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Diario politico

Caso Boni, Il Giornale e Libero attaccano la Lega

pubblicato da Bruno Marino in: Mediaticamente Lega Nord Diario politico


Lo avevamo detto già ieri: mai distrarsi quando ci si occupa della Lega, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. E così, dopo la vicenda Riina Jr. e le minacce di morte rivolte a Monti da Bossi, è il momento del grande classico italiano: le tangenti. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, è accusato di corruzione. Qui trovate l’articolo del Fatto, ma è interessante notare come due quotidiani di centrodestra, Il Giornale e Libero, abbiano trattato la vicenda.

Qui sopra trovate il titolo del quotidiano di Maurizio Belpietro, sobrio e misurato come sempre. Il commento del direttore non lascia dubbi:

“La vicinanza al potere, ma forse sarebbe meglio dire alla cassa, ha fatto girare la testa e probabilmente anche le mani a più d’[un leghista], per cui oggi gridare la Lega non perdona è un po’ più difficile.”

Giustizialismo a go-go, insomma. Ma è ancora più interessante dare un’occhiata alle prime pagine de Il Giornale e de La Padania. Seguiteci dopo il salto.

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Quanto guadagnano i ministri?

pubblicato da Bruno Marino in: Analisi e Dati Diario politico


Tutti i cittadini hanno il diritto di sapere quanto guadagna un ministro della Repubblica. Potrebbe sembrare voyeurismo, ma è semplice trasparenza. Il governo ha pubblicato sul proprio sito (attualmente quasi irraggiungibile) i redditi dei ministri. Ecco i dati che siamo riusciti a recuperare:

Francesco Profumo ha pubblicato una scheda sul sito del Ministero, la trovate qui. Cosa troviamo di interessante? Profumo dichiara di ricevere 200.000 Euro di stipendio (lordo) come Ministro della Pubblica Istruzione, possiede una Lancia Lybra del 2001, un appartamento a Savona di proprietà e altri tre (ad Albissola Mare, a Torino e a Salina) in comproprietà.

Passiamo a Piero Gnudi (ne parla anche Blogo news qui). Il sito del governo è irraggiungibile, ma qui e qui trovate due pdf davvero molto interessanti: a parte il possesso di una Fiat Stilo e di un’Audi A3, Gnudi dichiara 190.000 Euro annui lordi (tra stipendio e indennità ordinaria e speciale) e possiede circa 1,7 milioni di Euro in titoli obbligazionari. Reddito imponibile: 1,7 milioni di Euro. Niente male, vero?

Seguiteci dopo il salto, mancano ancora tanti nomi. Qualche esempio? Corrado Passera.

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Per una volta vince l'equità: Monti vuole far pagare l'Ici alla Chiesa

pubblicato da Bruno Marino in: Diario politico

Non c’è niente da fare, se Monti dovesse riuscire a far pagare alla Chiesa una cifra compresa tra i 500-700 milioni (stima Anci) e addirittura i 2 miliardi di Euro (stima Ares) realizzerebbe una vera e propria rivoluzione liberale. Un articolo del Corriere della Sera fornisce anche qualche cifra: gli immobili interessati sarebbero circa 100.000. Niente male.

Un articolo delle News di Blogo fornisce qualche indicazione preliminare sulle intenzioni di Monti, facendo riferimento a quanto apparso sul sito del governo.

“- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale.
- [ci sarà] l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente.
- [sarà mantenuta] l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale.
- [verrà introdotto] un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.”

Dovrebbe essere molto più difficile, tanto per capirci, gabbare il Fisco collocando in un albergo una semplice cappella per evitare di pagare l’Ici su tutto l’immobile. In sintesi, le proposte del governo sembrano ragionevoli, vedremo se riusciranno a passare indenni dalle forche caudine del Parlamento (già immagino le lacrime dell’Udc e di numerosi baciapile sparsi negli altri partiti). Ma c’è anche altro. Come ricorda l’articolo del Corsera, se non verrà proposta una modifica alla legislazione vigente, la Chiesa rischia di ricevere tra capo e collo una decisione della Commissione Europea, contraria alle esenzioni esistenti, che potrebbe obbligarla a pagare gli arretrati del periodo 2005-2011: circa 1,2 miliardi di Euro.

