
La Corte Europea per i diritti dell’uomo ha finalmente emesso la sua sentenza definitiva sulla morte di Carlo Giuliani, il dimostrante ucciso da un colpo partito dall’arma del carabiniere Mario Placanica nel corso del G8 di Genova, 8 anni fa. Fu legittima difesa, come sostenuto dallo Stato italiano, in quanto Placanica “non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi”.
Si chiude così una lunghissima vicenda (anche se la famiglia ha opposto l’ennesimo ricorso) che sanziona come potenzialmente omicida il comportamento di Carlo Giuliani che con in mano un estintore aveva spaccato il vetro della camionetta dei carabinieri alla testa di un gruppo di esagitati, come dimostrato dalle immagini da cui è tratta la foto d’apertura.
Va altresì detto che la Corte ha condannato anche lo Stato al pagamento di un risarcimento di 40.000 euro alla famiglia, poiché “l’Italia nel pianificare e preparare le misure di pubblica sicurezza, avrebbe minimizzato i rischi”. Questa parte della sentenza appare vieppiù nebulosa e sa di premio di consolazione per i ricorrenti, soprattutto perché la Corte “non riconosce alcun legame diretto e immediato tra i difetti nella preparazione delle operazioni e la morte di Carlo Giuliani”.

Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa di venerdì scorso, 7 agosto, non ha parlato solo della RAI e dei servizi realizzati dal telegiornale dal terzo canale pubblico. Quanto riportato dai principali organi d’informazione, quindi commentato dai vari leader dell’opposizione, ha occupato solo una piccola parte dell’incontro.
Il Presidente del Consiglio ha criticato il lavoro del TG3 dopo che una giornalista di questa testata si era permessa di chiedere maggiori informazioni sull’accordo relativo al South Stream raggiunto tra Russia e Turchia.
Durante questo primo bilancio pubblico con la stampa Silvio Berlusconi non ha fatto accenno, ad esempio, alla politica sociale sviluppata dai propri Ministri. Nessun accenno a quella che nei mesi scorsi era stata definita emergenza stupri. Nessun aggiornamento sulla legge contro la prostituzione voluta da Mara Carfagna.
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Insieme al G8, si è conclusa anche la (inutilmente temuta) manifestazione anti-G8: i media non avevano certo aiutato, sottolineando come ci fossero tensioni, preoccupazioni per il cantiere new-town di Bazzano e per la presenza dei fantomatici black block e dei no global, etichetta che merita, in futuro, ridiscussioni e ridefinizioni.
Va detto: non è successo niente, sebbene ci sia stato qualche momento di tensione al limitare della zona rossa. Non quella del G8, no. La zona rossa dell’Aquila, quella del centro storico, quella che in pochi abbiamo varcato il giorno della fiaccolata di commemorazione per percorrere quei trecento metri di centro riaperti, gli stessi che ha visto Mr. Barak Obama.
Ma veniamo alla cronaca della giornata. La manifestazione parte regolarmente da Paganica. Il percorso verso L’Aquila è lungo e la giornata è calda e faticosa. Il corteo si snoda, lentamente, lungo la Strada Statale 17. I comitati cittadini, fra cui il 3e32 - eccezion fatta per Epicentro Solidale - non partecipano ufficialmente all’anti G8 per evitare strumentalizzazioni. Del resto, hanno agito così bene a livello di iniziative e comunicazione con il loro Yes we camp da aver reso evidente che oltre alle manifestazioni ci sono molti modi per esprimere il proprio dissenso, soprattutto quando è motivato. Partecipano, se vogliono, a titolo individuale. E da osservatori esterni, ci sentiamo di condividere la decisione.

Il G8 Summit 2009 è finito, in tutta la sua plasticosa vetrina. Finiscono anche le peripezie dei delegati che si affrettano a trarre le loro conclusioni nelle tre sale stampa, e che cercano di dare un senso compiuto a tutto quello che è stato detto. A sentire la presidenza, naturalmente, è stato un successo, questo G8. Lo dice Silvio Berlusconi, che è scampato agli iniziali assalti della stampa estera e nazionale.
