Logo Blogo

Interni

I lati oscuri della vicenda Lusi

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized Interni

sede margheritaC’è una certa fretta dalle parti della Margherita di chiudere la brutta vicenda di Luigi Lusi, il tesoriere che ha confessato di aver sottratto alle casse del partito 13 milioni di euro tra il 2008 e il 2011. Una fretta che si traduce nel tentativo di arrivare al patteggiamento tra le due parti: un anno e due mesi di condanna a Lusi, una pena che gli consentirebbe di evitare il carcere, e la restituzione del maltolto. Probabilmente la pena patteggiata salirà a due anni, ma anche sulla cifra non c’è accordo: i cinque milioni che Lusi dice di volere (e potere) restituire sono giudicati una cifra non congrua dalla procura di Roma. Non solo, la procura non vede di buon occhio un accordo tra le parti che chiuderebbe qui la faccenda e non permetterebbe di proseguire le indagini.

Rimangono infatti alcuni lati oscuri nella vicenda che vanno chiariti: c’è il sospetto che i 90 bonifici da 144mila euro che Lusi ha fatto confluire in sue società in Italia e in Canada possano nascondere un giro di fatture per coprire versamenti a terzi e ci sono anche dubbi sul fatto che Lusi abbia fatto tutto da solo, come conferma anche il fratello dell’ex tesoriere Antonino, sindaco di un paesino in provincia dell’Aquila: “L’ho cercato perché sono suo fratello ma non sono riuscito a parlarci. C’è molto da chiarire, non è che ci sia un onnipotente che gestisce il tutto senza un gruppo dirigente che quantomeno decida, dia delle direttive. Mi sembra un po’ inverosimile”.

E consultando le spese nel 2010 di un partito che non esiste più, si capisce come ci sia decisamente qualcosa che non quadra, come riporta Carlo Bonini su Repubblica.

Continua a leggere: I lati oscuri della vicenda Lusi

Quando lo scandalo è di casa

pubblicato da Guido in: Interni

svendopoli case poliici romaIl mattone, si sa, per gli italiani è il bene rifugio per eccellenza. Sarà forse per questo che appartamenti e ville sono il filo comune che lega tanti scandali politici dell’ultimo ventennio? Risalgono a queste ore i casi del pidiellino Riccardo Conti e dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi: l’uno sospettato di aver speculato su un immobile di pregio acquistato per 26,5 milioni e rivenduto nel giro di poche ore per 45 milioni, l’altro reo, secondo le indagini, di aver stornato 13 milioni di rimborsi elettorali per comprarsi un appartamento a Roma e una villa a Genzano.

La predilezione per il mattone però è senz’altro bipartisan, e i casi di Lusi e Conti sono solo gli ultimi di una lunga lista. Vediamo i più famosi.

Affittopoli. È il 1995 quando Il Giornale di Vittorio Feltri solleva il coperchio sullo scandalo degli appartamenti affittati dagli enti previdenziali ai politici. Il più importante tra quelli investiti dallo scandalo è Massimo D’Alema: l’allora segretario del Pds occupava un appartamento di 146 mq a Porta Portese, pagando un equo canone di 1.060.000 lire. D’Alema lasciò l’appartamento, non senza uno strascico polemico con l’inviato di Striscia la notizia Stefano Salvi, con cui il futuro premier ebbe un violento alterco. E che la vicenda sia ancora oggi un tasto dolente per D’Alema lo dimostra il “vada a farsi fottere” rivolto al direttore del giornale Sallusti che nel 2010 durante una puntata di Ballarò gli rinfacciava la vicenda (qui il video su Youtube).

Continua a leggere: Quando lo scandalo è di casa

I parlamentari si tagliano lo stipendio, anzi no

pubblicato da Andrea Signorelli in: Interni

stipendi parlamentari

Il taglio di 1.300 euro allo stipendio di tutti i deputati? “Decisioni definitive e a effetto immediato”, aveva annunciato il vicepresidente della camera Rocco Buttiglione, a cui aveva fatto eco il presidente Fini, che su Twitter ha scritto: “Fatti: la Camera taglia del 10% lo stipendio dei deputati”. E subito sono partiti i titoli dei telegiornali: “La casta si taglia lo stipendio”. Sembrava una cosa seria, insomma.

