
Come ci hanno riportato Luca e Giovanni questa mattina, la bomba “Emergency” scoppiata nelle ultime 24 ore è stata circondata da quell’alone di voci non confermate che tanto sanno di operazione atta a screditare l’organizzazione umanitaria presente in alcune delle zone più delicate del globo, tra cui l’Afghanistan.
La questione surreale, ovvero se alcuni membri di Emergency abbiano preparato o collaborato a preparare attentati contro le autorità afgane, ha coinvolto politica e società civile: le reazioni politiche, Frattini La Russa e Gasparri in primis, si sono mosse avallando l’ipotesi colpevolezza, con grande sbigottimento delle famiglie dei tre prigionieri (ma non erano super garantisti?).
Una dei primi segnali forti della società civile riguardano la sottoscrizione dell’appello IO STO CON EMERGENCY, che ha fatto andare letteralmente in tilt il sito dell’organizzazione per le decine di migliaia di contatti, e naturalmente Facebook, dove la pagina a favore di Emergency ha visto un boom di adesioni, più di 12.000 in poche ore, ed è destinata a crescere vertiginosamente nei prossimi giorni.
La notizia bomba della mattinata riguarda i 3 membri di Emergency arrestati nei giorni scorsi con la gravissima accusa di aver preparato o collaborato a preparare attentati contro le autorità afghane. Nella struttura ospedaliera in cui operavano sono state effettivamente ritrovate armi e quant’altro, ma vista la situazione chi può dire che non siano state introdotte ad arte?
Vediamo la versione degli inquirenti:
«Nel corso delle perquisizioni abbiamo trovato esplosivi, comprese delle granate, cinture esplosive ed armi nascoste nelle scatole delle medicine. Gli esplosivi sono stati introdotti in Helmand camuffati da rifornimenti medicali». E sempre secondo il portavoce Ahmadi, «i fermati avevano legami con la Shura Quetta talebana, il consiglio ribelle in esilio in Pakistan e sono stati »pagati 500 mila dollari per compiere l’attacco»
Continua a leggere: Afghanistan: gli italiani di Emergency hanno confessato. Ma anche no

Questa politica (si fa per dire) e questi politici (si fa per dire) hanno perso il senso della misura.
La campagna elettorale è stata vissuta come un derby strapaesano. O, peggio, una sfida all’Ok korral. I leader, specie il premier Berlusconi, si sono superati, in negativo.
Ma, scendendo dai vertici alla base della “casta”, i candidati territoriali, veri e propri cacicchi e sotto cacicchi, hanno solo scimmiottato (rarissime le eccezioni) i rispettivi capi, senza originalità e senza costrutto.
Leggendo e ascoltando gli appelli finali, sembra che a questo voto siano legate le sorti del mondo. Quando invece, per lo più, si tratta solo della carriera, prezzolata e grigia, o di consunti tromboni della politica, o di “novelli” esponenti della cosiddetta società civile, aggregatisi a questo o quel carro solo per cupidigia di potere, senza avere né passione politica e né preparazione e qualità amministrative e istituzionali.
Si assiste a una intelaiatura medioevale della politica. Di fatto, dall’alto in basso e viceversa, sono, trasversalmente, cordate di potere. Non è vero che c’è una parte che può dare lezione all’altra parte. Punto.
No, non c’è da stare allegri. E’ il punto più basso toccato dalla politica dal 1945 ad oggi. Questo è il frutto della seconda Repubblica, del finto e coatto bipolarismo Made in Italy.
Alla politica è stata tolta l’anima. Bisognerebbe avere il coraggio di uno sguardo antropologico sull’Uomo. E’ una questione culturale. Un altro passo e l’Italia fa l’ultimo giro di valzer.

Rullano i torpedoni verso la capitale. Il popolo “interclassista” risponde agli ordini del “sultano”, oggi a Roma, per la conta.
Altri tempi quando il Cavaliere ripudiava le piazze rosse “inutili” e “minoritarie”, quando il popolo vero, la “maggioranza silenziosa” se ne stava comoda a casa davanti alle libere tv del Biscione.
