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  <title>Polisblog.it</title>
  <subtitle>Politica italiana e estera: notizie di politica on line</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2007-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-17T02:37:18+00:00</updated>
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    <title type="html">Elezioni in Tunisia: intervista esclusiva a Gabriele Del Grande, a Tunisi a seguire il voto</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
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    <published>2011-10-24T17:28:09+00:00</published>
    <updated>2011-10-24T17:28:09+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/12087/elezioni-in-tunisia-intervista-esclusiva-a-gabriele-del-grande-a-tunisi-a-seguire-il-voto"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/ElezioniinTunisiaintervistaesclusivaaGabrieleDelGrandeaTunisiaseguireilvoto_01.png" class="post-h" border="0" width="432" height="290" alt="fortresse europe, gabriele del grande, primavera araba, risultati elezioni tunisia" /><br clear="all" /> Nella home de La Stampa è al 12° posto, su Corriere.it al 16°, su Repubblica.it al 18°, sul Fatto al 25°, sul Libero e sul Giornale non ne ho trovata alcuna traccia. E&#8217; la notizia delle <strong>prime elezioni libere in Tunisia dalla caduta del regime di Ben Ali</strong>, in seguito alla prima delle trasformazioni che noi, senza fare distinzioni, abbiamo ribattezzato Primavera Araba.</p>
<p>Per cercare nel nostro piccolo di contrastare l&#8217;indifferenza dei media italiani, vi vogliamo proporre <strong>un&#8217;intervista esclusiva a Gabriele Del Grande</strong>, fondatore e gestore del blog <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/">Fortress Europe</a> - vero punto di riferimento dell&#8217;informazione indipendente sul tema delle morti di migranti nel Mediterraneo - che in questi giorni ha seguito le operazioni di voto da Tunisi.</p>
<p>I seggi sono chiusi da poco più di 24 ore e entro domani sono attesi i risultati. In vantaggio sembra essere, e di molto, il Nahda (&#8221;rinascita&#8221;) il partito islamico. Come al solito l&#8217;intervista la trovate dopo il salto. Vi consiglio di leggerla con attenzione, perché <strong>quello di Gabriele è uno dei punti di vista più interessanti e preziosi sulla questione</strong>, una questione che sarebbe un peccato affrontare con leggerezza e con la superficialità tipica dei media mainstream. Buona lettura.</p>
 <p>
<strong>Che aria si respira in tunisia in questi giorni?</strong></p>
<p>Un&#8217;aria straordinaria di libertà di espressione e di partecipazione straordinaria alla campagna elettorale e alle operazioni di voto. Considera che siamo in un paese dove fino a dieci mesi fa ogni forma di dissenso veniva repressa duramente con arresti, esili, omicidi. Basta pensare agli oltre cento martiri della rivoluzione uccisi dal fuoco delle forze di sicurezza soltanto per aver manifestato contro il regime di Ben Ali. Per cui davvero si tratta di un grande passo. Nei quartieri si è discusso, ci si è confrontati, ci si è espressi. La stampa per la prima volta è libera di raccontare il paese per quello che è. Tutto questo mi sembra positivo, a prescindere dai risultati. Perché quello di oggi non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza di una nuova stagione. Una stagione in cui il popolo sceglie come governarsi. Con tutti i limiti, che ci sono ben noti, della democrazia parlamentare, che non è certo la bacchetta magica contro i poteri forti. Questi ultimi, al contrario, in Tunisia come nel resto del mondo, continueranno a fare il loro gioco nonostante il cambio di regime. Tuttavia per la prima volta ci sono le condizioni perché la società ragioni liberamente sul proprio futuro e, perché no, sulle evoluzioni che la democrazia attuale richiede per essere più vicina ai cittadini e ai loro interessi. </p>
<p><strong>Come si sono svolte le operazioni di voto?</strong></p>
<p>Per quanto abbiamo potuto vedere nella capitale, bene. Con una altissima partecipazione, uomini e donne, ragazzi e anziani. E con una assoluta trasparenza, salvo qualche sporadico episodio di campagna elettorale dell&#8217;ultimo momento e polemiche. La cosa da segnalare è che moltissimi elettori hano votato per la prima volta, anche uomini di cinquanta o sessanta anni, che durante la dittatura non hanno mai partecipato alle elezioni, sapendo che i risultati erano sempre truccati dal regime di Ben Ali.  </p>
<p><strong>Si è parlato del 90% di partecipazione… è un dato realistico?</strong></p>
<p>Si&#8217;, io l&#8217;ho riscontrato nei seggi. C&#8217;erano file di migliaia di persone sin dal mattino, e alla chiusura dei seggi alle 19 c&#8217;era ancora gente in attesa di votare, a cui è stato permesso di partecipare al voto anche fuori tempo massimo. Poi qualche problema c&#8217;è stato: gente che non era registrata nelle liste o che essendo residente in un&#8217;altra città non ha potuto partecipare al voto, oppure che si è presentata al seggio a porte chiuse, ma sono episodi sporadici. In generale le elezioni sono state bene organizzate mi sembra.</p>
<p><strong>L&#8217;aspettativa dei tunisini per il futuro qual è?</strong></p>
<p>La sinistra è delusa e preoccupata dalle derive che potrebbe prendere il partito del Nahda. Chi invece ha votato il Nahda è molto soddisfatto perché ripone grande fiducia nel partito di Ghannouchi, da cui non si aspettano leggi reazionarie sui costumi, tipo divieto della vendita dell&#8217;alcol o imposizione dei costumi religiosi, ma al contrario si aspettano una gestione meno corrotta degli affari pubblici. Questa è la principale ragione, soprattutto nei quartieri popolari e tra la massa della classe più popolare della Tunisia, che ritiene - in modo abbastanza ingenuo - che essendo uomini timorati di dio, i Nahdaoui sapranno gestire il bilancio dello stato in modo pulito e dunque che saranno in grado di redistribuire la ricchezza nelle regioni povere e nei quartieri popolari. Poi accanto a questo c&#8217;è uno zoccolo duro di chi invece sostiene che esista una modernità miscredente e una modernità islamica, vicina ai valori della religionee dell&#8217;islam. ma mi sembrano una minoranza. E mi sembra che il progetto di Ghannouchi sia sul lungo termine, infatti hanno già annunciato la formazione di un governo di unità nazionale. Per loro l&#8217;obiettivo è la presidenza della Repubblica con un plebiscito. Comunque la legge elettorale ridistribuisce i posti della costituente favorendo le minoranze e il pluralismo, dunque Nahda, pur avendo probabilmente piu´del 40% dei voti, non potra´ fare a meno di ua coalizione per formare il nuovo governo.</p>
<p><strong>Ho sentito molti tunisini parlare di un senso di delusione &#8220;post-rivoluzione&#8221;, un sentimento dovuto alla percezione che abbiano cambiato tutto per non cambiare nulla… qual è la tua sensazione in merito?</strong></p>
<p>E&#8217; un sentimento diffuso soprattutto a sinistra tra le persone più politicizzate e consapevoli. Ma è anche un sentimento qualunquista di chi vive nella miseria e non ha visto nessun cambiamento dall&#8217;inizio della rivoluzione. E&#8217; gente che ha smesso di avere fiducia nella politica, o che forse non l&#8217;ha mai avuta. Gli altri sono i ragazzi piu attivi della sinistra, studenti e militanti. gente molto consapevole, che dalla rivoluzione si aspettava non soltato le elezioni e un sistema partitico, ma l&#8217;elaborazione di un nuovo modello democratico, visto il fallimento in europa delle democrazie. Comunque se c&#8217;e`delusione va detto che c&#8217;è anche una mancata presa di responsabilita&#8217; della sinsitra e di altri soggetti, soprattutto dei ragazzi che hanno fatto la rivoluzione e che poi si sono dispersi in mille rivoli senza avere avuto la capacità di organizzarsi in un soggetto forte. Ad ogni modo la partita non è finita, al contrario è appena cominciata.</p>
<p><strong>Cosa ne pensi della paura occidentale che in Tunisia e in Egitto possa uscire dal voto una maggioranza islamica. E&#8217; una paura realistica?</strong></p>
<p>E&#8217; una paura da un lato legittima, dall&#8217;altro colonialista. Voglio dire, anche io nutro delle perplessità su un partito che prende il potere su una forma di populismo che si ispira alla identità religiosa e che farà di quella identità la chiave di accesso al potere. Allo stesso tempo non capisco perche&#8217; debba fare più paura il Nahda rispetto a quello che rimane della Democrazia Cristiana in Italia. Questa idea per cui l&#8217;islam politico siano i Bin Laden e i Qaedisti è lontanissima dalla realtà. E poi ci dimentichiamo una cosa, che a scegliere in Tunisia per la prima volta liberamente sono stati i tunisini. e che quella scelta va rispettata chiunque vinca. a patto che si continuino a rispettare le regole del gioco. I cittadini tunisini non sono un gregge di pecoroni, se la scelta che hanno fatto oggi, a distanza di un anno si rivelerà sbagliata o pericolosa, sono sempre in tempo a cambiare nelle prossime elezioni in cui si voterá presidente e parlamento. E lo stesso succederà tra cinque anni alla scadenza del primo mandato. Il modello per i tunisini nahdaoui è Erdogan in Turchia. E più a lungo termine è un&#8217;alleanza regionale tra governi legittimati dal voto popolare, e di ispirazione islamica, il che non mi sembra una minaccia all&#8217;Europa se non nella misura in cui minaccia una politica coloniale che non è mai cessata, nemmeno dopo le indipendenze e che è stata resa possibile fino a oggi proprio dai governi fantoccio messi al potere dalle potenze estere in questi paesi.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/kitoy/1597912606/sizes/o/in/photostream/">Flickr</a></p>
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    <title type="html">Intervista. Polisblog incontra Gianmario Mariniello di Generazione Italia</title>
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      <name>Giovanni Molaschi</name>
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    <published>2011-01-03T00:01:14+00:00</published>
    <updated>2011-01-03T00:01:14+00:00</updated>
    <dc:subject>popolo-delle-liberta-pdl</dc:subject><dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>futuro-e-liberta</dc:subject><dc:subject>gabriele albertini</dc:subject><dc:subject>generazione italia</dc:subject><dc:subject>gianfranco fini</dc:subject><dc:subject>gianmario mariniello</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>silvio berlusconi</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/9311/intervista-polisblog-incontra-gianmario-mariniello-di-generazione-italia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Intervista.PolisblogincontraGianmarioMariniellodiGenerazioneItalia.jpg" class="post" border="0" width="586" height="363" alt="" /><br clear="all" />Le festività non hanno bloccato la politica che tra un fetta di panettone e un piatto di lenticchie si è insinuata nell’attualità. Il voto della fiducia a <a href="http://www.polisblog.it/tag/silvio+berlusconi">Silvio Berlusconi</a>, presidente del Consiglio, non ha evaso tutte le domande riguardanti il destino del Governo. Paradossalmente ne ha create delle altre.</p>
