
Brutte notizie arrivano dall’Istat, se già non bastavano quello sullo spread - oggi nuovamente sopra quota 500 - e un po’ su tutto il resto, a partire dai terrificanti tassi di interesse che il tesoro dovrà pagare sui titoli pubblici emessi nelle ultime settimane.
L’indice di aumento dell’inflazione a ottobre è salito molto più dell’aumento medio degli stipendi, con un divario record da quando si effettua questa rilevazione, ovvero dal 1997.
I dati dicono inflazione +3,4%; stipendi +1,7%, per un divario dell’1,7%, che supera di un bel 0.4 il precedente record negativo dell’1,3%. È importante sottolineare che tecnicamente gli stipendi medi si misurano in qualità di retribuzioni contrattuali orarie. Questo per capire meglio i dati.
Nell’ambito dell’aumento retributivo va anche considerato il blocco degli aumenti per gli statali, che registrano dunque un +0,6% contro il +1,9% del settore privato. Gli statali però avevano fatto la parte del leone nei mesi precedenti al blocco; mesi in cui il settore privato non aveva visto crescere più di tanto la propria retribuzione.

Dopo mesi di chiacchiere sulla crisi e angosce relative provocate allo stato d’animo degli italiani, proviamo per una volta a risollevare gli animi con una buona notizia.
Niente bund, spread, aperture e chiusure in ribasso della Borsa (che pure ci sono) ma un indice positivo: quello della fiducia dei consumatori.
Ovviamente è presto per dire che questo sia un segnale automatico di fiducia anche nel Governo Monti (sarebbe comunque presto) ma è comunque un segnale. Secondo l’Istat l’indice del clima di fiducia dei consumatori è aumentato da 93,3 a 96,5.
“Il miglioramento è diffuso a tutte le componenti ed è particolarmente marcato per il clima economico generale, con il relativo indice che passa da 76,0 a 83,4. L’indicatore relativo alla situazione personale degli intervistati aumenta da 98,6 a 101,6″.
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«Le comunicazioni di Monti si collocano in assoluta continuità con quanto il governo Berlusconi ha realizzato o avviato a realizzazione»
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Scoprite perchè dopo il salto
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Il risultato più curioso del voto berlinese, con cui ieri è stato riconfermato il sindaco della città-Stato di Berlino, non riguarda i due grandi, Cdu e Spd, ma il Partito dei Pirati. Scesi da vascelli e galeoni e presentatisi ai seggi con un programma più articolato (reddito di base garantito, mezzi pubblici gratis, diritto di voto per tutti a partire dalla nascita e legalizzazione della cannabis) quelli del Piraten Partei - di cui possono spiegarvi tutti i colleghi di DownloadBlog - hanno portato a casa circa il 9% dei voti e 15 seggi.
Un exploit che sembra aver penalizzato la Linke (sinistra) e i socialisti della Spd, che hanno perso complessivamente 10 seggi. Ottimo risultato invece per i Verdi, che ne guadagnano 6 ed ottengono il 17,6%. Sul fronte destro spariscono i liberali del Fdp e, contro ogni previsione, crescono leggermente i democristiani della Cdu.
Ora resta da vedere quale tonalità di coalizione governerà Berlino: rosa - rosso, rosa - verde, rosa - rosso - verde e dove sventolerà la Jolly Roger…
Si mette veramente male, uno non ci pensa mai perché se no si fa prendere dalla rabbia, pensa a lavorare, tira avanti. Ma poco fa finisco sul Riformista, dove in un pezzo si analizzano i dati del Censis sulle pensioni di domani. Si mette malissimo. Chi oggi ha tra 25 e 34 anni e andrà in pensione verso il 2050, avrà maturato in media circa mille euro di pensione. Avete letto bene.
Il 42% dei lavoratori dipendenti fra i 25 e i 34 anni di oggi andrà in pensione intorno al 2050 con meno di mille euro al mese. Attualmente i dipendenti in questa fascia di età, che guadagnano una cifra inferiore a mille euro, sono il 31,9%. Ciò significa che molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera. E la previsione riguarda i più fortunati, cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro con contratti standard
Mille. Euro. Nel 2050. Aggiunge il Corriere
Oggi sono due terzi, domani sarà solo la metà. E’ il rapporto tra il primo assegno previdenziale del neopensionato e il suo ultimo stipendio: una percentuale destinata a scendere pesantemente nel corso degli anni e ad essere solo parzialmente sostituita dalle (eventuali e naturalmente a pagamento) polizze integrative. Le stime, decennio per decennio, sono riportate in un nuovo studio nato dalla collaborazione tra Censis e Unipol. Il dipendente privato che è andato in pensione nel 2008 - per esempio - ha incassato una pensione che vale il 68,7% dell’ultima retribuzione. Suo figlio, invece, quando lascerà il lavoro nel 2040 prenderà solo il 52,4% dell’ultimo stipendio
Per gli autonomi, è ancora peggio.
