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  <title>Polisblog.it</title>
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  <description>Politica italiana e estera: notizie di politica on line</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 01:17:23 GMT</pubDate>
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  <copyright>2007-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Festival di Internazionale: Genova, dieci anni dopo</title>
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    <pubDate>Sun, 02 Oct 2011 10:12:11 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <category>cronache-di-guerra</category>
    <description>Andrea Coccia ci invia un pezzo dal Festival di Internazionale in corso a Ferrara.
Un certo esotismo ci spinge spesso a pensare che il punto di vista degli altri sul nostro paese possa essere più[...]</description>
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    </p>
<p><em>Andrea Coccia ci invia un pezzo dal Festival di Internazionale in corso a Ferrara.</em></p>
<p>Un certo esotismo ci spinge spesso a pensare che il punto di vista degli altri sul nostro paese possa essere più interessante e originale del nostro, che possa arricchire e approfondire la nostra analisi. Il bello è che spesso è anche vero, ma non sempre. Il dibattito che ha riunito qui a Ferrara Jeff Israely, Eric Jozsef e Serge Enderlin ha dimostrato che ci sono casi in cui è decisamente vero il contrario. Nonostante tutti e tre gli ospiti siano stati inviati speciali a Genova durante i giorni del G8, nessuno di loro infatti è riuscito a oltrepassare quel sottile, ma decisivo confine che separa il territorio della profondità da quello della superficialità.</p>
<p>Certo, si è discusso della violenza più o meno aspettata del potere, della travagliata esistenza del movimento altermondialista dopo quei drammatici giorni, della questione della mancanza di un racconto veritiero di quello che è successo per le strade di Genova, dell&#8217;annosa - ma forse di retroguardia - questione paracomplottistica dei black bloc infiltrati, ma non è bastato. Non è bastato probabilmente perché la ferita che si è aperta nelle calde ore di luglio del 2001 per le strade di Genova non si è ancora rimarginata. Neppure le sentenze - ancora poche - che sono state emesse ci sono riuscite.</p>
<p>Negli eventi festivalieri - in ogni festival - esiste c&#8217;è un ospite la cui presenza è tanto ovvia da venire spesso dimenticata o marginalizzata. E&#8217; il pubblico, e questa volta ha preso la parola e lo ha fatto al meglio. Grazie all&#8217;ottima mediazione di Riccardo Chartroux di Raitre, gli interventi si sono susseguiti rapidi e ficcanti riuscendo a mettere il dito nella piaga in cui gli ospiti stranieri - per motivazione intrinseche al loro essere per l&#8217;appunto &#8220;inviati&#8221;, quindi completamente slegate dalla professionalità di ognuno - non avrebbero mai potuto.</p>


<p>
E&#8217; un punto doloroso e sanguinolento ed è squisitamente italiano. Si tratta fondamentalmente della percezione della presenza di una strategia sotterranea, che guida in un modo sotterraneo ma decisivo la storia del nostro paese. Raccontare e raccontarsi questa storia spesso è un&#8217;operazione che corre il rischio di scivolare, è innegabile, in un certo inutile complottismo. Ma in ogni caso è una storia non ci si può permettere di mettere da parte. Alcuni degli episodi centrali più antichi di questa narrazione sono il rapimento e l&#8217;uccisione di Aldo Moro, le stragi di Bologna, di Milano, di Brescia. Altri, più recenti, sono proprio i fatti di Genova, quelli di Roma dell&#8217;anno scorso, quelli della val di Susa.</p>
<p>Chi in quei giorni del luglio del 2001 si trovava per le strade di Genova, sotto un caldo soffocante e una tensione spasmodica, ha quasi certamente provato sulla propria pelle i risultati di questa strategia  E&#8217; la strategia della tensione, invisibile ma percettibilissima, una strategia che ha guidato gli attacchi ai manifestanti a Genova e l&#8217;assalto alla scuola Diaz e che aveva probabilmente come scopo terrorizzare una generazione che proprio in quei giorni stava scendendo in piazza per la prima volta. Quei giovani, che allora avevano tra i 15 e i 20 anni, a Genova hanno vissuto un tragico battesimo del fuoco.</p>
<p>Ed era proprio questa generazione che ha preso la parola a Ferrara, che fremeva dalla voglia di parlare. Una generazione che si è trovata ad essere l&#8217;avanguardia di molte altre che le seguiranno e che dopo aver conosciuto la violenza fisica sul campo di battaglia genovese, dopo essere scappata impaurita davanti alle cariche lungo corso Italia, si è trovata a combattere una battaglia ancora più grande e violenta, senza sangue ed ematomi visibili, ma molto più difficile: la precarietà, un modello sociale che purtroppo non ha ancora finito di mietere le sue vittime.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11705/festival-di-internazionale-genova-dieci-anni-dopo">Festival di Internazionale: Genova, dieci anni dopo</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:12 di domenica 02 ottobre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Maddalena, sui 400 missili spariti cala il segreto di Stato</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/10869/la-maddalena-sui-400-missili-spariti-cala-il-segreto-di-stato</link>
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    <pubDate>Wed, 20 Jul 2011 18:24:56 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <category>cronache-di-guerra</category><category>armi</category><category>cirenaica</category><category>gheddafi</category><category>la maddalena</category><category>missili</category>
    <description>Base militare di Santo Stefano nell&amp;#8217;arcipelago de La Maddalena. Deposito giudiziario di Guardia del Moro. Fino allo scorso maggio vero e proprio arsenale composto da 30mila kalashnikov, 32[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/lamaddalena.jpg" class="post" border="0" width="586" height="390" alt="la maddalena" /><br clear="all" /></p>
<p>Base militare di Santo Stefano nell&#8217;arcipelago de La Maddalena. Deposito giudiziario di Guardia del Moro. Fino allo scorso maggio vero e proprio arsenale composto da 30mila kalashnikov, 32 milioni di proiettili per i mitragliatori AK 47, 400 missili terra-aria filoguidati con annesse 50 postazioni di tiro, 5mila razzi katiuscia. Armi  sparite tra il 18 e il 20 maggio scorsi. L&#8217;arsenale era stato rinvenuto nel 1994 come frutto del sequestro di una nave del milionario russo Alexander Zhukov. </p>