<p>Cosa farà <a href="http://www.polisblog.it/tag/gianfranco+fini">Gianfranco Fini</a>, presidente della Camera, nel 2011? Farà o no opposizione all’esecutivo di Berlusconi. Queste e altre domande le abbiamo fatte a <a href="http://www.polisblog.it/tag/gianmario+mariniello">Gianmario Mariniello</a> di Generazione Italia, il movimento giovanile vicino a Futuro e Libertà.</p>
<p><strong>Cos’è Generazione Italia?</strong><br />
Un aggregatore intergenerazionale rivolto a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi per l’Italia, con un’attenzione particolare ai giovani che non vogliono limitarsi a subire il futuro del loro Paese ma hanno il coraggio e la passione di immaginarlo, invitandoli ad essere protagonisti dell’Italia del 2020, l’Italia che verrà.</p>
 <p>
<strong>Cosa rimprovera Generazione Italia a <a href="http://www.polisblog.it/tag/silvio+berlusconi">Silvio Berlusconi</a>?</strong><br />
Di aver perso, di aver tradito lo spirito riformatore e innovatore del ’94. Oggi l’Esecutivo berlusconiano è un Governo di stampo andreottiano senza però l’unica cosa buona di Andreotti, la sobrietà.</p>
<p><strong>In molti hanno rimproverato a <a href="http://www.polisblog.it/tag/gianfranco+fini">Gianfranco Fini</a> di fare opposizione in una posizione privilegiata. Condivide la critica?</strong><br />
E dove sta scritto che il Presidente della Camera non può fare politica? Sono mesi che aspetto una risposta a questo mio quesito. Non c’è.</p>
<p><strong>Il 14 dicembre si è votato la fiducia al Governo Berlusconi. Dopo questo evento è cambiato qualcosa?</strong><br />
Sì. Siamo finalmente liberi di fare politica. Ci siamo tolti un peso. Adesso dobbiamo volare alto, presentandoci come il partito del merito e dell’innovazione.</p>
<p><strong>Futuro e Libertà è pronto per uscire dalla maggioranza?</strong><br />
Lo abbiamo fatto il 14 Dicembre.</p>
<p><strong>In caso di elezioni anticipate con chi potrebbe allearsi Fini?</strong><br />
Con tutti coloro che hanno a cuore il nostro Paese e che non vogliono rassegnarsi a questa Italia da serie B. Dove “B” sta anche per Berlusconi.</p>
<p><strong>I dissapori tra Berlusconi e Fini durano ormai da diversi mesi. La posticipazione della rottura formale ha danneggiato il paese?</strong><br />
Berlusconi ha distrutto il Pdl, cacciando Fini e i suoi, e non a caso vuole cambiare nome al partito. E poi ha danneggiato il Paese, perché a causa dei suoi capricci ha sfasciato la maggioranza di Governo individuata dagli elettori.</p>
<p><strong>In questi mesi chi ha scritto dello scontro tra i due alleati ha posto l’accento sulla cronaca dei litigi invece di occuparsi di un programma. Secondo lei cosa farebbe Fini per il paese se si trovasse al posto di Berlusconi?</strong><br />
Nuove regole, privatizzazioni, liberalizzazioni, un nuovo welfare, puntare su ricerca e innovazione, nuovo mercato del lavoro e meno tasse. Dovremmo partire da qui. Per vincere contro questa Italia di (serie) B.</p>
<p><strong>Il progetto politico di Futuro e Libertà non è ancora molto chiaro. Cosa pensa Fli del riconoscimento delle unioni omosessuali, della green economy e dello sviluppo del wi-fi in Italia?</strong><br />
Non esiste una posizione univoca sulle unioni omosessuali. Io personalmente credo che non si possa equiparare la famiglia intesa come unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio alle cosiddette unioni di fatto, ma è giusto rimuovere eventuali discriminazioni che negano i diritti individuali e personali dei cittadini che danno vita ad una unione di fatto. Sulla green economy bisogna fare uno studio serio e oggettivo e poi decidere se, dove e quanto investire. Mentre sul wi-fi abbiamo preso una posizione chiara a favore della liberalizzazione.</p>
<p><strong>In molti hanno sostenuto che <a href="http://www.polisblog.it/tag/gabriele+albertini">Gabriele Albertini</a> era pronto a candidarsi alle prossime elezioni comunali di Milano per Fli. Secondo lei perché l’ex primo cittadino non si è proposto? Il Terzo Polo, di cui fa parte Fli, esiste solo a parole? </strong><br />
Non conosco le motivazioni di Albertini. A ogni modo il terzo polo esiste come coordinamento parlamentare e probabilmente esisterà anche come offerta di Governo. In Italia c’è bisogno di un’alternativa moderata, liberale, europea sia a Berlusconi che alla sinistra.</p>
<p><strong>Dai quotidiani è scomparsa la vicenda della casa di Montecarlo senza che nessuno abbia spiegato però la conclusione della storia. Lei sa come stanno i fatti?</strong><br />
Mi sembra che Fini abbia chiarito tutto e che i magistrati abbiano archiviato la vicenda. Scusate se è poco.</p>
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    <title type="html">Intervista. Polisblog incontra Pier Luigi Celli, autore di “Generazione tradita”</title>
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      <name>Giovanni Molaschi</name>
    </author>
    <published>2010-12-01T08:00:56+00:00</published>
    <updated>2010-12-01T08:00:56+00:00</updated>
    <dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>generazione tradita</dc:subject><dc:subject>gioventù</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>mariastella gelmini</dc:subject><dc:subject>pier luigi celli</dc:subject><dc:subject>riforma gelmini</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Pier Luigi Celli prima di diventare il direttore della Luiss, un’università privata di Roma, si è occupato della Rai. Lo scorso anno ha riacceso il dibattito pubblico sui giovani italiani grazie ad[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/9123/intervista-polisblog-incontra-pier-luigi-celli-autore-di-generazione-tradita"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Intervista.PolisblogincontraPierLuigiCelliautorediGenerazionetradita.jpg" class="post" border="0" width="586" height="363" alt="" /><br clear="all" /><br />
<a href="http://www.polisblog.it/tag/pier+luigi+celli">Pier Luigi Celli</a> prima di diventare il direttore della Luiss, un’università privata di Roma, si è occupato della Rai. Lo scorso anno ha riacceso il dibattito pubblico sui giovani italiani grazie ad una lettera pubblicata da Repubblica. In quel documento come padre invitata il figlio ad abbandonare il paese. <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html">Scrive</a> Celli:</p>
<blockquote><p>“Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all&#8217;attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai.</p>
<p>Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all&#8217;infinito, annoiandoti e deprimendomi”.</p></blockquote>
<p>Ad un anno dalla pubblicazione di questa lettera <em>Polisblog</em> ha intervistato Pier Luigi Celli per capire se sono stati i politici a negare ai giovani il futuro. Prospettiva che per loro era ancora un diritto.</p>
 <p>
<strong>Lo scorso anno invitava suo figlio a lasciare l’Italia. Da quella lettera è nato un libro, “Generazione tradita”. Per i giovani è cambiato qualcosa negli ultimi mesi?  </strong></p>
<blockquote><p>Quella lettera rappresentava una provocazione. Il libro che ne è scaturito è stata un’articolazione e definizione della realtà che i giovani italiani si trovano ad affrontare. Negli ultimi tempi non siamo certamente stati testimoni di una rivoluzione, i giovani incontrano numerose difficoltà che non dovrebbero esistere. A partire dalle università, in un paese dove non si viene promossi per le competenze e per lo spirito d’innovazione, bensì, spesso,  per la capacità di assecondare le volontà dei propri capi. Tuttavia  auspico che i nostri giovani restino e contribuiscano ad un cambiamento strutturale che, mai come in questo momento, vedo necessario.</p></blockquote>
<p><strong>Nessun mass media tradizionale si è occupato della vicenda di <a href="http://paolacars.tumblr.com/">Paola Caruso</a>, la giornalista precaria del Corriere della Sera. Il mancato ricambio generazionale è causato solo dalla politica?</strong></p>
<blockquote><p>Il precariato è un grave fardello che pesa sui giovani, alimentato in via primaria dal basso turnover che esiste nelle realtà economiche italiane. La vicenda in questione riflette il disagio di una generazione che non riesce a trovare i suoi spazi. Dovrebbe essere compito delle generazioni “anziane” che sono al comando favorire l’ingresso di nuove forze nel mondo del lavoro, facendo sì che il valore aggiunto apportato sia adeguatamente apprezzato e remunerato, così come dovrebbe essere compito degli istituti di formazione approcciarsi al mercato in modo differente, favorendo programmi di mobilitazione e training specifico, piuttosto che somministrare una mera istruzione nozionistica.</p></blockquote>
<p><strong><a href="http://www.polisblog.it/tag/giorgia+meloni">Giorgia Meloni</a> è il ministro della Gioventù dal 2008. Il suo dicastero ha fatto secondo lei qualcosa per i più giovani?  </strong></p>
<blockquote><p>Alcuni tra i progetti promossi dal ministero della gioventù rappresentano un segnale di apertura e di fiducia nelle capacità delle nuove generazioni. Lo stesso fatto che esista un ministero della gioventù dovrebbe far ben sperare; tuttavia credo che fino ad oggi gli sforzi politici non si siano tradotti in atti concreti e risolutivi a favore dei giovani. Sarebbe necessaria infatti un’azione di concerto, che muova sì dal settore politico, ma che coinvolga anche quello della formazione e dell’impresa.</p></blockquote>
<p><strong><a href="http://www.polisblog.it/tag/pierluigi+bersani">Pierluigi Bersani</a> è diventato segretario del Pd grazie ai voti delle persone più mature. La politica non interessa ai giovani?  </strong></p>
<blockquote><p>Al contrario. Molti giovani sono interessati alla politica, sebbene l’interesse non si traduca in fiducia nell’attuale classe politica. La percezione dei giovani è quella di una discrasia tra i proclami e le reali ripercussioni delle azioni politiche. Il dibattito politico ha assunto una connotazione astratta e distante dai problemi dei giovani, che non a caso preferirebbero di questi tempi un leader economico, che risolva concretamente le questioni a loro più care. Quello che è definito disinteresse è in realtà mancanza di fiducia.</p></blockquote>
<p><strong>Secondo lei <a href="http://www.polisblog.it/tag/nichi+vendola">Nichi Vendola</a> può essere considerato giovane?  </strong></p>
<blockquote><p>E’ sicuramente un personaggio che fa presa sul  pubblico giovane, e le sue idee sono orientate a favorire i giovani in vari modi. Spero che, nel caso di successo, i buoni propositi alimentino altrettanto valide iniziative concrete. Mi ha fatto piacere, tra l’altro, che Lecce abbia ospitato una tappa del progetto Italia Camp, un concorso di idee al quale partecipano in misura predominante giovani studenti o laureati e che mira a dare un aiuto concreto all’imprenditorialità giovanile.</p></blockquote>
<p><strong>La politica cosa dovrebbe fare per i giovani? </strong></p>
<blockquote><p>In primo luogo spero che un giorno la politica sia fatta dai giovani, per il momento sarei felice se la politica si rendesse conto della valenza dei giovani, che rappresentano le nuove leve dell’economia, della società e della politica stessa. Detto questo, la classe politica dovrebbe puntare a rinnovarsi secondo i criteri della trasparenza e della meritocrazia, per riacquistare credibilità tra le classi più giovani.  E ricordarsi, qualche volta, che si occupano quei posti per tutelare interessi generali, e non solo di parte.</p></blockquote>