Se non fosse per le facce di Bondi, La Russa, Verdini, quello di oggi che s’intruppa a San Giovanni, la mitica piazza della sinistra che fu, potrebbe sembrare un popolo “festoso” che tocca con mano la “Roma ladrona”, il Palazzo, la Casta, la Politica.
Come dite? Che a Palazzo Chigi non ci sta Prodi, che al Campidoglio il bello “guaglione” e il “uolter” sono come la statue di Marcantonio e la fascia tricolore ce l’ha un ex fascista ripulito, che il Sultano tiene il potere da non si sa più nemmeno quando, che Bossi presto farà senatore persino uno come il figlio. “Ecchissenefrega”.
Questi (questo) hanno riportato la libertà, concesso il benessere, spazzato via con la ramazza … di leninista memoria i comunisti, hanno messo in riga giudici inneggianti al Che, hanno cancellato leggi e regole obsolete e inutili. Viva il Cav. Ieri, oggi, domani.
Pierluigi Bersani (anche stavolta) non c’azzecca, nell’affondo contro Berlusconi: “Fa il capo partito, il capo popolo, il capo lista, il capo redattore del Tg1, fuorchè fare il capo del governo”. Ma ringraziamo Iddio!
L’Italia peggio di così non è mai stata. Se questi l’hanno ridotta così, un ridicolo circo, senza governarla, chissà, governandola, cosa avrebbero combinato!
Così, per evitare i processi nei tribunali e per evitare il giudizio degli italiani, oggi Berlusconi chiama i compatrioti in piazza. Gliefarà vedere lui, al “nemico” (inventato)! Fra una settimana si vota. Gli italiani, nell’urna, possono fare in modo che quella di oggi sia l’ultima crociata. E l’ultima piazzata.
Ho letto in apertura di Google News Mobile la dichiarazione di Agcom che smentisce Berlusconi sia stato sotto controllo come utenza telefonica intercettata.
Aggiornamento: Scusate, ho controllato ora appena arrivato su un pc. Non si tratta di una dichiarazione di Agcom, la ANSA che leggo ora chiarisce che si tratta di fonti giudiziarie. Mi hanno tratto in inganno il titolo della ultim’ora letta di fretta (Agcom: telefono di Berlusconi non e’ sotto controllo, solo su Repubblica si citava la voce come fonte di ambiente giudiziario) e lo schermino del cellulare, colpa mia, scusate.
Corriere ha messo in homepage da pochissimi minuti la notizia attesa per il pomeriggio:
Dato che le sezioni unite penali della Cassazione hanno dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari, ci potrebbero essere conseguenze anche sul processo ‘”gemello” che riprenderà sabato a Milano e nel quale è imputato il premier. Il tribunale, infatti, non potrà non tenerne conto «tuttavia il processo di Berlusconi - fanno notare fonti della difesa di Mills - è stato sospeso per un anno, quindi per lui, la prescrizione maturerebbe il prossimo novembre». In pratica, il processo a Berlusconi potrebbe andare avanti per un altro anno, ma difficilmente eviterà di finire in prescrizione.
Il Sole 24 Ore Radiocor riporta la dichiarazione di Piero Longo, avvocato di Silvio Berlusconi:
Per capire quali potranno essere gli effetti sul procedimento in corso a carico del presidente del Consiglio “bisognera’ vedere il meccanismo per il quale e’ stata stabilita la prescrizione”.
Arrestati oggi due boss di rilievo: Gianni Nicchi giovane di 28 e Don Tano Fidanzati, vecchio di 73. Uno a Palermo e l’altro a Milano, entrambi a solo due gradi di separazione nella ricostruzione monomaniacale del nostro Crimeblog: leggete qui di Nicchi e qui di Fidanzati (dove Berlusconi già a metà anni ‘90 è detto letteralmente intoccabile). Poi, direte voi, il mondo è piccolo e verosimile non significa vero: ma questo gioco di reti sociali tra premier, stallieri e boss mi lascia un pò snervato, specialmente in una settimana chiusa con gran fanfara intorno a Spatuzza (qui il liveblog delle testimonianze di ieri) e Ciancimino.
