
Qualcuno si è forse dimenticato che alla base di una democrazia c’è sempre il voto. Se Silvio Berlusconi oggi Presidente del Consiglio lo deve a quella parte di italiani che l’hanno scelto preferendolo ad altri candidati.
La sua amministrazione, come sottolineato spesso non solo su polisblog.it, pur non distinguendosi per qualità è quello che gli italiani, la maggior parte, ha scelto per il proprio paese. L’imbarbarimento del dibattito che attorno a lui si sta verificando oltre a non essere eticamente corretto non serve.
Se davvero si vuole che quello in corso sia il suo ultimo Governo che lo si dimostri con i fatti. Nella cabina elettorale. Fuori si può, e si deve, documentare l’operato di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori.
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A pochi giorni dalla pubblicazione del nuovo libro di Silvio Berlusconi (“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”) che raccoglie i messaggi ricevuti dal premier dopo l’aggressione subita da Massimo Tartaglia, arriva nelle librerie anche la fatica letteraria di Antonio Di Pietro.
“Ad ogni costo” (questo è il titolo del libro) uscirà venerdì prossimo, 12 marzo, per Ponte alle Grazie. La prefazione, per non sconfessare la migliore tradizione pop secondo la quale ad un libro edito da un esponente politico per avere successo deve avvalersi di un testimonial forte, è stata firmata da Beppe Grillo.
Scrive il comico genovese:
“Antonio Di Pietro è la kriptonite della politica italiana. Così come i frammenti del pianeta Kripton provocano gli effetti più strani su Superman, Di Pietro li produce sui reduci della prima Repubblica, sugli orfani di Craxi e sui loro servi, sui ladroni di Stato riverginati dai media”.

L’Udc vuole Ricucire l’Italia. Il suo programma, il Pd, ce lo spiega In poche parole.
Antonio Di Pietro invece ci sorride, penna stilografica in mano, dai manifestoni piazzati in tutta la Penisola per tentare di cannibalizzare più voti possibili agli alleati, diciamo così, del Partito democratico, infierendo sul malandato ed esangue esperimento politico avviato da Ds e Margherita. Il raggiante Antonio sembra unire i puntini tra le parole Lavoro, Economia, Finanza.. Il nostro programma politico parte da una constatazione di fatto: sviluppo economico, occupazione, lavoro, sicurezza e solidarietà, tutela del territorio e difesa dell’ambiente, giustizia sociale, sono questi i principali temi che chi – come noi – vuole proporsi come alternativa di governo deve mettere al primo posto. 11 punti hanno l’obiettivo di offrire ai cittadini un’idea chiara su diverse tematiche per il buon governo del Paese, argomenti su cui Italia dei Valori si impegnerà come alternativa di governo con professionisti provenienti dalla società civile.
Sui manifesti naturalmente gli 11 punti non ci sono, avendo l’Idv scelto di affidarsi più al faccione del suo leader che alle scelte programmatiche. Vediamo dunque quali sono: Lavoro, Economia e Finanza, Sicurezza e Immigrazione, Giustizia, Informazione, Famiglia e diritti delle persone, Sanità, Ambiente e qualità della vita, Riforme istituzionali e riduzione dei costi della politica, Politica estera e integrazione europea, Scuola, università e ricerca.
A proposito di Giustizia, trattandosi di tema attuale, che fa venire l’orticaria a qualcuno del Popolo e che caratterizza alcune battaglie dell’Idv, leggiamo:
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E alla fine la coerenza di Antonio Di Pietro pare essersi piuttosto offuscata e a notarlo sono colleghi di partito e colleghi della sinistra. La scelta dell’Idv di sostenere, in barba ai proclami sui candidati senza ombre giudiziare e sulla moralità in politica, Vincenzo De Luca ha creato qualche imbarazzo, pur essendo stata addirittura appoggiata da un’ovazione al congresso.
Come tutti sapranno l’Idv ha deciso di appoggiare il candidato del Pd alle elezioni regionali in Campania. Nelle scorse settimane aveva posto più di un dubbio a quest’ipotesi facendo notare i problemi giudiziari di De Luca. Il sindaco di Salerno ha infatti all’attivo una condanna in primo grado (processo poi finito in prescrizione) e due rinvii a giudizio. Seguendo le idee da sempre propagandate dall’Idv ci saremmo aspettati che i dipietristi non avrebbero mai sostenuto De Luca. E invece, clamorosamente, c’è stata una giravolta.
Ferrero (la Federazione per la Sinistra non appoggerà De Luca) ha un giudizio fortemente negativo sulla scelta di Di Pietro
Se andare a governare significa far assolvere da un congresso chi è rinviato a giudizio dalla magistratura e ha amministrato la propria città su posizioni di destra, allora non ci siamo proprio

La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.
A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.
L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?
Continua a leggere: Antonio Di Pietro querela il Corriere della Sera

Purtroppo non esistono immagini video dell’evento (solo il servizio linkato qui sopra) ma ieri il vulcanico leader Idv ha definitivamente perso le staffe per la questione relativa alla foto che lo ritrae in compagnia del discusso (e condannato) agente dei servizi segreti Bruno Contrada.
Come sappiamo da qualche giorno il Corriere della Sera conduce un’inchiesta (da lui definita “campagna”) sulle frequentazioni discutibili di Di Pietro all’epoca di Mani Pulite, così ieri Tonino ha deciso di passare al contrattacco. Il piano prevedeva dapprima una battuta sarcastica, per la verità non proprio riuscita:
“…ma come mai il Corriere della Sera si mettesse a fare da sponda a una campagna per dire che Mani Pulite sia stata voluta… sia voluta (d)agli Americani?”