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    <title type="html">Intervista: Ando Gilardi e l&#039;Italia di oggi</title>
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    <author>
      <name>V.</name>
    </author>
    <published>2010-11-18T12:31:24+00:00</published>
    <updated>2010-11-18T12:31:24+00:00</updated>
    <dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>ando gilardi</dc:subject><dc:subject>fototeca ando gilardi</dc:subject><dc:subject>fototeca storica italiana</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Chi è Ando Gilardi? Un pezzo da novanta - quasi come i suoi anni: ne ha 89 - della fotografia italiana. Storico, fotografo, autore di testi fondamentali per ogni studioso di immagine, fondatore e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/9029/intervista-ando-gilardi-e-litalia-di-oggi"><![CDATA[<p><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/"><img class="post" src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/DSC_9904MOD_1280.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="586"   height="389" /></a><br clear="all" /></p>
<p>Chi è <strong>Ando Gilardi</strong>? <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ando_Gilardi">Un pezzo da novanta</a> - quasi come i suoi anni: ne ha 89 - della fotografia italiana. Storico, fotografo, autore di testi fondamentali per ogni studioso di immagine, fondatore e ideatore <a href="http://www.fototeca-gilardi.com/">della leggendaria Fototeca Storica</a>: siamo andati a trovarlo per un&#8217;intervista nell&#8217;eremo dove vive oggi, un minuscolo paesino in provincia di Alessandria. </p>
<p>Dall&#8217;intervista abbiamo tirato fuori parecchio materiale: che intanto potete leggere <a href="http://www.softblog.it/tag/ando+gilardi">su softblog</a> - per quanto riguarda la parte sull&#8217;eros - e che a breve troverete anche su clickblog per il versante più strettamente legato alla fotografia. </p>
<p>Editore di riviste eccezionali - Photo 13, Phototeca, Index, Storia Infame - oggi ricercatissime dai collezionisti, Ando è un maître à penser dalla lucidità impressionante. Con lui dopo il salto ci concentreremo su come sia caduta in basso l&#8217;Italia di oggi (e di ieri)&#8230;  </p>
<p><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/1"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_DSC_9904MOD_1280.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="130" height="86" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/2"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_DSC_9913MOD_1280.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="86" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/3"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_36129_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="130" height="90" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/4"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_45040_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="128" height="130" /></a></p>
 <p><strong>Le tue primissime foto risalgono agli anni che precedono la seconda guerra mondiale, in quel periodo l’Italia stava attraversando un periodo particolare, stava per entrare in guerra, c’era il fascismo: ma secondo te si era più o meno liberi di oggi? Hai letto quel che ha detto Camilleri, con un&#8217;iperbole, a proposito?</strong></p>
<blockquote><p>Le persone intendi? Al di là del fascismo, le persone erano infinitamente più libere, più felici, più contente, più buone, più gentili, meno spaventate, meno schifate, più contente di vivere. Le cose che penso - non è colpa mia - sembrano battute, ma io ci ho riflettuto, ci rifletto sempre. L’attuale situazione, l’attuale democrazia repubblicana, è il fascismo in stato di avanzata putrefazione. Che poi sono delle banalità: le persone, il 99% hanno perso la capacità di ragionare in maniera elementare, ma logica. Quando cadde il fascismo, cadde una minoranza ormai piccola di persone: ma nel resto del Paese, dove c’era la parte sostanziale del fascismo,non cadde nulla. E’ ovvio: noi abbiamo da un anno all’altro dei magistrati che applicano delle leggi che condannano quelli che l’anno prima proteggevano, così la scuola, che da un anno all’altro insegna esattamente il contrario di quello che insegnava, così la polizia. Questa è la tragedia. La logica inevitabile dei cambiamenti storici radicali. Tutto cambia, ma tutto resta come prima. Adesso l’Italia sta attraversando uno dei periodi più tristi, deprimenti, disgustosi… io so cosa accadrà nel futuro, io ho il dono della profezia, l’ho anche scritto su Facebook in questi giorni. Tra massimo cinquant’anni ci saranno due stati, due nazioni, due paesi liberi e progrediti, dove la gente ricomincerà da capo a stare bene. Uno sarà la Germania – se uno lo dice sembra una battuta, ma la Germania ha vinto, non ha perso la guerra! – non ci sono disoccupati in Germania, l’altro paese europeo più piccolo dove ci sarà altrettanto benessere, sarà la Padania. La prendono come una battuta… Bossi per anni lo nominavi e la gente si metteva a ridere, ma è l’unico cervello politico italiano. Saranno due Paesi: Germania e Padania. Il livello di vita sarà non come oggi in Svizzera, meglio…</p></blockquote>
<p><strong>E il sud invece?</strong></p>
<blockquote><p>Il sud… io l’altro giorno ero fuori, ogni tanto mi caricano di peso in automobile e mi portano in giro. Qui c’è un vecchietto, con un cagnolino, ogni tanto va a fare quattro passi, passava davanti ai bidoni dell’immondizia, fuori c’era una cartaccia. Si è chinato, l’ha presa e l’ha messa nel bidone. A Napoli l’avrebbe presa e l’avrebbe buttata fuori dal bidone. Io sono stato a Napoli, amo i napoletani, quando me ne andavo da lì provavo un’invidia pazzesca, però pensare che in una città del nord, una cittadina, non parliamo di Milano di Acqui Terme, pensare che ci siano le strade coperte di immondizia, non può essere. Perché qui i vecchietti se vedono il pattume per terra la raccolgono. </p></blockquote>
<p><strong>Un po’ antimeridionalista…</strong></p>
<blockquote><p>Io per anni ho fatto il fotografo scalzo, andavo in giro per il mezzogiorno…</p></blockquote>
<p><strong>Com’era il sud di allora rispetto a quello di oggi?</strong></p>
<blockquote><p>Era meraviglioso, un’incredibile poesia, la gente i braccianti, poveri senza terra, poverissimi… avevano un asino, uscivano di casa al mattino, mettevano la moglie, la donna sul somaro, camminavano un’ora due ore, arrivavano, si sedevano, lavoravano, e tornavano a casa. Era una civiltà piena di fantasmi, di magia, credevano… era una strana felicità la loro, seria, silenziosa, imbronciata, ma era felicità. Io ci stavo bene ed ero bene accolto, va bé che poi andavo in giro vestito da mendicante…</p></blockquote>
<p><strong>Adesso secondo te è cambiato il sud?</strong></p>
<blockquote><p>Sì, come il resto del paese, è scaduto, è sprofondato. E’ facile, è semplice è inconfutabile: è colpa della televisione. La televisione è un elemento di corruzione, di smerdificazione del modo di pensare della gente, spaventoso. Nessuno sa il male che fa cominciare fin dall’infanzia con la televisione. Quella italiana poi ha superato ogni livello, la televisione di Stato poi in questi giorni… io più ancora che di razza, sono per scelta mentale ebreo. Quando in Italia vennero nel ’39 le prime leggi speciali, per me fu un momento di felicità incredibile! Perché ero espulso da quella merda dell’Italia fascista! Leggevo sui giornali che quelli come me erano espulsi “Non sei più italiano, non appartieni alla nostra civiltà”, oh Cristo Madonna! Se mi avessero dato un premio nobel, non sarei stato così contento! </p></blockquote>
<p><strong>Hai combattuto da partigiano. Ti immaginavi che avreste combattuto per poi vedere un’Italia del genere?</strong></p>
<blockquote><p>Sì me lo immaginavo, ma non così abietta: come vecchio sionista della prima ora mi godo lo spettacolo, quando leggo dell’Italia che sprofonda, la merda e così così così, ripenso alle leggi speciali! Me l’immaginavo così, perché mi ero accorto che subito dopo la liberazione, dai primi cinque minuti che aveva vinto la sinistra e il PCI, bé, mi ero accorto che i massimi dirigenti della sinistra erano degli idioti, degli stupidi, Togliatti era un idiota, un cretino… fu lui a proporre il voto alle donne. Se in Italia alle prime elezioni politiche le donne non avessero votato, la DC sarebbe stata il quarto partito. Allo spoglio venne fuori che le donne avevano per l’80% votato per la DC, che aveva la maggioranza dei voti. </p></blockquote>
<p><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/5"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_47005_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="130" height="81" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/6"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_56966_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="130" height="88" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/7"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_57083_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="88" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/8"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_57670_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="130" height="95" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/9"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_FSNgilardi_58365_pr.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="101" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/10"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_Infame_vol_1.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="104" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/11"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_Laputtanaartificiale.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="104" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/12"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_meglio_ladro.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="85" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/13"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_moriredicoppia.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="102" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/14"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_PHOTO_13_a.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="92" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/15"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_PHOTO_13_c.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="91" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/16"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_PHOTO_13_d.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="93" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/17"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_PH_1.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="103" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/18"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_PH_5.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="102" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/19"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_sirena.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="130" height="109" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/20"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_specchio.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="101" height="130" /></a><a href="http://www.polisblog.it/galleria/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/21"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/polisblog/ando-gilardi-a-tutto-campo-03/thn_ST_porno.jpg" alt="Ando Gilardi a tutto campo" width="99" height="130" /></a></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Chiamparino (PD) a Polisblog: la politica non faccia il tifo per la Fiom o per Marchionne</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.polisblog.it/post/8789/chiamparino-pd-a-polisblog-la-politica-non-faccia-il-tifo-per-la-fiom-o-per-marchionne" />
