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  <title>Polisblog.it</title>
  <link>http://www.polisblog.it</link>
  <description>Politica italiana e estera: notizie di politica on line</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 02:44:07 GMT</pubDate>
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  <copyright>2007-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>La nuova Dc che vuole Bagnasco: un passo indietro per l&#039;Italia</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/11645/la-nuova-dc-che-vuole-bagnasco-un-passo-indietro-per-litalia</link>
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    <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 10:23:38 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <category>interni</category><category>la-storia-sono-loro</category><category>bagnasco</category><category>berlusconi</category><category>democrazia cristiana</category><category>in evidenza</category><category>vaticano</category>
    <description>Le critiche del Cardinal Angelo Bagnasco a Berlusconi non possono che far piacere, soprattutto se si considera che arrivano dopo anni in cui il Vaticano, intascando sostanziosi contributi[...]</description>
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    </p>
<p><iframe width="580" height="385" src="http://www.youtube.com/embed/HfrqjQya8XY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Le <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/09/26/news/bagnasco-22247972/?ref=HRER3-1">critiche</a> del Cardinal Angelo Bagnasco a Berlusconi non possono che far piacere, soprattutto se si considera che arrivano dopo anni in cui il Vaticano, <a href="http://www.polisblog.it/post/11137/vaticano-paga-tu-lesenzione-ici-della-chiesa-e-altro"><strong>intascando</strong></a> <strong>sostanziosi contributi dall&#8217;8 per mille e dalle varie esenzioni gentilmente concesse da una politica vigliacca e serva</strong>, aveva <strong>evitato di censurare</strong> con forza il degrado etico e morale in cui era sprofondato il nostro Paese. Certo, non erano mancati gli interventi critici, ma non era mai arrivata una condanna netta e chiara come questa. Alcune parole pronunciate dal Cardinale, però, devono far riflettere:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un <strong>soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica</strong>, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente <strong>grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni</strong>.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Insomma, visto che Berlusconi (e probabilmente tutto il centrodestra) hanno fallito, <strong>meglio rifondare la Dc</strong>. O meglio, creare un nuovo soggetto politico mettendo insieme Udc, cattolici di entrambi gli schieramenti e associazioni cattoliche come le Acli, la Coldiretti e addirittura la Compagnia delle Opere (il braccio economico di Cl). <a href="http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/09/27/589037-chiesa_chiede_unita.shtml">Secondo</a> Pierfrancesco De Robertis</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Ciò a cui pensano i vescovi per il dopo-Berlusconi è una derivazione italiana del Ppe, che potrebbe essere o <strong>una sorta di Udc allargata oppure una versione rinnovata dello stesso Pdl</strong> in cui i valori cattolici siano ben rappresentati. In ogni caso <strong>qualcosa che si collochi nell’ambito del centrodestra</strong> e sia alternativo al centrosinistra.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Questa ricostruzione è credibile ma, forse, i vescovi hanno altro in mente. <strong>Ricreare il centro che, tagliando le ali estreme, governi nei secoli dei secoli</strong>. Dopo il salto spiegheremo perchè questa idea, da qualunque parte la si guardi, è una <strong>follia politica</strong>.</p>


<p>Se la Chiesa vuole dare vita ad una nuova Dc, perchè non collocarla al <strong>centro dello schieramento politico</strong>? Esattamente come la vecchia Democrazia Cristiana, il nuovo soggetto politico potrebbe, <strong>inglobando i &#8220;moderati&#8221; di centrodestra e centrosinistra, formare un blocco politico abbastanza forte da essere in grado di governare da solo</strong>. Questa idea, oltre ad essere una intollerabile intromissione nella vita politica di uno Stato che,  fino a prova contraria, dovrebbe essere sovrano (<strong>la Chiesa vuole creare un partito politico, non so se è chiaro</strong>), farebbe tornare indietro il Paese di molti anni.</p>
<p>Dal 1994 in poi (diciamo dal 2001 in poi, visto che sia nel 1994 che nel 1996 si sono presentate alle elezioni più di due schieramenti), la dinamica del <strong>sistema politico italiano</strong> è diventata <strong>bipolare</strong>. <strong>Una parte di merito va a Silvio Berlusconi</strong> (ma la bipolarizzazione si sarebbe potuta realizzare benissimo anche senza di lui) e soprattutto agli elettori italiani che al sistema asfittico e chiuso della Prima Repubblica (Dc al governo, Pci all&#8217;opposizione, Psi e gli altri partiti laici ora al governo, ora all&#8217;opposizione) hanno preferito un sistema di alleanze che permette di <strong>scegliere con il voto chi governerà il Paese</strong> (prima del 1992 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_sistema_politico_italiano#La_Prima_Repubblica">le cose</a> erano un po&#8217; più complesse).</p>
<p>Si è trattato di un cambiamento notevole: <strong>i cittadini possono giudicare l&#8217;operato del governo e dell&#8217;opposizione per poi scegliere tra due alternative al momento del voto</strong>. Ovviamente, questa radicale modifica del sistema politico ha <strong>indebolito la forza dei cattolici </strong>(che comunque continuano ad essere molto potenti), perchè si sono dovuti dividere tra un polo di centrodestra ed uno di centrosinistra. Di conseguenza, <strong>anche il potere negoziale della Chiesa cattolica è cambiato</strong> (<strong>ma non è diminuito</strong> - vedi ad esempio la vicenda relativa alla legge sul <a href="http://www.polisblog.it/post/7386/intervista-ignazio-marino-a-polisblog-il-testamento-biologico-ci-priva-dei-nostri-diritti">testamento biologico</a> o la legge sui PACS).</p>
<p>Cosa fare, quindi? <strong>Finchè la politica regala centinaia di milioni di Euro al Vaticano, meglio non dire nulla</strong>. <strong>Ma se la situazione cambia</strong>, se la base cattolica si scaglia violentemente contro il Presidente del Consiglio, <strong>meglio far sentire la propria voce</strong>. Meglio proporre la rinascita della <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1994/gennaio/30/addio_balena_bianca_co_0_9401306894.shtml">Balena Bianca </a>. Dimenticando che <strong>l&#8217;Italia non è (o meglio, non dovrebbe essere) un protettorato vaticano</strong> e che le conquiste politiche degli ultimi 17 anni non possono essere messe in soffitta per <strong>riconsegnare il Paese</strong> nelle mani degli <strong>eterni democristiani</strong>.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11645/la-nuova-dc-che-vuole-bagnasco-un-passo-indietro-per-litalia">La nuova Dc che vuole Bagnasco: un passo indietro per l'Italia</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:23 di martedì 27 settembre 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Strage di Piazza della Loggia: nessun colpevole</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/9017/strage-di-piazza-della-loggia-nessun-colpevole</link>
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    <pubDate>Wed, 17 Nov 2010 10:55:43 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    </p>
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<p>Una strage impunita. Un&#8217;altra. L&#8217;ennesima. Un altro atto della strategia della tensione (<a href="http://www.misteriditalia.it/strategiatensione/">qui</a> un&#8217;approfondimento di misteriditalia.it) che resta, apparentemente, senza soluzione (qui sopra un video del&#8217;archivio Rai del 2008 sulla vicenda). Ieri la Corte d&#8217;Assise di Brescia ha assolto i cinque imputati</p>
<blockquote><p><em>&#8220;in base all&#8217;articolo 530 comma 2, assimilabile alla vecchia insufficienza di prove. Revocata la misura cautelare nei confronti dell&#8217;ex ordinovista Delfo Zorzi che vive in Giappone.&#8221;</em></p></blockquote>
