venerdì 24 luglio 2009

Rotondi e la Dc annunciano la discesa in campo per le Regionale del 2010: sollievo nel Pdl

pubblicato da m.paganini – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Interni Democrazia Cristiana DC Regionali 2010


La Democrazia cristiana per le autonomia, quella diretta dal ministro Gianfranco Rotondi (che tanta gloria contribuisce a fornire al Governo Berlusconi) presenterà delle sue liste di supporto al Pdl alle elezioni regionale del 2010 e lo stesso Rotondi si candiderà in Piemonte e Campania (nei collegi di Torino e Napoli) con liste in cui spiccherà il suo nome.

La notizia, che ha sollevato di molto tutto il Popolo della libertà e lo stesso Silvio Berlusconi (dopo la disperazione seguita al precedente annuncio dello stesso Rotondi circa una sua uscita dal Pdl), arriva dal leader della DcA, che parla di una scelta che si qualifica come ”un servizio doveroso per aiutare la coalizione a vincere in due regioni strategiche”.

Nel 2005 la lista della Dc in Piemonte ottenne lo 0,7% dei voti mentre Rotondi raggiunse addirittura l’1%. Risultato migliore in Campania, sempre alle regionali del 2005, con la lista all’1,9% e il candidato al 2,1%. Ora sì che il Pdl ha la vittoria in pugno…

mercoledì 01 luglio 2009

Gianfranco Rotondi minaccia di lasciare il Pdl per rifare una nuova, nuova Dc. Berlusconi terrorizzato

pubblicato da m.paganini – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Partiti Democrazia Cristiana DC


Dopo Noemi, Letizia e Patrizia, Silvio Berlusconi si trova ad affrontare un’altra grana di dimensioni eccezionali: Gianfranco.
Non Fini, ma Rotondi. L’esuberante ministro, nonché segretario della Nuova Dc per le autonomie, ha infatti minacciato, dalle colonne del Tempo, di uscire dal Pdl per costruire un nuovo partito: Se nel PdL siamo di troppo non è un dramma, né per noi né per il PdL. Tra un Popolo delle Libertà che ha vinto, ma non stravinto, e i Democrat che litigano sulle macerie c’è una prateria che una sola nostra decisione può trasformare in suolo edificabile di una forza capace di agganciarsi direttamente ai successi del governo, con la variante di declinare una generazione veramente nuova in una politica italiana che propone sul versante moderato gli stessi leader oramai da venti anni.

In effetti non c’è dubbio, visti i precedenti, che i democristiani siano capaci di trasformare in suolo edificabile ogni prateria (per non parlare di boschi, colline, parchi, zone archeologiche e aree esondabili).

Anche se Rotondi rassicura il premier sul fatto di “non voler piantare grane ad un leader che nessuna oscura campagna può scalfire”, immaginiamo il terrore che sta pervandendo le ossa di Silvio Berlusconi al solo pensiero di poter perdere l’alleanza, sostanziale e risolutiva, con la Democrazia cristiana di Rotondi Gianfranco.

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venerdì 05 giugno 2009

Elezioni amministrative a rischio per una Pizza democristiana ?

pubblicato da m.paganini – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Democrazia Cristiana DC Strategia elettorale


Ve lo ricordare Giuseppe Pizza, il segretario nazionale della Democrazia Cristiana? Colui che ottenne un posto da sottosegretario dopo aver rinunciato a presentare un ricorso sul simbolo dello scudocrociato che avrebbe potuto invalidare le elezioni politiche del 2008? Ebbene, Pizza è vivo e lotta insieme a noi!

Solo che, come si suol dire, chi di ricorso ferisce….. Il nostro Pizza si è fiondato, lancia in resta, contro i rivali dell’Udc, per impedirgli l’utilizzo del simbolo della Dc a suon di carte bollate e avvocati. La sfortuna ha voluto che il Consiglio di Stato abbia ritenuto infondata la questione ed anzi, con un effetto boomerang da manuale della politica 2.0, abbia intimato alla Dc di cambiare il proprio simbolo, riconoscendo solo all’Udc il diritto di usare lo scudo crociato. La decisione del Consiglio di Stato ha portato la Prefettura di Milano a stabilire che le schede per le elezioni provinciali di Milano e Monza e Brianza devono essere ristampate con i loghi che vedete nell’immagine.