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    <author>
      <name>R.D.</name>
    </author>
    <published>2010-10-17T12:47:40+00:00</published>
    <updated>2010-10-17T12:47:40+00:00</updated>
    <dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>elezioni regionali piemonte</dc:subject><dc:subject>la sfida</dc:subject><dc:subject>manifestazione fiom roma</dc:subject><dc:subject>oltre il pd per tornare a vincere</dc:subject><dc:subject>riconteggio voti piemonte</dc:subject><dc:subject>sergio chiamparino</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Abbiamo intervistato Sergio Chiamparino in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La sfida. Oltre Pd può tornare a vincere. Anche al Nord”: un lungo dialogo con il giornalista Paolo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/8789/chiamparino-pd-a-polisblog-la-politica-non-faccia-il-tifo-per-la-fiom-o-per-marchionne"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Chiamparino_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="238" height="250" alt="" />Abbiamo intervistato Sergio Chiamparino in occasione della presentazione del suo ultimo libro <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/sergio-chiamparino/la-sfida/978880620549">“La sfida. Oltre Pd può tornare a vincere. Anche al Nord”</a>: un lungo dialogo con il giornalista Paolo Griseri. Nel saggio-intervista il sindaco di Torino snocciola il suo pensiero su come superare la crisi del Pd e tornare ad avanzare proposte per il Paese. Insomma, un libro-manifesto politico in un momento che sempre più appare come pre-elettorale. </p>
<p>Del resto, Chiamparino è stato spesso invocato come candidato ideale per un Pd in crisi di identità: dalle ripetute (e già dimenticate) voci estive su un suo <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201008articoli/57889girata.asp">ticket con Nichi Vendola</a> per la corsa alle future politiche, all’eventualità di una sua candidatura come Governatore alle nuove elezioni regionali in Piemonte che, mentre i riconteggi delle schede danno <a href="http://www.polisblog.it/post/8775/pasticcio-elezioni-piemonte-il-riconteggio-da-ragione-alla-bresso">Mercedes Bresso in vantaggio</a>, sembrano sempre più probabili. </p>
<p><strong>Chiamparino, il suo libro si concentra sulla necessità del Pd di tornare a vincere al Nord. Su quali tematiche, secondo lei, il Pd è debole nelle regioni settentrionali?</strong></p>
<p>Sono proprio le tematiche sulle quali sono forti o, comunque, riescono ancora ad essere forti la Lega o gli altri partiti. Il Nord è l’area del Paese che più è sottoposta alle sfide della globalizzazione e, quindi, questo significa che ci sono delle forze economiche (come le imprese, gli operai che vi lavorano, gli impiegati, ma anche i commercianti  e gli artigiani che vivono di ciò che quelle imprese distribuiscono) che hanno bisogno di essere sostenute e anche protette, se necessario, dalle sfide che la globalizzazione impone. </p>
 <p>Noi abbiamo tre scandali economici italiani. Uno: abbiamo un’evasione fiscale che non è più tollerabile. 125 miliardi di evasione all’anno sono cinque manovre economiche. Di che cosa si parla quando si dice che non ci sono i soldi? Basterebbe recuperarne metà e potremmo investirla in infrastrutture, nell’università o nella scuola. Secondo problema: abbiamo la produttività industriale più bassa di tre volte rispetto a quella tedesca e di metà rispetto a quella europea. Terzo: abbiamo i salari degli operai e degli impiegati che sono la metà di quelli tedeschi.</p>
<p>Mentre parliamo (<em>ieri, Ndr</em>) è in corso la manifestazione della Fiom, a Roma. Io dico, ma che cosa abbiamo da perdere a cercare di cambiare tutti insieme? Bisogna concentrarsi sui tre temi che ho appena espresso. E, soprattutto, cercare di  creare un sistema di relazioni industriali che consenta, insieme  a sindacati e imprese, di provare a fare come fanno in  Germania: un sistema che, secondo me, rappresenterebbe una sfida a una Lega Nord che, invece, fa leva solo sulla paura e sull’illusione che difendendosi si possa mantenere quel tenore di vita che, senza innovazione, è impossibile mantenere.</p>
<p><strong>Ha parlato della <a href="http://www.agenziami.it/articolo/7075/16+ottobre+un+corteo+enorme+La+Fiom+chiama+allo+sciopero+generale">manifestazione della Fiom</a>. Lei ha dichiarato pubblicamente di non condividerla. Per quale motivo?</strong><br />
Non la condivido perché mi pare che la Fiom continui a non vedere che il mondo sta rapidamente cambiando e che, se non si innova in tutti gli ambiti, non riusciremo a mantenere né i livelli di benessere né il livello di diritti che abbiamo conquistato in questi anni. Questo vale per le imprese come per i sindacati. </p>
<p>Quindi bisognerebbe avere più coraggio e, di fronte a  un Marchionne che ti dice di essere pronto a investire venti miliardi in Italia, risponderei in questo modo: “Io sono pronto a garantirti l’affidabilità che vuoi nella produzione, me ne assumo io la responsabilità; l’assenteismo non può essere patologico, deve essere solo fisiologico. Tu, però, dimmi cosa vuoi fare con questi venti miliardi e dove vuoi produrre. Insomma, sediamoci a un tavolo e creiamo un nuovo sistema di relazioni tra imprese e sindacati”</p>
<p><strong>In tutto questo non dovrebbe essere la politica ad avere un ruolo di coordinamento del conflitto tra lavoro e impresa?</strong><br />
Lei ha assolutamente ragione. Quello che io trovo disdicevole è il fatto che la politica faccia il tifoso. C’è chi tiene per la Fiom, chi per la Cisl, chi per la Uil, chi per Marchionne; un po’ come se fossero il Toro, la Juve o il Milan. Non è così. La politica, o per lo meno un partito come il PD, dovrebbe cercare di dire che sia il caso di fare come in Germania. </p>
<p><strong>Ossia?</strong></p>
<p>In Germania se c’è da fare uno sciopero per aumentare i salari lo fanno. Ma se c’è da concordare tutti insieme che bisogna ridursi le ferie per aumentare la produttività perché in quel momento c’è bisogno di produrre, fanno anche quello. Si può? Io penso di sì. Questo dovrebbe proporre la politica. Non fare la conta di chi va alla manifestazione della Fiom o della Cisl con il solo risultato di aumentare le distanze tra il mondo sindacale e le imprese.</p>
<p><strong>In Piemonte il riconteggio delle schede sembra ormai dare Mercedes Bresso in vantaggio rispetto a Cota. Nel caso di un ritorno alle urne si è fatto anche <a href="http://www.polisblog.it/post/8155/piemonte-sergio-chiamparino-sostituisce-mercedes-bresso-dopo-il-ricorso-al-tar-contro-roberto-cota">il suo nome come possibile candidato</a>. Cosa si sente di dire in merito?</strong></p>
<p>Credo che intanto si debba prima aspettare il parere dei tribunali. Bisogna vedere cosa decideranno prima il Tar e poi il Consiglio di Stato. In caso annullamento delle elezioni,  io continuo a sostenere che la prima parola spetti alla Bresso, perché è a lei che è stata sottratta la legittimità del risultato ed è lei che deve decidere che cosa intende fare.</p>
<p><strong>Sempre a proposito di elezioni, nelle ultime regionali il <a href="http://www.beppegrillo.it/movimento/">Movimento a 5 stelle</a> di Beppe Grillo ha eroso numerosi consensi al Pd e al centrosinistra. In particolare <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/">in Piemonte</a> è stato determinante nella sconfitta di Mercedes Bresso. Retrospettivamente, vi siete pentiti di non aver cercato un dialogo con quel movimento. E soprattutto, ora  che nuove elezioni sembrano probabili, ritenete utile valutare un’eventuale alleanza?</strong></p>
<p>Io penso che, prima di tutto, non bisogna demonizzare nessuno. Bisogna dialogare su alcune cose: ad esempio, non dovremmo lasciare a Grillo alcuni temi come i privilegi della casta e dei politici. Dovremmo essere capaci di un’autoriforma che fissi i costi della politica in modo adeguato. Però io non posso rincorrere Grillo sul No Tav, perché se rincorro Grillo sul No Tav allora non potrò più rincorrere, per dire, Ghisolfi sul Sì Tav. </p>
<p>In politica bisogna finirla con l’idea che la sinistra non possa avere persone che stanno alla propria sinistra e hanno idee diverse. Bisogna mettere in conto che se sei per la Tav quelli che sono contro la Tav votano da un’altra parte. E tu, per compensare, devi prendere quei voti da un’altra parte. Io non suggerirei di fare alleanze con il Movimento di Grillo, anche perché non lo vogliono loro. Io suggerirei di assumere dei temi che parlano a quel mondo. Ci sarebbero temi infiniti: dai privilegi della casta ai diritti civili. Ma, ad esempio, il no ai termovalorizzatori non mi sento di dirlo. Se penso a un sistema ideale posso immaginare che, quando tutti faranno la raccolta differenziata, allora si potranno eliminare i termovalorizzatori. Ma la strada per fare questo è lunga. E non mi sento, pertanto, di correre dietro a Grillo su questi temi. </p>
<p>Su certe cose cercherei, quindi, non di fare delle alleanze, ma di sottrargli terreno. Penso a temi come quello della corruzione. E’ chiaro che sia sacrosanto il principio che chi è condannato in modo definitivo (a cominciare da Grillo, peraltro) non possa essere candidato.  Temi xome questi li dobbiamo fare nostri senza se e senza ma. Viceversa , non possiamo fare nostri dei temi che, a mio avviso, contrastano con un’idea di sviluppo e coesistenza sociale equilibrata.</p>
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    <title type="html">Intervista - Polisblog incontra Paolo Guarino: &quot;Vendola non ha ancora un ruolo nazionale&quot; (seconda parte)</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.polisblog.it/post/8731/intervista-polisblog-incontra-paolo-guarino-vendola-non-ha-ancora-un-ruolo-nazionale-seconda-parte" />
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    <author>
      <name>Bruno Marino</name>
    </author>
    <published>2010-10-08T11:44:06+00:00</published>
    <updated>2010-10-08T11:44:06+00:00</updated>
    <dc:subject>mediaticamente</dc:subject><dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>berlusconi</dc:subject><dc:subject>bersani</dc:subject><dc:subject>casini</dc:subject><dc:subject>elezioni</dc:subject><dc:subject>nichi vendola</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ecco la seconda parte dell&amp;#8217;intervista a Paolo Guarino. Trovate la prima parte qui.