<p>Ma le indagini avviate dalla Procura di Tempio dopo la pubblicazione dell&#8217;inchiesta de<a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/06/04/news/missili-e-razzi-imbarcati-sulle-navi-passeggeri-di-saremar-e-tirrenia-4364688"> La Nuova Sardegna</a> non possono proseguire perché è <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/07/19/news/missili-e-kalashnikov-in-cirenaica-4646413">arrivata la scure del Segreto di Stato</a>. </p>
<p>Si smarca la Nato che fa sapere che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156722">la storia non li riguarda</a> e che è la faccenda è prettamente italiana. Dunque, facciamo un passo indietro, diciamo un mese fa, quando <strong>La nuova Sardegna</strong> pubblica un articolo in merito sparizione delle armi da Guardia del Moro e trasportate su navi civili della  Saremar e Tirrenia via Maddalena, Palau, Olbia, Civitavecchia. Da li in poi si perdono le tracce: dove sono state consegnate? E a chi? </p>
<p>Avanza la pazza idea che le armi siano state spedite in Cirenaica per aiutare i ribelli contro <strong>Gheddafi</strong>, vincere la guerra e salvare faccia davanti Nato, Onu e Europa. Ma il movimento è stato fatto su navi civili: si voleva meglio occultare il trasporto? O banali questioni di budget? </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/br1dotcom/5004139967/sizes/z/in/photostream/">Flickr</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/10869/la-maddalena-sui-400-missili-spariti-cala-il-segreto-di-stato">La Maddalena, sui 400 missili spariti cala il segreto di Stato</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 20:24 di mercoledì 20 luglio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Guerra in Libia, Gheddafi e Berlusconi: intervista di Frattini alla BBC</title>
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    <pubDate>Thu, 31 Mar 2011 13:21:40 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <category>litalia-fa-schifo</category><category>cronache-di-guerra</category><category>frattini</category><category>gheddafi</category><category>libia</category><category>politici e media</category><category>silvio berlusconi</category>
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    </p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="586" height="385" src="http://www.youtube.com/embed/D2YlKzDER0Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&#8220;Ovunque andiamo, ci facciamo riconoscere&#8221;. Un vecchio cliché, che accompagna gli italiani in giro per il mondo, ma che dopo l&#8217;intervista del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, assume un nuovo significato. Intervistato da Jeremy Paxman, Frattini ha regalato alcuni colpi da maestro, davvero notevoli. Qui sopra trovate il video dell&#8217;intervista, mentre <a href="http://www.ilpost.it/2011/03/31/frattini-bbc-paxman/">a questo link</a> la traduzione in italiano (sostanzialmente fedele alla trascrizione inglese). Di seguito, ecco il meglio dell&#8217;intervista.</p>
<p>Paxman chiede a Frattini dove debba andare in esilio Gheddafi. Frattini risponde che è meglio non dirlo, per non pregiudicare la buona riuscita dell&#8217;esilio. L&#8217;intervistatore chiede come mai l&#8217;Italia non si fosse offerta e il Ministro replica dicendo che il nostro paese non vuole un dittatore. &#8220;Perchè non chiedete che compaia dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia?&#8221;, chiede il giornalista. E Frattini replica dicendo che Gheddafi dovrebbe presentarsi alla Corte. Paxman allora chiede se il motivo per la mancato esilio in Italia del dittatore libico sia la necessità, da parte del nostro paese, di consegnarlo alla &#8220;giustizia internazionale&#8221;. Frattini risponde che l&#8217;Italia, come ogni altro paese, sarebbe obbligata a consegnare Gheddafi alla Corte.</p>
<p>A questo punto, il giornalista inglese fa una domanda ovvia: se, potenzialmente, ogni paese dovesse consegnare Gheddafi alla giustizia internazionale, perchè qualche nazione dovrebbe ospitarlo? Frattini replica dicendo che è proprio per questo motivo che non ci sono offerte ufficiali da parte di altri paesi. La logica inizia lentamente a scomparire. L&#8217;intervista continua con altre perle frattiniane&#8230; (seguiteci dopo il salto)</p>
<blockquote>


<p><strong>Paxman: Però lei pensa che qualcun altro dovrebbe prenderlo…</strong><br />
<em>Frattini: Sì&#8230;</em><br />
<strong>P: Ma dice che non sa quale paese vorrebbe che lo ospitasse.</strong><br />
<em>F: Non lo so, perché non ci sono offerte ufficiali.</em></p></blockquote>
<p>Chiaro, no? L&#8217;Italia crede che Gheddafi dovrebbe andare in esilio da qualche parte, ma non in Italia, perchè lo si dovrebbe consegnare alla Corte Internazionale di Giustizia. Allora potrebbe andare in altri paesi, ma anche in quel caso andrebbe consegnato alla Corte. E quindi, dove potrebbe andare il dittatore? Non si sa, non ci sono offerte da parte di altri paesi. L&#8217;apice dell&#8217;intervista è raggiunto quando si parla del Presidente del Consiglio:</p>
<blockquote><p><strong>P: La aiuta nelle occasioni internazionali avere un primo ministro che è visto come un pagliaccio?</strong><br />
<em>F: Gli italiani hanno avuto molte occasioni di esprimere un giudizio sul mio primo ministro. Ha vinto. Penso che gli italiani siano in grado di decidere da soli.</em><br />
<strong>P:  Ma lei conosce la sua reputazione, con la storia delle feste e tutto: non le rende il lavoro più difficile?</strong><br />
<em>F: Forse persone che non lo conoscono davvero e correttamente (sic).</em><br />
<strong>P: Lei è mai andato a uno dei suoi party?</strong><br />
<em>F: Beh… Il mio primo ministro è in grado di difendersi da solo, ma la gente non lo conosce.</em></p></blockquote>
<p>Notate come Frattini, leggero come una piuma, non risponda a nessuna delle domande del giornalista inglese. Non funzionano le classiche risposte usate in Italia (&#8221;ha vinto le elezioni&#8221;, &#8220;la gente non lo conosce&#8221;, ecc.). Notate anche come viene definito Berlusconi da Paxman: un pagliaccio. Poi ci si domanda come mai l&#8217;Italia nel mondo non conti nulla.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/10037/guerra-in-libia-gheddafi-e-berlusconi-intervista-di-frattini-alla-bbc">Guerra in Libia, Gheddafi e Berlusconi: intervista di Frattini alla BBC</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 15:21 di giovedì 31 marzo 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>&quot;Potrei allearmi con Al Qaeda&quot;. L&#039;ultima provocazione di Gheddafi</title>