Riusciranno i nostri eroi a sconfiggere gli eterni democristiani fuori e dentro il Parlamento e a far approvare una norma che abrogherebbe, finalmente, dei privilegi di stampo medioevale?

Incontro segreto tra Monti, Casini, Alfano e Bersani: decisi i sottosegretari

pubblicato da Luca Landoni in: Diario politico


Una barzelletta all’italiana: così e in nessun altro modo possiamo bollare l’incontro segreto avvenuto ieri tra i tre leader di Pd, Pdl e Terzo Polo (inteso come Casini) e il capo del governo, Monti.

Si dovevano decidere i sottosegretari, ok, ma perché non farlo alla luce del sole? No. Si è deciso per il clima da film anni 70, in stile Todo Modo o Vogliamo i Colonnelli, pensando che nessuno se ne sarebbe accorto. Epperò sveglia! siamo nell’era del digitale e del web, e in qualche modo si viene sempre a sapere tutto.

Morale della favola, ecco l’esito: dodici sottosegretari in quota Pdl 5 per Monti e 13 tra Pd e Terzo polo. Il tutto più o meno in ragione degli attuali rapporti di forza in Parlamento, depurati di Lega (non invitata, come ovvio) e Idv (Di Pietro ha dichiarato che aveva spento il cellulare).

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Ministro Catania deciso: sulle quote latte le multe vanno pagate

pubblicato da Luca Landoni in: Dichiarazioni Diario politico


La Lega è destinata a ingoiare diversi bocconi amari in questa prima fase del governo Monti. Dell’istituzione del ministero alla Coesione Territoriale s’è detto, ora tocca alla vicenda delle quote latte.

Sulle multe emesse per il mancato rispetto delle quote il neo-ministro dell’agricoltura Mario Catania è infatti chiarissimo:

«Non sarò un ministro del Sud, né del Nord. Sono nato a Roma: sarò il più neutro possibile. Ma le quote latte non possono essere considerate un oggetto di ritorsione politica. Ci sono delle regole, vanno rispettate»

Va detto però che alla prima affermazione perentoria, Catania aggiunge subito una pillolina addolcente:

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Simulazione di governo Monti: il voto sulla patrimoniale

pubblicato da Luca Landoni in: Diario politico

Finora il varo del Governo Monti è stato tutto baci e abbracci (Lega a parte). Il neo-Premier ha già dichiarato di voler partire di corsa, cosa che naturalmente tutti auspichiamo. Sull’onestà e voglia di fare dell’uomo credo che fino a prova contraria non ci siano dubbi. Ma le buone intenzioni a breve si scontreranno con la realtà.

Proviamo dunque a simulare la prima riunione del consiglio dei ministri, ovviamente tutta concentrata sulla crisi economica. E ipotizziamo che il primo provvedimento deciso sia uno dei più caldi: la famosa patrimoniale. Che accadrebbe?

Innanzitutto il Cdm sarebbe già in partenza fortemente condizionato dal niet del Pdl, che ancora ieri ha tenuto a ribadire che provvedimenti come la patrimoniale non sono nel suo dna e non li voterà mai. Quindi le famose mani libere invocate da Monti sono solo un’utopia, ma vista la caratura dell’uomo siamo convinti che andrebbe avanti ugualmente.

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Chi saranno i ministri nel governo Monti?

pubblicato da Bruno Marino in: Crisi di governo Diario politico


Scontato dirlo: il grande sconfitto è Berlusconi. Fino a ieri mattina sembrava che volesse solo elezioni anticipate (aggiungendo, bontà sua, “decide Napolitano), ieri sera invece, dopo la nomina di Mario Monti a senatore a vita (qui un ritratto del nostro Alberto Puliafito), ha cambiato idea: appoggerà un governo Monti. Naturalmente, bisognerà vedere se il Cavaliere manterrà la parola data, ma Berlusconi ha bisogno di tempo per provare a mettere insieme i cocci del Pdl, e il governo tecnico gli garantirebbe almeno un paio di mesi di trattative con i ribelli.

