Logo Blogo

Esteri

Super Tuesday 2012 - Risultati: Romney vince, Santorum si rafforza

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri USA 2012

Mitt Romney

Il Spuer Tuesday 2012 consegna alle cronache delle primarie dei Repubblicani un verdetto complesso, che non fa che confermare che la corsa alla nomination per USA 2012 sarà uno stillicidio. E consegna anche a Mitt Romney una brutta immagine, difficile da togliersi di dosso: quella del vincitore perdente.

Con l’Ohio ancora in bilico anche alle 9.13 italiane, dopo quasi nove ore dalla chiusura dei seggi, e Mitt Romney che sembra prevalere leggermente su Rick Santorum e che, verosimilmente, lo batterà sul filo di lana, la lettura che si può dare è quella che emergeva già durante la lunga notte elettorale.

Mitt Romneyvince, Rick Santorum è diventato un candidato forte. Fra chi resta, Ron Paul e Newt Gingrich non hanno davvero altri motivi per andare avanti, anche se Gingrich si è aggiudicato la vittoria nella sua Georgia.

In definitiva, conti alla mano Romney ha conquistato una larga vittoria in Massachussets (72%) e Idaho (73%) . Ha vinto senza entusiasmare in Vermont (39%) con Ron Paul a soffiare ala seconda piazza a Santorum, ha battuto lo stesso Paul nel ballottaggio a due in Virginia (59,5%). Vince in Alaska, di misura (32% contro il 29% di Santorum), si avvia verso la vittoria anche in Wyoming. E, appunto, sembra prendersi al fotofinish l’Ohio.

Santorum invece vince (senza percentuali bulgare) in Tennessee (37% contro il 28% di Romney), in Oklahoma (33,8% contro il 28% di Romney) e in North Dakota (39,7%, ma la seconda piazza è per Ron Paul, 28,1%).

Insomma, un 6-3 con Gingrich a fare da terzo incomodo. Ma Romney non può davvero dichiararsi soddisfatto: i commentatori U.S.A., durante la nottata, erano durissimi nel rilevare come il favorito abbia dovuto tenere un discorso (di cui abbiamo dato un breve resoconto, così come dei discorsi di Santorum e Gingrich) senza poter essere entusiasta dei risultati e dovendo esultare, ma con un’esultanza che in realtà voleva dire «We have three States, and counting…», quando invece ci si aspettava che i terreni di scontro fossero minimi e che l’Ohio potesse, in definitiva, trasformarsi in una formalità.

Gallup - I sondaggi del 6 marzo 2012 Così, Romney si trova di fronte ad un paradosso: quello di aver oggettivamente vinto il Super Tuesday (per numero di delegati e per numero di stati) ma di essere oscurato dalla buona performance muscolare di Santorum. Lui stesso lo ha confermato, dicendo durante il breve speech a Boston:

«Oggi facciamo un po’ di conti. Contiamo i delegati».

La matematica senza appeal politico ma dai verdetti inappellabili è dalla sua parte. Santorum potrà crescere in popolarità, ma finché Romney continuerà a racimolar delegati anche dove perde, sarà lui il vincitore. Una vittoria da pallottoliere che agli americani, appassionati di storie epiche, difficilmente potrà piacere fino in fondo.

La prova? Risiede in quei sondaggi Gallup di ieri. Che vedono Romney favorito su scala nazionale, con largo vantaggio ma in discesa; Santorum in ascesa; il paradosso: è Rick Santorum ad avere più possibilità di battere Barack Obama (comunque, dato per perdente 50%-43%), secondo gli elettori repubblicani. Romney è dato perdente certo (52%-43%).