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    <pubDate>Tue, 15 Mar 2011 14:55:06 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Luca Landoni</dc:creator>
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    <description>Il dibattito sulla situazione militare libica è più acceso che mai. Negli ultimi giorni i media hanno posto l&amp;#8217;accento sulla controffensiva governativa, facendo sembrare l&amp;#8217;esercito[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/gheddafi_03.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="236" alt="" /><br clear="all" />Il dibattito sulla situazione militare libica è più acceso che mai. Negli ultimi giorni i media hanno posto l&#8217;accento sulla controffensiva governativa, facendo sembrare l&#8217;esercito di <strong>Gheddafi </strong>sul punto di riconquistare il paese una roccaforte dopo l&#8217;altra.</p>
<p>Invece le cose non stanno esattamente così. La ripresa di alcuni centri, pur importanti, non significa che la situazione si sia già ribaltata, ma semplicemente che il Rais non è ancora morto. Le truppe governative sono ben lontane da <strong>Bengasi</strong>, capitale della Cirenaica e e dei ribelli, e quasi 200 chilometri non si coprono da un giorno all&#8217;altro.</p>
<p> In più sono spuntate nuove, misteriose armi in mano agli insorti, cosa che fa pensare all&#8217;appoggio di qualche potenza estera (un paese mediorientale, ad esempio il Qatar?).</p>


<p>
In quest&#8217;ottica va letta la nuova sparata odierna di Gheddafi, che minaccia di allearsi con <strong>Al Qaeda</strong>. Il tutto in un&#8217;<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/se_attaccate_libia_ci_alleiamo_al_qaida_litalia_mi_ha_tradito/aeroporti_roma-fiumicino-r/15-03-2011/articolo-id=511582-page=0-comments=1">intervista al Giornale</a>.</p>
<blockquote><p>«Se i governi occidentali si comporteranno come in Iraq, la Libia uscirà dall&#8217;alleanza internazionale contro il terrorismo. Ci alleiamo con Al Qaeda e dichiariamo la guerra santa».
</p></blockquote>
<p>Parole che sembrano tradire il nervosismo di chi sente che la situazione gli sta sfuggendo di mano.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/9911/potrei-allearmi-con-al-qaeda-lultima-provocazione-di-gheddafi">"Potrei allearmi con Al Qaeda". L'ultima provocazione di Gheddafi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 16:55 di martedì 15 marzo 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Russa come D&#039;Annunzio: da un elicottero lancia volantini per gli afghani</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/9075/la-russa-come-dannunzio-da-un-elicottero-lancia-volantini-per-gli-afghani</link>
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    <pubDate>Wed, 24 Nov 2010 11:10:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <description>Ecco la svolta in Afghanistan. Rapido e pugnace come ogni combattente che si rispetti, il ministro La Russa ha informato i giornalisti che dall&amp;#8217;elicottero che lo trasportava da Herat a Bala[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/2918889533_382f02a628_b.jpeg" class="post" border="0" width="586" height="390" alt="" /><br clear="all" /> Ecco la svolta in Afghanistan. Rapido e pugnace come ogni combattente che si rispetti, il ministro La Russa <a href="http://www.corriere.it/politica/10_novembre_24/la-russa-volantini-afghanistan_7a2d04c8-f7ad-11df-9137-00144f02aabc.shtml">ha informato</a> i giornalisti che dall&#8217;elicottero che lo trasportava da Herat a Bala Murghab sono stati lanciati circa undicimila volantini</p>
<blockquote><p><em>&#8220;ideati, spiegano al comando del contingente, «per supportare la campagna di reintegrazione degli insorti nella società civile promossa ed attuata dal governo afgano».&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Il breve pezzo del Corriere della Sera continua, elencando le caratteristiche dei volantini, ma la memoria, è inevitabile, corre subito al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Volo_su_Vienna">Volo su Vienna</a> di D&#8217;Annunzio, che però colpevolmente non fu guidato da Ignazio La Russa e quindi non merita neanche di essere accostato alla Coraggiosa Impresa del Nostro Ministro. Mentre i volantini ricordano, tra le altre cose, che &#8220;il benessere proviene dalla pace&#8221;, <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/11/18/news/afghanistan_anno_sanguinoso_per_i_civili_le_ong_alla_nato_proteggeteci_meglio-9245205/">si scopre che</a></p>
<blockquote><p><em>&#8220;Il 2010 è già l&#8217;anno più sanguinoso per i civili afgani dal 2001, con le vittime civili aumentate del 31% nei soli primi sei mesi dell&#8217;anno. La sicurezza si sta rapidamente deteriorando in tutto il paese.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Ma che importa? Non bisogna mica pensare a come battere gli insorti senza falcidiare la popolazione civile, non bisogna mica pensare, eventualmente, a come andarsene da un paese in guerra da quasi dieci anni. L&#8217;Ardito Volo del Nostro Ministro distruggerà definitivamente la volontà di combattere dei talebani. Ne siamo sicuri.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/edo-finelight/2918889533/sizes/l/in/photostream/">Flickr</a></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/9075/la-russa-come-dannunzio-da-un-elicottero-lancia-volantini-per-gli-afghani">La Russa come D'Annunzio: da un elicottero lancia volantini per gli afghani</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 13:10 di mercoledì 24 novembre 2010.</p>
]]></content:encoded>
    
  </item>

  <item>
    <title>Dal Festival di Internazionale a Ferrara: Israele/Palestina, la pace impossibile </title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8685/dal-festival-di-internazionale-a-ferrara-israelepalestina-la-pace-impossibile</link>
