
Secondo l’ex ministro Galan si tratta di un “sistema poliziesco” e per l’ex sottosegretario Santanchè di “un’operazione in quanto diretta a colpire un simbolo del nostro turismo”. Fatto sta che gli 80 agenti spediti dall’Agenzia delle entrate del Veneto a verificare la regolarità degli affari dei negozi di Cortina d’Ampezzo hanno fatto impennare in modo miracoloso gli affari di ristoranti, venditori di beni di lusso e bar.
Gli incassi degli esercizi commerciali (alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza, eccetera) nel giorno dei controlli - rileva l’Agenzia delle Entrate - sono lievitati rispetto sia al giorno precedente sia allo stesso periodo del 2010. In particolare, i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima), i commercianti di beni di lusso fino al 400% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+106% rispetto al giorno prima), i bar fino al 40% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+104% rispetto al giorno prima).
Quindi l’arrivo dei finanzieri ha corrisposto con una improvvisa voglia di spendere da parte dei clienti, sorprende però che i proprietarie degli esercizi commerciali si siano lamentati dei controlli invece di ringraziare l’Agenzia delle entrate per l’incredibile miglioramenti delle vendite, soprattutto in un periodo in cui tutti parlano degli effetti terribili della crisi.
Ma non è tutto: Controllate anche le dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata: su 133 intestate a persone fisiche, «42 appartengono a cittadini che fanno fatica a “sbarcare il lunario”, avendo dichiarato 30mila euro lordi di reddito».
Vuoi vedere che tutti quei luoghi comuni sui vip che vanno a Cortina con il macchinone a fare shopping di gioielli grazie ai soldi che evadono sono molto vicini al vero?
Via | Il Sole 24 ore
Foto | Flickr

