
Durante una conferenza stampa ad Ancona Pierferdinando Casini si è trovato a fronteggiare una polemica sull’annosa questione dei rapporti tra Udc e magistratura ed ha risposto alle critiche annunciando che Totò Cuffaro non è più iscritto all’Udc da molto tempo. Un notizia che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo a tutti i militanti e i dirigenti di quel partito, visto il peso del personaggio, condannato in secondo grado a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato per avere agevolato la mafia e aver rivelato segreti istruttori.
All’annuncio di Casini è invece seguito il sollevamento dei consiglieri regionali dell’Udc all’Assemblea siciliana, che hanno confutato la notizia con forza: “Siamo meravigliati per le notizie infondate che riferivano di una presunta uscita dall’Unione di Centro del senatore Salvatore Cuffaro” ha dichiarato Rudy Maira, capogruppo Udc all’Ars: “La ricostruzione fuorviante delle espressioni di Casini non ha reso merito al senatore Cuffaro che con grande serenità e dignità umana e politica, dopo la sentenza di Appello nel processo che lo riguarda, ha rimesso gli incarichi ricoperti nel partito e non ha affermato di porre fine alla propria esperienza politica tra le fila dell’Udc”.
In buona sostanza i consiglieri Udc sono preoccupati di non avere più nel partito uno che è stato condannato anche in Appello per reati piuttosto gravi e che ha festeggiato la condanna in primo grado mangiando cannoli.

Quotidianamente arrivano notizie circa arresti di mafiosi (in netto aumento) di tutte le organizzazioni criminali (ed è una costante da più di un anno) e si tratta spesso di latitanti inseriti nella lista dei più ricercati. Ma come spesso succede in Italia si riesce a fare polemica anche su questi eventi.
L’eurodeputata dell’Idv Sonia Alfano, smentendo dichiarazioni passate di alcuni esponenti del suo partito che asserivano che il Governo non c’entrava assolutamente nulla (neppure indirettamente) con gli arresti dei criminali, avanza l’ipotesi di una specie di cabina di regia governativa sui tempi e i modi delle operazioni delle forze dell’ordine.
Questo esecutivo ha bisogno di ritrovare i consensi perduti. Temo che gli arresti di tanti boss e latitanti siano stati ben calcolati, e prevedo il colpo grosso a ridosso delle elezioni regionali. Basta dare uno sguardo al recente passato per rendersi conto di come queste catture avvengano sempre in momenti in cui il Premier perde la sua popolarità. Ormai siamo abituati alle fiction di questo Governo e mi aspetto che la notizia bomba venga fuori un attimo prima del voto. Chiaramente la faranno passare come una coincidenza, ma sappiano che ormai in molti hanno capito a che gioco stanno giocando
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In attesa della beatificazione e avendo schivato l’arresto solo grazie alla copertura offertagli dai suoi onorevoli colleghi, il sottosegretario Nicola Cosentino è stato ora eletto martire. Ad assegnare al discusso politico campano del Pdl l’ambito riconoscimento di Martire della giustizia politicizzata (che diverrà un premio annuale, conferito ai Popolani della libertà che si sono distinti per le loro meritevoli azioni) è stato il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola.
Secondo il ministro della Repubblica, intervenuto a un incontro elettorale a Napoli a sostegno del candidato del Pdl Stefano Caldoro, Cosentino ”ha subito cose indicibili in questi ultimi anni. Non vogliamo la giustizia di governo ma una giustizia terza: non vogliamo una giustizia di potere utilizzata come strumento politico”.
Il Pantheon dei martiri e degli eroi del Pdl si arricchisce dunque di un altro inquilino, che si unisce quindi allo stalliere Mangano.
E’ una campagna elettorale che più vergognosa non si può, con aria fritta, risse, odio, piazzate, slogan da villaggio tribale.
L’ultima (in ordine di tempo) ciliegina sulla torta ai vermi riguarda Berlusconi (il premier), Minzolini (il direttore del TG 1), Innocenzi (commissario Agcom, Autority Rai)) indagati per concussione dalla procura di Trani.
Le intercettazioni rilevano pressioni per bloccare i programmi Rai più sgraditi (Santoro in primis).
Peggio dei fiumi che esondano. Una questione di democrazia.
Berlusconi gridava al telefono; “Basta con i processi che si tengono in Tv, fermare quei pollai”.
L’Italia è a oramai a pezzi. E’il Paese con le pezze al “culo”. Persino nello Zimbawe tre personaggi così avrebbero rassegnato subito le dimissioni.

