Daniela Santanché ha definito il profeta dell’Islam Maometto, un “pedofilo”: mi vergogno di appartenere alla stessa razza della Santanché, quella umana, come credo chiunque abbia un briciolo di buonsenso. Più che per le idee, che per quanto non condivisibili, si possono sempre discutere, per la brillantezza con cui ha lanciato un’autocisterna di benzina su un incendio che andrebbe domato con intelligenza.
Non berciando la domenica pomeriggio in tv, come ha fatto la Sig.ra Garnero in Santanché, una che ha tanto a cuore l’emancipazione femminile - “Le donne musulmane! I loro diritti!” - da essersi tenuta il cognome del marito, una volta finito il loro matrimonio. Ma in fondo, è la Santanché: è la stessa che ci spiegava che “Le donne di sinistra? Sono brutte“, oppure che aveva quasi ottenuto una fondamentale palestra a Montecitorio, la stessa persona che affermava
«Sono orgogliosa di essere fascista»
Nel 2008, non nel 1948.
L’ex-parlamentare Daniela Santanchè è stata aggredita davanti al cinema Ciak di Milano dove si svolgeva la festa per la fine del Ramadan. L’intento del leader del Movimento per l’Italia era di protestare contro la condizione delle donne musulmane costrette a portare il burqa o velo integrale, e la provocazione non è piaciuta a qualche membro della comunità islamica che, sempre secondo la Santanchè, l’avrebbe assalita.
A suffragio della sua tesi l’ex-deputata ha presentato un certificato dell’ospedale Fatebenefratelli riportante varie escoriazioni e la possibile rottura di una costola. Al di là di questo, che non appare eccessivamente rilevante giacché sappiamo che in questi casi la prassi è esagerare i danni subiti, rimane il contenuto della protesta.
La Santanchè chiede semplicemente l’applicazione da parte delle forze dell’ordine di una legge del nostro ordinamento. Si tratta della legge 152 del 1975 che vieta di aggirarsi a volto coperto e non ammette alcuna deroga, che sia di carattere religioso o altro. È comprensibile la ritrosia della nostra polizia a far applicare un punto così impegnativo, nella previsione delle evidenti conseguenze sociali e materiali, ed è pertanto la politica a dover mandare un segnale preciso a favore della legge.
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«Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia, ma è Veronica Lario che da molto tempo ha un compagno». Così Daniela Santanchè in un’intervista rilasciata oggi a Libero. Il nome del compagno ce lo rivela invece il Corriere. Si tratta di Alberto Orlandi, 47 anni, capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio.
«Berlusconi ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia. Ha rinunciato ad avere al fianco la sua donna, ha accettato che l’Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo. Con la moglie ha fatto un patto: andiamo avanti, non sfasciamo tutto, ha pensato ai figli, ai nipotini. Insomma, ha fatto quello che pochi uomini, soprattutto nelle sue condizioni, avrebbero il coraggio di fare. Ha accettato ciò che pochi uomini accettano. Cosa gli sarebbe costato divorziare e rifarsi una famiglia, un amore? Il battito di un ciglio e la questione era risolta. E invece nulla».
Infine la Santanchè così chiude:

A volte, chi semina vento, raccoglie tempesta. L’altra sera c’è la Santanchè che va ad Anno Zero: ancora oggi, sabato, sulla home page di qualunque quotidiano, ci sono pezzi come questo, trovato su Corriere.it di cui vi quoto l’incipit:
«Ho passato dei momenti veramente brutti, sono ancora scossa (…) Gad Lerner ha fatto di tutto per alzare il livello dello scontro, dicendo che cavalco la paura - ha spiegato -. Ho detto “via i clandestini a calci nel sedere” e lo penso ancora oggi, proprio perché sono dalla parte degli immigrati regolari che hanno un lavoro e rispettano le nostre leggi. Ho detto anche che un delinquente è un delinquente, qualunque sia il colore della sua pelle»
E poi, continuando nell’intervista, l’ex moglie del chirurgo plastico, spiega che bisogna evitare di alzare i toni dello scontro. Giusto: come quando lei tirò fuori il dito medio in favore di fotografi, per esempio, o quando da Lucia Annunziata spiegò serafica, che
«Sono orgogliosa di essere fascista». Daniela Santanchè, candidata premier della Destra, rivendica davanti alle telecamere di “In Mezz’ ora” i suoi ideali politici. In polemica soprattutto con Gianfranco Fini che viene bollato come «il peggiore dei traditori»
Ah che brutti momenti Daniela! Pensa ai momenti brutti che ha passato chi magari c’era a spararsi addosso coi fascisti, quando sente delle robe del genere. Ma cielo! Tutto, ma non alzare il livello dello scontro. E poi ancora, in un’altra occasione, nel 2008, quest’anno, non nel 1938, in occasione di un comizio a Milano in piazza San Babila
Gli skin head fanno il saluto romano, intonando il coro «Duce, Duce» al Teatro Nuovo e la campagna elettorale si avvelena. Accade al comizio che Daniela Santanchè, candidata premier della Destra, tiene nella sala di piazza San Babila con Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore. Un gruppo di teste rasate dei circoli Cuore Nero e Casa Pound alza il braccio teso e invoca Mussolini, mentre accanto alle bandiere della Destra sventolano le croci celtiche
Si conclude così, in un freddo pomeriggio autunnale l’esperienza di Daniela Santanchè ne la Destra, il partitino fondato assieme a Francesco Storace poco prima delle elezioni per garantire una casa ai transfughi di An dopo il vuoto creato a destra dalla nascita del Pdl.
