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“La Francia è il paese con il carico fiscale più pesante d’Europa”
Nicolas Sarkozy, 29 gennaio 2012
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Continua a leggere: Veritometro: Sarkozy, le tasse e l'Italia

Usa 2012 - Mitt Romney può contare su un +11% di vantaggio, secondo i sondaggi, alle primarie in Florida, che si terranno domani, 31 gennaio 2012, e che sono da sempre una tappa fondamentale per la nomination repubblicana. Ciò non significa che Romney abbia mollato la presa. Anzi, è andato all’attacco - piuttosto duramente, a dire il vero - dell’avversario più diretto, quel Newt Gingrich che lo ha sconfitto in South Carolina. Oggetto dell’attacco, le voci che vorrebbero Gingrich legato a una delle aziende coinvolte nella crisi dei mutui subprime:
«Penso che il vero motivo per cui [Gingrich] non è riuscito a entrare in connessione con gli abitanti della Florida risieda nel fatto che le persone lo vedono nei dibattiti (Gingrich fa molto bene, nei dibattiti, ndr) ma poi apprendono quali siano le sue esperienze e il suo background. Per esempio, sanno che è stato pagato 1,6 milioni di dollari per essere un lobbista di Freddie Mac, e non vogliono nulla del genere, alla Casa Bianca».
ha dichiarato, senza mezzi termini, Romney, deciso a capitalizzare al massimo il suo vantaggio, sancito anche dall’osservatorio sui sondaggi di Usa Today.

Gingrich non ha ribattuto perché «in quel contesto, non c’era modo di dimostrare al pubblico con che razza di uomo disonesto ho a che fare», ha detto a Bloomberg.
E poi, dopo questa parata un po’ maldestra, ha affondato, accusando a sua volta Romney di avere a che fare con quel mondo dell’alta finanza che i Repubblicani, improvvisamente - e per opportunità politica e di immagine - dicono di odiare:
»Romney ha la possibilità di raccogliere fondi a Wall Street, da Goldman Sachs a tutte le più grandi banche ed ha l’abitudine di bombardare a tappeto i suoi rivali».
Foto | ©TMNews

“Salva-Italia”, lotta all’evasione, liberalizzazioni: le riforme del Governo Monti non sono certo passate inosservate in Italia. Altrettanto si può dire dell’estero, dove vari giornali hanno cercato di raccontare le azioni del nuovo esecutivo per fare fronte alla crisi.
Particolarmente favorevole il ritratto che El Pais dedica al nuovo premier:
Balla molto bene per non avere mai ballato. Con i suoi 69 anni, Mario Monti preme l’acceleratore su tutti i fronti della politica nazionale e internazionale. Sino quasi al punto di diventare – se non lo è già – un riferimento politico per l’Unione Europea al pari di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Dopo appena due mesi dall’essere salito al potere con l’etichetta di tecnocrata, una specie di revisore dei conti mandato a sistemare gli sconquassi di Silvio Berlusconi Mario Monti(..) ha previsto di mettere sul piatto, nelle prossime ore, un pacchetto di misure economiche talmente drastiche che nessuno dei suoi predecessori – indipendentemente dal colore politico – aveva osato proporre.
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'Italia e le riforme di Monti
“Am deutschen Wesen, soll die Welt genesen”, ovvero “Grazie alla presenza tedesca, il mondo guarirà”. Questo motto, coniato dal poeta romantico ottocentesco Emanuel Geibel, va tenuto bene a mente se si vuole capire il comportamento della Germania nella crisi dell’Euro.
Certo, oggi questo proverbio non è più molto popolare: essendo stato utilizzato nel corso della storia soprattutto da imperatori, nazisti e conservatori, è vissuto con imbarazzo dai tedeschi più progressisti. Eppure ci dice qualcosa di utile sulla storia culturale della Germania.
Per fare un’analogia: molti di noi rabbrividiscono a sentire “Franza o Spagna, purchè se magna“, e tuttavia è difficile negare che questa frase rappresenti un atteggiamento di fondo che ha contato (e conta ancora) molto nella storia del nostro paese.
Continua a leggere: Italia unter alles: cosa dicono in Germania della crisi e di noi

