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Angelino Alfano

Monti o le urne? Il dilemma del Pdl

pubblicato da Andrea Signorelli in: Silvio Berlusconi Popolo delle Libertà PDL Angelino Alfano

monti belrusconi

Tira una brutta aria in casa Pdl. I sondaggi continuano a scendere, l’ultimo lo attesta a circa il 22%, e il malumore serpeggia tra i dirigenti, in primis tra gli ex An: “Non appoggeremo questo governo per sempre”, sono le ultime dichiarazioni dell’ex ministro La Russa. A un quadro già non idialliaco si è aggiunto pure Umberto Bossi, che ha preso a minacciare quotidianamente di far saltare il governo della Lombardia se Berlusconi non farà saltare quello di Monti: “Tutto il paese vuole strozzare Monti mentre Berlusconi ha paura di mandarlo via. Non so di cosa ha paura, è una mezza cartuccia” è l’ultima di una serie di dichiarazioni del Senatur rivolte all’ex alleato di ferro.

Ma Berlusconi non è ancora pronto a scaricare Monti, continua a prendere tempo sostenendolo in aula e criticandolo ai microfoni dei giornalisti. Come scrive Alessandro De Angelis sul Riformista, la tattica del Cavaliere ha lo scopo di “non decidere” ancora per due settimane: il tempo necessario perché si tengano i vertici europei e, soprattutto, arrivi la sentenza del processo Mills. Dopo si deciderà, ma ancora non si sa quale sarà l’esito. Il Pdl si trova stretto in una situazione in cui i sondaggi continuano a calare a causa dell’appoggio a Monti, ma “staccare la spina” a Monti vorrebbe dire andare alle elezioni in una condizione di oggettiva debolezza. Il berlusconiano doc Osvaldo Napoli vede una terza via: “Dobbiamo fare capire al nostro elettorato le ragioni di una scelta fatta nell’esclusivo interesse del paese. Se oggi facessimo cadere il governo verremmo accusati di aver mandato il paese allo sfascio. Dobbiamo valutare due opzioni: è meglio pregiudicare le sorti nazionali o spiegare ai nostri elettori perché facciamo parte della maggioranza? Penso la seconda…”. Una posizione con cui sicuramente concorda anche il Cavaliere.

Ci potrebbero essere altre alternative, come scrive Il Giornale: continuare a sostenere l’esecutivo, ma pretendendo di entrare nel governo, oppure passare all’opposizione per avere le mani libere in attesa delle elezioni. Nel primo caso l’obiettivo è riuscire ad avere più influenze nelle decisioni del governo, senza trovarsi a votare provvedimenti blindati, nel secondo caso è prepararsi alle urne. Ma bisognebbe fare i conti con una possibile fuga di circa una quarantina di deputati, che Casini non vede l’ora di accogliere.

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Ma quanto va male il PdL?

pubblicato da Andrea Signorelli in: Popolo delle Libertà PDL Angelino Alfano

alfano pdl malissimo

Il Pdl è in costante calo nei sondaggi: secondo le ultime rilevazioni il partito dell’ex premier ha toccato il minimo storico del 22,5%, lontano oltre sei punti dal Pd e a una distanza siderale dal 37,4 toccato nelle elezioni politiche del 2008. Una situazione critica che sta mettendo in difficoltà lo stato maggiore del partito, in parte contrario alla linea del segretario Alfano, che dal suo profilo di Twitter conferma la volontà di sostenere il governo Monti: “Il Pdl sosterrà le riforme per avere uno Stato più moderno, efficiente e vicino ai cittadini”.

La scelta di continuare ad appoggiare il governo Monti sta creando disaffezione tra l’elettorato, mettendo Alfano e il Pdl in una situazione difficile: se il partito perde consensi in quanto parte della “maggioranza salva-Italia”, è anche vero che se facesse cadere il Governo non solo verrebbe accusato di irresponsabilità, ma si troverebbe anche ad affrontare le elezioni in una condizione di forte debolezza.

Un circolo vizioso da cui Alfano sta cercando di uscire anche proponendo una sua via alle liberalizzazioni: “Che devono essere fatte col giusto peso ponderato, senza uccidere mestieri e professioni che sono alla base del modello italiano. Non siamo a caccia di pretesti per mettere in difficoltà il governo, ma speriamo che la nostra visione generale venga recepita”, ha spiegato il segretario in conferenza stampa.

