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La versione di Belsito: Bossi sapeva tutto

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Umberto Bossi

Francesco Belsito

Un’esternazione che non farà affatto piacere ai “nuovi” vertici della Lega Nord, quella che Francesco Belsito - l’ex tesoriere del Carroccio - ha rilasciato agli inquirenti. Secondo Repubblica, il Belsito avrebbe fatto un vero e proprio show di fronte ai p.m., prodigandosi in una specie di monologo.

Il cui succo è riassunto nel fatto che investimenti e uscite dalle casse della Lega Nord dei fondi elettorali fossero «a conoscenza del segretario Umberto Bossi». Per nulla grato al senatur, per nulla intenzionato a fare la parte del capro espiatorio, il Belsito, già protagonista di surreali e cartoonistiche vicende a base di lingotti e diamanti, pare proprio deciso a tirare in ballo l’ex leader del Carroccio. Il quale non sa più difendersi se non con la solita retorica cui, francamente, risulta davvero difficile credere: «Stanno coprendo qualcuno», dice Bossi dei p.m. di Milano. »Noi siamo sotto attacco perché sfidiamo lo Stato. Ma non si illuda chi pensa che la Lega scomparirà».

Stanno coprendo qualcuno? E chi? Le dichiarazioni del senatore leghista, come di consueto da vent’anni a questa parte, sono di un tenore tale per cui se fossero rilasciate da un cittadino normale, be’, potrebbero generare un procedimento penale per calunnia. Come minimo. L’altra strategia difensiva del Carroccio è l’attacco al tesoriere: Belsito è stato querelato per il presunto dossier su Maroni che avrebbe confezionato negli anni (su indicazione di chi? E dove sarebbe questo dossier?), al momento, però, mai emerso.

La sensazione è che questa sia solamente un’altra tappa della Carrocciomachia>. Tant’è che, nel frattempo, Alberto Veronesi (ex leghista di Bologna che aveva già denunciato irregolarità amministrative nel partito due anni fa), ha consegnato agli inquirenti un esposto con dovizia di allegati e particolari, che punta il dito contro Nadia Dagrada, segretari amministrativa della Lega Nord.

Foto | © TM News

Il ministero della Salute dimentica i preservativi

pubblicato da Guido in: Interni

Condom ministero salute

Attenti a evitare malattie sessualmente trasmissibili. Sì, ma come? Nell’opuscolo del ministero della Salute indirizzato a chi viaggerà in Ucraina e Polonia per gli Europei di calcio, non si cita mai la parola “preservativo”. Eppure nel documento originale dell’Organizzazione mondiale per la sanità il termine “condom” era ben presente, e allora che è successo?

Sembra di essere tornati nel 1992, quando il ministero della Pubblica istruzione, a guida democristiana, bloccò la diffusione nelle scuole di un opuscolo informativo con protagonista Lupo Alberto, in cui si spiegava come prevenire il rischio di Aids. E tra i modi, c’era ovviamente il preservativo. In vent’anni poco sembra cambiato, e d’altronde era lo scorso dicembre quando si scoprì che una circolare Rai vietava di nominare il preservativo nella giornata contro l’Aids.

A scoprire la magagna nell’opuscolo del ministero è stata la Lila - Lega italiana per la lotta all’Aids, che ha messo a confronto l’originale dell’OMS e la versione italiana, che dovrebbe essere una semplice traduzione. In effetti tutto corrisponde: la grafica, i colori, i consigli sui vaccini e su come evitare la diarrea del viaggiatore. Tutto, tranne una piccola frase, che in italiano doveva suonare, più o meno, “per evitare il rischio di malattie sessualmente trasmissibili, assicuratevi di usare correttamente il preservativo”.

La frase invece è “lost in translation”, e la Lila si è rivolta al ministro Balduzzi per chiederne l’immediato ripristino, anche in osservanza delle linee guida OMS. D’altronde se il ministro è così attento al benessere degli italiani da voler tassare il cibo spazzatura, non vorrà mica esporre a rischi i connazionali che andranno a seguire gli europei in Polonia e Ucraina?

