
Dopo essere stata sconfitta, ai recenti appuntamenti elettorali, la Sinistra italiana ha deciso di interrogarsi per poter riconquistare l’elettorato che progressivamente si è spostato a Destra. O verso l’Italia dei Valori.
Oltre al recente appuntamento organizzato a Torino da alcuni giovani esponenti del PD (su Wittgenstein di Luca Sofri la cronaca della giornata), lo scorso fine settimana a Chianciano si sono riuniti i Radicali.
Il partito di Emma Bonino, stando a quanto emerso durante l’incontro, sarebbe pronto a rilanciare “la Rosa nel Pugno” che aveva creato con i socialisti di Enrico Boselli. Per farlo si sta valutando tutti i possibili partner. Al momento l’ipotesi più accreditata è quella che circola attorno a Nichi Vendola.
Ultimissime. Prodi: “Lascio la presidenza del Pd”. Berlusconi: “ Ci saranno tempi duri e scelte impopolari”. Berlusconi: “Spetta a Napolitano la nomina dei ministri”. Berlusconi: “La Lega non comanderà nel governo”. Berlusconi: “Nuove regole d’ingaggio dei nostri soldati in Libano”. Berlusconi: “Riaprirò il cantiere del ponte sullo stretto”. D’Alema: “Sì, stamattina ho incontrato Casini a casa sua”. Bossi: “Nel governo siederò in prima fila. A Maroni un super-dicastero economico”. Bossi: “I miei fucili sono i voti delle urne”. Fini: “Esecutivo fuori da logiche di partito. Vedo bene Giulia Bongiorno a ministro della Giustizia”. Veltroni: “Brutto inizio del Pdl”. Rutelli: “Ho un grande vantaggio”. Lombardo: “Mafia? A calci nel sedere”. Orlando: “L’Idv non accetterà preclusioni o diktat del Pd”. De Michelis: “Boselli ha portato il Ps nel baratro”. Pannella: “Non mi congratulo con Veltroni: il Pd non ha rispettato i patti”.
Silvio Berlusconi annuncia tempi duri per tutti. Epifani: “Giù le mani dai lavoratori”.
Berlusconi: “Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità”. Epifani: “I lavoratori hanno già dato. L’abolizione dell’Ici non serve niente”. E’ qui la festa?
Romano Prodi lascia la presidenza del Pd. Bondi: “Arriva la notte dei lunghi coltelli?”
Prodi: “C’è bisogno di rinnovamento delle classi dirigenti. A cominciare dal Partito democratico. E io voglio dare l’esempio. Già prima del voto avevo già deciso di lasciare la presidenza del Pd. Veltroni? Coraggioso e forte”. Bondi: “Era inevitabile dopo i giudizi negativi sul Professore, anche di Veltroni”. Atto dovuto o il segnale della resa dei conti dentro il Pd?
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La politica del “politichese” Made in Italy da ieri è costretta a dire “pane al pane e vino al vino”. E’ costretta a chiamare le cose per nome. Stavolta non è vero che hanno vinto tutti. Le elezioni 2008 le ha vinte uno solo, Berlusconi, con il suo Pdl (47,3% la coalizione di centro destra contro il 38,0% di quella avversaria) che ha la maggioranza assoluta alla Camera e un netto margine al Senato.
Se proprio vogliamo essere precisi, hanno vinto in due: oltre al Cavaliere c’è Umberto Bossi, trionfo al nord e sbarco (è la prima volta) ben sotto il fiume Po. Caso mai non ha perso uno solo. Anche se c’è sconfitta e sconfitta e, sempre, c’è il padre (presunto o no) di tutte le sconfitte. I grandi sconfitti sono Veltroni e il centrosinistra. E più in generale: disastro della Sinistra arcobaleno (fuori dal Parlamento!); quasi disastro dell’Udc (ha gli stessi 3 senatori che aveva Mastella!); disastro del Partito socialista (fuori dal Parlamento dopo oltre un secolo di storia!); disastro per la destra di Storace.
