
Domani è il gran giorno. PolisBlog starà naturalmente sulla notizia, tenendovi aggiornati sul susseguirsi degli eventi fino al voto di fiducia che dovrebbe arrivare nel pomeriggio. Gli ultimi sviluppi lasciano sempre più intendere che il Governo possa farcela e proprio qui si cela la più grande delle insidie.
Sì, perché un voto risicato a favore di Berlusconi è la più grande iattura che ci possa capitare. Significherebbe veleggiare a vista ancora per qualche mese, perdendo un mare di tempo tra accordi sottobanco, sotterfugi e compromessi con l’ala finiana. Un lungo logoramento fino all’inevitabile sbocco: elezioni anticipate comunque, seppur differite di qualche mese.
Tutto questo quando invece il paese ha disperatamente bisogno di conoscere le reali forze in campo. Dobbiamo capire quanto conta veramente Fli, non come numero di (casuali) parlamentari, ma in quanto emanazione del voto popolare.
Continua a leggere: Berlusconi fiducia meno uno: il grande rischio

Ieri per l’ennesima vota ci è stato annunciato che la bolla Wikileaks stava per scoppiare, spandendo ovunque il suo sapone, perché di questo si tratta e null’altro. Almeno fino ad oggi.
Nuove incredibili rivelazioni: c’era un piano Usa per difendere gli stati baltici da un’aggressione russa… manco fossimo ancora negli anni quaranta-cinquanta. E poi come, accumulando divisioni tedesche e polacche alla frontiera e immaginando una nuova Kursk con i carrarmatini Sherman al posto dei Tiger nazisti? Ma per favore…
E poi ancora, gli Usa spiavano di nascosto dai rispettivi governi i siti sensibili a eventuali attacchi di Al Qaeda. Tra questi ben due aziende italiane (?!) tra le quali una produttrice di siero contro il morso dei serpenti. Ahhhhh già. L’altra è la Glaxo, colosso farmaceutico che notoriamente produce uranio arricchito et similia (sic). Tutto il resto poteva anche essere attaccato, tanto… Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò.
Continua a leggere: Wikileaks: la valigia dei segreti di Pulcinella

La denuncia parte dai deputati del Pd Ileana Argentin, Walter Verini e Maria Coscia, i quali hanno addirittura presentato un’interrogazione al Governo. Sulle dispense messe online sul sito Formez Italia e destinate alla formazione dei funzionari pubblici del Comune di Roma sarebbero comparse, secondo i tre parlamentari, “frasi discriminatorie nei confronti dei portatori di handicap”.
Nelle suddette dispense si leggono, tra l’altro, le seguenti frasi:
L’articolo 3 della Costituzione nella prima parte enuncia il principio di uguaglianza, formale in quanto esseri umani (assenza di norme discriminatorie). Non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati).
Il dipartimento Risorse umane del Comune di Roma, tentando di correre ai ripari, in una nota ufficiale ha chiesto a Formez Italia di rettificare il passaggio incriminato e di “riformularlo in termini aderenti a quelli che sono i principi ispiratori della nostra carta costituzionale”.
Ma com’è possibile che sia successa una cosa del genere? Ebbene, dopo averci pensato un po’ su e aver fatto una rapida ricerca in rete, sono giunto alla conclusione che ci sia una sola plausibile (e piuttosto inquietante) spiegazione dell’increscioso incidente.

Il Cavaliere non farà alcun passo indietro. Lo ha fatto sapere ai finiani e lo ha dimostrato ampiamente con le ultime esternazioni sarcastiche e omofobe rese oggi all’inaugurazione del salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano-Rho.
“Io conduco un’attività ininterrotta di lavoro - ha affermato in quella sede il Presidente del Consiglio - e se qualche volta mi succede di guardare in faccia una bella ragazza, meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay”.
Le parole del Capo del Governo hanno ovviamente suscitato un’immediata tempesta di polemiche. Tra i primi a rilasciare commenti infuocati Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, il quale ha affermato che “questa frase è espressione di una cultura machista, arretrata e offensiva per le persone omosessuali ma anche per le donne”; il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, per il quale “Berlusconi vive ancora nell’età della pietra… nell’era delle discriminazioni razziali, sessuali, etniche e religiose” e la vicepresidente alla Camera di Futuro e Libertà, Chiara Moroni, che considera le parole del Presidente del Consiglio “inaccettabili, volgari e offensive”.
Continua a leggere: Per Berlusconi è meglio guardare le ragazze che essere gay

Il contesto nel quale sono state rese le ultime mirabolanti esternazioni del Senatùr ha un che di simbolico: la Festa della zucca di Pecorara, nel Piacentino. Qui Bossi ha chiarito il suo pensiero sulla vicenda di Ruby e sulla telefonata di Berlusconi alla questura di Milano per il rilascio della ragazza marocchina.
La prima osservazione del leader della Lega è una facile applicazione di quel “benaltrismo” tanto in voga nei dibattiti politici nostrani: “I veri scandali - sostiene Bossi - sono quelli che si sono trovati di fronte quelli che hanno fatto il concorso per diventare notai e si sono trovati davanti quelli di Roma e quelli del Sud che avevano già il tema in mano. Quelli sono i veri scandali, qui hanno colpito Berlusconi per coprire e per nascondere i veri scandali del Paese” (da notare la ricorrenza del pronome “quelli” e dell’aggettivo “veri”, da cui si intuisce il malcelato intento di dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica).
Bossi ragiona un po’ come quel fumatore accanito che a chi gli fa presente i danni provocati dalle sigarette risponde: “Ma perché non pensi allo smog? Quello è il vero problema, non il fumo!”. Il fatto che ci siano altri scandali non ha ovviamente alcuna implicazione logica sulla considerazione della gravità del “Rubygate”. La seconda osservazione, invece, è molto più interessante.
Continua a leggere: Per Bossi il "Rubygate" serve a non parlare dei veri scandali