Super Tuesday 2012 - Live e risultati

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri Barack Obama USA 2012

Super Tuesday - Gingrich vince in Virginia

Il Super Tuesday 2012 sta per emettere i suoi verdetti. I quattro candidati rimasti in corsa hanno passato le ultime ore del martedì più importante della corsa alla nomination repubblicana negli stati in cui si aspettano di ottenere i risultati migliori. Rick Santorum è in Ohio, nella piccola cittadina di Steubenville (18mila abitanti, un’economia basata sull’acciaio, una popolazione schiacciata dalla crisi economica, sulla quale gli slogan superconservatori potrebbero aver dato i loro frutti). Mitt Romney è nel “suo” Massachussets (di cui è stato Governatore), Ron Paul è in North Dakota, dove ha tenuto un comizio intenso ed appassionato in cui ha parlato - in controtendenza rispetto ai “colleghi” Repubblicani, criticati da Barack Obama nella sua conferenza stampa - della pace come condizione per la prosperità. Newt Gingrich, infine, è in Georgia.

Super Tuesday 2012 - le foto

Super Tuesday 2012 - le fotoSuper Tuesday 2012 - le fotoSuper Tuesday 2012 - le fotoSuper Tuesday 2012 - le foto

Georgia

Tweet di Newt Gingrich

E, all’1.08 ora italiana, è proprio Newt Gingrich il primo ad aver già ringraziato i propri elettori per aver vinto in Georgia, con un Tweet, dopo che Fox e Cbs lo hanno già accreditato della vittoria (ampiamente prevista dai sondaggi) dopo i primi exit poll e le prime proiezioni: risultati talmente chiari da levare ogni dubbio e consentire alle due emittenti di dichiarar chiusi i giochi in largo anticipo e a Gingrich di festeggiare.

Verosimilmente, Gingrich sarà il primo a fare il suo discorso, visto che non ha molte altre speranze negli altri stati. E infatti, si presenta sul palco ad Atlanta con la consorte (la terza) Callista Gingrich per ringraziare i suoi sostenitori. E’ proprio la moglie di Newt a prendere la parola: «E’ l’unico candidato per esperienza a poter rappresentare l’America che amiamo». Ottima retorica al femminile, ma avrà scarso effetto sul futuro del marito, che pure Callista presenta come «il prossimo Presidente degli Stati Uniti». Un ottimismo che appare davvero eccessivo.

Nel suo discorso, Gingrich dice: «Se non avessi vinto qui, non avrei alcuna credibilità. In questa corsa, ci sono un sacco di coniglietti. Io sono la tartaruga. Sto ancora aspettando che qualcuno dei giornalisti esperti della Casa Bianca esca fuori dalla comatosa posizione “Obama sarà rieletto”».

Super Tuesday - Newt Gingrich e la moglie Callista ad Atlanta in Georgia

Virginia e Vermont

Mitt Romney vince in Virginia

Più o meno contemporaneamente sono state annunciate due vittorie per Mitt Romney, in Virginia e in Vermont. Anche qui, due vittorie annunciate. In particolare, in Virginia, Romney - per il meccanismo elettorale - se la doveva vedere con il solo Ron Paul, cui già i sondaggi - confermati dagli exit poll - non lasciavano alcuna speranza.

Ohio

Ohio e Massachussets - I quartieri generali di Santorum e Romney

2.08 ore italiane. I seggi sono chiusi da più di mezz’ora. Ma gli exit poll danno risultati che vedono un testa a testa talmente ravvicinato fra Mitt Romney e Rick Santorum che non ci si può pronunciare. E così, i due quartier generali rimangono con i palchi vuoti, in attesa che i due candidati tengano il loro discorso. L’Ohio è, da sempre, uno stato-chiave. Nessuno che abbia perso in Ohio è poi diventato Presidente degli Stati Uniti.

La situazione, ancora tutta da definire alle 3.09, è ben descritta dagli exit poll che riportano anche la composizione sociale dell’elettorato e le questioni che da esso vengono ritenute fondamentali: 2 Repubblicani su 5 in Ohio si definiscono “conservatori dal punto di vista sociale”, 2 su cinque “conservatori dal punto di vista economico”. Volendo semplificare, i primi saranno per Santorum, i secondi per Romney.

«Too close to call», ripetono tutti i canali televisivi americani.