In altre parole: trionfa Berlusconi, comanda Bossi, perde Veltroni, sinistra disfatta. Gongola il trio Berlusconi, Bossi, Fini. Si lecca le ferite Veltroni per il fallimento del suo “Si può fare”. Bertinotti si ritira. Boselli si dimette. In Italia non c’è più un parlamentare comunista o socialista! Dopo il fascismo è la più cocente sconfitta della sinistra nella storia d’Italia. E’ un terremoto. Tutto qui. Non è poco. Dal versante sinistro si spara a pallettoni contro il leader del Partito democratico. “Veltroni – gridano socialisti, comunisti e verdi – ha spalancato le porte del governo a Berlusconi che forse resterà al potere per i prossimi 10 anni. E’ la Waterloo della sinistra”.
Gli exit-poll avevano illuso qualcuno e allarmato qualcun altro. Alle 15.05 il PD gonfiava il petto mentre il centrodestra iniziava a preoccuparsi, salvo far rientrare allarmi e trionfalismi dopo un’oretta abbondante. Qualcuno invece ha capito che c’era poco da fare fin da subito e non ha avuto nemmeno l’illusione degli exit-poll. Sto parlando della Sinistra estrema, critica, arcobaleno (e chi ne ha più nè metta) e del Partito Socialista di Boselli. Il quorum è stato mancato per entrambi sia alla Camera che al Senato e oggi, lo zoccolo duro dei reduci del PCI e del PSI non esiste più.
Il discorso per il Partito Socialista appare molto semplice. Obiettivamente in pochi avrebbero scommesso su un buon risultato di Boselli. Certo, veder scomparire un simbolo come il garofano dal parlamento fa un certo effetto, ma la via battuta dal partito, insistere solo sulla laicità e la contrapposizione allo “stato clericale” non ha pagato. Il partito dal canto suo, ha già trovato il colpevole: Walter Veltroni. Per Villetti, la decisione del leader del PD di non allearsi con i socialisti resta un enigma. Non una dispersione di voti quindi, semplicemente un elettorato che non ha creduto in una sinistra storica, laica e riformista, ma priva di una grande forza trainante.
Discorso diverso per quel che riguarda la Sinistra radicale. Bertinotti si è dimesso, il suo percorso politico alla guida di Rifondazione Comunista prima e Sinistra Arcobaleno poi finisce in un piovoso (per lo meno al nord) giorno d’Aprile.
Le domande che mi sorgono spontanee sono queste: dove sono finiti i voti di Rifondazione Comunista? Chi doveva votare per Sinistra Arcobaleno? E visto che non ha votato per Bertinotti, cosa ha fatto?
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Walter Veltroni: disinquinatore. Voto + 8. Il leader del Pd lancia in resta: “Il capo del Pdl dopo aver inquinato la politica italiana ha avvelenato il clima della campagna elettorale. Il Cavaliere ha governato sei anni, il doppio di Prodi: il Paese è cambiato, si è innovato, è più sereno e unito? Questi sono solo capaci di seminare odio, contrapposizione e passato”. Parole che nell’elettorato moderato del Pdl fanno qualche crepa. Un dato è certo: fine della commedia “politically correct”. Si torna all’arma bianca. E dopo il 14 aprile …
Walter Veltroni: sbugiardato. Voto – 8. Il leader del Pd a Porta a Porta, sui socialisti: “ Il Partito di Boselli, dopo il mancato accordo con noi, ha prima bussato alla porta di Casini poi a quella di Bertinotti”. Insorgono Boselli, Craxi, Villetti, Turci: “Walter è un bugiardo, mente sapendo di mentire. Chiediamo una smentita da parte di Bertinotti e Casini. Il capo del Pd è preoccupato della nostra rimonta. Per un voto venderebbe l’anima”. Bertinotti smentisce. Anche Casini. Tg5, Tg2, Tg3 danno la notizia. Il Tg1 no. Non disturbare il manovratore? Bassa politica, colpi bassi.
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Enrico Boselli: clonazioni. Voto + 8. Attacca il candidato premier socialista: “Prima c’era un solo Berlusconi, adesso con il Pd ne abbiamo due, uno più vecchio e l’altro più giovane. Entrambi promettono soldi: Silvio è arrivato a 90 miliardi, Walter “solo” alla metà. Non dicono dove e come li troveranno. Una campagna elettorale di promesse e bugie”. Garofano inc…zzato. In perfetta sintonia con l’elettorato.
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Silvio Berlusconi: gulag. Voto – 9. Bomba del leader del Pdl sui magistrati: “Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale”. Ed è bufera. Di Pietro: “Solo un matto può parlare così”. Veltroni: “Parole che denotano assenza di spirito istituzionale e di senso dello Stato”. Fini: “Visite per alcuni magistrate e medaglie per altri”. Purghe o gulag?
Pecoraro Scanio rinuncia all’immunità parlamentare. Franceschini: “Scelta rispettabile”. Pecoraro Scanio: “Rinuncerò all’immunità parlamentare perché non voglio nessuna ombra in relazione all’inchiesta ( il ministro è indagato per truffa e corruzione ndr) avviata dal magistrato di Potenza Woodcock. Non ho nulla da temere”. Franceschini: “Scelta rispettabile e condivisibile”. Ben fatto. Garantisti sempre e per tutti.
Silvio Berlusconi sicuro di stravincere per 110 motivi. Veltroni: “Gli siamo sul fiato nel collo”.
Berlusconi: “ Vinceremo con 10 punti di scarto. Perché ci sono almeno 110 motivi perché gli italiani votino per me e il Pdl. Prodi e il partito di Vetroni hanno portato l’Italia al declino (dalla montagna di tasse alla montagna di mondezza): hanno sepolto il Paese sotto la vergogna. Adesso tocca a noi rialzarlo e noi lo rialzeremo. Perché avremo il consenso, una ampia maggioranza per farlo “. Veltroni :” Il mio avversario parla del tempo andato. E’ fuori tempo. Le spara sempre più grosse perché sente il nostro fiato sul collo. Lavoriamo per il sorpasso”. Fotofinish? Altro che la Formula uno.
Goffredo Bettini invita a votare Veltroni o Berlusconi e attacca i socialisti. Boselli: “Vergognosi anatemi”. Bettini: “Gli elettori votino in modo giusto, cioè per Veltroni. Comunque chi non vuol votare per Walter allora scelga Berlusconi. La vera sfida è quella fra il leader del Pdl e del Pd. Tutto il resto è dispersione. I socialisti? Sono allo zero virgola, quindi voti perduti”. Boselli: “Denigrazioni di un comunista ex stalinista. Se fossimo ai decimali perché il vice di Walter si preoccupa tanto? Ci vuole ben altro degli anatemi di Bettini per fermare i socialisti! Il Pd va verso la disfatta”. Stop and go.
Romano Prodi raccomanda al futuro premier attenzione e rigore. Cicchitto: “ Almeno taccia”. Prodi: “Al mio successore a Palazzo Chigi, chiunque sarà, consiglio di stare molto attento perché in questa situazione di difficoltà occorre molto, molto rigore” Cicchitto: “Bella faccia tosta. Dopo lo sperpero e il caos e un paese in ginocchio per colpa suo e del partito di Veltroni, almeno taccia.” Ma chi tace acconsente.
ENRICO BOSELLI (+ 8) che dice basta di ingannare gli elettori. “Veltroni e Berlusconi – attacca il capo socialista – sulle pensioni annunciano scale mobili e aumenti di centinaia di euro. Ma ingannano gli elettori. Devono spiegare dove prenderanno tutti i soldi che servono, devono dirci dove e come tagliare. I due leader del Pdl e del Pd hanno già fatto programmi e promesse che per la metà sono senza copertura. E’ una gara a chi la spara più grossa”. Il rischio è che più la sparata è grossa e più l’elettore ci crede. O no?
