
Un attacco all’articolo 18 dello statuto e uno schiaffo alle tutele dei lavoratori? Oppure un metodo per garantire i diritti dei dipendenti in modo più rapido e una scommessa sulla loro maturità? La possibilità di ricorrere all’arbitrato invece che al giudice nei casi di controversie sul lavoro, norma contenuta nel cosiddetto ddl lavoro (1167-B) appena approvato dal Parlamento, ha diviso i sindacati (con la Cgil in trincea contro il provvedimento) e fa discutere gli esperti di diritto del lavoro.
In attesa di capire se il presidente Napolitano firmerà la legge o la rimanderà alle Camere sottolineandone i punti di possibile incostituzionalità, il giuslavorista Amos Andreoni, docente alla Sapienza di Roma, dice la sua a Polisblog.it: “Se diamo la stura a un arbitrato secondo equità, avremo lodi arbitrali che potranno archiviare ciò che è scolpito nei contratti collettivi in favore di un giudizio discrezionale. A che serve allora un contratto collettivo?“.
Andreoni, chiariamo subito cosa si intende per arbitrato ’secondo equità’.
“L’arbitrato ’secondo diritto’ decide a norma di legge e di contratto collettivo, dunque con gli stessi criteri del giudice del lavoro. Quello ’secondo equità’, invece, prescinde da norme legislative e contrattuali. Funziona, diciamo, all’inglese. Può derogare dal contratto collettivo e basarsi su situazioni contingenti, su un dato contesto sociale o economico. Un arbitro secondo equità può per esempio stabilire discrezionalmente che il salario giusto per un certo lavoratore è 1.000, anche se il contratto nazionale prevede 1.500, sol perché in quel dato contesto geografico-economico c’è povertà, crisi economica o altro“. Chiosa il professor Enrico Pugliese, sociologo del lavoro della Sapienza: “Il giudizio secondo equità risente di solito del clima politico o industriale del momento“.

Negli stessi giorni in cui a Roma si discute sulla convivenza tra italiani e immigrati, residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbiamo chiesto a Stefania Ragusa un bilancio sul secondo sciopero degli immigrati da lei organizzato, in collaborazione con altre persone che polisblog.it ha incontrato nelle scorse settimane.
Con lei, pochi giorni dopo gli scontri di Rosarno, abbiamo iniziato a ragionare sullo sciopero degli immigrati di cui si è occupata nelle ultime settimane. Di immigrazione, dopo Rosarno, si è disquisito per via dell’omicidio registrato a Milano in Via Padova. Secondo lei ha cambiato qualcosa il 1° marzo? Se sì, cosa?
E’ ancora presto per dare una risposta affermativa e a tutto tondo. Credo però che il Primo Marzo abbia posto le condizioni per un cambiamento di prospettiva importante. Si tratta, infatti, di un movimento caratterizzato dalla mixitè e orientato alla difesa dei diritti (di tutti i diritti, non solo di quelli degli immigrati, anche se oggi, per ovvie ragioni oggi il razzismo e le discriminazioni verso di loro sono prioritari): questo allarga inevitabilmente la visuale.
Continua a leggere: Stefania Ragusa a polisblog: “Lo sciopero degli immigrati è andato bene”
All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.
Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.
Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?
Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Olivier Roy
Davanti ai tagli che puntualmente vengono decisi su tutto ciò che dovrebbe migliorare la condizione dei cittadini italiani non ci si chiede mai perché l’Italia debba continuare a risparmiare.
Tralasciando per un momento il problema, non certo secondario, del debito pubblico perché l’attuale Governo ha deciso, ad esempio, di ridurre gli investimenti sulla scuola pubblica?
Probabilmente, come ci racconterà di seguito Francesco Vignarca che con Massimo Paolicelli ha scritto “Il Caro Armato”, per permettere all’Italia di essere uno dei paesi al mondo che per l’assetto militare spendono di più.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Francesco Vignarca autore de “Il Caro Armato”