Il Pdl ha iniziato il percorso verso i congressi provinciali e lo ha fatto con una marea di nuove tessere salutate dal segretario del partito, Angelino Alfano, come un grande segnale di vitalità e una risposta a chi lamentava assenza di democrazia interna. Sarà certamente così. Però quanto sta succedendo a Vicenza rischia di far sorgere qualche dubbio in proposito…
Tra i 18 mila tesserati registrati in quella provincia - un numero piuttosto alto anche sommando i vecchi militanti di An e Fli - ci sarebbero molti iscritti a loro insaputa: lo stile reso celebre dal ministro Scajola sarebbe stato applicato anche alle tessere, iscrivendo migliaia di persone ignare. Il problema, oltre alle evidenti questioni di democraticità e trasparenza, riguarda i nomi scelti. Molti dei nuovi tesserati sarebbero infatti iscritti o addirittura dirigenti di altri partiti, come Udc e Fli.
Stando al blog del Pdl di Vicenza sarebbero stati proprio i reggenti del partito a fa scoppiare il caso - montato da loro stessi - per invalidare il congresso e comunque depotenziare gli innovatori che volevano cacciarli. Sempre sul blog del partito il coordinatore provinciale spiega candidamente che il 50% delle nuove tessere, circa 8mila, erano in effetti incomplete:
Le richieste di tessere pervenute dalla nostra provincia con documentazione incompleta, classificate S1, sono ben 8.150, quindi oltre il 50% del totale, quando invece a livello nazionale corrispondono soltanto al 6%. Un dato certamente anomalo. In un primo momento, in assenza di specifiche contestazioni, anche chi vi scrive aveva ritenuto di poter giustificare tale anomalia con adesioni spontanee ai gazebo, che evidentemente erano avvenute senza raccogliere la fotocopia di un documento di identità. Purtroppo, siamo stati costretti a ricrederci; in realtà stiamo comprendendo in queste ore che si trattava di una penosa menzogna e che i pochi gazebo non giustificavano dati così clamorosi. Ben venga quindi la clamorosa indagine della magistratura, i cui responsi, quali che siano, attendiamo con serenità.
Quindi per l’onorevole Pierantonio Zanettin è normale che ci sia un incremento straordinario del tesseramento e che questo coincida con una straordinaria percentuale di tessere che mancano dei requisiti minimi di validità. Poi, poi, quando arriva la magistratura allora ci si accorge che forse quel dettaglio andava valutato con attenzione. Roba da dimissioni immediate, anche dal Parlamento.
Giusto per chiudere, ricordiamoci cosa ha detto Angelino Alfano, intervistato dal Giornale, in merito ai sospetti sui numeri del tesseramento:
«Per il nostro tesseramento è stato adottato un surplus di cautela, sappiamo di essere sempre sotto osservazione. Non siamo il ministero dell’Interno ma ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo adottato il meccanismo del versamento individuale, delle firme autografe con una struttura di controllo ad hoc. Una volta votavano anche i morti nei congressi, ora mi chiedo quale partito può contare su un sistema più virtuoso».
Già, chissà se anche in altre province il Pdl ha adottato il virtuoso sistema Vicenza?
Il divieto di sparare botti e petardi “privati” imposto da alcuni sindaci ha fornito l’occasione ai quotidiani Libero e Il Giornale per l’ennesima inqualificabile iniziativa politica: l’attacco ai sindaci (a quelli del Pd chiaramente) che hanno previsto divieti per i festeggiamenti del Capodanno. La cosa più incredibile è che la polemica non è stata solo, al solito, a priori, quando tutti potevano nutrire delle riserve su questa scelta. Anche ora, dopo che si sono registrati morti e feriti proprio per i botti, dopo che è stato toccato un record di feriti (561, oltre ai 2 morti), anche ora i due quotidiani continuano a dare spazio a questa folle iniziativa.
Per Libero (29 dicembre 2011) eravamo in prossimità di un buon capodanno sovietico: sinistra spegni fuochi e botti, anche se poi dopo 5 righe si dice che
anche quella che un tempo era l’unica vera città italiana - Milano -si adeguerà ai diktat di oltre 830 comuni in cui sono stati vietati i “botti”. Tra loro anche alcune grandi città rette da giunte di sinistra.
Quindi evidentemente non era una questione di sovietismo di ritorno o di sinistro oscurantismo, ma solo di buonsenso.
In compenso Il Giornale (2 gennaio 2012) critica il sindaco Pisapia che tutte le feste si porta via: il motivo? Semplice e lineare: non è riuscito a far rispettare in modo abbastanza rigoroso l’ordinanza contro i botti, anche se si tratterebbe di un divieto del sindaco che sta entrando in modo inopportuno nella liberta della gente.
Quindi prima era sbagliato vietare i botti, poi è stato sbagliato non far rispettare il divieto e in ogni caso si tratta di iniziative sovietiche che limitano la libertà della gente. Chissà se i 561 feriti del Capodanno 2012 si sono sentiti più liberi e meno succubi di un regime sovietico…

Il Corriere della sera oggi porta alla luce la tragedia di alcune centinaia di dipendenti pubblici, la cui misera condizione economica è talmente precaria da costringerli a cercare a lungo prima di decidere dove consumare un pasto che li salvi dall’inedia. La tragedia della povertà si svolge a Palazzo Madama, nel centro storico di Roma.
È qui che si consuma il triste rito della transumanza: i senatori della Repubblica, infatti, a causa dell’impennata dei costi occorsa al menù del ristorante del Senato sono ora costretti a vagare raminghi e spaesati tra le strade della Capitale, in cerca di una tavola accogliente ma onesta nelle richieste.
Tutto è iniziato quando i questori del Senato hanno deciso di adeguare i prezzi dei piatti serviti nella mensa interna: non più pochi euro per gustare astice e filetto di manzo, ma prezzi quasi, quasi, di mercato. Ora che gli spaghetti all’astice costano 18 euro i senatori sono costretti ad accontentarsi di uno spaghettino al pomodoro da 6 euro, amaro calice da bere per arrivare alla fine del mese.
Prima dell’ingiusto rincaro, che pare abbia portato la società che gestisce il ristorante sull’orlo della chiusura, i senatori pagavano il 13% del costo effettivo di ogni piatto consumato, il restante 87% era a carico della casse pubbliche. Per rispondere all’ingiustificabile aumento ora i senatori sembra che preferiscano i locali intorno al Pantheon, dove “con 45 euro ci scappano primo e secondo”.
Considerati gli addominali scolpiti che molti parlamentari esibiscono forse fermarsi in Senato e limitarsi ad un economico risotto burro&parmigiano non gli farebbe male. Ma forse c’è da capirli, questi pubblici dipendenti: in fondo, chi di voi non spende ogni giorno almeno 45 euro per il pranzo?

