
Dove è finito Guido Bertolaso? Dopo la notizia delle indagini che lo hanno coinvolto a proposito degli appalti del G8 alla Maddalena e dopo essere stato sostituito alla guida della Protezione civile da Franco Gabrielli, di Bertolaso non si sente più parlare.
L’ex capo della Protezione civile italiana, che ha gestito il Dipartimento in maniera quantomeno dubbia (la verità giudiziaria è ancora lontana da venire, ma ci sono le sue dichiarazioni in giro, che chiariscono il suo modo di vedere. Su tutte, resta indimenticabile quel che disse ad Alma Pizzi che lo intervistò per il libro Se la terra trema: In campo di protezione civile bisogna sapere sempre chi è il capo, non ci può essere democrazia in emergenza… Perché noi in Italia siamo sempre in emergenza.) è sparito dalle cronache di ogni genere.
Risulta che abbia aperto un sito (ma sarà proprio lui? Pare di sì) in cui ci sono anche le sue memorie difensive e quelle che, a suo dire, sarebbero le prove definitive della sua innocenza. E, anche se sul sito ufficiale non ce n’è ancora traccia, pare che da settembre sarà anche docente universitario, presso l’Università di Pavia (cui fa capo Eucentre, struttura che fra le altre cose ha progettato i pilastri antisismici dell’Aquila post-terremoto. Al vertice dell’Eucentre c’è Gian Michele Calvi già coinvolto nell’inchiesta sulla Commissione Grandi Rischi proprio a proposito della presunta mancata prevenzione durante lo sciame sismico all’Aquila, nonché indagato per frode nell’ambito delle forniture degli appalti all’Aquila). Secondo varie agenzie (riportate, per esempio, da Il Giorno) insegnerà per un mese in un master di gestione dell’emergenza che partirà a settembre.
Nel frattempo, la Protezione civile non perde il vizio dei grandi eventi. Vediamo perché.
[Foto | Flickr]
Continua a leggere: Che fine ha fatto Guido Bertolaso? E i Grandi Eventi?
Oggi è il 20 luglio 2011: sono passati dieci anni da quella che verrà ricordata come una delle giornate più terribili della recente storia italiana, quella in cui un manifestante, Carlo Giuliani, verrà ucciso dal carabiniere Mario Placanica che aprì il fuoco durante i violenti scontri del venerdì nero del G8. Genova è tutt’altro che sopita, superata, archiviata: basta farsi un giro oggi per siti e social network per constatare quanto le giornate del G8 in quel 2001 dividano ancora radicalmente le persone in una impressionante quantità di opinioni e sfumature che rendono difficile, se non impossibile, anche solo il tentativo di una memoria condivisa.
Qui trovate lo speciale - fatto molto bene - del Corriere della Sera sulle giornate di Genova. Cosa rimane oggi di quelle giornate? Innanzitutto un grande senso di ingiustizia: infatti le forze dell’ordine e i loro vertici - resisi protagonisti in quei giorni di violenze degne di uno stato fascista, basti ricordare la notte alla scuola Diaz e Bolzaneto - non solo non hanno pagato, ma tanti dei principali imputati per quelle violenze hanno fatto carriera.
Un esempio per tutti: Gianni de Gennaro, allora capo della polizia divenuto dopo quei giorni capo di gabinetto e oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS, un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri).
“Non si possono dimenticare le terribili ferite inferte a persone inermi, la premeditazione, i volti coperti, la falsificazione del verbale di arresto dei 93 no-global, le bugie sulla loro presunta resistenza. Nè si può dimenticare la sistematica e indiscriminata aggressione e l’attribuzione a tutti gli arrestati delle due molotov portate nella Diaz dagli stessi poliziotti”.
No, non si possono dimenticare, come ricorda giustamente il procuratore generale Pio Machiavello, le violenze e le prevaricazione di cui furono vittime gli attivisti attaccati mentre dormivano all’interno della scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001 quando, mentre i veri devastatori rimanevano stranamente liberi di agire, i plotoni dell’antisommossa si accanivano sui ragazzini, sugli scout, sugli studenti e sui cortei autorizzati dalla Questura. Uno dei funzionari di polizia imputati per quei fatti, Michelangelo Fournier, definì in Aula la scena che gli si era parata davanti una “macelleria messicana”
E la sentenza di Appello che vede condannati tutti i vertici della polizia inquisiti per le violenze della scuola Diaz, assolti in primo grado, servirà forse a fissare bene nella memoria quei giorni e quei comportamenti indegni: le condanne vanno da 3 anni e 8 mesi e i 4 anni, unitamente all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27.