Il ricorso si è quindi ritorto contro il nostro Pizza, che ora dovrà scegliere - alla svelta - un altro simbolo per allettare i suoi elettori. In attesa che il segretario della Dc presenti un altro ricorso, motivato dall’esigenza di prolungare la campagna elettorale in modo da permettere agli elettori di assimilare il nuovo logo, c’è da rimanere col fiato sospeso perché la decisione del Consiglio di Stato vale ovviamente in tutto il territorio nazionale e quini, teoricamente, in ogni collegio in cui è stato presentato il simbolo della Dc si ripropone lo stesso problema. Ad esempio, sulla scheda per le provinciali di Napoli, Dc e Udc sono alleate ed hanno in bella vista due scudi crociati…

venerdì 17 aprile 2009

La Dc si ricostituisce in tribunale: Buttiglione, Rotondi e Castagnetti davanti al giudice per l'inchiesta sul patrimonio immobiliare

pubblicato da m.paganini – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Democrazia Cristiana DC Politica & Tribunali


Rocco Buttiglione, Gianfranco Rotondi e Pierluigi Castagnetti si sono ritrovati ieri per una rimpatriata tra ex - post democristiani nell’Aula del Tribunale di Perugia, per testimoniare nell’ambito del processo sulla vendita del ricco patrimonio immobiliare della disciolta Dc. L’inchiesta parte dal fallimento della società a cui erano stati intestati tutti i beni immobiliari della Democrazia cristiana: un articolo del Corriere (del 2004) spiega che Parte degli edifici sono stati venduti per tappare i buchi lasciati dalla vecchia Balena bianca, ma una fetta della torta è «emigrata» nella vicina Croazia. Strane vendite, indirizzi fasulli, società che hanno sede in baracche: sul disfacimento del patrimonio ex scudocrociato la Procura ha aperto un’ inchiesta per bancarotta fraudolenta.

Dei 24 miliardi di lire che sarebbero dovuti uscire fuori dalla vendita dei 131 palazzi della Dc, solo 3 miliardi (e nemmeno tutti) sarebbero arrivati ai vari eredi del partito scudocrociato, il resto si sarebbe disperso tra debiti, i risparmi fiscali, le passività probabili future e i costi non contabilizzati. […] È iniziata, invece, una battaglia a colpi di carte bollate destinata a durare anni, forse decenni: cause civili, istanze di fallimento e, infine, anche l’ inchiesta penale.

Infatti… ieri è toccato a Buttiglione, Rotondi e Castagnetti ricostruire quei periodi e quelle scelte. Buttiglione ha spiegato “il fondamento della mia azione politica è stato di preservare lo scudo crociato ed evitare che cadesse nel fango, per consegnarlo a una fase nuova del cattolicesimo politico. Da ciò derivava la scelta di rinunciare al patrimonio per conservare il simbolo”. Il ministro Rotondi ha evidenziato di essere sempre stato molto affezionato al simbolo della Dc e che questo gli è costato “molte apprensioni, anche giudiziarie”. Castagnetti ha infine delineato una situazione complessa, in cui a lui parve inadeguato il prezzo di vendita degli immobili ma di non aver potuto fare nulla per impedire la cessione.

venerdì 08 agosto 2008

La morte di Antonio Gava, uno degli ultimi dinosauri della Prima Repubblica

pubblicato da Luca Landoni – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Democrazia Cristiana DC

Antonio Gava si è spento questa mattina alle 5.40 nella sua casa di Roma. Già da ieri si rincorrevano le voci sul suo stato gravissimo e il decesso appariva inevitabile fin dalla serata. Con Gava scompare uno degli ultimi uomini-simbolo della vecchia Dc, ormai praticamente ridotta al duo Andreotti-De Mita.

Proprio con quest’ultimo Gava aveva avuto stretti rapporti, soprattutto quando in qualità di capo dei dorotei ne aveva sostenuto la candidatura a leader dell’allora primo partito italiano. Saliva così al soglio democristiano il più filocomunista dei grandi potentati, realizzando una sorta di compromesso storico non ufficiale a molti anni dalla morte del suo teorizzatore Aldo Moro. Altrettanto rapidamente poi, come d’uso a quei tempi, l’appoggio della sua corrente si era vaporizzato per confluire su un vecchio cavallo di ritorno, Arnaldo Forlani, ponendosi alla base del celebre CAF, l’asse Craxi-Andreotti-Forlani che durerà fino alla fine della Prima Repubblica.

Colpito da un ictus nel 1990, Gava si dimette da tutte le cariche e si eclissa dalla politica fino al 1993, quando viene colpito da avviso di garanzia per le infamanti rivelazioni del mafioso Galasso che lo accusa di aver coperto il famoso boss Lorenzo Nuvoletta. Ne nascerà un lungo procedimento giudiziario (Gava si farà anche tre giorni di carcere) fino al 2006 quando il politico campano viene assolto con sentenza irrevocabile per «mancata impugnazione». Una volta scagionato, nello stesso anno Gava annuncia che chiederà i danni allo Stato per 38 milioni di euro (causa ancora pendente a quanto ci risulta).