Tutto già visto. Discarica di Terzigno: camion fermi e bloccati dai manifestanti. Danneggiamenti ai mezzi da parte dei teppisti. Blocchi delle strade e (finte) cariche infruttuose della polizia.
Intanto a Napoli si rivedono anche i monti di spazzatura per le strade e torna il rischio infezioni. E tutto perché? Perché nessuno vuole una discarica vicino a casa. Nessuno in Campania s’intende, perché in tutto il resto del paese le discariche dove stanno stanno, e se ci abiti vicino te le tieni e basta.
Ma qui no. A Napoli tutto è concesso. Persino che una rappresentante dei manifestanti (visto oggi in tv) dica che sono disposti a lasciar libero il campo se lo stato (?!) trova una casa nuova per tutti.
Continua a leggere: Discarica di Terzigno: il ritorno della monnezza napoletana
A pochi metri dal Teatro Comunale, dietro le transenne dei lavori in corso, c’è una statua di Gerolamo Savonarola e sul piedistallo su cui poggia i piedi, c’è un epitaffio che ricorda ai passanti che in tempi corrotti e servili, di vizi e di tiranni, fu flagellatore. Con gli opportuni accorgimenti del caso, una frase simile potrebbe trovarsi, io credo, come epigrafe di un qualsiasi libro di Robert Fisk.
Reporter inglese, inviato di guerra dai più drammatici angoli del Medioriente da oltre trent’anni, Fisk ha costruito la propria professionalità di reporter su un’etica ferrea, un codice morale, prima che professionale, che gli impone di assumere come punto di vista dei propri reportage lo sguardo dei più deboli, delle vittime piuttosto che dei carnefici e dei potenti.
“Se dovessi fare un reportage sulla tratta degli schiavi verso l’America, credete che dedicherei metà del mio articolo al punto di vista degli schiavisti? Se avessi dovuto scrivere dei campi di concentramento subito dopo la liberazione, credete che avrei intervistato qualche ufficiale sopravvissuto delle SS?” Sono domande che si rispondono da sole quelle che Fisk rivolge al pubblico del Teatro Comunale, domande retoriche che spiegano perfettamente il modus operandi di questo straordinario giornalista.

Il prossimo 2 agosto nessun ministro e viceministro presenzierà alla commemorazione del trentennale della strage della stazione di Bologna. A rappresentare il Governo sarà il Prefetto Angelo Tranfaglia.
L’anno scorso, all’ultimo momento, era stato indicato come esponente dell’esecutivo il ministro Bondi. Quest’anno nemmeno lui: ci si limita a ricordare - da parte della Prefettura di Bologna - che rientra tra i compiti del Prefetto anche la rappresentanza del Governo in occasioni ufficiali come questa. La mancanza di esponenti dell’esecutivo, così come nel caso della recente commemorazione del giudice Borsellino, suscita però una grande tristezza.
Al di là della complessa situazione politica contingente, che certamente avrà distolto diversi esponenti della maggioranza dall’appuntamento, l’assenza acquista una triste connotazione simbolica. Rappresenta nel modo più emblematico un’altra assenza, che si percepisce da fin troppo tempo in alcuni dei più gravi momenti di crisi e di disagio del nostro Paese: l’assenza delle istituzioni.
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Si fa un gran parlare, da varie parti, di un Berlusconi “in declino”. Si tratta nella maggior parte dei casi - senza negare la gravità degli scandali delle ultime settimane - di wishful thinking: difficile prevedere una “fine di Berlusconi” a breve. Va riconosciuto però che il premier sembra in particolare difficoltà su un fronte cruciale: quello delle strategie comunicative.
Prendiamo il caso delle battute sessiste contro Rosy Bindi di ieri. In genere queste uscite hanno un solo scopo: scatenare un polverone che distragga l’attenzione dei media e degli elettori da altri temi, ben più spinosi per il Cavaliere.
Spin allo stato puro, insomma, anche se condito da dosi abbondanti di cattivo gusto. E’ quello che è accaduto ad esempio prima delle ultime elezioni europee, quando Berlusconi, alle prese con il caos liste, gli scandali corruzione e le intercettazioni sulla Rai, si lasciava andare a una raffica di dichiarazioni ad effetto, tra cui battute misogine su Mercedes Bresso.
Continua a leggere: Berlusconi, Bindi e le battute sessiste: una strategia in declino?

Chi era Paride Mori? Come spiega a Repubblica Marco Minardi, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Parma, Mori è stato capitano del battaglione dei bersaglieri “Bruno Mussolini” (terzogenito del Duce), alle dipendenza dirette del Terzo Reich. Un ufficiale quarantenne che aderì consapevolmente alla Repubblica di Salò.
Il Comune di Traversetolo, in provincia di Parma, ha deciso di dedicargli una strada. Sconcertante la giustificazione del Sindaco, il quale spiega che il tutto risale al 2003, quando il Consiglio comunale “ratificò l’intitolazione di alcune strade discussa in commissione Toponomastica”, accogliendo anche la proposta di intitolazione di una via a Paride Mori, senza alcuna discussione su chi fosse costui.
Via Paride Mori di Traversetolo va così ad affiancare Via Mussolini di Serravalle di Sesia, in provincia di Vercelli, e altre strade intitolate a personaggi più o meno noti della storia fascista. Quanto tempo passerà perchè il Piazzale dei Partigiani a Roma torni a portare il suo antico nome di “Piazzale Adolfo Hitler”?
La foto di Traversetolo è tratta da Parmaitaly.com.