Uno scarno comunicato, annuncia le sue dimissioni da portavoce. Appena dieci righi, per dire essenzialmente tre cose: non vogliamo fare la fine della Margherita, non vogliamo essere extraparlamentari e nostalgici, i nostri interessi possono essere difesi e promossi solo partecipando alle decisioni. Insomma, la parola d’ordine è “collaborare responsabilmente con la coalizione di centrodestra oggi al Governo”.
La saga che ha animato l’estate politica italiana, alla fine, termina come previsto: con la pasionaria nera che molla tutto per entrare nelle grazie del Cavaliere: “Silvio sto arrivando”, è il messaggio non scritto che manda al Premier in attesa, chissà, di un bel dicastero.

E’ ancora estate, è ancora agosto, quindi tra un pianeta in bilico verso la terza guerra mondiale e le polemiche sul Billionaire e Daniela Santanchè pentita di averlo frequentato - ma non di esserne stata socia e parzialmente proprietaria - come non occuparsi della polemica tra Elisabetta Gregoraci e l’onorevole pasionaria - questa la capiamo in quattro… - de La Destra? Forse ricorderete che qualche giorno fa l’ex moglie del chirurgo estetico Paolo Santanchè aveva preso le distanze dal Billionaire
“Basta con le veline. Addio a Porto Rotondo, a Porto Cervo, alla Sardegna dei miliardari e del cafonal, che forse l’hanno rovinata. Meglio, l’abbiamo rovinata. Così diseducativo. E il Billionaire oggi andrebbe chiuso. Perché io mi sento a disagio, e sì mi vergogno, vedendo quanto la gente di questi tempi faccia fatica a campare”
Ok, giustissimo. A ridar tono alla demenziale querelle, dopo Flavio Briatore, ci pensa Elisabetta Gregoraci, che dalle colonne di “Chi” bastona la Santanchè
“Sbaglio o la principale caratteristica di un politico deve essere la coerenza?”, ha detto la showgirl al settimanale, riferendosi al passato della politica come co-proprietaria del locale di Porto Cervo. “Forse la Santanché si è stancata di far politica”
Siamo tutti come gli orchestrali del Titanic.
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Daniela Santanchè convince. “E’ meglio tornare dal Cavaliere”, dice oggi in un’intervista a Libero in cui spiega che per la Destra sia necessario partecipare alla nascita di quello che definisce “il più grande partito italiano”. Sembrerebbe una scelta forzata, frutto di interessi personali eppure, le motivazioni del leader del partitino di Storace non sono poi così scontate. Basti pensare, d’altronde, che è stata davvero la gente, con il voto di aprile, ad avviare quel processo di semplificazione che ha portato di fatto, ad un bipartitismo.
Una situazione, questa, che, in un certo senso, dovrebbe condurre alla fine delle contrapposizioni, fortemente manifestate in campagna elettorale nei confronti di Berlusconi intenzionato - e qui cade un altro tabù - a dar vita, secondo la Destra, al “Veltrusconi”. “Ora - chiarisce Daniela - c’è un governo che amministra e un’opposizione che fa il suo mestiere: niente sotterfugi, niente accordi sotto banco”. E’ ora, dunque, di abbandonare posizioni solitarie che, anche alla luce delle prime indiscrezioni sulla nuove legge elettorale per le europee, porterebbe la Destra allo sfacelo relegandolo definitivamente a partito extraparlamentare.
Un isolamento che non può reggersi - è l’analisi della Santanchè - sui rancori personali di Francesco Storace. Il partito ha bisogno di ricollocarsi nel nuovo scenario politico nell’ottica - per ora - della sopravvivenza. E l’unica chance in tal senso può offrirla solo il Cavaliere dato che il “nemico” resta comune a entrambi: Walter Veltroni e il Pd. Ma quando Salvatore Dama le chiede di un possibile ingresso nel governo a settembre lei, subito, smentisce: “Chi ha la passione politica - scandisce - non sgomita per un ruolo. Io voglio soltanto contribuire alla costruzione di un grande progetto politico”. Soltanto? Si vedrà.
Sono giorni in cui le nostre rappresentanti in Parlamento devono difendersi dalle insidie di omaccioni in alcuni casi nerboruti e superdotati, in altri semplicemente erotomani. Aveva iniziato Rocco Siffredi, gettandosi a pesce su Lilli Gruber, Irene Pivetti, Michela Vittoria Brambila e Daniela Santanchè:
“(Lilli Gruber, n.d.r.)Ha sempre fatto parte dei miei sogni erotici, lei la vedo molto fetish”. Seguono: Irene Pivetti e Daniela Santanchè. Sui suoi rapporti con i politici italiani, infine, dice: “Ho pranzato e cenato con sindaci di grandi città e con loro si è parlato sempre e solo di sesso e perversioni. Ma non lo si è mai fatto”
Ora però anche Tinto Brass si lancia sull’ex moglie del chirurgo plastico Paolo Santanchè:
«La Santanchè, un mio sogno proibito, è una femmina autentica che sprigiona passione»
Per raccontare cosa sta succedendo ne “La Destra”, il partitino di Francesco Storace, è necessario partire dalla copertina di Novella 2000 dedicata, un paio di settimana fa, a Daniela Santanchè che troneggiava in stile cavallerizzo sulla prima pagina del settimanale scandalistico della Rcs sotto il titolo “Casta da un anno”. All’interno, intervista-shock al portavoce de “La Destra”: “Perché non la do e scelgo la castità”.
Un segnale politico? Anche. Per dire, a nostro avviso, che il flirt - politico, ovvio! - con Berlusconi di cui si parla in questi giorni non nasce da scambi di favori sessuali. Se le altre, insomma, vogliono concedersi al premier, facciano pure. Lei, integerrima, continua per la sua strada tracciata, come ricorderete, già in campagna elettorale: “Berlusconi e’ ossessionato da me. - disse - Tanto non gliela do…”.
E proprio in questi giorni, mentre sembra consumarsi inevitabilmente la scissione con Storace, le trattative col presidente del Consiglio in persona continuano. “Siamo già parte del Pdl” è il teorema della Santanchè che medita l’annessione o la scissione. Secondo Epurator (intervistato oggi da Repubblica), la portavoce (intanto ribattezzata dall’ex Governatore del Lazio “l’antivoce”) è pronta a vendersi “per un posto in lista”. Una logica sbagliata che annulla di fatto, secondo molti osservatori, il percorso de “La Destra”, forza politica nata in contrapposizione ad Alleanza Nazionale rea di aver abdicato, negli ultimi anni, agli antichi valori del Movimento Sociale Italiano.
Tempi duri per La Destra, il partito fondato da Francesco Storace che aveva presentato Daniela Santanchè come candidato premier. Dopo la grama prestazione elettorale la forza politica ha vivacchiato senza particolari sussulti, limitandosi a fare da cassa di risonanza del governo, dal quale non si discosta poi molto in quanto a posizioni. Più volte la Santanchè ha rilasciato dichiarazioni in linea con l’esecutivo soprattutto in materia di immigrazione e sicurezza al punto da venire completamente oscurata dai media in quanto duplicato sbiadito del Pdl.
D’altronde le caratteristiche di destra extra-parlamentare mal si addicono a un movimento molto meno radicale di Forza Nuova e ben più abituato a tenere le redini di governi centrali e locali, soprattutto tramite i due leader; stiamo dunque lentamente arrivando all’inevitabile epilogo. Daniela Santanchè ha espressamente dichiarato di essere pronta a entrare nell’esecutivo, scaricando l’alleato Storace ritiratosi sull’Aventino, e cercando una riappacificazione con Gianfranco Fini, per il quale ha detto che avrebbe votato come Presidente della Camera.
In tutto questo non può non aver pesato, a nostro giudizio, il vedere che candidate molto meno valide ed esperte di lei abbiano ottenuto un dicastero solo in quanto donne, per gli effetti delle quote rosa. Anche per la bella Daniela è venuto dunque il momento di abbandonare i vecchi rancori e rientrare nel Pdl, dove il Cavaliere l’attende a braccia aperte.
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