Le prove INVALSI per gli esami di licenza media sono state un caos: maschera di correzione prima inaccessibile su internet, poi (si scopre) sbagliata. Professori costretti ad arrangiarsi e/o a correggere il tutto due volte. Risultati in dubbio.
Rispetto alla confusione di ieri, oggi le acque sono un po’ più calme. Il momento giusto per fare il punto della situazione. Innanzitutto, sembra ormai acclarato che sono stati i professori ad accorgersi degli errori. A Sondrio ad esempio:
Alcuni insegnanti hanno preferito procedere alla correzione “manualmente”, cioè senza affidarsi alla maschera pubblicata on-line e proprio grazie a questo il pasticcio è venuto alla luce: «Ho corretto il test di un mio alunno senza aspettare la maschera - ha svelato l’insegnante di una scuola sondriese -. Più tardi e per curiosità una mia collega ha inserito le risposte dello stesso test nella maschera fornita dall’Invalsi e ci siamo accorti che i risultati non coincidevano. Ricontrollando ci siamo resi conto che c’era qualcosa che non andava proprio nella maschera»
Continua a leggere: Prove INVALSI 2011: correzione e risultati, punto della situazione e commenti
Prove INVALSI, ministero e insegnanti: un rapporto difficile da tempo. Già la somministrazione del test di maggio (utile a fini scientifici e statistici) aveva scatenato una serie di critiche e dubbi, a volte addirittura di veri e propri boicottaggi da parte degli insegnanti. Di solito ingiustificati, come ho cercato di mostrare qui e qui.
Questa volta però sono gli insegnanti ad avere ragione, e il Ministero in torto marcio. Cos’è successo? La prova Invalsi di ieri - che è invece parte dell’esame di licenza media e non è oggetto di studio da parte degli esperti del ministero - è stata gestita con notevole approssimazione, per usare un eufemismo.
Le prove avrebbero dovuto essere corrette utilizzando una maschera disponibile via internet sul sito del ministero. E già questo non è semplicissimo da fare nelle scuole medie italiane dove, come ben sa chi ci lavora, i computer in buono stato di funzionamento sono generalmente molto pochi.
Continua a leggere: Prove INVALSI 2011: correzione nel caos, risultati sospesi

I referendum del 12 e 13 Giugno 2011 rappresenteranno una svolta per la politica italiana. Sembra anche scontato dirlo, ma sarà così. Partiamo dalle cifre: come ricorda Termometro Politico, la mobilitazione dei giovani e delle persone con un alto livello di istruzione ha contribuito al raggiungimento del quorum. Altro elemento, portato alla nostra attenzione da Roberto D’Alimonte sul Sole 24 ore: il quorum è stato raggiunto anche grazie ai risultati delle regioni del Nord (Lombardia e Veneto comprese) e grazie al contributo di molti elettori del centrodestra.
Non bisogna però fare l’errore di considerare l’istituto referendario definitivamente risorto dalla tomba in cui troppe consultazioni e troppa poca voglia di partecipazione l’avevano sepolto da ormai molti anni. Qualche data (e qualche dato) per rinfrescarci le idee.
Il primo referendum in Italia si svolge nel 1946, il famoso Monarchia-Repubblica. Vince, tra molte polemiche, la Repubblica (qui una voce di Wikipedia per i più curiosi). Votarono circa 25 milioni su 29 aventi diritto, quasi il 90%. Sono cifre che non devono stupire, per molti anni la partecipazione elettorale nel Belpaese sfiora il 90%, e il generale, fino ad anni recenti, tocca valori molto alti. Dopo il salto, Divorzio, Aborto e i tonfi degli anni ‘90 e 2000.
Continua a leggere: Il quorum è stato raggiunto, ma che fine farà il referendum in Italia?
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“Oltre la metà dei pensionati non arriva a 500 euro al mese”"
“La Repubblica” 26 maggio 2011 |
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Scopri perchè dopo il salto
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Le Prove Invalsi 2011 per la scuola primaria, media e superiore si stanno effettuando proprio in questi giorni, accompagnate immancabilmente da un’intenso fiorire di polemiche e critiche. Sulla rete ad esempio hanno fatto molto rumore due post di madri di San Remo, preoccupate rispetto allo scopo e all’utilità della test (li trovate qui e qui).
Come abbiamo scritto in un post che spiega cosa sono le Prove Invalsi qualche giorno fa, il fronte del no alle prove è abbastanza trasversale, e coinvolge frange di genitori, docenti e dirigenti scolastici. Ma non solo: anche dal mondo politico, sindacale e giornalistico vengono sollevate perplessità.
Sul Fatto Quotidiano di ieri ad esempio, un articolo significativamente intitolato “Prove Invalsi: principio giusto, metodo errato” ha espresso opinioni molto critiche verso il test, accompagnato da un pezzo che ha raccontato le perplessità della CGIL e dell’Italia dei Valori.
Continua a leggere: Prove INVALSI 2011: critiche e dubbi, le risposte punto per punto