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Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano: «Legge elettorale in Parlamento»

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano e la decisione sulla legge elettorale

Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il Presidente del Senato Renato Schifani e il Presidente della Camera Gianfranco Fini: oggetto dell’incontro, la definizione della futura attività parlamentare. Ovviamente, dopo la decisione di oggi della Consulta - che, come ampiamente prevedibile, ha bocciato i due quesiti referendari sul “porcellum” - un delle priorità è diventata la legge elettorale.

In una nota del Quirinale che parla dell’incontro serale si legge:

In particolare, alla luce della sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel rigoroso esercizio della propria funzione, è ai partiti e al Parlamento che spetta assumere il compito di proporre e adottare modifiche della vigente legge elettorale secondo esigenze largamente avvertite dall’opinione pubblica.

Dal Colle, Napolitano, che in giornata ha fronteggiato le accuse di Antonio Di Pietro, richiamando il leader dell’IdV, aveva lasciato intendere già in giornata che si sarebbe dovuto mettere mano alla legge elettorale:

Un diverso meccanismo elettorale è necessario per determinare un ritorno di fiducia. L’attuale sistema ha interrotto un rapporto che esisteva fra elettore ed eletto. Non voglio idoleggiare sistemi elettorali del passato, ma solo dire che prima c’era un collegamento più diretto.

Insomma, non c’è bisogno di tornare al proporzionale ma si deve ripensare il sistema. E’ una litania che va avanti da tempo immemorabile. E sembra piuttosto complicato, sinceramente, che questo Parlamento possa trovare un accordo su una nuova legge elettorale. D’altro canto, se si tornasse alle urne con questo meccanismo il rischio scollamento fra elettore ed eletto proseguirà nel tempo. E non solo quello.

Telefonata Merkel-Napolitano: Calderoli vuole una commissione d'inchiesta

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Giorgio Napolitano Lega Nord

Roberto Calderoli

Il botto di fine anno della Lega Nord, che precede di poco il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, lo spara Roberto Calderoli.

Il leghista - evidentemente intenzionato, con la sua compagine, a continuare sulla strada dell’opposizione di protesta a oltranza - non è convinto delle smentite che sono arrivate prima da Roma e Berlino, poi da Silvio Berlusconi in persona a proposito delle ragioni che hanno portato l’ex premier alle dimissioni.

Ebbene sì, si parla ancora della telefonata fra Merkel e Napolitano. In merito, Calderoli ha dichiarato:

«Il Quirinale ha smentito i contenuti ma ha confermato la telefonata e del resto non avrebbe potuto fare diversamente perché la vicenda avrebbe configurato un attentato alla Costituzione».

Poi ha ricostruito le ragioni delle proprie perplessità:

«Consultazioni, ancorché informali, del presidente della Repubblica con un governo in carica mai sfiduciato nei giorni successivi alla telefonata, Berlusconi che sale al Colle anticipando a noi ministri che avrebbe proposto un nuovo governo politico e ne esce preannunciando invece le sue dimissioni, un attacco speculativo sui titoli Mediaset, lettere e richiami della Bce e della Commissioni Europea che sanno di ‘romano’ lontano un miglio, le risate della Merkel e Sarkozy ultra propagandate dai mass media nostrani».

Calderoli si augurava che Napolitano chiarisse durante il discorso di fine anno la dinamica dei fatti. Il Presidente della Repubblica l’ha fatto, raccontando nuovamente la storia ufficiale che tutti conosciamo (e riconoscendo persino a Silvio Berlusconi il senso di responsabilità nell’essersi dimesso). E nulla più.

Così, Calderoli, verosimilmente, proseguirà per la propria strada: vorrebbe una commissione d’inchiesta.

Cosa si sono detti Merkel e Napolitano al telefono? - Il Quirinale smentisce le pressioni

pubblicato da Alberto Puliafito in: Mediaticamente Interni Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano - Il quirinale ha smentito le pressioni della Merkel

Saranno state ore poco felici, al Quirinale: mentre si pensava, probabilmente, a preparare senza troppe ansie il Messaggio del Presidente della Repubblica a proposito di coesione e crescita, arrivava il botto del Wall Street Journal, ripreso dalla stampa italiana: la Merkel avrebbe fatto pressioni sul Capo dello Stato perché facesse tutto quel che era in suo potere per la situazione italiana.