Continua a leggere: Super Tuesday 2012 - Live e risultati

Super Tuesday 2012 - Parla Barack Obama

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri Barack Obama USA 2012

Barack Obama - Super Tuesday

Barack Obama ha scelto il Super Tuesday per tenere una conferenza stampa. E non è affatto un caso, anzi, è assolutamente naturale che, nel giorno di massima visibilità per i Repubblicani - con ben 10 stati impegnati al voto per le primarie che, salvo una clamorosa empasse, dovrebbero delineare definitivamente il nome dell’avversario del presidente uscente a novembre - Obama ne approfitti per far parlare di sé.

Così, il Presidente degli Stati Uniti ne ha approfittato per sfidare i Repubblicani su un terreno davvero insidioso: la politica estera nei confronti dell’Iran. Anche se l’economia dovrebbe essere al centro dei pensieri dell’americano medio, gran parte della campagna repubblicana si svolge su tematiche religiose o di politica estera: quelle che, secondo l’abituale retorica repubblicana, dovrebbero far più presa sull’elettorato. E, in particolare, Obama è stato criticato per il suo atteggiamento, ritenuto troppo morbido nei confronti dell’Iran. Il Presidente ha tirato fuori tutta la sua ars retorica:

«Questo non è un gioco»

ha spiegato Obama, decisamente in forma quando si tratta di rintuzzare questo tipo di attacchi, mentre lo è molto meno sulla questione della crisi economica. E poi, senza mai nominare i suoi avversari, definiti genericamente folks ha aggiunto:

«Io non sono una di quelle persone che pensa che dovremmo solamente sederci e aspettare il momento giusto del mercato per premere i bottoni. L’unica cosa che non abbiamo fatto, è che non abbiamo fatto la guerra. Quando mi rendo conto della facilità con cui alcune di queste persone parlano della guerra, mi ricordo di quale sia il suo prezzo. Se alcune di queste persone pensano che dovremmo farlo, lo dicessero. E poi lo spiegassero al popolo americano».

Poi ha proseguito così:

«Non c’è dubbio che quelli che stanno suonando i tamburi di guerra, dovrebbero spiegare chiaramente al popolo americano quali sarebbero i costi e quali i benefici».

Obama è ben consigliato dai suoi spin doctor: il popolo americano, secondo la sua amministrazione, è stanco di conflitti. Inoltre l’intelligence statunitense ha motivo di ritenere che l’Iran non abbia armi nucleari, e che ci siano ancora possibilità di una soluzione pacifica, imponendo al governo iraniano una serie di sanzioni che lo convincano a desistere dal tentare di ottenerla.

Poi ha spiegato che, in ogni caso, non intende «tollerare che l’Iran abbia la bomba nucleare».

«La mia non è una politica di contenimento».

In politica interna, Obama ha illustrato una serie di interventi per rifinanziare i mutui subprime che hanno strozzato milioni di proprietari di abitazioni acquistate con strumenti finanziari che si sono ritorti come un boomerang contro i risparmiatori.

Continua a leggere: Super Tuesday 2012 - Parla Barack Obama

USA 2012 - Il Super Tuesday

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri USA 2012

Rick Santorum

Ci siamo: è arrivato il Super Tuesday, il martedì tradizionale delle primarie negli States, in cui vota il più gran numero di stati contemporaneamente. Il Super Tuesday di questa campagna Repubblicana - i Democratici, come noto, hanno il loro candidato: il presidente uscente, Barack Obama - cade oggi, 6 marzo 2012. In palio ci sono ben 416 delegati.

Non sufficienti per arrivare alla quota sicurezza, ma un buon numero per capire, quasi definitivamente, chi sarà l’avversario di Obama. Si vota in Georgia, Idaho, Massachussets, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia, e cominciano i caucus in Alaska, che dureranno fino al 24 marzo.

Rick Santorum, di fatto, si gioca le ultime possibilità di impensierire Mitt Romney per la vittoria finale.

Mitt Romney

Dal canto suo, Romney non deve più preoccuparsi di rintuzzare l’assalto di Newt Gingrich, accreditato per una possibile vittoria solamente nella “sua” Georgia, e può sperare nei piazzamenti in quegli stati dove non è dato per favorito.

