
Tutti a parlare di necessità di ricambio, di offrire opportunità ai giovani, di pensionare il vecchio modo di fare politica. Ma poi, dopo tanti discorsi, ti “svegli” e a pontificare ritrovi sempre le stesse persone. La cronaca ci segnala che l’assoluto protagonista dell’ultima riunione politica del direttivo dell’Udc è stato Ciriaco De Mita.
83 anni, in politica da 60 anni, già Presidente del Consiglio, segretario della Dc ed esponente di Ppi, Margherita, Pd, Udc. Leader indiscusso dei centristi in Campania è solito parlare a Casini dall’alto in basso indicandogli rotta e strategie. A una platea che vedeva tra gli altri anche Cirino Pomicino ha proposto un “futuro” di alleanze con il centrosinistra.
Il ragionamento è semplice: l’Udc alle amministrative è andato male, il Terzo Polo sembra già sulla via del tramonto e l’opzione di riallearsi con il centrodestra non sembra al momento utile, considerato l’appannamento di Berlusconi. Quindi bisogna rivolgersi al Pd per tentare di costruire un’alleanza più sbilanciata al centro, rispetto al trio Pd-Sel-Idv
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Duecento presenti, trenta interventi, numerosi e qualificati ospiti di movimenti e partiti hanno caratterizzato la prima riunione del Consiglio nazionale dell’ Unione Popolare Cristiana (UPC) tenutasi ieri a Roma nella Sala conferenze della Camera dei deputati.
Visibilmente soddisfatto il segretario nazionale del nuovo soggetto politico centrista On. Antonio Satta, politico di matrice cattolica, colto e di esperienza, cultore dell’arte della mediazione e della politica del fare, amante delle sfide: “L’UPC parte con il piede giusto – dice Satta - lo dimostra la partecipazione attiva del nostro Consiglio nazionale e il confronto ampio e schietto, senza peli sulla lingua da parte di nessuno. Qui non ci sono padri padroni e neppure leader da omaggiare. Dimostriamo coi fatti che c’è spazio per chi vuole fare politica come servizio al Paese, onestamente, impegno morale prima che politico, per cambiare questo stato di cose”.
- Si può già misurare il “peso” di questa nuova formazione centrista? “Siamo abituati a stare con i piedi per terra e a guardare in faccia la realtà, che in questo caso è per noi positiva essendo già presenti, dopo poche settimane, in tutte le regioni d’Italia. Sin d’ora possiamo affermare che l’UPC, dopo l’UDC, è la componente più strutturata della Costituente di Centro”.
– Ma serviva un nuovo partito? “L’UPC è nata non per dividere ma per aggregare. E’ nata e si sviluppa per spingere chi, pur avendo deciso il giusto percorso, non si decide a imboccare la via e a camminare col passo imposto dai tempi della politica e raggiungere il traguardo”.
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Paola Binetti continua a far discutere e lo fa (e forse farà) sempre all’interno del Pd. In molti speravano che una volta uscito Rutelli dal partito l’esponente centrista lo avrebbe seguito. Invece la Binetti si conferma legata al progetto democratico e aspetta Bersani al varco. Addirittura si mette quasi a sfidare apertamente la dirigenza
Io seguo la mia coerenza cattolica: nutro rispetto per tutti, ma i provvedimenti disciplinari, davanti alla limpidezza di coscienza, non sono un dramma. Se mi espellono non casca il mondo. Il reale problema e’ che questo Pd non ha deciso che cosa vuole fare da grande, ma invece di maturare sceglie dei capri espiatori
La Binetti si conferma corpo estraneo al Pd e fiera di esserlo. Non si capisce però la sua ostinazione a rimanere in un partito che poco la sopporta. Così come sono poco comprensibili i motivi che stanno dietro alla scelta dei dirigenti di candidarla in ogni occasione, nonostante le sue idee in aperto contrasto con qualsiasi partito di centrosinistra europeo.
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Francesco Rutelli, uscito da quel covo di estremisti che è diventato il Partito democratico, lancia il suo partito politico. Un soggetto centrista cucito su misura per le sue esigenze, dato che dopo aver fatto di tutto, dal sindaco al ministro, non se la sente proprio di iniziare a fare un lavoro normale. Insieme al transfugo Bruno Tabacci, uscito dal quel covo di berluscones che è diventata l’Udc, daranno quindi vita ad Alleanza per l’Italia. Bel nome: la parola Alleanza evoca positivi richiami all’unità e all’azione comune e costruttiva; l’Italia poi ci riporta al senso di unità nazionale, al bene comune, al senso dello Stato.
L’unica piccola pecca è che Alleanza per l’Italia è un’idea di Gianfranco Fini, che nel gennaio 2008 (ma già nel dicembre 2007 c’erano delle avvisaglie) lanciò l’idea di creare una grande Alleanza per l’Italia, che agisca nell’immediato ma guardi al futuro, per ridare speranza, per uscire dalla sindrome di chi pensa a un’Italia priva di prospettive e relegata ai margini della Storia. In vista della Conferenza nazionale di Milano del marzo 2008 il presidente Gianfranco Fini ha raccomandato di estendere il confronto anche al di fuori di An, sia ai partiti del centrodestra sia ad associazioni, parti sociali, movimenti, categorie, con l’obiettivo di coinvolgere la più ampia parte possibile della società nella definizione del manifesto per “Un’Alleanza per l’Italia”.
Repubblica (dicembre 2007) riporta interessanti dichiarazioni di Italo Bocchino “…Altrimenti l’Alleanza per l’Italia sarà il contenitore per aprire An a mondi diversi dal nostro”. Un cammino che presuppone una interlocuzione forte anche con quei “mondi”, da Pezzotta a Montezemolo, che sono in marcia verso la politica” e Ignazio La Russa “Fini non esclude in futuro una federazione tra il Pdl, l’Alleanza per l’Italia e la Cosa bianca di Casini. Non è più la Cdl? Vorrà dire che la chiameremo il Castello delle libertà”. Alleanza per l’Italia, sorride comunque sibillino, “sarebbe un bel nome se An dovesse cambiare nome”.

Proprio quando l’Udc sembrava essere tornata importante, grazie all’uscita di Rutelli dal Pd, tornano i problemi tra i centristi. A sorpresa Bruno Tabacci lascia l’Udc (per la seconda volta in un anno e mezzo!) avvicinandosi alle posizioni dell’ex sindaco di Roma e contestando il riavvicinamento tra Casini e Berlusconi
Il leader udc si è riavvicinato a Berlusconi, io non ho nulla a che fare con Arcore. C’è stata un’accelerazione, di fronte a cui non si può restare indifferenti. Non ho alcun intento polemico verso Casini: credo che il suo riavvicinamento a Berlusconi sia tattico, non strategico; ma ovviamente non è questa la mia posizione.
Fa piuttosto sorridere quest’ennesimo distinguo che provoca una fuoriuscita dal centro per fare un nuovo centro. Tra l’altro nessuno capisce il senso di abbracciare il progetto di Rutelli uscendo dall’Udc quando l’ex sindaco di Roma in realtà vorrebbe proprio costruire con Casini un nuovo partito. Senza contare che nei fatti questa nuova vicinanza tra Casini e Berlusconi non si è rivelata nè pienamente nè in parte.
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Negli approfondimenti sui quotidiani e soprattutto in rete l’ipotesi (sempre più probabile) di Rutelli in uscita dal Pd prevedeva, con certezza quasi matematica, la stessa decisione anche per la teodem Paola Binetti. Insomma se si fosse fatto un sondaggio su chi avrebbe seguito subito l’ex sindaco di Roma la Binetti sarebbe stata in testa alle preferenze.
D’altronde non è una novità segnalare che molto spesso, soprattutto sui temi etici, l’esponente centrista si è posta in aperta contrapposizione con il partito vantandosi apertamente delle proprie idee. Quindi ci si aspettava che guardasse con entusiasmo al nuovo progetto politico di Rutelli anche e soprattutto per una palese condivisione di ideali. A queste considerazioni va aggiunto che lei stessa, in più occasioni, si era lamentata della scarsa considerazione dei leader del Pd verso le opinioni d’area cattolica.
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Dopo l’uscita di Rutelli che ha annunciato la sua exit strategy dal Pd per “andare da Casini, non subito e non da solo” l’ex Presidente della Camera recupera il centro dell’attenzione nel panorama politico. Le mosse di Rutelli e Casini cambieranno sicuramente gli scenari nazionali e il gioco delle alleanze dipenderà fortemente dalle loro decisioni future.
