
La Camera ha appena votato sul rendiconto e Berlusconi ha incassato solo 308 voti, contro i 316 necessari per ottenere la maggioranza assoluta dell’aula. 322 i non partecipanti al voto, più un astenuto.
Subito dopo il voto il leader del Pd Bersani ha parlato di governo al capolinea chiedendo le immediate dimissioni di Berlusconi.
Il Premier ha annunciato 24 ore di pausa di riflessione per capire il da farsi. Tecnicamente il governo non è caduto perché al provvedimento non è stata posta la fiducia, ma la mossa di garantire il numero legale ma di non votare ha provocato il mancato raggiungimento del quorum da arte dell’esecutivo.

Quello che vedete sopra è il conteggio fatto da Repubblica: solo 310 voti per il Cavaliere. E visto che oggi si vota il rendiconto, ci sarebbero poche speranze. Sempre Repubblica, in un retroscena a firma Claudio Tito, riporta le incredibili parole di Gianni Letta:
“Stai commettendo un errore. Se vai avanti così, nessuno ti può aiutare. Nemmeno noi. Nessuno può garantirti più i numeri alla Camera.”
Eh già, sembra proprio che non ci sia scampo per Berlusconi. Secondo il Corriere, B. potrebbe contare su 311 voti e secondo La Stampa su 312, ma si tratta di numeri comunque al di sotto della maggioranza assoluta. Sembra che le opposizioni si asterranno, per permettere l’approvazione del rendiconto, ma se il governo non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta scoppierebbe un caso politico di enorme gravità, che potrebbe portare lo stesso B. a rassegnare le dimissioni. Sempre secondo il quotidiano torinese, se Berlusconi, constatata la non esistenza di una maggioranza assoluta alla camera, non si dovesse dimettere, le opposizioni presenteranno immediatamente una mozione di sfiducia.
Sembra tutto finito, quindi. A meno che, si capisce, una eventuale campagna acquisti dell’ultima ora non dia insperati frutti. Sul sito della Camera trovate il programma dei lavori: la discussione sul rendiconto inizierà alle 15:30, quindi entro stasera sapremo la verità. Restate collegati con noi per sapere come andrà a finire.

I mercati la loro scelta l’hanno fatta: Silvio Berlusconi è finito e si deve dimettere. Questa l’impietosa sintesi del rimbalzo fatto registrare dalla Borsa di Milano intorno alle 12.
E pensare che la giornata era partita malissimo: subito giù dell’1,3% per arrivare a un minimo del -2%. Intorno a mezzogiorno arrivano le prime voci di dimissioni imminenti. Prima il vicedirettore di Libero Bechis, poi la conferma di Giuliano Ferrara.
A quel punto la Borsa rimbalza violentemente e sale addirittura a +3%, caso unico in Europa. Mediaset in totale controtendenza (-1,8%) conferma il trend.
Continua a leggere: La Borsa tifa contro Berlusconi: balzo in avanti alla voce di dimissioni

Gabriella Carlucci oggi ha lasciato il Pdl per passare all’Udc. Si tratta di una botta clamorosa per il partito di maggioranza relativa non tanto per la caratura francamente non eccelsa della deputata, quanto perché si tratta di una delle prime entusiastiche aderenti a Forza Italia.
La Carlucci ha anche rappresentato tra le prime quel sommovimento tra spettacolo e politica di cui Mara Carfagna negli anni è divenuta massima rappresentante. Ma come mai se n’è andata?
« Ho con passione contribuito alla crescita di Forza Italia dal 1994 nel campo delle attività culturali e dal 2001 in Puglia dove con spirito di servizio mi dedico, tra l’altro, alla cura dei problemi amministrativi del Comune di Margherita di Savoia dove sono Sindaco. Ho cambiato la mia vita, con grandi sacrifici familiari, perché ho creduto nella politica, ma non in quella che da qualche tempo non riesce a preoccuparsi di quanto drammaticamente sta accadendo e ritengo che un Governo di larghe intese possa essere l’unica soluzione per salvare il Paese».

