
E’ notizia di ieri il rinvio a giudizio del direttore della direzione centrale dell’immigrazione e di un generale della guardia di finanza per la vicenda legata al respingimento di 75 immigrati che nell’agosto del 2009 furono intercettati da unità navali della guardia di finanza al largo di Capo Passero e che furono riportati in Libia su una nave della Gdf. Sia il Ministro degli Interni Roberto Maroni che il Capo della Polizia ovviamente li difendono.
Ma la politica dei respingimenti sta dando dei risultati? La Stampa dedica un reportage alla questione citando tutte le cifre e titolando “L’Italia si scopre orfana dei clandestini”
I clandestini in Italia sono scomparsi. Da un anno è finita l’emergenza. In picchiata gli sbarchi sulle coste del Mediterraneo: dai 31 mila del 2008 ai 29 dei primi quattro mesi di quest’anno. Le stime ufficiose del Viminale parlano ormai di un crollo negli ingressi. Circa 50.000, un terzo, rispetto ai 150.000 che arrivavano ogni anno. Briciole, a confronto di quello che accadeva negli anni passati.
Sentenza epocale ieri per la Cassazione, che ha sanato uno dei vulnus più evidenti della legislazione italiana in materia di immigrazione. Tutto è nato da un irregolare albanese che aveva iscritto i propri figli a scuola nella speranza che gli facessero da scudo. Ovvero che, una volta scoperta la sua clandestinità, gli permettessero di non essere espulso.
Evidente la contraddittorietà della cosa. Se fosse definitivamente passato questo principio avremmo avuto la corsa dei clandestini a trovare una scuola per i propri figli al solo scopo di essere immediatamente regolarizzati. E così la Cassazione con la sentenza n. 5856 della I sezione civile ha riformato una precedente sentenza favorevole (la n.823 del 19 gennaio 2010, I sezione civile), con la seguente motivazione:
È “riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore”, mentre non tiene in considerazione “l’inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo” della legge sull’immigrazione
“Sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del paese”. Questo, a parole, l’obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall’analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.
Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un’iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d’uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos’abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?
L’impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po’ come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c’era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un “sempreverde”.
Continua a leggere: Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

Il raffinato approccio culturale degli uomini della Lega si appresta produrre un altro provvedimento memorabile: il permesso di soggiorno a punti. Una misura già ipotizzata nell’ottobre 2008 dal senatore nordista Mazzatorta: chi si integra nella società italiana vede accresciuto il punteggio, chi viola le leggi o non è in regola perde punti fino a esaurimento. E in questo caso scatta l’espulsione.
Il lavoro fra i due ministeri, dell’Interno e del Welfare, ci informa Il Giornale, ha portato a questo accordo che sarà, a breve, trasformato in un provvedimento con un decreto che regolamenterà la materia. Il permesso di soggiorno a punti prevede il raggiungimento di un credito (30 punti) in due anni (è la durata di un permesso). Al termine di questo percorso, se non dovesse essere raggiunto l’obiettivo, sarebbe previsto un anno di proroga. Al termine di questo percorso, una volta raggiunti gli obiettivi prefissati nell’accordo, gli immigrati potrebbero chiedere la carta di soggiorno. Tra i doveri da adempiere pare che ci saranno la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, la conoscenza della Costituzione.
Tre giuste ed interessanti richieste da rivolgere a chi intende soggiornare nel nostro Paese. Tra richieste che andrebbero legate anche al diritto di voto per i cittadini italiani: coloro che si esprimono solo in dialetto (poco importa se bergamasco o napoletano), non possono contare su un servizio sanitario decente e non sanno di cosa trattano almeno 4 o 5 articoli tra tutti quelli di cui è formata la nostra Carta costituzionale si possono scordare di andare al seggio.
Voi che dite, si può fare?

Ieri è stato reso pubblico il rapporto “Transatlantic Trends” sull’immigrazione, curato da German Marshall Fund e Compagnia di San Paolo. I risultati, per quanto riguarda il nostro paese, raccontano in parte una situazione ben nota: gli italiani sono molto preoccupati dai clandestini, e tendono a sovrastimare brutalmente il numero di stranieri (pensano che siano il 23% della popolazione, mentre in realtà sono il 6).
Tuttavia, quando si parla di immigrati regolari, gli atteggiamenti degli italiani non corrispondono del tutto all’immagine che spesso e volentieri ne da la Lega Nord: il 57% è a favorevole a dar loro “gli stessi diritti di partecipazione politica dei cittadini”, il 53% il voto alle amministrative (come proposto a più riprese da Fini).
Guardate i grafici riportati in gallery se non ci credete. C’è addirittura un 87% (la percentuale più alta tra i paesi esaminati) che sostiene l’opportunità di estendere anche agli immigrati regolari le stesse misure di sicurezza sociale previste per gli italiani. E il contrasto non potrebbe essere più stridente con la recente proposta di Bossi&co. di ridurre la Cassa Integrazione ai lavoratori stranieri.
I grafici del rapporto Transatlantic Trends: Immigration


