
La lunga corsa alla Casa Bianca comincia domani, 3 gennaio 2012, con lo Iowa caucus, il primo appuntamento della fase delle primarie, sul quale si puntano tutte le attenzioni degli osservatori di U.S.A. 2012. Soprattutto in questa singolare situazione della politica americana: Barak Obama non ha alcun avversario credibile fra i Democratici; infatti il caucus democratico di domani sarà
più che altro un test interno, per organizzare la mobilitazione e la partecipazione alla campagna pro-Obama.
Ben diversa la storia in casa Repubblicana, dove - nonostante il calo di popolarità dell’avversario quasi certo, il presidente uscente - non si è ancora riusciti a individuare un candidato credibile.
Fra i Repubblicani, si attendono preferenze per Michele Bachmann (Congresso, Minnesota), Herman Cain (Georgia, anche se si è recentemente chiamato fuori), Newt Gingrich (Georgia, Speaker of the House), Jon Huntsman (governatore dell’Utah), Ron Paul (Congresso, Texas. Ecco chi è Ron Paul.), Rick Perry (governatore del Texas, ecco chi è Rick Perry), Buddy Romer (governatore della Louisiana), Mitt Romney (mormone governatore del Massachussets), Rick Santorum (Senatore, Pennsylvania).
Secondo i sondaggi più recenti di USA Today, in Iowa è in testa Romney, tallonato da Ron Paul, con Rick Santorum (destra estrema: prolife, antiabortista, sostenitore della necessità di un bombardamento dell’Iran) in crescita e Newt Ginrich (che è fra i favoriti a livello nazionale e, recentemente, ha lasciato intendere che potrebbe proporre come vice, in caso di nomina, Sarah Pallin) che arranca.
E’ chiaro che questo primo appuntamento non sia affatto determinante per i risultati finali, ma potrebbe dare importanti indicazioni insieme agli altri appuntamenti di gennaio, in attesa del Super Tusday - il giorno in cui si sommano primarie e caucus di vari stati -, che quest’anno è previsto per il mese di marzo. Per allora, in molti avranno già smesso di correre per la nomination.

Dopo le polemiche sui brogli e lo scandalo dei cinesi affittati per votare continua il “caso” delle primarie del centrosinistra a Napoli. Ora quella che sembrava solo un’ombra pare essere diventata una certezza: la Camorra è intervenuta pesantemente sul voto.
Nell’area Nord e in particolare tra Scampia, Miano e Capodichino il numero dei votanti era già risultato clamorosamente alto. Dall’inizio dell’analisi del voto che sta conducendo la direzione locale del Pd ci sarebbe già una conferma: la forte infiltrazione della camorra nel voto a Capodichino.
Decine e decine di preferenze di familiari di noti boss mafiosi dell’area hanno portato lo sconfitto Ranieri a chiedere un allargamento della verifica a tutte le zone considerate preda della Camorra. Soprattutto in considerazione dell’affluenza abnorme in certe sezioni (per esempio quella di Miano)

Improvvisa accelerazione nell’iter della nuova legge elettorale. Dopo la diatriba Fini-Schifani e il mancato inserimento all’ordine del giorno della discussione, ora è stata trovata una data per la commissione: martedì prossimo alle 14,30.
Il Senato dimostra così di voler avviare il tutto, anche se dal Pdl giungono segnali poco incoraggianti. Ecco le parole di Maurizio Gasparri (Pdl) a riguardo:
“Abbiamo intenzione di discutere sul serio di questa materia, anche se, converranno tutti, i temi dell’economia, del sud, della sicurezza e della giustizia sono ben più urgenti”
Continua a leggere: Legge elettorale: martedì la discussione in commissione

