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Democrazia Cristiana DC

Pizza si ritira: tanto rumore per nulla

pubblicato da Descanso in: Campagna elettorale Democrazia Cristiana DC

Dopo aver trascinato in tribunale e sconfitto il Ministero degli Interni, dopo aver minacciato un rinvio assolutamente inedito delle elezioni politiche nazionali, dopo aver chiesto la ristampa delle schede elettorali e dei manifesti dei candidati al Senato - sia in Italia che tra i militari in missione di pace - per un costo stimato di trentacinque milioni di euro pubblici, dopo tanto clamore assordante per Giuseppe Pizza è arrivata l’ora di uscire di scena. Nel silenzio quasi totale.

Il segretario della DC, parlando con la stampa a Palazzo Marini al fianco dei suoi alleati del PDL Maurizio Gasparri e Sandro Bondi, ha gettato la spugna. Si è detto «costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana-DC dalla prossima competizione elettorale».

Finisce così, nel nulla, uno psicodramma vuoto e autoreferenziale, tutto interno alle dinamiche tecniche del voto (come la contestuale polemica sulle schede elettorali), che non ha lambito nemmeno di striscio i veri problemi della società italiana. Se, come sembra, gli indecisi sono ancora tantissimi, in che modo riuscirà a orientarli una campagna elettorale come questa, basata sempre più sul vuoto pneumatico?

Pizza rinuncia alle elezioni

pubblicato da Descanso in: Ma non aveva detto che? Democrazia Cristiana DC

Giuseppe Pizza rinuncia a correre con la sua lista “Democrazia Cristiana” alle elezioni del 13-14 aprile. Viene così scongiurato il pericolo di rinvio o annullamento ex post della consultazione elettorale.

Dopo la problematica riammissione della lista della DC alle elezioni politiche per decisione del Consiglio di Stato due giorni fa, alle 10:30 di oggi il segretario Pizza continuava a promettere battaglia: «Berlusconi non ci comprerà, non siamo in vendita. Ci chiede di rinunciare al ricorso? Da lui ho accettato in questi anni due caffè. Nè soldi, nè poltrone, nè spazi in tv potranno convincerci a gettare la spugna. Si voti il 27 e 28 aprile».

Alle 12:30 correggeva il tiro: «stiamo lavorando a una soluzione politicamente accettabile di compromesso che spero possa trovarsi nelle prossime ore».

Alle 13:40 Pizza ha rinunciato definitivamente a presentare la propria lista alle elezioni. Cambio di idea radicale nel giro di un’ora. Resa totale e incondizionata, in cambio - apparentemente - di nulla. È un compromesso onorevole? Aspettiamo le prossime ore per scoprire chi o cosa ha convinto Pizza a rinunciare di colpo a tutte le sue pretese, proprio mentre venivano confortate dal favore degli organi giudiziari.

La DC di Pizza farà annullare le elezioni: il caso Messina

pubblicato da Descanso in: L'Italia fa schifo Campagna elettorale Democrazia Cristiana DC Il punto politico

Giuseppe Pizza è il legittimo segretario politico della Democrazia Cristiana fondata da Alcide De Gasperi nel 1942. Almeno secondo una sentenza del 2006 del Tribunale di Roma, impugnata in appello già sedici mesi fa. La parola definitiva la dirà probabilmente la Corte di Cassazione, fra almeno dieci anni.

Nel frattempo la lista elettorale di Pizza - “Democrazia Cristiana”, con tanto di scudo griffato libertas - è stata esclusa dalle elezioni politiche 2008 perché, secondo il Ministero dell’Interno e l’Ufficio Elettorale Centrale Nazionale, il simbolo poteva confondersi con quello dell’UDC di Pierferdinando Casini. Quindi, niente Pizza.

Contro l’esclusione fu presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Salerno, che il 20 marzo ribadì: ancora niente Pizza. Ma ieri è arrivato un colpo di scena, che potrebbe innescare una reazione a catena assolutamente imprevista dagli attori di questa disputa.

