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Il punto politico

Ore 12 - Pdl caos, oggi Pisanu (con 30 senatori) spacca il partito. Berlusconi fra due fuochi. Alfano nella graticola

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroRombano i motori nell’area centrista. Ma c’è il rischio del surriscaldamento perché nessuno (ancora) si muove, non sapendo dove andare.

Pier Ferdinando Casini è pronto a varare il Partito della Nazione, imbarcando ministri dell’attuale governo, certo del loro valore aggiunto. Più cauto, forse più disorientato, è Silvio Berlusconi, preoccupato per l’annunciata debacle elettorale di maggio e ancor di più per le due anime del Pdl, l’un contro l’altra armate e decise al “redde rationem”.

Il Cav sa che il Pdl ha esaurito la propria funzione e si sta consumando come una candela. Da una parte c’è chi chiede lo scioglimento del partito per costruire un’altra area moderata e superare l’attuale quadro politico. Proprio oggi, 30 senatori del Pdl guidati dall’ex democristiano Beppe Pisanu dissotterreranno l’ascia di guerra e consumeranno lo strappo: basta col Pdl e con gli ex An, appoggio incondizionato a Monti, subito nuovo partito “democratico” di “salvezza nazionale” con dentro l’ex Forza Italia, il Terzo Polo, gli ex Popolari del Pd, insomma la tanto … “attesa” nuova DC, o meglio, il PPE italiano.

Dall’altra parte, i duri e puri legati a Berlusconi (ex An in primis), pronti allo strappo con Monti, decisi a rilanciare una politica oltranzista e di rottura, tutta orientata a destra. Angelino Alfano, sempre più nudo e crudo, cuoce a fuoco lento. Dopo le amministrative deciderà il Cav.

E se i buoi fossero già tutti scappati?

Ore 12 - Partiti, difenderli a spada tratta o cannoneggiarli ad alzo zero?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroRicapitoliamo: la società ce l’ha con i partiti. E i singoli individui? Idem. Giorgio Napolitano insiste nella difesa dei partiti, essenziali nell’intelaiatura della democrazia invocando “pulizia” ma non “demonizzando” i partiti che “non sono il regno del male”.

Scende in campo anche il presidente emerito della Corte costituzionale Zagrebelsky: “Se si limiteranno a ridurre i fondi, i politici sembreranno approfittatori colti con le mani nel sacco. Rinnovare la democrazia interna”.

Già, non sono il regno del male: ma cosa sono oggi i partiti se non centri di potere vagamente democratici o per niente democratici, ad esclusivo uso e consumo di se stessi, delle proprie leadership, delle cricche amiche vicine e lontane?

Scrive oggi sul Foglio il “saggio” Giulianone Ferrara: “Gli individui con la testa sulle spalle sanno che non tutti i preti sono pedofili, che non tutti i politici sono ladri, non tutti i commercianti e i professionisti sono evasori fiscali, non tutti i mariti sono puttanieri, non tutte le donne sono puttane”.

E il premier Monti si rivolge agli italiani: “Grazie per la vostra sofferenza”. Quali italiani? Quelli che non hanno più lacrime per piangere o quelli che ridono per averla ancora una volta fatta franca?

Il cannoneggiamento del potere alla Beppe Grillo lascerà sul terreno solo macerie. Ma i partiti da soli non vogliono o non possono cambiare. Anche gli appelli del capo dello Stato rischiano di rimanere solo prediche. Lo stesso Napolitano rischia di diventare il difensore ingessato della partitocrazia.

I partiti vanno rivoltati come calzini. Possibile tapparsi il naso e votare il “meno peggio”? Se non si può, altra via non c’è se non quella dell’astensione. Per adesso.

Ore 12 - Rosi Mauro fra gioielli (veri) e falsi (Sinpa). Il sindacato padano "inventato". L'arte dell'antipolitica ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Alle 5 della sera Il punto politico

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La “furbata” di Silvio Berlusconi fu quella di usare l’arma dell’antipolitica per fare la propria politica, cioè quella dei propri interessi. B&B puntarono a distruggere i “veri” partiti per impiantare i finti partiti personali-padronali, occupando le istituzioni con deputati nominati e facendo eleggere ovunque gente di poca professionalità e dubbia moralità.

Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Anche se è doveroso aggiungere che responsabilità e colpe hanno avuto e hanno i partiti di sinistra e quelli di centro-sinistra emulando per anni il gioco del Cav.