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L'ultima di Giovanardi: i gay nazisti

pubblicato da Guido in: Interni

Giovanardi e i gay nazisti

Quando pensi che Carlo Giovanardi abbia raggiunto l’apice e non possa più superarsi nelle sue esternazioni, ecco che arriva pronta la nuova perla che supera le precedenti. Ai microfoni di Klauscondicio con Klaus Davi (una di quelle trasmissioni che basano la loro fortuna su dichiarazioni clamorose), l’ex sottosegretario nega i gay siano stati sterminati dai nazisti, con questa motivazione:

“L’Olocausto ha interessato il popolo ebraico, poi ci sono stati da parte del nazismo tutta una serie di azioni che hanno riguardato gli handicappati, i malati mentali, gli zingari, […] e anche i gay. Ricordo però che il movimento nazista era largamente rappresentato dai gay perche’ c’erano gay nazisti ai vertici del partito”

Quello degli omosessuali è senza dubbio un chiodo fisso per Giovanardi. L’ultima dichiarazione in merito risale a poco più di due mesi fa, e riguardava le donne “che si baciano per strada”:

“Vedere due donne che si baciano in strada? E’ come vedere un uomo che fa pipì. Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere. Ci sono anche faccende delicate. Ci sono problemi di batteri, che richiedono una grande attenzione nel momento in cui si fanno certe pratiche. Onde evitare malattie, ecc.”

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Governo Monti: scende la fiducia da sondaggio

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Mario Monti

Mario Monti con Fini e Schifani

Non può essere di certo una sorpresa, per Mario Monti (nell’immagine, con Schifani e Fini), il calo di fiducia misurato dai sondaggi, a meno che il premier non creda davvero alla retorica dell’unità nazionale che ha sfoderato per l’ultima volta (ma solo in ordine cronologico) ieri, durante le celebrazioni del 25 aprile e con la quale ha infarcito i suoi discorsi da presidente del consiglio, ringraziando di volta in volta gli italiani (o i partiti) per lo spirito di sacrificio, per non aver esagerato nelle contestazioni, per essersi mostrati comprensivi nei confronti di manovre dure e per il fatto che sicuramente accetteranno tutte le altre manovre dure che verranno (anticipando un altro anno di sacrifici).

Bene, questo atteggiamento, accompagnato da certe performance dei suoi ministri (come dimenticare le lacrime della Fornero e poi i suoi dictat da “non gioco più, me ne vado”, per esempio), hanno fatto sì che arrivasse il calo della fiducia.

Secondo Ipr Marketing per Repubblica.it, la popolarità del premier è in calo: perde 4 punti percentuali da marzo ad aprile, otto da febbraio. E si attesta al 51%. Chi dice di aver poca fiducia in lui aumenta di altrettanti punti: il 42%. Tasso di fiducia al 45% per il Governo tutto; il 47% degli intervistati dice di non aver fiducia nell’esecutivo. Forse anche Repubblica - fino ad oggi fida paladina del Governo Monti, paradossalmente, anche per quelle misure che l’esecutivo condivide con il precedente Berlusconi -, comincerà a breve a cavalcare questo sentimento negativo nei confronti dei “tecnici”? Chissà.

Al di là delle battute e dei nudi dati numerici, è evidente che questo Governo abbia rapidamente esaurito il bonus consegnatogli da un governo Berlusconi incapace: Monti e i suoi, con una serie di misure che però li hanno anche dipinti come “ricattabili” (si pensi al fallimento sostanziale delle liberalizzazioni, ostentate come panacea di tutti i mali) nonostante l’inaudito consenso parlamentare di cui godono, non stanno soddisfando il Paese. Ma sono riusciti a segnare alcune tacche, in compenso, che ne condizioneranno inevitabilmente la politica del futuro. Come il pareggio del bilancio in Costituzione, per esempio.

