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  <title>Polisblog.it</title>
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  <description>Politica italiana e estera: notizie di politica on line</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 02:25:42 GMT</pubDate>
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  <copyright>2007-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/12313/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-167</link>
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    <pubDate>Wed, 09 Nov 2011 09:57:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <category>esteri</category><category>il-giro-del-mondo-in-tremila-battute</category><category>dossier aiea programma nucleare iraniano</category><category>ehud barak</category><category>israele</category><category>netanyahu</category>
    <description>Dossier AIEA sul nuclerare iraniano: Israele aspetta a dare una risposta. Le autorità israeliane hanno scelto un profilo basso. Le fonti governative isrealiane hanno fatto sapere che lo Stato ebraico[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_19.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Dossier AIEA sul nuclerare iraniano: Israele aspetta a dare una risposta. </strong>Le autorità israeliane hanno scelto un profilo basso. Le fonti governative isrealiane hanno fatto sapere che lo Stato ebraico sta aspettando le reazioni degli altri Paesi prima di esprimersi sul dossier dell&#8217; Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica (<a href="http://www.iaea.org/">AIEA</a>) che ha divulgato <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/57c81dca-0a3d-11e1-92b5-00144feabdc0.html#axzz1dCGctmss">i piani di Teheran per dotarsi di armi nucleari. </a></p>
<p>Di fatto, Israele non vuole dare l&#8217;impressione di condizionare o guidare la comunità internazionale. Del resto, il dossier divulgato dall&#8217;Aiea non usa mezzi termini: in un allegato, scrive come l&#8217;Iran si stia dotando di tutta le tecnologia necessaria per costruire missili intercontinentali con testate nucleari. Una notizia che sarebbe suffragata dal lavoro di intelligence di almeno dieci Paesi, che non vengono tuttavia nominati.</p>
<p>In tutto questo, l&#8217;ordine di scuderia di Netanyahu ai suoi ministri è quello di tacere fino a nuovo ordine. Per evitare dichiarazioni contrastanti e fughe in ordine sparso su un tema così delicato, il Premier israeliano ha rilasciato ieri una dichiarazione in cui afferma che Israele sta studiando il report e che darà una sua risposta successivamente. Inoltre, Netanyahu ha dato istruzioni ai suoi ministri di non parlare dell&#8217;argomento con la stampa fino a nuove disposizioni.</p>


<p>Non dimentichiamo che, fino alla scorsa settimana, tra le autorità israeliane erano presenti <a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/senior-israeli-ministers-clash-over-military-option-against-iran-1.393383?localLinksEnabled=false">posizioni diverse sulla necessità di un attacco preventivo all&#8217;Iran</a>. Il dibattito e le relative polemiche erano rimbalzate <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/nov/03/israeli-pm-investigation-iran-leak">sulla stampa internazionale</a> dando l&#8217;idea di una notevole confusione. </p>
<p>Secondo il Ministro della Difesa israeliano <strong> Ehud Barak</strong>, citato dal quotidiano israeliano <a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/israel-keeps-mum-after-iaea-releases-damning-report-on-iran-1.394449?localLinksEnabled=false">Haaretz</a>, la discussione su un possibile attacco israeliano all&#8217;Iran ha creato inutile panico nel Paese.</p>
<p> “<em>Dobbiamo chiederci: ‘Cosa abbiamo ottenuto’? Era una discussione profonda o superficiale?’ Il modo in cui il discorso è stato condotto e il comportamento delle persone, compreso quello di importanti figure istituzionali, è stato a tratti vergognoso</em>”</p>
<p>Comprensibile che ora Netanyahu voglia mantenere il massimo riserbo e prendersi tutto il tempo necessario prima di rilasciare dichiarazioni su un tema così sensibile.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/12313/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-167">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:57 di mercoledì 09 novembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/12235/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-166</link>
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    <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 10:10:44 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <category>esteri</category><category>il-giro-del-mondo-in-tremila-battute</category><category>libia</category><category>luis moreno ocampo</category><category>processo seif al islam</category><category>tribunale penale internazionale</category>