Giornate dure per il Pdl, queste. E non tanto per la situazione di crisi generalizzata, di cui in fondo a molti membri del governo importa poco, basta salvare la cadrega, ma perché l’esecutivo rischia di cadere in un’imboscata subitanea.
Il primo voto cruciale è infatti previsto già per martedì prossimo, quando si dovrà approvare il rendiconto di bilancio, e che ti succede? Due deputati lasciano il Pdl per passare all’Udc (Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito) e oggi persino Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali, se ne va per approdare al gruppo misto.
Naturalmente la situazione è molto più grave alla Camera, dove la maggioranza in pratica non è più tale, scendendo sotto la soglia relativa di 316 e dovendo così contare su astensioni o ribaltamenti per salvarsi. Ma anche la defezione di Vizzini ha una sua importanza, data la caratura del personaggio.

“Le chiediamo di assumere una iniziativa adeguata alla situazione. Sia promotore di una nuova fase politica e di un nuovo governo che abbia il compito, da qui alla fine della legislatura, di realizzare l’agenda degli impegni sottoscritta con i partner europei e con essa le indicazioni venute all’Italia dalla Banca centrale europea.”
Quello che avete letto è l’estratto della lettera inviata da sei parlamentari del Pdl a Berlusconi (qui trovate il testo integrale del documento). Partiamo dai fatti. Secondo una ricostruzione del Corriere, all’Hotel Hassler, a Trinità dei Monti (notate come i “traditori” scelgano sempre posti sobri e fuori mano per le loro congiure) si riuniscono alcuni parlamentari pidiellini. Una prima conferma viene da Youtube: qui trovate il video di un utente che ha ripreso (da lontano, ma la voce sembra inconfondibile) Giorgio Stracquadanio che, proprio davanti all’hotel, spacca la telecamera di un giornalista che stava riprendendo qualcosa di “scomodo”.
Tornando alla riunione “clandestina”, arrivano vari esponenti del centrodestra: oltre ai firmatari della lettera (Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli, Giorgio Stracquadanio), sarebbero presenti anche Luciano Sardelli, Antonio Milo, Enzo Scotti, Ortensio Zecchino, Guglielmo Picchi, Andrea Orsini, Paolo Russo e Piero Testoni. Quattordici parlamentari, niente male. Nonostante le varie posizioni espresse, sarebbe stata concordata la formazione di una componente prima e di un gruppo parlamentare poi. Il Fatto aggiunge ai malpancisti (oltre agli uomini di Scajola e Pisanu) l’ex mezzobusto Francesco Pionati e altri parlamentari, come Roberto Marmo, Pippo Gianni, Michele Pisacane.
E mentre anche Maurizio Paniz lancia critiche al governo (Paniz, l’uomo che disse in Parlamento che B. era convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak), il Quirinale che fa? Dopo aver emesso un comunicato non proprio benevolo verso il governo (qui un mio articolo, qui il commento del nostro Luca Landoni), secondo Dagospia avrebbe offerto una via d’uscita al Cavaliere:
“Ma alla fine della fiera cosa ha prodotto il via vai al Supremo Colle […] ? Ha prodotto un percorso, autorevolmente suggerito a Silvio B. Eccolo: approvare un decreto lacrime e sangue, farlo firmare a Giorgio Napoletano e andare a presentarlo a Cannes accompagnato da dichiarazioni benevoli dell’opposizione (o della parte più responsabile di essa), ottenere gli elogi del G20 e, alla fine annunciare, come grande e ultimo servizio alla propria nazione, le dimissioni all’inizio della prossima settimana.“
Ovviamente, Berlusconi avrebbe rifiutato. Ma Napolitano si sarebbe spinto ancora più in là, con una frase che, se confermata, sarebbe davvero sconvolgente: seguiteci dopo il salto…
Continua a leggere: Nuova lettera contro Berlusconi: serve un nuovo governo

“Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva.”
Ecco un estratto della nota pubblicata ieri dal Quirinale, nella quale si invita B. a prendere subito tutte le misure necessarie per scongiurare la catastrofe. Poi, come “monito”, avvertimento o semplice comunicazione, si fa presente, soprattutto a Berlusconi, che, in caso di necessità, c’è una concreta possibilità di formare un governo di larghe intese. Il Presidente della Repubblica verificherà, appunto, la possibilità di formare questo esecutivo di “salute pubblica”.
A leggere su Repubblica l’articolo di Claudio Tito, Napolitano sarebbe “sceso in campo”, con tutta la sua autorevolezza, per chiedere al governo di non restare paralizzato in un momento così grave. Secondo una ricostruzione di Dagospia, Napolitano starebbe tramando nell’ombra per
“”licenziare’’ Bunga Bunga ma non lo può fare da solo. Così chiede aiuto ad un gruppo, che spera abbastanza nutrito, di ‘’elettricisti’’ della Camera e del Senato, per staccare la spina al governo. Solo così Napolitano potrà mandare a casa Mr. Banana. […] Il sogno non tanto nel cassetto di Bella Napoli sarebbe un governo di unità nazionale (a guida Schifani o Monti?) per il quale avrebbe già in tasca il via libera dell’opposizione-proforma.”
E Berlusconi? I sondaggi pubblicati da Repubblica danno il Centrosinistra in vantaggio di dieci punti sul Centrodestra (riusciranno i nostri eroi a ripetere l’impresa del 2005-2006, quando dilapidarono un patrimonio di voti molto simile, facendo quasi rivincere B.?) e, soprattutto, rivelano che la fiducia nei confronti del Cavaliere e del suo governo è a terra. Cosa sta facendo Berlusconi?
Seguiteci dopo il salto, vi parleremo di alcune misure economiche a cui starebbe pensando il premier…
Continua a leggere: Napolitano: verificherò le condizioni per le larghe intese
“Caro Presidente, devi fare un passo indietro”. Ecco, in buona sostanza, il contenuto della lettera che alcuni parlamentari “ribelli” starebbero preparando contro il premier. Qui sotto uno stralcio della lettera, pubblicato da Repubblica:
“Ci sentiamo in dovere, con la lealtà e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo Governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo Governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari”.
Il Corriere riporta le parole di uno dei frondisti che, ovviamente senza rivelare il proprio nome, dice che Berlusconi se ne deve andare per permettere l’allargamento della maggioranza al “centro moderato” (ovvero, l’Udc, Fli e Api), in modo da togliere alla Lega il potere di ricattare il governo. Il nuovo Presidente del Consiglio? Gianni Letta.
E i “traditori”? Non si sa neanche quanti siano (secondo il Fatto ci sarebbero 60 parlamentari pronti a seguire Pisanu sulla strada dell’attacco al governo, secondo il Corriere sarebbero pronti solo 15 senatori, per La Stampa Claudio Scajola non farebbe parte della fronda perchè “risulta che un accordo (con Berlusconi, ndA) sia dietro l’angolo, con tanto di riconoscimento visibile al ruolo dell’ex ministro”). Qualche nome, però, è stato fatto: Lamberto Dini, Giuliano Urbani, Giuseppe Saro, Paolo Amato, Antonio Del Pennino, Giacomo Santini, Raffaele Lauro, Pier Giorgio Massidda, Roberto Antonione. Ovviamente, appena la notizia è stata pubblicata dall’Agi, è partita la valanga di smentite. Alfano ha detto che non è a conoscenza di lettere contro il premier e che si occuperà della questione quando riceverà “una richiesta in questo senso”.
Seguiteci dopo il salto, vi spiegheremo perchè, questa volta, la minaccia al premier è più seria di quanto si potrebbe pensare….
Continua a leggere: Pdl, lettera contro Berlusconi: via il premier per allargare la maggioranza

