
Fino a non molto tempo fa la vita politica di Antonio Di Pietro era abbastanza facile: era lui il professionista dell’anti-casta, pronto a urlare contro sprechi & privilegi. Ma come sempre in questi casi, prima o poi arriva qualcuno più duro e puro di te, che va sotto il nome di Beppe Grillo. Dopo un’alleanza (almeno d’intenti) durata qualche anno, ora i due sembrano essere arrivati ai ferri corti, ma perché?
La crescita esponenziale del Movimento 5 Stelle e il suo exploit previsto per le elezioni amministrative hanno messo in seria difficoltà l’Italia dei Valori, visto che le due liste si contendono lo stesso elettorato di arrabbiati. E a Di Pietro non è bastata la scelta obbligata di mettersi all’opposizione del governo Monti per scongiurare il rischio di un’emoraggia di voti verso Grillo, considerando anche le non belle figure fatte dal suo partito con i casi, non ancora digeriti, di Scilipoti e De Gregorio.
Ed ecco che mentre Grillo spara sempre più in alto - prendendo ormai di mira quotidianamente anche il presidente della Repubblica -, l’ex eroe di Mani Pulite deve reagire: “La differenza tra me e lui, è una sola. Io critico ma voglio costruire un’alternativa, lui mira a sfasciare tutto e basta”. Come dire che mentre Di Pietro lavora dall’interno delle istituzioni per cambiare il paese, la “rivoluzione” di Grillo può provocare solo la distruzione di tutto il meccanismo. Il tentativo di Tonino è quello di riposizionarsi in una nuova forma di “anti-casta moderato” e far passare l’amico-nemico come un radicale incapace di costruire l’alternativa, sottolineando allo stesso tempo le tante idee comuni tra i due. Grillo non l’ha presa bene: “Le parole di Di Pietro mi lasciano sbigottito. Da lui non me lo aspettavo”.
Finta ingenuità? Anche se Di Pietro ha in parte riformulato il suo giudizio su Grillo, tra i due non potrà più tornare l’armonia di un tempo, quando assieme a Travaglio formavano il trio più anti-Berlusconiano che c’è. Un po’ per la scomparsa del nemico comune, ma soprattutto per i tanti voti che i due si contendono. E mentre Grillo può continuare la sua battaglia senza dover rendere conto a nessuno - visto che ha mille volte confermato la sua volontà di non candidarsi (e secondo lo statuto del M5S neanche può) - questo è un lusso che Di Pietro non può concedersi. La sua unica chance di bloccare la crescita del nuovo rivale è mostrarsi come un’alternativa più credibile. Intanto si aspettano le contro-mosse del terzo politico coinvolto in questa battaglia: Nichi Vendola…
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Il gioco delle parti sui rimborsi elettorali registra una nuova presa di posizione, quella di Antonio Di Pietro, che dopo aver promosso un referendum per l’abrograzione della legge che regola i finanziamenti ai partiti, ha annunciato che l’Italia dei Valori restituirà i 4 milioni di euro dell’ultima tranche di rimborsi elettorali, facendo un assegno circolare al ministro Fornero, con la raccomandazione di girarli alle fasce più deboli.
L’Idv non è la prima: la Lega Nord ha già rinunciato all’ultima tranche di rimborsi, ma l’ha fatto anche per evitare l’onta di vedersi respingere d’ufficio i finanziamenti, a causa delle irregolarità emerse nel caso Belsito. Poi c’è chi, come Futuro e Libertà, si vanta di non ricevere rimborsi: ma questo avviene perché, non essendosi mai presentata alle elezioni, non ha diritto ad accedere ai finanziamenti. Nel frattempo, Pdl, Pd e Udc si tengono ben stretti i soldi della tranche di giugno, più che mai necessari per non chiudere bottega.
E, a proposito di rimborsi, l’Italia dei Valori si è accorta un po’ tardi che questo sistema non funziona. Al contrario dei Radicali, che dopo aver promosso il referendum del ‘93 hanno sempre restituito i soldi ricevuti (consegnandoli direttamente ai cittadini, qui un video), il partito di Di Pietro dal 2001 a oggi ha ricevuto oltre 53 milioni di euro di rimborsi elettorali, senza che né il suo presidente né altri componenti abbiano mai battuto ciglio
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L’IdV voterà “no” alla fiducia al governo Monti, posta anche al Senato - così come alla camera - per l’approvazione del decreto salva-Italia.