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    <pubDate>Mon, 04 Oct 2010 12:15:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <description>Per i lettori di Internazionale e per i frequentatori abituali del festival di Ferrara, Amira Hass non ha certo bisogno di presentazioni: giornalista israeliana, ebrea – e la specificazione non è[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Schermata20101001a15.55.08.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="48" alt="" />Per i lettori di Internazionale e per i frequentatori abituali del festival di Ferrara, Amira Hass non ha certo bisogno di presentazioni: giornalista israeliana, ebrea – e la specificazione non è pleonastica – l&#8217;unica tra i suoi colleghi a vivere nei territori occupati, a Ramallah, reporter di Haretz e da anni collaboratrice di Internazionale, ma soprattutto violenta, puntualissima e instancabile critica sia della politica israeliana di occupazione sia dell&#8217;establishment di potere palestinese.</p>
<p>Ed è proprio questa sua onestà intellettuale, questa sua instancabile fedeltà ad un&#8217;etica che le impone di raccontare il mondo dalla parte dei più deboli che fa di Amira Hass una delle voci giornalistiche più interessanti del Medioriente – la presenza tra il pubblico di un attento Robert Fisk forse lo può testimoniare – un punto di vista prezioso per il pubblico italiano, ma non solo, per riuscire a scavalcare quella barriera di banalità e di luoghi comuni, inutili e spesso dannosi, che le televisioni e i giornali di mezzo mondo ci propinano ogni giorno.</p>
<p>Amira ha una voce potente, tanto che verrebbe da pensare che, anche senza i due altoparlanti megalitici che la moltiplicano in potenza, essa possa autonomamente raggiungere ognuno dei presenti che affollano la piazza Municipale di Ferrara, gremita per l&#8217;occasione da un pubblico numeroso, attento, curioso.</p>
<p>E, più che i discorsi di Amira Hass, che rievocano dolorosamente la faticosa e terrorizzante quotidianità della popolazione palestinese, sottoposta ad un vero e proprio regime di terrorismo da parte delle truppe di occupazione israeliane, è proprio il pubblico, io credo, il dato più importante, l&#8217;elemento da sottolineare della serata, quella marea oscillante di uomini, donne, ragazzi e anziani, la maggior parte dei quali sfida la fresca serata ferrarese in piedi, con gli occhi fissi e attenti, quasi magnetizzati dal racconto della Hass che prosegue incessante per quasi un&#8217;ora e mezza.</p>
<p>E&#8217; negli occhi di tutta quella gente, del brulicante e numeroso popolo del festival, che si leggono le pagine migliori di questa tre giorni estense: occhi che fissano più in là degli oratori, occhi che, seguendo i racconti di Amira, percorrono istantaneamente il paio di migliaia di chilometri che ci dividono dai territori occupati e vivono, quasi sulla loro pelle, le ingiustizie e i soprusi che per i palestinesi sono la quotidianità da anni; occhi che, si spera, non dimenticheranno mai questo momento.</p>
<p><b>di Andrea Coccia</b></p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8685/dal-festival-di-internazionale-a-ferrara-israelepalestina-la-pace-impossibile">Dal Festival di Internazionale a Ferrara: Israele/Palestina, la pace impossibile </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 14:15 di lunedì 04 ottobre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Attentato a Maurizio Belpietro nella notte. Il racconto del direttore di Libero</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8673/attentato-a-maurizio-belpietro-nella-notte-cose-successo</link>
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    <pubDate>Fri, 01 Oct 2010 11:55:35 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Luca Landoni</dc:creator>
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    <category>cronache-di-guerra</category><category>attentato maurizio belpietro</category><category>in evidenza</category>
    <description>Il direttore di Libero Maurizio Belpietro è stato oggetto di un tentativo di &amp;#8220;attentato&amp;#8221; - lo chiamiamo così in attesa di capire cosa sia accaduto realmente - nel corso della[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/belpietro_21.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="287" alt="" /><br clear="all" />Il direttore di Libero <strong>Maurizio Belpietro</strong> è stato oggetto di un tentativo di &#8220;attentato&#8221; - lo chiamiamo così in attesa di capire cosa sia accaduto realmente - nel corso della notte.</p>
<p>Dal racconto dello stesso Belpietro le cose si sarebbero svolte in questa maniera. Rientrato in casa dopo una giornata di lavoro, il direttore come d&#8217;abitudine ha lasciato la scorta, di cui gode da molti mesi, ed è salito nel suo appartamento accompagnato da un singolo agente.</p>
<p>Subito dopo aver chiuso la porta alle sue spalle ha udito un trambusto, seguito da alcuni colpi di pistola. Un uomo travestito da finanziere si era introdotto nello stabile e aveva affrontato con una pistola l&#8217;agente. Fortunatamente l&#8217;arma si è inceppata e l&#8217;uomo si è dato alla fuga.</p>


<p>
Gli spari sono stati prodotti dalla pistola dell&#8217;agente stesso, nel tentativo di fermare l&#8217;attentatore, che però si è dileguato.</p>
<p>Belpietro ha attribuito l&#8217;episodio al clima d&#8217;odio generatosi nel paese. Un argomento su cui si potrebbe discutere per ore, ma che difficilmente può essere smentito.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8673/attentato-a-maurizio-belpietro-nella-notte-cose-successo">Attentato a Maurizio Belpietro nella notte. Il racconto del direttore di Libero</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 13:55 di venerdì 01 ottobre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Sbirri di Marca, da Legaland di Sebastino Canetta ed Ernesto Milanesi</title>
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    <pubDate>Fri, 01 Oct 2010 09:28:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    <description>Manifestolibri ci invia un capitolo d&amp;#8217;assaggio del nuovo libro d&amp;#8217;inchiesta Legaland: 
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    </p>
<p>Manifestolibri ci invia un capitolo d&#8217;assaggio del nuovo libro d&#8217;inchiesta <a href="http://www.manifestolibri.it/vedi_indice.php?id=560">Legaland</a>: </p>
<blockquote><p>Questo libro costituisce un viaggio-inchiesta attraverso i tanti volti del Nord Est: dalle schiave dell’immondizia nei capannoni postindustrali al business che ruota intorno ai finanziamenti europei, agli eco-mostri messi in cantiere dagli interessi immobiliari. Come evidenzia lo scrittore Massimo Carlotto nella prefazione, “il Veneto di domani è un affare ultramiliardario che ora passa nelle mani del governatore leghista Luca Zaia e del suo partito”.