Importante passaggio parlamentare, ieri, con la votazione per la rinomina di tutti i presidenti di commissione. C’era parecchia attesa per questo fondamentale banco di prova dell’alleanza tra finiani e pidiellini e il riscontro è stato positivo.
Tutti i presidenti sono stati confermati, e particolare rilevanza assume la rielezione di Giulia Bongiorno alla commissione giustizia, con 40 voti su 48.
Come si sa, la Bongiorno è un’esponente di spicco di Futuro e Libertà, e certamente il nome più importante tra i presidenti in mano al combo Fini/Bocchino/Urso.
Continua a leggere: Presidenti di Commissione tutti confermati: l'alleanza Fli-Pdl regge. Per ora
Un Guzzanti profetico come non mai. Dopo la lettera di Bersani pubblicata ieri su Repubblica, nella quale il segretario del Pd proponeva la creazione di una nuova Alleanza democratica formata da tutte le forze politiche antiberlusconiane, dopo le prime aperture di Di Pietro e Casini, ecco arrivare oggi il plauso del Prof. Prodi.
Si torna a parlare concretamente dell’Ulivo. Nessuno ha ancora formalmente proposto a Prodi un ritorno alla guida della coalizione (anche se, in questi giorni, l’ipotesi è stata prospettata dai giornali), ma non si tratta più, a questo punto, di uno scenario di fantapolitica. In fondo il Professore è l’unico che finora sia riuscito a portare alla vittoria coalizioni elettorali di centrosinistra.
Ed è stato il solo, in Italia, a recarsi dinanzi alle Camere dando vita a crisi di governo parlamentari, quando i suoi Governi erano stati messi in discussione dalle rispettive maggioranze. Insomma, se si opta per la soluzione dell’Ulivo, Prodi è l’unico ad offrire solide garanzie. Questa volta le opposizioni, tuttavia, dovrebbero provare ad imparare dagli errori del passato (almeno tentare…).

Il comunicato politico numero trentaquattro apparso ieri sul blog di Beppe Grillo si conclude con una promessa/minaccia:
“Il MoVimento 5 Stelle si presenterà alle elezioni politiche, che siano ora o nel 2013, e alle elezioni comunali del 2011 che riguardano molti capoluoghi di provincia come Milano, Torino, Bologna e Genova. La scelta dei candidati sarà fatta on line attraverso il portale (che sta arrivando… abbiate pazienza) dagli iscritti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure”.
“Andare ora alle elezioni - sostiene Grillo - è pura follia”. Per tre ragioni fondamentali: la prima è che il Paese è in “pre default” e sei mesi di stallo sarebbero davvero letali per la precaria economia italiana; la seconda è che l’attuale legge elettorale non consente la scelta dei candidati da parte degli elettori ma affida tale compito esclusivamente ai partiti; la terza è che, dato il controllo esercitato da Berlusconi sui media e l’“evanescenza” del “Pdmenoelle”, l’esito delle consultazioni elettorali sarebbe scontato e vedrebbe l’ennesima schiacciante vittoria della destra. Che fare dunque?
La soluzione proposta dal leader del “MoVimento 5 Stelle” è, ancora una volta, quella del Governo tecnico, anche se lo stesso Grillo conclude che tale soluzione sarebbe davvero praticabile soltanto “se non avessimo un Parlamento di irresponsabili, di leccapiedi e di arrivisti”. Il punto, però, è proprio questo: si tratta di un’ipotesi che - come mi è già capitato di dire - appare, allo stato, poco realistica. La notizia più interessante, comunque, è che il “MoVimento 5 Stelle” aspira a costituire una nuova realtà politica con la quale i partiti dovranno necessariamente fare i conti nelle prossime competizioni elettorali.
Ieri vi avevamo parlato dello scandalo delle intercettazioni Fassino - Consorte e dell’inchiesta pubblicata sul sito del Fatto. Oggi è uscita la seconda parte (la trovate nel video qui sopra).
“A raccontare con la sua voce questa storia è l’amico di Raffaelli e socio occulto di Paolo Berlusconi Fabrizio Favata, poi finito a San Vittore con l’accusa di estorsione.
Ilfattoquotidiano.it ha rimontato i colloqui tra Favata e Peter Gomez avvenuti prima dell’arresto. E la registrazione di un incontro tra il socio occulto di Paolo Berlusconi e l’avvocato Piersilvio Cipollotti, assistente del legale del Premier Niccolò Ghedini, consegnata ai magistrati. Oggi per questi fatti Paolo Berlusconi è sotto inchiesta per ricettazione e mllantatato credito. Nulla invece si sa sulla posizione giudiziaria del Premier.”
Il video qui sopra è la prima parte di quello che è stato definito “il Watergate italiano”, lo scandalo Fassino-Consorte, una delle cause del pazzesco risultato delle elezioni 2006. Breve riassunto.
Dicembre 2005: il centrosinistra italiano, guidato da Romano Prodi, si appresta a vincere a valanga (i commentatori di lingua inglese parlerebbero di landslide victory) contro un decotto Silvio Berlusconi, fiaccato da cinque anni di governo. A fine Dicembre, sul Giornale escono alcuni stralci di intercettazioni tra Piero Fassino, DS, e Giovanni Consorte, Unipol. La frase “Abbiamo una banca” diventa lo slogan di una martellante campagna del centrodestra contro Prodi e la sua coalizione. Il resto della storia è noto: attacco di Berlusconi a tutto campo, uso spregiudicato delle reti televisive, afonia del centrosinistra alternata a dichiarazioni contrastanti e contraddittorie dei mille leader della coalizione prodiana.
Infine, il risultato elettorale del 2006, su cui già tempo fa Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani avevano prodotto un film, Uccidete la Democrazia!, in cui veniva descritta la possibilità di brogli effettuati ai danni del centrosinistra.

Domenica e lunedì si sono svolti i primi turni delle amministrative in Sardegna e Sicilia e i ballottaggi in Trentino Alto Adige. Particolarmente rilevante è stato l’appuntamento elettorale sardo visto che al voto andavano tutte le province e importanti comuni. Per le provinciali si partiva da un nettissimo vantaggio del centrosinistra di 7-1 (solo la provincia di Oristano aveva una maggioranza di centrodestra) e il primo turno non ha confermato questa sproporzione.
Nonostante una campagna elettorale che ha visto arrivare sull’isola tutti i principali leader del centrosinistra (a differenza del centrodestra) la coalizione riesce a spuntarla in 3 province ma in 2 di queste in extremis (a Carbonia-Iglesias con il 50.3% e nella roccaforte Sassari con il 50.7%) mentre vince facilmente nel Medio Campidano (con il 55.1). Il centrodestra conferma invece direttamente Oristano (con il 59.7%) e conquista la provincia di Olbia-Tempio (con il 53.2%).
Si andrà al ballottaggio nelle province di Cagliari (il centrodestra ha un vantaggio di 13 punti sul candidato uscente di centrosinistra), Ogliastra (dove i due contendenti sono alla pari) e Nuoro (il centrodestra è avanti ma il centrosinistra si è presentato diviso al primo turno). Si votava anche per le comunali a Sassari, Iglesias e Nuoro: nella prima netta vittoria del centrosinistra mentre nelle altre 2 ci sarà il ballottaggio.

Due settimane fa Pierluigi Bersani commentando i risultati elettorali parlava di chiara inversione di tendenza nel paese e di avanzata del Pd. Probabilmente era ancora nella fase di negazione dell’ennesima sconfitta elettorale visto che poche ore dopo sarebbe stato il suo alleato Antonio Di Pietro ad ammettere la vittoria del centrodestra.
I ballottaggi confermano che questa inversione di tendenza non ha fondamenti nella realtà: il centrosinistra complessivamente tra primo e seconto turno perde oltre il 30% dei comuni (tra capoluogo e superiori non capoluogo) che amministrava. Nei comuni capoluogo partiva da un 7-2 nel 2005 e ora finisce per vincere 5-4. Nei comuni superiori non capoluogo aveva 37 amministrazioni contro le 25 del centrodestra, 1 civica e 1 di centro. Dopo questo doppio turno si ribalta la situazione: il centrodestra a 32 comuni guidati, il centrosinistra a 24, la Lega a 2, il centro 5, la sinistra 1.
Complessivamente il centrosinistra passa da 44 amministrazioni comunali guidate a 29 perdendo oltre il 30% dei comuni in cui era maggioranza. Il centrodestra passa da 27 a 36 amministrazioni guidate (38 considerate le due della Lega). Il secondo turno non vede quindi segnali positivi per il Pd e anzi conferma l’avanzata del centrodestra al Nord (soprattutto con la Lega) e al Sud. Il centrosinistra vede sempre più ridotta la propria forza, a maggior ragione considerando che le amministrative (a differenza delle politiche) sono sempre state il terreno più favorevole. E attenzione all’astensionismo che contro tutte le previsioni si conferma bipartisan.