Sono stati raggiunti accordi, stanziati fondi (o almeno si è promesso di stanziare fondi) per combattere la povertà, è stato detto tutto quel che bisognava dire. Che poi lo si faccia, be’, questo è un altro paio di maniche. Si stanzierebbero 20 miliardi di dollari in tre anni, senza però che venga precisato da quali fondi e in quale misura gli Stati del G8 se ne faranno carico.
Quel che lascia perplessi, però, è il concetto stesso che sta alla base degli aiuti. L’assistenzialismo ha già fallito miseramente negli anni ‘80 e ‘90 e nuove forme di aiuto e di cooperazione (la cooperazione decentrata, per dire) si fanno strada e propongono nuovi modelli senza che questi stessi modelli vengano minimamente presi in considerazione dai summit dei grandi. Eppure, posso affermare per esperienze personali che sarebbe lungo raccontare in questa sede, che la cooperazione decentrata, che prevede, fra l’altro, un ruolo attivo dei destinatari degli aiuti, funziona, molto più dei regali che piovono dall’alto. Ma questa non è l’unica critica che viene mossa all’istituzione G8: ce ne sono di molto più autorevoli. Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, ha definito a Repubblicale promesse sulle emissioni di CO2 Un accordo ridicolo
Riflettori mondiali puntati sul G8. E l’opposizione (parlamentare) italiana che fa, mentre il premier Berlusconi cerca di riprendere quota dopo le ultime burrascose settimane?
Idv, Pd, Udc sono impegnati in un autolesionistico volo radente. Attendono forse la … “scossa” (toccasana e risolutiva) evocata da Massimo D’Alema.
Antonio Di Pietro (Idv) acquista una pagina intera sul quotidiano americano Herald Tribune per dire che in Italia “La democrazia è in pericolo” e lancia un appello affinchè “I leader G8 chiedano il rispetto della Costituzione”.
Dario Franceschini (Pd) si rifugia dietro l’assist del presidente Napolitano: “Abbiamo colto l’appello del presidente della Repubblica ad abbassare i toni in occasione del G8. E’ un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) si aggancia a D’Alema: “Credo che D’Alema mostri senso dello Stato. E’ giusto dividere il momento della aspra polemica tra maggioranza e opposizione da momenti come questi (del G8 ndr), che sono momenti di collaborazione necessitata: poi tireremo le somme”.
Tutto qui? Tutto qui. Bassa cucina. Minestra riscaldata.
Non una iniziativa politica adeguata al summit dei grandi della Terra.. Non una parola su una crisi mondiale che reclama processi straordinari di ristrutturazione della governante globale e che mette in luce i limiti di un semplice “direttorio” formato dai principali paesi occidentali.
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Oggi il G8 Summit 2009 si allarga a 15, e si prosegue con i lavori. Nel frattempo, si raccolgono le osservazioni di vari giornalisti, anche di testate nazionali, che di fatto si guardano le conferenze stampa in televisione. Ma sono lì. E’ il paradosso dell’evento che ho iniziato a illustrarvi ieri: tutti vogliono esserci ma non c’è spazio per tutti, i lavori sono, ovviamente, chiusi e dagli stessi i leader che riemergono dalle loro salette non si ricavano che dichiarazioni da comunicato stampa.
E così, anche la stampa (nazionale e straniera) comincia a capire che forse deve cercare le notizie altrove. Così, oggi, i ragazzi del 3e32, che proseguono nelle loro iniziative di protesta pacifica, si sono trovati di fronte al piccolo problema di avere un nutritissimo numero di giornalisti al loro seguito. Cosa che, ovviamente, non aiuta.
Il 3e32 sfruttando - giustamente - la visibilità della loro città portata dal G8, sta cercando di far sì che i riflettori non si spengano sulle vere e concrete problematiche aquilane, che riguardano i campi di tende, la ricostruzione e soprattutto i prossimi 10 anni di futuro della città. Così, mentre avremmo voluto raccontarvi com’è trovarsi di fronte gli 8 grandi del mondo, ci troviamo - con grande piacere, a dire il vero -, a raccontarvi l’iniziativa di oggi, che segue il filone della scritta Yes We Camp sulla collina di Roio, ancora ben visibile.
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Quando si tireranno le somme di questo G8 partito bene ieri a l’Aquila, poi “gonfiato” dai tigì, la politica italiana dovrà rifare i propri conti.