</p></blockquote>
<p>La Marca è tradizionalmente una roccaforte di movimenti sotterranei, aggregazioni «strane», punte estreme di autonomismo. Un universo che è tornato a galla grazie all’inchiesta della Procura della<br />
Repubblica di Treviso, condotta soprattutto a suon di intercettazioni telefoniche e riscontri «sul campo». Riguarda l’idea di Polisia formato secessionista: agenti municipali, ma fedeli al Veneto che nulla vuole spartire con la Repubblica italiana.<br />
«Aruòlate, la Patria te ciàma». Un po’ Gladio in formato autonomista, un po’ eredi dei «serenissimi», un po’ partigiani in versione di Marca. Difficile liquidarli come un’armata Brancaleone, buffoni da osteria, innocue macchiette «chiacchiera e distintivo», dopo che sono finiti nella rete della magistratura. Se non ci fossero di mezzo nove pistole semiautomatiche, due fucili a pompa e 727 proiettili sequestrati, la declinazione veneta del celebre I want you farebbe sorridere. E invece, in questa vicenda, di divertente, non c’è proprio niente.<br />
«Abbiamo fermato la Polisia Veneta prima che diventasse davvero pericolosa» conferma il questore Carmine Damiano. Nel fascicolo sul tavolo di Antonio Fojadelli, procuratore capo, la prima lista degli indagati è già arrivata a quota tredici: tutti promotori, aderenti o semplici simpatizzanti del braccio armato del sedicente Stato delle Venethie. Ora rischiano l’imputazione per banda armata.</p>


<p>In mezzo ad anonimi padri di famiglia spuntano tre nomi eccellenti: Paolo Gallina, comandante della Polizia locale del Comune di Cornuda; Daniele Quaglia, ex presidente della Life (Liberi imprenditori federalisti europei) di Treviso e Sergio Bortotto, addetto alla security del supermercato Panorama di Villorba, espulso dalla polizia (quella vera) una decina di anni fa. Erano pronti a uccidere e morire pur di liberare le Venezie dall’oppressione dello Stato invasore. Chiedevano la revisione del Plebiscito del 1866. Alimentavano il mito sempreverde della guerra di liberazione contro lo straniero, in questo caso il resto degli italiani.<br />
Alla base della lucida follia dei polisioti, il rifiuto totale delle istituzioni repubblicane di Roma. Governo, Parlamento, magistratura.<br />
Nel mirino, perfino i vigili urbani. Il punto di forza degli sbirri di Marca era, banalmente, la promessa di stipendi d’oro: ogni aderente alla milizia avrebbe percepito 3 mila euro al mese, alla faccia della crisi.<br />
Una leva efficace che aveva già convinto un’ottantina di «partigiani », pronti a partire per il «fronte» del Nord Est. Un bel problema anche per Leonardo Muraro, presidente leghista della Provincia di Treviso. Ha concesso il patrocinio istituzionale autorizzando l’utilizzo del logo istituzionale per Marcaperta, il bimestrale diretto da Giuliana Merotto (madre di Gallina) che ha pubblicato<br />
i bandi di arruolamento della Polisia Veneta.<br />
La vicenda emerge quasi per caso, dopo il tentativo dei militanti della Life di bloccare con la forza un pignoramento disposto dai finanzieri nella sede di Conegliano. Una resistenza inaspettata quanto apparentemente ingiustificata innesca l’apertura di un’indagine all’inizio dell’estate. Quattro mesi di controlli incrociati, intercettazioni, appostamenti e pedinamenti serrati. Poi la mattina del 5 novembre 2009, il blitz di 60 agenti della Digos di Treviso nella sede «sindacale» e l’irruzione nelle abitazioni degli indagati. Alla Life, nel cumulo di carte di ordinaria amministrazione i poliziotti trovano un plico con proclami che inneggiano all’autodeterminazione del popolo veneto. Nel mucchio anche le schede personali degli affiliati al gruppo. A Cornuda, scatta la perquisizione della casa del capo della Municipale: e qui salta fuori un vero e proprio arsenale: 5 pistole Glock, 1 fucile Bull calibro 9&#215;21, una Beretta modello 71 e due fucili a pompa calibro 12. In tutto vengono sequestrati 922 proiettili di cui 722 detenuti illegalmente. Oltre a uno stock di mimetiche blu griffate con il leone alato di San Marco.<br />
Nell’indagine viene a galla anche lo sponsor del gruppo. L’unico che avrebbe accettato di finanziare il primo nucleo della Resistenza anti-italiana. Si tratta di un imprenditore manufatturiero residente a Conegliano: a quanto pare, avrebbe staccato un primo assegno da 2 mila euro. Al vaglio degli inquirenti anche l’ipotesi di altri stanziamenti da parte della Life: soldi pronto cassa, somme utilizzate soprattutto per il corredo di baschi, mostrine e divise militari. Di certo risulta che tre computer sequestrati erano stati regalati ai polisioti proprio dagli esponenti dell’associazione degli imprenditori federalisti.<br />
Nei fascicoli sulla scrivania di Fojadelli saltano fuori gli «atti di guerra» dei polisiotti veneti. Piani operativi, campi di addestramento per «truppe speciali», poligoni di tiro e campagne di arruolamento per l’esercito di patrioti deciso a cambiare bandiera. Emergono le prove giudiziarie del delirio autonomista di sedicenti ministri degli Interni, capi di governo, giudici, ufficiali e reclute disposti a eliminare fisicamente gli «oppressori», cioè gli italiani.<br />
Viene a galla un programma eversivo perverso, a tratti surreale, condito con proclami, editti e documenti che incitano alla rivoluzione nel nome di San Marco. In testa il chiodo fisso dei soldi che non bastano mai: schei per stipendi e uniformi della Polisia, ma anche per pagare le odiose gabelle pretese del «governo di Roma».<br />
I primi segnali dell’eversione risalgono al 20 agosto 2009. Alle 9.20 del mattino si attiva un cellulare intestato al Comune di Cornuda. Al telefono Gallina parla con lo zio che vuole sapere se il «lavoro»<br />
prosegue bene. «Sempre meglio» fa sapere il capo dei vigili. E aggiunge: «Fra un po’ si cambia anche polizia, quindi meglio di così. Preparati a cambiare bandiera. Non sto scherzando: non sono mica da solo, Non parlo perché vado all’osteria. La cosa è molto più vasta». Il parente esprime perplessità per una strategia quanto meno azzardata, ma Gallina lo rimprovera: «Bisogna morire per i bambini, per le future generazioni, per dare la svolta e interrompere l’incubo di questa Italia di merda. Se tutti si tirano indietro i tuoi figli faranno una vita anche peggio della tua».<br />