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I risultati del sondaggio Blogo.it sul voto del 13 aprile

pubblicato da V. in: Campagna elettorale Uomini Politici Forza Nuova FN La Destra Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Radicali Sinistra Arcobaleno Unione Democratici Cristiani UDC Democrazia Cristiana DC

I risultati del sondaggio Blogo.it sul voto del 13 aprile

Ecco i risultati del sondaggio che vi avevamo proposto: a quanto pare vince il Pd e per il Pdl si prospettano cinque anni all’opposizione. Forse…chiaramente non c’è nessun campione casuale rappresentativo, nè alcuna velleità statistica; ma riusciamo lo stesso a dare un’immagine di una buona fetta di chi ogni giorno ci legge e ci commenta. In fondo oltre cinque milioni di utenti visitano le pagine del network Blogo.it. Circa il 30% degli internauti italiani, secondo i dati Audiweb.

Mettiamola così, che questo sondaggio per chi vota centrodestra possa essere un pò come toccare ferro, e che per gli elettori del centro sinistra possa essere di consolazione - magra, ci mancherebbe altro - a fronte di una tornata elettorale che difficilmente li vedrà uscire con tutte le ossa intere. Pd al 33%, Pdl al 28%. C’è poco altro da dire.

Nella nostra rilevazione colpisce soprattutto il crollo dell’Udc di Casini: arriva a malapena all’un per cento. Decisamente sottorappresentato, dato che in alcune regioni si assesta intorno al 7%. Il testa a testa poi tra Ferrara e Boselli (No Aborto e Ps) è impressionante. Da un lato una lista nata nel giro di pochi mesi, che con un obiettivo unico, dall’altro un partito che ha fatto la storia dell’Europa, ma con un blasone a dir poco appannato, per usare un eufemismo.

Poi magari il 14 aprile viene fuori che siamo gli unici ad averci preso; ma ho qualche dubbio.

Ping Pong - botte (e risposte) della campagna elettorale

pubblicato da il passator cortese in: Esteri Silvio Berlusconi Pierferdinando Casini Raffaele Lombardo Walter Veltroni Fausto Bertinotti Alle 5 della sera Emma Bonino Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Unione Democratici Cristiani UDC Il fatto della settimana Democrazia Cristiana DC

fdsdsgNicolas Sarkozy non esclude il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Ue e Farnesina: “No comment”. Bush:”No boicottaggio, gli Usa saranno a Pechino”. Sarkozy: “Sul boicottaggio delle prossime Olimpiadi di Pechino tutte le opzioni sono aperte. Io mi rivolgo al senso di responsabilità del governo cinese. Io deciderò in funzione della risposta che sarà data dalle autorità cinesi sul Tibet. E’ questo l’unico modo se si vogliono ottenere dei risultati”. La Ue: “No comment”. Da Palazzo Chigi e dalla Farnesina: “No comment”. Il presidente francese è il primo statista occidentale a gelare Pechino, il primo a non subire i diktat del capital-comunismo Made in China. Un bel colpo d’ala: bravo Sarkozy! Ma Bush non sembra d’accordo: “Gli Usa saranno a Pechino. L’Olimpiade offre l’occasione ai Paesi di dare il meglio di se stessi e questa opportunità è offerta alla stessa Cina”. Bush, ovvero: la voce del padrone yankee.

Walter Veltroni promette di aumentare le pensioni basse già dal 2008. Berlusconi:”No a false promesse”.Calderoli:”Le solite sciocchezze di Uolter”. Veltroni: “Possibile un intervento immediato per i pensionati oltre i 65 anni”. Berlusconi:”Le pensioni vanno adeguate al carovita: è anche un elemento di giustizia”. Emma Bonino:”Sì agli aumenti ma non pesino sul debito pubblico”. Giordano: “Veltroni arriva sempre tardi. Come Berlusconi anche il leader del Pd propone aumenti solo ai pensionati più vecchi. Ci vuole un aggancio delle pensioni a una indicizzazione reale”. Calderoli:”Diamo un aumento di 1000 euro al mese a tutti i pensionati! Tanto se dobbiamo sparare sciocchezze tanto vale spararle fino in fondo”. I pensionati arricciano il naso troppo abituati a riempirsi le tasche solo di promesse non mantenute. Basta elemosine!

