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Il fatto della settimana

Casta militare e spese folli. Monti, se ci sei batti un colpo!

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Quando in Italia si parla di caste, quella militare è indubbiamente fra le più corpose, dispendiose e intoccabili. Cancellare le nostre forze armate, la nostra difesa è solo, oltre che una stupidaggine, una utopia. Ma ciò non può essere una copertura per lasciare le cose come stanno. In questo settore delicato e vitale, ridurre la spesa dandogli una migliore funzionalità, si può.

Scrive su l’Unità Umberto Degiovannangeli: “ Ridurre le spese militari non significa smantellare uno dei pilastri della politica di un Paese, la Difesa, ma orientare, selezionare, gli investimenti in funzione del ruolo che s’intende avere sullo scenario internazionale. Un ripensamento da collocare in una chiave europea, sviluppando, ad esempio, una politica di Difesa integrata euromediterranea, «modello Unifil», la missione Onu in Sud Libano che si regge essenzialmente sul contributo di Italia, Spagna e Francia”.

Già. Un conto è dirlo, un conto è farlo. L’Italia spende di più di molti altri Paesi: è la decima potenza militare al mondo su 153 Paesi monitorati (dati Sipri). Il nostro Paese spende per l’apparato militare più di Canada, India, Brasile, Israele ecc. Abbiamo Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica) composte da 178.600 unità, più militari della Gran Bretagna (177.000), della Germania (152.000), della Spagna (135.000). La nostra spesa pro capite è di 478 dollari annui, contro i 332 del Giappone, 411 della Germania.

Attualmente sono impegnate nelle missioni all’estero 7.435 uomini e donne. Le nostre Forze Armate sono oggi composte da 83.421 unità, per lo più persone in età avanzata, per un costo (solo per il personale) di 9,4 miliardi euro (2011). La spesa per il personale è un’anomalia perché inghiotte 2/3 del bilancio della difesa. Infatti l’organico attuale conta ben 511 tra generali e ammiragli (69 generali di Corpo d’armata!), 2600 colonnelli, 22.992 ufficiali, 71.837 sottufficiali con la truppa volontaria, ripetiamo, di 83.421 unità: siamo un esercito di … “comandanti”.

E veniamo alle commesse, a cominciare dai famosi F-35. Questo il quadro.
CACCIA F-35. L’Italia ha una commessa di 15 miliardi di euro per l’acquisto dagli Stati Uniti d’America di 135 caccia F-35 (costo unitario 124 milioni di euro).
EUROFIGHTER. L’ultima trance del programma (già spesi 13 miliardi di euro) per il caccia Eurofighter costerà all’Italia 5 miliardi di euro.
AEREI SENZA PILOTI: Il nostro governo intende acquistarne 8. Costo complessivo 1,3 miliardi di euro.
ELICOTTERI. L’Italia sta acquistando 100 nuovi elicotteri militari NH-90: costo complessivo 4 miliardi di euro.
NAVI DA GUERRA. L’Italia ha acquistato 10 fregate «Fremm» costo complessivo 5 miliardi di euro.
SOMMERGIBILI. Il nostro Paese sta acquistando 2 sommergibili militari: costo 1 miliardo di euro.
SISTEMI DIGITALI PER L’ESERCITO: Il progetto «Forza Nec» serve a dotare le forze di terra e da sbarco di un sistema di digitalizzazione. Solo la progettazione in atto costa 650 milioni. La stima di spesa complessiva è intorno a 12 miliardi di euro. Nel 2013, nel 2013 acquisteremo 249 blindati «Freccia per 1,6 miliardi. Nel 2015, 2 fregate antiaeree «Orizzonte » per altri 1,4 miliardi. Nel 2016 finiremo di pagare la portaerei Cavour e 4 sommergibili U-212 saldando i restanti 3,2 miliardi del finanziamento. Sul bilancio dello Stato, al momento, gravano 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d’arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026.

Si chiede Degiovannangeli: “sono tutte acquisizioni necessarie?”. Ce lo chiediamo anche noi. Chissà se se lo chiede anche il premier Mario Monti? E magari anche Giorgio Napolitano?