Quello del segretario pidiellino è un tentativo di uscire dall’impasse che vede il suo partito “costretto” ad appoggiare le riforme di Monti, ma i suoi elettori i più contrari alle liberalizzazioni. A peggiorare la situazione, l’esordio della maggioranza “salva-Italia” con l’incontro pubblico tra rappresentanti del Pd, del Terzo Polo e del Pdl con il ministro per gli Affari europei Milanesi. Al termine dell’incontro Frattini ha confermato che la mozione unitaria sull’Europa verrà presentata lunedì: “Stiamo lavorando a un testo ambizioso e c’è un’ampia convergenza”. Parole che potrebbero non piacere a buona parte dell’elettorato del Pdl.

Foto | TMNews

"Nessun partito ha un sistema così virtuoso": Alfano e le tessere false del Pdl a Vicenza

pubblicato da paganini in: Impresentabili Ma non aveva detto che? Popolo delle Libertà PDL Angelino Alfano


Il Pdl ha iniziato il percorso verso i congressi provinciali e lo ha fatto con una marea di nuove tessere salutate dal segretario del partito, Angelino Alfano, come un grande segnale di vitalità e una risposta a chi lamentava assenza di democrazia interna. Sarà certamente così. Però quanto sta succedendo a Vicenza rischia di far sorgere qualche dubbio in proposito…

Tra i 18 mila tesserati registrati in quella provincia - un numero piuttosto alto anche sommando i vecchi militanti di An e Fli - ci sarebbero molti iscritti a loro insaputa: lo stile reso celebre dal ministro Scajola sarebbe stato applicato anche alle tessere, iscrivendo migliaia di persone ignare. Il problema, oltre alle evidenti questioni di democraticità e trasparenza, riguarda i nomi scelti. Molti dei nuovi tesserati sarebbero infatti iscritti o addirittura dirigenti di altri partiti, come Udc e Fli.

Stando al blog del Pdl di Vicenza sarebbero stati proprio i reggenti del partito a fa scoppiare il caso - montato da loro stessi - per invalidare il congresso e comunque depotenziare gli innovatori che volevano cacciarli. Sempre sul blog del partito il coordinatore provinciale spiega candidamente che il 50% delle nuove tessere, circa 8mila, erano in effetti incomplete:

Le richieste di tessere pervenute dalla nostra provincia con documentazione incompleta, classificate S1, sono ben 8.150, quindi oltre il 50% del totale, quando invece a livello nazionale corrispondono soltanto al 6%. Un dato certamente anomalo. In un primo momento, in assenza di specifiche contestazioni, anche chi vi scrive aveva ritenuto di poter giustificare tale anomalia con adesioni spontanee ai gazebo, che evidentemente erano avvenute senza raccogliere la fotocopia di un documento di identità. Purtroppo, siamo stati costretti a ricrederci; in realtà stiamo comprendendo in queste ore che si trattava di una penosa menzogna e che i pochi gazebo non giustificavano dati così clamorosi. Ben venga quindi la clamorosa indagine della magistratura, i cui responsi, quali che siano, attendiamo con serenità.

Quindi per l’onorevole Pierantonio Zanettin è normale che ci sia un incremento straordinario del tesseramento e che questo coincida con una straordinaria percentuale di tessere che mancano dei requisiti minimi di validità. Poi, poi, quando arriva la magistratura allora ci si accorge che forse quel dettaglio andava valutato con attenzione. Roba da dimissioni immediate, anche dal Parlamento.

Giusto per chiudere, ricordiamoci cosa ha detto Angelino Alfano, intervistato dal Giornale, in merito ai sospetti sui numeri del tesseramento:

«Per il nostro tesseramento è stato adottato un surplus di cautela, sappiamo di essere sempre sotto osservazione. Non siamo il ministero dell’Interno ma ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo adottato il meccanismo del versamento individuale, delle firme autografe con una struttura di controllo ad hoc. Una volta votavano anche i morti nei congressi, ora mi chiedo quale partito può contare su un sistema più virtuoso».

Già, chissà se anche in altre province il Pdl ha adottato il virtuoso sistema Vicenza?