Il 1° agosto 2009 mezz’ora di conversazione tra Palmerini e Quaglia rivela grado e livello dell’organizzazione. Affiorano anche i primi dissidi tra il presidente del tribunale veneto e l’esponente della Life. Al centro dello scontro un decreto che suona come una dichiarazione di guerra all’Italia.<br />
Palmerini è convinto che gli «sbirri» si siano spinti oltre i confini della legalità e anche del buon senso. Rilegge al telefono il documento predisposto dall’ala militare del gruppo. «Qualsiasi atto o azione posta in essere nel territorio dello Stato delle Venezie da stati, enti, organizzazioni straniere che comprometta la sovranità del popolo veneto, sarà considerato un atto di guerra». Poi chiede spiegazioni: «Ma cosa vuol dire stranieri?». «Può essere un italiano, un austriaco o un ente greco…» risponde Quaglia.<br />
Palmerini insiste. Vuole capire il senso di una «bomba» non solo verbale: «Intendi qualsiasi atto? Tu non puoi dichiarare guerra perché uno ha fatto una pisciata non autorizzata». Segue la replica piccata del portavoce della Life: «Ma sono loro che dichiarano guerra». Il contrasto tra i due appare insanabile: «Ti rendi conto che qualsiasi atto vuol dire…un vigile che ti dà una multa, secondo quello che avete scritto.<br />
Non ti sembra un po’ ridicolo?» obietta Palmerini.<br />
Quaglia non si scompone: «Potrebbe essere un atto di oppressione fatto in un territorio&#8230;» A nulla serve il tentativo di Palmerini di riportare il lume della ragione nella Polisia: «Ma siete cretini? Capite cosa state dicendo? Se io pubblico questa cosa tu devi capire che se domani un tizio spara alle spalle a un poliziotto che gli ha dato una multa, è legittimato a farlo in quanto il poliziotto ha fatto un atto di guerra».<br />
Nessun problema per Quaglia. L’importante è che «prima ci sia una comunicazione a tutte le autorità italiane che sono presenti sul territorio». «Sì, ma se questa cosa viene fuori scoppiano le bombe subito. Le mettono gli italiani e dichiareranno che siete stati voi. E con questa scusa manderanno i carri armati!» avverte Palmerini. Il 5 settembre presenterà le dimissioni dal gruppo. «Parlate sempre di guerra e di armi» accusa.<br />
Altrettanto surreali erano sembrate le registrazioni del 31 luglio, quando Bortotto, ministro dell’Interno dello Stato delle Venethie, aveva contattato Merotto per discutere la foggia delle uniformi per i «patrioti». Si evidenzia l’inquietante edonismo degli eversori veneti preoccupati da modello, taglio e qualità delle divise dell’esercito di liberazione. «Stamattina siamo andati in una ditta e abbiamo trovato a 25 euro la camicia con tutti gli stemmi stampati sopra – racconta Bortotto – Potrebbe diventare il fornitore ufficiale, quindi ci farebbe ancora meno» e ancora: pantaloni neri e camicia grigia o bianca. Che ne dici?». «Bianca è delicata» avverte, da buona massaia, Merotto.<br />
Seguono scambi di opinione sui modelli in voga. Per Bortotto l’ideale sarebbero fotocopie dei bobby londinesi «con l’aggiunta del bomber durante l’inverno».<br />
Sembra la preparazione al Carnevale. Ma non si tratta di un ballo in maschera. Lo prova il verbale di intercettazione del 20 agosto 2009, quando Gallina riassume a Bortotto la conversazione con Mario Turchetto, vicesindaco di Cornuda, in buoni rapporti con un commerciante di Ponzano che vende buffetteria militare a buon prezzo.<br />
Bortotto spiega: «Per i cinturoni operativi abbiamo trovato quelli a 9 euro, come quelli che avevo io in Calabria». Unico problema: «Le tute, a 33 euro l’una, sono di un blu un po’ chiaro». Poco male:<br />
«Andiamo in lavanderia da Marco, le facciamo colorare di scuro e siamo a cavallo. Le facciamo come le tute di volo degli elicotteristi della polizia» precisa Bortotto.<br />
È un delirio senza limite: «Siamo già d’accordo: se domani avessimo l’Accademia ci fornisce tutto lui. Anche il lavaggio. Siamo andati a vedere su www.forzespeciali.it e lì ci sono i cinturoni coi buchi come quelli che avevo alla Celere».<br />
Le intercettazioni della Digos proseguono per tutto agosto. Così la questura di Treviso viene a sapere che il 6 settembre 2009 è previsto l’esordio in pubblico della Polisia. In teoria si tratta solo di sfilare in divisa durante una manifestazione pubblica a Cittadella, nel Padovano.<br />
Ma tra i polisiotti spunta la paura per il salto nella realtà. Risultato: molti volontari si tirano indietro all’ultimo momento. Per primo abbandona il 23enne Alex Cafra di Conegliano: «Mi hanno messo tutta la domenica a lavorare» si scusa con i capi. Il giorno dopo molla un’altra recluta: un volontario trevigiano che fa sapere di avere «la nonna all’ospedale». Defezioni che colpiscono anche lo stato maggiore della milizia secessionista. Perfino Bortotto tradisce perplessità per la prima operazione in chiaro: «Vengo malvolentieri, solo per il gruppo, perché non credo in questa cosa qua».<br />
Il 1 agosto il «ministro degli Interni» aveva però creduto all’abolizione delle multe da parte del futuro governo veneto. L’aveva confidato a un simpatizzante rivelando anche il contenuto del decreto predisposto da Quaglia. «Avete fatto bene, porco cane» risponde l’altro polisiotto che definisce lo Stato italiano «quei quattro maiali». Bortotto, galvanizzato, rincara la dose: «È ora di finirla anche con le multe fatte da carabinieri, polizia. Non saranno più valide: tutte annullate. Illegali per legge». Stessa storia per le tasse: «Non possono più pretendere soldi dal popolo veneto» sentenzia il capo della Polisia.<br />
Il 15 settembre un simpatizzante telefona a Bortotto per chiedere se gli sconti sull’assicurazioni praticati alle polizie locali valgono anche per loro. «Faremo al più presto anche le nostre assicurazioni» promette il «ministro». Insieme alla garanzia di uno stipendio di 3 mila euro al mese.<br />