Peccato che con un eccesso di reticenza, diciamo così, i deputati della Camera hanno omesso di spiegare agli italiani tutta la verità: come ha spiegato Eleonora Bianchini, per il calcolo del vitalizio si è passati, con la riforma delle pensioni, dal sistema retributivo al contributivo. Una modifica che avrebbe comportato un aumento di circa 1.300 euro in busta paga a causa della diversa tassazione.

Scoperto questo, quanto meno i deputati hanno avuto il buon gusto di “tagliarsi l’aumento”, spacciandolo però come un vero e proprio taglio, mentre lo stipendio lordo rimane inchiodato a 11.200 euro più le indennità. E i soldi risparmiati? Finiranno in un fondo ad hoc, senza quindi nessun risparmio sui costi della politica.

Continua a leggere: I parlamentari si tagliano lo stipendio, anzi no

I partiti sono inutili?

pubblicato da Andrea Signorelli in: Interni Strategia elettorale

i partiti sono inutili

L’attivismo del “governo dei tecnici” sta rendendo inutili i partiti? L’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere è destinato ad aprire il dibattito, in un periodo in cui un esecutivo non politico sta cercando, con risposte giuste o sbagliate che siano, di smuovere l’Italia dall’immobilismo degli ultimi decenni.

L’origine dell’afasia dei partiti degli ultimi anni, della loro perdita di senso e dunque di ascolto presso l’opinione pubblica, nasce per tanta parte dall’aver escluso dal loro orizzonte l’Italia (…). Nasce dall’aver cancellato ogni riflessione, ogni proposta di vasto respiro, ma credibile, capace di tener conto di quella vicenda parlando al cuore, alla mente, ma soprattutto alle speranze degli italiani. Siamo pieni di discorsi su ciò che è fuori dei nostri confini, su dove va il mondo, ma non abbiamo un’idea di dove vada o voglia andare l’Italia. Di che cosa essa debba volere. Nessuno ci dice, non sappiamo, a che cosa essa possa ancora servire. Sono i partiti che devono ricominciare a dircelo.

Un concetto che fa il paio con quanto sostenuto dal Presidente della Repubblica Napolitano durante la consegna della laurea ad honorem a Bologna: “L’apporto della politica resta decisivo anche dopo la nascita di un governo senza la partecipazione di personalità rappresentative dei partiti. E’ a questi che spetta creare le condizioni per il rilancio di una competizione non lacerante quando, al termine della legislatura, gli elettori saranno chiamati alle urne. Bisogna restituire ai cittadini la voce che ad essi spetta nella scelta dei loro rappresentanti”.

Continua a leggere: I partiti sono inutili?

Ma allora come finisce col valore legale del titolo di studio?

pubblicato da Guido in: Interni

valore legale titolo di studio

Ancora una volta, l’ennesima nel giro di pochi anni, in un Consiglio dei Ministri si è tornati a parlare dell’annosa questione del valore legale del titolo di studio. E ancora una volta si è deciso di non decidere, di intervenire con il bisturi anziché con il machete, cercando di cambiare poco affinché tutto cambi. Già Letizia Moratti, quando era ministro dell’Istruzione, provò ad aggirare questo totem, e da ultimo ci sta provando il governo di Mario Monti. E anche se il risultato è stato un nuovo rinvio, tutto fa pensare che stavolta si faccia sul serio. Ma qual è la questione sul tavolo, e perché divide così tanto?

In Italia, seguendo una dottrina condivisa da tutta Europa, la laurea è un certificato rilasciato dalle autorità accademiche, e come ogni certificato è uguale per tutti. Davanti alla legge non c’è differenza tra un laureato in una qualche famosa università, magari privata, e un laureato in un minuscolo e scalcinato ateneo di qualche regione svantaggiata. Questo discorso vale soprattutto, se non esclusivamente, per i concorsi pubblici, perché in tutte le altre circostanze l’ateneo di provenienza è una discriminante essenziale per l’assunzione e per il curriculum.