Insomma, nessun leader naturale per i Repubblicani, ma un lento stillicidio verso la nomination. Uno stillicidio in cui, alla fine, salvo sorprese clamorose, dovrebbe prevalere la campagna più ricca. Quella di Romney, appunto.

Vediamo, nel dettaglio, la situazione nei vari stati.

Super Tuesday - Gli stati interessati

La Georgia mette in palio ben 76 delegati: è lo stato numericamente più importante impegnato nella corsa alla nomination repubblicana oggi. Ed è anche lo stato di Newt Gingrich, che vorrebbe provare a rilanciarsi proprio da qui: negli ultimi sondaggi (CNN) è accreditato di un 47%, Mitt Romney è secondo al 24%, Rick Santorum terzo al 15%. Nel 2008, Romney arrivò terzo, superato sia da John McCain sia da Mike Huckabee, che vinse.

In Idaho i candidati si contendono 32 delegati. Nel 2008 vinse McCain (con oltre il 60% dei voti) e Ron Paul si portò a casa la seconda piazza. Ci sono i caucus e non le primarie: Ron Paul, forte del risultato della scorsa tornata, spera di poter migliorare. Romney, dal canto suo, ha investito parecchio nella campagna in Idaho nelle ultime settimane.

In Massachussets i delegati sono 38. Romney gioca in casa: l’ultimo sondaggio Suffolk lo dà accreditato di un 64% contro il 16% di Santorum.

In North Dakota, i 25 delegati non sono vincolati dal risultato delle primarie e verranno scelti a fine marzo. In ogni caso il voto è, come al solito, indicativo. Romney può sperare, realisticamente, di bissare la propria vittoria del 2008 con il 35,8% dei voti.

In Ohio i delegati sono 63. E’ lo stato più importante di questa giornata, anche se garantisce meno candidati della Georgia. Gli ultimi tre sondaggi danno Romney e Santorum entrambi al 32% (CNN/​Opinion Research), oppure Santorum vincitore (37-33, Suffolk) oppure Romney vincitore (34-31, Quinnipiac). Il che significa che è un vero e proprio testa a testa fra i due contendenti e il risultato è estremamente in bilico. E’ la cosiddetta working class a spostare i numeri, in Ohio: sarà, in qualche modo, un banco di prova definitivo per Santorum e per la sua presa sulla parte più conservatrice dei Repubblicani.

In Oklahoma 40 delegati. Gli ultimi sondaggi dell’American Research Group danno Santorum favorito (37%), seguito da Romney a una certa distanza (26%) e da Gingrich, che agli inizi della corsa repubblicana sembrava dovesse vincere qui ed ora si trova solo con un 22% di possibilità. Dopo il primo sondaggio di gennaio, è stato sempre in testa Santorum, ed è lecito aspettarsi una sua vittoria.

Continua a leggere: USA 2012 - Il Super Tuesday

Elezioni in Francia: c'è un complotto europeo contro Hollande?

pubblicato da Guido in: Esteri

Merkel Monti Sarkozy

Uno spettro si aggira per l’Europa conservatrice, quello della vittoria di François Hollande alle presidenziali francesi del 22 aprile e del 6 maggio. Vittoria, a vedere i sondaggi tutt’altro che impossibile, che farebbe saltare l’asse Sarkozy-Merkel su cui si sta fondando il nuovo sistema europeo, e che potrebbe creare una breccia nel fronte di centro-destra che al momento, dopo la vittoria di Rajoy in Spagna, governa tutti i principali paesi dell’Ue. Una preoccupazione che, secondo quanto scritto dal tedesco “der Spiegel”, avrebbe portato Angela Merkel a organizzare un “boicottaggio” di Hollande.