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Il 25 aprile "di tutti"? Per l'ideologia di Mario Monti, oggi come la Liberazione

pubblicato da Alberto Puliafito in: Dì qualcosa di sinistra Interni Giorgio Napolitano Mario Monti

Giorgio Napolitano Mario Monti 25 aprile

Giorgio Napolitano si affanna a ricordare che il 25 aprile è di tutti. Il Presidente della Repubblica dovrebbe spiegare esattamente cosa intenda con questa retorica: anche di coloro che si sono fatti fotografare con bandiere raffiguranti croci celtiche, per esempio? No, perché, insomma, la liberazione è stata una cosa che ha riguardato una lotta ben precisa, una lotta fatta di ideologie politiche contrapposte, e su questo non possono esserci dubbi. E’ per questo, per esempio, che Gianni Alemanno e Renata Polverini - quest’ultima pur invitata dall’ANPI dopo molte polemiche - non partecipano al corteo di Roma. La cosa, a Napolitano, non piacerà.

Perché il punto è che oggi si debba negare a tutti i costi l’ideologia - la confusione che è stata creata in merito è tale per cui Casa Pound si appropria di un verso della Locomotiva di Guccini, alla manifestazione dell’Orgoglio Leghista trovi citata Contessa e via dicendo -, per fingere che quella neoliberista, della Bce, di Mario Monti, non siano ideologie ma semplice bontà politica che porta ad applicare misure tecniche, utilissime, indifferibili, le uniche possibili.

La retorica la prosegue lo stesso presidente del Consiglio, che non esita a paragonare la Liberazione allo sforzo dell’Italia di oggi:

«Riusciremo a superare le difficoltà economiche e sociali se tutti, forze politiche, economiche, sociali e produttive, lavoreremo nell’interesse del paese e del bene comune. […] Si tratta di rigenerare un’esperienza di liberazione, meno drammatica, certo, ma di liberazione da alcuni modi di pensare e vivere a cui ci eravamo abituati e che impedivano al Paese di proiettarsi nel futuro».

Questa chiamata all’unità nazionale, oggi come allora, suona talmente stonata, talmente inverosimile, talmente gonfia di una banalità antistorica che non si può immaginare che un uomo intelligente come il premier ci creda davvero. E’ semplicemente uno slogan, funzionale all’ideologia neoliberista che domina, culturalmente, al punto che non viene neppure riconosciuta come ideologia (anche grazie ad esternazioni come questa).

Ma siamo davvero sicuri che sia quella della Bce, di Draghi, di Monti e delle banche, la via della Liberazione? Oppure la loro è l’ideologia da cui dovremo liberarci?

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Abolire o no le monete da 1 e 2 centesimi?

pubblicato da Guido in: Interni

abolizione centesimi

È un dibattito che nasce assieme all’euro: le monete da 1 o 2 centesimi servono davvero? Erano passati appena 23 giorni dall’entrata in vigore della moneta unica, c’erano ancora le lire, e l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti già proponeva di abolire gli spiccioli di rame. Anzi, garantiva che l’Europa ci stava pensando.

Poi in Italia non se n’è fatto niente, l’Ue non ha preso una decisione, e mentre il solito Tremonti arrivava persino a ipotizzare una banconota da 1 euro, la Finlandia e l’Olanda mettevano fuori corso le monete da 1 o 2 centesimi. In Belgio non è stato necessario un intervento legislativo, le monetine sono uscite dall’uso comune per moto spontaneo. E in Italia, il comune di Barzago (Lecco) ha abolito l’uso dei “centesimini” nei bolli e nell’ingresso agli impianti sportivi.

Adesso il dibattito torna attuale dopo che la Gran Bretagna vuole cessare la produzione degli storici penny, perché il costo di produzione di una moneta è superiore al valore della stessa, e in Usa Obama è alle prese con la lobby che difende le monete da 1 centesimo. Così anche l’Unione Europea torna a interrogarsi: conviene o no sostenere alti costi di produzione per le monetine di acciaio ricoperto di rame? Forse no, ma cosa succederebbe abolendo i centesimi?

Se finora gli stati europei hanno preferito sostenere la spesa di produzione è perché anche la sola abolizione delle monete da 1 e 2 centesimi avrebbe una ricaduta inevitabile sull’inflazione. Pensiamo ai prodotti a 99 centesimi, o a 1,99€ e così via: il loro prezzo verrebbe arrotondato in eccesso. Per non parlare della ricaduta sul prezzo della benzina, forse il settore in cui l’arrotondamento darebbe i risultati più dure sui consumatori. E allora forse è meglio avere le tasche più pesanti che il portafogli più leggero.

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Ma quale bunga bunga, era solo burlesque

pubblicato da Guido in: Interni Silvio Berlusconi

Pensavate di sapere tutto sulle serate di Arcore, quelle cene eleganti decantate da Carlo Rossella, o altrimenti descritte come simil-orge da altre testimoni? Pensavate che non si sarebbe andati oltre il bunga-bunga? E invece Berlusconi ci regala un’altra delle sue perle, e intervistato a margine del processo Ruby ha descritto così le famose feste di Arcore:

“Si travestivano da poliziotte o altro perché erano gare di burlesque”

Ecco quindi finalmente svelato il mistero. Le ospiti di Berlusconi approfittavano della vecchia discoteca della villa per esercitarsi nella elegante arte del burlesque, il genere di spettacolo sexy riportato in auge negli ultimi anni da Dita Von Teese (qui un video) e dal film con Christina Aguilera e Cher.

Perché lo facevano? Berlusconi ha una risposta anche a questo:

“Le donne, specialmente le donne di spettacolo, sono esibizioniste, per questo si divertivano a mettere in piedi delle competizioni”

Il tutto in un’atmosfera di gioiosità, serenità e simpatia. Tutte cose a cui il Cavaliere non vuole rinunciare e che è intenzionato a continuare. Naturalmente le dichiarazioni di Berlusconi hanno subito fatto il giro della rete e #burlesque è schizzato in cima ai TT di Twitter.

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Politici e telefonini: quando il cellulare è "a loro insaputa"

pubblicato da Guido in: Interni

Scajola cellulare

Tra le carte dell’inchiesta sulla costruzione del porto di Imperia, che coinvolge Claudio Scajola, spunta un particolare curioso: l’ex ministro, intercettato tra il 2010 e il 2012, utilizzava (chissà se a sua insaputa) un cellulare intestato alla Polizia di Stato.

Per quale motivo Scajola usava una sim della Polizia? Nel breve periodo al Ministero degli Interni (2001-2002), il Viminale aveva una convenzione con un altro gestore. Scajola potrebbe aver ricevuto il cellulare dopo essere diventato presidente del Copaco nel 2006, ma poi nel 2008 è diventato ministro dello Sviluppo Economico e non ha più avuto nessuna attinenza con le forze dell’ordine.

E pochi giorni fa si è scoperto che il suo successore allo Sviluppo Economico, Paolo Romani, utilizzava un cellulare intestato al Comune di Monza (di cui è assessore) ed è indagato per peculato a causa di una bolletta da 5.000 euro. Romani si è giustificato dando la colpa alla figlia, che avrebbe utilizzato il telefono, ebbene sì, all’insaputa del padre.

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Le borse di studio? Per il governo sono un reddito

pubblicato da Guido in: Interni

tassa sulle borse di studio

Non si è ancora chiusa la polemica riguardante la contestata tassa sulle borse di studio, prima annunciata e poi ritirata, ed ecco già un’altra notizia che non farà felici gli studenti beneficiari di sussidi: il governo tasserà per intero, come fonte di reddito, le borse di studio finanziate con i fondi europei.