La Corte Europea per i diritti dell’uomo ha finalmente emesso la sua sentenza definitiva sulla morte di Carlo Giuliani, il dimostrante ucciso da un colpo partito dall’arma del carabiniere Mario Placanica nel corso del G8 di Genova, 8 anni fa. Fu legittima difesa, come sostenuto dallo Stato italiano, in quanto Placanica “non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi”.
Si chiude così una lunghissima vicenda (anche se la famiglia ha opposto l’ennesimo ricorso) che sanziona come potenzialmente omicida il comportamento di Carlo Giuliani che con in mano un estintore aveva spaccato il vetro della camionetta dei carabinieri alla testa di un gruppo di esagitati, come dimostrato dalle immagini da cui è tratta la foto d’apertura.
Va altresì detto che la Corte ha condannato anche lo Stato al pagamento di un risarcimento di 40.000 euro alla famiglia, poiché “l’Italia nel pianificare e preparare le misure di pubblica sicurezza, avrebbe minimizzato i rischi”. Questa parte della sentenza appare vieppiù nebulosa e sa di premio di consolazione per i ricorrenti, soprattutto perché la Corte “non riconosce alcun legame diretto e immediato tra i difetti nella preparazione delle operazioni e la morte di Carlo Giuliani”.

Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa di venerdì scorso, 7 agosto, non ha parlato solo della RAI e dei servizi realizzati dal telegiornale dal terzo canale pubblico. Quanto riportato dai principali organi d’informazione, quindi commentato dai vari leader dell’opposizione, ha occupato solo una piccola parte dell’incontro.
Il Presidente del Consiglio ha criticato il lavoro del TG3 dopo che una giornalista di questa testata si era permessa di chiedere maggiori informazioni sull’accordo relativo al South Stream raggiunto tra Russia e Turchia.
Durante questo primo bilancio pubblico con la stampa Silvio Berlusconi non ha fatto accenno, ad esempio, alla politica sociale sviluppata dai propri Ministri. Nessun accenno a quella che nei mesi scorsi era stata definita emergenza stupri. Nessun aggiornamento sulla legge contro la prostituzione voluta da Mara Carfagna.
Continua a leggere: L’opposizione non critica i 14 mesi del Governo di Silvio Berlusconi

Insieme al G8, si è conclusa anche la (inutilmente temuta) manifestazione anti-G8: i media non avevano certo aiutato, sottolineando come ci fossero tensioni, preoccupazioni per il cantiere new-town di Bazzano e per la presenza dei fantomatici black block e dei no global, etichetta che merita, in futuro, ridiscussioni e ridefinizioni.
Va detto: non è successo niente, sebbene ci sia stato qualche momento di tensione al limitare della zona rossa. Non quella del G8, no. La zona rossa dell’Aquila, quella del centro storico, quella che in pochi abbiamo varcato il giorno della fiaccolata di commemorazione per percorrere quei trecento metri di centro riaperti, gli stessi che ha visto Mr. Barak Obama.
Ma veniamo alla cronaca della giornata. La manifestazione parte regolarmente da Paganica. Il percorso verso L’Aquila è lungo e la giornata è calda e faticosa. Il corteo si snoda, lentamente, lungo la Strada Statale 17. I comitati cittadini, fra cui il 3e32 - eccezion fatta per Epicentro Solidale - non partecipano ufficialmente all’anti G8 per evitare strumentalizzazioni. Del resto, hanno agito così bene a livello di iniziative e comunicazione con il loro Yes we camp da aver reso evidente che oltre alle manifestazioni ci sono molti modi per esprimere il proprio dissenso, soprattutto quando è motivato. Partecipano, se vogliono, a titolo individuale. E da osservatori esterni, ci sentiamo di condividere la decisione.