Berlusconi, commento di fine anno. L'ex premier pontifica ...

pubblicato da il passator cortese in: Il fatto della settimana

E’ l’ultimo dell’anno e il premier, pardon l’ex premier fa il punto. Sì, Silvio Berlusconi c’è e non tace.

Dice: “Nonostante la manovra del governo dei professori lo spread rimane a livelli elevati e la crisi economica continua a mordere. Risulta sempre più evidente la vergogna di chi ha indicato il mio governo come l’unica causa di questa situazione”. Il Cavaliere pontifica in un messaggio nel corso dell’edizione del Tg5 di questa mattina.

“Quando un mese e mezzo fa ho lasciato la guida del governo senza mai essere sfiduciato in parlamento - ha detto l’ex presidente del Consiglio - l’ho fatto proprio per senso di responsabilità e senso dello stato. E’ un sacrificio che ho fatto per tutti. Ma sapevo bene che la causa della crisi non era il nostro governo ma l’euro: una moneta anomala che non ha alle spalle una banca centrale. Per questo l’Unione deve cambiare strategia e puntare non solo al rigore ma anche alla crescita”.

Berlusconi ha fatto anche un appello all’ottimismo: “Anche questa volta ce la faremo, siamo un grande Paese e un grande popolo”. Ed ha poi sottolineato che “l’Europa è divisa e incapace di decidere e i mercati lo hanno capito. Questa cosa la paghiamo soprattutto noi italiani. Nel nostro Paese sono state fatte delle riforme. Il mio governo - ha aggiunto - ha fatto una manovra per tenere sotto controllo i conti pubblici e ha avviato riforme strutturali importanti”. Sì, sì. Sì, sì. Come no!

Natale, consumi ko. I dati (negativi) di Federconsumatori. Sos fase due...

pubblicato da il passator cortese in: Il fatto della settimana

Potevano andare peggio i consumi, questo Natale? La botta è stata comunque pesante, con una forte contrazione rispetto ai consumi natalizi 2010 in tutti i settori (meno l’elettronica di consumo). La spesa totale è stata di 4 miliardi di euro, meno di quanto previsto già in negativo, cioè 4,4. Pertanto, la spesa media a famiglia è stata di 166 euro.

A dirlo è l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che ha elaborato i dati sui consumi relativi alle festività natalizie, pervenuti dai centri di elaborazione dislocati nel Nord, Centro e Sud Italia (sia nelle piccole che nelle grandi città). Purtroppo – aggiungono alla Federconsumatori - le nostre previsioni negative sono risultate sottostimate. Di seguito i primi consuntivi relativi ai consumi natalizi articolati nei diversi settori di spesa.
• Abbigliamento e calzature -18%
• Mobili, arredamento ed elettrodomestici -24%
• Profumeria e cura della persona -7%
• Giocattoli -3%
• Alimentazione -1,5%
• Elettronica di consumo +1% 
(trainata dal passaggio al digitale terrestre 
di alcune regioni e dalla vendita di smartphone)
• Editoria (libri e cd) stabile (grazie alle forti promozioni)
• Turismo -8%
• 
“E’ chiaro, quindi, che da tutto ciò deriva l’urgente necessità di affiancare alle misure di riequilibrio dei conti (che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 Euro), interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti nei settori produttivi.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Niente da aggiungere?

Giorgio Bocca, non solo un galantuomo

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

E’ stato innanzi tutto uomo di questo tempo, Giorgio Bocca, che diceva “pane al pane e vino al vino” e scriveva come parlava.

Uno così, morto ieri a 91 anni, è sempre andato controcorrente, seguendo il filo della propria ragione, capace di ammettere l’errore quando l’evidenza smentiva i fatti, anche quelli da lui raccontati. Mai fazioso, mai con la penna intinta nel calamaio della propaganda, un giornalista, uno scrittore e uno storico italiano fra gli italiani, fratelli “minori” sempre da bacchettare e da prendere per mano.

Era un “anti” per vocazione perché innamorato di quella giustizia e di quella libertà che cercava sempre da un’altra parte. Fu un instancabile, e spesso solitario, “scavatore” dei fenomeni più controversi della società e della politica italiana, con il gusto di una ironia dal sapore amaro, legata alle dure leggi della realtà storica e alle angustie dei fatti quotidiani.