Alfano cavalca la cronaca nera: contro i giudici dopo la sentenza Meredith

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Angelino Alfano

Angelino Alfano

C’era da immaginarselo, ma a dirlo prima della fine del processo s’appello si sarebbe stati dietrologi. Ma è così: il Pdl - nella persona di Angelino Alfano - cavalca il clamore suscitato dalla sentenza d’appello che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, dopo che i due erano stati condannati in primo grado.

Non è stata una sentenza normale, perlomeno nel clima. Lungi dal sottoscritto l’idea di entrare nel merito delle indagini: occorrerebbe leggere molte più carte di quelle che sono state banalmente riassunte in tivvù. Quel che non è stato normale era il clima: in molti hanno rilevato l’esistenza di una vera e propria campagna mediatica assolutoria (per non accorgersene occorreva essere ciechi e sordi), cavalcata da quotidiani, settimanali e trasmissioni televisive. Portata avanti addirittura da Donald Trump - che sul suo blog si diceva certo dell’innocenza di Amanda Knox - ed esplosa ieri, dopo la sentenza assolutoria. Naturalmente, nessuno ricorda l’esistenza dei tre gradi di giudizio: la parola fine, su questa vicenda, la porrà la Cassazione.

Ma Alfano, prima che arrivi il terzo grado di giudizio, la butta sul grande cavallo di battaglia del PdL:

Il tema che mi viene in mente, e che è giusto, è che se la detenzione di Amanda è stata ingiusta, chi la risarcirà? Chi pagherà mai per una detenzione ingiusta sua e di Raffaele Sollecito? Io mi attengo all’esito del giudizio della Corte, che ha dichiarato innocenti i due, con ciò affermando implicitamente che la detenzione non doveva esserci. In Italia il tema è che per gli errori giudiziari nessuno paga.

Alfano sfrutta Renzi per attaccare il Pd

pubblicato da Christian De Mattia in: Angelino Alfano


E’ riuscito nell’impresa di scaldare i 2000 eletti dell’assemblea degli Stati Generali del Pdl in Lombardia con il suo discorso di sabato. Risultato molto soddisfacente considerata la depressione della base e di gran parte dei rappresentanti del partito vista la perdita di consenso innegabile e l’evidente crisi dell’esecutivo.

Ha fissato i tempi per i congressi cittadini e provinciali (una novità per il Pdl) e ha fatto capire che dal 2012 sbarcheranno le primarie anche a destra. Ma non ha mancato anche di sottolineare la necessità di rinnovamento e svolta per evitare di far ricordare il Pdl e il centrodestra creato da Berlusconi come parentesi della storia. Ci sono stati anche dei passi falsi come la difesa esasperata di Berlusconi (ma d’altronde è stato nominato da lui) mentre è sembrato convincente l’attacco ai leader della sinistra.

Alfano ha ricordato che a sinistra ci sono gli stessi visi da 30 anni e ha usato Matteo Renzi per un attacco ironico ma allo stesso tempo ben mirato al Pd.

“Renzi parlando del Pd dice che gli e’ successo il contrario di quanto accade ai suoi omologhi negli altri Paesi. Negli Stati Uniti ora c’e’ Obama, prima ci sono stati Clinton e Kennedy, ma quando parlavano da un palco sotto avevano sempre i manifesti dei Democratici. Renzi sottolinea invece come in Italia sul palco ci siano sempre le stesse persone mentre cio’ che cambia sono i manifesti: prima Pci, poi Pds, poi Ds, ora Pd…”

Verità innegabile rafforzata dalla constatazione che i vari Bersani, Vendola, Veltroni, D’Alema ecc c’erano da ben prima della caduta del muro di Berlino di cui, secondo Alfano, “si sono accorti della caduta non per una intuizione, ma facendo zapping in tv”

Alfano: «Nel 2013 vinceremo le elezioni grazie al pareggio di bilancio»

pubblicato da Alberto Puliafito in: Mediaticamente Interni Popolo delle Libertà PDL Angelino Alfano

Angelino Alfano

Angelino Alfano ostenta la propria sicumera a Ballarò. La parola d’ordine, nel PdL - o forse nella politica in generale - è non avere mai dubbi, non ammettere mai gli errori (vallo a trovare in Italia, qualcuno che si dimetta come Zapatero), non ammettere mai alcun tipo di difficoltà. E l’ex Ministro della Giustizia non viene meno a questa curiosa (a tratti fastidiosa) regola non scritta.