Il G8 Summit 2009 è finito, in tutta la sua plasticosa vetrina. Finiscono anche le peripezie dei delegati che si affrettano a trarre le loro conclusioni nelle tre sale stampa, e che cercano di dare un senso compiuto a tutto quello che è stato detto. A sentire la presidenza, naturalmente, è stato un successo, questo G8. Lo dice Silvio Berlusconi, che è scampato agli iniziali assalti della stampa estera e nazionale.
Sono stati raggiunti accordi, stanziati fondi (o almeno si è promesso di stanziare fondi) per combattere la povertà, è stato detto tutto quel che bisognava dire. Che poi lo si faccia, be’, questo è un altro paio di maniche. Si stanzierebbero 20 miliardi di dollari in tre anni, senza però che venga precisato da quali fondi e in quale misura gli Stati del G8 se ne faranno carico.
Quel che lascia perplessi, però, è il concetto stesso che sta alla base degli aiuti. L’assistenzialismo ha già fallito miseramente negli anni ‘80 e ‘90 e nuove forme di aiuto e di cooperazione (la cooperazione decentrata, per dire) si fanno strada e propongono nuovi modelli senza che questi stessi modelli vengano minimamente presi in considerazione dai summit dei grandi. Eppure, posso affermare per esperienze personali che sarebbe lungo raccontare in questa sede, che la cooperazione decentrata, che prevede, fra l’altro, un ruolo attivo dei destinatari degli aiuti, funziona, molto più dei regali che piovono dall’alto. Ma questa non è l’unica critica che viene mossa all’istituzione G8: ce ne sono di molto più autorevoli. Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, ha definito a Repubblicale promesse sulle emissioni di CO2 Un accordo ridicolo
Riflettori mondiali puntati sul G8. E l’opposizione (parlamentare) italiana che fa, mentre il premier Berlusconi cerca di riprendere quota dopo le ultime burrascose settimane?
Idv, Pd, Udc sono impegnati in un autolesionistico volo radente. Attendono forse la … “scossa” (toccasana e risolutiva) evocata da Massimo D’Alema.
Antonio Di Pietro (Idv) acquista una pagina intera sul quotidiano americano Herald Tribune per dire che in Italia “La democrazia è in pericolo” e lancia un appello affinchè “I leader G8 chiedano il rispetto della Costituzione”.
Dario Franceschini (Pd) si rifugia dietro l’assist del presidente Napolitano: “Abbiamo colto l’appello del presidente della Repubblica ad abbassare i toni in occasione del G8. E’ un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) si aggancia a D’Alema: “Credo che D’Alema mostri senso dello Stato. E’ giusto dividere il momento della aspra polemica tra maggioranza e opposizione da momenti come questi (del G8 ndr), che sono momenti di collaborazione necessitata: poi tireremo le somme”.
Tutto qui? Tutto qui. Bassa cucina. Minestra riscaldata.
Non una iniziativa politica adeguata al summit dei grandi della Terra.. Non una parola su una crisi mondiale che reclama processi straordinari di ristrutturazione della governante globale e che mette in luce i limiti di un semplice “direttorio” formato dai principali paesi occidentali.
Continua a leggere: Berlusconi "vola" sulle ali del G8. Dov'è l'opposizione?

Oggi il G8 Summit 2009 si allarga a 15, e si prosegue con i lavori. Nel frattempo, si raccolgono le osservazioni di vari giornalisti, anche di testate nazionali, che di fatto si guardano le conferenze stampa in televisione. Ma sono lì. E’ il paradosso dell’evento che ho iniziato a illustrarvi ieri: tutti vogliono esserci ma non c’è spazio per tutti, i lavori sono, ovviamente, chiusi e dagli stessi i leader che riemergono dalle loro salette non si ricavano che dichiarazioni da comunicato stampa.
E così, anche la stampa (nazionale e straniera) comincia a capire che forse deve cercare le notizie altrove. Così, oggi, i ragazzi del 3e32, che proseguono nelle loro iniziative di protesta pacifica, si sono trovati di fronte al piccolo problema di avere un nutritissimo numero di giornalisti al loro seguito. Cosa che, ovviamente, non aiuta.
Il 3e32 sfruttando - giustamente - la visibilità della loro città portata dal G8, sta cercando di far sì che i riflettori non si spengano sulle vere e concrete problematiche aquilane, che riguardano i campi di tende, la ricostruzione e soprattutto i prossimi 10 anni di futuro della città. Così, mentre avremmo voluto raccontarvi com’è trovarsi di fronte gli 8 grandi del mondo, ci troviamo - con grande piacere, a dire il vero -, a raccontarvi l’iniziativa di oggi, che segue il filone della scritta Yes We Camp sulla collina di Roio, ancora ben visibile.
Continua a leggere: L'Aquila - G8 - Quello vero è per strada, e lo capiscono anche i giornalisti
Quando si tireranno le somme di questo G8 partito bene ieri a l’Aquila, poi “gonfiato” dai tigì, la politica italiana dovrà rifare i propri conti.
Partiamo dal fatto che il G8 si chiuda così come si è aperto: con un successo di Berlusconi.
Il premier, appagato dopo le amarezze delle ultime settimane, griderebbe urbi et orbi “vittoria!”, riproponendosi come indistruttibile e unico “dux” del Pdl, della maggioranza, del governo, dell’Italia.
I “detrattori” sarebbero messi a tacere e all’indice, sull’onda di una alzata di scudi della popolazione, ammaestrata e gestita su misura. . Si tornerebbe al “Taci, il nemico ti ascolta!” di mussoliniana memoria.
Bossi dirà che è contento così, abbassando i toni (e le richieste) e Fini dovrà fare buon viso a cattiva sorte e rinviare ancora i suoi bellicosi propositi di conquistare la leadership.
Ogni distinguo o espressione critica che, pur se velatamente, avevano fatto capolino nelle file berlusconiane, si spegneranno o verranno cancellate. Il Pdl resterà un “regno” in mano a un “re”. Gli altri (amici e/o alleati) si accontenteranno del ruolo di feudatori o cortigiani.
Continua a leggere: Ore 12 - E il G8 va ... Berlusconi rilancia. E adesso?