
Quando oggi è stata annunciata la lista dei ministri, e con essa ovviamente anche quella dei nuovi ministeri, molti avranno fatto un salto sulla sedia nel sentir nominare il “Ministero della Coesione Territoriale”. In parte per la sorpresa, e in parte (non solo leghista) anche per la forte perplessità di fronte a un elemento che invece che unire come il suo nome lascerebbe intendere finirà inevitabilmente per dividere.
Innanzitutto mi chiedo a che pro? A che serve un ministero di questa cosa non meglio identificata e molto astrusa; assimilabile a un dicastero della pace, dell’amicizia o dell’ovvio? Cosa dovrebbe fare il titolare della poltrona, stare tutto il giorno a pensare a nuove iniziativa in stile 150° dell’Unità Nazionale anche quando dal 1° gennaio i festeggiamenti saranno passati di moda?
Ma soprattutto apriamo una riflessione sul governo tecnico. Monti non è stato messo lì per farci uscire dalla crisi economica? Che senso può avere spendere soldi e dissipare energie in iniziative che non riguardino strettamente questo obiettivo, e soprattutto che abbiano un carattere politico ben distinto come il nome del nuovo dicastero lascia intendere.
Continua a leggere: Ministero della Coesione Territoriale: una provocazione inutile e assurda

I prossimi due mesi saranno per forza di cose improntati all’argomento federalismo, dal momento che a metà maggio scade la delega e per allora bisognerà far passare tutti i decreti che lo compongono, o si rischia un provvedimento mozzato.
Il federalismo municipale, passato ieri alla Camera, rappresenta infatti solo l’inizio di una serie innumerevole di decreti, e il tempo stringe. Ma al di là di questo, sarebbe ora di capire che questa riforma va a vantaggio di tutti, destra e sinistra, e non per niente ha riscosso l’approvazione dell’Anci. E allora perché a sinistra, ma anche in parte della destra (vedi Fli e persino una certa parte meridionalista del Pdl) ci si oppone sistematicamente?
Le risposte sono essenzialmente due: una di carattere genericamente elettorale, ovvero che nessuno vuole arrivare in fondo perché si teme che la sola Lega se ne prenda il merito. Una di carattere localistico, perché molti politici che prendono i voti al sud, ovvero dove gli enti locali sono più allegri nella gestione delle risorse statali, temono di perderne in popolarità.
Continua a leggere: Falsi miti del federalismo: aumenteranno le tasse

Comincia oggi l’iter alla camera del decreto sul federalismo municipale, come confermato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, durante la riunione dei capigruppo.
La novità è che la Lega ha fatto pressioni per blindare il provvedimento, ponendo la questione di fiducia: «Meglio essere sicuri», ha dichiarato Umberto Bossi, nonostante a Montecitorio il Governo possa contare su un’ampia maggioranza (teorica).
Oggi tuttavia è giornata di semplici comunicazione; il clou sarà domani pomeriggio, con il voto previsto per le 18-19 circa. Qualunque risultato diverso da un plebiscito rappresenterebbe una grossa sorpresa…
Il ni della Lega Nord alla proclamazione della festa del 17 marzo ha origini lontane. Inutile stare a girarci intorno, o fingere che le ragioni siamo le stesse di Confindustria (il danno economico al paese derivato dalla mancata produttività di una giornata).
Il ni in realtà è un no espresso con qualche diplomazia, giusto per non causare una rottura totale. Le radici profonde del Carroccio rimangono indipendentiste, e nel migliore dei casi insofferenti nei confronti di un’unità d’Italia sentita solo come un aggravio fiscale che pesa sul Nord.
In questo senso, pur non arrivando alla semi-rottura dei sudtirolesi rappresentati da Durnwalder, la Lega si opporrà sempre a qualunque manifestazione nazionalista, patriottica o anche semplicemente in favore dell’unità nazionale. Così è e così resterà sempre, anzi, è possibile che questo sentimento si radicalizzi ulteriormente.
Continua a leggere: Festa del 17 marzo, le origini del ni della Lega

Facciamo un attimo il punto sul federalismo dopo i convulsi eventi del fine settimana scorso. Attualmente la situazione è di semi-stallo, con il decreto rinviato dalla Presidenza della Repubblica al Governo per motivi procedurali (andava esposto prima alle Camere).
Ora il leader del Carroccio Umberto Bossi tenterà di avviare un dialogo con Napolitano, restando ligio il più possibile alle procedure. Il decreto entrerà comunque in vigore entro trenta giorni, quindi qui non è in validità la sua singola efficacia, ma quella del testo completo sul federalismo.
Va infatti ricordato che la parte municipale di cui stiamo trattando è soltanto uno degli otto punti cardine del federalismo, e nemmeno dei più importanti. I passaggi più delicati avverranno infatti quando si parlerà di regioni in senso stretto. Se dunque siamo già a questo impasse al primo atto del (lungo) cammino, che cosa ci aspetta da ora in poi?
Continua a leggere: Federalismo o elezioni, il punto della situazione
Ieri vi abbiamo dato atto del pareggio in commissione bicamerale sul federalismo municipale. Una X che significa parere negativo da parte della bicameralina, ma che non costituisce tecnicamente uno stop al provvedimento, in quanto opinione non vincolante.
Da sottolineare anche il problema della composizione della commissione, che dalla fuoriuscita dell’Fli non riflette più i rapporti di forza scaturiti dalle elezioni, e infatti proprio il membro finiano, votando contro, ha causato la non approvazione del provvedimento.
Da questa prima anomalia ne scaturisce ora una seconda, ovvero il decreto con cui il Governo ha comunque approvato il progetto. Decreto un po’ irrituale per una riforma così importantre, ma che si fa comunque forza del parere positivo della commissione Bilancio e dell’Anci (l’associazione degli enti locali, favorevole).
Continua a leggere: Il punto sul federalismo dopo la X in commissione