    <description>Libia: chi deve processare Seif al-Islam? La domanda riguarda la giurisdizione sui crimini commessi dal figlio di Muammar Gheddafi. Mercoledì, il procuratore generale del Tribunale penale internazionale[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_18.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Libia: chi deve processare Seif al-Islam? </strong>La domanda riguarda la giurisdizione sui crimini commessi dal figlio di Muammar Gheddafi. Mercoledì, il procuratore generale del Tribunale penale internazionale <strong>Luis Moreno-Ocampo</strong> <a href="http://www.africa1.com/spip.php?article15843&#038;utm_source=twitterfeed&#038;utm_medium=facebook">ha dichiarato al Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu</a> che il Tribunale dell&#8217;Aja è pronta a negoziare un&#8217;eventuale estradizione del figlio dell&#8217;ex rais libico. Come è noto, il Tribunale penale internazionale aveva emesso un mandato di cattura nei suoi confronti lo scorso 27 giugno. </p>
<p>Le tracce di Seif al Islam si sono perse dopo la morte del padre, lo scorso 20 ottobre; da allora il delfino del dittatore non è stato più visto in pubblico e, in un primo momento, si erano anche diffuse voci su una sua morte.  <a href="http://www.euronews.net/2011/10/27/gaddafi-son-offers-to-surrender-to-icc-claims-ntc/">Il 27 ottobre scorso</a>, fonti ufficiali libiche avevano diffuso la notizia che il figlio del Colonnello sarebbe stato pronto a consegnarsi al Tribunale dell&#8217;Aja piuttosto che subire la sorte del padre.</p>
<p>Moreno Ocampo ha aggiunto che, da diversi giorni, il Tribunale dell&#8217;Aja non ha più contatti con lo staff di Seif al Islam. </p>


<p>Ma, posto che si consegni o venga catturato, a chi spetta processare Seif al Islam? Le autorità libiche hanno infatti fatto sapere di voler istituire un proprio processo. Su questo punto Ocampo è stato fermo. Citando lo Statuto fondativo del Tribunale penale internazionale, il procuratore ha dichiarato che Seif:</p>
<p>“<em>Potrà chiedere ai giudici di non ordinare il suo ritorno in Libia dopo la sua condanna o il suo fermo</em>”</p>
<p>“<em>I giudici</em>” ha aggiunto Ocampo “<em>potranno eventualmente decidere la sua estradizione verso un altro Paese</em>” </p>
<p>Al nuovo Governo libico resterebbe il contentino di poter eventualmente processare <strong>Abdullah al-Senussi</strong>, il cognato del colonnello ed ex capo dei servizi segreti del passato regime. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/12235/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-166">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:10 di venerdì 04 novembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Libia: via la Nato dopo il 31 ottobre, quale futuro per il Paese? </title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/12143/libia-via-la-nato-dopo-il-31-ottobre-quale-futuro-per-il-paese</link>
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    <pubDate>Fri, 28 Oct 2011 13:30:11 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <description>Dopo la morte di  Gheddafi e la vittoria degli insorti, gli interrogativi sui prossimi scenari del Paese nordafricano hanno iniziato a moltiplicarsi. 
Sorvolo di proposito sul cosiddetto “giallo” in[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_17_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" />Dopo la morte di  Gheddafi e la vittoria degli insorti, gli interrogativi sui prossimi scenari del Paese nordafricano hanno iniziato a moltiplicarsi. </p>
<p>Sorvolo di proposito sul cosiddetto “giallo” in merito all’uccisione di Gheddafi. Il coro di ipocrisie dei media e dei Governi occidentali sulla barbarie dell’esecuzione non merita di essere nemmeno discusso: i dittatori, si sa, finiscono spesso per essere vittime della ferocia che hanno generato e c&#8217;è poco da scandalizzarsi. Ad ogni modo, per accontentare l’opinione pubblica internazionale, <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/oct/27/gaddafi-killers-face-prosecution-libya">il<strong> Consiglio nazionale di transizione (Cnt) </strong>ha annunciato di voler istituire un processo</a> per individuare e condannare i responsabili dell&#8217;uccisione dell&#8217;ex raìss: un modo per salvare le apparenze e data una patina di rispettabilità al nuovo Governo.  </p>
<p>Gli interrogativi veri riguardano, invece, l’assetto politico della Libia e il ruolo dei Paesi che hanno partecipato alla missione Nato.</p>
<p>Quello sulla durata della missione è stato uno dei primi nodi a essere sciolto. Dopo le prime diatribe tra i Paesi che avevano preso parte alla guerra (con la Francia che spingeva per un disimpegno immediato della Nato), aveva provveduto il Cnt a chiedere che la missione Nato potesse essere prolungata almeno di un mese per dare tempo ai ribelli di organizzare e gestire la sicurezza del Paese.</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-21/nato-libia-fine-missione-213052.shtml?uuid=AaMdTyEE">E’ tuttavia confermato</a>, che la missione <strong>Unified Protector</strong> terminerà ufficialmente allo scadere della mezzanotte del <strong>31 ottobre</strong>. Secondo i liberatori, la Libia è ormai libera. E adesso cosa succederà? Un secondo interrogativo, molto più grande, riguarda infatti l’assetto politico che avrà il Paese. Ne parliamo dopo il salto&#8230;</p>


<p>Dopo il recente esito delle elezioni tunisine, da cui è uscito vincitore il partito islamico moderato <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/elezioni-in-tunisia-vince-il-partito-islamico/166281/">An-Nahda</a></strong>, cresce il timore che anche in Libia possano prendere il sopravvento movimenti islamisti. </p>