La dottrina che il governo vorrebbe applicare proviene invece dagli Usa, dove la laurea non ha valore legale. Il valore del titolo di studio deriva unicamente dalla provenienza: un laureato alla Columbia, o a Harvard avrà sempre una marcia in più rispetto a uno proveniente da università meno prestigiose. Se la questione si fermasse qui, sarebbe tutto relativamente semplice. Il discorso si complica quando si arriva alla messa in pratica: in primo luogo quello che spaventa il governo (e che ha provocato la levata di scudi dei ministri Cancellieri e Severino) è il caos che si verrebbe a creare nei concorsi pubblici, dove in linea teorica i laureati potrebbero essere messi sullo stesso piano dei non laureati in possesso di altre caratteristiche richieste.

Continua a leggere: Ma allora come finisce col valore legale del titolo di studio?

È morto Oscar Luigi Scalfaro

pubblicato da V. in: Interni

oscar luigi scalfaro morto 29 gennaioÈ morto nella notte Oscar Luigi Scalfaro, Presidente emerito della Repubblica in carica dal 1992 al 1999. Nato a Novara il 9 settembre 1918, Scalfaro viene ricordato dai più giovani, diciamo chi aveva già l’età della ragione in epoca Tangentopoli, per quel celebre “non ci sto” pronunciato durante un discorso che osò interrompere gli ultimi minuti di una liturgia italica: la partita di calcio Cagliari - Trabzonspor il 3 novembre 1993.

Che poi pochi ricordino il motivo di quella frase, a cosa si riferisse, poco importa - a una vicenda torbida poi archiviata definitivamente nel 2001 di fondi neri del Sisde. Scalfaro di lì in poi, negli anni di alba del berlusconismo - la prima metà dei novanta - divenne per molti italiani un oppositore fermo al nuovo che avanza(va), al trionfo della politica spettacolo. Non riuscì ad arginare nulla, ma mise tutti in guardia: aveva ragione.

Ma quindi era meglio morire democristiani? Forse sì, forse Scalfaro e quella rigida destra democristiana di cui per decenni era stato portabandiera, erano meglio. Ma siamo proprio sicuri? Io non ho una risposta. Una volta terminata la presidenza, Scalfaro si trasformò in testimonial della Costituzione, girò l’Italia, le scuole, a far conoscere il testo sacro della nazione che lui stesso aveva contribuito a vergare - fu eletto nell’Assemblea Costituente, era il 1946.

Continua a leggere: È morto Oscar Luigi Scalfaro

Fitch declassa di nuovo l'Italia

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni

Fitch

Anche l’agenzia di rating Fitch ha nuovamente declassato l’Italia - era già accaduto il 7 ottobre 2011 - mantenendo la promessa minacciosa che aveva fatto David Riley a Ballarò la scorsa settimana.

Il rating italiano è stato passato da A+ ad A-. Contestualmente, Fitch è intervenuto anche sul rating di altri Paesi dell’Eurozona.
La Spagna è stata declassata da AA- ad A. Il Belgio da AA+ ad AA, Cipro da BBB a BBB-; la Slovenia da AA- ad A.
L’Irlanda conserva il BBB+ ma ha un’outlook negativo (come tutti gli altri).

Fitch, si legge nella nota dell’agenzia di rating che accompagna il declassamento,

Fitch riconosce che siano stati siglati accordi significativi nel Summit dell’Unione Europea del 9-10 dicembre.

Inoltre, l’agenzia di rating guarda con ottimismo al prossimo incontro del 30 gennaio, quello in cui si dovrebbe siglare il patto fiscale europeo (il cosiddetto fiscal compact. Tuttavia, insistono a Fitch

«la crisi dell’Eurozona si risolverà solamente quando ci sarà un completo recupero dell’economia: è evidente che saranno necessarie ulteriori riforme della governance dell’eurozona per assicurare stabilità economica e finanziaria».

Il che significa una sola cosa: le agenzie di rating continuano a dettar legge sull’andamento della politica europea. Quasi incontrastate.