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mercoledì 14 maggio 2008

Inflazione politica: quanto costa un Pizza?

pubblicato da m.paganini – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Impresentabili Interni Ma non aveva detto che? Palazzo Chigi Democrazia Cristiana DC


Vedendo i telegiornali ma soprattutto leggendo il post di V. avrete sicuramente notato che un tale Giuseppe Pizza è stato nominato sottosegretario a Istruzione, università e ricerca. Avrete probabilmente anche ironizzato sul fatto che in Italia basta evitare di presentare un ricorso al momento giusto per poter poi porgere lo scudo crociato ritraendolo addobbato con una delega nell’Esecutivo, celebrando “finalmente” il ritorno della Dc al Governo dopo 14 anni.

Bene, sappiate che certe illazioni sul povero Pizza sono del tutto gratuite, dato che sono stati il suo curriculum e le sue memorabili battaglie politiche per la modernizzazione dell’università italiana a determinarne la carriera governativa.

Sappiate che stiamo parlando di..

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lunedì 12 maggio 2008

Il caso Moro e la linea della fermezza

pubblicato da Luca Landoni – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Il fatto della settimana Democrazia Cristiana DC

Non so quanti di voi abbiano assistito alla fiction in onda ieri e venerdì sera su Canale 5, ma chi non l’ha fatto si è davvero perso qualcosa. Una serie di attori poco noti (a volte questo è un vantaggio) ha dato corpo e anima ai protagonisti della drammatica vicenda, e il telespettatore ha potuto davvero vivere gli eventi con gli occhi di tutti i personaggi, negativi e positivi. Su tutti un monumentale Michele Placido, capace di ridare vita al presidente Moro come solo Gian Maria Volontè aveva fatto in passato.

Abbiamo potuto così rivivere il feroce dibattito che in quei 55 giorni si scatenò in seno alla Democrazia Cristiana, in particolar modo tra i quattro principali dirigenti dell’epoca (tutti magistralmente interpretati) vale a dire Andreotti, Fanfani, Cossiga e Zaccagnini. Andreotti e Cossiga hanno portato poi un’ulteriore testimonianza nel corso di Terra, il programma che ha seguito la fiction.

L’argomento del contendere, al di là dei veri o falsi teoremi che vi furono costruiti intorno, era fondalmente uno: si poteva cedere anche solo in minima parte alle richieste dei terroristi pur di salvare Aldo Moro (linea Zaccagnini) oppure bisognava tenere duro ad ogni costo per non causare un vulnus irreparabile allo Stato e alla Costituzione repubblicana (linea della fermezza, sostenuta da Andreotti e Cossiga)?

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lunedì 21 aprile 2008

Sottovoce, la storia alle 9. Aldo Moro e il compromesso storico

pubblicato da Luca Landoni – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Uomini Politici Democrazia Cristiana DC La storia sottovoce


Alle 9 della sera si sa, non è più ora di accapigliarsi o di litigare. Alle 21, sotto la rassicurante e oscura coperta stellata, è tempo di letture e approfondimenti, e perché no, tempo anche di tornare sui passi della nostra storia. La storia siamo noi, disse qualcuno; io più modestamente dico che la Storia è dentro di noi, e la nostra percezione di essa contribuisce a fare di noi quello che siamo.

E allora il vostro umile cronista, questa volta sì semplice cronista, non commentatore nè costruttore di sentenze e della soggettività che portano con sè, proverà ad accompagnare chi di voi lo vorrà in un viaggio alla riscoperta delle nostre radici e degli eventi che hanno caratterizzato la vita di tutti noi. E’ un viaggio di conoscenza per me, che spesso ho vaghi ricordi di ciò che accadde o forse non ero nemmeno nato, e forse talvolta anche per chi avrà la bontà di leggere e chissà, contribuire alla comprensione degli eventi tramite i commenti e il dibattito che vi invito ad aprire.
Questa sera, vista la tragica e incombente ricorrenza che ci attende, ho pensato di partire da Aldo Moro. Ma non dalla strage di via Fani o dal suo assassinio, bensì dalla sua teoria politica e da ciò che forse fu causa del suo sacrificio, se così lo possiamo chiamare.