E’ Vittorio Feltri a dirlo, ma questa volta la fonte delle indiscrezioni è sicura, sicura, sicura: Berlusconi è indagato. La notizia è qui sul nostro Crimeblog che sta affrontando l’impervia strada tracciata da Spatuzza e Ciancimino Jr (ci son dentro diverse figure istituzionali, da Mancino a Schifani). Passate su Crimeblog per farvi un pò di cultura in vista della prossima importante udienza del 4 dicembre. Presunto avviso di garanzia al Premier, due in una settimana sono un pò troppi, non trovate?
Il Corriere del Mezzogiorno intervista gli ex colleghi di De Simone, ex consigliere comunale finito ieri agli arresti nell’ambito di un’operazione ai danni del Clan Sarno di Ponticelli, ormai distrutto da faide tra fratelli e pentitismo, come racconta Crimeblog.
I consiglieri comunali di Napoli del Pdci, Gaetano Sannino e Antonio Fellico, ricordano la storia politica del loro collega Achille De Simone, oggi arrestato. E puntano anche il dito contro la «troppa leggerezza che fu adottata allora rispetto ad una candidatura legata a puro calcolo elettoralistico». «Ricordiamo che nel giugno 2006 il consigliere era stato eletto nelle liste del Pdci, ma come candidato indipendente, non essendo mai stato iscritto al partito dei Comunisti Italiani - spiegano - Appena eletto, De Simone cambiò casacca passando con allegra disinvoltura nelle file di Forza Italia». Poi la confluenza nel gruppo misto.
In una landa dove calpestare è la norma, (Agoravox dice: Calpestare per sopravvivere. Calpestare tutto, anche la propria madre in nome dell’onore.), ecco su Onedirectory il nostro De Simone che trasforma il bianco in strumento al servizio del nero:
Aveva impedito l’apertura di uno sportello antiracket il consigliere comunale Achille De Simone, arrestato nell’operazione contro il clan Sarno. Passando da un partito all’altro, De Simone aveva messo un freno al progetto del nipote Giovanni De Stefano, consigliere a Cercola. Quest’ultimo vuol dare uno strumento a quei commercianti «annichiliti dalla presenza del fenomeno camorristico» che, nonostante «decine di processi ne abbiano dimostrato la supina succulenza», non hanno mai trovato la forza o il coraggio di denunciare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo aver percorso la strada della violenta «dissuasione», il clan dà il proprio consenso all’apertura dello sportello a condizione che vengano «segnalati» all’organizzazione camorristica i nominativi degli operatori commerciali che avrebbero denunciato o avrebbero avuto l’intenzione di farlo.
Gianfranco Fini ci volo radente a questa persona, e La Repubblica racconta come si salvò da un equivoco molto pericoloso:
Gianfranco Fini, avvertito da alcuni consiglieri napoletani di An, nella Certosa di Padula rifiutò di dargli la mano imbarazzato anche dall´aspetto grottesco di Achille De Simone, consigliere a Napoli, finito la scorsa notte in manette nel blitz contro il clan Sarno con l´accusa di violenza privata. Fini lo respinse nel 2007 mentre due anni più tardi, il 3 luglio 2009, Patrizia Ippolito, moglie del boss Vincenzo Sarno (ora collaboratore di giustizia) lo accolse nella propria casa assieme al nipote trentenne Giovanni De Stefano, politico locale che, passato da Rifondazione ad An, lavorava al progetto di aprire uno sportello antiracket

Il mondo sta a a guardare, e in Honduras la situazione arriva al collasso, assumendo tutti i connotati di una vera e propria dittatura. Il governo golpista ha “sospeso” la costituzione per 45 giorni, prevedendo la possibilità di chiudere anche i media perchè, sostiene Micheletti, “stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato”. (Vi ricorda qualcuno?)
Sta di fatto che Micheletti e l’esercito alcuni media li hanno già oscurati, e stanno concentrando tutti i poteri nelle loro mani. Zelaya è rinchiuso dentro l’ambasciata brasiliana, anch’essa messa sotto attacco dai golpisti; il governo de facto ha posto “un ultimatum” di 10 giorni al Brasile per spiegare la presenza di Zelaya nella loro ambasciata, ultimatum gentilmente rimandato al mittente da Lula, uno dei pochi ad essersi mosso concretamente per il presidente legittimo dell’Honduras.
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