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Impresentabili

Tornano i Verdi: il 26 novembre a Roma rinasce il partito

pubblicato da paganini in: Impresentabili Partiti


Si chiamerà Ecologisti e reti civiche - Verdi europei e, oltre ad essere un nuovo soggetto politico che riprende i valori ecologisti e incrementa ulteriormente la sterminata lista dei partiti italiani, dovrebbe rappresentare la riscossa degli ecologisti orfani dei Verdi, della Sinistra arcobaleno ed evidentemente non abbastanza convinti del progetto di Sinistra ecologia e libertà (Sel).

Il congresso fondativo anzi l’Assemblea costituente è prevista per il prossimo fine settimana, 26 e 27 novembre a Roma, e parte dalla considerazione che

la profonda crisi economica e sociale, che è anche ecologica, ci impone di lavorare per far uscire dalla frammentazione quella moltitudine di associazioni, movimenti, realtà politiche che si impegnano ogni giorno per la giustizia sociale, la legalità, la dignità del lavoro, la tutela dei beni comuni, dell’ambiente e degli animali, per costruire tutti insieme un punto di riferimento credibile e affrontare concretamente i problemi del paese.

Addirittura, leggendo le note in piccolo, non si tratterebbe neppure di un partito, ma di una Rete federata, una espressione che già da sola rende l’idea della vocazione alla marginalità di un simile soggetto. E si tratta anche di una specie di equazione politica dato che i Verdi, che fanno parte della Rete federata, sono già a loro volta una federazione). Fermo restando che gran parte dei punti programmatici dei Verdi sono certamente validi e condivisibili (se ci pensate i Verdi dicono da 30 anni che bisogna ridurre l’inquinamento, usare le fonti rinnovabili, lasciare via l’atomo e risparmiare acqua ed energia) resta il grande mistero sulla ragione che non ha permesso a questo partito di ottenere il successo che, ad esempio, riscuote in Germania.

Temo però che non sarà l’ennesimo movimento politico che nasce sotto il cavolo della Repubblica italiana ad invertire questa tendenza…

Addio Euro, meglio tornare alla Lira: la ricetta di Magdi Allam per uscire dalla crisi

pubblicato da paganini in: Propaganda Impresentabili Interni


Riscattare la nostra sovranità monetaria tornando a battere moneta, la mai dimenticata Lira, abbandonando l’Euro, metallico simbolo di sottomissione ai voleri finanziari di un’Europa centralistica e autoritaria. La proposta, tutta da valutare e probabilmente già finita sul tavolo del ministro/premier Mario Monti, è frutto dell’elaborazione di Magdi Cristiano Allam e la trovate a pagina 8 del Giornale.

Il rischio, se non verrà adottato rapidamente il ritorno alle amate 200 lire, è che l’Italia si riduca ad una Cina europea, schiavizzata e ridotta a semplice produttrice di materialità, col solo scopo di far crescere il Pil. A questo corrisponderà un aumento dei consumi e il conseguente scardinamento della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico cristiane, svuotandola di qualsiasi presenza di spiritualità. Tutti effetti che solo il ritorno alle 1000 lire - ma quelle di carta - potrebbe scongiurare a parziale compensazione del colpo di stato finanziario messo in atto da Monti.

In ultimo Magdi prospetta la rinazionalizzazione della Banca d’Italia e il ritorno alla libera coniazione di moneta in base ai bisogni del momento. Tutto questo, oltre ad affrancarci dal gioco franco tedesco di permetterebbe di rinascere come civiltà con un’anima che mette al centro la persona e non la moneta e non la moneta, persegue il bene comune e non il profitto costi quel che costi.

L’eccellente frullato di etica monetaria, revanscismo antieuropeo, fondamentalismo religioso e risentimento anti tedesco che Magdi ha affidato alle stampe avrà di certo un immediato esito nelle scelte economiche di Monti. Oppure, male che vada, l’articolo del Giornale potrà essere utilizzato come prefazione del pregevole volume della Zecca dello Stato intitolato La Lira siamo noi ….