Dopo le favole raccontate ieri in conferenza stampa dal premier sui magistrati cattivi che non accettano le liste del Pdl, i Carabinieri che non impediscono violenze e soprusi all’interno dell’ufficio elettorale e il successivo siparietto del La Russa furioso che torna alle origini riassaporando i bei tempi andati, ci possiamo rilassare leggendo qualche riga da Libero di oggi.
Un pezzo firmato Geronimo e intitolato Che contrappasso: il partito dei nominati è caduto sulle nomine riporta tutta la questione alla sua dimensione originale, facendo piazza pulita (da destra) di facezie e leggende metropolitane utilizzate da Berlusconi per giustificare l’ingiustificabile manifestazione convocata a Roma per il 20 marzo.
Leggiamo dunque Libero: “La vicenda delle liste, ed in particolare quella del PdL nel Lazio, è responsabilità del pressappochismo dell’intera classe dirigente locale di quel partito…. non esistono nel PdL (in realtà in quasi tutti i partiti) organi collegiali che approvano le liste almeno 24 ore prima dell’inizio della presentazione… Così si faceva un tempo lontano quando politica significava democrazia e quando a presentare le liste erano funzionari professionalmente dotati che non andavano a mangiare un panino in prossimità di una scadenza oraria per la presentazione della lista…

Quando il ministro dell’agricoltura, Luca Zaia, si è tolto la giacca per indossare il grembiulino con la grande M gialla, molti lo hanno criticato per lo spudorato spot in favore di McDonald’s, motivato dal lancio del McItaly, un panino pessimo realizzato con prodotti tricolori.
L’agricolo leghista, ora lanciato alla conquista della Regione Veneto, si era impegnato in una lunga campagna promozionale del nuovo panino della multinazionale dei fast food, un prodotto efficacemente definito inguardabile incesto gastronomico. E alle critiche di Carlo Petrini di SlowFood aveva risposto direttamente l’ad di McDonald’s Italia, mettendo in evidenza il valore nutrizionale e promozionale del sandwich leghista.
Un valore così elevato e riconosciuto che, a quanto pare, il McItaly sparirà dal menù della catena di fast food già dal 21 marzo: Il 21 marzo sparirà dai fast food McDonald’s, McItaly, il nuovo panino sponsorizzato dal Ministro Zaia. La promozione è durata meno di due mesi (dal 27 gennaio al 21 marzo)! Bisogna fare i complimenti agli strateghi di McDonald’s. Per un panino esistito solo 50 giorni hanno imbastito una campagna pubblicitaria mirabolante riuscendo a coinvolgere anche un Ministero. Finisce così anche il consumo di formaggio e bresaola Dop. Il panino che doveva servire ad esportare i prodotti Dop italiani nel mondo, come diceva il ministro Zaia, è stato dichiarato estinto il 21 marzo 2010. Un ottimo modo di iniziare la Primavera!

