
Non esistendo il reato di istigazione alla scissione Francesco Rutelli, a differenza di tanti altri colleghi, può ancora girare libero e indisturbato per le strade della Capitale (anche se…). Però è interessante notare come, veleggiando verso il Terzo polo, il suo partito, Alleanza per l’Italia, abbia perso le api per strada, forse a causa dell’eccessiva velocità.
Dopo l’imprevedibile fuga apicola, il simbolo dell’Api, con quella grande margherita, ricorda fin troppo da vicino il logo di un’altra forza politica, scomparsa non troppo tempo fa in seguito alla fusione fredda con un altro partito di ex.
Attratti dal profumo del candido fiore, i transfughi del Pd sapranno in questo modo trovare agevolmente la strada, una volta sciolte le riserve e abbandonato i democratici estremisti e poco moderati di Bersani.

Francesco Rutelli dopo la sconfitta alle comunali a Roma sembrava politicamente finito. In queste settimane, da quando ha lasciato il Pd, è persino più protagonista e più coperto mediaticamente degli ex colleghi di partito. Il problema è che già dopo poco tempo ha incominciato a sopravvalutarsi in maniera esagerata; l’ultima sua uscita prevede che la sua creatura, alleata con l’Udc, possa diventare il primo partito italiano
Far nascere un nuovo polo che, nel giro di alcuni anni, incontrandosi con l’Udc di Casini, che in questi anni ha avuto coraggio, resistendo a molte correnti avverse, e unendosi con le forze che condividono con noi valori e progetti, diventi la prima forza politica italiana. Saremo umili, perché ambiziosi
E meno male che è umile. Ma vuol veramente diventare primo partito con quella platea di attempati che si porta dietro? Con riciclati come Pisicchio (ex Idv) e Tabacci (Udc)? Proprio quest’ultimo infiamma la folla ultrasessantenne presente agli incontri dell’Api facendo intravedere una forza politica enorme del nuovo progetto
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Francesco Rutelli, uscito da quel covo di estremisti che è diventato il Partito democratico, lancia il suo partito politico. Un soggetto centrista cucito su misura per le sue esigenze, dato che dopo aver fatto di tutto, dal sindaco al ministro, non se la sente proprio di iniziare a fare un lavoro normale. Insieme al transfugo Bruno Tabacci, uscito dal quel covo di berluscones che è diventata l’Udc, daranno quindi vita ad Alleanza per l’Italia. Bel nome: la parola Alleanza evoca positivi richiami all’unità e all’azione comune e costruttiva; l’Italia poi ci riporta al senso di unità nazionale, al bene comune, al senso dello Stato.
L’unica piccola pecca è che Alleanza per l’Italia è un’idea di Gianfranco Fini, che nel gennaio 2008 (ma già nel dicembre 2007 c’erano delle avvisaglie) lanciò l’idea di creare una grande Alleanza per l’Italia, che agisca nell’immediato ma guardi al futuro, per ridare speranza, per uscire dalla sindrome di chi pensa a un’Italia priva di prospettive e relegata ai margini della Storia. In vista della Conferenza nazionale di Milano del marzo 2008 il presidente Gianfranco Fini ha raccomandato di estendere il confronto anche al di fuori di An, sia ai partiti del centrodestra sia ad associazioni, parti sociali, movimenti, categorie, con l’obiettivo di coinvolgere la più ampia parte possibile della società nella definizione del manifesto per “Un’Alleanza per l’Italia”.
Repubblica (dicembre 2007) riporta interessanti dichiarazioni di Italo Bocchino “…Altrimenti l’Alleanza per l’Italia sarà il contenitore per aprire An a mondi diversi dal nostro”. Un cammino che presuppone una interlocuzione forte anche con quei “mondi”, da Pezzotta a Montezemolo, che sono in marcia verso la politica” e Ignazio La Russa “Fini non esclude in futuro una federazione tra il Pdl, l’Alleanza per l’Italia e la Cosa bianca di Casini. Non è più la Cdl? Vorrà dire che la chiameremo il Castello delle libertà”. Alleanza per l’Italia, sorride comunque sibillino, “sarebbe un bel nome se An dovesse cambiare nome”.

Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli vorrebbero stare insieme già a marzo, alle elezioni regionali. C’è un discreto “ma” di mezzo: chi li voterebbe? Che genere di elettore potrebbero intercettare? I cattolici disgustati dal PdL, forse, che si sentono a disagio a stare in un partito dove è un continuo negoziare con la Chiesa, oppure i cattolici spaventati da Pierluigi Bersani, definito dalle frange più moderate, “troppo a sinistra”.
Intanto i gruppi degli esuli rutelliani vogliono fare un gruppo unico, in Parlamento, con quelli dell’UDC, che però nicchiano. Si avviano negoziati in stile calciomercato, per cui il partito di Casini presterebbe quattro o cinque deputati a Rutelli per poter fare gruppo a sé, lontano dal PD, con il quale Rutelli ha fatto saltare i ponti definitivamente.
Va bene, ma questi sono i giochini di palazzo. Noi che cosa ne pensiamo?
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Il cambio di leadership nel Partito Democratico sortisce i primi clamorosi effetti. Nonostante Bersani abbia annunciato di non temere scissioni, dovrà incassare la fuoriuscita di Francesco Rutelli, e con effetto (quasi) immediato.
“Mentre Berlusconi detta l’agenda al paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre più attratti da Casini e dall’altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto Berlusconi è un mascalzone, e se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e così peggiora la situazione, e si isola”
Così si è espresso l’ex-leader elettorale (sconfitto da Berlusconi) del centrosinistra in un’intervista a Bruno Vespa, contenuta nel suo nuovo libro. Parole anticipate dal giornalista nel corso della presentazione della pubblicazione, dal titolo Donne di cuori - Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi.
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Potrebbe sembrare il solito “colpo al cerchio e colpo alla botte” ma, a ben guardare, l’intesa tra Franceschini e Martin Schulz per l’ingresso del PD nel PSE rischia di essere molto di più.
Certo, il nuovo gruppo avrà, probabilmente, un nome più altisonante “Alleanza dei socialisti e dei democratici” che dovrebbe garantire i più moderati del PD, ma la sostanza sembra un’altra.
A guardarla bene, l’intesa con il leader dei Socialisti Europei, ha tutta l’aria di una sconfitta per il segretario del PD. Una sconfitta nei confronti di quella parte del suo partito che, fin dalla notte dei tempi, ha continuato a vedere il PD non come qualcosa di nuovo - come una forza riformista simile ai democratici Americani e lontana dall’ideologia socialista - ma come l’opposto, l’ideale continuazione della transizione tra PC, PDS, DS.
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Francesco Rutelli, non pago dei danni già causati durante la sua carriera, rilancia la sua azione politica con una associazione chiamata “Centro futuro sostenibile”, partendo dall’assunto secondo cui “il Pd deve insistere nel porre il riformismo ecologico in cima alla sua agenda”.
Una riedizione trita e ammuffita dell‘ambientalismo del fare e delle varie altre formule dietro alle quali questi riformisti - scusate il termine - mascherano la sudditanza ai palazzinari e agli interessi delle grandi lobby, giungendo a giustificare l’incapacità di puntare su scommesse e progetti realmente innovativi con i problemi creati dalla sindrome Nimby e dalla sinistra del no.
A completare il quadro dell’azione di Centro futuro sostenibile e degli amichetti riformisti di Rutelli, troviamo la solita, insopportabile manfrina delle riforme da fare insieme, del cambiamento climatico a cui fare fronte comune, maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra, fingendo ancora una volta di dimenticare che o si fanno gli interessi dei petrolieri o si fanno quelli dell’idrogeno, del solare e dell’eolico; o si crede in uno sviluppo alternativo, visto che il sistema attuale non funziona, oppure si si continua a pensare che la situazione non è tanto grave e che con 4 conferenze e 2 convegni bipartisan si risolve la questione, naturalmente senza intaccare gli interessi di chi guadagna milioni di euro inquinando e vendendo prodotti dall’impatto altissimo.