E così, mentre si commenta l’azione del Governo sulla crisi, mentre si parla della crisi stessa, mentre, finalmente, il servizio pubblico televisivo riesce, complice Floris, a fare un minimo di approfondimento sul tema, Angelino Alfano la butta in campagna elettorale, parla esplicitamente dei prossimi 18 mesi (non lo vogliamo neanche prendere in considerazione, vero, un periodo di campagna elettorale di 18 mesi?) e dichiara:

Contiamo di vincere le elezioni del 2013 perché avremo portato l’Italia al pareggio di bilancio.

E’ chiaro, dunque, che dopo le prove di parole chiave estive, il pareggio di bilancio è diventato un punto cardine della futura campagna elettorale del PdL. Forti del fatto che la maggioranza degli italiani non capirà bene cosa significa; del fatto che non verrà spiegato a dovere; del fatto che sembra un concetto così facile da identificare come un traguardo straordinario e sicuramente spendibile in maniera anche troppo facile da un punto di vista mediatico. Sembra di veder già il PdL del 2013 dichiarare: siamo il primo governo ad aver raggiunto il pareggio in bilancio. Senza dire, tanto per cominciare, che si tratta del pareggio in bilancio annuale e non dell’azzeramento del debito pubblico. Senza spiegare come si sia evoluto, concettualmente, storicamente, politicamente, economicamente, il debito pubblico.

A corollario della sua dichiarazione elettorale, Alfano si dice certo che la manovra concepita dal Governo sia sufficiente e che non sarà necessaria una nuova manovra.

Angelino Alfano e il dopo Berlusconi, troppo tardi?

pubblicato da V. in: Silvio Berlusconi Angelino Alfano

alfano nuova berlusconi leaderSilvio Berlusconi è un classico leader carismatico weberiano, quando scompaiono quelli come lui scompare tutta la baracca. Accecati dal narcisismo solitamente non hanno costruito una classe dirigente che possa loro sopravvivere: il PdL svanirà con Berlusconi, ecco perché gli altri arrivati al potere grazie a lui continuano a tenerlo in sella a forza. Perché sanno che una volta crollato lui, precipiteranno nel vuoto.

In tutto questo la nomina il 1° luglio scorso di Angelino Alfano a segretario, avvenuta più per “incoronazione” che per acclamazione - incoronazione sempre del Cavaliere, figuriamoci se si potevano fare delle primarie con gli iscritti al PdL - non marca affatto una discontinuità, anzi. Si chiede più o meno le stesse cose che mi sto chiedendo io anche Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi:

Per questi motivi mi pare difficile che il Pdl possa andare “oltre” Berlusconi. Assumere una fisionomia specifica e autonoma. Perché, come partito, è squilibrato, dal punto di vista territoriale e dell’orientamento politico. Mentre dal punto di vista organizzativo e della leadership, resta un “partito personale”, che fa riferimento a una “persona” attualmente in crisi di credibilità. Insomma, è un partito a metà. Senza Berlusconi perderebbe la sua principale - forse unica - fonte di riconoscimento. Con Berlusconi - oggi - perde voti e consensi. È lecito dubitare che Angelino Alfano - scelto dal Capo e acclamato dai dirigenti, ma non dagli iscritti e dagli elettori - possa condurre il Pdl oltre il guado.

Qui il pezzo di Diamanti. Voi cosa ne pensate? Il PdL riuscirà a sopravvivere al dopo Berlusconi?

Anna Maria Bernini sarà il nuovo Ministro della Giustizia?

pubblicato da V. in: Interni Angelino Alfano

anna maria bernini ministero giustiziaIn queste ore salgono le quotazioni di Anna Maria Bernini come prossimo Ministro della Giustizia. Un volto che sta emergendo, ma già abbastanza noto - anche se Bisignani nelle intercettazioni spiegava di non conoscerla: parte male la Bernini, non sei nessuno se non ti conosce Bisignani! - e che dovrebbe sostituire Angelino Alfano in luglio, una volta che l’uomo PdL investito dal Cav per la sua successione assumerà la segreteria del partito, incarico incompatibile con quello del dicastero di via Arenula.