Se fossi il consulente del PD, su quali issues consiglieresti di puntare, in vista delle elezioni? E se fossi[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/8731/intervista-polisblog-incontra-paolo-guarino-vendola-non-ha-ancora-un-ruolo-nazionale-seconda-parte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/3555833807_6871dbc983_b.jpeg" class="post" border="0" width="586" height="468" alt="" /><br clear="all" /> Ecco la seconda parte dell&#8217;intervista a Paolo Guarino. Trovate la prima parte <a href="http://www.polisblog.it/post/8718/intervista-polisblog-incontra-paolo-guarino-la-politica-italiana-gioca-in-uno-stadio-senza-spettatori-prima-parte">qui</a>.</p>
<p><strong>Se fossi il consulente del PD, su quali issues consiglieresti di puntare, in vista delle elezioni? E se fossi il consulente del PDL?</strong></p>
<p><em>Entrambi i partiti si trovano in una condizione difficile. Ci sono più rischi che opportunità in caso di elezioni anticipate. Comunque, consiglierei al PDL di valorizzare quanto fatto governando, smettendo di parlare di scandali, divisioni e leggi ad personam e magari andando oltre il terremoto e i rifiuti. Più in generale, punterei sulla capacità di Berlusconi di far sognare, quasi come se ci fosse l&#8217;idea di un ultimo, definitivo sogno. </p>
<p>Per quanto riguarda il PD, vale innanzitutto il suggerimento di Blair citato prima: fare politica. Parlino di quello che vogliono ma parlino alla gente. Il problema non riguarda non tanto la scelta di singoli temi, ma la credibilità e il linguaggio usato. La sfida del pd, in ogni caso, dovrebbe essere non quella di presidiare vecchi elettorati ma di rappresentare la nuova Italia, assente dalle rappresentazioni politiche e mediatiche. Il pd, in sostanza, dovrebbe scegliere un solo grande tema: l&#8217;innovazione.</em></p>
 <p><strong>Come giudichi Bersani dal punto di vista comunicativo?</strong></p>
<p><em>Non è il suo piano naturale. Ha una comunicativa popolare e interpersonale, sicuramente un po&#8217; troppo legata ad un contesto territoriale e culturale, emiliano-rurale-socialdemocratico, ahilui non innovativo. Non ha la forza dell&#8217;antileader alla Prodi, ma può tirare fuori le unghie. Si è dimostrato, anche lui come molti altri del centrosinistra, più abile in un ruolo tecnico che puramente politico. Da ministro era riuscito a percorrere una strada di innovazione liberale che aveva grandi potenzialità comunicative, non sfruttate in pieno e poi abbandonate.</em></p>
<p><strong>Ti è piaciuta la recente campagna di comunicazione del PD (rimbocchiamoci le maniche, ndA)?</strong></p>
<p><em>Le campagne del PD non mi stupiscono mai. Non mi emozionano, non mi fanno ridere nè arrabbiare, non mi fanno pensare. L&#8217;ultima mi piace più di quella delle regionali, con quei volti freddi e i fumetti.  &#8220;Rimbocchiamoci le maniche&#8221; è un&#8217;intelligente uso di linguaggio comune, e &#8220;giorni migliori&#8221; è una sintesi di messaggio sufficientemente facile ed evocativa. Quello che manca è la descrizione della proposta di realizzazione di questi giorni migliori. Il governo e Berlusconi sono ancora al centro, e l&#8217;assertività della &#8220;pazienza è finita&#8221; blocca il PD nel tentativo di rispecchiare uno stato d&#8217;animo passivo, piuttosto che lavorare a cambiare il clima emotivo del paese. </em></p>
<p><strong>Quali sono le possibilità di Fini di presentarsi come leader di una destra moderata ed europea, posto che in quel lato dello schieramento politico il padrone sembra essere sempre Berlusconi?</strong></p>
<p><em>Fini ha già le caratteristiche del leader di una destra moderata ed europea. Serio, istituzionale, onesto, anche laico. Però il giochetto &#8220;Sarkozy-Chirac&#8221; ha trovato un Berlusconi più combattivo del previsto, oltre che ancora padrone della scena della destra. Fini ha davanti a sè una strada stretta, avversario fedele al governo e dichiaratamente pacifico contendente del premier. Se segue poi il segmento più innovativo del suo recente consenso rischia di trovarsi in una nicchia. Il vero tema per Fini non è la destra moderata ed europea, piuttosto è la capacità di leadership e di creazione del consenso.</em></p>
<p><strong>Credi che la vicenda della casa di Montecarlo intacchi (o abbia intaccato) il prestigio del Presidente della Camera?</strong></p>
<p><em>Certo non esce rafforzato. Soprattutto <a href="http://www.polisblog.it/post/8632/video-gianfranco-fini-ecco-la-sua-verita">dopo il video</a> di presunte spiegazioni. Da quel video emerge l&#8217;immagine di un leader debole, tra incertezza e ingenuità, che non controlla i parenti e che non ha la forza di rompere definitivamente con Berlusconi. Un video, in più, totalmente tradizionale quanto a logiche mediatiche, in cui le potenzialità del web non sono state usate al meglio.</em></p>
<p><strong>Casini è impegnato nella costruzione del partito della Nazione, mentre alcuni esponenti dell&#8217;UDC (Cuffaro, Romano ecc) sembrano essersi schierati con Berlusconi. Che possibilità ha l&#8217;UDC di presentarsi come un &#8220;nuovo&#8221; partito di centro?</strong></p>
<p><em>Sono convinto che la maggioranza degli italiani sia ormai convinta sostenitrice del bipolarismo. Le critiche, la sfuducia e la distanza crescente dall&#8217;attuale dibattito politico non credo corrispondano ad una voglia di ritorno a schemi proporzionali e multipolari, o a polarità variabili. Credo poco, quindi, allo spazio di un terzo polo di centro. Uno spazio tattico può anche esserci, ma strategicamente credo che i centristi torneranno a scegliere di allearsi, magari trattando fino all&#8217;ultimo per farlo in posizione di forza. </em></p>
<p><strong>Come giudichi Nichi Vendola? Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?</strong></p>
<p><em>Sicuramente Nichi ha doti di leadership, ha retorica e carisma, ma non mi pare abbia ancora la forza necessaria per ambire ad una leadership nazionale. La sua forza in Puglia, aiutata dalle scelte del PD e dalle primarie vinte &#8220;solo&#8221; contro tutti, ha trovato radicamento in una conoscenza profonda del territorio e delle antropologe che lo abitano. </p>
<p>Così, parlando a giovani e insieme alle mamme e alle nonne, Vendola è riuscito a proporre un racconto innovativo e vincente della sua regione. L&#8217;esperimento delle <a href="http://fabbrica.nichivendola.it/">&#8220;fabbriche di Nichi&#8221;</a>, poi, è un interessante tentativo di costruire una forma diversa di partecipazione, ma anche questa esperienza mi pare finora troppo legata ai pugliesi, sul territorio o fuorisede. Per ambire a giocare un ruolo nazionale, e siamo al punto di debolezza, Vendola dovrebbe riuscire a rendersi &#8220;esportabile&#8221; nel resto d&#8217;Italia, da un punto di vista sia tematico che di più complessivo racconto del paese.</em></p>
<p><strong>Che idea ti sei fatto del MoVimento a cinque stelle di Grillo? Pensi che possa crescere in futuro o si tratta di una fiammata di breve durata?</strong></p>
<p><em>Il successo dei grillini è direttamente proporzionale alla crisi dei partiti e della politica tradizionale. Potranno continuare a giocare una funzione di disturbo, vivendo nell&#8217;ambiguità del movimento politico-antipolitico-comico, ma li ritengo una conseguenza della crisi politica, non una soluzione ad essa.</em></p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/ciocci/3555833807/sizes/l/in/photostream/">Flickr</a></p>
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    <title type="html">Intervista - Polisblog incontra Paolo Guarino: &quot;la politica italiana gioca in uno stadio senza spettatori&quot; (Prima parte)</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.polisblog.it/post/8718/intervista-polisblog-incontra-paolo-guarino-la-politica-italiana-gioca-in-uno-stadio-senza-spettatori-prima-parte" />
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    <author>
      <name>Bruno Marino</name>
    </author>
    <published>2010-10-07T11:45:06+00:00</published>
    <updated>2010-10-07T11:45:06+00:00</updated>
    <dc:subject>popolo-delle-liberta-pdl</dc:subject><dc:subject>partito-democratico-pd</dc:subject><dc:subject>italia-dei-valori</dc:subject><dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>berlusconi</dc:subject><dc:subject>di pietro</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Prima di tutto, le presentazioni: Paolo Guarino, 35 anni, napoletano trapiantato a Roma, è analista e consulente politico. Socio fondatore dello studio di ricerca e consulenza DGG. Insegna Marketing[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/8718/intervista-polisblog-incontra-paolo-guarino-la-politica-italiana-gioca-in-uno-stadio-senza-spettatori-prima-parte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/514514649_1b8d807dfd_z.jpeg" class="post" border="0" width="586" height="468" alt="" /><br clear="all" /> Prima di tutto, le presentazioni: Paolo Guarino, 35 anni, napoletano trapiantato a Roma, è analista e consulente politico. Socio fondatore dello studio di ricerca e consulenza <a href="http://www.dggconsulting.it/">DGG</a>. Insegna Marketing elettorale e consulenza politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;Università di Firenze.</p>
<p><strong>Paolo, come giudichi la comunicazione di PD e PDL? Chi è in vantaggio, chi sta comunicando meglio?</strong></p>
<p><em>Parlare della comunicazione di Pd e Pdl significa parlare dello stato della comunicazione politica in Italia, e il mio non è un giudizio positivo. Da un punto di vista culturale siamo indietro, anche a causa di un sistema statico, ancora arroccato da una parte a logiche partitico-ideologiche (da Prima Repubblica) e dall&#8217;altra disperso dietro al fantasma del grande comunicatore Berlusconi. </p>