I governi di centro-destra hanno poi fatto di tutto per dividere le tre storiche confederazioni sindacali, con l’obiettivo di annientare la Cgil, forte di oltre 5 milioni di iscritti, organizzazione non certo priva di pecche. Così Pdl, Lega, cricche amiche hanno anche alimentato (in tutti i modi, specie con i media e ingenti finanziamenti) sindacati di comodo, organizzazioni inventate di sana pianta.

La cronaca ci dice oggi che con i soldi della Lega Rosi Mauro, Stiffoni e Belsito, avrebbero acquistato diamanti per circa mezzo miliardo di euro. Chi era Rosi Mauro prima di sedere al Pirellone? Era la “capa” del Sinpa, sindacato padano: 350 mila iscritti dichiarati ma sconosciuto in tutta la Lombardia e in tutta Italia. Un sindacato pressochè inesistente, ma sempre invitato ai tavoli regionali di trattativa dal governatore Formigoni e a quelli nazionali dall’allora ministro Sacconi.

Chiaro? A quando una bella ramazzata anche in Italia?

Ore 12 - Alfano, Bersani, Casini al "palo", in attesa del voto di maggio. Monti solo al timone

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroSpread e mercati in surriscaldamento dimostrano un dato inequivocabile: cresce la sfiducia, torna il pessimismo. Insomma la certezza che Monti riesca a “sfangarla” è oramai legata a un filo di lana.

Il governo dei prof ha dimostrato anche limiti pesanti, incapace di imboccare la fase due, quella della crescita. Ma le colpe sono dei partiti: Pdl, Pd, Udc giocano al “più uno”, impegnati solo a coltivare il proprio orticello, terrorizzati di essere travolti dall’onda montante dell’antipolitica.

I sondaggi parlano chiaro: Pdl e Pd sotto il 20 per cento, forte ascesa del movimento “5 stelle” di Beppe Grillo, tenuta della stessa Lega, pur travolta dai recenti scandali. I partiti, Pd in testa, da una parte gridano al rischio dell’antipolitica, ma dall’altra non muovono un dito per fermare la possibilità che il Paese precipiti di nuovo nel buco nero della sfiducia.

Pdl, Pd, Udc hanno oramai il chiodo fisso del 6-7 maggio: lì decideranno se staccare la spina a Monti. Alfano, Bersani, Casini temono davvero che gli italiani lancino il segnale del “benservito” a questi partiti e a queste leadership. Al di là delle dichiarazioni di intenti, i partiti stanno bloccando l’azione del governo. E al di là delle promesse, il governo non si schioda dall’immobilismo e le riforme annunciate restano tali.

Così il populismo di alcuni partiti e movimenti cresce di pari passo con la sfiducia della gente. Che fare? Monti dialoghi più apertamente con il Paese reale, dica esattamente come stanno le cose, stani i partiti che fanno melina. L’alternativa a Monti non c’è. Neppure dopo il voto di maggio. Ma l’Italia, oggi in ginocchio, rischia di precipitare nel tunnel.

Ore 12 - Casini e Renzi insieme, pranzo "galeotto"?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPremessa numero uno: chiunque va a pranzo o a cena con chi vuole. Premessa numero due: un leader di partito e un sindaco di una grande città sono sempre sotto i riflettori, per cui devono (o dovrebbero) comportarsi in modo avveduto.

Ciò detto, una domanda s’impone: che ci facevano ieri a pranzo in un noto ristorante del centro di Roma (Fortunato al Pantheon) il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi?

Il capo centrista e il primo cittadino fiorentino hanno discusso tete-a-tete, in un angolino appartato, per un paio d’ore. Di che cosa? Bocche cucite. Solo sorrisetti di circostanza. E’ difficile pensare che i due abbiano affrontato questioni locali o inerenti le liste delle prossime amministrative (Firenze è fuori dal turno del 6-7 maggio). Allora?

Il “rottamatore”, sempre più separato in casa nel Pd, si guarda attorno. Renzi già in precedenza aveva tastato il terreno in un famoso e discusso incontro (segreto?!) ad Arcore con Silvio Berlusconi. Vista la parabola discendente del Cavaliere il sindaco di Firenze ha pensato bene di rivolgersi altrove.

Pierferdy sta costruendo il nuovo “soggetto politico moderato” ed è impegnato nella campagna acquisti in vista delle decisive elezioni politiche del 2013. Per entrambi, alla fin fine, non è da escludere l’abbraccio finale con Berlusconi. E Renzi è ingenuo o sfrontato? Vuole solo sbandierare ai quattro venti la propria “autonomia”: così facendo diventa più appetibile nel mercatino della politica.