Partiamo dal fatto che il G8 si chiuda così come si è aperto: con un successo di Berlusconi.
Il premier, appagato dopo le amarezze delle ultime settimane, griderebbe urbi et orbi “vittoria!”, riproponendosi come indistruttibile e unico “dux” del Pdl, della maggioranza, del governo, dell’Italia.
I “detrattori” sarebbero messi a tacere e all’indice, sull’onda di una alzata di scudi della popolazione, ammaestrata e gestita su misura. . Si tornerebbe al “Taci, il nemico ti ascolta!” di mussoliniana memoria.
Bossi dirà che è contento così, abbassando i toni (e le richieste) e Fini dovrà fare buon viso a cattiva sorte e rinviare ancora i suoi bellicosi propositi di conquistare la leadership.
Ogni distinguo o espressione critica che, pur se velatamente, avevano fatto capolino nelle file berlusconiane, si spegneranno o verranno cancellate. Il Pdl resterà un “regno” in mano a un “re”. Gli altri (amici e/o alleati) si accontenteranno del ruolo di feudatori o cortigiani.
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Dopo una giornata passata a rincorrere eventi e a vedersi porte chiuse in faccia, la conferenza stampa di Silvio Berlusconi di ieri, a parziale chiusura della prima giornata del summit del G8, arriva, finalmente, a porte aperte a tutti quelli che lo desiderino, mentre molti stanno già seguendo la conferenza stampa dei G5.
Così, possiamo raccontare qualcosa di visto con i nostri occhi, anche se i contenuti del discorso li conoscerete già bene. Berlusconi approda sul palco un po’ affannato e si appresta a fare una rapida panoramica di quanto è stato deciso nel corso della giornata.
Annuncia un prossimo G8 nuovamente a L’Aquila sul tema delle catastrofi naturali, promette che tutti gli aquilani avranno un tetto proprio sulla testa entro novembre - resta da vedere se sarà il tetto che vogliono, cosa di cui si può dubitare da subito - e poi parla di miracolo, parla della ricostruzione di Onna, che sarà sostenuta dalla Germania, e dell’impegno della Russia per finanziare la ricostruzione di un palazzo storico…

Questo pezzo, scritto dalla sala stampa 2 del Media Village di Coppito, non doveva iniziare così (e veramente era cominciato in mattinata, ma gli eventi non sono andati esattamente come si voleva. Giusto dunque darne conto a chi non c’è. Il G8 (nell’immagine ufficiale ANSA che, bontà loro, viene assicurata ai giornalisti accreditati, la foto di famiglia), per tutti coloro che non fanno parte dei media mainstream è un evento di plastica.
Ci sono 3500 accreditati che ciondolano da un posto all’altro dell’evento, mendicando informazioni o rassegnandosi a sedere sulle poltroncine e a gustarsi il catering - quello no, non manca - mentre tutto scorre a beneficio dei grandi media. Gli eventi sono limitati a 15, 20 posti, 50 quando va di lusso, e assegnati sulla base di criteri non esplicitati ma evidenti per chi abbia un minimo di spirito di osservazione.
Il sito ufficiale non è mai aggiornato, anche se ci si dice il contrario. Non esiste un programma scritto: te lo mostrano, non te lo fotocopiano (perché accanto all’evento c’è la testimonianza scritta del numero dei posti disponibili, mi dico io, che penso male, eh). Non si riesce nemmeno a avere le immagini ufficiali aggiornate.
Qui sopra le interviste realizzate da Abruzzolive.tv ( e riprese da c6.tv) agli aquilani; più che per le parole è un esercizio molto utile vedere le espressioni, dopo 3 mesi di tendopoli, degli abitanti, ormai non più disposti a credere alle promesse “dorate” di Berlusconi.
Oggi, in vista dell’accoglienza di Obama, le associazioni abruzzesi, in testa 3e32 (il nome dall’orario della scossa più forte di inizio aprile), si sono date da fare realizzando a Roio una scritta gigante che recita “Yes we camp”, a dimostrazione della stanchezza dei cittadini, mista a rabbia, per l’impotenza che dimostra il governo quando dalle parole deve passare ai fatti.
Di seguito la spiegazione del perchè “Yes we camp” e le immagini della scritta.
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