Mentre si avvicina il black monday, quel lunedì 5 dicembre che chiarirà definitivamente quante lacrime e quanto sangue Mario Monti chiederà agli italiani per propiziare i mercati, qualche onorevole inizia a ribellarsi ai tagli, per ora più annunciati che imposti, ai redditi della Casta.
L’occasione è favorevole per scoprire che esiste un senatore del Pdl di nome Paolo Scarpa Bonazza Buora, originale nel nominativo ed anche quasi inedito alle cronache parlamentari, pur essendo il presidente della Commissione Agricoltura del Senato. Il Bonazza, volendo uscire dall’ingiusto anonimato, ha lanciato una proposta di un certo peso: basta ingiuriare la Casta e i Parlamentari, è ora di mettere un freno anche ai redditi dei tanti tromboni che in questi giorni ‘draconeggiano’ sui vitalizi dei parlamentari.
Lasciate perdere Google, tanto draconeggiano non esiste. Ma non fermiamoci ai dettagli. L’idea dello Scarpa Buora è di stabilire un limite per tutti fissato in seimila euro lordi. Tutti chi? Mi riferisco ai magistrati, ai prefetti, agli ambasciatori, ai dirigenti della Banca d’Italia, agli amministratori e dirigenti di enti pubblici, ecc. Viene da chiedersi se in quel ecc. vadano ricompresi anche i senatori che, come è facile prevedere, anche dopo la cura Monti non scenderanno di certo a 6.000 euro lordi al mese.
Non pago del contributo regalato al suo Paese, il senatore esagera:
credo sia assolutamente indispensabile che da subito i soggetti che ad ogni livello sono titolari di funzione pubblica siano scannerizzati con cura in ordine alle proprie sostanze e proprietà, alle attività loro dei coniugi e figli. Poi ci faremo quattro risate sulle situazioni ex ante ed ex post. Forse scopriremo che tanti hanno … la moglie ricca o lo zio americano!”
Come potete ben comprendere è dunque ora di smettere di draconizzare i parlamentari per iniziare a scannerizzare le sostanze: quale modo migliore per dimostrare di meritarsi - senza tagli o riduzioni - lo stipendio da senatore?
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“Italia a posto entro tre mesi”
Renato Brunetta, 10 agosto 2011
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Scopri perchè dopo il salto
Continua a leggere: Veritometro: Brunetta e l'Italia a posto in tre mesi

Si chiamerà Ecologisti e reti civiche - Verdi europei e, oltre ad essere un nuovo soggetto politico che riprende i valori ecologisti e incrementa ulteriormente la sterminata lista dei partiti italiani, dovrebbe rappresentare la riscossa degli ecologisti orfani dei Verdi, della Sinistra arcobaleno ed evidentemente non abbastanza convinti del progetto di Sinistra ecologia e libertà (Sel).
Il congresso fondativo anzi l’Assemblea costituente è prevista per il prossimo fine settimana, 26 e 27 novembre a Roma, e parte dalla considerazione che
la profonda crisi economica e sociale, che è anche ecologica, ci impone di lavorare per far uscire dalla frammentazione quella moltitudine di associazioni, movimenti, realtà politiche che si impegnano ogni giorno per la giustizia sociale, la legalità, la dignità del lavoro, la tutela dei beni comuni, dell’ambiente e degli animali, per costruire tutti insieme un punto di riferimento credibile e affrontare concretamente i problemi del paese.
Addirittura, leggendo le note in piccolo, non si tratterebbe neppure di un partito, ma di una Rete federata, una espressione che già da sola rende l’idea della vocazione alla marginalità di un simile soggetto. E si tratta anche di una specie di equazione politica dato che i Verdi, che fanno parte della Rete federata, sono già a loro volta una federazione). Fermo restando che gran parte dei punti programmatici dei Verdi sono certamente validi e condivisibili (se ci pensate i Verdi dicono da 30 anni che bisogna ridurre l’inquinamento, usare le fonti rinnovabili, lasciare via l’atomo e risparmiare acqua ed energia) resta il grande mistero sulla ragione che non ha permesso a questo partito di ottenere il successo che, ad esempio, riscuote in Germania.
Temo però che non sarà l’ennesimo movimento politico che nasce sotto il cavolo della Repubblica italiana ad invertire questa tendenza…