Fuori dal gregge, quindi: lupo solitario antifascista dopo la sbornia giovanile del Duce, anticomunista, anticraxiano e antiberlusconiano tutto d’un pezzo, andava ben oltre l’ululare e l’abbaiare, privilegiando i fatti, da cui scaturiva l’analisi, per lo più asciutta e impietosa.

In una sua memorabile biografia di Palmiro Togliatti – vera e implacabile pietra miliare sul PCI e sul comunismo – Bocca scriveva: “Non si capisce Togliatti se non si capisce che anche il suo lucido realismo che alcuni chiamano cinismo, il suo intellettualismo, la sua accettazione dei poteri “millenari” delle grandi istituzioni, fossero la Chiesa Catolica o il grande stato socialista, avevano un senso perché credeva, pensava che stesse sorgendo una società nuova. Sbagliava, ma quanti uomini, quante generazioni hanno commesso un errore simile? E cosa sarebbe la storia degli uomini senza questi errori?”. Già.

Bocca se ne è andato con il suo solito sorriso stretto fra i denti: il berlusconismo è andato a rotoli, ma anche il Paese è nel pantano, come prima. Dare dignità “culturale” agli italiani, resta la meta. La battaglia continua. Non sarà facile rimpiazzare, nella prima fila, uno come Giorgio Bocca. Non solo un galantuomo.

Ratzinger e Napolitano, parole come pietre

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Dall’Italia, due voci, alte e chiare, si fanno sentire. La prima è quella del Papa, nella messa di Natale a San Pietro. La seconda è quella del presidente della Repubblica, in una intervista al Corriere della Sera.

L’omelia di Ratzinger scuote le coscienze: “Questa non è la festa del consumismo. Dobbiamo ritrovare l’umiltà. E pregare per chi vive nella povertà, nel dolore e nella condizione di migranti”. E poi: “In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fà che i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati”.

E’ il grido di un uomo inascoltato, non solo l’appello Urbi et Orbi del capo delle Gerarchie che troppe volte hanno predicato bene e razzolato male. Non si può non cogliere e non fare proprio, credenti e non, il senso profondo al “ritrovarsi”.

Di qua dal Tevere, dal Colle, l’eco, più “terreno” ma altrettanto perentorio di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, italiano fra italiani, resta ai remi del barcone Italia nel mezzo dei marosi e non si arrende alla sfiducia.

Le sfide e i rischi che ci stanno davanti sono superabili, dice in un colloquio con il Corriere della Sera “con l’arma vincente della coesione sociale e nazionale”. Un’arma che, nei momenti difficili, gli italiani hanno sempre dimostrato di saper ritrovare. Quindi, “ce la faremo, usciremo dal tunnel”, aggiunge il presidente della Repubblica in un colloquio in cui traccia un bilancio dei 150anni d’Italia.

“C’era un bisogno di recupero dell’orgoglio nazionale in reazione a stati d’animo di disagio, di incertezza e anche di frustrazione - dice il capo dello Stato - si avvertiva che il Paese aveva perduto terreno, aveva visto offuscarsi la propria immagine, il proprio prestigio, la propria dignità… E la gente ha reagito”, prosegue, sottolineando il successo di partecipazione che “ha superato le più positive previsione, una lezione secca per gli scettici”. E riconoscendo che “tra le maggiori incompiutezze del processo d’unificazione c’è la questione meridionale”.

Non c’è solo l’Italia del Bunga bunga e delle cricche, del “Ghe pensi mi”, della malapolitica e del malaffare. Altre volte gli italiani sono stati capaci di rimettersi insieme e, con umiltà e orgoglio, riparare i cocci. Il “sol dell’avvenire” è consegnato all’implacabile giudizio della storia, all’illusione e all’utopia. Ma una nuova Italia è possibile. Anche un mondo migliore.

Governo Monti, con la "fase due" si scioglierà come la neve al sole di primavera?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Si chiude la “fase uno”, quella dei sacrifici per evitare il fallimento del Paese di fronte a una crisi internazionale devastante e si tenta di aprire la “fase due”, quella – si dice – della risalita dal pozzo e della ripresa.