Continua a leggere: Italiani pro voto agli immigrati: sbugiardata la Lega Nord
La progressiva metamorfosi di Gianfranco Fini in leader di una nuova destra di stampo europeo e non populista (o, secondo i suoi detrattori, il suo spostamento a sinistra) è uno dei temi politici più discussi di questi mesi.
Pochi si sono chiesti, tuttavia, se a questa serie continua di svolte e dichiarazioni ad effetto corrisponda un effettivo mutamento di pensiero politico, o se non si tratti invece di una semplice operazione di marketing, volta più che altro a distinguersi dal rivale Berlusconi.
Un banco di prova interessante a questo proposito è il tema dell’immigrazione. Sul quale il presidente della Camera non ha certo lesinato dichiarazioni e proposte controcorrente. Che contrastano però in maniera stridente con l’attuale legge di regolazione dell’immigrazione, che porta (anche) il suo nome.

Il Centro d’Accoglienza di Lampedusa chiude i battenti e a Repubblica sono tristi. Sì, avete letto bene! In un articolo del quotidiano diretto da Ezio Mauro viene segnalata la chiusura del centro dal 1 novembre.Il motivo principale che ha causato lo stop alle attività è che nell’isola ormai non arrivano più extracomunitari clandestini.
Incredibilmente, invece di evidenziare l’aspetto positivo della fine degli sbarchi su Lampedusa che negli anni è stata protagonista in negativo di cronache di continui arrivi di disperati e spesso anche di decessi, pone l’accento sui dipendenti del centro che han perso il lavoro…
Continua a leggere: Repubblica su Lampedusa: tristi perchè non arrivano più clandestini

A Silvio Berlusconi non piacciono i portavoce. Decide lui chi deve dire cosa, ma questa è storia vecchia. Voleva parlare con D’Alema quando parlava Prodi, con Prodi quando parlava Rutelli, stavolta se la prende con Denis Abbott, un portavoce dell’esecutivo dell’Unione Europea che aveva chiesto informazioni a Italia e Malta sul caso del respingimento di un barcone di immigrati.
Come segnalato da Polisblog poco fa, Roberto Maroni ha detto la sua, affermando che “i respingimenti andranno avanti”. Ma per il Premier sembra che il problema non siano i respingimenti, quello che lo ha infastidito è che a chiedere spiegazioni non sia stato Barroso, ma appunto Denis Abbott, che di mestiere non fa il Presidente della Commissione Europea.
“Non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio, ove non si determini che nessun commissario e nessun portavoce di commissario possa intervenire più pubblicamente su alcun tema”

Da pochi giorni è entrata in vigore la legge per la regolarizzarizzazione delle badanti, e da domani 1 settembre sarà possibile presentare le domande (anche su Internet). I dati affermano infatti che nel nostro paese, oltre alle circa seicentomila badanti regolari, vi sono almeno altrettante collaboratrici irregolari.
La manovra d’estate 2009 prevede un pagamento forfettario di 500 euro per ogni regolarizzazione da parte del datore di lavoro o da un altro componente della famiglia, con l’obbligo che esso continui ad occupare questi lavoratori alla data di presentazione della denuncia con un orario lavorativo non inferiore alle 20 ore settimanali.
A chi è ignorante in materia di assistenza sociale, questa legge potrebbe anche sembrare una soluzione al problema della cura dei non autosufficienti. La verità è invece che si tratta di un provvedimento ampiamente inadeguato, per usare un eufemismo. Vediamo perché dopo il salto.

Anche questa settimana al centro del ciclone dei media stranieri vi è stato Berlusconi, i suoi scandali e le sue strategie, tanto che abbiamo dovuto dedicare a tutto questo, oltre alla consueta puntata della rassegna stampa estera, anche uno speciale centrato sulle cause contro i giornali europei e sullo scontro con il Vaticano.
Così facendo però rischiamo di perdere di vista altri temi cui la stampa straniera ha dedicato molta attenzione nel corso di quest’ultima settimana. Fra tutti, l’immigrazione e il rapporto del nostro paese con la Libia. L’olandese Trouw ha ad esempio stabilito un legame tra le politiche italiane e la recente tragedia dei 73 dispersi nel canale di Sicilia:
Le leggi italiane, diventate più severe, hanno scatenato paura nel mondo marittimo; ripescare un migrante dall’acqua può costare caro ad un capitano. “Le eventuali conseguenze del soccorso ad un profugo -problemi giuridici, perdita di tempo e quindi di denaro a causa della trafila burocratica- pesano ora più dell’obbligo di salvare una vita”, dice Boldrini dell’UNHCR
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'immigrazione, Malta e la visita di Berlusconi in Libia