Nel bel mezzo di uno dei periodi più neri per l’Eurozona (e per l’economia mondiale) e a pochi giorni dal Consiglio UE del 30 gennaio, si è aperto a Davos, in Svizzera, il tradizionale incontro annuale del World Economic Forum, riunione informale di capi di Stato e di governo, imprenditori, e leader economici. Già dal titolo (“La Grande Trasformazione: immaginare nuovi modelli”, un modo decisamente troppo limitato di definire quello che sta avvenendo), gli esperti prevedono che da questa edizione del Forum Economico non ci si debba aspettare soluzioni alla crisi, e neppure la proverbiale iniezione di ottimismo che dia ossigeno ai mercati.
Anzi, gli spettri che aleggiano sul meeting sono due: quello di un crack dell’Euro, e quello di “una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi” (come la definisce il Sole 24 Ore) che andrebbe a sommarsi alle crisi economiche già in atto. Ed è proprio l’Europa, suo malgrado, a conquistare il centro del palcoscenico, mentre gli Usa si defilano e la Cina – tradizionalmente protagonista di questo meeting – sembra per la prima volta più preoccupata del fronte interno che dell’economia mondiale.
Il summit è stato aperto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui intervento si è concentrato sulla necessità di coniugare rigore e crescita. Niente di nuovo, insomma: la Germania non ha intenzione di pagare per gli sprechi altrui. Nessuna novità neppure dall’intervento del premier britannico Cameron, che parlato ancora della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che Sarkozy (e più timidamente la Merkel) vorrebbe introdurre nell’Eurozona: per Cameron la Tobin Tax in un momento come questo è “pura follia”.
E, parlando di Europa, osservate speciali sono Italia e Spagna, i due paesi “sull’orlo del precipizio”. Una tavola rotonda sarà intitolata proprio “The Future of Italy”, e tra i partecipanti al forum si segnalano il ministro Corrado Passera, Emma Marcegaglia e il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il finanziere americano George Soros ha proposto da Davos un’idea (in verità lanciata diversi anni fa da Tommaso Padoa Schioppa) in base alla quale Spagna e Italia potrebbero rifinanziare il loro debito con l’emissione di titoli di Stato a un tasso d’interesse dell’1% circa. Un’operazione complicata, che non sarebbe ben vista né a livello comunitario né a livello nazionale.
D’altronde non si può certo dire che Soros ami farsi amare: a Davos ne ha avuto per tutti, per i governanti europei (“Hanno sbagliato tutto”) e in particolare per la Merkel (“La Germania sta imponendo la disciplina fiscale generando tensioni che potrebbero distruggere l’Unione europea”). Per segure il forum di Davos potete dare un’occhiata agli streaming sul sito,, e tenere d’occhio anche Twitter, con l’account del Financial Times di Davos 2012, e quello del WEF 2012.
Dopo il salto, uno Storify che riassume i giorni di Davos e quanto accaduto nelle ultime ore.
Continua a leggere: Forum economico mondiale: cosa si dice a Davos

Mettetevi nei panni di un giornalista straniero che deve scrivere un articolo sull’Italia: come fare a meno di parlare di Mafia? Il tema, fin dai tempi de “Il Padrino”, è di sicuro successo presso i lettori. In più, il paese e il suo parlamento offrono continue occasioni per tornare a mettere il dito nella piaga.
Come? Ma salvando Nicola Cosentino dal carcere ad esempio! Un evento che non è sfuggito alla Frankfurter Allgemeine Zeitung:
Già nel 2009 Cosentino era sfuggito all’arresto grazie all’appoggio dei suoi amici di partito. In effetti, più che un aiuto a Cosentino, si è trattato di una dimostrazione di solidità, a quanto pare riuscita, della vecchia maggioranza di Berlusconi rispetto al governo provvisorio del nuovo presidente del Consiglio Mario Monti.
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Italia e Mafia, un evergreen anche in tempi di crisi
Crisi dell’euro, austerità, crescita economica: poco importa come la pensiate, le decisioni cruciali riguardanti la nostra economia non vengono più prese in Italia. E se ancora c’è rimasto un governo nazionale con un certo margine di autonomia, non ci sono dubbi: si trova a Berlino. Ormai siamo, per dirla con Luigi Zingales, “solo una provincia dell’impero“.
E qui nasce un problema: perchè la Germania è, tra i grandi paesi europei, quello di cui sappiamo di meno. Sarà la lingua, saranno storiche diffidenze, ma è difficile che in Italia si parli della vita politica, sociale e culturale tedesca - fatta eccezione ovviamente per l’Oktoberfest e per gli occasionali successi elettorali dei neonazisti nell’ex DDR.
E’ da questi pensieri che nasce “Italia unter alles”, una nuova rubrica di polisblog dedicata a quello che dicono i tedeschi della crisi e dell’Italia - in diretta da Berlino!
Continua a leggere: Italia unter alles: cosa dicono in Germania della crisi e di noi

Finchè c’era Berlusconi, era facile salutare con grida di giubilo qualsiasi critica della stampa estera al nostro paese. Anche quando si lasciava prendere la mano, definendo ad esempio il nostro paese uno “stivale che puzza“, si trovava sempre qualcuno disposto a gridare “Giusto! Hanno ragione! Sapete cosa? Facciamoci governare da loro e basta!”
Ora che “lui” non c’è più, e che le scelte decisive sul nostro paese vengono effettivamente prese tra Parigi e Berlino (o forse solo a Berlino), ho come l’impressione che molti abbiano cambiato idea. Perchè lo sguardo che gli stranieri posano sull’Italia non è sempre carico di civiltà, di buone maniere e di valori europei.
A volte rivela più che altro pregiudizi duri a morire, volontà di dominio e schadenfreude. Vi propongo qualche esempio dopo il salto, con qualche articolo scelto tra i peggiori pezzi della stampa straniera delle ultime settimane.
Continua a leggere: Rassegna Stampa Estera: l'Italia e il lato oscuro dei quotidiani stranieri

Una volta - non molto tempo fa - la stampa estera accostava sistematicamente il nome “Italia” a quello di una persona: Silvio Berlusconi. Ora le cose sono cambiate, e la nuova “tag” preferita dai quotidiani stranieri è “italia crisi”.
Qualsiasi tema giù abitualmente associato al nostro paese (i costi della politica, la Mafia, l’evasione), viene ormai presentato nel contesto di un paese che scivola lentamente verso la rovina.
Qualche esempio: lo spagnolo El Periodico si è concentrato recentemente sull’epica saga della “Casta” italiana, ricorrendo ad un ormai popolarissimo paragone, che coinvolge proprio il monarca iberico:
I parlamentari del paese transalpino guadagnano molto di più dei loro colleghi europei. Uno stenografo del Senato guadagna quanto il Re di Spagna.
Continua a leggere: Rassegna Stampa Estera: l'Italia in crisi, tra Casta, Mafia e evasione fiscale

Usa 2012: è Newt Gingrich a vincere le primarie in South Carolina. Se non fosse che lo si era definito favorito dopo l’ultimo dibattito, il risultato sarebbe quasi una sorpresa. Invece non lo è, se non nei numeri. Perché se prendiamo in considerazione i numeri, la vittoria di Gingrich diventa addirittura schiacciante: ottiene 23 delegati con 243.153 voti (pari al 40,4% del totale). Mitt Romney si deve accontentare del 27,8% (167.279 voti). Terza piazza per Rick Santorum (102.055 per il 17%), quarta per Ron Paul (77.993, 13%).
La situazione delle primarie Repubblicane è dunque estremamente fluida: tre vittorie per i primi tre Stati al voto, segno che gli elettori repubblicani non sono affatto convinti a proposito del nome che dovrà fronteggiare Obama alle Presidenziali. In Iowa, dopo il riconteggio, la vittoria è stata assegnata a Rick Santorum e dopo la sconfitta in South Carolina, quello che doveva essere il favorito nazionale si trova solamente ad aver ottenuto un risultato utile su tre, quello in New Hampshire.
Romney ha cercato di minimizzare: «Ho sempre detto che vincere in South Carolina sarebbe stata un’impresa, per un ragazzo del Massachussets». E non poteva fare altrimenti: d’altro canto, anche nella scorsa tornata il South Carolina gli fu estremamente ostile: si piazzò appena quarto, nel 2008. La cosa paradossale è che il mormone del Massachussets perde consensi negli stati più conservatori perché passa per moderato e, verosimilmente, anche per la confessione religiosa. Ma non solo. A fronte di una campagna meglio organizzata e più ricca (la più ricca in assoluto fra i repubblicani), che gli consente di essere in corsa con buone speranze in tutti gli stati, Romney ha mostrato il fianco nel corso dei dibattiti, esibendosi in performance poco convincenti. Dall’altro lato, invece, Gingrich, che ha un’organizzazione meno sistematica alle spalle, ha ribaltato, proprio nei dibattiti, gli scandali che riguardavano il suo secondo matrimonio, utilizzandoli per attaccare la stampa. Ed ha convinto alla grande gli elettori di uno degli stati più conservatori dell’unione.
Santorum e Paul stanno a guardare. Ma prima o poi, verosimilmente, lasceranno. E la cosa potrebbe non essere una buona notizia per Romney, che potrebbe trovarsi a fronteggiare, anche negli stati in cui è favorito, un avversario che gode del favore di tutti gli ultra-conservatori, una volta che Santorum sarà più in corsa.
Ora si vola in Florida: è il prossimo appuntamento, l’ultimo del mese, il 31 gennaio. Secondo i sondaggi di USA Today (ultima rilevazione il 18 gennaio) Romney è ampiamente in testa. Ma lo era anche in South Carolina.

[Lo speciale USA 2012 di Polisblog]
Foto | © TM News
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