Il Partito democratico continua a navigare in cattive acque e Francesco Rutelli non esita a iniziare a dissertare di scissione della componente centrista.
Delle irresistibili tendenze scissionistiche della sinistra abbiamo già detto. Adesso anche nel Pd si inizia a parlare di divorzio, a causa del ruolo, a loro dire marginale, riservato ai centristi della ex Margherita, che non vogliono cioè morire da «indipendenti di centro» in una forza egemonizzata dagli ex Ds.
L’ultima goccia del proverbiale vaso sarebbero state la parole con cui D’Alema ha designato Bersani quale possibile successore di Veltroni: quindi ancora una guida “di sinistra” per il Pd, mentre i margheriti sarebbero relegati ad un ruolo marginale dagli ex pci – pds - ds.
Rutelli non esita a criticare un partito che fa fatica su tutto, fatica a parlare con il Paese, e si rifugia magari nelle piazze, negli slogan, oppure dietro la Cgil. O ancora nel laicismo e a profilare l’ipotesi scissione proprio mentre in Sardegna le urne sono aperte e gli elettori del Partito democratico avrebbero bisogno di qualche certezza più che di fosche previsioni di tempesta…
Turista fai da te? Ahi ahi ahi ahi… Ve la ricordate? Chi è intorno alla trentina sicuramente si, certe pubblicità ci entrano nel cervello e non si dimenticano più. Comunque, ricordi di infanzia a parte, il dialogo di cui sopra potrebbe non essere solo un simpatico siparietto televisivo, ma potrebbe facilmente diventare la risposta che un turista un po’ avventuroso, incappato in una disavventura in qualche paese considerato “a rischio”, potrebbe sentirsi rispondere dall’Agenzia delle Entrate.
Si perchè l’On Francesco Rutelli, presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza), ha consegnato al Ministro degli Esteri Franco Frattini, una proposta di legge in cui si dice che se il turista che preferisce l’Uzbekistan (e chissà perchè mi è venuto in mente proprio l’Uzbekistan…) alle Maldive o a Forte dei Marmi, nel caso in cui avesse bisogno di soccorsi, una volta tornato a casa si vedrà corrisposta la relativa parcella.
Particolarmente nutrito il menu televisivo odierno per gli appassionati di politica. Apre Lucia Annunziata che nella sua rubrica In ½ h intervisterà Francesco Rutelli. Sarà l’occasione per rivedere uno dei più illustri desaparecidos della scena politica nazionale alle prese con la proverbiale irruenza della giornalista, che difficilmente si presenterà in tono dimesso. Appuntamento alle 14.30 su Raitre.
Seguirà il ritorno di quello che personalmente ritengo uno dei programmi più interessanti della TV nazionale, Che tempo che fa. A partire dalle 20.20, sempre su RaiTre, il conduttore Fabio Fazio presenterà diversi ospiti (tra cui lo scrittore Baricco) ma soprattutto chiuderà con Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico. Temi principali la situazione economico-politica italiana, e la manifestazione nazionale Salva l’Italia in programma il 25 ottobre prossimo a Roma.
Infine segnalo naturalmente Report, ore 21.30 su Raitre. La puntata, dal titolo “Gli scoppiati” di Stefania Rimini, si occuperà nuovamente della crisi del sistema finanziario. E’ solo colpa di alcuni istituti bancari americani che sui mutui “malefici” ci volevano guadagnare sopra tre volte o c’è altro? Questa la domanda che Milena Gabanelli cercherà di sviscerare nel corso della trasmissione. Come sempre lo spazio di PolisBlog sarà a disposizione per commentare tutti gli eventi.