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Ping Pong - botte (e risposte) della campagna elettorale

pubblicato da il passator cortese in: Campagna elettorale Gianfranco Fini Silvio Berlusconi Walter Veltroni Romano Prodi Fausto Bertinotti Massimo d'Alema Marco Pannella Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Enrico Boselli Democrazia Cristiana DC Bobo Craxi

Antonio Martino ambisce alla Difesa per rovesciare la politica estera italiana. Prodi:”Farneticante!”. Martino: “Vorrei riprendermi l’incarico di titolare della Difesa per dare una svolta totale alla politica estera di Prodi e D’Alema: ritiro dei soldati dal Libano e ridispiegamento militare in Afghanistan e in Iraq“. Niente Iran. Prodi infuriato: “Sono affermazioni gravissime, in Libano è una missione di pace, indispensabile”. Si gioca sulla pelle dei nostri soldati.

Aggiornamento ore 16,30 Libano: “l’Italia chiarisca sulla minaccia di Martino“. Il presidente del parlamento libanese Berri ha chiesto all’ambasciatore italiano Checchia chiarimenti sulla possibilità ventilata da Martino del ritiro dei caschi blu italiani (il maggior contingente dell’Unifil Onu) dal Libano. Farnesina in fibrillazione. D’Alema: “Farneticante”.

Romano Prodi fa l’offeso per il “faccia tosta” datogli da Berlusconi. Il Cavaliere:”Rettifico:faccia di m…”. Prodi:”Se con la parola tosta – risponde il premier uscente alle accuse di Berlusconi di essere una “faccia tosta” per le sue affermazioni rilasciate sull’Italia ora rispettata nel mondo – si vuol dire rigoroso allora sì, è così”. Berlusconi rettifica e ribatte: “Forse era meglio usare “faccia di m…?”. Prove di clima nuovo: fair plair fra i premier!

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Aldo Moro: 30 anni dopo ancora tanti dubbi

pubblicato da paganini in: Interni Uomini Politici Democrazia Cristiana DC



Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, l’auto che trasportava Aldo Moro dall’abitazione alla Camera dei Deputati fu intercettata in via Fani da un commando delle Brigate Rosse. In pochi secondi, i terroristi ne uccisero la scorta e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo una prigionia di 55 giorni il cadavere di Moro fu ritrovato il 9 maggio nel cofano di una Renault 4 a Roma, in via Caetani, emblematicamente a poca distanza da Piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana) e via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano).

Questo è quanto riporta Wikipedia - sintetica ma efficace - a proposito del sequestro di Aldo Moro, avvenuto esattamente 30 anni fa. In occasione del trentennale le librerie si sono riempite di volumi sulla storia di Aldo Moro e su tutto quello che ancora c’è di oscuro nella dinamica del rapimento, del sequestro e dell’uccisione.

Repubblica uscirà oggi con un Atlante speciale di 196 pagine tutto dedicato all’argomento e sicuramente non mancheranno altre iniziative editoriali importanti. Da domenica 16 marzo il Senato metterà online sul suo sito oltre 187 mila pagine di documenti, rapporti, verbali di interrogatorio, atti parlamentari e relazioni scaturiti dal lavoro della Commissione Stragi e della Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per far luce sul rapimento e la morte del leader della Dc.

Insomma chi si vuole documentare per farsi un’idea su cosa è successo 30 anni fa, ha tutti i modi per farlo. Secondo il senatore di Forza Italia…

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Democristiani fratelli coltelli

pubblicato da Massimo Falcioni in: Democrazia Cristiana DC

Si mordono le mani Pizza e i suoi di Piazza del Gesù per l’esclusione della Dc dal voto del 13 aprile e gongolano Cesa e l’Udc per aver eliminato i fratelli democristiani, possibili concorrenti.
Il segretario dell’Udc non si risparmia: “Finalmente la commissione elettorale centrale della Cassazione ha messo la parola fine ad una telenovela insostenibile. Lo scudocrociato della Dc sarà esposto, con piena legittimità e a titolo esclusivo, nel simbolo dell’Udc”. Non pago, Cesa prosegue: “Chi ha cercato di alterare la competizione democratica per confondere gli elettori ha avuto la risposta che meritava”. C’è una tirata d’orecchi anche per Berlusconi: “Dispiace che il leader del Pdl abbia avuto un comportamento così sleale tentando di comprarsi il simbolo come se fosse un marchio commerciale”.