Alfano quindi dal 1° luglio lascerà il posto ad Anna Maria Bernini. Sicuri sicuri? Perché in passato Giorgio Napolitano non si era mostrato particolarmente disponibile ad accettare quella candidatura

Sapete chi ha candidato senza se e senza ma? La nasorifatta Anna Maria Bernini, bolognese, iscritta di diritto tra le fila di Forza Gnocca come esempio alle più giovani di buona conservazione estetica complessiva. Il fatto è che Giorgio N. ha risposto picche. Proprio non se ne parla, non è la candidatura adatta. Silvio B. avrebbe provato a interloquire ma sarebbe stato respinto con perdite. Il fattaccio sarebbe rimasto tra i due presidenti se non fosse giunto all’orecchio degli altri aspiranti al pregiato posto di guardasigilli pro tempore e pro Silvio. Maurizio Lupi (…) l’ex ministro Castelli (…) Paolo Bonaiuti

Ma chi è Anna Maria Bernini? Avvocatessa, perdente alle regionali 2010 contro Vasco Errani per la guida della regione Emilia Romagna, di lei si parlò anche per sostituire Claudio Scajola all’epoca in cui lasciò “vacante” il Ministero dello Sviluppo Economico dopo lo scandalo della casa vista Colosseo. La Bernini è in un certo senso una figlia d’arte: il padre, Giorgio Bernini, stimato giurista, fu ministro per il commercio estero nel primo governo Berlusconi del 1994, ma in seguito si allontanò dalla politica. Ora è praticamente certo che Anna Maria Bernini proseguirà la dinastia di potere, ma al dicastero della Giustizia.

Riforma della Giustizia in dirittura d'arrivo: l'irritazione del Colle

pubblicato da Luca Landoni in: Angelino Alfano Big Picture: tutto su...


Ci siamo. La bozza di riforma della giustizia è ormai quasi pronta, e l’intenzione del governo è di vararla in tempi strettissimi. La Lega ha dato il suo assenso di massima, anche se Bossi si riserva di studiare la struttura finale del progetto, e nei prossimi due giorni assisteremo all’iter di consultazioni classico, ma più ristretto di un caffè napoletano.

E la cosa ha già suscitato l’irritazione della Presidenza della Repubblica, cui mancherà probabilmente il tempo stesso di porre alcuni rilievi (leggi: consigli) e che di conseguenza ha rinunciato al rituale colloquio col Guardasigilli Alfano. Per salvare le apparenze al posto di Napolitano sarà il segretario generale Donato Marra a incontrare il ministro della giustizia.

Con questi presupposti si parte già nel peggiore dei modi, ed è probabile che il Pdl si trovi davanti le barricate e ogni ostacolo possibile. Non solo l’opposizione, cosa peraltro scontata, e la magistratura stessa, com’è ovvio, ma anche il Capo di Stato metterà certamente in campo tutte le sue forze per far dirottare la riforma.

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Il Consiglio dei ministri approva la relazione Alfano sulla riforma della giustizia

pubblicato da Alessandro in: Popolo delle Libertà PDL Angelino Alfano Politica & Tribunali

Alfano

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri la relazione del Ministro Alfano sulla riforma della giustizia. Tra i punti fondamentali degli interventi normativi in programma la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, la suddivisione in due corpi distinti del Consiglio Superiore della magistratura, il rafforzamento dei poteri del Ministro della Giustizia, la reintroduzione dell’autorizzazione a procedere per i parlamentari.

Separazione delle carriere. Il dibattito su tale riforma è ormai risalente. I fautori della separazione sostengono che soltanto distinguendo completamente gli ordini dei magistrati giudicanti e dei pubblici ministeri è possibile garantire l’imparzialità dei primi. I critici rilevano che così facendo si finirebbe con l’attentare all’indipendenza degli organi della pubblica accusa (dal momento che la separazione delle carriere, in genere, si accompagna all’assoggettamento dei p.m. al Governo), trasformando i p.m. stessi in superpoliziotti.

Riforma del Consiglio Superiore della magistratura. Nella stessa direzione sembrerebbe andare anche la proposta di articolazione dell’organo di autogoverno della magistratura. Secondo quanto prevede attualmente la Costituzione, tale organo adotta tutti i provvedimenti che incidono sullo status giuridico dei magistrati (assunzioni, promozioni, trasferimenti, sanzioni disciplinati, ecc.). Il CSM si occupa sia dei provvedimenti riguardanti i magistrati giudicanti che quelli del pubblico ministero.

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