<p><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/brescia_sentenza-9178422/?ref=HREC1-2">Un articolo</a> di Repubblica spiega bene cosa è successo:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Per la strage di piazza della Loggia nessuno è mai stato condannato definitivamente, nonostante diversi processi. &#8220;L&#8217;unica cosa a cui penso in questo momento sono quegli otto morti. Noi eravamo in piazza quella mattina&#8221; ha commentato Manlio Milani, presidente dell&#8217;associazione familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia, subito dopo la lettura della sentenza.&#8221;</em></p></blockquote>
<p><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/17/news/tobagi_brescia-9190913/?ref=HREC1-1">Un altro articolo</a>, di Benedetta Tobagi, ci racconta qualcosa in più su quel periodo, sulle varie sentenze riguardanti la strage, sul ruolo di un Generale dei Carabinieri e dei terroristi neofascisti di Ordine Nuovo.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/9017/strage-di-piazza-della-loggia-nessun-colpevole">Strage di Piazza della Loggia: nessun colpevole</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:55 di mercoledì 17 novembre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Piazza della Loggia: chiesti 4 ergastoli e l&#039;assoluzione per Rauti</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8834/piazza-della-loggia-chiesti-4-ergastoli-e-lassoluzione-per-rauti</link>
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    <pubDate>Fri, 22 Oct 2010 11:26:03 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Luca Landoni</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/piazzadellaloggia.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="329" alt="" /><br clear="all" />Strage di <strong>Piazza della Loggia</strong>, Brescia. 28 maggio 1974.  Sono trascorsi più di 35 anni da quella bomba che in pieno centro uccise 8 persone ferendone un altro centinaio. Ma siamo in Italia, dunque di che ci meravigliamo? È già tanto che il processo non sia stato stoppato.</p>
<p>In ogni caso la notizia è che i pubblici ministeri al processo hanno chiesto quattro condanne all&#8217;ergastolo per <strong>Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte</strong>, tutti esponenti del terrorismo di destra dell&#8217;epoca, mentre per <strong>Pino Rauti</strong> si profila l&#8217;assoluzione.</p>
<blockquote><p>«Nel caso di Rauti», dichiara il pm Roberto Di Martino, «si parla di responsabilità morale. La sua posizione è quella del predicatore di idee praticate da altri, ma non ci sono situazioni di responsabilità oggettiva. Rauti va assolto perchè non ha commesso il fatto». </p></blockquote>


<p>
Una spiegazione che lascia l&#8217;amaro in bocca, e spieghiamo il perché. Gli ideologi del male devono pagare per ciò che hanno fatto. Tutti e indistintamente, <strong>di destra e di sinistra</strong>. Così come <strong>Sofri </strong>è stato il mandante morale dell&#8217;<strong>omicidio Calabresi</strong> e giustamente sta pagando (seppur in ritardo, dopo tanti anni, e dopo aver goduto di infinite coperture dalla lobby di sinistra) allo stesso modo va considerata la posizione di Rauti.</p>
<p>Ricordiamo che Pino Rauti è stato per decenni esponente di spicco dell&#8217;Msi, di cui ha anche assunto la guida per un breve periodo (tra le due stagioni di Fini) negli anni ottanta, e che sua figlia Isabella Rauti è la moglie dell&#8217;attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8834/piazza-della-loggia-chiesti-4-ergastoli-e-lassoluzione-per-rauti">Piazza della Loggia: chiesti 4 ergastoli e l'assoluzione per Rauti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 13:26 di venerdì 22 ottobre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il cerchio sovrastrutturale tra il 68 e il 70: Pci, Msi e servizi segreti</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8804/il-cerchio-sovrastruttrale-tra-il-68-e-il-70-pci-msi-e-servizi-segreti</link>
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    <pubDate>Tue, 19 Oct 2010 09:07:55 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Luca Landoni</dc:creator>
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    <description>Dopo le criptiche e incaute parole che stanno costando caro al portavoce di Confindustria Rinaldo Arpisella, stacchiamoci un attimo dal presente per notare come il suo &amp;#8220;cerchio[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/almiranteeisuoipicchiatori.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="231" alt="" />Dopo le criptiche e incaute parole <a href="http://www.polisblog.it/post/8787/arpisella-via-da-confindustria-per-colpa-del-dossier-del-giornale">che stanno costando caro</a> al portavoce di Confindustria <strong>Rinaldo Arpisella</strong>, stacchiamoci un attimo dal presente per notare come il suo &#8220;cerchio sovrastrutturale&#8221; negli anni 60-70 esistesse davvero. Sempre in attesa di capire se sia in essere tuttora, cosa sulla quale il suddetto personaggio andrebbe sentito dagli organi inquirenti, se le intercettazioni servono ancora a qualcosa.</p>
<p>Sono spuntati dall&#8217;archivio di stato tre documenti inediti indirizzati all&#8217;allora plenipotenziario Dc <strong>Aldo Moro</strong> tra il 1967 e il 1970; documenti inviati dal <strong>Sifar </strong>(i servizi segreti guidati all&#8217;epoca dall&#8217;ammiraglio Henke) e che comprovano le attività di costante spionaggio dei due maggiori partiti d&#8217;opposizione, il Pci e il Movimento Sociale.</p>
<p>Per quanto vi fosse sempre stato un sospetto su queste attività da parte di un organo che dovrebbe essere al servizio dei cittadini, è la prima volta che ne viene provata l&#8217;ascendenza proprio a quel Moro che aprì all&#8217;ingresso nel governo dei comunisti, e che anche per questo pagò con la vita alla fine del lungo sequestro subito dalle Brigate Rosse.</p>


<p>
Ma che si diceva in queste veline? Del <strong>Pci </strong>che &#8220;in tempo di pace tende ad acquisire il controllo delle masse attraverso una costante alimentazione dell&#8217;odio di classe, e attivizzando le organizzazioni di base politiche e sindacali per raggiungere una piattaforma comune per l&#8217;azione insurrezionale&#8221;; e che &#8220;esiste un apparato clandestino dei quadri predesignati a sostituire gli organi centrali in caso di emergenza con compiti politico-militari&#8230; che può inquadrare non meno di 300 mila unità tratte dalle leve più giovani degli iscritti e godere dell&#8217;appoggio degli altri militanti nell&#8217;attività eversiva&#8221;. </p>
<p>Dell&#8217;<strong>Msi </strong>invece, che &#8220;rilanciando tematiche ispirate a ideologie nazionaliste, ha potuto raccogliere oltre ai superstiti quadri del fascismo, qualche migliaio di giovani influenzati da possibilità di controbattere il comunismo&#8221;. Inoltre rileva che è finanziato da ambienti industriali e imprenditoriali.</p>
<p>Tutti spiati allora e tutti spiati adesso?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8804/il-cerchio-sovrastruttrale-tra-il-68-e-il-70-pci-msi-e-servizi-segreti">Il cerchio sovrastrutturale tra il 68 e il 70: Pci, Msi e servizi segreti</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:07 di martedì 19 ottobre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8679/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-6</link>
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    <pubDate>Sat, 02 Oct 2010 12:45:31 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <description>Concludiamo oggi il lungo racconto che abbiamo dedicato alla vicenda di Michele Sindona e dei suoi spregiudicati intrecci tra finanza, mafia, politica e P2. Abbiamo cercato di riassumere la vicenda in[...]</description>
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<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Licio_Gelli_sui_quotidiani_02.jpg" class="post" border="0" align="left" width="221" height="250" alt="" /> <em>Concludiamo oggi il lungo racconto che abbiamo dedicato alla vicenda di Michele Sindona e dei suoi spregiudicati intrecci tra finanza, mafia, politica e P2. Abbiamo cercato di riassumere la vicenda in alcuni suoi tratti essenziali, consapevoli che libri ben più corposi di questi post hanno trattato nei dettagli l&#8217;intricata storia del banchiere siciliano. In ogni caso, speriamo di avervi fornito i primi spunti per non dimenticare pagine buie e ancora non del tutto risolte della nostra storia.</em></p>