<p>Era stato lo stesso Gheddafi a bollare sin dall’inizio i rivoltosi come armati e <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150376">&#8220;drogati&#8221;</a> da Al Qaida, presentandosi ancora una volta, l’ultima, come un argine contro il fondamentalismo: dichiarazioni che erano state prese poco sul serio e considerate l&#8217;ultimo disperato tentativo di un dittatore per giustificare la repressione sui suoi cittadini.</p>
<p>In un’<a href="http://www.africa1.com/spip.php?article15671&#038;utm_source=twitterfeed&#038;utm_medium=facebook">intervista rilasciata il 26 ottobre alla radio panafricana Africa 1 </a>, il rappresentante del Cnt in Francia <strong>Saif Al Mansour</strong> conferma tuttavia che l’ordinamento della nuova Libia avrà una chiara impronta islamica. </p>
<p>Prima Al Mansour rassicura il giornalista, promettendo che, al termine di un periodo di transizione di otto mesi, la Costituzione definitiva del Paese sarà redatta da esperti di tutte le tendenze politiche nominati da un congresso eletto dai cittadini e che sarà poi sottoposta a referendum popolare. </p>
<p>Quando il giornalista ricorda però come sia tuttavia già stato annunciato che la legge islamica sarà il punto di riferimento durante il periodo di transizione, il rappresentante del Cnt risponde in modo netto.</p>
<p>“<em>L’Islam</em>” afferma, Al Mansour  “<em>è la libertà, l’Islam è la democrazia.</em>” E&#8217;  un punto di vista alquanto soggettivo; subito dopo, però, il rappresentante del Cnt esclude in modo categorico una deriva fondamentalista:</p>
<p><em>“Non ci saranno talebani, non ci sarà Al Qaida. Parliamo di un Islam moderno, di un Islam concreto, che non conosce il fanatismo, che non conosce il terrorismo. La Costituzione della Libia nel periodo della monarchia prima di Gheddafi era ispirata agli insegnamenti dell’Islam.&#8221;</em></p>
<p>Il giornalista fa però notare che l’annuncio che la legge islamica sarebbe stata alla base del Paese è stato dato in modo unilaterale e prima di avviare qualsiasi passo per la formazione di un assemblea costituente. Nella sua risposta Mansour ribadisce che la costituzione sarà redatta da tutte le parti politiche e assicura che la Libia sarà “<em>un paese libero, democratico, che rispetterà i diritti dell’Uomo, le libertà e che tenderà una mano di pace soprattutto ai Paesi africani, ma anche ai nostri fratelli dell’altra costa del Mediterraneo</em>”. </p>
<p>Al momento, possiamo solo incrociare le dita.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/12143/libia-via-la-nato-dopo-il-31-ottobre-quale-futuro-per-il-paese">Libia: via la Nato dopo il 31 ottobre, quale futuro per il Paese? </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 15:30 di venerdì 28 ottobre 2011.</p>
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    <title>Esteri, speciale Kurdistan iracheno: rischio escalation e interessi petroliferi</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/12025/esteri-speciale-kurdistan-iracheno-tra-rischio-escalation-e-interessi-petroliferi</link>
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    <pubDate>Thu, 20 Oct 2011 10:38:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <category>esteri</category><category>il-giro-del-mondo-in-tremila-battute</category><category>bombardamenti turchia in iraq del nord</category><category>iran</category><category>kirkuk</category><category>kurdistan turco</category><category>pjak</category><category>pkk</category>
    <description>Non c’è pace per il Kurdistan. E tantomeno per l’Iraq. Ieri gli F16 turchi hanno effettuato altri bombardamenti sulle montagne del Kurdistan iracheno, la regione settentrionale dell&amp;#8217;Iraq[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_17.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" />Non c’è pace per il Kurdistan. E tantomeno per l’Iraq. Ieri gli F16 turchi hanno effettuato altri bombardamenti sulle montagne del <strong>Kurdistan iracheno</strong>, la regione settentrionale dell&#8217;Iraq che confina con la Turchia. L’obiettivo erano le basi dei guerriglieri del <strong>Pkk</strong>, responsabili di una serie di attacchi contro obiettivi militari turchi che avevano causato <a href="http://edition.cnn.com/2011/10/19/world/meast/turkey-attack/index.html?eref=edition_meast&#038;utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+rss%2Fedition_meast+%28RSS%3A+Middle+East%29">la morte di 24 soldati.</a></p>
<p><a href="http://www.polisblog.it/post/7959/il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-speciale-turchia">Su queste pagine</a> abbiamo già parlato della difficile situazione dell’Iraq del Nord: un’area con un equilibrio interno estremamente fragile. La ricostruzione e il passaggio a una vita normale sono costantemente in bilico. Se a Baghdad gli attentati dinamitardi continuano a mietere vittime, il Kurdistan iracheno è alle prese con forti tensioni con i confinanti Iran e Turchia. </p>