Approvato in CdM il decreto Semplificazione, nessuna variazione sul valore legale del titolo di studio

pubblicato da V. in: Interni

valore legale del titolo di studioE così il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto Semplificazione. All’interno molti elementi positivi che snelliranno la burocrazia sia per i cittadini che per le imprese, ma anche una norma interessante per quel che riguarda il valore legale del titolo di studio. “Non ci sarà alcuna variazione per quel che riguarda il valore legale del titolo di studio e della laurea” ha spiegato Mario Monti, aggiungendo che ci sarà “una consultazione pubblica” a riguardo.

Ma che cosa si intende per valore legale del titolo di studio? Lo spiegava bene Alessandro Barbera su La Stampa

La fine del modello egualitarista che ancora oggi, di fronte allo Stato, fa valere un diploma targato Bocconi come quello di qualunque università di provincia. (…) Il valore legale dei titoli di studio resta, ma cambia e si indebolisce per favorire la competizione fra università. Il grimaldello è al punto «d» di un articolo al quale ieri mattina mancava ancora il numero progressivo. «Consentire l’accesso ai concorsi pubblici ai soggetti in possesso del diploma di laurea nonché, ove necessario, di ulteriori specifiche esperienze professionali».

Precisa la più nota enciclopedia online:

Nell’ordinamento giuridico italiano il titolo di studio a cui viene attribuito valore legale è un certificato rilasciato da un’autorità scolastica o accademica nell’esercizio di una funzione pubblica

Il valore legale del titolo di studio garantisce tre punti fondamentali:

    1) il proseguimento degli studi nel sistema scolastico o accademico nazionale
    2) l’ammissione ad esami di Stato finalizzati all’iscrizione ad albi, collegi ed ordini professionali
    3) la partecipazione a concorsi banditi dalla pubblica amministrazione e l’inquadramento in precisi profili funzionali lavorativi

Conclude - ma il pezzo è uscito ieri, attenzione: Monti oggi ha solo parlato di consultazione pubblica - Alessandro Barbera, dandoci un quadro di come potrebbe cambiare la situazione per alcuni concorsi pubblici ed esami di Stato

D’ora in poi chi bandirà concorsi pubblici - dagli albi ai ministeri - potrà chiedere titoli diversi dalla mera laurea: master, specializzazioni, corsi post-laurea, dottorati, l’aver superato certi esami e non altri. Di più: la richiesta di un «congruo numero di crediti formativi» significa far valere il diploma di una certa università più di un altro. Solo questo dettaglio basta a cambiare tutto

Hai detto niente.

Foto | ©TMNews

Video: Servizio Pubblico "Castelli, non mi rompere i c......i" e l'ex ministro se ne va

pubblicato da V. in: Interni

Roberto Castelli, ex ministro e uomo forte della Lega Nord, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ho mai apprezzato molte sue prese di posizione, o certe sue imprudenze verbali, ma ricordo di avere sorriso, un sorriso amaro, quando disse

“Io sono povero, guadagno soltanto 145mila euro l’anno”

Persino Il Giornale cavalcò la sua gaffe. Ieri sera a Servizio Pubblico un operaio sardo ha avuto modo di dirgli un paio di cose. Arrivate a 1′51”, è tutto lì.

Oggi è la Giornata della Memoria: cosa dobbiamo ricordare

pubblicato da V. in: Interni

giornata della memoria 2012

Oggi, 27 gennaio è la Giornata della Memoria. Memoria di cosa? Del giorno in cui l’esercito sovietico entrò nel campo di concentramento di Auschwitz: ingresso avvenuto il 27 gennaio 1945. Alzarono il velo sull’orrore: su quanto orrore è capace di fare l’uomo. Su quanto noi umani siamo capaci di perderla l’umanità che ci rende tali, ma anche su come siamo capaci, inspiegabilmente, di sopravvivere nelle più antiumane condizioni possibili e riuscire a ricominciare a vivere.

Booksblog oggi pubblica una poesia di Yehuda Amicai, uno dei maggiori poeti israeliani del dopoguerra, vi consiglio di leggerla, questo è giusto la prima strofa

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.

e di leggerla magari insieme a qualche numero, come quelli che offre Liliana Picciotto Fargion nel Libro della Memoria

Continua a leggere: Oggi è la Giornata della Memoria: cosa dobbiamo ricordare