SILVIO BERLUSCONI (- 8) che ne infila due (di chicche). La prima: “Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello “Nuova gestione”. Veltroni è solo un vecchio comunista riciclato”. Della serie: c’eravamo tanto amati. La seconda:”Io in tv straccio tutti! Figurarsi se temo uno come Veltroni, solo un blabla. Io sono un uomo di fatti che nella vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto”. Della serie: la modestia è la mia forza. Domanda al pacifico Uolter: ma la “cattiveria” e il “muso duro” del Cavaliere non erano tutta colpa di Prodi?

Una delle questioni più dibattute di questa campagna elettorale riguarda l’elevata quota di indecisi: proprio oggi Corriere.it quantifica gli scettici nel 40% degli elettori.
Una percentuale che forse rimarrà piuttosto alta fino al 13 aprile anche a causa dello spettacolo penoso a cui assistiamo quasi ogni giorno durante questa paradossale campagna elettorale.
Un momento molto alto di questa rappresentazione teatrale è andato in onda ieri sera durante Ballarò, l’ottima trasmissione condotta dal Giovanni Floris. Ospiti Piero Fassino, Michela Vittoria Brambilla, Lamberto Dini, Pierferdinando Casini, Matteo Colaninno ed Enrico Boselli.
Lo spettacolo è stato, fin dalle prime battute, decisamente deprimente: la Brambilla, intercalando con parole in milanese stretto, ha rimproverato a Fassino di non aver fatto niente per pensionati e salariati, favorendone l’impoverimento. Dini (Lamberto Dini, il miliardario che è passato al centrodestra in cambio di 4 seggi da parlamentare per lui e i suoi tre compari) ha avuto il coraggio di rinfacciare al povero Piero che il governo Prodi era schiavo dei comunisti e dei massimalisti e che quindi non sono state prese misure in favore della crescita (del Pil) che sarebbero le uniche a garantire, a cascata, un miglioramento degli stipendi.
Il Fassino, piuttosto imbarazzato e piccato per essere stato accusato di comportarsi come un comunista, si è ritrovato a dover spiegare a un miliardario, a un industriale e una imprenditrice (sulla cui sincerità nel preoccuparsi per i poveri avrei più di un dubbio) il motivo per cui il governo da lui sostenuto non ha fatto abbastanza per i redditi da lavoro.
Lo spettacolo era troppo triste, ho dovuto cambiare canale.
Nella foto la redazione di Ballarò
Enrico Boselli (+ 7) che attacca Berlusconi sul nodo Alitalia. Il capo del Ps:”Apprezzo la generosità di Berlusconi che offre soluzioni fantasiose alle giovani lavoratrici precarie e ora alla compagnia di bandiera. Ma come mai fin’ora oltre AirOne non si è fatto avanti nessuno? Anche il mix banche-figli di Berlusconi rischia di essere un bluff o arrivare fuori tempo massimo e alla fine invece di trattare con Air France si arriva solo a far fallire Alitalia. Qui si fa campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori”. E, aggiungiamo, sulle tasche dei contribuenti e sull’immagine dell’Italia.
Michela Vittoria Brambilla (- 9) che invita gli italiani a fare come lei, cioè ad avere passione e a credere in questa politica. Dice la rossa promoter dei Circoli della libertà: “In questa campagna elettorale bisogna crederci, avere passione e combattere. E noi dei Circoli nel grande movimento del Popolo della Libertà combatteremo. Rialzati Italia! Ci aspetta un tempo di sacrifici e di doveri!”. Passione per questa politica e per questi politici? Se vuoi, chiamale “sciocchezze!” Il voto col “porcellum” è da Repubblica delle banane. Siamo al sussidiario dei sogni, al solito elenco di promesse che dopo il 14 aprile saranno disattese. Sacrifici e doveri per colpa della casta.