<p>Sulle montagne del Nord Iraq trovano infatti rifugio i guerriglieri del <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-15374778">Pkk</a> e del <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/27/iran-arrests-family-kurdish-activist">Pjak</a>, rispettivamente il partito armato dei curdi di Turchia e Iran; dalle loro basi sulle montagne del Kurdistan iracheno, i due gruppi guerriglieri conducono azioni militari oltre il confine, provocando rappresaglie e reazioni di Ankara e Teheran. Le conseguenze sono incursioni in Nord Iraq delle forze armate iraniane e turche o bombardamenti come quelli di ieri (che si sono pesantemente intensificati negli ultimi tre mesi) che, oltre alle basi dei guerriglieri, colpiscono spesso anche i villaggi di confine mietendo vittime civili. </p>


<p>Per il Governo del Kurdistan iracheno la presenza dei guerriglieri rischia di diventare una spina nel fianco e, soprattutto, un formidabile pretesto per le mire espansionistiche di Iran e Turchia. Ankara ha già invaso più volte il territorio dell&#8217;Iraq del nord, con l&#8217;obiettivo dichiarato di stanare i guerriglieri del Pkk. </p>
<p>In passato, l&#8217;opposizione degli Usa aveva costretto i militari turchi a fare marcia indietro e ritirare truppe e blindati dal territorio iracheno. Ma oggi che Ankara scalpita sulla scena internazionale per ritagliarsi un ruolo da protagonista, il rischio di nuove invasioni e maggiori ingerenze in Iraq potrebbe farsi più concreto.  <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=turkish-parliament-approves-military-operations-in-n.iraq-2011-10-05">A inizio ottobre</a>, il Parlamento turco ha infatti approvato le operazioni militari oltre confine in territorio iracheno, con lo scopo di colpire le basi dei guerriglieri curdi.</p>
<p>Secondo il deputato del Parlamento federale del Kurdistan iracheno <strong><a href="http://www.facebook.com/people/Omar-Hawrami/100000192381372">Omar Hawrami</a></strong>, che abbiamo incontrato la scorsa settimana, la soluzione al problema dei curdi non si risolve con la guerra. Il governo del Kurdistan iracheno ha incentivato trattative tra Pkk e Turchia e tra Pjak e Iran, per chiedere la proclamazione di tregue.</p>
<p>Le tregue però, non sono la soluzione definitiva; Hawrami è consapevole che è necessario un tavolo diplomatico e una serie di intese. Intanto, però, le bombe continuano a cadere, i guerriglieri continuano a sparare, mentre la situazione dei curdi non trova una soluzione.</p>
<p>I curdi sono uno dei popoli senza patria del Medio Oriente. Sono circa 20 milioni in Turchia, 10 milioni in Iran, 6 milioni in Iraq e 2 milioni in Siria. L&#8217;Iraq è il primo Stato in cui i curdi sono riusciti a guadagnare una propria autonomia, con un Governo federale e un Parlamento legittimamente riconosciuti da Baghdad e inseriti nell&#8217;architettura istituzionale dello Stato iracheno. </p>
<p>Era una formula obbligata per la giovane repubblica irachena, uscita dall&#8217;occupazione americana del Paese: il Nord Iraq, infatti, era già un&#8217;entità autonoma sin dagli anni successivi alla Guerra del Golfo del 1991. La<strong> <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/inatl/daily/feb99/kurdprofile.htm">no-fly zone</a></strong> istituita dalla Nato sulle regioni petrolifere del Nord del Paese aveva garantito ai curdi la possibilità di governarsi liberamente al riparo dalle persecuzioni di Saddam. Nel 2003, i curdi iracheni sono stati tra i più strenui alleati dell&#8217;invasione Usa, fornendo supporto militare e, soprattutto, un formidabile punto d&#8217;appoggio logistico nel Nord del Paese.</p>
<p>Oggi, il  Kurdistan iracheno si comporta quasi come uno Stato a sé, seppur inserito nelle strutture federali dell&#8217;Iraq. Intrattiene inoltre rapporti commerciali con diversi Paesi, tra cui l<a href="http://www.milanomediterraneo.org/Progetti_speciali/Kurdistan_Iracheno_Cooperazione_Economica_In_Settori_Vari.kl">&#8216;Italia</a>. Tuttavia, la maggioranza araba del resto del Paese non sempre ha dimostrato di apprezzare l&#8217;autonomia concessa ai curdi. Emblematico è il caso di <a href="http://temi.repubblica.it/limes/la-spartizione-delliraq/621">Kirkuk</a>: città ricchissima di risorse petrolifere e sottoposta a un processo di arabizzazione forzata da Saddam Hussein.</p>
<p>Non a caso definita la “Gerusalemme irachena”, Kirkuk rischia di trasformarsi in una polveriera per le fortissime tensioni tra gli arabi immigrati quando era al potere Saddam e i curdi che vi hanno fatto ritorno dopo la fine del regime. Dopo la caduta di Saddam e il ritorno dei curdi, il catasto cittadino è improvvisamente stato distrutto da un incendio; impossibile riuscire a stabilire a chi appartengano case e proprietà, difficile riuscire a capire quale gruppo etnico possa rivendicare più diritti sulla città. Un referendum per definire lo status della città viene continuamente annunciato e rinviato, lasciando così irrisolta una situazione potenzialmente esplosiva. </p>
<p>Ma a Kirkuk ci sono interessi troppo forti. La città siede sul petrolio, come quasi tutto il Kurdistan iracheno. E qui sta il punto: in Nord Iraq, o Kurdistan iracheno che dir si voglia, è concentrato il 70% del petrolio dell’Iraq, che a sua volta  è il secondo produttore di petrolio del Medio Oriente. Con questi dati è facile capire le tensioni interne e, soprattutto, quelle esterne. </p>
