
Di solito, quando è in preparazione il cosiddetto decreto Milleproroghe, in tutti i palazzi pubblici dello stivale c’è ansia: il rischio è che, un’inaspettato emendamento o qualche improvviso colpo di genio, aggiunga qualche gabella o peggio “tagli” qua o là i conti pubblici. Questa volta è successo al Sindaco di Roma, di cui in questi giorni si parla anche per altre questioni.
Ma andiamo con ordine: il senatore Lucio Malan, lega Nord, relatore del provvedimento, ha proposto che dei 600 milioni di euro previsti per l’area metropolitana di Roma, 500 vengano distaccati al commissario straordinario per Roma Capitale. Fin qui niente di male per Alemanno.
Il comma successivo però stabilisce che il commissario non dovrà più essere “necessariamente” il Sindaco di Roma. Non una bocciatura a priori… ma quasi.

Continua la diatriba tra Gianfranco Fini e Umberto Bossi su praticamente ogni tema dell’attualità politica. Il leader della Lega Nord conferma la sua vicinanza personale e politica al Cavaliere e mette in riga il Presidente della Camera
Non mi pare che Fini divida. Si limita a dire le sue idee, che sono state bocciate dal suo partito, il quale ha detto che non darà mai il voto agli immigrati. Non va da nessuna parte, resta con noi. Non ci sarà alcuna crisi di governo e poi Fini ci vuole bene. Che cosa potrebbe fare senza di noi?
I temi dell’immigrazione e della cittadinanza sono poi centrali nel contrasto tra i due leader; Bossi ribadisce a Fini l’assoluta contrarietà alle sue proposte sull’argomento
Penso che in nessun paese si dara’ il voto agli immigrati: chi non e’ cittadino non puo’ votare, punto
Continua a leggere: Bossi ridimensiona Fini "Senza di noi non va da nessuna parte"

Ha fatto scalpore l’uscita di Gianfranco Fini sugli “stronzi” che considerano e trattano gli immigrati da diversi. Il suo intervento politicamente corretto nei contenuti e non nella forma ha provocato immediatamente la replica stizzita della Lega. Ma, volente o nolente, ha fatto riportare alla memoria anche qualche suo intervento di oltre 20 anni fa (Tratte da “Il fascista del 2000”, di Corrado De Cesare, e da “Settanta interviste a Fini”, a cura di Francesco Storace)
11.7.1991
«Io contesto che per l’Italia e per l’Europa la prospettiva di una società multirazziale sia ineluttabile. L’Occidente ha il dover di aiutare i popoli del terzo mondo, ma a casa loro. È demagogico lasciare che l’Italia venga invasa da migliaia di immigrati extracomunitari».4.4.1992
«La società multirazziale è un ibrido meticciato che scatena solo guerre tra poveri».20.9.1992
«Ci accusano di razzismo? Rispondo con una frase di Mussolini: “Il razzismo è la sovrana imbecillità, roba per popoli biondi”. La verità è che noi ci batteremo fino in fondo contro la nascita di una società multirazziale. Si illude chi la immagina pacifica. La massicce immigrazioni che incombono sull’Italia provocherebbero fenomeni di acuta tensione sociale. Più che aprire le frontiere, occorre aiutare i popoli del terzo mondo intervenendo con investimenti economici e produttivi. Vorrei solo ricordare che in Somalia ci rimpiangono ancora».
Continua a leggere: Quando Fini era orgogliosamente contro gli immigrati

Le uscite quotidiane di Gianfranco Fini e i suoi distinguo continuati non sono mal sopportati solamente dagli ex di Forza Italia - e ovviamente da Berlusconi - ma anche (e tanto) dagli uomini provenienti da Alleanza Nazionale. In particolare gli ex colonnelli di An (Matteoli, La Russa, Gasparri e in parte Alemanno) sono sempre meno vogliosi di difendere le “nuove” idee finiane.
Il Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Altero Matteoli fa capire chiaramente che con il novello Fini la vecchia An avrebbe poco da condividere.
Sull’immigrazione le tesi Fini non sono di AN. Fini solleva dei problemi che non hanno mai fatto parte del programma di Alleanza Nazionale
Continua a leggere: Gli ex colonnelli di An non sopportano più Fini

Si parla da molto tempo della cosiddetta questione meridionale, e noi di polisblog ne abbiamo già accennato in tempi non sospetti, ma questa volta sembra che si cominci a fare sul serio.
Il problema è sempre la stesso: Roma trova i soldi per gli Enti “spreconi” che solitamente sono al sud e taglia i fondi a quelli più diligenti e rispettosi delle regole, che guarda caso sono al nord.
“Venerdì ci riuniremo con i Sindaci di Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli e decideremo come reagire” ha commentato il neo Presidente dell’Anci Lombardia e Sindaco di Varese, Attilio Fontana.
Continua a leggere: Comuni del nord in allarme: così salta il federalismo