Riscattare la nostra sovranità monetaria tornando a battere moneta, la mai dimenticata Lira, abbandonando l’Euro, metallico simbolo di sottomissione ai voleri finanziari di un’Europa centralistica e autoritaria. La proposta, tutta da valutare e probabilmente già finita sul tavolo del ministro/premier Mario Monti, è frutto dell’elaborazione di Magdi Cristiano Allam e la trovate a pagina 8 del Giornale.
Il rischio, se non verrà adottato rapidamente il ritorno alle amate 200 lire, è che l’Italia si riduca ad una Cina europea, schiavizzata e ridotta a semplice produttrice di materialità, col solo scopo di far crescere il Pil. A questo corrisponderà un aumento dei consumi e il conseguente scardinamento della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico cristiane, svuotandola di qualsiasi presenza di spiritualità. Tutti effetti che solo il ritorno alle 1000 lire - ma quelle di carta - potrebbe scongiurare a parziale compensazione del colpo di stato finanziario messo in atto da Monti.
In ultimo Magdi prospetta la rinazionalizzazione della Banca d’Italia e il ritorno alla libera coniazione di moneta in base ai bisogni del momento. Tutto questo, oltre ad affrancarci dal gioco franco tedesco di permetterebbe di rinascere come civiltà con un’anima che mette al centro la persona e non la moneta e non la moneta, persegue il bene comune e non il profitto costi quel che costi.
L’eccellente frullato di etica monetaria, revanscismo antieuropeo, fondamentalismo religioso e risentimento anti tedesco che Magdi ha affidato alle stampe avrà di certo un immediato esito nelle scelte economiche di Monti. Oppure, male che vada, l’articolo del Giornale potrà essere utilizzato come prefazione del pregevole volume della Zecca dello Stato intitolato La Lira siamo noi ….

Tra poche ore il Senato voterà la fiducia al governo Monti. La Lega dovrebbe essere l’unico grande partito all’opposizione (ne ha parlato Luca qui), il nuovo esecutivo dovrebbe ottenere una maggioranza bulgara. Tra i bulgari dovrebbe esserci anche Renato Brunetta che, in un’intervista al Corriere, ha detto:
“Sono professore come Monti, amo questo Paese e sono una persona seria. Il premier è uomo capacissimo e di prestigio e sarà al di sopra delle parti. Ma voglio che dica bravo Brunetta, brava Gelmini, viva la legge di stabilità».
Non chiede un po’ troppo?
«Il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia e io da Monti mi aspetto un’operazione verità».”
Ecco, il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia. Soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’economia, aggiungerei. Comunque, la frase più divertente è un’altra, seguiteci dopo il salto.
Continua a leggere: Brunetta: il governo Monti deve riconoscere i miei meriti

Il caso dell’ex presidente di Bpm, Massimo Ponzellini indagato e perquisito dalla Guardia di Finanza è partito un po’ in sordina, ma ha tutte i contorni per sfociare in uno nuovo grandissimo scandalo all’italiana.
Cominciamo dai fatti: Ponzellini è indagato per associazione a delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Milano e che riguarda presunti finanziamenti anomali a favore del gruppo Atlantis/Bplus Giocolegale Ltd.
Cos’è successo in pratica? È accaduto semplicemente che il Ponzellini in qualità di presidente della banca ha concesso un finanziamento di altissimo profilo a una società che non solo opera in un settore molto a rischio come quello del gioco d’azzardo, ma ha anche sedi nei più classici paradisi fiscali/offshore, risultando un soggetto quantomeno anomalo nelle priorità di concessione del denaro da parte di un grosso istituto di credito.
Continua a leggere: Indagato Ponzellini: lo strano caso del deputato Laboccetta