A riferirlo è il sito della Regione Puglia. Questa la vicenda: tra il 2009 e il 2010, la Puglia aveva varato il progetto “Ritorno al futuro” per la frequenza di master post-universitari, borse di studio finanziate in gran parte con fondi europei. Ai beneficiari era stato detto che sarebbe stata tassata solo la parte finanziata con fondi italiani, invece ora, annuncia la regione:

“Il ministero del Lavoro ha chiarito che beneficiaria dei finanziamenti risulta la Regione e che invece i singoli assegnatari di borsa dovranno inserire tutte le somme ricevute nella dichiarazione dei redditi”

In pratica, chiunque abbia ricevuto un finanziamento, di qualsiasi entità, dovrà dichiararlo come reddito. Al momento la Regione Puglia ha sospeso l’emissione dei Cud in attesa di chiarimenti nel maxiemendamento al Dl fiscale, ma se il principio dovesse essere confermato la questione riguarderà anche altre borse di studio. Solo in Puglia i beneficiari sono circa 1.800.

La contestata tassa sulle borse di studio riguardava solo la quota eccedente gli 11.500 euro. Qui invece, se tutto sarà confermato, verrà tassato qualsiasi importo e con un’interpretazione risibile della legge: la Regione sarebbe beneficiaria del finanziamento, e gli studenti percettori di reddito. Inoltre, come ha dichiarato l’assessore pugliese alle Politiche Giovanili Frantoianni “lo Stato italiano tassa somme che provengono dalla Ue, quindi si prende una parte di finanziamenti europei che dovrebbero limitare il divario tra regioni ricche e meno ricche”.

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Valter Lavitola - Tutto quel che dovrà chiarire

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni

Valter Lavitola rientra in Italia

Valter Lavitola è ritornato in Italia questa mattina. Il faccendiere, ex direttore dell’Avanti (non quello originale, un clone), latitante da mesi in Centro o Sud America (il 1° di settembre del 2011 il gip di Napoli, Amelia Primavera, ha emesso una ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei coniugi Tarantini - entrambi arrestati - e nei confronti di Valter Lavitola; la richiesta d’arresto è stata, poi, confermata dal gip di Bari, Sergio di Paola, il 14 di ottobre 2011), è stato condotto nel carcere di Poggioreale.

Chi è Valter Lavitola è una domanda che si sono fatti in molti, in questi mesi. Come dimenticare la sua partecipazione a Bersaglio Mobile di Enrico Mentana, in collegamento da quello che venne definito il suo buen ritiro con una serie di risposte evasive che sembravano tanto “messaggi” per chi rimaneva in Italia e doveva, eventualmente, confermare la sua versione dei fatti? E quella, replicata, a Servizio Pubblico di Michele Santoro?

Il Lavitola è tornato oggi perché, dice, non ce la faceva più. E pur avendo paura di andare in prigione, è deciso a spiegare tutto (avrebbe preparato anche un memoriale con i suoi legali: lo aveva annunciato già a settembre). Ma tutto cosa?

Tanto per cominciare, c’è la vicenda Berlusconi-Tarantini. Secondo i pm, i coniugi Tarantini e Valter Lavitola avrebbero estorto almeno 500mila euro all’ex premier, con la minaccia di far cambiare versione all’imprenditore barese (il Gianpaolo Tarantini, appunto) a proposito della «natura mercenaria» delle donne che frequentavano palazzo Grazioli grazie a lui. Il Tarantini aveva sempre escluso che Berlusconi fosse al corrente che si trattasse di escort.

Più in generale, c’è il rapporto di stretta vicinanza con Berlusconi, dimostrata da telefonate dal contenuto shock: «vicinanza che non pare giustificata da incarichi politici o istituzionali del Lavitola n´ da una sua collocazione nella galassia aziendale o nell’ambito familiare del Berlusconi», si legge nelle 105 pagine di ordinanza del gip. Non basta.

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