Le regionali continuano ad essere uno degli argomenti principali del dibattito politico. Non passa giorno senza incontri tra leader, dichiarazioni su candidati governatori o alleanze sul territorio. E’ arrivato il momento di farsi sentire anche per Francesco Storace, leader del movimento La Destra. Dopo la batosta alle europee dove il cartello elettorale L’Autonomia, costituito con l’Mpa di Lombardo aveva ottenuto un misero 2.2% (quando invece alle politiche solo La Destra aveva avuto il 2.4%) sono state poche le occasioni per riportare al centro del dibattito gli ex aennini che non avevano accettato lo scioglimento di An nel Pdl.
L’appuntamento elettorale può essere la situazione ideale per il riscatto e Storace non vuole perdere l’occasione
Noi non siamo l’Udc e non vogliamo alleanze a ‘macchia di leopardo’. Pretendiamo rispetto, lo stesso rispetto che avremo per i nostri alleati anche se su alcune questioni le differenze restano. Quello che e’ piu’ importante e’ avere ben chiaro chi siamo
Continua a leggere: Storace vuole essere decisivo "Alle regionali alleanza con il Pdl"

La Pubblica Amministrazione Digitale non decolla. Il cosiddetto e-government, che dovrebbe contribuire ad aumentare l’efficienza della P.A., diminuendo gli sprechi e favorendo l’interazione con i cittadini, non riesce a farsi spazio tra le fitte maglie della nostra burocrazia.
A dirlo è il rapporto sullo stato di informatizzazione della PA illustrato nello scorso ottobre dal ministro Renato Brunetta.
La situazione, a dispetto di roboanti annunci del super ministro, che solo pochi giorni fa aveva promesso “2 mega di banda per tutti” (salvo poi essere smentito ieri da Gianni Letta) non è per nulla rosea.

Dunque la notizia del giorno è che dopo Repubblica Berlusconi ha querelato anche l’Unità, sollevando un ulteriore vespaio e mettendo in agitazione tutta la Federazione della stampa che preannuncia iniziative di vario genere. A questo si aggiunga la raccolta di firme promossa sempre da Repubblica che ha raggiunto quota 220.000 firme, tra le quali l’intera intellighenzia culturale di sinistra come ai bei tempi che furono (vedi Manifesto contro Calabresi & co.).
Orbene, quello che vogliamo dire chiaro e forte è che Berlusconi sbaglia. Sbaglia a usare le armi della querela e le intimidazioni a sfondo economico nei confronti dei giornali che lo incalzano, anche se questi hanno superato in molti casi la soglia dello squallore mediatico, passando abbondantemente il segno. Ma sbaglia ugualmente, perché i fogli di opposizione fanno il loro mestiere d’opposizione e non si contano i casi in cui anche i quotidiani di destra (Libero, il Giornale e Panorama che esce oggi col titolo “Mistero Boffo”) hanno fatto lo stesso.
Qui sta il punto però. Gli stessi che come oggi D’Alema parlano di «Quest’uomo (Berlusconi) che è determinato a mantenere il suo potere, a reagire con violenza contro le voci critiche, aprendo una fase delicata nella vita del Paese», non hanno esitato a usare le stesse armi quando erano i loro il bersaglio di simili campagne mediatiche. Il nostro Lider Massimo ha fatto addirittura di peggio, citando Forattini per una vignetta apparsa su Repubblica e di chiaro stampo satirico.
Continua a leggere: Due pesi e due misure. Quando a querelare erano Prodi e D'Alema

Inutile negarlo, in assenza di “letterine”, “papini”, e sexgate del premier in vacanza, il protagonista di queste assolate giornate d’agosto è certamente Luca Zaia, il ministro per agricoltura.
Dalla questione dialetti, che dovrebbero essere più presenti nella nostra vita televisiva, ed in particolare nelle fiction (secondo il ministro leghista) abbiamo già avuto modo di leggere. Oggi, in questo articolo di tv blog, continuiamo però a parlare di Tv e di Luca Zaia per quanto riguarda… i Gay.
Eh si, perché per il ministro, sollecitato in una intervista da Klaus Davi, ha dichiarato che “La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay”
Continua a leggere: Dopo i dialetti, Zaia parla d'altro: fuori i Gay dalla tv di stato

Se ne è parlato per mesi, anzi per anni, ma loro, le Province, sono ancora lì.
Forse, però, questa volta ancora per poco, visto che il Ddl in materia di federalismo fiscale - che rappresenta il naturale completamento della legge già approvata -, prevede, oltre a “sforbiciate” varie nella pubblica amministrazione (soppressione di difensori civici, di consorzi, di comunità montane ecc.), una “razionalizzazione” anche delle Province.
Certo, adesso non si parla più di “soppressione” come promesso in campagna elettorale, bensì di semplice “razionalizzazione” ma è già qualcosa, visto che, se il vocabolario non mente, il termine letteralmente significa “organizzazione di un servizio o di un ufficio secondo criteri di funzionalità, praticità, efficienza e redditività”. Non è molto ma è meglio di niente!