È il giorno decisivo per il nostro Paese: oggi in Europa si scopriranno le carte, e vedremo se l’Italia ha in mano un buon punto o se, come al solito, ha bluffato. Secondo questo articolo del Corsera, Berlusconi presenterà molte proposte. Ecco le principali: pareggio di bilancio nel 2013, aumento dell’età pensionabile a 67 anni nel 2026 (la Gelmini ieri sera a Ballarò ha detto che l’età pensionabile aumenterà per tutti gradualmente tra il 2012 e il 2025) e un decreto sviluppo che dovrebbe contenere di tutto e di più:
- Riduzione del numero dei dipendenti pubblici
- Revisione delle norme sui licenziamenti per motivi economici (”con l’obiettivo di stabilire in questi casi un indennizzo del lavoratore, senza diritto al reintegro”)
- Liberalizzazioni
- Abolizione delle tariffe minime per i professionisti
- Rilancio delle infrastrutture
- Semplificazione normativa
- Contratti agevolati di inserimento (soprattutto per le donne)
- Norme contro l’abuso dei contratti atipici e per favorire la stabilizzazione dei lavoratori
- Credito d’imposta sulle assunzioni per il Sud e altre aree sottosviluppate
Seguiteci dopo il salto, non abbiamo finito, c’è anche un accordo segreto con la Lega…
Continua a leggere: Oggi Berlusconi va a Bruxelles, ecco le proposte del governo

Berlusconi getta la spugna? Secondo alcuni giornali come Repubblica, La Stampa e il Messaggero, ci sarebbe la possibilità di un “passo indietro” del premier, ma la vera notizia non è questa (Berlusconi non lascerà mai di sua volontà, credo che ormai sia chiaro a tutti), piuttosto altre frasi riportate dall’articolo di Rep. e pronunciate dal Cavaliere in un incontro con Bossi:
“Siamo con le spalle al muro e se non portiamo subito qualcosa a Bruxelles ce ne andiamo a casa tutti. Significa esporre l’Italia a un rischio enorme: te la senti di assumerti la responsabilità di farci fare la fine della Grecia? Perché è questo quello che accadrà.”
Finalmente: se la ricostruzione è corretta, anche il Cavaliere, almeno in privato, ammette che siamo sull’orlo dell’abisso. E mentre ci si incarta su varie ipotesi (governo tecnico, governo nelle mani di Gianni Letta, “governo del Presidente”), restano ferme le posizioni leghiste: le pensioni non si toccano. Al massimo, si presenta un disegno di legge sullo sviluppo senza però mettere le mani in tasca ai pensionati. Ma anche la Lega ha i suoi problemi: mentre il Pdl sembra aver superato i problemi delle settimane precedenti (Scajola pare che sia tornato all’ovile), nel Carroccio le divisioni tra il Cerchio magico e i maroniani potrebbero spaccare anche il governo.Ovviamente, le posizioni della Lega potrebbero cambiare rapidamente, anche perchè sembra chiaro che, se cade Berlusconi, la maggioranza va in mille pezzi. Secondo Francesco Verderami:
“Per quanto si susseguano le suggestioni e i nomi su possibili alternative al Cavaliere, l’unica cosa certa è che una crisi farebbe coriandoli degli attuali partiti, a iniziare dal Pdl, dove si paventa un’emorragia di cinquanta deputati e trenta senatori.”
Senza contare che in caso di crisi di governo, i parlamentari comprati il 14 Dicembre e nelle “finestre di mercato” successive potrebbero rapidamente cambiare bandiera (come dimenticare il mitico Luciano Sardelli che non molto tempo fa minacciava apertamente la maggioranza?). Una strada alternativa potrebbe essere quella dei condoni, ma è probabile che anche su questo punto i “malpancisti” nella maggioranza facciano sentire la propria voce (anche perchè non è detto che si raccolgano le cifre necessarie per evitare il disastro). Il vero problema è il fattore tempo. Entro domani Berlusconi dovrebbe annunciare all’Europa un piano concreto su conti pubblici e crescita, ma rischia di doversi presentare solo con un pugno di promesse. E questa volta sembra proprio che in Europa le promesse italiane non contino più nulla.