Che il partito di Antonio Di Pietro si stesse riposizionando rispetto all’esecutivo era evidente dalle recenti dichiarazioni del suo leader: prima la presa di posizione sulla durata e i compiti del governo stesso («Non deve durare fino a fine legislatura» ma fino alla risoluzione dell’emergenza), poi le dure critiche ad Elsa Fornero e alle sue dichiarazioni, accelerate e retromarce a proposito dell’articolo 18.
Oggi, mentre in Senato si discute la manovra, arriva la dichiarazione ufficiale del senatore Elio Lannutti, che, in aula, ha criticato quello che ha definito il «governo dei banchieri» e ha reso noto che i dodici senatori dell’Italia dei Valori voteranno “no” alla fiducia.
Secondo la tabella di marcia resa nota dal Senato, la chiama finale per il voto di fiducia avrà inizio alle ore 14,15 circa. Ora, sommando i voti di Lega Nord e IdV, i no saranno 37.

Lo scontro sempre nascosto tra 2 personalità forti come quelle di Di Pietro e De Magistris sembra in procinto di scoppiare definitivamente. Il Sindaco di Napoli è infatti in preda a un’evidente mania di protagonismo che, nonostante un’amministrazione in città per ora non molto convincente, lo spinge a dirsi pronto per ruoli di politica nazionale sempre più importanti.
Numerosi giornali indicano infatti il retroscena di un De Magistris pronto all’avventura solitaria con un partito autonomo o comunque un movimento diverso dall’Idv. Si parla già del nome “Italia è tua” con alcuni rappresentanti di centri sociali, area antagonista, paladini dei disoccupati napoletani e gruppi vicini agli indignados.
In realtà pubblicamente De Magistris si nasconde ancora un po’, forse per non irretire il suo leader di partito
Nel Paese c’è bisogno di un movimento che sia di pressione e aiuto a quella politica che sta cercando di cambiare. La maggioranza degli italiani vuole far politica fuori dai partiti. Bisogna quindi evitare che questo sentimento si trasformi in rabbia e antipolitica. Non si tratterà di un nuovo partito ma guardo con attenzione alle iniziative messe in campo dal movimento Uniti contro la crisi. Ho apprezzato molto la manifestazione che ha visto uniti operai e quadri dirigenti di Alenia. Vedo anche un grande movimento di giovani
Ma che il suo rapporto non sia proprio ultra amichevole con Di Pietro lo si sa da tempo. Basta leggere alcune sue interviste del recente passato
Oggi l’Italia dei Valori è rappresentata da me e da Antonio Di Pietro. Prima c’era solo lui [..] Io reggo meglio la provocazione. Sono abituato a combattere da solo. Antonio anticipa l’avversario. Alza il tono della voce, cerca di evitare che l’altro parli. Io invece voglio sempre tentare di ragionare [..] Se fossi stato al posto di Di Pietro, il giorno dopo la vittoria alle europee, avrei proposto a me la carica di vice suo. Sarebbe stata una mossa intelligente. Un grande partito non dovrebbe avere nessun nome sul simbolo, Di Pietro prima lo toglie e meglio è. Sembra quasi che pensi che senza di lui il partito non esiste
Di certo due galli nel pollaio, con uno che si sente sempre più stretto dall’altro, non possono portare a un miglioramento dei rapporti. E Di Pietro non sembra proprio volere più democrazia nel suo movimento ma anzi vorrebbe continuare a essere il padre padrone dell’Idv. Cosa succederà? La rottura sembra sempre più plausibile

Clamoroso l’autogol del paladino della legalità e del merito Antonio Di Pietro: la candidatura del figlio per le regionali in Molise puzza di familismo non solo agli avversari politici ma pure ai suoi sostenitori del partito. Durissima la nota del circolo Idv di Termoli che critica pesantemente la “raccomandazione” dell’ex pm:
Come il trota e come la Minetti. Una candidatura figlia della stessa concezione familistica e/o privatistica che presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, a candidare e far eleggere il figlio al Consiglio regionale della Lombardia. Inoltre per spingere il piccolo Di Pietro è stata composta una lista di candidati deboli per favorire surrettiziamente l’elezione di Cristiano
Una dura contestazione che però non vede repliche serie del leader Idv che evidentemente reputa una questione di merito favorire il figlio e cercare di fargli ottenere, anche ai danni del partito, un corposo stipendio da consigliere regionale. Tonino tiene famiglia e passa sopra anche ai problemi giudiziari che avevano coinvolto Cristiano Di Pietro, coinvolto e indagato per un giro di raccomandazioni (e non solo) nella nota vicenda Global Service-Romeo.