La cattiva informazione che è stata fatta sulla ricostruzione de L’Aquila, e le relative proteste fatte contro l’operato di Augusto Minzolini (attuale direttore del Tg1), rappresentano parte del giornalismo contemporaneo. Elargito senza approfondimento.
Si è soliti fornire a propri utenti poche informazioni e slegate dal contesto. Per questo motivo ad alcune settimane dal Cinzia-gate (scoppiato a Bologna e che è costato a Flavio Delbono la poltrona da primo cittadino) abbiamo intervistato Cristiano Zecchi che della vicenda se n’è occupato molto prima di scriverci un libro.
Procediamo con ordine. Lei lavora come giornalista a Bologna. Prima che scopiasse il Cinzia-gate sull’ex sindaco Flavio Delbono circolavano delle voci che preannunciavano quello che poi è successo?
“Alcune voci circolavano, ma difficilmente i politici che si candidano non ricevono colpi bassi o illazioni nei loro riguardi.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Cristiano Zecchi autore di “Cinzia Gate”
E’ passato poco più di un anno dalla morte di Eluana Englaro e l’eco delle polemiche non si è ancora smorzato nella politica e nei media. Il padre, Beppino Englaro, non ha smesso di portare avanti la sua battaglia per il riconoscimento del diritto al biotestamento e in difesa della libertà individuale, diventando in qualche modo portavoce di tutte quelle persone che hanno familiari sospesi in un limbo di non vita.
Lo abbiamo incontrato in occasione di uno dei tanti incontri pubblici che Englaro sta tenendo per l’Italia per presentare il suo libro “La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto” Titolo provocatorio, che sintetizza l’opinione che il padre di Eluana ha della pretesa di medici e politici di voler imporre l’idratazione e l’alimentazione forzata anche a persone che avevano espressamente dichiarato di non voler essere tenute in vita artificialmente.
Una pretesa che arriva ad imporre una “non morte” che, nel caso di Eluana, è durata diciassette anni. Per Englaro il nocciolo della questione si riduce a pochi punti chiari ed essenziali: si vive in uno Stato di diritto regolato dalla Costituzione e non dal Vangelo. La legge deve rispettare l’individuo e quest’ultimo deve essere l’unico soggetto autorizzato a decidere della propria salute. L’intervista è tutto dopo il salto.

Al prossimo appuntamento elettorale manca poco. Chi ha deciso di aderire, salvo rare eccezioni, lo sta facendo con toni e modi che ricordano un paese vecchio. Per il bene del proprio partito ci sono esponenti che stando scendendo a patti. Discutibili.
Per fortuna, parallelamente, a questo pachiderma negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati movimenti autonomi. Di alcuni i mass media nazionali non conoscono neanche l’esistenza. Di altri invece se ne discute per via dei testimonial scelti.
Federico Bastiani, curatore di “A Riveder le Stelle” (in libreria da domani, mercoledì 17 febbraio), nell’intervista che segue ci spiega perché Beppe Grillo ha deciso di supportare il “Movimento delle 5 Stelle”.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Federico Bastiani

La scorsa settimana, come raccontato (anche) da polisblog.it, il Viceministro dei Trasporti Roberto Castelli ha ammesso le deficienze del sistema ferroviario italiano precisando che per le tratte dell’alta velocità bisogna migliorare la comunicazione tra gli addetti ai lavori.
Le infrastrutture italiane, come sottolineato (anche) da Emma Marcegaglia, allo stato attuale non potranno garantire al paese il futuro a cui dovrebbe aspirare per poter crescere nei migliori dei modi.
Per capire perché l’Italia sia ancora vittima del proprio passato abbiamo deciso di intervistare Claudio Gatti, autore per chiarelettere, dell’inchiesta “Fuori Orario”.
Di cosa parla “Fuori Orario”?
Nel 2011, l’Italia compierà 150 anni. In quello stesso anno le Fs perderanno il monopolio della tratta più redditizia dell’intero sistema ferroviario, e cioè la Roma-Milano ad alta velocità.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Claudio Gatti, autore di “Fuori Orario”

Come sostenuto dai colleghi di tvblog.it, pochi minuti dopo la partecipazione di Riccardo Iacona a “che tempo che fa”, ci sono finestre della RAI per la quale vale la pena pagare il canone. “Presa Diretta” è uno di quei programmi che ben rappresenta il concetto di servizio pubblico.
Negli anni è cresciuto. Sostenuto dagli ascolti sempre più alti (la prima puntata della nuova serie è stata seguita da quasi la metà dei spettatori che abitualmente si sintonizzano su “Amici”). In piena armonia con la rete RAI, forse, più vicina al cittadino.
Di persone e del programma televisivo abbiamo parlato con Francesca Barzini che con Riccardo Iacona si occupa dei contenuti del programma in onda tutte le domeniche, su RaiTre a partire dalle 21.30 o in differita su rai.tv.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Francesca Barzini autrice di Presa Diretta

A poco più di un anno dalla morte di Eluana Englaro, nella giornata nazionale del malato, polisblog.it incontra Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore. L’uomo che (come documentato dalle Iene la scorsa settimana) ha deciso di porre fine ai suoi giorni in Belgio.
Negli stessi giorni in cui il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a SkyTg24 ribadiva l’impegno del Governo per la tutela della vita umana è necessario riflettere sulle reali condizioni dei malati in Italia.
La storia di Salvatore, come raccontato da Pietro, è molto diversa da quella della figlia di Beppino Englaro. A differenza di Eluana Salvatore ha deciso di porre fine ai propri giorni perché, allo stato attuale, l’Italia non gli garantisce un’assistenza sufficiente.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore