
USA 2012 - Mitt Romney (nell’immagint TM News accanto alla moglie) cancella gli spettri della sconfitta, tiene lontano il diretto inseguitore Newt Gingrich e si porta a casa la terza vittoria, nei caucus in Nevada. Il divario è tale per cui anche se non sono stati assegnati tutti i delegati non c’è possibilità che Gingrich rimonti. La vittoria di Romney gli assicura perlomeno 10 delegati. Gli altri non rimangono a bocca asciutta: 4 per Gingrich, 3 per Ron Paul, 2 per Rick Santorum, ne restano ancora 9 da assegnare.

Ma intanto, la vittoria per Romney è assicurata - nessun rischio di cantar vittoria e poi essere sconfitti come in Iowa, insomma - e ora il suo ruolo di favorito per la sfida a Barack Obama si sta consolidando, anche se Gingrich ha smentito le voci che lo volevano prossimo al ritiro (insomma, 3 stati su 5 non sono ancora sufficienti, per Gingrich).
Dal canto suo, Romney nel suo ultimo discorso non ha rivolto alcun messaggio agli altri concorrenti repubblicani: si è concentrato solo sul suo obiettivo primario, Obama. E ha rassicurato gli elettori del Nevada che hanno rinnovato la fiducia espressa già nel 2008 all’ex governatore del Massachussets:
«Non è la prima volta che mi date la vostra fiducia. E questa volta la porterò alla Casa Bianca».
Il mese di febbraio sembra essere favorevole a Romney per affrontare il Super Tuesday di marzo con in tasca anche il Colorado e il Minnesota (7 febbraio) e il Maine (i caucus sono già iniziati, termineranno l’11 febbraio). Superato indenne questi appuntamenti, il 6 marzo potrebbe diventare solo una formalità e chiudere definitivamente i giochi.
Perchè i tedeschi sembrano opporsi a tutte le misure che potrebbero risolvere la crisi dell’euro? Innanzitutto, come abbiamo visto nelle precedenti puntate di questa rubrica, molti media tendono a convincerli, con una buona dose di esagerazione, che a pagare sono soltanto loro.
A questo va aggiunta la storica propensione a considerarsi un modello per il resto del mondo, che porta molti a concludere “se noi abbiamo tirato la cinghia, ora tocca ai paesi del sud“.
Infine, va detto che i vantaggi dell’euro per la Germania (ad esempio nel favorire il boom delle esportazioni) vengono spesso passati sotto silenzio: i successi vengono attribuiti alla tempra nazionale, i problemi scaricati sull’Europa.
Solo ragioni mediatiche e culturali quindi? Non proprio. C’è tutta un’altra serie di motivazioni, molto più contingenti, che hanno a che vedere con quello che da noi qualcuno chiamerebbe “il teatrino della politica“. Le vediamo dopo il salto.
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USA 2012 - Il 4 febbraio è il giorno dei caucus in Nevada, un altro appuntamento chiave per le primarie Repubblicane che spalancheranno a uno dei candidati le porte delle presidenziali di novembre.
Secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Survey Center dell’Università del Nevada a Las Vegas, Mitt Romney (che ha incassato anche l’endorsement di Donald Trump) si conferma ancora in testa nei sondaggi: il 45% degli intervistati ha confermato il proprio appoggio all’ex governatore del Massachussets che tenta di prendere il largo con il terzo successo. Segue Newt Gingrich, distanziato di ben 20 punti percentuali (ma in crescita). Poi Rick Santorum (11%) e Ron Paul (9%). Gli indecisi sarebbero circa il 9%: fra di essi dovranno cercare di trovare consensi gli avversari di Romney.
Quattro anni fa, nel 2008, il favorito vinse le primarie in Nevada con il 51% delle preferenze (cosa che non gli portò bene per il risultato finale). Se Romney dovesse confermare il risultato, superando il 50% delle preferenze, questo significherebbe che avrebbe finalmente trovato il consenso dei conservatori. Ma il Nevada non è quello di 4 anni fa. Se nel 2008 il tasso di disoccupazione era del 5,5%, ora si è saliti al 13% e anche i candidati repubblicani dovranno fare i conti con uno stato estremamente scontento della politica (e in particolare di quel Presidente Obama che, nel 2008, venne preferito anche in Nevada a John McCain).
Naturale, dunque, che i Repubblicani vedano nello stato un importante punto di partenza.
I mormoni (un quarto dell’elettorato locale) dovrebbero concentrare i propri voti dei caucus su Romney. Per Ron Paul - che pure sembra intenzionato a continuare anche negli altri Stati - il Nevada sarà una specie di ultima spiaggia. Poi c’è l’incognita dei Tea Party: a loro si rivolgono, in particolare, Santorum e Gingrich. Il primo attacca duramente: «uno schiaffo in faccia ai Tea Party», dice una sua pubblicità a proposito del sostegno al salvataggio di Wall Street da parte di Gingrich.
Eppure, secondo quanto ha detto al New York Times Jeri Taylor-Swade, una delle organizzatrici del Tea Party a Las Vegas (nell’immagine © TM News), molti, fra gli attivisti, sono ancora fedeli proprio a Gingrich. Ma fino a quando?
La Germania trae vantaggio dall’euro? Per la stampa italiana e di altri paesi europei, la risposta è senza dubbio un sì: la moneta unica e la fine della politica delle svalutazioni competitive hanno avvantaggiato la Repubblica Federale e il boom delle sue esportazioni.
Vista dalla Germania, però, la questione è meno pacifica. I politici, i media e l’opinione pubblica tedesca vanno estremamente fieri del loro titolo di “Exportweltmeister“ (”campioni del mondo delle esportazioni”) - un termine che non a caso esiste soltanto nella versione tedesca di Wikipedia.
Nei mesi scorsi - mentre i paesi dell’euro rivedevano uno dopo l’altro le proprie stime di crescita al ribasso - la stampa tedesca ha spesso raccontato con toni trionfalistici la storia del “boom” tedesco, apparentemente immune a qualsiasi tipo di crisi.
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Usa 2012 - Primarie in Florida - Mitt Romney si porta a casa il suo secondo successo personale, dopo quello in New Hampshire, e comincia a pensare in grande e a cercare di convogliare l’attenzione dell’opinione pubblica - almeno quella Repubblicana, per ora - sul fatto che la sua sia una leadership indiscussa:
«Le primarie competitive non ci dividono, ci preparano. E vinceremo. La mia leadership porrà fine all’era di Obama e sarà l’inizio di una nuova era di prosperità americana».
Parole che non fanno i conti con i numeri e con le intenzioni degli avversari.

E’ vero, in Florida Romney ha vinto con un buon margine, e quello della penisola meridionale era il voto con il maggior numero di elettori fino a questo momento. Ma attualmente, colui che si proclama già come l’anti-obama può contare solamente su 71 delegati conquistati nelle quattro votazioni che si sono già tenute. Fra gli avversari, Newt Gingrich è a quota 23, Rick Santorum a 13 e Ron Paul a 3. Sembrerebbe fatta, non fosse che - dettaglio affatto trascurabile - per avere la nomination in tasca occorre ottenere 1.144 delegati. Quelli assegnati fino ad ora sono una piccola frazione, e dunque il tono trionfalistico di Romney appare giustificato più da ragioni propagandistiche che dai fatti.
Dal canto loro, gli altri candidati non hanno espresso intenzione di ritirarsi e sono già pronti per i prossimi due appuntamenti: i caucus in Nevada e quelli in Colorado (4 e 7 febbraio). Con gli occhi puntati al super tuesday di marzo: il 6 si voterà in ben 11 stati. Probabilmente, per allora, un verdetto più significativo verrà attribuito anche dai numeri e non solo dalle parole.
Foto | © TM News
Il Forum di Davos si è chiuso da qualche giorno. Oggi Lucia Annunziata ci torna sopra con un lungo commento su La Stampa - ve lo consiglio, dateci un’occhiata - e dice
Il dubbio è proprio se queste élite che si riuniscono a Davos siano davvero tali, se cioè siano oggi in grado di esercitare davvero la loro funzione di «avanguardia» del pensiero. Intanto, possiamo sostenere con certezza che è improbabile che le decine di teste coronate presenti in Svizzera siano capaci di rappresentare i propri sudditi – che dire dell’Arabia Saudita, ad esempio? Ma altrettanto si può dubitare dei leader economici, che siano George Soros o i manager di Facebook e Google. Per non parlare di leader politici attuali ed ex arrivati in massa. Come dimenticare che sono loro che hanno guidato o guidano la nave delle economie in crisi oggi? Possono essere i conducenti falliti coloro che si inventano nuovi modelli?
Questo ci offre il gancio per proporvi il nostro piccolo riepilogo. Che cosa è successo quest’anno a Davos? “Nessuno è immune dal contagio”. Questa, per bocca del direttore del FMI Christine Lagarde, la poco consolatoria sintesi del World Economic Forum. La cinque giorni di meeting, cui hanno partecipato 2500 tra capi di governo, ministri, economisti e banchieri non ha quindi portato nessuna reale proposta per uscire dalla crisi, solo una constatazione della gravità della situazione.