Fin qui, sostanzialmente, a pagare sono stati i soliti noti, cioè i ceti più deboli, senza dimenticare che è in arrivo un altro milione di disoccupati e già oltre un milione di anziani (il 10% del totale) è costretto a fare la dieta del “frigo vuoto”, con danni alla salute e poi alle casse dello Stato per gli ospedali pieni. E’ vero che qualche sforbiciatina è stata data anche “sopra”, ma patrimoni, ricchezze e privilegi prosperano indisturbati e soprattutto i grandi evasori e i grandi speculatori non sono stati minimamente toccati.

Ora, per spingere la fase due, - già si prevede una nuova pesante manovra in primavera - si può ancora spremere il limone dei pensionati, dei redditi fissi e dei piccoli imprenditori? No. Perché da quelle parti si è raschiato il barile. E non è pensabile nessuna vera riforma strutturale senza incidere i grandi interessi costituiti, caste comprese, a cominciare da quella politica.

A quel punto, più Monti spingerà sull’acceleratore delle riforme e più i parlamentari e i partiti della maggioranza inizieranno a frenare e a franare, fino a farlo saltare. Di fronte a questa possibilità, molti partiti, non solo della ex maggioranza, pensano solo ai propri interessi e alle elezioni.

Non a caso il giudizio di Vendola (che invoca una patrimoniale pesante) sulla manovra è uguale a quello di Di Pietro: “Socialmente sbagliata, inutile per il contenimento del debito pubblico, spinge il paese dentro una voragine recessiva”. Sbagliano?

Ci si accorgerà presto che il refrain: “ per il governo tecnico è più facile fare le riforme perché non ha esigenze di consenso elettorale” si scioglierà come la neve al primo sole di primavera. Allora? Serve il ritorno in campo della politica, forse ancor prima del 2013.

Serviranno scelte decisive e non indolori sulle quali dovranno essere solo i cittadini a decidere. Non subendo decreti ma accettando la maggioranza degli italiani, stabilita attraverso il voto. Giusto affrontare l’emergenza. Ma non si può vivere sempre nell’emergenza rimettendosi alla “clemenza” dei professori.

Monti "tiene duro". Ma i sindacati remano contro e i partiti pensano alle elezioni anticipate

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Il personaggio, Raffaele Bonanni, dopo mesi di lecchinaggio verso Berlusconi e Marchionne, non ha più molta credibilità, però ieri ha analizzato la realtà facendo il “conto della serva”. Il leader della Cisl ha ironizzato così, sui provvedimenti del governo, durante il presidio a Montecitorio: sembrano norme scritte da mio “zio, che non capisce niente di economia”. Poi, la stoccata alle forze politiche: “Vogliono le elezioni anticipate” e quindi oggi “ridurre il potere” di Palazzo Chigi.

Cgil-Cisl-Uil hanno ritrovato uno straccio di unità facendo muro contro il governo dei “professori” e bollando la manovra perché ritenuta iniqua, squilibrata, che colpisce lavoratori e pensionati e che rischia di avere un effetto recessivo. Per questo i sindacati promettono ancora battaglia più dura contro le misure varate ieri dalla Camera, manovra che sarà varata definitivamente prima di Natale.

Gli italiani stanno sul chi vive, non si fidano, temono l’ennesima fregatura. C’è da credere che l’eterogenea maggioranza parlamentare faccia fino in fondo il suo dovere e sostenga il governo collaborando ad affinare i suoi interventi e non invocando elezioni anticipate?

Scrive oggi Eugenio Scalfari su Repubblica: “ Berlusconi prevede elezioni generali a maggio e Bossi borbotta lo stesso vaticinio. Significa che staccheranno la spina a marzo? Nel pieno della stagione di scadenza d’una mole enorme di titoli pubblici e di obbligazioni bancarie in Italia e in tutta Europa? Una strategia di questo genere porterebbe dritti all’uscita dell’Italia dall’euro e c’è perfino qualcuno che pensa d’un ritorno alla lira come ad una panacea perché “la lira si può svalutare”. Ma sono matti?”.

Non sono matti. Sono solo interessati a curare il loro orticello. Ma è ancor più grave che anche il Pd sta a questo “doppio gioco”, più preoccupato di tenere strette le sue fila e il suo elettorato che unito il Paese. Al di là delle apparenze, anche il cosiddetto Terzo Polo fa il gioco delle tre carte: difende Monti senza “se e senza ma”, però si crogiola sui sondaggi che lo proiettano al 18% e, zitti zitti, sperano che dopo che il Prof avrà tolto parecchie castagne dal fuoco, arrivi il … “matto” che stacca la spina e buonanotte ai suonatori.