Bersani, convitato di pietra, non vede e non sente. Forse spera che Renzi se ne vada dal Pd, zitto zitto, senza sbattere la porta. Diceva l’arguto Gian Carlo Pajetta del Pci: “L’ultimo che se ne va, spenga la luce”.

Ore 12 - Bossi piange. Bersani & C ridono. Il Paese grida: "Basta soldi ai partiti! Chiudere i rubinetti!"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNell’ultima bufera che seppellisce la Lega ma mette ancor di più a nudo la malapolitica Made in Italy, Pier Luigi Bersani, invece di prendere il toro per le corna, fa melina. Anzi, difende l’indifendibile.

Il segretario del Pd teme che lo tsunami dell’antipolitica schianti gli ultimi legami fra popolo e partiti, con rischi per la democrazia. Invece di proporre una …. rivoluzione, riazzerando la partitocrazia imperante e rilanciando una totale rifondazione dei partiti, Bersani si arrampica sugli specchi, difendendo di fatto “questo” finanziamento pubblico dei partiti.

Con le sforbiciate di Giulio Tremonti, i partiti incasseranno “solo” 143 milioni di euro, cioè – assicura Bersani – “Una cifra inferiore di quella incassata dalla politica in Germania, Francia, Spagna ecc.”. E’ così? Assolutamente no.

Rispetto all’Italia, in Spagna i partiti incassano la metà, in Inghilterra un venticinquesimo, in Francia un quarto, in Germania c’è un tetto di 133 milioni che, come scrive sul Fatto Marco Travaglio: “quasi mai viene raggiunto e per di più chi presenta bilanci opachi perde tutto e fallisce”. Bersani non sa queste cose o finge di non saperle? Allora?

Arrivati dove siamo arrivati non c’è alternativa: chiudere il rubinetto dei soldi pubblici ai partiti. Controprova. Ci sarà un motivo che nella prima Repubblica i partiti faticavano a comporre le liste elettorali e adesso c’è una esplosione di liste con una incredibile moltitudine di candidati (solitamente ignoti, ignoranti e inutili), dalla più grande città all’ultimo comunello?

Chiuso il rubinetto, tutti questi gnomi della politica scompariranno. E i partiti saranno costretti a rifare i conti. Con la gente.

Ore 12 - Dal caos Lega al caos partiti. Paga sempre "pantalone"...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroGli italiani, distratti dalle feste pasquali sotto tono per la crisi, si sono fatti piovere addosso il caos della Lega di Bossi.

Il motivo è semplice, ma non meno grave: nel Belpaese gli scandali della politica sono diventati la norma per cui, paradossalmente, farebbe notizia l’opposto, cioè politici e partiti veri, onesti, dediti al bene comune. In altre parole non ci si sorprende e non ci si preoccupa più di nulla.

Ora, lasciando da parte per un attimo i loschi affari della Bossi family, la commedia all’italiana mette in scena il trio ABC (Alfano, Bersani, Casini), indaffaratissimo a risolvere con qualche telefonata (e relativi messaggini) il nodo della “malapolitica” Made in Italy. Dov’erano negli ultimi anni, Alfano, Bersani, Casini? Chi ha messo in piedi e sostenuto per quasi vent’anni questa seconda Repubblica della “vergogna”?

All’epoca di “mani pulite”, ad ogni tintinnar delle manette (a danno di esponenti del Psi e della Dc) quelli del Pci (ma anche socialisti e democristiani … “onesti”) si fregavano le mani perché nei guai e in gattabuia finivano i … nemici. Finì, come si sa, con la cancellazione dei tre grandi partiti storici.

Adesso, dopo che i buoi da anni fuggono dalle stalle, si cerca di porvi rimedio. Pdl, Pd, Udc cercano qualche deterrente legislativo per eliminare la corruzione. Il Pd, unico partito non padronale, pensa di cavarsela con la pur lodevole scelta dei bilanci certificati. Giusto impegnarsi per una nuova legge elettorale, per ritocchi istituzionali, ridurre i parlamentari ecc.

Ma il nodo vero è un altro: cos’è oggi la politica, cosa sono oggi i partiti. Il nodo di fondo è la democrazia (inesistente o finta) nei partiti, la scelta e la formazione dei gruppi dirigenti, la gestione del potere, il rapporto fra politica e affari, l’occupazione dello Stato (a tutti i livelli, a cominciare dalle cosiddette “partecipate” nei comuni) da parte dei partiti in mano a segreterie inespugnabili e alle loro cricche che decidono tutto. Punto.