Il lascito più grande del presidente Moro fu la cosiddetta teoria delle tre fasi, che mantiene uno stretto rapporto di causa-effetto con quella del compromesso storico, enunciata da Berlinguer all’indomani del colpo di stato Pinochet in Cile nel 1973. L’allora segretario del Partito Comunista intendeva così uscire da una logica di ghettizzazione e lotta senza quartiere che i suoi avevano subito e perseguito dal dopoguerra. La violenza della campagna elettorale del 48, quella del Fronte Popolare e dei fantasmi rivoluzionari evocati dalla DC, era stata tale da ripercuotersi fino agli anni settanta, quando finalmente Berlinguer prese le distanze dall’Unione Sovietica e cercò una via democratica al governo del paese.

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Toto-ministri: la Lega conquista gli Interni

pubblicato da Luca Landoni – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Interni Gianfranco Fini Altero Matteoli Silvio Berlusconi Sandro Bondi Umberto Bossi Giulio Tremonti Roberto Maroni Popolo delle Libertà PDL Democrazia Cristiana DC Il punto politico


Quella vecchia volpe di Bossi ancora una volta ha dimostrato fiuto. Annusata l’aria che tirava all’indomani del grande successo elettorale leghista ha subito alzato i toni e messo in chiaro che il Carroccio non si sarebbe accontentato delle briciole. E così tra veti incrociati e pretese elevatissime il Senatùr ha portato a casa l’obiettivo primario, vale a dire il Viminale. E quale miglior uomo per presiederlo di Bobo Maroni, già ministro degli Interni nel primo governo Berlusconi?

Si compone così il primo tassello del piano volto a costruire un asse forte soprattutto sulla via delle sicurezza; un piano che prevede ora la conquista delle due regioni-guida del nord: Lombardia e Veneto. Il mandato dei due governatori scade infatti nel 2010, anno che vedrà con ogni probabilità l’avvicendamento tra Formigoni e Castelli (sembra infatti tramontata l’ipotesi della discesa del primo a Roma). Più complesso il discorso su Galan, che potrebbe anche decidere di rimanere in Veneto. Tra l’altro Zaia, l’uomo su cui Bossi puntava per la successione, un po’ a sorpresa sarà a sua volta ministro delle Politiche Agricole. Il trio di dicasteri leghisti è completato da Bossi alle Riforme (senza portafoglio), mentre Calderoli sarà vice-premier con Gianni Letta.

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martedì 08 aprile 2008

Pannella come Indro Montanelli

pubblicato da Massimo Falcioni – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Walter Veltroni Umberto Bossi Marco Pannella Partito Democratico PD Radicali Democrazia Cristiana DC

altroC’è chi cambia e chi no. C’è chi lancia e rilancia sempre gli stessi slogan e chi si evolve, modificando anche “radicalmente” la propria impostazione. Senza ripassare la storia, che tanto non serve, limitiamoci alla cronaca delle ultime ore.

Di fronte a un Bossi che torna a minacciare il ricorso ai fucili (anche se il grido sempre più rauco del Senatur somiglia a quello di Esopo nella favola “al lupo, al lupo!”) c’è un Pannella che non minaccia più niente: né scioperi della fame e della sete, né sit in, né occupazioni di piazze, palazzi, strade, né imbavagliamenti, né ortaggi. Né, tanto meno, ricorso a nuovi referendum. Insomma un Marco Pannella rivisto e riverniciato. Forse per l’annunciato gran debutto nello scranno di senatore a vita promessogli dal Partito democratico? Tant’è che sembra oramai chiaro che per Pannella, Veltroni val bene una messa. In un suo contorto ragionamento, il capo radicale, cerca di spiegare la decisione di confluire nel Pd con la presa d’atto di un oramai irrimediabile degrado della nostra democrazia.

Nonostante la Costituzione italiana resti di carattere rigorosamente parlamentare e assegni al Presidente della Repubblica il compito di designare il Capo del Governo, “nei fatti – spiega Pannella – noi adesso eleggiamo il Presidente del Consiglio, e anche se questo accade in modo scorretto, improprio, nemmeno spiegabile dal punto di vista della legalità, ogni politico responsabile deve prenderne atto”. Capito? Prenderne atto! Oggi Marco prende supinamente atto, senza muovere un dito, che è in vigore una nuova Costituzione materiale. E sostiene che di fronte a ciò l’unico comportamento coerente è votare Veltroni, il “minor male”.

Lungi da noi di discutere la legittimità (e l’opportunità?) del voto al leader del Pd. Ma come non rilevare che Pannella sembra l’erede dell’odiato (ricambiato a sua volta) Indro Montanelli quando invitava a votare Dc, pur turandosi il naso. Il meno peggio, appunto. La storia si ripete. Stavolta il “convertito” è Pannella. Cosa non si fa per una manciata di seggi parlamentari e per una fetta di finanziamento pubblico!

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