Alla fine il dossier che Antonio Di Pietro aveva anticipato, passando per una volta da accusatore a presunta vittima, è arrivato. Il leader dell’Idv era intervenuto nei giorni scorsi, paventando l’ipotesi di un complottone che lo avrebbe messo in cattiva luce, accostandolo addirittura ai servizi segreti. Secondo l’ex Pm i soliti noti (probabilmente Il Giornale e/o Libero) sarebbero intervenuti per gettargli fango addosso
Il copione è il solito. Questa volta il ‘bidone’ che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere, utilizzando alcune foto del tutto neutre, che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della CIA per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia. Siccome c’erano anche dei funzionari dei servizi segreti vuol dire che Di Pietro stava macchinando con qualche potenza straniera, se non addirittura con la mafia
In realtà, a sorpresa, le foto accompagnate da un corposo articolo, anche allusivo in alcune parti, sono arrivate in edicola con il Corriere della Sera dando una luce meno di parte all’intera vicenda. Riassumiamo la questione: è il 15 dicembre 1992 e Di Pietro è a cena con gli attuali colonnelli Gargiulo, Conforti e Del Vecchio per la presenza a Roma dello 007 Rocco Modiati, presentato a tutti come il responsabile della “Cia di Wall street” cioè l’agenzia d’investigazione Kroll. Ma è un altro invitato (a posteriori) che fa scalpore: Bruno Contrada, numero 3 del Sisde, ai tempi già sott’occhio dei magistrati dopo l’attentato a Borsellino e che solo 9 giorni dopo questa cena sarebbe stato arrestato. Le coincidenze temporali non riguardano solo questo particolare ma anche quello in riferimento all’avviso di garanzia a Bettino Craxi, inviato proprio quel giorno dalla Procura di Milano.
Giulio Cavalli, attore sottoscorta per le minacce ricevute dalla mafia operante in Lombardia, ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni regionali. Contro di lui Roberto Formigoni. Con lui l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Per l’ex magistrato l’appoggio di Giulio Cavalli rappresenta, in termini di immagine perlomeno, un investimento sicuro poiché gli permette di catturare un’altra, l’ennesima, parte di elettorato importante a cui Pierluigi Bersani non riesce più a parlare.
Le occasioni perse cominciano ad essere troppe per garantire al proprio partito, non coalizione, di poter avere un futuro. Il presente parla chiaro. Pronto a tutto per sconfiggere Silvio Berlusconi, benché il problema vero sia un altro, il successore di Dario Franceschini sta subendo inerme le scelte degli alleati, se di tali si possa parlare.

Le esternazioni di queste ore di Luigi De Magistris (che ha proposto l’esilio per Berlusconi) e di Antonio Di Pietro (che ha parlato di parole incaute da parte di Giorgio Napolitano) oltre a ricominciare ad avvelenire il clima politico hanno prodotto una dura risposta dagli alleati, forse ancora per poco, del Pd.
Enrico Letta, vicesegretario dei democratici, ha attaccato pesantemente l’Idv, evidentemente scocciato del solito populismo e delle sparate quotidiane del partito di Di Pietro
Con questa continua rincorsa Di Pietro e De Magistris portano il centrosinistra nell’abisso e sono i migliori alleati di Berlusconi. Noi continuiamo sulla nostra linea di sostegno e difesa del capo dello Stato e della sua posizione a favore delle riforme e dell’interesse nazionale
Evidentemente la linea (sempre meno robusta) che univa Pd e Idv sta lentamente cedendo. I continui attacchi di Di Pietro al Presidente della Repubblica se una volta venivano nascosti o non commentati ora incominciano a stancare i democratici. Letta fa parte di quelli che vorrebbero rompere con Di Pietro, vissuto come zavorra da un lato e competitor dall’altro.
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Ieri Silvio Berlusconi, a una settimana esatta dall’aggressione di piazza del Duomo, è tornato a parlare. Chiaramente, lo sfruttamento del gesto sciagurato di Massimo Tartaglia, è all’ordine del giorno per il PdL, l’abbiamo visto nella scorsa settimana. Cicchitto e i falchi del Popolo della Libertà, hanno schiacciato l’acceleratore a tavoletta su un concetto molto semplice - oltre che fuorviante, insensato.
Una parte politica ha seminato odio - contro il partito dell’Amore! - ci sono dei precisi mandanti morali - e questo è delirio puro - che sono gruppi editoriali, quotidiani, singoli giornalisti. Tesi che non varrebbe neanche la pena di confutare, ma l’abbiamo fatto settimana scorsa. Volevo però concentrare l’attenzione sulle frasi di ieri di Silvio Berlusconi:
«Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante»
Replichiamogli affermazione per affermazione.
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