<p>“Illustre e caro  Presidente, nel momento più difficile della mia vita sento il bisogno di rivolgermi direttamente a Lei per ringraziarla dei rinnovati sentimenti di stima che Ella ha recentemente manifestato, e per esporle, proprio in considerazione dell’interessamento che Lei ha mostrato alle mie note vicende …”</p>
<p>E’ l’esordio della lettera che Michele Sindona, latitante negli Stati Uniti, scrive al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti il 28 settembre 1976, quando il crac del suo impero finanziario è ormai divenuto irrimediabile. </p>


<p><strong>Cos’è che Sindona vuole esporre ad Andreotti nella sua missiva? </strong><br />
Semplice: la strategia per risollevare la sua situazione giuridica e finanziaria. Nella lettera di Sindona, le azioni da mettere in campo sono le seguenti: “contrastare l’estradizione voluta dai giudici sulla base di un pregiudizio di preconcetto e preordinata colpevolezza; esercitare una pressione sull’apparato giudiziario e amministrativo; sistemare gli affari bancari della Banca Privata Italiana contemporaneamente a quelli della Società Generale Immobiliare; chiudere la pagina di grave ingiustizia apertasi con la liquidazione coatta sì da dare tranquillità ai piccoli azionisti e al Banco di Roma che altrimenti resterebbe coinvolto; opporsi alla sentenza di insolvenza e premere per un positivo giudizio del tribunale amministrativo regionale che annulli il decreto di messa in liquidazione della Banca Privata Italiana.” </p>
<p>Insomma, una serie di richieste in cui Sindona auspica che Andreotti eserciti la propria autorità per salvarlo dal fallimento e dal carcere. Il finanziere siciliano suggerisce anche la strategia da seguire per mettere in atto l’auspicato salvataggio. “La mia difesa” scrive Sindona in conclusione della lettera “avrà due punti d’appoggio, come può immaginare, quello giuridico e quello politico”. Per quanto riguarda l’aspetto politico della vicenda, Sindona ritorna sulla tesi del complotto “di gruppi politici a Lei ben noti che mi hanno combattuto perché sapevano che combattendo me avrebbero danneggiato altri gruppi a cui avevo dato appoggi con tangibili e ufficiali interventi”</p>
<p>L’avvocato Guzzi, uno dei legali di Sindona, testimonierà davanti alla Commissione d’inchiesta sulla P2 di aver incontrato numerose volte Andreotti tra il 1978 e il 1980. Guzzi è una delle figure che, per conto di Sindona, sottopone di volta in volta a esponenti politici, dirigenti della Banca d’Italia e allo stesso commissario liquidatore Ambrosoli i progetti per il salvataggio delle banche del finanziere siciliano. </p>
<p>Guzzi testimonia anche che il leader democristiano si sarebbe interessato al ricorso presentato in Cassazione da Sindona per ottenere la revoca della dichiarazione di insolvenza della Banca Privata Italiana (ricorso poi respinto, nonostante la presenza di due magistrati affiliati alla P2 all’interno della Corte). Andreotti negherà di aver mai fatto pressioni sulla magistratura per aiutare Sindona.</p>
<p>Discutere del coinvolgimento di uomini delle istituzioni nell’intricata vicenda di Michele Sindona rischia di essere troppo complesso per queste pagine. E’ però un fatto che, all’epoca dei fatti, il Ministro dei lavori pubblici nel Governo Andreotti è il piduista Gaetano Stammati. Quest’ultimo, nel 1978, sottopone un progetto di salvataggio delle banche sindoniane al direttore generale della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, che lo boccia però come impraticabile.</p>
<p>E’ sempre un fatto che, nel maggio 1979, Andreotti viene interrogato come testimone dalla magistratura di Milano all’interno dell’istruttoria sulle minacce ricevute da Giorgio Ambrosoli. In una delle telefonate (che il commissario liquidatore aveva provveduto a registrare), l’anonimo latore delle minacce afferma che Andreotti avrebbe telefonato a Sindona a New York per informarlo che Ambrosoli non vuole collaborare alla sistemazione del caso. Ambrosoli, che nel corso degli anni aveva sempre respinto i vari progetti di salvataggio delle banche sindoniane, è oggetto di minacce dal dicembre del 1978: minacce che si  concretizzeranno nella sua esecuzione da parte di un sicario mafioso la notte tra l&#8217;11 e il 12 luglio 1979.</p>
<p><strong>Qual è il ruolo della P2 nella vicenda? </strong>Facciamo un passo indietro e torniamo al 1976. Nel dicembre di quell’anno Sindona si trova negli Stati Uniti e sulla sua testa pesa una richiesta di estradizione da parte della magistratura italiana. In risposta, i legali di Sindona presentano una memoria difensiva alla Corte distrettuale di New York a cui allegano nove affidavit: dichiarazioni scritte e giurate che, nella legislazione anglosassone, hanno valore probatorio. Le dichiarazioni sono firmate dal Licio Gelli, Carmelo Spagnuolo (P2), Edgardo Sogno (P2), Flavio Orlandi, John McCaffery, Philip Guarino (P2), Stefano Gullo e Anna Bonomi. </p>
<p>Nel suo affidavit, Licio Gelli ribadisce la tesi del complotto comunista per incastrare Sindona e scrive che in Italia “l’influenza dei comunisti è già giunta in certe aree del governo (particolarmente il ministero della Giustizia) dove, durante gli ultimi anni, c’è stato uno spostamento del centro verso l’estrema sinistra”. Il Venerabile dipinge Sindona come un perseguitato ripetutamente attaccato dai comunisti. “Egli è un bersaglio per loro ed è continuamente attaccato dalla stampa comunista. L’odio dei comunisti per Michele Sindona è dovuto al fatto che egli è un anti-comunista e che è sempre stato favorevole al sistema della libera impresa in un’Italia democratica.” Insomma, una povera vittima. Dello stesso tono la maggior parte degli altri affidavit, che martellano sul tasto della persecuzione politica e dell’impossibilità per Sindona di avere un giusto processo qualora venisse estradato in Italia.  </p>
<p>Le dichiarazioni di Gelli e fratelli P2 serviranno solo a prendere tempo. Nel 1984 Sindona sarà estradato in Italia su richiesta del Tribunale di Milano per essere processato in merito all’omicidio di Giorgio Ambrosoli. L’anno successivo il banchiere siciliano sarà riconosciuto colpevole della bancarotta della Banca Privata Finanziaria e della Banca Unione e condannato a 15 anni di carcere. Il 18 marzo 1986 il Tribunale di Milano condannerà Sindona all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli.</p>
<p>Due giorni dopo il banchiere siciliano uscirà di scena: il 20 marzo, nel carcere di Voghera, Sindona muore dopo aver bevuto una tazzina di caffè corretta con cianuro di potassio. Ne segue un’inchiesta giudiziaria, che attribuisce la morte di Sindona a suicidio: una fine ingloriosa, che si aggiunge alla lunga lista di misteri che costellano la storia d’Italia. </p>
<p><strong>Che conseguenze hanno l&#8217;ascesa e caduta di Sindona?</strong><br />
La parabola di Sindona ha comunque una funzione: quella di far scoppiare lo scandalo P2. <a href="http://www.polisblog.it/post/8187/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2">Come vi abbiamo già raccontato nel primo episodio di questa rubrica</a>, nel 1979 Sindona aveva tentato di sfuggire alla giustizia inscenando un finto rapimento: una grottesca messinscena durata circa tre mesi e orchestrata in combutta con la famiglia mafiosa Gambino e altri ambienti della malavita organizzata italo-americana, che tentavano di salvare i capitali che avevano affidato al banchiere. </p>
<p>Le indagini condotte dai magistrati Turone e Colombo in merito al finto rapimento di Sindona avevano portato, nel 1981, alla perquisizione dell&#8217;abitazione di Licio Gelli, il cui nome era già comparso nell&#8217;affidavit del 1976. Durante la perquisizione erano stati trovati quegli elenchi degli affiliati alla P2 che avrebbero fatto scoppiare lo scandalo e riveleto al Paese l&#8217;esistenza della Loggia segreta. Un cerchio si chiudeva e molti fatti venivano alla luce. Ma su queste e altre vicende legate alla P2 e ai suoi affiliati molto deve ancora essere scoperto.</p>
<p><em>&#8220;La Storia sono loro&#8221; sta per concludersi. Come già ribadito, non è nostra intenzione scrivere un&#8217;enciclopedia della P2, ma solo fornire alcuni spunti per capire vicende del passato e del presente. Nel prossimo post parleremo del Piano di Rinascita democratica: ovvero, come la P2 intendeva trasformare la società e le istituzioni italiane.</em></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8679/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-6">La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 14:45 di sabato 02 ottobre 2010.</p>