Controreplica di un irato e minaccioso Giuseppe Pizza, segretario Dc: “E’ paradossale la decisione della Cassazione. Da un lato si fa riferimento alla legittimità dell’uso del simbolo per escludere Sandri (l’altro capetto dell’altro spezzone Dc ndr) perché lo Scudo crociato Libertas appartiene solo a noi e poi, per meri motivi politici, si sostiene che il nostro simbolo può creare confusione a danno dell’Udc che, lo ripeto ancora una volta, utilizza illegittimamente lo Scudo Crociato”. Pizza non si da per vinto e rilancia: “Confermiamo la richiesta urgente dell’intervento degli osservatori dell’Ocse per una palese violazione di ogni norma che regola l’organizzazione di elezioni realmente democratiche”. Per Pizza, non è in discussione né l’appoggio a Berlusconi “La Dc continua la sua iniziativa politica a livello nazionale con il sostegno al Pdl e a Berlusconi premier”, né la corsa dello scudocrociato nelle elezioni amministrative: “La Dc - giura Pizza - parteciperà ovunque al voto amministrativo del 13 e 14 aprile con proprie liste e candidati”.

Ma a Piazza del Gesù e in tutte le sedi periferiche della Dc le acque sono agitate, anzi, in ebollizione. E’ già in atto una conta interna per una notte dai lunghi coltelli in cui si vuol disarcionare Pizza e i suoi fedelissimi. L’accusa al segretario è quella di aver portato la Dc sull’orlo dell’abisso. L’obiettivo è uno solo: via Pizza, cancellare l’alleanza con Berlusconi e il Pdl, rilanciare il partito dalla base per partecipare con convinzione e pari dignità alla costituente del nuovo partito di centro con Casini, Pezzotta, Tabacci, Braccini. Le prossime ore saranno decisive. A Piazza del Gesù non voleranno solo male parole. Molti dicono già di aver la tessera in mano, per… stracciarla. La base democristiana è più disorientata che mai. Si attende, non senza perplessità, una svolta immediata.

Fuori la DC di Pizza (ed anche quella di Sandri)

pubblicato da Massimo Falcioni in: Democrazia Cristiana DC

E’ finita come oramai anche a Piazza del Gesù pensavano finisse: con la Democrazia Cristiana fuori! Il partito che ha governato per 50 anni l’Italia, distrutto da Mani pulite, frantumato dalla diaspora per 15 anni, passato per tribunali e carte bollate, rimesso in piedi in pochi mesi, non può correre il 13-14 aprile.

L’esclusione, piombata come una mannaia sul segretario nazionale Giuseppe Pizza , è stata decretata oggi pomeriggio dall’Ufficio centrale elettorale della Cassazione presieduto da Giovanni Prestipino in quanto il simbolo dello scudocrociato DC “crea confusione” con lo scudo crociato dell’Udc. Così dopo ripetute sentenze della Cassazione a favore della Dc di Pizza, questo risultato, oltre che sconcertare, sa anche di beffa. Tant’è.

La Dc è esclusa dalle elezioni e l’apparentamento elettorale tanto faticosamente raggiunto con Berlusconi e il Pdl va a carte quarantotto. A Piazza del Gesù, fra grida di vendetta, minacce di ricorsi (a chi?) c’è già chi chiede a gran voce le dimissioni di Pizza e di quanti hanno gestito l’intera incresciosa vicenda. Si parla di firme di numerosi segretari regionali del partito e di esponenti nazionali e territoriali che richiedono l’immediata convocazione della Direzione e del Consiglio nazionale del partito. La richiesta è una sola: a casa Pizza! Nuovo segretario e nuovo gruppo dirigente.

L’accordo fatto con Berlusconi diventa carta straccia. C’è da dare l’indicazione di voto a quel milioni di elettori che i sondaggi indicavano sullo Scudo crociato con la scritta Libertas. Molte sono già le voci che invitano gli elettori Dc a votare per Casini premier. E già si punta alla ricostruzione del partito quale soggetto costituente del nuovo partito di centro (se mai nascerà) di Casini, Pezzotta, Tabacci, Braccini. La Dc ha toccato il punto più basso della sua storia. Per adesso tutti si leccano le ferite. A Pizza non rimane che preparare le valige. E in fretta.