La Merkel avrebbe coinvolto anche gli altri leader di centro-destra europei, David Cameron, Mariano Rajoy, Mario Monti, oltre naturalmente al principale interessato Nicolas Sarkozy. La prova di questo “complotto” sarebbe nel rifiuto da parte di questi capi di governo a ricevere François Hollande nelle sue visite all’estero: un modo per limitarne la visibilità e l’autorevolezza in campagna elettorale. La notizia è rilanciata anche dal conservatore “Le Figaro”, che ricorda come il candidato socialista sia stato in Italia a dicembre e in Inghilterra pochi giorni fa, senza però essere ricevuto da Monti e Cameron, mentre sarebbero andati a vuoto i tentativi del suo staff di organizzare un incontro con la Merkel (che nel 2007 aveva ricevuto Segolene Royale che sfidava Sarkozy alle presidenziali).

La preoccupazione della Merkel non sarebbe dettata dalla simpatia per Sarkozy, ma soprattutto dalla preoccupazione per il fatto che Hollande ha promesso che, se sarà eletto, rinegozierà il fiscal compact appena sottoscritto dagli Stati dell’Ue e che è stato fortemente voluto dalla Germania per salvare la zona euro. Perché il trattato entri in vigore, c’è bisogno che venga ratificato il prima possibile da almeno 12 stati, e una vittoria di Hollande renderebbe difficile il percorso già a ostacoli.

Continua a leggere: Elezioni in Francia: c'è un complotto europeo contro Hollande?

Russia - Vladimir Putin presidente al primo turno. L'opposizione e le associazioni: «Brogli»

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri


Vladimir Putin tornerà al Cremlino per altri sei anni. Dovrebbe essere questo il verdetto (annunciato) delle elezioni in Russia: il condizionale va utilizzato solamente perché sono appena usciti gli exit poll e gli esiti definitivi ed ufficiali sono attesi per domani. Secondo l’All-Russian Public Opinion Research Center (VTsIOM) - un centro sondaggi controllato dallo stato - Putin avrebbe ottenuto il 58,3%. Secondo la Opinion Foundation (FOM) avrebbe ottenuto il 58,3% dei voti. Molto distanziato (sotto il 20% secondo entrambi gli istituti) il leader comunista Gennady Zyuganov:

Per Putin sarà il terzo mandato, di sei anni, come si diceva, dopo 4 da premier sotto la presidenza del pupillo Dmitri Medvedev. E secondo la legge russa, Putin potrebbe anche essere rieletto nel 2018. Il che significherebbe un dominio pressoché incontrastato fino al 2024.

L’associazione non governativa Golos ha rilevato numerose irregolarità nel voto e le opposizioni hanno denunciato, come di consueto, i brogli. Prontamente negati dal governo. Anzi, Putin, pochi minuti fa, ha già fatto il suo discorso, dichiarando: «Abbiamo vinto».

E ancora (traduzione dal Guardian.co.uk), con una retorica da perfetto leader demagogo e populista:

Nessuno ci può imporre nulla. Abbiamo dimostrato che il nostro popolo è in grado di distinguere il desiderio di novità da provocazioni politiche, che hanno il solo obiettivo di sciogliere lo Stato russo e usurpare il potere. Oggi, il popolo russo, ha dimostrano che può davvero imporre nulla su di noi. Abbiamo dimostrato che il nostro popolo sono in grado di distinguere il desiderio di novità da provocazioni politiche, che hanno un solo obiettivo: sciogliere Stato russo e usurpare il potere. Il popolo russo ha dimostrato oggi che nella nostra terra non passeranno mai scenari di questo tipo. Ce la faranno? No. Non ce la faranno.

Abbiamo vinto oggi anche grazie al sostegno del nostro elettorato. E’ una vittoria chiara. Lavoreremo duro. Ce la faremo e ci organizzeremo per gli interessi della nostra nazione. Non vi avevo promesso che avremmo vinto? Bene. Abbiamo vinto. Gloria alla Russia».

Foto | © TM News

USA 2012 - Mitt Romney vince nello stato di Washington. Aspettando il Super Tuesday

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri USA 2012

Mitt Romney vince i caucus di Washington

Mitt Romney vince i caucus nello stato di Washington: l’ex governatore del Massachussets è riuscito a rintuzzare l’offensiva di Rick Santorum, ha ottenuto il 37,6% dei voti e (in teoria) 30 delegati “non vincolati”. Ma la notizia è che il secondo posto è di Ron Paul (24,8%) e che il superconservatore Santorum si deve accontentare solamente della terza piazza (23,8%), anche se i due si portano a casa lo stesso numero di delegati (cinque).