<p>Siamo nel pieno della vecchia metafora di Philip Gould, storico collaboratore di Blair nella costruzione del New Labour, dello stadio vuoto: la politica italiana (e la comunicazione che ne deriva) gioca in uno stadio senza più spettatori. Ecco, non mi pare che Pdl e Pd lavorino con efficacia per riportare quegli spettatori ad appassionarsi e partecipare al gioco.</em></p>
 <p><strong>Il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/03/berlusconi-prova-il-format-da-campagna-elettorale/67505/">recente discorso</a> di Berlusconi a Milano è la solita tirata contro i pm comunisti, o ci sono stati elementi interessanti di novità?</strong></p>
<p><em>Berlusconi, ormai dal 2006, sa che la cosa che gli conviene di più, e la prima da salvaguardare, è la cura - la conservazione maniacale - del suo elettorato di riferimento, quello che lo segue dal 1994 e che lo continua a tenere al centro della scena. Non è certo a lui, forte dei consensi larghi di due anni fa e migliore rappresentante dell&#8217;innovazione per un segmento ancora profondo, che conviene una strategia nuova o alternativa, non è a lui che conviene un reale cambiamento nella dinamica politica. </p>
<p>Siamo ormai abituati a fasi alterne di distensione e aggressività - e sì, i nemici sono sempre i soliti - da parte del premier. Certo, recentemente l&#8217;altalena sembra talvolta sfuggirgli di mano, ma continua ad essere il più capace di improvvisi recuperi, anche se a base di colpi di reni. </em></p>
<p><strong>Quali sono, secondo te, i punti principali dello story telling berlusconiano?</strong></p>
<p><em>La <a href="http://www.repubblica.it/online/politica/campagnacinque/libro/libro.html">&#8220;Storia Italiana&#8221;</a> che ci ha mandato a casa ormai quasi dieci anni fa: quella è ancora la migliore sintesi del racconto di Berlusconi. L&#8217;obiettivo narrativo è esplicitato fin dal titolo e le immagini sono il miglior modo, oggi, per offrire la storia di un uomo che si è fatto da solo, del fare, capace di ogni successo, sempre sorridente. È  un&#8217;icona, ormai, sempre uguale a se stesso, nella versione doppio petto o maglioncino. </p>
<p>Un&#8217;icona con le sue sfaccettature negative, i dubbi morali e legali che tanti manifestano, anch&#8217;esse talmente integrate nella figur(in)a da non colpire più nessuno, restando determinanti per alcuni e ininfluenti per altri. Credo che abbia davvero ragione Blair, sia quando dice che Berlusconi è simpatico, sia quando ammonisce che per batterlo non bisogna parlare di lui, ma fare politica.</em></p>
<p><strong>Credi che il racconto berlusconiano, ormai lo stesso da sedici anni, faccia ancora presa sull&#8217;elettorato? E se sì, su quale parte dell&#8217;elettorato?</strong></p>
<p><em>Sì, come dicevo, credo faccia ancora presa. Nonostante l&#8217;offuscamento che anche la sua immagine ha subito nell&#8217;ultimo periodo, c&#8217;è ancora un pezzo di Italia - popolare, debole, furba, credulona e disillusa, media - che si riconosce in lui. Ma attenzione: credo che dal 2006 Berlusconi sia battibile. La sua forza deriva dalla staticità cronica che ha assunto il nostro sistema. </p>
<p>Per dirla con un parallelo, Berlusconi è ancora un leader 1.0. mentre il mondo va verso il 3.0, qualsiasi cosa sia. Se ci fosse una proposta o un leader (un leader, non un&#8217;altra icona sola al comando) capace di presentare un racconto dell&#8217;italia 2.0 troverebbe praterie impreviste.</em> </p>
<p><strong>Pensi che la <a href="http://www.polisblog.it/post/8687/berlusconi-le-bestemmie-e-il-vaticano-ecco-il-mercato-dei-peccati">barzelletta con bestemmia</a>, che l&#8217;Espresso ha recentemente scovato, possa influire sulla presa di Berlusconi sull&#8217;elettorato cattolico?</strong></p>
<p><em>Berlusconi da questo punto di vista è una figura mitica, capace di coniugare con assoluta credibilità due visioni del mondo contrastanti. Con il racconto politico, quella di un&#8217;Italia cattolica e attaccata ai valori tradizionali, con quello antropologico della sua vita mette in scena quanto di più lontano possa esistere dai valori cattolici. Se dovessi scommettere, punterei sul perdono della bestemmia.</em> </p>
<p><strong>Di Pietro negli ultimi tempi sembra essere in un cono d&#8217;ombra. Come mai? Cosa dovrebbe fare per recuperare visibilità?</strong></p>
<p><em>Di Pietro ha scelto e continua a perseguire un posizionamento stretto: da una parte legato alla sua origine e alla legalità post-tangentopoli, dall&#8217;altro chiuso in un continuo climax antiberlusconiano. Ha saputo modulare bene, poi, la logica rurale, contadina, chiara nella sua retorica, con il web (dove però più che soggetto di reale dialogo si presenta come icona da seguire). Non ha molti spazi e l&#8217;entrata/uscita dal cono d&#8217;ombra è legata anche all&#8217;evolversi dello scenario generale, con visibilità più o meno larga legata a logiche emergenziali e catastrofiste ( e anche dipendente dall&#8217;efficacia - o meglio dalla non efficacia- della proposta e della comunicazione del Pd. </p>
<p>Se si votasse nella prossima primavera avrebbe mesi proficui di attacchi a Berlusconi, se la legislatura va avanti credo sia difficile che possa reggere solo con strappi e continui aumenti del tono di voce.</em></p>
<p>A domani per la <a href="http://www.polisblog.it/post/8731/intervista-polisblog-incontra-paolo-guarino-vendola-non-ha-ancora-un-ruolo-nazionale-seconda-parte">seconda parte </a>dell&#8217;intervista.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/russellcc/514514649/sizes/z/in/photostream/">Flickr</a></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Intervista: Mario Baldassarri a Polisblog “In autunno ci vuole una manovra per la crescita”</title>
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    <author>
      <name>Ulisse Spinnato Vega</name>
    </author>
    <published>2010-09-10T09:00:11+00:00</published>
    <updated>2010-09-10T09:00:11+00:00</updated>
    <dc:subject>analisi-e-dati</dc:subject><dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>elezioni-anticipate</dc:subject><dc:subject>economia</dc:subject><dc:subject>finiani</dc:subject><dc:subject>giulio tremonti</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>manovra</dc:subject><dc:subject>mario baldassarri</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[E&amp;#8217; la &amp;#8216;mente&amp;#8217; economica dei cosiddetti finiani. Dal suo scranno di presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, Mario Baldassarri fa da tempo il controcanto al[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/8517/intervista-mario-baldassarri-a-polisblog-in-autunno-ci-vuole-una-manovra-per-la-crescita"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Baldassarri_Mario_adn400x300_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="360" height="270" alt="" /> E&#8217; la &#8216;mente&#8217; economica dei cosiddetti finiani. Dal suo scranno di presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, Mario Baldassarri fa da tempo il controcanto al Tremonti rigorista. E insiste nel chiedere una politica di crescita, occupazione e redistribuzione accanto a quella – prioritaria per il &#8216;Divo Giulio&#8217; – di controllo ferreo dei conti pubblici. </p>
<p>Chi non ricorda la sua proposta di un anno fa? Una contromanovra da 35miliardi di tagli e sgravi che puntava a rivoluzionare la finanziaria del governo. Non se ne fece nulla, ma ancora oggi il Fini-pensiero sui temi dell&#8217;economia rispecchia in pieno le posizioni dell&#8217;ex viceministro delle Finanze. </p>
<p>Che a Polisblog.it dice: “<em>Elezioni a novembre o a marzo? Di sicuro per il bilancio dello Stato è meglio avere un governo solido e autorevole che governa</em>”. </p>
 <p>L&#8217;Fmi fa sapere che la crescita italiana resta troppo lenta e gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dal Wall Street Journal tengono i mercati internazionali in apprensione. La domanda interna americana ristagna, la disoccupazione resta su alti livelli in Usa e in Europa e il rischio di un &#8216;double dip&#8217; appare tutt&#8217;altro che scongiurato. Inoltre, continua ad allargarsi il differenziale tra i titoli tedeschi e quelli dei Paesi mediterranei. Malgrado ciò, Tremonti insiste nel rassicurare: non servirà alcuna manovra correttiva e la prossima legge di stabilità sarà solo tabellare. Baldassarri, però, ritorna sul solito mantra: “<em>Lo dico da tanto tempo: servirebbe eccome una nuova manovra. Ma non aggiuntiva, bensì fatta per la crescita e l&#8217;occupazione</em>”.</p>
<p><!--more--><strong>Presidente, malgrado il deficit italiano sia sostanzialmente sotto controllo, non si può dire che siamo fuori pericolo. </strong><br />
“<em>A livello internazionale ci sono tre paradossi che non fanno presagire nulla di buono</em>”. </p>
<p><strong>Cioè?</strong><br />
“<em>Primo: la cosiddetta ripresa poggia sugli stessi squilibri di quella precedente, ossia sul deficit americano e sull&#8217;avanzo cinese. Le due economie che tirano di più, Cina e Germania, basano tutto sulle esportazioni. Ma quanto può durare quest&#8217;andazzo se chi deve comprare non ce la fa? Secondo: quel sistema bancario e finanziario, connivente con le società di rating, che ha creato la bolla, oggi si erge a giudice arbitro degli stati sovrani che si sono indebitati per salvare le banche stesse. Terzo: l&#8217;Ue non esiste a livello di governance unica dell&#8217;economia. Noi subiamo il costo dell&#8217;Europa burocratica e farraginosa, ma subiamo anche l&#8217;assenza degli Stati Uniti d&#8217;Europa</em>”. </p>
<p><strong>Insomma, gli stati nazionali non bastano.</strong><br />
“<em>Gli stati nazionali, Italia compresa, fanno politiche nazionali. Ma non concorrono a fare la politica europea. Quest&#8217;ultima è demandata a organismi tecnico-burocratici autoreferenti come la Bce</em>”. </p>