Sì, ma chi potrebbe diventare ministro nel governo Monti, che secondo La Stampa potrebbe nascere già Lunedì prossimo? Secondo Repubblica, Giuliano Amato potrebbe essere vicepremier, Gianni Letta manterrebbe il posto di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (Dagospia scrive che rimarrebbe per proteggere le aziende di Berlusconi), Fabrizio Saccomanni diventerebbe ministro dell’Economia. Avrebbero un posto in qualche ministero anche Franco Frattini e Raffaele Fitto. Secondo Dagospia, invece, il nuovo ministro dell’Economia sarebbe Domenico Siniscalco (che ha già ricoperto questo ruolo dal 2004 al 2005, in un altro governo Berlusconi), Renato Brunetta, Paolo Romani e tutte le donne ministro non sarebbero invece riconfermati.

Secondo La Stampa i ministri potrebbero essere dodici, tutte personalità della società civile, mentre i sottosegretari e viceministri sarebbero indicati dai partiti (con l’eccezione di Enrico Letta, che potrebbe diventare ministro). Giuliano Amato potrebbe essere Ministro degli Esteri, Fabrizio Saccomanni o Lorenzo Bini Smaghi Ministro dell’Economia, mentre Giorgio Vittadini, indicato come uno dei membri più potenti di Comunione e Liberazione, potrebbe avere un ruolo nel nuovo governo. Cambiano i governi ma, se vuole Dio, Cl è viva e lotta insieme a noi. E il ministro della Giustizia? Incredibilmente, secondo il quotidiano torinese, c’è la possibilità di nominare una figura di garanzia “gradita al centrodestra”. Scherziamo? Il paese rischia il default e stiamo ancora a pensare ai giudici comunisti e ai ministri della Giustizia che abbiano il placet di Berlusconi? Il Caimano potrà anche essere morto politicamente, ma continua a fare paura (e a fare danni) anche solo occupando un posto in Parlamento.

Ma chi sosterrà il nuovo governo? Seguiteci dopo il salto…

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Napolitano: verificherò le condizioni per le larghe intese

pubblicato da Bruno Marino in: Crisi di governo Diario politico


“Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva.”

Ecco un estratto della nota pubblicata ieri dal Quirinale, nella quale si invita B. a prendere subito tutte le misure necessarie per scongiurare la catastrofe. Poi, come “monito”, avvertimento o semplice comunicazione, si fa presente, soprattutto a Berlusconi, che, in caso di necessità, c’è una concreta possibilità di formare un governo di larghe intese. Il Presidente della Repubblica verificherà, appunto, la possibilità di formare questo esecutivo di “salute pubblica”.

A leggere su Repubblica l’articolo di Claudio Tito, Napolitano sarebbe “sceso in campo”, con tutta la sua autorevolezza, per chiedere al governo di non restare paralizzato in un momento così grave. Secondo una ricostruzione di Dagospia, Napolitano starebbe tramando nell’ombra per

“”licenziare’’ Bunga Bunga ma non lo può fare da solo. Così chiede aiuto ad un gruppo, che spera abbastanza nutrito, di ‘’elettricisti’’ della Camera e del Senato, per staccare la spina al governo. Solo così Napolitano potrà mandare a casa Mr. Banana. […] Il sogno non tanto nel cassetto di Bella Napoli sarebbe un governo di unità nazionale (a guida Schifani o Monti?) per il quale avrebbe già in tasca il via libera dell’opposizione-proforma.”

E Berlusconi? I sondaggi pubblicati da Repubblica danno il Centrosinistra in vantaggio di dieci punti sul Centrodestra (riusciranno i nostri eroi a ripetere l’impresa del 2005-2006, quando dilapidarono un patrimonio di voti molto simile, facendo quasi rivincere B.?) e, soprattutto, rivelano che la fiducia nei confronti del Cavaliere e del suo governo è a terra. Cosa sta facendo Berlusconi?