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    <title>La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8625/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-5</link>
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    <pubDate>Fri, 24 Sep 2010 10:56:33 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <description>Continuiamo a parlare dell’ascesa e caduta di Michele Sindona e degli scandali finanziari che hanno costellato la recente storia del nostro Paese. Giusto per ricordarci che, anche oggi, su entrambe le[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Licio_Gelli_sui_quotidiani_01_01_01_01_02.jpg" class="post" border="0" align="left" width="221" height="250" alt="" /><em>Continuiamo a parlare dell’ascesa e caduta di Michele Sindona e degli scandali finanziari che hanno costellato la recente storia del nostro Paese. Giusto per ricordarci che, anche oggi, su entrambe le sponde del Tevere, c’è ben poco di nuovo sotto il sole. <a href="http://www.polisblog.it/post/8581/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-4">Lo scorso venerdì </a>abbiamo parlato dell’inizio del crollo dell’impero finanziario di Sindona con il crac della Franklin National Bank, nel 1974. </em></p>
<p>E’ utile ricordare che l’anno precedente aveva avuto luogo l&#8217;affiliazione del banchiere siciliano alla Loggia P2. Quest&#8217;utima tenterà di utilizzare le proprie conoscenze e i propri affiliati nei posti di potere per fare da rete di protezione nei confronti di Sindona, specialmente quando la sua posizione giuridica risulterà irrimediabilmente compromessa. Inoltre, sarà il finanziere siciliano a chiudere il cerchio e presentare a Licio Gelli Roberto Calvi, altro personaggio chiave di uno dei più grandi scandali finanziari della storia italiana: il crac del Banco Ambrosiano. Ma andiamo con ordine e torniamo a quel 1974 in cui l’impero di Sindona inizia a sgretolarsi.</p>
<p><strong>Come si conclude la vicenda della Franklin National Bank?</strong><br />
L’8 agosto 1974 Nixon è costretto a dimettersi a causa dello scandalo Watergate. Sindona, che ne aveva sostenuto la rielezione, perde così un fondamentale appoggio per il salvataggio della Franklin. Pochi giorni prima, dietro pressioni del Banco di Rotma sulla Banca d&#8217;Italia, avviene la fusione tra la Banca privata finanziaria e la Banca Unione. Nasce così la Banca privata italiana: ultimo disperato tentativo di Sindona di salvare i propri istituti di credito.<br />
Ma, nel frattempo, altre banche del finanziere siciliano iniziano a chiudere: il 26 agosto è il turno della Banca Wollf, con sede in Germania. </p>


<p> Sono mesi frenetici in cui Sindona continua a volare tra Europa e Stati Uniti e, soprattutto, a chiedere soldi al Banco di Roma, istituto di credito allora a solida guida piduista. Ai primi di settembre, il Banco di Roma elabora un piano di salvataggio per rilevare la Banca privata: un piano che prevede però di scaricare ingenti passività sulla Banca d’Italia. </p>
<p>Tuttavia, il crollo è ormai  inevitabile. In pochi giorni  i correntisti ritirano 220 milioni dagli sportelli della Banca privata; anche altre banche sindoniane, come la Franklin e la svizzera Finabank, subiscono sorte analoga. In Italia, mentre prende piede un’accesa campagna stampa che chiede l’intervento della magistratura, la questione viene sollevata in tutta la sua gravità in Parlamento da Sandro Pertini, allora Presidente della Camera.</p>
<p>Il 27 settembre la Banca privata italiana viene messa in liquidazione coatta dalla Magistratura di Milano e Giorgio Ambrosoli è nominato commissario liquidatore. Pochi giorni dopo, il 3 ottobre, la Federal Reserve decreta l’insolvenza della Franklin: è la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Quali sono le conseguenze giudiziarie per Sindona? </strong><br />
Il 4 ottobre, la Procura di Milano emette due mandati di cattura nei confronti di Sindona con le accuse di “falsità in scritture contabili, false comunicazioni e illegale ripartizione degli utili”. E&#8217; solo la punta dell&#8217;iceberg in confronto  a quello che si sarebbe scoperto negli anni successivi, analizzando i conti delle sue società.</p>
<p><strong>Cosa fa Sindona in questo frangente?</strong><br />
 Scappa. Da Ginevra, città in cui si era trasferito precedentemente, vola in vari paradisi fiscali e approda infine a New York.  Nel frattempo, il 14 ottobre, le indagini sulla Banca privata portano a dichiararne, da parte del Tribunale di Milano, l’insolvenza. Per Sindona scatta un altro mandato di cattura. L’accusa questa volta è ben più pesante: bancarotta fraudolenta. Nel gennaio 1975 crolla l’ultimo tassello dell’impero bancario sindoniano: la Finabank di Ginevra, anche questa dichiarata insolvente. </p>
<p>Per Sindona è davvero la fine. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui la stampa Usa lo celebrava come il più brillante finanziere del mondo. Ora appare all’opinione pubblica internazionale per quello che è: un losco trafficante che ha utilizzato i capitali dei propri istituti di credito per finanziare operazioni dubbie, sporche e illecite.<br />
Le dimensioni del crac sono astronomiche: un appunto riservato del Sid  datato 13 gennaio 1975 parla di un buco stimato intorno ai 600-700 miliardi di lire e afferma che il Vaticano “con l’operazione Sindona ha perduto diverse centinaia di miliardi”. </p>
<p><strong>Quando entra in azione la P2?</strong><br />
Quando il Ministero degli Esteri avvia la pratica di estradizione dagli Usa e il Tribunale di Milano conferma il mandato di cattura, iniziano a  entrare in azione amici e soci di Sindona: mafia, massoneria e P2. </p>
<p>La P2 tenta di muoversi su due direttrici: far revocare la liquidazione coatta della Banca privata e impedire l’estradizione di Sindona. Si inizia così a parlare di una “congiura dei comunisti” che avrebbe provocato il crollo dell’impero finanziario di Sindona. Si delegittimano inoltre i magistrati milanesi, affermando che siano legati alla sinistra e organici al complotto. E un ritornello che a noi sa di già sentito, ma all&#8217;epoca era una vera novità; diciamo che la P2 ha sempre avuto il dono di saper precorrere i tempi. Ma i maneggi della Loggia di Gelli riescono solo a gettare un po’ di fango e intorbidare temporaneamente le acque. Contro Sindona pesa l’ostilità del grande vecchio della finanza italiana: Enrico Cuccia. </p>
<p><strong>Qual è la svolta decisiva nelle indagini sul sistema finanziario di Sindona?</strong><br />
A fine 1975 Ambrosoli entra in possesso delle 4.000 azioni al portatore che formavano il capitale della Fasco Ag: la società capofila domiciliata in Liechtenstein che, nel momento di massimo sviluppo, era arrivata a controllare cinque banche e 125 società per azioni sparse in tutto il mondo, con beni valutati in circa 500 milioni di dollari al riparo in vari paradisi fiscali.</p>
<p>La Fasco è il cuore pulsante di tutta l’attività di Sindona. E’ il crocevia per cui sono passati i capitali che ha dirottato dalle proprie banche per finanziare operazioni occulte e il transito fondamentale per il riciclaggio di capitali mafiosi.<br />
Sindona inizia ad attaccare Ambrosoli, accusandolo di appropriazione indebita delle azioni della Fasco Ag. E’ ovviamente un’accusa pretestuosa, ma è l’inizio delle ostilità nei confronti dell’avvocato milanese. Ostilità che termineranno pochi anni dopo con tre colpi di pistola sparati dal killer William J. Aricò. </p>
<p>Nel frattempo, P2, mafia e massoneria tentano in tutti i modi una corsa contro il tempo per salvare Sindona e distruggere la credibilità di chi sta indagando sui suoi illeciti finanziari. Nel  disperato tentativo di rimanere a galla, Sindona tenta di aggrapparsi anche a un’altra conoscenza importante: l’allora Presidente del Consiglio: Giulio Andreotti.</p>
<p><em>Ve ne parleremo il prossimo sabato</em></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8625/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-5">La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:56 di venerdì 24 settembre 2010.</p>
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    <title>La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8581/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-4</link>
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    <pubDate>Fri, 17 Sep 2010 11:07:13 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <category>la-storia-sono-loro</category><category>giulio andreotti</category><category>ior</category><category>michele sindona</category><category>monsignor marcinkus</category><category>roberto calvi</category>
    <description>Torniamo a parlare di Michele Sindona. La scorsa settimana vi avevamo raccontato della strepitosa ascesa del finanziere siciliano e dell’inizio dei suoi legami con lo Ior, la Banca Vaticana, nel corso[...]</description>
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    </p>
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<p><strong>Che attività svolge Michele Sindona con l’appoggio di Mons. Marcinkus?</strong><br />
Lo Ior e il suo presidente Mons. Marcinkus diventano due tasselli fondamentali nella carriera di Sindona nel campo dell’esportazione di capitali e delle attività finanziarie illecite. E’ grazie a Marcinkus che lo Ior diventa azionista di molte banche del finanziere siciliano. Banche che, a loro volta, accolgono numerosi capitali provenienti del Vaticano.</p>
<p>Il modus operandi della coppia è semplice: lo Ior apriva un conto corrente con la banca italiana che voleva esportare soldi in nero. Il cliente della banca italiana depositava il denaro sul conto e lo Ior accreditava la somma all’estero, nella valuta e presso l’istituto di credito indicati dal cliente. Lo Ior tratteneva per sé una commissione poco più alta di quelle normalmente in uso all’epoca. Nelle parole dello stesso Sindona, la Banca d’Italia e altre istituzioni di controllo non avrebbero mai interferito in quello che era un vero e proprio “un delitto perfetto”.</p>


<p>Per capire la portata delle operazioni che potevano essere messe in campo, occorre ricordare che negli anni Sessanta il valore dei beni immobili e immobili del Vaticano era stimato in circa 5 mila milioni di dollari, di cui 3 mila amministrati dallo Ior.  </p>
<p><strong>Quando entra in gioco Roberto Calvi?</strong><br />
Al tandem Sindona – Marcinkus si aggiunge presto Roberto Calvi, che nel 1971 viene nominato direttore generale del Banco Ambrosiano. Lo stesso anno, Sindona, Calvi e lo Ior fondano la Cisalpine Overseas Bank con sede a Nassau, nelle Bahamas, altro rinomato paradiso fiscale.</p>
<p><strong>Come si colloca Sindona nel panorama politico nazionale e internazionale?</strong><br />
Grazie ad operazioni di questo tipo, Sindona consolida la sua posizione diventando, al principio degli anni Settanta, il più potente banchiere privato italiano. Vanta legami personali con Papa Paolo VI e con Giulio Andreotti, con il Presidente Usa Richard Nixon e lo Scià di Persia, senza dimenticare le referenze di cui gode presso la Cia e la Massoneria internazionale. E, soprattutto, è in ottimi rapporti d’affari con la mafia italo-americana e le società che ne amministrano i capitali. </p>
<p>Tuttavia, si tratta di un colosso dai piedi di argilla. In spregio alla legge, Sindona utilizza infatti in maniera occulta i capitali delle proprie banche per finanziare operazioni spericolate, nuove acquisizioni e traffici illeciti. Un sistema basato su doppie e triple contabilità, bilanci truccati e trovate illegali che nascondono una situazione finanziaria tutt&#8217;altro che solida. </p>
<p><strong>Quando iniziano ad emergere le prime ombre sulla fortuna di Sindona?</strong><br />
Nel 1972 Sindona aggiunge un altro tassello al suo impero finanziario acquisendo il pacchetto azionario di controllo della Franklin National Bank, una delle più importanti banche statunitensi: un’operazione da 40 milioni di dollari. </p>
<p>Ma sull’attività del banchiere siciliano iniziano ad addensarsi i primi consistenti sospetti. Nel 1972, quando Sindona avanza la richiesta di fondere la Banca privata finanziaria e la Banca unione in un unico istituto di credito, la Banca privata italiana, riceve un giudizio fortemente negativo a seguito di un’ispezione della Banca d’Italia. </p>
<p>Dal rapporto degli ispettori emergono numerose irregolarità come la tenuta di una seconda contabilità economica riservata, l’omissione di fatti di gestione e la presenza di una riserva obbligatoria inferiore al dovuto. Insomma, un porcaio a cui non affideresti nemmeno i risparmi del tuo peggior nemico.</p>
<p>A questo punto sarebbero dovuti scattare provvedimenti amministrativi e un’immediata inchiesta della magistratura. Ma il Governatore della Banca d’Italia decide di non intervenire e ritarda l’inoltro di un esposto alla magistratura. Presidente del Consiglio all’epoca dei fatti è Giulio Andreotti, la stessa persona che, un anno dopo, a New York, definirà il finanziere siciliano “benefattore della lira” davanti a un pubblico composto da numerosi banchieri americani, nel corso di un ricevimento all’Hotel St. Regis organizzato da Sindona.</p>
<p>L&#8217;astro del banchiere siciliano sembra poter brillare ancora a lungo. Nel 1974 viene addirittura premiato Uomo dell’Anno per l’anno precedente dall’Ambasciatore Usa John Volpe, nel corso di una cerimonia all’American Club di Roma.</p>
<p>Sindona si attiva anche nel campo della politica italiana: nel 1974 finanzia con 2 miliardi di lire “regolarmente versati” e in assoluta trasparenza le correnti Dc di Andreotti, Fanfani e Piccoli per sostenere la campagna referendaria sul divorzio. L’esito del referendum è fortemente negativo per la Dc. Anche se non c’è un legame diretto tra i due fatti, la parabola di Sindona inizia a entrare nella fase discendente.<br />
<strong><br />
Come inizia il crollo delle attività di Sindona?</strong><br />
Nel 1974, per via delle sempre più spericolate operazioni finanziare compiute dal banchiere, la Franklin inizia a registrare ingenti perdite, da cui non si risolleva neanche grazie a un prestito di 110 milioni di dollari erogato dalla Federal Reserve. Il titolo della banca sindoniana crolla in borsa e la Sec (equivalente Usa della Consob) decide di sospenderlo, bloccando i dividendi degli azionisti. Si verificano scene come quelle che abbiamo visto al principio dell&#8217;attuale crisi economica, con file di correntisti fuori dagli sportelli che, in due settimane, ritirano depositi per il valore di 325 milioni di dollari. Solo l’intervento della Fed riesce a salvare la banca dal totale fallimento. </p>
<p>Il Washington Post rivela i dettagli delle operazioni fasulle compiute dalla Franklin per gonfiare i bilanci e farli figurare in attivo. Prova a intervenire l&#8217;amico Richard Nixon, che però sarà presto definitivamente travolto dallo <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=363">scandalo Watergate</a>. Il Presidente Usa convoca un vertice con il Segretario del Tesoro e il vertice della Fed per elaborare la fusione della Franklin con un altro istituto in modo da salvarla dal crac.</p>
<p>Ma le notizie delle difficoltà della Franklin arrivano anche in Italia, causando il ribasso dei titoli delle società sindoniane quotate in borsa. I correntisti della Banca Unione e della Banca privata finanziaria iniziano a ritirare i loro depositi. Sindona riesce a ottenere un prestito da 100 milioni di dollari dal Banco di Roma, al cui vertice siede il piduista Giovanni Guidi.</p>
<p>Tuttavia, per Sindona è l&#8217;inizio della fine. A breve seguirà il commissariamento della Banca privata, con la scoperta di ulteriori pesanti irregolarità da parte del commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli.</p>
<p><em>L&#8217;affiliazione alla P2 sarà un ultimo disperato tentativo di trovare una rete di protezione per una caduta che si annuncia sempre più rovinosa. Un vortice di espedienti e tentativi del banchiere siciliano di rimanere a galla aggrappandosi ai suoi protettori politici e ai suoi legami con la mafia. Non mancheranno le accuse di un complotto dei comunisti e la messa in scena di un finto rapimento, ma di questo vi parleremo il prossimo venerdì.</em></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8581/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-4">La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 13:07 di venerdì 17 settembre 2010.</p>
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    <title>La Storia sono loro: Michele Sindona e il delitto Ambrosoli</title>
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    <pubDate>Fri, 10 Sep 2010 12:35:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <description>Torniamo a parlare di personaggi legati alla P2. Oggi parliamo Michele Sindona e Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese la cui vicenda è stata raccontata dal bel libro di Corrado Stajano.
E’ il 1979[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Licio_Gelli_sui_quotidiani_01_01_01_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="221" height="250" alt="" /><em>Torniamo a parlare di personaggi legati alla P2. Oggi parliamo Michele Sindona e Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese la cui vicenda è stata raccontata dal bel libro di <a href="http://argomenti.ilsole24ore.com/corrado-stajano.html">Corrado Stajano</a>.</em></p>
<p>E’ il 1979 quando Giorgio Ambrosoli viene ucciso sul portone di casa, a Milano. L’esecuzione è eseguita con tre colpi di pistola sparati dal killer William J. Aricò. Il mandante è Michele Sindona, finanziere legato alla P2 e alla mafia, che avrebbe concluso la sua carriera nel 1986, bevendo una tazzina di caffè avvelenata mentre si trova dietro le sbarre del carcere di Voghera. </p>
<p><strong>Perchè muore Ambrosoli?</strong><br />
Nel 1974 l’avvocato Giorgio Ambrosoli era stato nominato commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona, messa in liquidazione coatta su sentenza della magistratura di Milano. Gli scandali finanziari in cui Sindona aveva trascinato i suoi istituti di credito e le operazioni illegali in cui era coinvolto stavano venendo alla luce. Analizzando i conti della Banca privata italiana, Ambrosoli scopre tutto il marcio che si cela dietro l’attività del finanziere, considerato fino a pochi anni prima uno dei più brillanti uomini d’affari a livello internazionale.</p>


<p>Ma è un gioco troppo grande per un funzionario onesto come Giorgio Ambrosoli. Sindona ha amici influenti, rispettabili e meno rispettabili, e alcuni di questi amici sparano. Nel giro di pochi mesi, tra il 1978 e il 1979, Ambrosoli riceve minacce, telefonate anonime che gli dicono di lasciar perdere e non mettersi nei guai. L’ultima telefonata è la condanna a morte. La voce dall’altra parte della cornetta gli dà del “cornuto bastardo” che “merita di morire ammazzato”. E’ il gennaio del 1979. L’11 luglio il killer preme tre volte il grilletto. Ambrosoli ha 46 anni. Muore semplicemente perché, per fare il suo lavoro, ha finito col pestare i piedi a Sindona e toccato interessi troppo grandi. Questi sono i fatti. Ma per capire i fatti, bisogna fare un passo indietro e cominciare dall’inizio. </p>
<p><strong>Chi è Michele Sindona e come costruisce la sua fortuna?</strong><br />
Classe 1920, Michele Sindona è stato uno dei più spregiudicati affaristi della recente storia italiana. Nato a Patti, in Sicilia, da una famiglia di modeste origini, Sindona esordisce giovanissimo come consulente tributario. </p>
<p>Nel 1946, pochi anni dopo la laurea in legge, apre a Milano uno studio di consulenza che, in pochi mesi, si afferma come il più noto e richiesto della città. La sua specialità? Trucchi per evadere il fisco, con particolare predilezione per l’utilizzo di conti cifrati in paradisi fiscali all’estero. Quello dei paradisi fiscali è uno stratagemma che utilizzerà anche per sé stesso, quando nel 1950 domicilia in Liechtenstein la Fasco Ag, la sua prima società.</p>
<p>La sua  crescente fama lo porta, nel corso degli anni ’50, a diventare titolare dello studio di consulenza più importante d’Italia e stringere relazioni con personalità influenti del mondo politico,  imprenditoriale e e della finanza vaticana. Nel 1960 la Fasco Ag acquista dallo Ior (Istituto per le opere religiose, la banca vaticana) il pacchetto di maggioranza della Banca privata finanziaria.</p>
<p><strong>Quali sono i personaggi influenti che appoggiano l&#8217;ascesa di Sindona?</strong><br />
All’inizio degli anni ’60, Sindona entra in contatto con John Mc Caffery, rappresentante per l’ltalia della Hambros Bank Ltd ed ex dirigente del Soe (i servizi segreti  britannici), attivo in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Mc Caffery è una figura chiave nella parabola finanziaria di Sindona: farà in modo che la Hambros acquisti una cospicua quota di capitale (il 24,5 per cento) della Banca privata finanziaria.</p>
<p>Tra le amicizie di Sindona rientrano uomini legati ai servizi segreti atlantici e agli ambienti mafiosi italo-americani. Oltre a Mc Caffery, il finanziere di Patti entra in contatto con John Mc Cone, allora ai vertici della Cia, e Willam Harvy, capo stazione della Cia a Roma. Al principio degli anni &#8216;60, negli Stati Uniti, Sindona conosce Nixon, allora avversario di Kennedy nelle elezioni presidenziali, con il quale condivide un acceso anticomunismo. </p>
<p>Ricostruire tutti i passaggi finanziari che portano Sindona ad affermarsi come finanziere a livello internazionale rischierebbe di essere troppo lungo per questa sede. Ci basterà ricordare che tramite la figura dell’affarista italo-americano Daniel A. Porco, Sindona riesce a ottenere che la banca statunitense Continental Illinois National Bank acquisti il 24,5 per cento di capitale della Banca privata finanziaria.</p>
<p>Il patrimonio di Sindona nei primi anni ’60 è immenso. Acquisisce nuove banche come la Banca di Messina, la Banca Unione e la Finabank di Ginevra e arriva ad entrare in rapporti societari con la Bank of America e la Banque de Paris. Nel 1964, il patrimonio immobiliare libero da ipoteche della società sindoniana Fasco Ag è stimato in circa 50 milioni di dollari.</p>
<p>Negli Stati Uniti, il finanziere siciliano è celebrato come “uno dei più geniali uomini d’affari del mondo”. Riviste come Time, Business Week e Fortune gli dedicano articoli entusiastici. In Italia, il banchiere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Cuccia">Enrico Cuccia</a> lo definisce, con maggior lungimiranza e senso della realtà, “un falsificatore di bilanci”.</p>
<p>Per tutti gli anni ’60 Sindona crea società domiciliate nei paradisi fiscali esteri (dal Liechtenstein alle Bahamas) e collegate col sistema delle scatole cinesi. Nel giro di capitali manovrati da Sindona rientra anche il riciclaggio di denaro sporco. </p>
<p>Nel 1969 avviene l’incontro con un&#8217;altra figura chiave: <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/09_Settembre/29/calvi_scheda.shtml">Roberto Calvi</a>, il vicedirettore del Banco Ambrosiano che finirà la sua carriera nel 1982, impiccato al Ponte dei Frati Neri di Londra dopo il <a href="http://www.misteriditalia.it/casocalvi/">crac del Banco Ambrosiano</a>. Anche Calvi usufruisce delle consulenze di Sindona per creare istituti finanziari in Lussemburgo, nelle Bahamas e in Costarica. </p>
<p>Ma uno degli incontri più importanti per Sindona è quello con Giulio Andreotti, che nel 1969 partecipa all’inaugurazione,  nei pressi di Frosinone,  della fabbrica di valige Patty, di proprietà del finanziere siciliano. Da quel primo incontro,  la figura di Andreotti tornerà più volte nella vicenda di Sindona, come avremo modo di raccontare. Secondo quanto riferirà sei anni dopo il giornalista Mino Pecorelli, all&#8217;inaugurazione della Patty era presente anche  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Marcinkus">Monsignor Marcinkus</a>, alto prelato statunitense che troveremo tra le figure di punta del crac dell’Ambrosiano. </p>
<p>Nel 1968 Marcinkus viene nominato dal Papa  presidente dell’Ufficio amministrativo dello Ior. Nel corso degli anni ’60, i legami di Sindona con il Vaticano si sono intanto intensificati; nel 1968 il finanziere di Patti svolge il ruolo di consigliere per la liquidazione di numerose proprietà immobiliari della Chiesa in Italia, spostandone i capitali sul mercato internazionale.</p>
<p><strong>E la P2?</strong><br />
Già, la P2. L’altro “incontro della vita” di Sindona è con Licio Gelli, che gli viene presentato nel 1975 dal Capo del Sid (Servizio informazioni difesa, i servizi segreti militari), il piduista Vito Miceli. Nel frattempo, la parabola di Sindona aveva iniziato la sua discesa con la bancarotta dei suoi istituti di credito. L’anno prima, la sua Banca privata italiana era stata messa in liquidazione coatta e Giorgio Ambrosoli aveva iniziato a svolgere il suo lavoro di commissario liquidatore.</p>
<p><em>Il seguito il prossimo venerdì</em></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8528/la-storia-sono-loro-michele-sindona-e-il-delitto-ambrosoli">La Storia sono loro: Michele Sindona e il delitto Ambrosoli</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 14:35 di venerdì 10 settembre 2010.</p>
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    <title>La storia sono loro: domande e risposte sulla P2</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8319/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-3</link>
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    <pubDate>Fri, 06 Aug 2010 12:50:07 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Licio_Gelli_sui_quotidiani_01_01_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="221" height="250" alt="" /><em>Continuiamo il nostro salto indietro nel tempo. Come anticipato lo scorso venerdì, oggi parleremo ancora dei rapporti tra la Loggia di Licio Gelli e i servizi segreti &#8220;deviati&#8221;. In particolare vi parleremo del coinvolgimento di numerosi affiliati alla P2 negli episodi della strategia della tensione. La strage di Piazza Fontana del 1969, la strage di Piazza della Loggia a Brescia del 1974, la bomba alla stazione di Bologna del 1980: attentati sui quali ci sono più ombre che luci e per i quali la verità sembra essere ancora lontana.  </p>
<p>Il quadro che emerge da inchieste giornalistiche, testimonianze  e atti giudiziari delinea una forte connivenza di apparati &#8220;deviati&#8221; dello Stato nel depistaggio delle indagini. Stragi di Stato? Stragi inserite all&#8217;interno delle strategie della Guerra fredda? Sicuramente la formula &#8220;destabilizzare per stabilizzare&#8221; porta a pensare che il termine &#8220;strategia della tensione&#8221; non sia tanto fantasioso. </em></p>
<p><strong>Cosa significa “destabilizzare per stabilizzare”?</strong> E’ una definizione contenuta nel Field Manual, firmato nel 1970 dal generale William Westmoreland, capo di Stato Maggiore dell’esercito Usa. Il nome completo del documento, classificato come top secret, è Operazioni di stabilità e servizi segreti – sezioni speciali.</p>


<p>Al suo interno si trovano indicazioni su come fare ricorso ad “operazioni speciali” e utilizzare “azioni violente o non violente, a seconda del caso” per impedire che il Partito comunista italiano potesse avere accesso al Governo. </p>
<p>Il documento era riservato ai soli “destinatari elencati in apposita lista”. E’ un fatto che una copia del Field Manual sarà trovato il 15 luglio 1981 (pochi mesi dopo lo scoppio dello scandalo della P2) nel doppio fondo della valigia della figlia di Licio Gelli, Maria Grazia, nel corso di un controllo alla dogana dell’aeroporto di Fiumicino. Insieme al documento top secret verrà trovata anche una cosuccia come quel <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Piano_di_rinascita_democratica_della_Loggia_P2.djvu&#038;page=1">Piano di Rinascita</a>, sul quale avremo modo di tornare più volte.</p>
<p><strong>In che modo la P2 è legata agli episodi della strategia della tensione?</strong> Parlare del coinvolgimento  che gli affiliati alla P2 all’interno dei servizi segreti hanno avuto con l’estrema destra e i fautori del colpo di Stato richiederebbe decine di pagine.</p>
<p>Vorrebbe dire parlare del “SID parallelo” del fratello P2 Vito Miceli, di come quest’ultimo collaborò col Golpe Borghese e con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_dei_venti_%28storia%29">Rosa dei Venti</a>, quella che nelle parole del generale piduista Ambrogio Viviani sarebbe stata “un’organizzazione Nato legittima spacciata per eversiva”. </p>
<p>Vorrebbe dire parlare del suo vice e successore, <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-e-il-generale-gianadelio-maletti%3Cbr-%3E/2125756">Gianadelio Maletti,</a> capo piduista dell’ufficio D (controspionaggio) del SID, condannato per depistaggio nell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana e attualmente latitante in Sudafrica, Paese dal quale, a distanza di anni, rilascia <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/piazza-fontana-la-mia-verita/2116604">interviste </a>per divulgare la sua versione dei fatti.</p>
<p>Vorrebbe dire parlare dell’intensa attività di depistaggio sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia  compiuta da Federico Umberto d’Amato, affiliato alla P2 e capo dell’Ufficio Affari riservati del Ministero dell’Interno negli anni compresi tra il 1969 e il 1974.</p>
<p>Vorrebbe dire parlare di come lo stesso Licio Gelli sia stato condannato a dieci anni  per “Calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo” per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna.</p>
<p>Basta, del resto, riportare le parole del Pubblico Ministero di Bologna, citato nella sentenza ordinanza del Giudice istruttore del Tribunale di Bologna Leonardo Grassi del 3 agosto 1994, quando tira in ballo Federico d&#8217;Amato, i generali Giovanbattista Palumbo, Gianadelio Maletti, Giuseppe Santovito, Pietro Musumeci, i colonnelli Giancarlo d&#8217;Ovidio, Federigo Mannucci Benincasa, Giuseppe Labruna   “ed il capo della P2 Licio Gelli, la Loggia cioè alla quale appartengono o sembrano appartenere tutti gli altri. &#8221;</p>
<p>&#8220;Tutti costoro hanno organizzato, orientato, tollerato, bande paramilitari neofasciste, pur avendo l&#8217;obbligo giuridico di neutralizzarle; hanno ispirato tentativi di golpe, attentati e stragi consumate o solo programmate, ovvero non le hanno impedite assicurando l’impunità agli autori di questi fatti, favorendone persino la fuga; hanno svolto attività di provocazione, di disinformazione e condizionamento politico attraverso detenzione illegale di armi e di esplosivi, e di altri episodi criminosi da essi stessi orchestrati per attribuirli alle sinistre; arruolamenti illegali e protezioni di latitanti per fatti eversivi e stragi”.               </p>
<p><strong>In che misura la P2 è presente nei servizi segreti italiani a fine anni ’70? </strong>Nel 1978, un anno prima del sequestro Moro, avviene la seconda riforma dei servizi segreti italiani. Nascono il SISMI, Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare e il SISDE, Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, coordinati dal CESIS, Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza.</p>
<p>Scopo della riforma è tutelare il rispetto delle garanzie di democraticità e costituzionalità da parte dei servizi. Peccato che a Capo del SISMI venga chiamato il generale Giuseppe Santovito, P2, mentre la direzione del  Sisde sarà assegnata a un altro piduista, Giulio Grassini.<br />
Un anno dopo, in pieno sequestro Moro, l&#8217;affiliato alla P2 Walter Pelosi viene posto a capo del CESIS. Nello stesso periodo Santovito pone alla direzione dell’Ufficio Controllo e Sicurezza del SISMI il generale Pietro Musumeci, amico di Gelli.</p>
<p>Nell’anno della strage alla stazione di Bologna, il 1980, i servizi segreti sono tutti in mano ad elementi piduisti. </p>
<p>Il controspionaggio militare è in realtà amministrato da una struttura parallela, tenuta segreta all’interno dello stesso servizio: il cosiddetto Supersismi. Ai vertici vi sono Giuseppe Santovito, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza. Piduisti i primi due, fratelli “all’orecchio” gli ultimi. </p>
<p>Formalmente il capo sarebbe Santovito, ma la vera mente è Francesco Pazienza. Quest’ultimo giunge in Italia tra 1978 e 1979 con l’incarico  affidatogli da ambienti dell’amministrazione USA (come lui stesso ha <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/pazienza-gelli/pazienza-gelli/pazienza-gelli.html">sostenuto anche in una recente intervista</a>) di sostituire Gelli ai vertici della Loggia P2.</p>
<p>Negli Stati Uniti, Paze aveva mantenuto rapporti con il CSIS, un centro che faceva riferimento alla Georgetown University. Del CSIS facevano parte Henry Kissinger, che Pazienza afferma di aver conosciuto, l’ex vice direttore della CIA Ray Cline e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Ledeen">Micheal Ledeen</a>,  che lo inserirà nei servizi italiani indicandolo come esperto di terrorismo.<br />
<em><br />
La storia sono loro va in vacanza e torna a fine agosto, per provare a rispondere ancora a qualche domanda sulla storia della Loggia P2 e sull&#8217;influenza che ha avuto sulla storia e la politica del nostro Paese.</em></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8319/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-3">La storia sono loro: domande e risposte sulla P2</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 14:50 di venerdì 06 agosto 2010.</p>
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    <title>La storia sono loro: domande e risposte sulla P2</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8250/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-2</link>
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    <pubDate>Fri, 30 Jul 2010 09:31:32 GMT</pubDate>
    <dc:creator>R.D.</dc:creator>
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    <category>la-storia-sono-loro</category><category>licio gelli</category><category>p2 e servizi segreti deviati</category>
    <description>Oggi parleremo dei rapporti tra P2 e servizi segreti deviati. O forse sarebbe meglio dire tra P2 e servizi segreti e basta. La vera domanda è infatti la seguente: certi avvenimenti rappresentavano un[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/Licio_Gelli_sui_quotidiani_01_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="221" height="250" alt="" /><em>Oggi parleremo dei rapporti tra P2 e servizi segreti deviati. O forse sarebbe meglio dire tra P2 e servizi segreti e basta. La vera domanda è infatti la seguente: certi avvenimenti rappresentavano un fenomeno di devianza o facevano piuttosto parte della vera natura, seppure ufficiosa, dei servizi segreti italiani? Se lo sono chiesto magistrati e giornalisti che hanno indagato sulle vicende della loggia gelliana e sui sanguinosi episodi della strategia della tensione.</p>
<p>E’ un interrogativo a cui, per ora, non esiste una risposta definitiva. Ma andiamo con ordine e facciamo ancora un po’ di storia rispondendo ad alcune faq sull&#8217;origine della P2.</em></p>
<p><strong>La P2 faceva realmente capo a Licio Gelli o aveva una direzione superiore?</strong> E’ un argomento sul quale non esiste una risposta chiara, ma le indagini della Commissione d’inchiesta  hanno portato a pensare che Gelli fosse in realtà una figura di secondo piano all’interno di una strategia più ampia.</p>


<p>La relazione di maggioranza della Commissione d’inchiesta sulla P2 dà la seguente definizione della loggia coperta. “Uno strumento di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. Quando si voglia ricorrere a una metafora per rappresentare questa situazione, possiamo pensare a una piramide il cui vertice è costituito da Licio Gelli: quando però si voglia a questa piramide dare un significato, è giocoforza ammettere l&#8217;esistenza, sopra di essa, per restare nella metafora, di un&#8217;altra piramide che, rovesciata, vede il suo vertice inferiore appunto nella figura di Licio Gelli. Questi è infatti il punto di collegamento.” </p>
<p>Su chi e cosa ci fosse nella “piramide superiore” si possono, purtroppo, fare solo delle supposizioni.</p>
<p><strong>Quando si può ravvisare l’inizio del progetto piduista?</strong> Se si segue la pista dei servizi segreti, bisogna fare un bel salto indietro e andare agli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Nel ‘43-‘45, quando è ormai evidente la vittoria alleata, l’Italia diventa teatro di un complesso gioco di servizi segreti inglesi (SOE) e americani (OSS, l’antenato della Cia) che vedono nell’Unione Sovietica il prossimo nemico da contrastare dopo la definitiva caduta del nazifascismo. Scopo primario dei servizi angloamericani è impedire che la lotta partigiana abbia uno sbocco insurrezionale che potrebbe portare i comunisti al potere. </p>
<p>Man mano che si procede alla liberazione del territorio italiano vengono stretti i contatti con personaggi e forze sociali interessate ad impedire lo sbocco insurrezionale e a conservare quello che resta del proprio potere e delle proprie posizioni: monarchico-legittimisti, massoneria, ex fascisti, ex esponenti del SIM (servizio segreto) o dell’OVRA (polizia politica) e, last but not least, la mafia.</p>
<p>In questo gioco, la massoneria ha un ruolo importante; si direbbe quasi che sia considerata come la struttura più adatta per costituire, o ricostituire, tutta una serie di relazioni di potere atte a contrastare il comunismo. </p>
<p><strong>Quali sono i personaggi chiave in questo periodo?</strong> Quali sono i personaggi chiave in questo periodo? Nello scenario appena descritto si muove una persona che avrà molta influenza nella genesi della P2: Frank Bruno Gigliotti.  Uomo dei servizi segreti americani fin dallo sbarco alleato in Sicilia e fortemente legato alla mafia, Gigliotti fa da assistente ai rapporti fra Governo italiano e Governo militare alleato nel dopoguerra. </p>
<p>I suoi legami con la mafia non sono da sottovalutare, dal momento che, fin dallo sbarco in Sicilia, Cosa Nostra si rivela un elemento determinante per il controllo del territorio da parte degli alleati. Ferocemente anticomunista e antisocialista, Gigliotti è un personaggio controverso: ufficialmente è un pastore della Chiesa evangelica, ma è anche un importante esponente della massoneria californiana. </p>
<p>Si adopera fortemente perché ai fratelli italiani vengano restituiti gli edifici che erano stati sottratti dal fascismo, compreso l’ala di Palazzo Giustiniani dove la massoneria aveva avuto la sua sede centrale. Come condizione,  impone che la Massoneria italiana si unisca con la Loggia degli Alam, del principe siciliano Giovanni Alliata di Monreale. </p>
<p>Un personaggio, quest’ultimo, che risulterà legato alla mafia, a <a href="http://www.misteriditalia.it/casosindona/">Michele Sindona</a> e alla Loggia Colosseum, riservata al personale americano presso l’ambasciata di Roma. Alliata di Monreale risulterà coinvolto in vari episodi eversivi come il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_Borghese">Golpe Borghes</a>e del 1970.</p>
<p>Oltre a Gigliotti, un’altra figura di massone è quella di John Mc Caffery, che a guerra finita diventerà socio in affari di Michele Sindona. Mc Caffery non è un personaggio qualsiasi. E&#8217; il capo sezione dei servizi segreti inglesi a Berna, la città che nella fase del conflitto successiva allo sbarco degli alleati in Sicilia diventerà il polo della nuova strategia anticomunista del SOE e dell’OSS. </p>
<p>Gelli inizia a collaborare con l’OSS nel 1944, reclutato dal filofascista James Angleton, che dirigerà “operazioni speciali” in Italia fino agli anni settanta. La Commissione parlamentare d’inchiesta ha evidenziato la coincidenza per cui Gelli entra in scena nel momento in cui Gigliotti scompare. Non è la prima delle curiose coincidenze temporali che riguardano la P2 e i servizi segreti.</p>
<p><strong>Qual è il quadro di riferimento nel primo dopoguerra in Italia?</strong> Dopo la Seconda guerra mondiale l&#8217;Italia è ormai un paese a sovranità limitata. In quanto paese di frontiera rispetto al blocco dei Paesi comunisti, la penisola rientra completamente nel sistema di potere degli Stati Uniti. </p>
<p>Anche il servizio di controspionaggio viene gestito direttamente dalla CIA fino al 1949, anno in cui entra in vigore il Patto Atlantico e viene attivato il SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate). Questo non significa che i servizi italiani possano muoversi con maggiore indipendenza. Un memorandum Top Secret del Comando di Stato Maggiore americano rivela infatti che, dal 1952, i servizi italiani sono legati a quelli americani da vincoli segreti per cui “il primo ordine impartito al capo del Sifar è quello di impegnarsi a rispettare gli obiettivi di un piano permanente di offensiva anticomunista chiamato in codice Demagnetize”. Il piano consiste in una serie di “operazioni politiche, paramilitari e psicologiche atte a ridurre la presenza del partito comunista in Italia.”</p>
<p><strong>Quando entra in gioco Licio Gelli?</strong> Nel 1965 Licio Gelli viene ammesso nella massoneria nonostante i suoi trascorsi fascisti. Nel maggio dello stesso anno si tiene a Roma, presso l’Hotel Parco dei Principi, quello che viene ritenuto l’atto di nascita della strategia della tensione. Tra i partecipanti: Pino Rauti, Guido Giannettini, Ivan Matteo Lombardo e Stefano delle Chiaie. </p>
<p>Il relatore è Pio Filippani Ronconi, docente universitario e crittografo alle dipendenze del Ministero della Difesa e dei servizi segreti. Nel convegno si discutono i principi della guerra non convenzionale o “guerra psicologica” elaborando l’idea di una “Organizzazione di Sicurezza” che si concretizzerà nei Nuclei Territoriali di Difesa dello Stato, struttura paramilitare occulta parallela a Gladio. </p>
<p>Nel 1967, in seguito allo scandalo del <a href="http://www.misteriditalia.it/pianosolo/">Piano Solo</a> (un piano di colpo di Stato rivelato dal settimanale L&#8217;Espresso) ,  il SIFAR viene riformato per decreto ministeriale e si trasforma in SID, Servizio Informazioni Difesa. In realtà è un’operazione di facciata e il Parlamento non vi ha nessuna voce in capitolo. </p>
<p>Nel novembre dello stesso anno Gelli entra nella Loggia Propaganda 2 con la nomina di Gran Maestro. Nel 1971 viene ufficialmente nominato capo della P2 dal Gran Maestro Lino Salvini, che istituisce appositamente per lui la carica di “Segretario Organizzativo”.</p>
<p><em>Sono solo coincidenze temporali o bisogna pensare a un disegno più ampio? Torneremo a parlarne il prossimo venerdì, quando vedremo il coinvolgimento di esponenti dei servizi segreti iscritti alla P2  in molti episodi della strategia della tensione </em></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8250/la-storia-sono-loro-domande-e-risposte-sulla-p2-2">La storia sono loro: domande e risposte sulla P2</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:31 di venerdì 30 luglio 2010.</p>
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