Un mese prima la Digos aveva registrato la prova di piani di addestramento militare del gruppo. Il 16 agosto Bortotto e Gallina avevano discusso di un possibile poligono di tiro individuato nella<br />
zona del monte Cimon, vicino al rifugio Posa Puner a mezza strada tra Combai e Miane: «Dovremo fare delle squadre&#8230; speciali» suggerisce Bortotto. A Gallina viene da ridere: «Ma su una baita, Sergio?» A Montebelluna, nella redazione di Marcaperta minimizzano.<br />
Nessuna insurrezione, giurano. I fucili? «Si tratta di armi che mio figlio Paolo ha sempre detenuto a fini collezionistici. C’era anche una pistola ereditata dal padre. Come le altre regolarmente denunciata, e diligentemente custodita all’interno di un armadio blindato» puntualizza Merotto. E specifica: «Quaglia aveva presentato domanda a Strasburgo per ottenere l’indipendenza del Veneto. Ma per far avanzare quella pratica ci voleva una struttura. E così è stata fatta la pubblicità con la pubblicazione dei moduli per le adesioni». Il patrocinio?<br />
«Dopo un anno di mancate risposte mi sono rivolta a una funzionaria della Provincia. Ho chiesto notizie e lei ha mandato avanti la richiesta.<br />
Il presidente Muraro alla fine ha firmato, raccomandandosi che l’utilizzo del logo fosse a fin di bene». Merotto insiste: «Era tutto alla luce del sole». Intanto, nel complesso di Sant’Artemio, sede della Provincia di Treviso, si tenta di smorzare la polemica sul nascere: «Non siamo certo in grado di controllare tutte le iniziative che si avvalgono del nostro logo» puntualizza il presidente Muraro giustificando così il patrocinio. Dall’opposizione fanno notare che, almeno in questo caso, avrebbe dovuto farlo. «Il fatto è grave. Vogliamo capire come e perché si è concesso l’utilizzo del logo. Bisogna capire se in Provincia erano a conoscenza dell’abbinamento con lo Stato delle Venethie» accusano i consiglieri di minoranza.<br />
Archiviata l’era Galan, il Veneto scopre così il sottoprodotto di un federalismo artefatto, nebuloso, urlato, su cui politicamente hanno soffiato cani e porci. Le intercettazioni della Digos di Treviso decrittano i sintomi della metastasi autonomista e provano che il «piombo» promesso da Bossi &#038; soci qui viene preso sempre sul serio.<br />
È accaduto nel 1992, quando il senatur promise di prendere il moschetto contro la truffa subita in Parlamento. Poi ricordò i fucili «caldi» e un esercito di 300 mila «martiri» pronti a mettere in campo la rivolta leghista. Non basta, perché si sono aggiunte altre dichiarazioni di stampo militaresco e «rivoluzionario» da parte del fondatore del Carroccio. È toccato alle pallottole «che costano solo 300 lire», destinate ai giudici che avessero osato indagare sulla Lega Nord.<br />
Nell’archivio delle intimidazioni c’è anche un’inquietante «oliatura dei Kalashnikov» e il previsto arrivo di «camionate di mitra dalla Slovenia e dalla Croazia».<br />
Fin qui Bossi. Ma in Veneto negli ultimi 15 anni sono cresciuti gruppi, sigle e sodalizi che hanno estremizzato l’autonomismo «serenissimo ». Nel solco del sogno del vero secessionismo da Roma. Fino a inabissarsi nella Polisia.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8669/sbirri-di-marca-da-legaland-di-sebastino-canetta-ed-ernesto-milanesi">Sbirri di Marca, da Legaland di Sebastino Canetta ed Ernesto Milanesi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:28 di venerdì 01 ottobre 2010.</p>
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    <title>Ezio Mauro: &quot;Le 10 domande a Berlusconi puro giornalismo&quot;</title>
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    <pubDate>Fri, 23 Apr 2010 15:01:11 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Francesco</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/tvblog/eziomauro_1.jpg" class="post" border="0" width="586" height="316" alt="" /><br clear="all" />&#8220;<em>Abbiamo solo fatto giornalismo</em>&#8220;, questo il messaggio chiave che, di fronte alla platea <a href="http://www.ijf10.org/">dell&#8217;International Journalism Festival</a> di Perugia, <strong>Ezio Mauro</strong> ha voluto lanciare ritornando sul tema delle &#8220;<em>10 domande a Silvio Berlusconi</em>&#8220;. Impossibile non ricordare quella che era divenuta una battaglia del quotidiano La Repubblica all&#8217;indomani della visita a Casoria del <strong>Presidente del Consiglio</strong> per partecipare alla festa del 18esimo compleanno della sconosciuta <a href="http://www.polisblog.it/tag/noemi letizia">Noemi Letizia</a>.</p>
<p>Un evento apparentemente insignificante, ma sin dalle prime battute circondato <a href="http://www.polisblog.it/post/4656/per-il-ministro-rotondi-il-caso-noemi-berlusconi-e-una-montatura-dei-servizi-segreti-stranieri">da misteri, contraddizioni</a>, omissioni che in sei lunghissimi mesi il giornale di <strong>Mauro</strong> ha cercato di porre al centro del dibattito, non solo nazionale.</p>
<blockquote><p>
L’avventura delle dieci domande è stata è un semplice e pure inchiesta giornalistica, nata nel momento in cui le contraddizioni di Silvio Berlusconi, sulla sua visita a Casoria, sono state evidenti a tutti.</p></blockquote>


<p>Su questo punto Mauro vuole essere chiaro: non c&#8217;era nessun intento politico, nessuna oscura agenda. I fatti imponevano quegli interrogativi, e di fronte alla reticenza del Premier, Repubblica ha deciso di pubblicarli. Perché insistere per così tanto tempo? Per non addormentare l&#8217;opinione pubblica, per non permettere che il più generale diritto dei giornalisti a fare domande (e a contestare risposte non soddisfacenti) venisse calpestato e superato da un tipo d&#8217;informazione che è semplice megafono di comunicati stampa e ricostruzioni fantasiose che offendono l&#8217;intelligenza di chi conosce gli elementi sul terreno.</p>