<p>E’ facile sospettare che l’obiettivo di Iran e Turchia non sia solo colpire i guerriglieri e prevenire la nascita di un grande Kurdistan, ma forse anche mettere le mani sulla regione e le sue risorse.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/12025/esteri-speciale-kurdistan-iracheno-tra-rischio-escalation-e-interessi-petroliferi">Esteri, speciale Kurdistan iracheno: rischio escalation e interessi petroliferi</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:38 di giovedì 20 ottobre 2011.</p>
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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/11983/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-165</link>
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    <pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:20:40 GMT</pubDate>
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    <category>esteri</category><category>il-giro-del-mondo-in-tremila-battute</category><category>abu mazen</category><category>hamas</category><category>israele</category><category>liberazione di gilad shalit</category><category>rilascio di 477 prigionieri palestinesi</category>
    <description>Medio Oriente: Israele inizia lo scambio di prigionieri palestinesi per la liberazione di Gilad Shalit. I rilasci sono iniziati alle prime ore di questa mattina: una portavoce dell&amp;#8217;Autorità[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_16.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Medio Oriente: Israele inizia lo scambio di prigionieri palestinesi per la liberazione di Gilad Shalit. </strong>I rilasci sono iniziati alle prime ore di questa mattina: una portavoce dell&#8217;Autorità carceraria israeliana, citata dalla <a href="http://edition.cnn.com/2011/10/18/world/meast/israel-prisoner-swap/index.html?eref=edition_meast&#038;utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+rss%2Fedition_meast+%28RSS%3A+Middle+East%29&#038;utm_content=Google+Reader">Cnn</a>, ha riferito che <strong>477 prigionieri palestinesi </strong>si sono già messi in viaggio verso i punti di incontro con la Croce Rossa. Una seconda parte di prigionieri sarà rimessa in libertà entro la fine dell&#8217;anno.</p>
<p>La liberazione del caporale <strong><a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-cabinet-approves-gilad-shalit-prisoner-swap-1.389468">Gilad Shalit</a></strong> costerà a Israele la scarcerazione di 1.027 prigionieri palestinesi che scontavano pene detentive (in alcuni casi anche all&#8217;ergastolo) per attacchi contro lo stato ebraico. </p>
<p><strong>Hamas</strong> esulta e, per bocca dei suoi portavoce parla di “<em>grande giorno per il popolo palestinese</em>”.<br />
In realtà, il grande giorno è solo per il movimento fondamentalista. Hamas ha vinto su tutta la linea contro Israele e contro gli acerrimi rivali dell&#8217;<strong>Autorità nazionale palestinese </strong>(Anp) di Abu Mazen. Ha dimostrato che la linea dura contro Israele paga e ora, ne possiamo essere certi, non mancherà di presentarsi come l&#8217;unico, vero e autorevole difensore del popolo palestinese. </p>
<p>Le capriole e le <a href="http://www.guardian.co.uk/world/blog/2011/sep/21/palestinian-state-un-live-updates">mosse diplomatiche dell&#8217;Anp all&#8217;Onu</a> ne escono ridicolizzate. Hamas ha dimostrato che a suon di ricatti e uso spregiudicato della forza può ottenere risultati non ottenibili per mezzo di negoziati. </p>


<p>Dal punto di vista umanitario, l&#8217;operazione condotta da Tel Aviv appare ineccepibile: la vita di ogni singolo uomo è un bene troppo prezioso. Ma proviamo a tornare, per un istante, in Italia e vedere le cose da una prospettiva conosciuta: cosa sarebbe accaduto se lo Stato italiano avesse ceduto al ricatto delle Br rilasciando dei terroristi incarcerati in cambio della liberazione di Aldo Moro? Sarebbe stato accettabile? La risposta la conosciamo ed è no.</p>
<p>Scambiando 1.027 prigionieri e terroristi con la libertà di un solo soldato, Israele ha ceduto al ricatto della forza e ha implicitamente dimostrato di riconoscere Hamas come il vero interlocutore in campo palestinese. Netanyahu ha deciso di trattare con Hamas, mentre i negoziati con l&#8217;Anp continuano a rimanere lettera morta per la mancata volontà di Israele di porre un blocco alla costruzione di <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/30699/Nuovi+alloggi+a+Gerusalemme+est,+Anp%3A+'Israele+ostacola+i+negoziati'">nuovi insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est. </a></p>
<p>Credete che dopo la liberazione dei 1027, Hamas se ne starà quieta? No di certo. La sua retorica e, probabilmente, le sue azioni contro Israele  non potranno che aumentare. E molti palestinesi la guarderanno, forse, con stima per avere ottenuto quello che la diplomazia non ha ottenuto. </p>
<p>E&#8217; stata legittimata la politica delle armi e non quella dei negoziati. Il rischio è che le armi tornino a farsi sentire ancora. Ma forse, per l&#8217;attuale Governo israeliano e per Hamas tanto peggio significa tanto meglio.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11983/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-165">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:20 di martedì 18 ottobre 2011.</p>