Il decreto”salva liste” trucca la partita, le elezioni diventano una farsa, coprendo di ridicolo il governo, le istituzioni, l’intero Paese.
Il sit in notturno del popolo viola sotto il Quirinale è l’iceberg di un malumore ben più vasto e imponente, cui manca però lo “sbocco” politico.
Lo slogan “E’ il funerale della democrazia” diventa la bandiera degli italiani che non vogliono l’Italia trasformata in “Repubblica delle banane”.
La crisi del Pdl trabocca e avvinghia con i suoi tentacoli l’intera nazione. I colpi di coda del “berlusconismo” possono causare danni di portata storica.
L’opposizione non può limitarsi ai comunicati di protesta. E gli italiani non possono non vedere e non sentire.
In gioco, stavolta, non c’è il televoto del festival di San Remo.
Stando agli spot del Governo Berlusconi, l’emergenza rifiuti a Napoli si è conclusa il 31 dicembre 2009. Tutto a posto dunque: gli obiettivi della decennale esperienza di commissariamento sono stati raggiunti, non c’è più niente di cui preoccuparsi, è stata dimostrata l’incapacità del governo Prodi. Oppure no?
Stando a quanto riportato oggi dal Sole24ore, non è proprio così. Quattro i risultati che sarebbero stati raggiunti da Bertolaso: liberare le strade dai rifiuti, allestire 8 discariche, costruire 4 inceneritori, far partire la raccolta differenziata. Ad oggi però: il centro storico di Napoli è pulito mentre in numerose aree della regione i rifiuti si accumulano come 2 anni fa. Sono state aperte 5 discariche e 2 sono ancora in progettazione. L’inceneritore di Acerra funziona (solo perché ogni questione con l’Agenzia per l’ambiente sulle sue emissioni è stata accantonata), l’impianto di Napoli est è stato definito non più necessario, a Caserta sono ancora al progetto e a Salerno una sola impresa ha partecipato alla gara d’appalto (che andrà rifatta). La raccolta differenziata ha raggiunto il 21,9%, contro il 25% fissato come obiettivo per il 2009 e il 50% previsto per il 2011. Napoli e Caserta differenziano il 18,3% e il 13,71%. C’è infine un buco da un miliardo di euro lasciato dai vari commissari che si sono occupati dei rifiuti: lo ripianeranno i Comuni della zona.
Missione compiuta?

Questa mattina l’Aula del Senato è chiamata al voto per accettare o respingere le dimissioni di Nicola Di Girolamo, su cui grava una richiesta di arresto per svariati reati, oltre a quello di essersi fatto eleggere nella Circoscrizione Estero quando invece all’estero non ci viveva.
Se le dimissioni verranno accolte, Di Girolamo decadrà dalla carica e verrà arrestato, mentre il suo posto verrà preso dal primo dei non eletti del Popolo della libertà nella Circoscrizione Estero. Tutto risolto quindi? Mica tanto.
La Stampa di Torino ci segnala che il primo dei non eletti, Raffaele Fantetti, che andrà a rappresentare gli italiani all’estero in Senato, in realtà vive a Roma ed è un dipendente del ministero degli esteri. Del radicamento a Londra (dove dovrebbe vivere, in quanto italiano all’estero) non ci sarebbero tracce: la rivista e la fondazione che Fantetti guiderebbe non sarebbero reperibili, mentre pur vivendo a Roma andrebbe a percepire i 35 mila euro annui che la legge assegna ai parlamentari residenti all’estero.
Lo spettacolo offerto dal Pdl con la presentazione delle liste in Lombardia e Lazio, ma anche in altre zone, alterna momenti di grande cabaret ad attimi di esilarante commedia. Almeno fino a quando qualche militante non inizierà a prendere sul serio i deliri insurrezionali di Alemanno e Polverini che, di fronte ad un boicottaggio dovuto allo scontro per bande interno al partito, incitano a rivendicare il voto con rabbia.
Forti degli insegnamenti del loro leader, gli uomini del Pdl hanno pensato di iniziare a fare le vittime degli eventi, i perseguitati: se il loro responsabile si presenta in Tribunale in forte ritardo per mangiarsi un panino, la colpa e della violenza dei Radicali. Se viene rilevata la mancanza di timbri e firme sui moduli (e si tratta probabilmente anche di un reato…) allora la colpa è della burocrazia e dell’eccesso di meticolosità.
Mentre cerchiamo dunque di capire quali regole, e come, possono essere applicate per non far dispiacere a questa sorta di anarchici della libertà (naturalmente a giorni alterni) leggiamoci le prime pagine dei giornali.