Brunetta: il governo Monti deve riconoscere i miei meriti

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Impresentabili


Tra poche ore il Senato voterà la fiducia al governo Monti. La Lega dovrebbe essere l’unico grande partito all’opposizione (ne ha parlato Luca qui), il nuovo esecutivo dovrebbe ottenere una maggioranza bulgara. Tra i bulgari dovrebbe esserci anche Renato Brunetta che, in un’intervista al Corriere, ha detto:

“Sono professore come Monti, amo questo Paese e sono una persona seria. Il premier è uomo capacissimo e di prestigio e sarà al di sopra delle parti. Ma voglio che dica bravo Brunetta, brava Gelmini, viva la legge di stabilità».

Non chiede un po’ troppo?

«Il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia e io da Monti mi aspetto un’operazione verità».”

Ecco, il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia. Soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’economia, aggiungerei. Comunque, la frase più divertente è un’altra, seguiteci dopo il salto.

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Indagato Ponzellini: lo strano caso del deputato Laboccetta

pubblicato da Luca Landoni in: Impresentabili


Il caso dell’ex presidente di Bpm, Massimo Ponzellini indagato e perquisito dalla Guardia di Finanza è partito un po’ in sordina, ma ha tutte i contorni per sfociare in uno nuovo grandissimo scandalo all’italiana.

Cominciamo dai fatti: Ponzellini è indagato per associazione a delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Milano e che riguarda presunti finanziamenti anomali a favore del gruppo Atlantis/Bplus Giocolegale Ltd.

Cos’è successo in pratica? È accaduto semplicemente che il Ponzellini in qualità di presidente della banca ha concesso un finanziamento di altissimo profilo a una società che non solo opera in un settore molto a rischio come quello del gioco d’azzardo, ma ha anche sedi nei più classici paradisi fiscali/offshore, risultando un soggetto quantomeno anomalo nelle priorità di concessione del denaro da parte di un grosso istituto di credito.

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Ingroia al congresso del Pdci e le indegne polemiche del Pdl

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Impresentabili Emergenza rifiuti

“Io ho giurato sulla Costituzione democratica, la difendo sempre e sempre la difenderò. Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le funzioni. Lo confesso: non mi sento del tutto imparziale, anzi, di più, mi sento partigiano e nel senso più nobile del termine. Partigiano innanzitutto […] perchè sono socio onorario dell’ANPI […]. Sono un partigiano della Costituzione. In questo non sono imparziale. Tra chi difende la Costituzione e chi la offende quotidianamente so da che parte stare.

Avete letto? Sono le parole pronunciate da Antonio Ingroia al congresso del Pdci di Rimini. Niente di sconvolgente, l’unico punto di critica riguarda la partecipazione di un magistrato ad un congresso di un partito politico, ma Ingroia non voleva annunciare una “discesa in campo”, quanto piuttosto difendere in pubblico la nostra Costituzione. Un tema che non dovrebbe diventare oggetto di lotta politica, che dovrebbe essere condiviso da tutti i partiti. Ovviamente, non è così. Ci vuole poco per scatenare le accuse del Pdl: da sottolineare le parole di Jole Santelli:

“Credo che il dottor Ingroia stia preparando il suo ingresso in politica. È ovviamente possibile che tale previsione si riveli errata, ma altrettanto probabile che come altri suoi colleghi sia nel momento di passaggio in cui la toga serve per acquisire notorietà per una carriera politica.”

Tutto questo detto da una signora che ha lavorato nello studio Previti. Anche Alessandro Sallusti ha detto (purtroppo) la sua (seguiteci dopo il salto):

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Anche per Mauro Masi Berlusconi non è lucido: chi altro manca all'appello?

pubblicato da Bruno Marino in: Impresentabili

La cosa divertente, in questo tramonto dell’Impero, è che anche i suoi più stretti collaboratori non si fidano di Lui, anche gli amici più intimi pensano che ormai sia totalmente fuori controllo. Senza tornare indietro fino al Maggio 2009 e a Veronica Lario (”Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene.”), ecco quello che dicevano Flavio Briatore e Daniela Santanchè non molti mesi fa:

Santanchè: “Io sono senza parole, ma perchè?”
Briatore: “È malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che vanno via da lui.”