Anche se nel pezzo, articolato e a sei mani, non si parlava esplicitamente di una richiesta dichiarata da parte della Merkel perché Napolitano inducesse Berlusconi alle dimissioni, ma si delinea un quadro molto più articolato e complesso, i quotidiani online nostrani hanno semplificato con titoloni, banalizzando. E sono quei titoli, che il Quirinale smentisce con una nota:

In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana, si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, ne’ tanto meno avanzo’ alcuna richiesta di “cambiare il premier”. La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali.

La telefonata, dunque, c’è stata eccome. Ed è chiarissimo che la Merkel non abbia avanzato richieste di cambiare il premier: chiunque l’abbia pensato, non ha letto il pezzo del WSJ o è, più facilmente, vittima di semplificazione giornalistica. Cosa si siano detti Napolitano e la Cancelliera, non ci è dato saperlo. Ma non si può affatto dubitare che Berlino abbia espresso, attraverso la propria rappresentanza politica, preoccupazioni per la situazione italiana. Certe cose non c’è bisogno di dirle chiaramente: si possono anche lasciare intendere, giusto?

Napolitano pensa che la priorità del nuovo governo sia dare la cittadinanza ai figli degli immigrati

pubblicato da Luca Landoni in: Giorgio Napolitano Visto da destra



Nuova discutibile dichiarazione del Presidente Giorgio Napolitano, che evidentemente dall’uscita di scena del vecchio governo e dopo aver fortemente voluto (anche giustamente) il nuovo esecutivo tecnico, si sente come liberato dalle catene. Dev’essere questo il motivo per cui il primo cittadino di colpo esterna alla Cossiga e chiede provvedimenti di vario genere; un comportamento non troppo consono alle consuetudini italiane per quanto attiene ai capi di stato.

Ma cos’ha chiesto Napolitano questa volta? Dopo aver giustamente sottolineato che finalmente con questo governo si potranno fare cose che i precedenti non si sono nemmeno sognati, ha perorato la causa dei bambini nati dagli immigrati.

«Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un’autentica follia, un’assurdità. I bambini hanno questa aspirazione»

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Le due morali di Napolitano: armiamoci e partite

pubblicato da Luca Landoni in: Giorgio Napolitano


Visto lo stucchevole coro unanime di apprezzamento nei confronti del nostro presidente della Repubblica, sarebbe anche ora che qualcuno rompesse le uova nel paniere di un certo conformismo di maniera e facesse le pulci a un Capo di Stato tanto bravo a parlare quanto immobilista e incoerente nei fatti.

Gli appelli di Napolitano a politici e popolo italiano bene o male son sempre gli stessi. Da una parte parla di coesione e dialogo, ben sapendo che l’agone politico italiano è costruito ideologicamente e agonisticamente in modo da cozzare contro questi concetti, e - cosa ancor più grave - che in nessun paese del mondo, finché l’essere umano rimarrà tale, si assumeranno mai le decisione impopolari tanto auspicate in totale accordo tra maggioranza e opposizione.

Ma di questo avevamo già detto. Veniamo invece al nuovo appello. Oggi in occasione della visita a Conversano per ricordare la morte di Giuseppe Di Vagno, Napolitano ha chiesto spirito di sacrificio, equità, comportamenti diversi.

«Bisognerà cambiare molte cose nel modo di governare, produrre e lavorare, vivere e comportarsi di tutti noi»

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Giorgio Napolitano, un Presidente per tutte le stagioni... tranne questa

pubblicato da Luca Landoni in: Giorgio Napolitano



Sarà il caso di tornare un momento sulla figura del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, approfittando dell’occasione fornita dalla lettera da lui scritta ieri e già analizzata dal nostro Bruno Marino.

Partiamo dall’assunto della missiva stessa:

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee.

A voi cosa pare, se non l’ennesimo richiamo a un vecchio cavallo di battaglia del Capo di Stato, ovvero la necessità di procedere a cambi di rotta drastici mediante scelte impopolari?

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Silvio Berlusconi atteso al Quirinale

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Silvio Berlusconi Alle 5 della sera Giorgio Napolitano

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano

Ore 16:11: secondo quanto trapela, dopo l’incontro fra i vertici del Pdl - al termine del quale non sono state rilasciate dichiarazioni - l’appuntamento al Colle per il premier, previsto per le 19, dovrebbe essere un tentativo di rassicurare il Presidente della Repubblica per uscire dalla crisi e per il rilancio dell’Italia, tema quantomai importante e di grande urgenza, visto anche l’intervento di S&P che ha declassato il debito sovrano del nostro Paese. Ma domani c’è anche il voto (segreto) sulla richiesta d’arresto di Marco Milanese, l’ex braccio destro di Tremonti. Una prova di tenuta per il Governo.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso al Quirinale da Giorgio Napolitano. La notizia, laconica, è stata battuta dalle agenzie e proviene da non meglio specificate fonti interne alla maggioranza che parlano, in maniera molto generica, di un colloquio fra i due.

Ieri Napolitano ha ricevuto i Presidenti dei gruppi parlamentari del PdL al Senato (Maurizio Gasparri) e alla Camera (Fabrizio Cicchitto) e il Ministro degli Interni Roberto Maroni.

C’è, comprensibilmente, grande attesa per apprendere le ragioni del colloquio e i suoi contenuti.

Il Foglio conferma: B. voleva il decreto anti-intercettazioni, Napolitano gli ha detto no

pubblicato da Alberto Puliafito in: Silvio Berlusconi Giorgio Napolitano

NapolitanoBerlusconi

Dalle rassegne stampa notturne scopriamo che Il Foglio di oggi, 15 settembre 2011 conferma: Silvio Berlusconi voleva un decreto anti-intercettazioni.

Non solo: lo voleva subito. Come avevamo ipotizzato, secondo il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara e quindi molto, molto vicino al premier, Berlusconi avrebbe anche buttato lì, en passant, il fatto che il Governo sarebbe stato in grado di approvare anche subito il decreto. Ma Napolitano avrebbe detto no, ribadendo il principio di indipendenza della magistratura.

E allora che fine ha fatto, il 154° Consiglio dei Ministri, riunito in tutta fretta, per un adempimento urgente? Si è riunito, ovviamente. E l’adempimento urgente? E’ diventato questo, come si può leggere ancora una volta sul sito ufficiale di Palazzo Chigi:

Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato presso la Camera dei deputati al termine delle votazioni per la conversione in legge del decreto-legge n.138 del 2011 (manovra finanziaria), ha confermato fino all’8 novembre 2011 l’incarico di Capo di stato maggiore dell’Esercito conferito al generale di Corpo d’armata Giuseppe Valotto.

Era una questione da risolvere, ovviamente, al punto che i bene informati la indicavano già come una delle ragioni della convocazione improvvisa del Cdm. Non solo. E’ stata anche dichiarata l’urgenza per avviare le riforme costituzionali, come ha riferito il Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli.

Eppure, il premier, quel decretino l’avrebbe tanto voluto tirar fuori da un cassetto - dove lo immaginiamo giacere già pronto - per farlo approvare e levarsi il pensiero dei prossimi giorni. Magari, anche a costo di non farlo poi convertire in legge, per temporeggiare 60 giorni. Solo che l’uomo del Colle gli ha detto “no”.

Il Governo verso un decreto sulle intercettazioni?

pubblicato da Alberto Puliafito in: Mediaticamente Interni Silvio Berlusconi Giorgio Napolitano

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano

Si va verso un decreto intercettazioni? Potrebbe essere questo, anche se il Quirinale non conferma, l’esito dell’incontro di oggi fra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano. L’indiscrezione, la pulce nell’orecchio, la mette Enrico Mentana con il suo TgLa7.

Il premier, ufficialmente, ha incontrato il Presidente della Repubblica per relazionare a proposito della sua “missione” in Europa - dove ha raccolto buone reazioni alla manovra - ma ci sarebbe la possibilità di un colpo di coda. Perché le intercettazioni continuano ad uscire, a breve verrà chiusa anche l’indagine Tarantini e anche se si dice che le telefonate non penalmente rilevanti verranno distrutte e non pubblicate, evidentemente Berlusconi non è tranquillo. C’è di mezzo anche quella telefonata con la presunta battuta sulla Merkel. C’è di mezzo il quadro di squallore che si delinea a ogni intercettazione pubblicata.