<p>Le sollecitazioni del pubblico hanno sollevato perplessità sulla &#8220;riuscita&#8221; della <a href="http://www.polisblog.it/tag/dieci+domande+a+berlusconi">campagna delle 10 domande</a>. Lo stesso Ezio Mauro non si sottrae sottolineando come la scarsa solidarietà del giornalismo italiano (telegiornali, ma non solo) abbia portato ad un progressivo isolamento de <a href="http://www.repubblica.it">La Repubblica</a> sulla questione e alla conseguente &#8220;stanchezza&#8221; dell&#8217;opinione pubblica nel sentire parlare della trasferta a Casoria di Berlusconi. Paradossalmente tutto ciò mentre all&#8217;estero accadeva l&#8217;esatto contrario, basta guardare i numerosi articoli sul tema su quotidiani come <em>Le Monde</em> o il <em>The Guardian</em>.</p>
<p>Il Direttore di Repubblica ha commentato anche <a href="http://www.polisblog.it/post/6061/le-risposte-di-berlusconi-alle-10-domande-di-repubblica">le risposte che Berlusconi</a> ha affidato a <a href="http://www.polisblog.it/tag/bruno vespa">Bruno Vespa</a> concedendogli un’intervista per il libro &#8220;<em>Donne di Cuori</em>&#8220;:</p>
<blockquote><p>
Ancora oggi sono incomplete ed ovattate. Senza contare che sono arrivate cioè attraverso il suo “notaio personale”, senza la presenza di un contraddittorio. Il che rivela anche un limite enorme per il Presidente del Consiglio: l’impossibilità di dire la piena verità sulla vicenda. </p></blockquote>
<p>Incalzato sulla questione del conflitto d&#8217;interessi Mauro ha precisato che il suo giornale non è, e non aspira ad essere, il leader dell&#8217;opposizione a Berlusconi.</p>
<blockquote><p>
Siamo un giornale fatto di carta e di inchiostro il nostro compito è informare, far comprendere, e aiutare il cittadino ad essere più  consapevole. In modo che una volta chiuso il giornale possa dire: è valso il prezzo del biglietto.</p></blockquote>
<p>[Intervento di Gabriele Capasso]</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/7514/ezio-mauro-le-10-domande-a-berlusconi-puro-giornalismo">Ezio Mauro: "Le 10 domande a Berlusconi puro giornalismo"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 17:01 di venerdì 23 aprile 2010.</p>
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    <title>Caso Emergency in Afghanistan: la protesta in rete continua, mentre gli operatori lasciano Lashkar-gah</title>
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    <pubDate>Tue, 13 Apr 2010 11:34:39 GMT</pubDate>
    <dc:creator>davide f.</dc:creator>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/emergency_01.jpg" class="post" border="0" width="586" height="479" alt="emergency" /><br clear="all" /></p>
<p>Mentre l&#8217;opinione pubblica inizia a farsi un&#8217;idea di quello che è successo a Lashkar-gah, in <a href="http://www.polisblog.it/tag/afghanistan">Afghanistan</a>, ancora nessuna notizia dei tre operatori sequestrati: Matteo Dell&#8217;Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani. <a href="http://www.emergency.it/">Emergency</a> fa sapere di non avere nessuna novità, e di non poter più lavorare nella sede <a href="http://tv.repubblica.it/dossier/medici-emergency-arrestati/emergency-lascia-l-ospedale/45395?video">in mano alla polizia afgana</a>.</p>
<p>Mentre <a href="http://www.polisblog.it/tag/frattini">Frattini</a> riesce incredibilmente a peggiorare le sue dichiarazioni (ieri a Skytg24 ha chiamato i tre operatori sotto sequestro &#8220;imputati&#8221;, parola evidentemente molto familiare al suo partito), i talebani fanno sapere - ce ne fosse bisogno - di non avere nessun tipo di accordo con <a href="http://www.polisblog.it/tag/emergency">Emergency</a>. </p>
<p>Pare proprio che ad avercela con <a href="http://www.polisblog.it/tag/gino%20strada">Gino Strada</a> e soci sia, <a href="http://www.polisblog.it/post/7425/caso-emergency-in-afghanistan-smentito-il-times-esplode-la-protesta-in-rete-e-su-facebook">come accennavamo ieri</a>, la <a href="http://www.polisblog.it/tag/nato">NATO</a> e le forze alleate, infastidite dagli &#8220;occhi scomodi di Gino Strada&#8221;, come li ha chiamati Massimo Fini oggi su <a href="http://www.polisblog.it/tag/il%20fatto%20quotidiano">Il Fatto Quotidiano</a>. <a href="http://www.facebook.com/pages/Io-sto-con-Emergency/116463131699656">Facebook</a> intanto registra oltre 70.000 adesioni alla protesta in meno di 24 ore.</p>


<blockquote>Mi sembra normale che i nostri operatori non abbiano confessato niente perche&#8217; non c&#8217;e&#8217; niente da confessare e, in secondo luogo, non e&#8217; stata formulata alcuna accusa. Tanto piu&#8217; che non sono stati nominati ne&#8217; un avvocato dell&#8217;accusa ne&#8217; una della difesa</p></blockquote>
<p>Gino Strada ribadisce con nettezza la posizione di Emergency, sottopressione per motivi che non c&#8217;entrano nulla con il terrorismo. Sin dalla sua nascita, Emergency si configura come organizzazione che non bada al colore della divisa quando si tratta di curare e salvare vite umane, quindi è più che comprensibile che intrattenga anche rapporti civili con la parte talebana, una dei protagonisti di questa guerra.</p>
<p>Ricordate il ruolo centrale avuto da Gino Strada nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo?  Emergency è scomoda perchè la Nato non vuole che i talebani ricevano cure mediche, come dimostrato nell&#8217;<a href="http://www.polisblog.it/post/6997/afghanistan-la-strage-di-marja-e-i-limiti-della-strategia-di-obama-e-della-nato">assedio di Marja</a>, dove venne rifiutato un corridoio umanitario, in barba alla convenzione di Ginevra.</p>
<p>Emergency si è sempre spesa in prima persona per denunciare questo comportamento barbaro delle forze alleate, e l&#8217;impressione è che ora, in vista delle nuove offensive in Afghanistan (obiettivo Kandahar), coloro che esportano la democrazia abbiano deciso di fargliela pagare. Approfittando anche dell&#8217;atteggiamento incommentabile di chi quei cittadini avrebbe il dovere di difenderli.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/7434/caso-emergency-in-afghanistan-la-protesta-in-rete-continua-mentre-gli-operatori-lasciano-lashkar-gah">Caso Emergency in Afghanistan: la protesta in rete continua, mentre gli operatori lasciano Lashkar-gah</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 13:34 di martedì 13 aprile 2010.</p>
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