Romney tira un sospiro di sollievo, dunque, e può guardare al Super Tuesday speranzoso.

Delegati Primarie Repubblicane al 4 marzo 2012

Il mese di marzo dovrebbe chiudere definitivamente i giochi in casa repubblicana, nei piani di Romney. Undici stati in ballo martedì 6 marzo. Ventitrè in tutto entro il mese. Certo, la quota 1144, il numero dei delegati necessari per vincere la nomination (nel grafico del NyTimes la situazione al momento) è ancora molto lontana, ma la strategia sarà quella di tentare di far man bassa negli Stati favorevoli e di aggiudicarsi manciate di delegati negli Stati in cui è dato per sfavorito, con calcolo metodico e investimenti pubblicitari mirati in quegli Stati. Il che significa che, anche se dopo il “Super Tuesday” dovesse apparire evidente, come probabile, che Romney avrà la nomination in tasca, comunque la corsa potrebbe proseguire con uno stillicidio fino all’ultimo delegato.

Una lotta analoga a quella portata avanti con successo da Barack Obama contro Hillary Clinton nel 2008 e che può contare anche sulla straordinaria ricchezza (proprio in termini economici) e organizzazione della campagna di Romney rispetto a quella degli avversari. Soprattutto, rispetto a quella di Santorum, un vero e proprio outsider in questa corsa alla nomination.

Una corsa in cui la matematica sta dalla parte di Romney.

Continua a leggere: USA 2012 - Mitt Romney vince nello stato di Washington. Aspettando il Super Tuesday

Firmato il Fiscal Compact: un vincolo per i governi a venire

pubblicato da Alberto Puliafito in: Esteri Interni

Firmato il Fiscal Compact

Rispetto a quel che avevamo diffuso tempo fa, quando ancora la notizia non era “notiziabile” (la bozza del fiscal compact tradotta, prima parte, seconda parte), il fiscal compact non presenta molte differenze sostanziali. Sostanzialmente, gli stati firmatari (25. Fuori il Regno Unito e la Repubblica Ceca, come annunciato) si impegnano a:

- avere bilanci pubblici in equilibrio (o positivi) al netto del ciclo economico, con un deficit strutturale che non deve superare lo 0,5% del Pil (o l’1%, se i Paesi hanno un debito pubblico inferiore al 60% del PIL);
- se non si raggiungono gli obiettivi di cui sopra, vengono applicate correzioni automatiche;
- inserimento della regola del pareggio di bilancio in costituzione (uno dei cavalli di battaglia dell’era Tremonti) o in altri tipi di leggi vincolanti (alcuni Stati, infatti, hanno evidenziato che questo tipo di vincolo in Costituzione avrebbe potuto richiedere un referendum. E non pare proprio che lo spirito del fiscal compact sia quello di consultare i cittadini)
- se non trasferiranno in leggi nazionali gli obblighi ratificati dal trattato, gli Stati firmatari potranno essere deferiti alla Corte europea e incorrere in una sanzione pari allo 0,1% del Pil di quello Stato;
- il debito pubblico va mantenuto al di sotto del 3% del Pil: in caso contrario, ci saranno sanzioni semi-automatiche;
- sono previsti due vertici l’anno;
- il trattato intergovernativo entrerà in vigore quando sarà stato ratificato da almeno 12 dei Paesi interessati;
- come paventato, rimane in vigore la regola della riduzione di 1/20 all’anno del rapporto debito pubblico-PIL, per i paesi il cui rapporto ecceda il 60%. Il che significa, a naso, parecchie manovre lacrime e sangue per l’Italia, checché ne dica il governo dei tecnici.