Tempi stretti per l’approvazione del federalismo municipale, sorta di anticamera della riforma principale che tanto a cuore sta al Ministro della semplificazione legislativa Roberto Calderoli.
Scopo del provvedimento è di conferire una nuova autonomia fiscale ai comuni, ma la bozza contiene anche una serie di normative a favore delle famiglie, in particolare quelle con figli a carico, che saranno facilitate in proporzione al loro numero.
In sintesi ai comuni sarà garantita una compartecipazione Irpef del 2%, un’imposta municipale sulle seconde case (a partire dal 2014), cedolare secca con doppia aliquota 20-23% e tassa di soggiorno da 0,50 a 5 euro, entrambe facoltative, e il 75% del gettito derivato dalla sanzione maggiorata sulle cosiddette case fantasma, non denunciate.
Continua a leggere: Federalismo municipale. Mercoledì il parere della commissione
Le elezioni anticipate sono sempre più concrete: come spiegavamo ieri, è solo questione di date, la Lega spinge per il prima possibile - novembre, dicembre, ma c’è anche chi azzarda addirittura ottobre - mentre Berlusconi è più possibilista per andare alle urne a primavera. Esistono già le date precise: 27-28 novembre, 4-5 dicembre, o marzo-aprile 2011.
Su Noise From Amerika - vi ricordate di loro e del libro su Tremonti che avevamo recensito? - in questi giorni ci sono delle analisi e delle previsioni molto interessanti e ben documentate su come potrebbe andare a finire la prossima consultazione elettorale. Vi consiglio di perderci qualche minuto, qui sotto un quote delle considerazioni finali sul Senato:
Prima di analizzare le 5 restanti regioni del Centro-Sud avevamo raggiunto la conclusione che alla destra servivano circa 60 seggi in questa area per governare con un minimo di tranquillità, e almeno 55 per raggungere una maggioranza risicata. Ne dovrebbe prendere 6 in Calabria e 17 in Campania. Il resto è tutto per aria.
Continua a leggere: Elezioni anticipate: il Senato di domani secondo Noise From Amerika
Sarà forse il caldo impetuoso di questo mese di luglio, che volge ormai al termine. Sarà l’esigenza di distrarre un po’ l’opinione pubblica da problemi ben più seri. Sta di fatto che le uscite di Umberto Bossi e dei suoi più accreditati sostenitori stanno creando, in questi giorni, diversivi davvero esilaranti.
Le dichiarazioni del Senatùr, riportate ieri da tutti i giornali, sull’opportunità di attribuire gli introiti dell’Irpef e dell’Iva ai comuni vengono smentite oggi da Calderoli e sul canale di Youtube della Padania, Padanianet, viene pubblicato un video che dovrebbe provare il falso. Nel filmato Bossi afferma: “Le tasse dello Stato che devono andare alle Regioni sono, io penso, l’Irpef e l’Iva o una miscela di Irpef e Iva”. Dunque, non ai comuni ma alle Regioni, capito?
E, tuttavia, il giornale La Provincia di Cremona ribadisce che il Senatùr, l’altro ieri, a Soncino, avrebbe fatto riferimento proprio ai comuni e mostra una foto che ritrare Bossi durante il comizio, con un abbigliamento e con dietro uno sfondo diversi da quelli del video.

Dopo lo scambio di battute con il Sindaco di Roma sui riferimenti alla secessione contenuti nello statuto della Lega Nord, ecco un nuovo spumeggiante botta e risposta tra il vulcanico Ministro per le riforme per il federalismo e il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro.
“Voglio Irpef e Iva ai comuni”, ha dichiarato ieri sera Bossi, alla festa della Lega Nord di Soncino (Cremona). “La Lega ha già portato a casa 15 miliardi per i Comuni, ma bisogna trovare l’accordo con Tremonti e vedrete che ce la farò. Potrebbero girare nelle casse dei nostri Comuni l’Irpef e anche l’Iva, anche se in questo caso la situazione è più difficile” ha promesso.
Infine ha concluso: “Questo è l’obiettivo di questa estate: il federalismo fiscale, non vado nemmeno in ferie se non chiudo la partita e sapete che io sono un uomo di parola: piano piano porteremo a casa quello che si può. Tranquilli fratelli padani: il federalismo è alle porte”. Immediata la risposta di Antonio Di Pietro, in quella che assume i tratti di una simpatica gag di altri tempi: “Una volta che Irpef e Iva vengono incassate dai Comuni, quali soldi vanno allo Stato? È un’affermazione senza senso e senza logica”. Obiezione del tutto legittima. Ma i proclami del Senatùr suscitano qualche altro inquietante interrogativo.