C’è di mezzo anche un uso sconsiderato da parte dei media delle intercettazioni stesse: un uso che alla fine ha fatto il gioco del premier e che, come si dice in quel di Roma, ha contribuito a buttà tutto in caciara e a non capirci più nulla. E così, c’è quest’eventualità: che una delle ossessioni di Berlusconi, il blocco delle intercettazioni telefoniche - meditato fin da gennaio 2011, osteggiato in ogni modo, dipinto dal Tg1 e da altri media vicini al premier come uno dei mali più grandi del nostro Paese, come uno strumento quasi eversivo -, possa trovar sfogo in un decreto legge, fino a questo momento sempre osteggiato dal Quirinale. Ma magari, in periodo di crisi e con certi paletti, Napolitano potrebbe chiudere un occhio.

E’ questa, la ragione della riunione d’urgenza del Governo? Sul sito ufficiale di Palazzo Chigi si legge infatti:

Convocazione del Consiglio dei Ministri n.154

Per un urgente adempimento il Consiglio dei Ministri è convocato presso la Camera dei Deputati – Sala del Governo, in data odierna alle ore 19,30 – 20,00, subito dopo il voto finale sul decreto-legge n. 138 del 13 agosto 2011.

Napolitano rientra dalle ferie, misure anticrisi anticipate al 16 agosto

pubblicato da V. in: Silvio Berlusconi Giulio Tremonti Giorgio Napolitano

napolitano berlusconi rientra vacanzeIl Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso di interrompere le vacanze: tornerà oggi a Roma. Alle 17.30 è previsto un incontro tra Napolitano e Silvio Berlusconi, anche alla luce di quanto dirà oggi Giulio Tremonti, che riferirà alle 11 a Camera e Senato sull’introduzione del principio di pareggio del bilancio nella Costituzione (seguiremo la conferenza stampa in liveblog).

Le misure anticrisi che in partenza sarebbero state varate il 18 agosto, sono state quindi anticipate al 16, il giorno dopo Ferragosto. Data per la quale, il 15 agosto, non si è ancora spenta la voce di un consiglio dei ministri straordinario, come scrivevamo l’altro giorno. Aspettiamo di sentire che cosa dirà Tremonti oggi alle 11, intanto vi consiglio la lettura di questo editoriale di Massimo Giannini

Con il presidente del Consiglio che dichiara che bisogna anticipare il pareggio di bilancio al 2013, ma non sa dire perché siamo arrivati a questo punto, come contiamo di uscire dalla tormenta e chi pagherà il conto finale. Con un ministro del Tesoro che annuncia che “la manovra va ristrutturata”, ma non sa spiegare alle parti sociali dove era sbagliata quella vecchia e come cambierà quella nuova. Un raro esempio di inettitudine, riscrivere una manovra finanziaria due settimane dopo averla varata, e averci spiegato che erano ridicole le critiche di chi lamentava il folle rinvio del risanamento del deficit al biennio elettorale 2013-2014, ed erano assurdi i dubbi di chi temeva una risposta negativa dei mercati e una risposta perplessa della Ue e della Bce.

Lo trovate su Repubblica: titolo che lascia spazio a pochi equivoci, Il risveglio sul Titanic. Preferite Pierluigi Battista sul Corriere della Sera?

Il vuoto temporale, dunque. Ma anche il vuoto delle idee. Mentre il sottosegretario Letta si dice corrucciato perché negli ultimi cinque giorni gli eventi sono precipitati, mentre il ministro Tremonti considera obsoleta (da «ristrutturare») la manovra già durissima annunciata a luglio, all’inizio dell’uragano, non emerge nessuna idea credibile su come e dove e quanto «ristrutturare». Rimbalzano i «no». Il no di Bossi a interventi sul sistema pensionistico. Il no del premier alla patrimoniale. Il no globale del Partito democratico che definisce «massacro sociale» misure che qualunque governo, anche non presieduto da Berlusconi, sarebbe costretto a prendere. Il no a prescindere della Camusso (sciopero generale?). E le incertezze su liberalizzazioni e costi della politica.

Qui il titolo è meno catastrofico, ma comunque lascia spazio a poche interpretazioni: Non possiamo aspettare otto giorni.