Vedremo. In caso di patatrac, stavolta non ci salverà San Napolitano.

Monti, e il governo va. Nonostante Berlusconi, Bersani, Bossi, Di Pietro ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Si sa che l’abito non fa il monaco, ma lo “stile” conta, se il premier Mario Monti, pur perdendo qualche penna per la stangata, mantiene un forte consenso da parte degli italiani. In questo caso, visto gli impresentabili protagonisti della Seconda repubblica, lo stile diventa sostanza politica.

In Italia non cala l’antipolitica perché permane la cattiva politica, prosegue il gioco delle tre carte di Berlusconi e soci da una parte e di Bersani e compagni dall’altra, per non parlare degli sfascisti, pur diversi fra loro, come Bossi e Di Pietro.

Il governo tecnico, più che una anomalia, è la dimostrazione del fallimento di questa classe politica che sguazza da 20 anni e anche più. Che ne è della democrazia, del governo, dell’opposizione? Cos’ è diventato il Parlamento? Sono domande che ci si pone oggi di fronte al governo tecnico, ma andavano poste anche prima, specie con i governi di Berlusconi e con il Parlamento dei nominati, tutt’ora in funzione.

La verità è che da Berlusconi a Bersani, passando per Casini, Fini, Di Pietro ecc., domina un solo pensiero: fare togliere le castagne dal fuoco a Monti e pensare alle elezioni: quelle del 2013 o, meglio ancora, quelle anticipate alla prossima primavera.

La sortita di Berlusconi è chiara: “Monti è disperato, non è detto che duri. Pronti al voto”. Bersani alla Camera assicura che il Pd non staccherà la spina al governo: ”Manterremo la promessa di lealtà in nome dell’impegno preso, senza alcun limite temporale che non sia la scadenza della legislatura” mentre prepara il Pd per le elezioni anticipate. Le mosse di Bossi, Di Pietro ecc. sono ancora più eloquenti.

Scrive oggi Emanuele Macaluso sul Riformista: “Il Cavaliere minacciando o paventando le elezioni, mostra di trovarsi nelle stesse sabbie mobili e non sa se e come uscire. Il fatto curioso è che anche la sinistra si trova sulle stesse sabbie e non sa come uscirne. È questa situazione che mi fa dire che il “governo tecnico” di Monti, chiamato ad affrontare l’emergenza, ha, oggettivamente, un ruolo politico dirompente con cui tutti debbono fare i conti”.

Non è proprio così?

Monti, sì ma ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Silvio Berlusconi letteralmente “se ne fregava” degli scioperi dei sindacati, ma ai tempi della Prima repubblica bastava un annuncio di sciopero generale fatto da Luciano Lama appoggiato dai leader di Cisl e Uil per fare cadere un governo, o, quanto meno, per modificare scelte ritenute inique e sbagliate. Stasera si saprà, dopo l’incontro del premier con i tre capi confederali, se il governo si aprirà o no alle modifiche chieste dalla triplice o se anche Monti, al di là del suo indubbio fair play, tirerà diritto per la sua strada.

Il realismo, o la drammatizzazione secondo alcuni, ha fin qui imposto il decreto “Salva Italia”, come una amara medicina, senza la quale non c’è via di scampo. Al rigore (ma non per tutti …) non c’è alternativa. Ma non si può accettare la logica del prendere o lasciare: il decreto contiene storture e limiti, anche sul piano dell’equità, evidenti e insopportabili. La manovra del Governo Monti resta perciò discutibile negli obiettivi e nei mezzi adottati.

“In parte – afferma l’esponente della sinistra Alfiero Grandi - questo discende dall’anomalia politica che vede partecipare al sostegno del Governo soggetti politici che dovrebbero essere su fronti opposti. Questa anomalia politica, questa sospensione della normale dialettica democratica viene spiegata con l’emergenza finanziaria, con lo spread che ha raggiunto livelli senza dubbio preoccupanti. 
Questo è vero ma non sufficiente a spiegare un asse politico della manovra particolarmente conservatore, per certi aspetti fin troppo continuista con il Governo precedente”.

