inserite”. Campagna elettorale aperta.

Bossi insiste, fuori Formigoni dentro Maroni. E Berlusconi ...

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E comunque Umberto Bossi, che continua a “provocare” Berlusconi, un’idea ce l’ha. A parte il solito linguaggio “ruvido”, il capo del Carroccio lancia bombe per confondere gli avversari interni ed esterni.

Il vero obiettivo del Senatur è quello di mantenere il pieno potere della Lega. Non può accettare uno scontro aperto con Maroni, ragion per cui cerca di trovare per “Bobo” una collocazione prestigiosa istituzionale in modo da spuntargli gli artigli nella lotta per la leadership del Carroccio.

Da qui la sparata contro Formigoni, un vero e proprio ultimatum per aprire una crisi pilotata, giungere alle elezioni anticipate in primavera e sostituire l’attuale Governatore con Maroni.

Formigoni mostra sicurezza: “Non succederà niente. La Lega non commetterà l’errore esiziale per se stessa di uscire da un governo regionale che sta funzionando bene da 12 anni, che i cittadini hanno riconfermato più volte alla guida della Lombardia. Se si rompe un’alleanza come questa è difficile ricomporla in 15 giorni”.

Nel piano di Bossi Berlusconi perderebbe un pezzo importante ma recupererebbe il Senatur come alleato nelle politiche del 2013 o, se servisse, nella primavera 2012. Fantapolitica? Con Bossi in campo, mai dire mai. E con Berlusconi … fuori campo, peggio ancora.

Bossi a Berlusconi: "Mezza calzetta". E a Bersani: "Vaff..."

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A Umberto Bossi non gli è bastato il doppio bacio (sulle guance) che lunedì sera gli ha dato Silvio Berlusconi al termine dell’incontro nella villa dell’ex premier in via Rovani a Milano.

Oggi il Senatur ha bollato il Cavaliere definendolo “mezza calzetta” perché ha paura di far cadere il governo Monti. “C’è tutto un paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via”, ha detto il leader del Carroccio, che ha anche commentato il processo Mills: “Berlusconi non è stato abbastanza furbo da chiedere la buonuscita”.

Poi è tornato a minacciare il Pdl: “O cade il governo o cade la Lombardia” e la giunta Formigoni. E le reazioni di Berlusconi? “Dopo ci sono le ragioni della convenienza e della responsabilità. Io sono sereno. Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto”. Chiaro?

Bossi è anche convinto che l’uscita di scena del governo dei professori porterebbe la pace nel Paese e tra gli autotrasportatori: “Basta che cade il governo e va tutto a posto. Non vogliono soldi, vogliono regole”, dice Bossi.

Dagli artigli del Senatur non sfugge neppure Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd invita il capo della Lega ad appoggiare Monti: “Dai, sostieni anche tu ’sto governo…” ricevendone un sonoro: “Vaffa…”. Punto. Classe dirigente… da spread.

Pdl in "picchiata". Santanchè: "Senza la Lega, il 15% è un miracolo!"

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Tira una brutta aria fra la Lega e il Pdl. Il neo capogruppo del Carroccio alla Camera Gian Paolo Dozzo picchia duro su Affaritaliani.it: “Alle amministrative la Lega andrà da sola. L’alleanza con Berlusconi è finita”. Chissà. Mai dire mai.

La minaccia di Bossi di fare saltare Formigoni potrebbe spingere il governatore ciellino a un rimpasto per offrire ancora più potere al partito del Senatur. Tutto sta a vedere se gli ultimatum di Bossi sono tattici o strategici, se cioè le minacce servono per portare a casa più poltrone o se invece si ritiene oramai il Pdl una zavorra incancrenita da lasciare al suo destino.

Nell’ultima riunione (a porte chiuse) dei vertici del Pdl lombardo con molti big nazionali aleggiava il clima della disfatta annunciata, con dirigenti che in poche settimane sono passati dall’euforia sbracata dei bei tempi del Cavaliere a Palazzo Chigi alle attuali facce “da morto”.

Il Pdl precipita nei sondaggi nazionali: è oggi dato al 23%, una debacle che non accenna a fermarsi. E’ per questo che nel meeting di Milano di cui sopra, l’arroganza e la sicumera di molti esponenti del partito del Cavaliere si è trasformata in insicurezza e forte preoccupazione di aver imboccato un vicolo cieco.

L’appuntamento delle amministrative di maggio fa accapponare la pelle, tanto che Daniela Santanchè lancia l’allarme e sbotta: “Non possiamo continuare così, senza la Lega se arriviamo al 15% è un miracolo”. Addirittura Lombardia e Veneto rischiano di più: se non si chiudono accordi con il Carroccio al primo turno, il pericolo che il Pdl non raggiunga il ballottaggio è davvero reale.

Tutti si appellano a Berlusconi. Ma il Cavaliere non batte ciglio. Per ora. Pdl nel classico “cul de sac”?

Caos proteste: no ai blocchi, fermare i violenti. Ma non si governa chiusi nel "Palazzo"

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Sulle ultime proteste, specie quelle degli autotrasportatori e dei tassisti, ci esprimiamo da giorni. Non ci dispiace certo che le nostre opinioni, sostanzialmente, sono anche quelle (cioè combaciano) di due personaggi che sono da decenni sul “pezzo”, protagonisti della vita politica e sociale italiana: Massimo Cacciari e Emanuele Macaluso.

Massimo Cacciari: “C’è un senso di disagio, insicurezza e precarietà che sta dilagando in tutte le categorie, anche in quelle più protette. Ma vedo anche una grande confusione sulle prospettive politiche generali. Questo è un Paese che ha bisogno di un governo e di una direzione politica, perchè da ormai vent’anni non è governato. Tra lobbies che vedono minacciati i propri interessi e il 30 per cento dei giovani a spasso senza prospettive future, direi che le motivazioni per il dilagare di proteste avanzano. E’ già tanto che non si sia arrivati prima a questa crisi”.

“L’aspetto più pericoloso è che questo movimento metta in fibrillazione le forze politiche che sono le responsabili maggiori di questo disastro. Temendo perdite di consenso, i partiti potrebbero mettere in crisi il governo Monti pur di raccattare qualche voto. Ma le elezioni nel pieno della manovra potrebbero portare davvero al tracollo della situazione. Speriamo che Pd e Pdl ragionino e non si facciano sedurre dalle estreme, come è successo troppo spesso in passato. La protesta si aggraverà se le forze politiche perderanno definitivamente la trebisonda. La paura di non avere più i voti di farmacisti, tassisti, autotrasportatori, notai potrebbe spingere i politici a gridare come fanno Bossi o i Rifondaroli e a chiedere di andare a votare”.

Emanuele Macaluso: “Il governo sta facendo il suo compito, sta mettendo in atto dei provvedimenti sensati. Ma non si può governare da Palazzo Chigi. Se non riesci a controllare quello che accade sul territorio, se non riesci a intercettare quello che accade nella realtà, se non governi i processi politici e sociali, vai incontro inevitabilmente a forme di rivolta e insurrezionalismo. Stiamo pagando la mancanza dei partiti, l’assenza della politica, l’inesistenza di organizzazioni di massa che sappiano mediare, interpretare le esigenze delle persone e quindi governare i processi politici e sociali sul territorio”.


”Se non si ricostituiscono grandi organizzazioni democratiche di massa, grandi partiti, saremo inevitabilmente immersi in una continua situazione di ribellismo. Ripeto, io sostanzialmente approvo quello che fa il Governo, ma non si governa da Palazzo Chigi senza un controllo democratico sul territorio. Cioè, senza partiti”. Punto.

Caos autotrasporti, pronta la precettazione? Ma i nodi non si sciolgono con la polizia. Politica latitante

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L’Autorità di garanzia degli scioperi ha scritto al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, per valutare se ci sono gli estremi per emanare l’ordinanza di precettazione nei confronti delle organizzazioni degli autotrasportatori che stanno effettuando il fermo nazionale. In poche parole si vuole l’intervento della polizia.

La situazione è davvero critica, con blocchi e code sulle strade: c’è il rischio che la protesta sfugga di mano anche sul fronte sicurezza. Secondo Coldiretti della Lombardia potrebbero essere a rischi i rifornimenti per latte e verdura a Bergamo, Cremona, Mantova. Il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, minaccia multe fino a 10mila euro e il sequestro dei mezzi a chi impedisce il transito dei veicoli.

Il ministero dell’Interno segue «con molta attenzione» le proteste degli autotrasportatori che dalla Sicilia si stanno diffondendo in più parti d’Italia «perchè nulla esclude che questi malesseri possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso». Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri nel corso della trasmissione Radio Uno ‘Prima di Tutto’. «Eravamo molto allertati, molto attenti perchè era prevedibile che ci sarebbero state delle manifestazioni», ha spiegato il ministro, «sicuramente potrebbero esserci aggregazioni di varie forme di dissenso anche di altre categorie e potrebbero saldarsi scontentezze varie che poi possono portare a manifestazioni».

Insomma c’è allerta al limite dell’allarme. Organizzare blocchi stradali è un reato che va perseguito con tutti i mezzi di cui dispone lo Stato. Non si può permettere che la situazione degeneri. Ma non è con la polizia che certi nodi si sciolgono.

Che fanno le organizzazioni di categoria? Dove sono i partiti? Perché sindaci, governatori, parlamentari, esponenti dei partiti non sono sulle strade a confrontarsi con chi protesta e sta creando disagi sempre più grandi ai cittadini? La politica non si fa nei paludati talk show, ma in mezzo alla gente, specie se sbaglia ed è esasperata. Nessuno può sottovalutare ciò che sta accadendo. Tanto meno pensare che si risolve tutto con i manganelli e gli idranti della forza pubblica.

Bossi dal palco del Duomo: "Monti, governo infame, fuori dai c ..."

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Dove eravamo rimasti con quelli “duri” del Carroccio? A due passi dal Duomo di Milano. Chiudiamola qui, con il solito garbo del Senatur.

Il governo di Mario Monti è «un governo infame» ha gridato Umberto Bossi dal palco di Milano. Il leader della Lega ha aggiunto, papale papale: «Monti fuori dai coglioni». E giù applausi e campanacci.

Poi, rivolto al Cav: «Berlusconi, tanto alle elezioni ci andiamo ugualmente. Scegli, o fai cadere questo governo infame o comunque alle elezioni ci andrai per fare quelle della Regione Lombardia. La Lega ti obbliga alla scelta. Non puoi più far finta di niente, rimanere sordo al grido che sale dalla gente: Monti a casa».

In apertura il leader leghista aveva già minacciato di togliere la fiducia alla giunta regionale lombarda. «Se Berlusconi non fa cadere Monti non riuscirò a far sostenere alla Lega il governo della Regione Lombardia, dove stanno arrestando tutti i giorni qualcuno. Presidente della Regione Lombardia - ha detto Bossi - i soldi della regione sono dei cittadini lombardi».

Bene, bravo, bis. Tutto Made in Italy. Pardon, Made in padania.

Berlusconi torna a "ruggire"? D'Alema lo ... "gela"

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Pochi i commenti sulla sortita di Silvio Berlusconi riguardo a un suo rientro “immediato” a Palazzo Chigi. Chi non si è lasciato sfuggire l’occasione per una sciabolata è l’ex premier Massimo D’Alema.

“Il ritorno di Berlusconi in politica era solo uno scherzo dell’ex premier? Non ha riso nessuno, anzi ha fatto venire i brividi”. Il lider Maximo replica così alle dichiarazioni del Cavaliere intervenendo all’assemblea nazionale del Pd.

“Oggi Berlusconi, dal ‘palco’ del processo Mills ha detto che lui sarà richiamato in servizio dopo il governo tecnico, poi ha detto che si trattava di uno scherzo - ha detto D’Alema - ma non ha riso nessuno anzi c’è stato un brivido”.

Secondo il presidente del Copasir “è importante mantenere la memoria e ogni incertezza o critica verso questo governo si supera pensando a chi c’era prima e quale passo avanti sia stato uscirne dopo un anno di mancanza di governo che ha trascinato il paese nel punto più basso di credibilità europea e nazionale”.