Il tutto, inoltre, sancisce definitivamente la supremazia dell’economia e della finanza sulla politica, in quanto si tratta di un vincolo che impegnerà, senza possibilità di scampo, i governi a venire.
Foto | © TM News

La lettera di Monti e Cameron alla Ue (e a "Merkozy")

pubblicato da Guido in: Esteri

Mario Monti e David Cameron

Dopo l’asse Berlino-Parigi, un nuovo asse Londra-Roma? È quanto sembra emergere dalla lettera che 12 leader europei, Mario Monti e David Cameron in testa, hanno inviato al presidente del consiglio europeo Herman van Rompuy e al presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Una lettera che porta anche la firma dei primi ministri di Olanda, Spagna, Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia e Polonia, ma non quella di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, a cui evidentemente non sono piaciuti alcuni dei contenuti della missiva.

La lettera, inviata a margine dell’Eurogruppo che ha stanziato i 130 miliardi di euro per salvare la Grecia, si articola in 8 punti, 8 proposte per una crescita comune dell’Eurozona, che ha come criterio base la comunione di intenti e di progetti. Remare tutti nella stessa direzione e rinunciare, a favore delle autorità europee, a una piccola parte della sovranità nazionale. Un principio che deve suonare molto male alle orecchie di “Merkozy”, la cui concezione dell’Unione Europea come di una proprietà a due non poteva che suscitare i malumori degli altri leader.

Ma cosa chiedono esattamente i 12 leader ai vertici (e ai colleghi) dell’Ue? Ecco gli 8 punti:

Continua a leggere: La lettera di Monti e Cameron alla Ue (e a "Merkozy")

La decisione dell'Eurogruppo: 130 miliardi alla Grecia

pubblicato da Bruno Marino in: Esteri


I ministri dell’economia e delle finanze della zona Euro (ovvero, l’Eurogruppo) hanno trovato un accordo: la Grecia, forse, è salva (qui e qui due nostri articoli di approfondimento sulla situazione economica e sociale nel paese).

Ma cosa ha deciso l’Eurogruppo questa notte? Qui trovate il pdf del comunicato (in inglese), qui sotto le principali novità per la Grecia (e per l’Europa):

1) La Grecia riceverà 130 miliardi di Euro entro il 2014 (dopo che erano già stati stanziati 110 miliardi nella Primavera 2010).

2) Il debito del paese ellenico dovrà arrivare al 120% del Pil entro il 2020. Il 120% del rapporto debito/Pil potrebbe sembrare un livello enorme, infatti l’Italia ha un rapporto simile (qui trovate un pdf del Tesoro con qualche utile cifra), ma in realtà il rapporto debito/Pil in Grecia è attualmente del 160%.

3) Per ottenere il risultato di cui sopra, la troika (Commissione Europea, BCE e FMI) invierà rappresentanti ad Atene a controllare l’operato del governo e sarà inserita nella Costituzione greca una norma che prevede “la priorità dei pagamenti delle scadenze del debito”. L’indipendenza politica della Grecia risulta (ancor più) fortemente indebolita.

4) Naturalmente bisognava agire anche sul fronte di coloro i quali possiedono titoli di stato greci. Gli investitori privati, che hanno bond ellenici, dovrebbero accettare un taglio del valore dei propri titoli superiore al 50%. Visto che non si tratta del primo taglio, il valore finale dei titoli greci sarà del 75% inferiore a quello reale (come spiega l’articolo del NyTimes che trovate qui). Andando a spanne, ciò vorrebbe dire questo: un bond greco comprato a 10 Euro oggi ne vale 2 e mezzo.

5) La BCE rinuncerà ai profitti sui titoli greci che possiede e li girerà alle banche nazionali, che li gireranno ai rispettivi Stati, che li gireranno alla Grecia.

6) Gli stati della zona Euro abbasseranno gli interessi sui prestiti concessi in precedenza alla Grecia, per far risparmiare qualche miliardo di Euro ad Atene.

Come riporta il Guardian, Olli Rehn, durante la conferenza stampa, ha fatto una battuta che speriamo sia di buon auspicio (vista anche la situazione europea dopo la lettera congiunta Monti-Cameron che non porta la firma della Merkel e di Sarkozy):

“Negli ultimi due anni ho capito che “maratona” è una parola greca.”