Nei giorni scorsi, scrivendo dell’arretratezza italiana sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili avevamo ipotizzato una possibile collaborazione tra il nostro paese e la Germania sull’acquisto di energia pulita.
Secondo quanto riportato nei giorni scorsi da Internazionale il modello di sviluppo economico adottato da Angela Merkel è stato fortemente criticato dalla stampa statunitense ed europea. Oltre al Financial Times, la politica economica del paese non sarebbe apprezzato dalla Francia tanto che attraverso Le Figaro il Ministro dell’Economia Christine Lagarde ha proposto alla Germania di pulirsi prima di occuparsi della crisi greca.
Di parere diverso sono ovviamente i diretti interessanti tanto che il Die Welt trova assurdo che a dispensare i consigli sia proprio la Francia che insieme alla Germania si è distinta nella zona euro per capacità imprenditoriale.
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Oggi è formata da 704 membri, 92 dei quali ereditari e i restanti di nomina governativa. Ma la Camera dei Lord, detta anche Camera dei Pari, potrebbe avere i giorni contati.
Il premier laburista Gordon Brown vuole infatti cancellare dal quadro istituzionali una delle caratteristiche più peculiari del sistema inglese, modernizzando il sistema e sostituendo la Camera dei Lord (che in effetti puzza un poco di vecchio) con un moderno Senato, che avrebbe il compito di esaminare le leggi prima dell’entrata in vigore. La nuova Camera sarà composta da 300 membri, tutti eletti dal popolo, che rimarranno in carica per tre mandati al massimo, pagheranno le tasse e percepiranno uno stipendio di circa 72 mila euro: al suo interno verrebbe garantita una certa presenza di donne e minoranze.
Secondo alcuni, la proposta sarebbe però solo una manovra del governo laburista per recuperare lo svantaggio che tutti i sondaggi gli attribuiscono considerato che gran parte dei cittadini del Regno Unito sono a favore dell’abolizione dei privilegi di cui godono i membri di questo ramo del parlamento.

“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”
Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette a rischio il percorso di pace con i palestinesi. Quale, viene da chiedersi.
Più passa il tempo meno diventa credibile la “presunta volontà” di pace del governo israeliano, più aumentano i nuovi insediamenti in Cisgiordania più appare evidente come gli Stati Uniti abbiano fatto troppo poco in questi ultimi anni e ora non riescano neanche a far valere molto il loro peso sul processo di pace. Di certo Obama per la Palestina ha fatto poco o nulla.
Immagine|Flickr
Continua a leggere: Israele e Stati Uniti: crisi storica dopo il viaggio di Biden a Gerusalemme?

Anticipandoci di due settimane, ieri i cugini francesi sono andati alle urne per il rinnovo dei 26 Consigli regionali in cui è suddiviso il territorio francese. In realtà alle urne non è che ci siano andati molto, dato che la partecipazione al voto si è fermata al 47%.
Tra quelli che hanno scelto di inserire la scheda nell’urna (il dato è nazionale in quanto si è votato in tutte le Regioni) il 30% ha scelto il Partito socialista, mentre l’Ump di Nicolas Sarkozy si è fermato al 26,7%. Europe Ecologie ha raggiunto il 13,3%, il Front National è al 12%, il Front de Gauche raggiunge il 6% (ma era presente solo in 17 Regioni), il Mouvement démocrate ottiene il 4%, il Nouveau parti anticapitaliste arriva al 2% mentre Lotte Ouvrière si ferma al 1,3%.
La sinistra, nelle sue varie articolazioni, naviga quindi verso il 60%, con le forze di sinistra-sinistra (Partito comunista e vari partito anticapitalisti) intorno al 10%. Il Front de gauche supera il 10 % in 4 Regioni: Limousin (13,13 % insieme al Npa), Nord (10,78 %), Corsica (10%) e Auvergne (14,24 %).