L’Udc è la formazione nettamente più corteggiata per le prossime regionali. Privatamente e pubblicamente non mancano gli appelli da destra e da sinistra per portare i centristi nelle proprie coalizioni. Il Pd e il centrosinistra in generale vogliono riproporre lo schema, già provato alle scorse amministrative in Puglia, dell’alleanza allargata (addirittura da Rifondazione all’Udc).
D’altronde è l’unica alternativa per arginare il favore dei pronostici del centrodestra nella maggior parte delle regioni in cui si voterà. Berlusconi invece cercherà di rendere le regionali il banco di prova per confermare definitivamente la sua leadership e ha bisogno di Casini (soprattutto al Centro e al Sud) per portare a termine il suo piano di definitiva legittimazione popolare…
Continua a leggere: Le promesse di Casini: "Da soli alle regionali e nuovo partito nel 2010"

Napoli. Creata dal deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, la fondazione “Polo Sud” punta a diventare all’interno della maggioranza la rappresentante del mezzogiorno.
Al progetto, nel solo capoluogo campano, hanno già aderito più di 500 persone (per lo più imprenditori) tra cui Clemente Mastella leader dell’Udeur ed europarlamentare per il Pdl.
L’iniziativa promossa da Laboccetta è una delle tante che sono state avviate al Sud per contrastare l’aumento di consensi che la Lega sta registrando al di fuori della Pianura Padana, roccaforte del partito di Bossi.
Continua a leggere: Nasce il Polo del Sud, il Pdl contro la Lega

Potrebbe sembrare il solito “colpo al cerchio e colpo alla botte” ma, a ben guardare, l’intesa tra Franceschini e Martin Schulz per l’ingresso del PD nel PSE rischia di essere molto di più.
Certo, il nuovo gruppo avrà, probabilmente, un nome più altisonante “Alleanza dei socialisti e dei democratici” che dovrebbe garantire i più moderati del PD, ma la sostanza sembra un’altra.
A guardarla bene, l’intesa con il leader dei Socialisti Europei, ha tutta l’aria di una sconfitta per il segretario del PD. Una sconfitta nei confronti di quella parte del suo partito che, fin dalla notte dei tempi, ha continuato a vedere il PD non come qualcosa di nuovo - come una forza riformista simile ai democratici Americani e lontana dall’ideologia socialista - ma come l’opposto, l’ideale continuazione della transizione tra PC, PDS, DS.
Continua a leggere: Il PD ha scelto la collocazione europea, entrerà nel PSE. Mugugni dai cattolici.
In questo video per par condicio vi presentiamo la versione degli scontri del Blocco Studentesco
29 ottobre 2008. E’ la data di ieri, e va ben rimarcata visto che son passati trent’anni e spiccioli dall’epoca degli scontri di piazza. Eppure ancora i media si crogiolano nella teoria degli opposti estremismi, del movimento degli studenti al bivio tra violenza e non-violenza, in una sciarada di antichi luoghi comuni e linguaggio pseudo-impegnato anni settanta. E’ come vivere su un pallone aerostatico nella stratosfera, per citare atmosfere alla Edgar Allan Poe, e guardare la realtà da lontano con un lungo cannocchiale (appannato).
La realtà è che il decreto è passato al vaglio del Parlamento e che è allo studio un secondo provvedimento, questa volta incentrato sulle università, il cui contenuto sarà probabilmente reso noto la settimana prossima. In attesa di conoscerlo, e preso atto anche della posizione di Umberto Eco contro la protesta studentesca (che a suo dire favorirebbe le baronie universitarie) proviamo a capire che cosa è successo ieri in piazza Navona e soprattutto alla stazione Lambrate di Milano.
Roma. Di colpo ai margini del corteo si fronteggiano due gruppi, uno del cosiddetto Blocco Studentesco, estrema destra, uno apparentemente più spontaneo, ma in realtà composto in buona parte da gente dei centro sociali e dei Collettivi. Si prendono a bastonate, agitano manganelli e usano qualsiasi cosa capiti loro a tiro (avrete notato l’enorme pinocchio di legno rubato a un negozio) per menarsi. Poi in serata quelli del Blocco addirittura finiscono in televisione, a Matrix, e si fanno una bella pubblicità. I centri sociali invece non sono stati invitati, per cui se ne saranno tornati a casa con le pive nel sacco.