<p><strong>Però la Banca centrale europea è l&#8217;unico organismo veramente federale che ha saputo intervenire prontamente durante la crisi.</strong><br />
“<em>Sì, tuttavia il suo unico interesse è il controllo dell&#8217;inflazione. Si cura poco della crescita e del cambio. Francoforte ha lasciato apprezzare l&#8217;euro, ma ogni 10 centesimi di apprezzamento sul dollaro equivalgono a mezzo punto di crescita persa dall&#8217;Europa, anche a parità di condizioni</em>”.</p>
<p><strong>Lei insiste sulla crescita da stimolare tramite la detassazione. Dunque condividerà l&#8217;ipotesi che circola di azzerare l&#8217;Irap per le regioni virtuose con il federalismo fiscale.</strong><br />
“<em>Ho proposto da tempo in Senato di togliere il monte-salari dalla base imponibile Irap. Così, tanto per iniziare. È un&#8217;imposta che può essere azzerata, recuperando le risorse compensative attraverso il taglio degli sprechi e della spesa pubblica</em>”. </p>
<p><strong>Presidente, il suo ruolo nella Bicamerale sull&#8217;attuazione del federalismo fiscale potrebbe essere decisivo negli equilibri tra i finiani e il resto della maggioranza. E il tema chiave è quello dei costi standard per la sanità regionale.</strong><br />
“<em>Proprio nell&#8217;ufficio di presidenza di ieri è stato messo a punto un calendario delle questioni sul tavolo: la prossima settimana lavoreremo al decreto su Roma Capitale e successivamente proprio ai fabbisogni standard. Faremo anche un seminario tecnico allargato, anzi pubblico, su queste tematiche per il 7-8 ottobre</em>”. </p>
<p><strong>Un&#8217;intesa sul federalismo potrebbe salvare maggioranza e governo?</strong><br />
“<em>Il federalismo serve a tutto il Paese. Responsabilizza gli enti locali e permette ai cittadini di controllare dove finiscono i loro soldi. Naturalmente deve essere equo e deve servire a unire la nazione</em>”.</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Intervista. Polisblog incontra Francesco Piccinini, direttore di Agora Vox Italia</title>
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    <author>
      <name>Giovanni Molaschi</name>
    </author>
    <published>2010-09-07T00:01:40+00:00</published>
    <updated>2010-09-07T00:01:40+00:00</updated>
    <dc:subject>intervista-con</dc:subject><dc:subject>agora vox</dc:subject><dc:subject>crisi di governo</dc:subject><dc:subject>elezioni anticipate</dc:subject><dc:subject>francesco piccinini</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>legge bavaglio</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Agora Vox Italia, negli stessi giorni in cui la stampa scioperava contro la legge bavaglio zittendosi (paradossalmente), proponeva ai propri lettori una serie di punti di vista introvabili sui media[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/8464/intervista-polisblog-incontra-francesco-piccinini-direttore-di-agora-vox-italia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Intervista.PolisblogincontraFrancescoPiccininidirettorediAgoraVoxItalia.jpg" class="post" border="0" width="586" height="362" alt="" /><br clear="all" /><a href="http://www.agoravox.it/">Agora Vox Italia</a>, negli stessi giorni in cui la stampa scioperava contro la legge bavaglio zittendosi (paradossalmente), proponeva ai propri lettori <a href="http://www.polisblog.it/post/8113/legge-bavaglio-enrico-mentana-avvalla-in-parte-la-posizione-di-silvio-berlusconi">una serie di punti di vista</a> introvabili sui media tradizionali. </p>
<p>A quasi due mesi da quell’evento abbiamo deciso di incontrare Francesco Piccinini (direttore di Agora Vox Italia) per capire come la rete, che con lui si confronta, ha risposto ai dubbi innescati da Gianfranco Fini negli ultimi mesi.</p>
<p><strong>La spaccatura che si è verificata nel Popolo della Libertà crede che potrebbe far terminare prima del previsto la legislatura in corso?</strong></p>
<blockquote><p>Non credo che il Governo avrà vita lunga. Il “particulare” gucciardiniano attraverso cui analizziamo gli eventi nostrani ci fa ritenere che i governi resistano o cadano unicamente a causa di dinamiche nazionali. </p></blockquote>
 <blockquote><p>La spaccatura di Fini non è che il riflesso interno di una morsa internazionale che mira a mettere la parola fine al “berlusconismo”. Sebbene le parole del Presidente del Consiglio vadano sempre prese con le pinze, egli non era distante dalla realtà quando affermava che esiste una “manovra internazionale” contro di lui. </p>
<p>Il cambio di Presidente oltreoceano non gli ha giovato. L’attuale amministrazione USA non vede di buon occhio la sua vicinanza a Putin e Gheddafi. Tale vicinanza ha leso la sua, già labile, credibilità internazionale. Non è un caso che anche gli altri leader europei a lui vicini in passato, non ultimo Sarkozy, evitino apparizioni al suo fianco. </p>
<p>In più, nel corso della famosa cena a casa di Vespa, sembra che anche il Vaticano abbia “scaricato” il Premier (non è un caso la tempistica con cui Panorama ha pubblicato <a href="http://www.queerblog.it/post/8587/perche-panorama-ha-sbagliato-sullinchiesta-dei-preti-gay">l’inchiesta sui preti gay</a>).</p>
<p>A quanto detto finora si aggiunge un motivo strettamente economico-politico. A settembre ci sarà l’asta per i restanti 52 miliardi di titoli di Stato; ad oggi, grazie a Tremonti, sono stati piazzati già 315 miliardi tra Bot, Btp e Ctz con relativa facilità sul mercato estero ed è sceso lo spread con i titoli tedeschi. </p>
<p>L’asta è stata facile, come ha affermato anche Maria Cannata, dirigente generale del Tesoro a capo del dipartimento sul debito: «il collocamento dei titoli è proseguito normalmente in un contesto di mercato tutt’altro che normale». </p>
<p>L’attuale Ministro del Tesoro sta tenendo il timone economico italiano, a stretto contatto con Mario Draghi e il Quirinale (i cui richiami ad evitare elezioni in autunno guardano a queste scadenze fondamentali per evitare la bancarotta del paese). Un asse economico, quello con Draghi, che va avanti sin dai tempi del Britannia e che ha trovato, ora, una sponda politica a destra con Fini (a sinistra c’è D’Alema). </p>
<p>Un asse che ha garantito che i titoli, anche quelli decennali in scadenza ora, ritrovassero subito degli acquirenti stranieri nonostante il momento di crisi. Allora ci sarebbe da chiedersi se sia solo un caso che le persone che stanno prendendo le distanze dal Premier: Fini, Draghi e la Marcegaglia esplicitamente, Tremonti con un prolungato silenzio, siano tutti membri dell’Aspen Institute. Gli stessi Tremonti e Draghi sono indicati come possibili “Presidenti tecnici” per guidare il paese oltre l’autunno. E’ un solo un caso?</p></blockquote>
<p><strong>Cosa pensa la community di <a href="http://www.agoravox.it/">Agora Vox Italia</a> di quanto sta accadendo al Governo di Silvio Berlusconi?</strong></p>
<blockquote><p>Come sempre su AgoraVox ci sono opinioni diverse. In molti sperano nella caduta del Governo ma c’è molto scetticismo verso Fini e la tenuta del suo gruppo, c’è chi è vicino alle posizioni di FareFuturo, chi ne è scettico e chi crede nell’ennesimo colpo di coda del Premier.</p>
<p>Il minimo comune denominatore, in questa fase, è la difesa delle prerogative di Napolitano e dell’iter costituzionale in caso di caduta del Governo. L’opposizione della nostra community, ad un’eventuale deriva verso una “Costituzione materiale”, è nettissima. Nessuno, o quasi, pensa che sia legittimo venire meno al dettame costituzionale.</p>
<p>In ogni caso il dibattito è molto vivace e i blogger italiani che si occupano con puntualità di politica (da Fabio Chiusi all’89, da Daw a NonLeggerlo) sono attivissimi, così come il resto della community, in questi momenti concitati.</p></blockquote>
<p><strong>Diversamente dai suoi colleghi della carta stampata nel giorno in cui si scioperava contro la legge Bavaglio lei, con il suo gruppo di lavoro, ha pubblicato opinioni di illustri pensatori. L’informazione on-line in Italia deve ancora emanciparsi? Perché?</strong></p>
<blockquote><p>L’idea è stata che l’unica attualità fosse la libertà d’espressione. Piuttosto che lasciare una pagina bianca abbiamo preferito dare spazio agli uomini e alle donne d’Italia che, quotidianamente, si mettono in gioco per il paese, abbandonando, per un giorno il racconto della stretta attualità. Tre magistrati: Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Raffaele Cantone hanno espresso il proprio punto di vista sulla lotta alla criminalità e le conseguenze, nefaste, della legge sulle intercettazioni.</p>
<p>Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Tiziano Scarpa e Sergio Nazzaro hanno ritratto la condizione attuale del nostro paese. Pino Maniaci ci ha parlato di mafia e libertà d’informazione. Vittorio Zambardino si è espresso, liberamente, sui giornalisti anch’essi corporazione, uniti solo davanti a rischi economici. E infine i blogger ci hanno dato il loro punto di vista sulla legge e sul comma ammazza-blog.</p>
<p>Alcuni, a torto, ci hanno accusato di essere dei crumiri: assurdo. E’ assurda questa logica dicotomica. E’ un modo di vedere e vivere l’Italia che uccide il dialogo, la crescita. Sembra di assistere a tifoserie che si scontrano sulle curve mentre i giocatori decidono il risultato nello spogliatoio. Le conseguenze sono culturalmente devastanti: tutto si riassume in un essere pro o contro (e non solo in politica). Se si critica La Repubblica o Il Fatto Quotidiano si diventa berlusconiani; se si critica Berlusconi si è comunisti. </p>
<p>Noi di AgoraVox vogliamo semplicemente rivendicare la libertà di avere un’opinione e poter dialogare serenamente con chi la pensa in maniera differente. Trent’anni di televisione urlata, di politici che interrompono l’interlocutore, trent’anni di “maleducazione televisiva” hanno prodotto un’Italia che non sa più dialogare.</p>