Come se non bastasse, oggi su Repubblica troviamo delle intercettazioni tra Walter Lavitola e Mauro Masi:

Masi: “Lo so, perché il nostro amico, mio e tuo, è completamente… sto periodo è…”.
Lavitola: “Mauro, io difatti ti dico la verità, io è da settimane che ti vorrei parlare, io ho parlato con lui cinquanta volte di queste cose, te ne vorrei parlare… insomma non ci riesco”.
Masi: “Ma io c’ho parlato, ci parlo tutti i giorni, non sta lucido, non sta lucido”.
Lavitola: “Me lo dici a me, ieri mi ha detto che lui voleva assaltare il palazzo di giustizia… testuali parole.. al telefono eh!”.
Masi: “E pure a me, sono reati, infatti io abbasso il telefono, non le voglio nemmeno sentì queste cose…”.

La credibilità di Berlusconi è ormai pari a zero, distrutta da festini, ricatti più o meno velati e compravendite di parlamentari, senza contare i processi che lo vedono coinvolto a vario titolo. Crediamo davvero che in Francia o in Germania nessuno abbia letto queste intercettazioni o la lettera di Veronica Lario? Poi ci si chiede come mai il governo sia in gravissime difficoltà sul fronte economico e come mai tutta l’Europa ci rida dietro.

Anche nei giornali ci sono i black bloc: l'accorata denuncia di Minzolini su Panorama

pubblicato da paganini in: L'Italia fa schifo Impresentabili Mediaticamente

minzolini, su panorama, contro i giornalisti black bloc

Una delle conseguenze peggiori - politicamente parlando - delle violenze di Roma e del protagonismo forzato dei black bloc è quella di ridare fiato e argomenti a tutta una serie di servitori, dipendenti e miracolati vari che hanno fatto della difesa ad oltranza di Silvio Berlusconi una ragione di vita. L’editoriale che Augusto Minzolini ci regala da pagina 39 di Panorama può considerarsi a pieno titolo il Manifesto di questi personaggi e si intitola, come vedete, Ci sono black bloc anche nei giornali.

La teoria articolata dall’uomo che noi, con il nostro canone, paghiamo per fare il direttore del Tg1 (con i risultati che sapete) è semplice quanto suggestiva: chiunque critichi pubblicamente a mezzo stampa il presidente del Consiglio è un black bloc. Tra questi spiccherebbero per ferocia e violenza settaria Francesco Merlo e Curzio Maltese di Repubblica… la crociata contro Repubblica è diventata ormai una autentica ragione di vita!

Insomma i due figuri, Merlo e Maltese, sono invecchiati male e tristemente e i loro articoli sono solo degli attacchi reiterati al cavaliere. Alla fine - sentenzia Minzolini - sono meglio Marco Travaglio e gli altri del Fatto, che almeno sono consapevoli di dipendere in tutto e per tutto dalle sfortune di Berlusconi.

Ma non sono solo i giornali ad ospitare degli attaccabrighe con la spranga facile. Le massime istituzioni sono ormai invase da lanciatori di estintori: Gianfranco Fini, che ha messo l’imparzialità in soffitta, Antonio di Pietro, un black bloc del Parlamento, Nichi Vendola che tratta con i black bloc per portarli in Parlamento.

E poi c’è l’immancabile Beppe Grillo, il comico più temuto del mondo: che differenza c’è tra la sua violenza verbale e il lancio di un estintore verso una camionetta dei carabinieri? Più o meno quella che dovrebbe passare tra il culto della personalità e il giornalismo.

minzolini, su panorama, contro i giornalisti black bloc

I teppisti di Roma ridanno forza al centrodestra

pubblicato da Christian De Mattia in: L'Italia fa schifo Impresentabili


Black bloc, antagonisti, estremisti di sinistra, indignati violenti: non importa il nome ma le conseguenze. E di sicuro è il centrodestra a ottenere i maggiori benefici dalla giornata d’inferno vissuta dalla capitale il 15 ottobre. Da diverso tempo non si vedevano così tanti esponenti della maggioranza scatenarsi in dichiarazioni d’attacco facile alla sinistra, definita corresponsabile moralmente di quanto accaduto.

I toni usati da Di Pietro in queste settimane, con i riferimenti alla “guerra civile” e all’avvicinarsi del “morto”, sono quelli più strumentalizzati, forse a ragione, dai politici di centrodestra. Anche il colore della manifestazione è terreno di scontro: si imputa a politici e giornali legati all’opposizione di nascondere il fatto che nelle strade di Roma c’era anche molto antiberlusconismo e temi cari alla sinistra. Ed è anche facilmente criticabile la tendenza di alcuni commentatori a far sembrare caduti dal cielo i black bloc, come se fossero completamente sganciati dall’area dei centri sociali e della sinistra radicale.