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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
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    <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 09:28:59 GMT</pubDate>
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    <description>Stati Uniti: Obama chiede spiegazioni all&amp;#8217;Iran sul progetto di attentati negli Usa. “Non porteremmo avanti un caso se non sapessimo esattamente come sostenere tutte le accuse contenute[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_15.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Stati Uniti: Obama chiede spiegazioni all&#8217;Iran sul progetto di attentati negli Usa.</strong> “<em>Non porteremmo avanti un caso se non sapessimo esattamente come sostenere tutte le accuse contenute nell&#8217;incriminazione</em>.” Sono le parole con cui <strong>Barack Obama</strong>, nel corso di una conferenza stampa con il Presidente sudcoreano  Lee Myung-bak  <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-15298410">è tornato sull&#8217;incidente internazionale </a>che sta facendo precipitare le già fragili relazioni tra Washington e Teheran. </p>
<p>Il caso di <strong><a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/terrorismo-usa-sventato-attentato-amb-saudita-e-israele/news-dettaglio/4048131">Manssor Arbabsiar</a></strong>, con il suo presunto progetto di compiere attentati sul suolo Usa per conto dell&#8217;Iran, rischia di innescare un inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Repubblica islamica.</p>
<p>Nonostante il regime iraniano continui a negare il suo coinvolgimento, accusando gli Stati Uniti di essersi inventati tutto, Obama ha nuovamente addossato Governo di Teheran le responsabilità del progetto di attentato.</p>
<p>“<em>Crediamo</em>” ha affermato “<em>che se anche ai più alti livelli non c&#8217;era una conoscenza completa dei dettagli operativi, ci doveva essere responsabilità e rispetto nei confronti di chiunque nel Governo iraniano fosse coinvolto in questo tipo di attività</em>”</p>
<p>“<em>L&#8217;importante</em>” ha aggiunto il Presidente Usa “<em>è che l&#8217;Iran risponda alla comunità internazionale sul perché, all&#8217;interno del suo Governo, ci sia qualcuno coinvolto in questo tipo di attività</em>”.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11921/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-164">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:28 di venerdì 14 ottobre 2011.</p>
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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
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    <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 13:08:58 GMT</pubDate>
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    <description>Medio Oriente: soldati siriani sconfinano in Libano, possibile escalation regionale della crisi. Come riporta la Bbc, l&amp;#8217;incursione oltre confine ha causato anche una vittima:  un contadino[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_13_01_02_02.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Medio Oriente: soldati siriani sconfinano in Libano, possibile escalation regionale della crisi.</strong> Come riporta la <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-15206245">Bbc</a>, l&#8217;incursione oltre confine ha causato anche una vittima:  un contadino siriano che viveva nella regione libanese della Bekaa, al confine tra i due Paesi.</p>
<p>Al di là del fatto che la morte di un uomo è sempre un evento tragico, il dato veramente preoccupante di questa notizia riguarda lo sconfinamento di truppe siriane all’interno del Paese dei cedri. Nel corso della settimana mezzi blindati di Damasco sono entrati in territorio libanese nei pressi di Sabaa (nella regione della Bekaa), attaccando i contadini della zona e le loro abitazioni. Il motivo dell’incursione è da ricercarsi nel fatto che in Libano hanno trovato rifugio circa 5.000 oppositori del regime di Assad, tra i quali diversi disertori. </p>
<p>Mentre <a href="http://edition.cnn.com/2011/10/06/world/meast/syria-unrest/index.html?eref=edition_meast&#038;utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+rss%2Fedition_meast+%28RSS%3A+Middle+East%29">cresce il bilancio delle vittime della repressione</a> in Siria, prende corpo il timore di una possibile escalation regionale della crisi. Le premesse ci sono e non sono incoraggianti. </p>
<p>Negli ultimi decenni, la Siria ha sempre considerato il Libano come una sorta di cortile di casa: solo lo sdegno internazionale dovuto all’uccisione, nel 2005, dell’ex Premier Rafiq Hariri (di cui è accusato il partito integralista <strong><a href="http://www.polisblog.it/post/9379/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-81">Hezbollah</a></strong>, alleato della Siria) aveva costretto Damasco a ritirare il proprio contingente di truppe che  occupava il Libano da trent’anni. I nuovi incidenti di confine fanno temere che si possa tornare al passato. Ma il fronte, per Assad, potrebbe aprirsi anche ad est&#8230;</p>


<p>E&#8217; di questi giorni la notizia che la Turchia sta muovendo truppe lungo il confine  con la Siria. Non è un mistero che il Governo Erdogan vorrebbe percorrere la strada dell&#8217;intervento militare per porre fine al regime di Assad. </p>
<p>Gli scarsi risultati ottenuti fino ad ora dalla diplomazia occidentale (con la <a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/10/2011104223132792190.html">mancata approvazione delle sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’Onu</a>) fanno presagire che non sarà facile tenere a freno l&#8217;attivismo di Ankara e la sua volontà di comportarsi come il gendarme del Medio Oriente. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11787/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-162">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 15:08 di venerdì 07 ottobre 2011.</p>
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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/11717/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-161</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:29:18 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_13_01_02_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Il Segretario della Difesa Usa Panetta in Medio Oriente: &#8220;Israele sempre più isolato sul piano diplomatico&#8221;</strong> L&#8217;ex capo della Cia, <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/27/news/nuove_nomine_amministrazione_usa-15439360/">nominato lo scorso luglio Segreterio della Difesa</a> da Barack Obama, non ha usato mezzi termini.</p>
<p>“<em>E&#8217; evidente</em>” ha dichiarato Panetta <a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/u-s-defense-secretary-israel-increasingly-isolated-in-middle-east-1.387797?localLinksEnabled=false">ai giornalisti</a> durante il volo che lo portava nello Stato ebraico “<em>che, in questo momento drammatico per il Medio Oriente nel quale ci sono stati così tanti cambiamenti, non è bene per Israele ritrovarsi progressivamente isolato. E questo è quanto è accaduto</em>.”</p>
<p>Durante la sua visita di Stato in Israele, che ha inizio oggi, Panetta incontrerà separatamente il Ministro della Difesa ed ex Premier israeliano<strong> Ehud Barak</strong> e l&#8217;attuale Primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. I temi in agenda saranno numerosi e riguardano tutti i punti critici che attualmente preoccupano Israele: la questione dei confini, le proteste in Giordania e il conseguente cambio di governo, la questione siriana, il programma nucleare iraniano.</p>
<p>Se, da una parte, l&#8217;ex capo della Cia ha dichiarato che gli Stati Uniti intendono riaffermare la loro storica relazione di difesa con Israele e proteggere il loro primato militare, dall&#8217;altro ha ribadito la necessità di un rilancio dei negoziati e di una politica di dialogo nella regione. </p>


<p>Il Segretario della Difesa Usa ha infatti suggerito ai giornali una semplice domanda, la cui risposta è scontata:</p>
<p><em>“La domanda che dovete porre è: “E&#8217; sufficiente mantenere un primato militare, se ti stai isolando sul versante diplomatico?”</em></p>
<p>“<em>La vera sicurezza</em>” ha aggiunto Panetta “<em>può essere raggiunta solo con un forte sforzo diplomatico unito ad un forte sforzo per costruire la tua forza militare</em>”</p>
<p>Ovviamente, non potrà mancare l&#8217;attenzione alla recente richiesta di riconoscimento dello Stato di Palestina, avanzata dall&#8217;Anp all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;ONU. Il Segretario della Difesa Usa incontrerà  il Presidente dell&#8217;Anp <strong>Mahmud Abbas</strong> e il Primo Ministro <strong>Salam Fayaad. </strong></p>
<p>L&#8217;intenzione è quella di ricucire i rapporti con i palestinesi, dopo aver bocciato in sede Onu la loro richiesta di indipendenza. La linea degli Usa, come è noto, è quella di rilanciare i negoziati con Israele. Panetta ha infatti dichiarato che non si può ottenere la pace in Medio Oriente con colpi di mano alle Nazioni Unite. </p>
<p>“<em>L&#8217;unico modo per ottenerla</em>” ha affermato “<em>è per mezzo di negoziati</em>”</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11717/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-161">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 14:29 di lunedì 03 ottobre 2011.</p>
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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
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    <pubDate>Wed, 28 Sep 2011 11:19:49 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <category>esteri</category><category>il-giro-del-mondo-in-tremila-battute</category><category>bashar al assad</category><category>repressione in siria</category><category>sanzioni del consiglio di sicurezza onu alla siria</category>
    <description>Repressione in Siria: pronta una risoluzione al Consiglio di sicurezza Onu. In realtà, una prima bozza di risoluzione per varare sanzioni contro la Siria di Assad era già stata annunciata il mese[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_13_01_02.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Repressione in Siria: pronta una risoluzione al Consiglio di sicurezza Onu.</strong> In realtà, una prima bozza di risoluzione per varare sanzioni contro la Siria di Assad era già stata annunciata il mese scorso, ma le minacce di veto di<strong> Russia e  Cina, seguite dall&#8217;opposizione di Brasile, India e Sud Africa</strong> (i cosiddetti Brics) l&#8217;aveva bloccata sul nascere. </p>
<p>Come riporta <a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/09/20119285034218812.html">Al Jazeera</a>, la nuova risoluzione,  il cui voto al Consiglio è atteso in tempi brevi, dovrebbe incontrare maggiori favori da parte dei Brics e iniziare a colpire economicamente il  regime siriano (il che, in larga parte, significa colpire il patrimonio personale di Assad e della sua famiglia).</p>
<p>La nuova risoluzione è stata portata avanti da<strong> Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo</strong> con l&#8217;appoggio degli <strong>Stati Uniti</strong>. Nello specifico, esprime “seria preoccupazione” per la situazione della repressione in Siria e chiede “<em>una fine immediata a tutte le violenze</em>”. Nel caso la Siria non dovesse recepire gli ammonimenti, la risoluzione prevede che il Consiglio possa adottare “<em>provvedimenti mirati, tra cui sanzioni</em>”.</p>


<p>Tutto dipende dall&#8217;atteggiamento che decideranno di adottare i Brics e, soprattutto, da quale linea decideranno di adottare Cina e Russia, che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Sin dall&#8217;epoca sovietica, Mosca vanta una storica alleanza con la Siria. L&#8217;impopolarità del Presidente siriano Bashar al Assad e la crescente condanna della comunità internazionale per la violenta repressione degli oppositori da parte del regime, potrebbero portare la Russia ad apportare qualche atteggiamento di facciata nel suo atteggiamento verso Damasco, ma è improbabile che Mosca si spingerà a votare l&#8217;approvazione di sanzioni.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11665/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-160">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 13:19 di mercoledì 28 settembre 2011.</p>
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    <title>Esteri: il giro del mondo in tremila battute</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/11651/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-159</link>
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    <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 13:28:53 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/giromondo_01_14.jpg" class="post" border="0" align="left" width="199" height="250" alt="" /><strong>Medio Oriente: Yemen, ancora proteste contro Saleh. </strong><a href="http://www.polisblog.it/post/11597/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-158">Come anticipato dagli esponenti dell&#8217;opposizione</a>, il ritorno in patria del presidente yemenita <strong>Ali Abdullah Saleh</strong> ha dato il via a un&#8217;escalation delle proteste e degli scontri di piazza.</p>
<p>Come riporta la <a href="http://edition.cnn.com/2011/09/26/world/meast/yemen-unrest/index.html?eref=edition_meast&#038;utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+rss%2Fedition_meast+%28RSS%3A+Middle+East%29">Cnn</a>, la miccia è stata innescata dal discorso televisivo tenuto domenica da Saleh. Di fronte alle telecamere, il Presidente yemenita ha affermato che i responsabili degli scontri e delle proteste antigovernative sono “<em>terroristi criminali</em>” che mirano a “<em>conquistare il potere, rubare le ricchezze del Paese e minarne la stabilità.</em>” </p>
<p>Parole che hanno infiammato gli animi dei sempre più numerosi manifestanti che chiedono le dimissioni di Saleh e un cambio di regime per lo Yemen. Ieri decine di migliaia di dimostranti sono scesi nelle strade della capitale Sanaa; <strong><a href="http://www.time.com/time/world/article/0,8599,2049476,00.html">Tawakul Karman</a></strong>, una degli esponenti di spicco  dell&#8217;opposizione, ha dichiarato che la protesta sta montando e che presto gli oppositori marceranno direttamente verso il Palazzo presidenziale. </p>


<p>Le proteste e le violenze non hanno coinvolto solo la capitale, ma si sono diffuse a macchia d&#8217;olio in otto province del Paese.</p>
<p>E&#8217; una situazione che potrebbe prefigurare anche per il Presidente yemenita un destino simile a quello di Ben Ali o Mubarak.  </p>
<p>Per evitare di essere travolto dalle proteste,  Saleh ha dichiarato di voler rimanere al potere per garantire una transizione pacifica e ha affermato che il suo vice-presidente ha il potere di approvare una proposta avanzata dal Consiglio per la Cooperazione nel Golfo, che condurrebbe a nuove elezioni presidenziali. Secondo l&#8217;opposizione, il Presidente yemenita starebbe però solo cercando di guadagnare tempo per rimanere al potere. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11651/esteri-il-giro-del-mondo-in-tremila-battute-159">Esteri: il giro del mondo in tremila battute</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 15:28 di martedì 27 settembre 2011.</p>
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