Come finirà? Difficile pensare che Di Pietro si piegherà di fronte alla critiche che gli stanno piovendo addosso, la scalata al potere del figlio sembra chiaramente prioritaria per l’ex pm. D’altronde da sempre la democrazia e le scelte dal basso non sono mai state prerogativa di un partito padronale come l’Idv.

Io non sono d’accordo sulla svolta centrista di Antonio Di Pietro di questi ultimi giorni. Lo scrivo qui perché mi sono stancato di dovermi giustificare di una posizione (o meglio di una nuova ‘direzione’) che non condivido.
Queste erano alcune delle parole scritte nei giorni scorsi da Giulio Cavalli, noto autore politico e scrittore, eletto come consigliere per le elezioni regionali in Lombardia con l’Italia dei Valori con record di preferenze nel collegio della provincia di Milano. Dopo essersi dimesso da coordinatore milanese del partito, in aperto contrasto con la dirigenza Idv, colui che insieme a Chiara Cremonesi e Pippo Civati aveva fondato l’Expo No Crime, il primo gruppo interistituzionale contro l’infiltrazione della mafia negli appalti per l’Expo 2015, lascia il partito di Antonio Di Pietro.
Giulio Cavalli (qui la sua pagina facebook) rappresentava una delle poche scelte convincenti fatte dall’Idv a livello locale; dopo la figuraccia nazionale fatta con il passaggio di Scilipoti al governo e la svolta moderata-davvero poco credibile- di Di Pietro con aperture più o meno chiare all’esecutivo, altro colpo di scena non da poco.
Perchè se come dice l’autore dello scottante Nomi cognomi e infami sono molti gli esponenti Idv pronti a passare a Sel per motivi politici (e non di compravendita), il partito di Di Pietro rischia di diventare ciò che a molti analisti sembra da tempo: un contenitore vuoto, destinato a sopravvivere finché dall’altra parte esisterà un certo Silvio Berlusconi (e un Pdl tale e quale). Nonostante le mille giravolte con salto carpiato moderato.

Che Berlusconi sia in crisi è assodato, che il cosiddetto berlusconismo sia finito, ancora da vedere. Quel che è chiaro però è che il partito faro del centrosinistra non può più permettersi di rimanere seduto su un’opposizione da niet tanto comoda quanto inconcludente.
Ha ragione da vendere Di Pietro quando incalza il Pd e gli chiede una presa di posizione, o perlomeno uno straccio di visione strategica per un futuro che molto probabilmente vedrà il centrosinistra al governo.
Vendola o Di Pietro, questo l’interrogativo da sciogliere e che Bersani, nella sua ottica non-decisionista ha rinviato sine die. Ma va detto che prendere posizione non è affatto semplice e per due buone ragioni. La prima, fondamentale, è che se non si riesce a ficcare nella stessa coalizione entrambi allo stato delle cose con ottime probabilità si perde.
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“In quattro/cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura”
Luigi De Magistris, 17 giugno 2011 |
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Il Comune di Napoli, dopo il caos delle Primarie e l’elezione piuttosto inattesa di De Magistris, continua a riservare sorprese. Abbiamo già detto della delibera adottata per affrontare la questione monnezza.
Ora scopriamo che anche tra i banchi del Consiglio comunale è avvenuto qualcosa di politicamente rilevante. Intanto Mario Morcone - il candidato sindaco del Pd - ha rassegnato le dimissioni, facendo entrare Ciro Borriello, primo dei non eletti nella lista di Sinistra e Libertà. Il candidato sindaco del Terzo Polo, Raimondo Pasquino, è stato eletto presidente del Consiglio comunale mentre il candidato del Pdl, Gianni Lettieri, ha annunciato che sarà il portavoce dell’opposizione, ma guiderà il gruppo Liberi per il sud, autonomo dal Pdl.
A proposito del Pdl, bisognerà parlare al plurale: sfruttando la tanto decantata libertà infatti sono stati creati due gruppi distinti, dato che 4 consiglieri hanno scelto di dare vita a Pdl Napoli mentre 3 sono rimasti nel gruppo Pdl. Un ottimo modo di affrontare la sconfitta…
Il Consiglio comunale di Napoli è quindi composto da 15 rappresentanti dell’Idv, 8 Napoli è tua, 6 Federazione della sinistra, 4 Pdl Napoli, 3 Pdl, 4 Pd, 3 Liberi per il sud, 2 Udc, 1 Fli, 1 Sel, 1 Responsabili.
Via | Corriere del Mezzogiorno
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“la pausa di riflessione sul nucleare è solo uno stratagemma per scavallare il referendum»
Massimo Donadi (IdV), 21 marzo 2011 |
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