E nonostante nei giorni del Forum l’Italia abbia subito il declassamento da parte di Fitch, le notizie non sono del tutto cattive: il giudizio generale sul nostro paese è buono, soprattutto per quanto riguarda la credibilità, e in questi mesi abbiamo capito che la credibilità è più importante che avere dei conti in ordine.
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“La Francia è il paese con il carico fiscale più pesante d’Europa”
Nicolas Sarkozy, 29 gennaio 2012
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Scopri perchè dopo il salto
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Usa 2012 - Mitt Romney può contare su un +11% di vantaggio, secondo i sondaggi, alle primarie in Florida, che si terranno domani, 31 gennaio 2012, e che sono da sempre una tappa fondamentale per la nomination repubblicana. Ciò non significa che Romney abbia mollato la presa. Anzi, è andato all’attacco - piuttosto duramente, a dire il vero - dell’avversario più diretto, quel Newt Gingrich che lo ha sconfitto in South Carolina. Oggetto dell’attacco, le voci che vorrebbero Gingrich legato a una delle aziende coinvolte nella crisi dei mutui subprime:
«Penso che il vero motivo per cui [Gingrich] non è riuscito a entrare in connessione con gli abitanti della Florida risieda nel fatto che le persone lo vedono nei dibattiti (Gingrich fa molto bene, nei dibattiti, ndr) ma poi apprendono quali siano le sue esperienze e il suo background. Per esempio, sanno che è stato pagato 1,6 milioni di dollari per essere un lobbista di Freddie Mac, e non vogliono nulla del genere, alla Casa Bianca».
ha dichiarato, senza mezzi termini, Romney, deciso a capitalizzare al massimo il suo vantaggio, sancito anche dall’osservatorio sui sondaggi di Usa Today.

Gingrich non ha ribattuto perché «in quel contesto, non c’era modo di dimostrare al pubblico con che razza di uomo disonesto ho a che fare», ha detto a Bloomberg.
E poi, dopo questa parata un po’ maldestra, ha affondato, accusando a sua volta Romney di avere a che fare con quel mondo dell’alta finanza che i Repubblicani, improvvisamente - e per opportunità politica e di immagine - dicono di odiare:
»Romney ha la possibilità di raccogliere fondi a Wall Street, da Goldman Sachs a tutte le più grandi banche ed ha l’abitudine di bombardare a tappeto i suoi rivali».
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“Salva-Italia”, lotta all’evasione, liberalizzazioni: le riforme del Governo Monti non sono certo passate inosservate in Italia. Altrettanto si può dire dell’estero, dove vari giornali hanno cercato di raccontare le azioni del nuovo esecutivo per fare fronte alla crisi.
Particolarmente favorevole il ritratto che El Pais dedica al nuovo premier:
Balla molto bene per non avere mai ballato. Con i suoi 69 anni, Mario Monti preme l’acceleratore su tutti i fronti della politica nazionale e internazionale. Sino quasi al punto di diventare – se non lo è già – un riferimento politico per l’Unione Europea al pari di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Dopo appena due mesi dall’essere salito al potere con l’etichetta di tecnocrata, una specie di revisore dei conti mandato a sistemare gli sconquassi di Silvio Berlusconi Mario Monti(..) ha previsto di mettere sul piatto, nelle prossime ore, un pacchetto di misure economiche talmente drastiche che nessuno dei suoi predecessori – indipendentemente dal colore politico – aveva osato proporre.
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“Am deutschen Wesen, soll die Welt genesen”, ovvero “Grazie alla presenza tedesca, il mondo guarirà”. Questo motto, coniato dal poeta romantico ottocentesco Emanuel Geibel, va tenuto bene a mente se si vuole capire il comportamento della Germania nella crisi dell’Euro.
Certo, oggi questo proverbio non è più molto popolare: essendo stato utilizzato nel corso della storia soprattutto da imperatori, nazisti e conservatori, è vissuto con imbarazzo dai tedeschi più progressisti. Eppure ci dice qualcosa di utile sulla storia culturale della Germania.
Per fare un’analogia: molti di noi rabbrividiscono a sentire “Franza o Spagna, purchè se magna“, e tuttavia è difficile negare che questa frase rappresenti un atteggiamento di fondo che ha contato (e conta ancora) molto nella storia del nostro paese.
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