E se ci sono dei mugugni su Maroni e l’attività delle forze dell’ordine non è perchè non hanno saputo controllare bene le piazze ma perchè piuttosto si chiedeva un pugno molto più duro, in grado di stroncare pesantemente la violenza sin dai primi momenti di tensione. Sotto questo punto di vista risulta un po’ debole l’attacco alle forze dell’ordine da parte di chi, a sinistra, è indignato per l’incapacità di isolare i violenti e fare un filtro preventivo. Ci si chiede infatti quali sarebbero state le conseguenze di un controllo massiccio dei partecipanti, come quello fatto allo stadio.

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Il premier alla Camera, mentre i Responsabili minacciano: il governo cade in una settimana

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Impresentabili

Non so voi, ma ho come l’impressione che la campagna acquisti della maggioranza non sia stata perfetta. Non tanto per i parlamentari tesserati - il 14 Dicembre hanno fatto la loro parte - ma perchè sembra che in meno di un anno le cose siano profondamente cambiate. Avete presente Scilipoti che pochi giorni fa, stranamente, non vota e fa dire alla Mussolini: “deve restituire tutto quello che ha avuto”? Avete presente i fedelissimi di Saverio Romano che votano, risultando decisivi per la maggioranza, a favore della presentazione del conflitto di attribuzione sul caso Ruby solo dopo che il loro dominus era stato nominato ministro? Avete presente il listino prezzi di alcuni parlamentari rivelato da Massimo Calearo a Tommaso Labate? Ecco, manca ancora un piccolo dettaglio:

“«So che se hanno intenzione di continuare a vivacchiare, magari il governo non cade nelle prossime ore, perché magari un’altra fiducia riescono a strapparla, però frana sicuro la prossima settimana. La maggioranza è ormai frantumata, spaesata, confusa… Arriva un pomeriggio che ti volti, e non li trovi. E ogni giorno può essere quello fatale: martedì, oppure mercoledì…».

Il messaggio, nemmeno tanto nascosto, è: attento Silvio, potresti cadere da un momento all’altro. Non vorrai dimenticarti degli amici, vero? In realtà, sembra che Berlusconi, come ai bei tempi del Milan, sia attivo per rinforzare la maggioranza con qualche innesto dell’ultima ora:

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Il governo vuole sostituire la festa del 25 Aprile con quella del 18 Aprile: solo fumo negli occhi

pubblicato da Bruno Marino in: Impresentabili Mediaticamente

Come se non bastassero i tentativi di tv e giornali amici, il governo vuole ulteriormente distrarre gli italiani dalla catastrofica situazione economica. In che modo? Accogliendo la proposta di Fabio Garagnani, deputato Pdl dell’Emilia-Romagna, che vuole:

sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948 che, a parere mio, è la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana.”

Il 18 Aprile del 1948 la Dc e i suoi alleati vinsero le elezioni contro il Blocco Popolare (Pci e Psi), consegnando definitivamente il nostro Paese (se ma ce ne fosse stato bisogno) al blocco occidentale e filo-americano. Una data cruciale, senza dubbio, ma cosa c’entra con il 25 Aprile? Per ignoranza o per puro calcolo politico, il deputato (e il governo) ignorano che il 25 Aprile celebra la Resistenza e la lotta contro i nazisti ed i fascisti. Questo non ci deve far dimenticare le stragi e gli eccidi commessi da settori della Resistenza dopo la fine della guerra ma da qui a buttare nella spazzatura uno dei pochi momenti in cui l’Italia è emersa dalle nebbie della storia per diventare Nazione, ce ne passa.

Basta retorica. E basta parlare della proposta di Garagnani. Pensano davvero, governo e maggioranza, che i cittadini accetterebbero senza batter ciglio questa intollerabile violenza? Pensano davvero che gli italiani non si ribellerebbero a questo meschino e vigliacco tentativo di riscrivere la storia della Liberazione? O, forse, pensano che non si capisca che questa ennesima perdita di tempo e di spazio sui giornali serve solo a nascondere la catastrofe economica che questo governo non riesce ad affrontare? Nascondersi dietro il 25 Aprile per cercare di farci dimenticare da che razza di incompetenti siamo governati è davvero un colpo da maestro. Purtroppo per loro, durato lo spazio di un mattino.