Seguiteci dopo il salto, vi parleremo di alcune misure economiche a cui starebbe pensando il premier…

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Pdl, lettera contro Berlusconi: via il premier per allargare la maggioranza

pubblicato da Bruno Marino in: Crisi di governo Diario politico

“Caro Presidente, devi fare un passo indietro”. Ecco, in buona sostanza, il contenuto della lettera che alcuni parlamentari “ribelli” starebbero preparando contro il premier. Qui sotto uno stralcio della lettera, pubblicato da Repubblica:

“Ci sentiamo in dovere, con la lealtà e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo Governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo Governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari”.

Il Corriere riporta le parole di uno dei frondisti che, ovviamente senza rivelare il proprio nome, dice che Berlusconi se ne deve andare per permettere l’allargamento della maggioranza al “centro moderato” (ovvero, l’Udc, Fli e Api), in modo da togliere alla Lega il potere di ricattare il governo. Il nuovo Presidente del Consiglio? Gianni Letta.

E i “traditori”? Non si sa neanche quanti siano (secondo il Fatto ci sarebbero 60 parlamentari pronti a seguire Pisanu sulla strada dell’attacco al governo, secondo il Corriere sarebbero pronti solo 15 senatori, per La Stampa Claudio Scajola non farebbe parte della fronda perchè “risulta che un accordo (con Berlusconi, ndA) sia dietro l’angolo, con tanto di riconoscimento visibile al ruolo dell’ex ministro”). Qualche nome, però, è stato fatto: Lamberto Dini, Giuliano Urbani, Giuseppe Saro, Paolo Amato, Antonio Del Pennino, Giacomo Santini, Raffaele Lauro, Pier Giorgio Massidda, Roberto Antonione. Ovviamente, appena la notizia è stata pubblicata dall’Agi, è partita la valanga di smentite. Alfano ha detto che non è a conoscenza di lettere contro il premier e che si occuperà della questione quando riceverà “una richiesta in questo senso”.

Seguiteci dopo il salto, vi spiegheremo perchè, questa volta, la minaccia al premier è più seria di quanto si potrebbe pensare….

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Oggi la fiducia al governo: quanti voti ha Berlusconi?

pubblicato da Bruno Marino in: Diario politico


Oggi si vota la fiducia al governo Berlusconi. Nonostante l’ottimismo di ieri, molti fedelissimi del Cavaliere sembrano preoccupati. Voci incontrollabili parlano di maggioranza a rischio. Cerchiamo di capirci qualcosa: la prima linea del Piave è quota 316, vale a dire la maggioranza assoluta alla Camera. Però, nel caso di assenze, la maggioranza potrebbe accontentarsi di qualche voto in meno. Tuttavia, la seconda linea di difesa è quota 315, vale a dire la metà esatta dei seggi a Montecitorio. Altre voci danno il governo in salvo, potendo contare su circa 319-320 voti. Stamattina Denis Verdini ha assicurato che il governo raggiungerà la maggioranza assoluta. Tutto risolto, quindi? Alcuni deputati sembrano avere qualche problema…

Secondo alcuni quotidiani (Corriere, Repubblica, La Stampa), ci sono delle interessanti sorprese. Santo Versace (ex Pdl che ha lasciato il partito qualche giorno fa, lanciando accuse pesantissime ai vertici del Pdl,), voterà contro la richiesta di fiducia. Calogero Mannino non dovrebbe partecipare al voto, così come la scajolana Giustina Destro. Fabio Gava, del Pdl, è dato tra gli incerti, così come altri tre deputati (Mario Baccini, Gerardo Soglia, Pino Galati)

Altri parlamentari voteranno sì, ma lasciano intendere che potrebbero anche cambiare idea in futuro: sono quattro Responsabili, cioè Scilipoti, Antonio Milo e Michele Pisacane, più Luciano Sardelli, che già ieri aveva lanciato minacce neanche tanto velate al governo. Sardelli ha detto che voterà sì, ma si augura che il governo ottenga meno di 315 voti, in modo da far nascere il governo di larghe intese. Il governo potrebbe avere a disposizione un numero di voti compreso tra 312 e 316, ma sono calcoli indicativi. La campagna acquisti governativa potrebbe riservare qualche sopresa. Le carte saranno scoperte tra poco, rimanete con noi per seguire la diretta del voto di fiducia al governo.

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