Qui sta il punto. Come “sostenere” il governo Monti ma “come” non accettare il suo pacchetto a scatola chiusa, avere garantiti rigore e ripresa? Risponde oggi su Repubblica Eugenio Scalfari: “Dal governo Monti ci aspettiamo ora che - dopo il bollino del rigore che ha recuperato la nostra credibilità nelle sedi internazionali - si passi con la massima rapidità ai provvedimenti di stimolo della domanda nei settori del consumo, delle infrastrutture, del cuneo fiscale tra salario lordo e busta paga netta. Questo è l’appuntamento decisivo. Finora Monti ci ha lasciato a bocca asciutta. Ne abbiamo capito il perché, ma non può che consentire una dilazione di due o tre settimane. Passate le feste (che non saranno troppe festose) non ci sarà spazio per ulteriori ritardi. Stavolta tocca a Passera e a Barca. Speriamo non ci deludano”.

Il discredito di Berlusconi e del suo governo erano così alti che chiunque pare, al confronto, un “santo” o un Aladino con la bacchetta magica. Chi non salta, Berlusconi è. Ma attenzione a non farci propinare dal nuovo cuoco (Monti) la vecchia minestra berlusconiana, anche se su un piatto pulito. Le ex opposizioni, Pd e sinistra in testa, non hanno alibi: l’emergenza non può diventare il pretesto per liquidare un’alternativa politica alla destra, comunque “vestita”, in Italia e in Europa.

Monti, parlamentari "contro". Il doppio gioco dei partiti

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Altro che pensionati con meno di 400 euro al mese! Sono i parlamentari, casta dai mille privilegi, a protestare contro Monti. E’ infatti duro scontro sul decreto del governo che riduce gli stipendi di deputati e senatori. Che si mettono di traverso e minacciano: “Decidiamo noi, lede l’autonomia del parlamento”. E’ questo l’iceberg di una insoddisfazione sempre più marcata nei palazzi della politica contro il nuovo governo.

I partiti, e non solo loro, dicono sì (o nì) a Monti ma lo tengono “sotto tiro”. In pratica si pongono a debita distanza dalla stangata del governo, come volessero dimostrare che non è colpa loro se gli italiani sono fra l’incudine e il martello. Come se Monti fosse piovuto dal cielo e non il frutto della crisi politica, l’ultimo tentativo (di Napolitano) per evitare il ko del Paese. Ora, da destra a sinistra, c’è una corsa a smarcarsi dai provvedimenti del governo.

In questo si distinguono in negativo Berlusconi, Di Pietro, ma anche frange del Pd e dei centristi. In troppi dicono che questo non è il “loro” governo, che questo non è il “loro” programma, che questo non è quello che “loro” farebbero. Così si rischia il patatrac, fino a un non impossibile forfait dello stesso Monti. Quali sarebbero le conseguenze?

Scrive Emanuele Macaluso sul Riformista: “Sarebbe un paese allo sbando, mercato di ogni speculazione finanziaria e di ogni avventura politica. In questo contesto, il Presidente della Repubblica, dovrebbe sciogliere le Camere e indire le elezioni. Solo degli irresponsabili possono prefigurare questi scenari come sbocco democratico della crisi economica, sociale e politica in cui versa il paese”. Ciò non vuol dire che bisogna accettare a scatola chiusa quel che passa il convento. I partiti, le forze sociali, il parlamento hanno strumenti e spazi di manovra per migliorare i provvedimenti del governo. Bisogna però far prevalere gli interessi generali del Paese, non quelli corporativi.

Conclude Macaluso: “Il punto è un altro: ci troviamo o no, per molti versi, in una situazione in cui questo governo è la sola possibilità che abbiamo per tentare (dico tentare) di non precipitare in una crisi senza vie di uscita? Ancora: questo governo può aiutare tutte le forze politiche, a destra, a sinistra e al centro, a riorganizzarsi, e a preparare al meglio, con una diversa legge, le elezioni del 2013? Io dico di sì. E sino a oggi non ho letto risposte alternative a quella che è stata data con il governo Monti”.

Come non essere d’accordo? Ma nessuno è più corporativo dei partiti. Sarà utile tenerlo a mente.