Senza partiti non c’è democrazia. Ma con questi partiti c’è una democrazia finta e i cittadini vengono spennati. Cornuti e mazziati?

Ore 12 - Monti, il dietrofront sull'art 18 premia Pd e Cgil e punisce Pdl e "falchi"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl terremoto in casa della Lega Nord ha messo in ombra la “svolta” sulla riforma del lavoro, in particolare sull’art. 18. A meno di colpi di coda in Parlamento, il risultato raggiunto è un passaggio molto importante, non solo nelle relazioni fra impresa e lavoratori, ma anche nel più vasto quadro di riforme per lo sviluppo del Paese.

Il reintegro in caso di un licenziamento per motivi “economici”, che appaia al giudice “manifestamente insussistente”, è stato ripristinato. Insomma, l’obiettivo dei licenziamenti facili non è passato. Questo il dato centrale. Chi ha vinto e chi ha perso?

Indubbiamente è stata sconfitta l’ala oltranzista, presente specie nel Pdl e nelle file del padronato ma anche nel governo, che voleva assestare un colpo “politico” ai diritti dei lavoratori e punire i sindacati, Cgil in primis.

Anche Mario Monti e il ministro Elsa Fornero, con sano realismo ed encomiabile equilibrio “politico” alla fine hanno fatto un passo indietro, accettando un compromesso onorevole. Costretti? Forse è giusto dire che nella sostanza hanno accolto la parte più qualificata della protesta della Cgil e del messaggio del Pd di Pier Luigi Bersani. Si è evitato uno scontro che rischiava di andare ben oltre il confine specifico e ben oltre gli aspetti sindacali. Tutto risolto, quindi?

“Niente affatto –scrive Paolo Serventi Longhi su Rassegna.it - Le misure per la crescita non ci sono, quelle per l’occupazione dei giovani sono insufficienti, sono state apportate correzioni negative sulla flessibilità “in entrata”. La mobilitazione quindi continua con forti iniziative, anche di presidio del Parlamento dove arriverà presto il ddl. Sullo sciopero generale deciderà il Direttivo della Cgil del 19 aprile.

Come dire, la lotta continua. E paga.

Ore 12 - Lega caos, Bossi getta la spugna

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroBossi e la Lega ci hanno abituato ai colpi di scena e alle giravolte e quindi ancora una volta tutto è possibile. Ma lo scandalo dell’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito scuote le fondamenta del partito “padano” e non sembra lasciare al Senatur altra via se non quella delle dimissioni.

Al consiglio federale della Lega Nord di oggi pomeriggio Umberto Bossi rassegnerà le proprie dimissioni da segretario politico del Carroccio. Clamorosa verità o solita sceneggiata?

Bossi insiste nella sua posizione: “Lascio”. Momentaneo sfogo personale o ponderata e irrevocabile decisione politica?

Anche i suoi avversari interni temono che l’uscita di scena clamorosa di Bossi possa travolgere tutto il partito, per altro alla vigilia di un difficile appuntamento elettorale. Lo stesso Maroni frena: “Dimettersi ora significherebbe ammettere una colpa”. A quel punto la fine del gran capo potrebbe davvero travolgere tutti i vertici e l’intero movimento, da mesi in evidente difficoltà politiche e organizzative.

Si cerca un’uscita morbida, puntando su una transizione che permetta di superare il momentaccio. Alla fine potrebbe essere lo stesso Bossi, oramai bollito e senza poteri, a portare la Lega al congresso federale “entro luglio”. In caso contrario, cioè di una resa dei conti immediata, la direzione del partito passerebbe a un reggente, o a un triumvirato (Maroni, Calderoli, Giorgetti), come già avvenne durante la malattia del Senatur.

Comunque vada a finire oggi, nella Lega è già iniziato il dopo Bossi. Travolto il Senatur, travolta anche la Lega? Silvio Berlusconi perde definitivamente il suo “alleato” ma può adesso pascolare nel verde bacino elettorale della “padania”. Pare proprio l’ultimo “misero” atto della “misera” seconda Repubblica. E dopo?

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

Giorgio Napolitano: messa cantata. Voto 6+ Il capo dello Stato insiste: ”C’è l’esigenza di adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti”. Repetita (non) iuvant. Già.

Pier Luigi Bersani: mezza messa. Voto 6- Il segretario del Pd canta (a bassa voce) vittoria. Sull’art 18 Monti “cede”: torna il reintegro. Poco? Meglio di niente. Ma la base non ci sta. E torna il monito di Lenin: “Un passo avanti, due passi indietro”.