Il fenomeno Berlusconi è solo un sintomo della storica “anomalia italiana”? Oppure il belpaese è solo un laboratorio avanzato per quella che sarà la politica del XXI secolo? Recenti sviluppi dalla vicina Germania farebbero propendere per la seconda ipotesi.
Stiamo parlando di Guido Westerwelle, ministro degli esteri e capo dei liberali della FDP, che dallo scorso anno (qui un commento ai risultati delle elezioni tedesche 2009) sono partner di coalizione della CDU di Angela Merkel.
Da quando è entrato in carica infatti il buon Guido non fa che far parlare di sè per le sue uscite provocatorie, roboanti e fuori dagli schemi della politica tedesca, ancora legata ad uno stile compassato paragonabile a quello della Prima Repubblica Italiana (basti pensare all’insipida Angela Merkel).
Continua a leggere: Guido Westerwelle: piccoli Berlusconi crescono (in Germania)?

A qualcuno le precipitazioni, talvolta nevose, registrate negli ultimi giorni avran fatto dimenticare che l’Italia è anche il paese del sole. Fortunatamente tale amnesia non ha colpito tutti. In Europa, ad esempio, han ben presente i talenti del bel paese tanto un ultimatum.
O l’Italia inizierà a produrre più energia pulita o, per rispettare le regole comunitarie (redatte affinché in dieci anni un quinto dell’energia prodotta nel continente si verde) dovrà iniziare ad acquistarla da paesi che ne producono di più.
E’ molto probabile, come dichiarato dalla portavoce del commissario europeo per l’energia, che il nostro paese debba iniziare a trattare su questo tipo di rifornimento con la Germania che ha saputo fare un buon lavoro con le fonti rinnovabili.
Continua a leggere: Europa: l’Italia dovrà importare energia pulita
All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.
Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.
Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?
Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Olivier Roy
Come viene letto il caos creatosi attorno alle liste PDL di Lazio e Lombardia all’estero? In maniera piuttosto critica e perplessa - tanto per abbondare negli eufemismi. Senza mezzi termini invece è stato il brasiliano Terra Magazine:
Ci manca solo il tendone per poter definire una volta per tutte la politica italiana un grande circo. (..) Il casino che il PDL – il partito inventato da Berlusconi nel 2008 e che ha la maggioranza nel parlamento italiano – ha combinato a Roma è degno di una rassegna di sketch di teatro. La lista dei candidati del partito è stata consegnata con 45 minuti di ritardo perché la persona incaricata aveva fame e se n’era andata a mangiare un panino vicino al tribunale. (..)
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: il caos liste visto dai giornali stranieri
L’attenzione che i media occidentali hanno concentrato sulle elezioni irachene, di cui sapremo i risultati solo alla fine del mese, hanno fatto dimenticare per qualche giorno la guerra che lì vicino si sta combattendo.
Persino il riconoscimento dato al film “The Hurt Locker” (che racconta la missione statunitense in Iraq) è stato strumentalizzato per non ammettere che l’intervento occidentale in Medio Oriente è tutto fuorché una missione di pace.
Su quanto sta succedendo in Afghanistan, ad esempio, sono state espresse opinioni apparentemente contrastanti tra di loro. A Marjah, nel sud del paese, il presidente afghano Hamid Karzai ha infatti chiesto agli amministratori locali di riferire al governo quanto è stato distrutto dai soldati americani che, secondo quanto dichiarato Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates, avrebbero allungato i tempi della missione per evitare che altri civili muoiano.
Continua a leggere: Afghanistan: possibile tregua tra Barack Obama e Hamid Karzai a Marjah
Quanto dichiarato ieri da Pierferdinando Casini a la Stampa fa eco ad una considerazione sulla coscienza italiana fatta dalla Mostra del Cinema di Berlino da Francesca Comencini, regista italiana presente alla manifestazione in qualità di giudice.
In quell’occasione l’autrice italiana sottolineò i limiti del nostro cinema costruito secondo lei, sulle classiche storie d’amore più che sulle vicende caratterizzanti la memoria storica che altri paesi hanno già sviluppato.
Dell’ex terrorista Cesare Battisti, e dei quattro omicidi di cui è stato il mandante, ci siamo già dimenticati tanto che dopo il rinvio dell’incontro tra Lula e Silvio Berlusconi (si sarebbe dovuto tenere domani in Brasile) dei giornali locali già sostengono che il criminale italiano non sconterà tutta la sua pena nel paese d’origine.