<p>Eravamo, e lo siamo ancora, fortemente critici nei confronti del decreto sulle intercettazioni e abbiamo, semplicemente, fatto sciopero in una maniera “differente”, oserei dire “diversa”. Ma il diverso ha sempre fatto paura perché non è ascrivibile nel “pensiero unico”.</p></blockquote>
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    <title type="html">Intervista: Pietro Ichino a Polisblog, “Pomigliano? Ecco come riformerei contratto e relazioni industriali”</title>
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      <name>Ulisse Spinnato Vega</name>
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    <published>2010-09-03T14:34:22+00:00</published>
    <updated>2010-09-03T14:34:22+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Il processo riformatore della contrattazione e delle relazioni industriali non si avvia in modo ordinato e organico? Ci ha pensato l&amp;#8217;ad Fiat Sergio Marchionne a[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.polisblog.it/post/8459/intervista-ichino-a-polisblog-pomigliano-ecco-come-riformerei-contratto-e-relazioni-industriali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/fiatpomiglianofiomcgilprotesta.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="all" />Il processo riformatore della contrattazione e delle relazioni industriali non si avvia in modo ordinato e organico? Ci ha pensato l&#8217;ad Fiat Sergio Marchionne a &#8217;strattonare&#8217; il sistema, a forzare la mano. Dapprima con la newco per Pomigliano e poi minacciando l&#8217;uscita da Federmeccanica per affrancarsi dal giogo del contratto nazionale e per dare vita a un contratto dell&#8217;auto ad hoc. </p>
<p>A quel punto è partita la mediazione di Confindustria. Il presidente Emma Marcegaglia vuole infatti salvare capra e cavoli, per cui adesso si discute di deroghe allo stesso contratto nazionale in favore di aziende che compiono grossi investimenti con ambiziosi obiettivi di mercato e produttività. </p>
<p>Martedì si riunisce il direttivo di Federmeccanica per valutare la situazione. Il 15 settembre, invece, l&#8217;organizzazione datoriale aprirà il tavolo con i sindacati di categoria che sottoscrissero la riforma della contrattazione nel gennaio 2009. Mancheranno, dunque, i &#8216;duri&#8217; della Fiom che hanno già parlato di appuntamento pensato per “cancellare il contratto nazionale”. Il celebre giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino, ha da sempre idee molto chiare su come modificare il funzionamento della cinghia di trasmissione lavoratore-rappresentanza sindacale-proprietà. E in un&#8217;intervista a Polisblog.it dice: “<em>Il contratto nazionale va applicato laddove è impossibile applicare quello aziendale</em>”.</p>
 <p><strong>Professor Ichino, prima il caso di Pomigliano, ora esplode la vicenda Indesit. L&#8217;esempio considerato all&#8217;inizio eccezionale non sarà dunque tale. E imporrà una rivoluzione nel processo della contrattazione e nelle relazioni industriali. Cosa sta accadendo?</strong><br />
“<em>Quello che sta accadendo a Pomigliano e alla Indesit è descritto in modo preciso nel libro &#8216;A che cosa serve il sindacato&#8217;, che ho pubblicato nel 2005. Entrambe le vicende mettono in luce un grave difetto del nostro sistema di relazioni industriali: manca il criterio di verifica della rappresentatività effettiva dei sindacati, manca la regola che stabilisca condizioni e requisiti per la validità della deroga al contratto nazionale negoziata al livello aziendale, manca una disciplina della clausola di tregua coerente con gli standard della maggior parte dei Paesi occidentali industrializzati</em>”.</p>
<p><strong>Il principio delle deroghe di cui tanto si parla non contrasta con la flessibilità legata alla contrattazione di secondo livello, flessibilità rafforzata dall&#8217;accordo del  2009? Non basterebbe quest&#8217;ultima?</strong><br />
“<em>Nonostante il modo in cui esso è stato presentato dai suoi protagonisti e dai suoi antagonisti, in perfetta sintonia tra loro, l’accordo del gennaio 2009 risponde ancora a un modello di contrattazione molto centralizzato. Tanto è vero che alla prima occasione di qualche importanza – quella di Pomigliano – esso si è rivelato inadeguato rispetto alla necessità di un piano industriale innovativo</em>”.<br />
 <br />
<strong>Vede favorevolmente l&#8217;addio al contratto nazionale? Oppure basta rafforzare la contrattazione decentrata? E laddove la contrattazione decentrata non è applicabile, che si fa?</strong><br />
“<em>La mia tesi è che il contratto collettivo nazionale deve porre la disciplina &#8216;di default&#8217;, cioè quella che si deve applicare in tutti i casi in cui manchi un contratto aziendale stipulato da una coalizione sindacale sufficientemente rappresentativa. Altrimenti, si applica il contratto aziendale. Questo consentirebbe uno spostamento del baricentro del sistema delle relazioni industriali verso i luoghi di lavoro, senza però lasciare prive di una disciplina contrattuale le aziende dove la contrattazione collettiva non arriva</em>”.</p>
<p><strong>La Fiom non sembra contraria in modo pregiudiziale a turni più flessibili, pause ridotte e a un aumento degli straordinari decisi unilateralmente. Però, un&#8217;organizzazione del lavoro più efficace deve passare per forza dalla revisione del diritto costituzionale (e individuale) di sciopero? </strong><br />
“<em>La Fiom è contraria alla deroga al contratto nazionale contenuta nell’accordo di Pomigliano per quel che riguarda le punte anomale di assenza per malattia. A mio parere sbaglia, perché la disposizione contenuta nell’accordo è molto ragionevole e non contrasta con alcune norma legislativa. L’altro punto di grave dissenso riguarda la clausola di tregua: la Fiom ritiene che essa non possa vincolare il singolo lavoratore a cui il contratto che la contiene si applica. Questa tesi, che prevale tra i giuslavoristi italiani ed è funzionale a un sistema di relazioni industriali che consente la conflittualità permanente, non ha fondamento in alcuna legge e neppure nella Costituzione. In quasi tutti gli altri Paesi europei maggiori la clausola di tregua vincola anche i lavoratori a cui il contratto si applica. A me sembra che anche l’Italia farebbe bene ad allinearsi a questo standard: anche nell’interesse dello stesso sindacato, il quale ha bisogno di una moneta di scambio credibile al tavolo delle trattative</em>”.</p>
<p><strong>Come si recupera la produttività del Paese? Non si sta dando troppo peso, nel dibattito attuale, all&#8217;organizzazione del lavoro e al rapporto col sindacato rispetto a temi tipo infrastrutture, burocrazia, ricerca, innovazione e qualità dei prodotti (per esempio le auto) da proporre al mercato? Per intenderci, le vendite Fiat crollano ancora, ma forse non per colpa delle turbolenze con i lavoratori.</strong><br />
“<em>Non c’è dubbio che a determinare la pessima performance italiana in materia di produttività e di capacità di attrarre gli investimenti stranieri contribuiscano anche altre cause: soprattutto i gravi difetti di funzionamento delle nostre amministrazioni pubbliche e delle nostre infrastrutture. Ma vi contribuiscono anche un diritto del lavoro ipertrofico, complicatissimo, illeggibile per gli stessi specialisti italiani, e un sistema di relazioni industriali inconcludente, che attribuisce di fatto alle formazioni sindacali minoritarie un potere di veto sui piani industriali innovativi</em>”.</p>
<p><strong>Cesare Romiti, l&#8217;altro giorno, invitava Marchionne a star calmo, visto che Melfi è una fabbrica tranquilla, &#8220;nulla a che vedere con la Mirafiori degli anni &#8216;70&#8243;, diceva. E soprattutto smontava l&#8217;assunto molto in voga secondo cui ci vuole un &#8220;patto tra produttori&#8221;, l&#8217;identità di interessi tra capitale e lavoro. Anzi, rispolverava il vecchio principio del naturale conflitto tra parti che sembra ormai in soffitta.</strong><br />
“<em>A me sembra che tra imprenditore e lavoratori ci sia una comunanza di interessi circa la massimizzazione della produzione e del reddito dell’impresa. Ci sia invece un conflitto di interessi – peraltro suscettibile di agevole composizione, in condizioni di normale trasparenza e affidabilità reciproca delle parti - circa la distribuzione dei frutti prodotti. Mi sembra molto sbagliato negare sia la prima, sia il secondo</em>”.</p>
<p><strong>Come coinvolgere i lavoratori negli interessi dell&#8217;impresa. Azionariato? Partecipazione ai consigli di sorveglianza?</strong><br />
“<em>Non c’è un modello unico: nel disegno di legge che ho elaborato su incarico della Commissione Lavoro del Senato nel 2009 se ne indicano nove diversi. Nessuno di questi può essere imposto, e neppure proposto come modello dominante: in ciascuna impresa devono essere le parti a decidere se e quale modello attivare, con un apposito contratto collettivo istitutivo. Ciò che occorre, invece, è promuovere il confronto e la competizione tra i modelli diversi</em>”.</p>
<p><strong>A suo modo di vedere, come si è mosso il governo? Ha una giusta politica industriale? E soprattutto: fenomeni industriali globali possono essere governati da un singolo esecutivo nazionale?</strong><br />
“<em>Su questo terreno il nostro Governo attuale non si è mosso proprio: il ministro Sacconi ha scelto di non intervenire per promuovere lo sviluppo e confronto tra modelli diversi di partecipazione nelle imprese, e di non intervenire neppure per risolvere in via sussidiaria e provvisoria con una legge semplice e snella le due grandi lacune del sistema delle relazioni industriali di cui abbiamo parlato prima. Per ora il bilancio delle politiche del lavoro in questa legislatura mi sembra davvero modestissimo. Quanto alla politica industriale, lì da mesi manca addirittura lo stesso titolare del dicastero</em>”.</p>
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