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La storia sottovoce

Dopo il 15 ottobre e prima del 23 in Val di Susa: riflessioni interne al movimento

pubblicato da davide f. in: La storia sottovoce Echi dalla Blogosfera


Dei fatti di Roma sappiamo più o meno tutto - resta da capire dove fossero sabato il ministero dell’interno e il questore di Roma - siamo stati inondati di parole e immagini su scontri, risse e dibattiti da bar su “er Pelliccia”, al cui proposito ieri su twitter girava questo aneddoto: “Oggi a Roma ha piovuto così tanto che se c’era “er pelliccia” tirava gli ombrelli”.

Al di là di umorismo e disgrazie romane del 15 ottobre resta una riflessione molto accesa e costruttiva all’interno del cosiddetto movimento, che di quella giornata non riuscita come voluto è giusto si prenda le sue responsabilità. Prima questione, di cui trovate una lunga esegesi sul blog dei Wu Ming con gli oltre 400 commenti: la distinzione tra massa e i pochi facinorosi non regge più.

La realtà sembra un’altra rispetto a quella descritta dai media mainstream, ovvero che c’è una parte attiva di questo movimento che non esclude nella protesta la pratica violenta. Quindi è giusto che queste due anime si confrontino e non fingano che non esiste l’altra parte: altrimenti finisce come a Roma.

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Sandro Pertini nasceva 115 anni fa. Simbolo della politica che non c'è più

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Alle 5 della sera La storia sottovoce

Sandro Pertini

Sandro Pertini nasceva esattamente 115 anni fa a San Giovanni di Stella, il 25 settembre del 1896. Antifascista quando esserlo significava essere portatori di un valore, ovvero della lotta al totalitarismo. Partigiano quando non c’era, nell’aria, il revisionismo storico. Socialista quando non esistevano partiti socialisti a destra e quando mani pulite era molto lontana da venire. Direttore de L’Avanti, quello vero, quando i Lavitola non esistevano.

Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, simbolo di rigore morale e intransigenza, Pertini rappresenta - senza voler fare a tutti i costi del nostalgico amarcord secondo la retorica dei bei tempi andati - quella politica che non c’è più e di cui l’Italia fatica anche solo a tentare di riappropriarsi.

Fu capace, da Presidente della Camera, di non stringere la mano al questore di Bologna Marcello Guida (che era stato direttore del confino di Ventotene nel ventennio fascista e che, per ammissione dello stesso Pertini, era sospettato di aver qualche responsabilità sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli). Ma fu anche capace di sostenere con fermezza che si dovesse negare qualsiasi trattativa con le Brigate Rosse durante il rapimento di Moro; di opporsi palesemente alle scelte di Bettino Craxi, guardando con un sospetto lungimirante all’elezione per acclamazione di quest’ultimo nel corso del 43° congresso del Partito, a Verona; di sostenere che non si dovesse svolgere il congresso del Movimento Sociale Italiano in quanto derivante dal partito fascista; di denunciare le violenze della polizia nei confronti dei manifestanti. Non sostenne mai i progetti di coalizione di centro-sinistra, rivendicando la necessità di una sinistra indipendente dai centristi.

Ciò nonostante, fu rispettato da tutto l’arco parlamentare, fu eletto Presidente della Repubblica con 832 voti su 995: la più larga maggioranza nella votazione per il Presidente, nella storia della Repubblica Italiana. Una figura carismatica e pulita, cui la politica di oggi non può che farci guardare con nostalgia.

Strage di Ustica, fu colpa di un missile o di una quasi collisione

pubblicato da Bruno Marino in: La storia sottovoce

Dopo più di 31 anni, una prima, e forse parziale, verità emerge dalle motivazioni della sentenza che ha condannato il Ministero della Difesa e il Ministero dei Trasporti a un risarcimento di oltre 100 milioni di Euro in favore dei familiari delle vittime (qui sopra la puntata di Blu Notte dedicata al caso). Secondo i giudici di Palermo

”Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente occorso al Dc9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto e il Dc9“.

L’ipotesi secondo cui in quei minuti sui cieli italiani ci fosse Gheddafi (a cui sarebbe stata concessa la libertà di sorvolare il nostro spazio aereo), e che fosse stato proprio l’aereo di Gheddafi a nascondersi nella scia del Dc9 dell’Itavia diventa più credibile. Come ricorda un altro estratto delle motivazioni

”I fatti rilevano una situazione aerea complessa che può avere consentito l’inserimento di un velivolo nella scia del Dc9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar, e una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del Dc9”.

20 luglio 2001-20 luglio 2011: G8 di Genova, il bilancio a dieci anni di distanza

pubblicato da davide f. in: La storia sottovoce G8

Oggi è il 20 luglio 2011: sono passati dieci anni da quella che verrà ricordata come una delle giornate più terribili della recente storia italiana, quella in cui un manifestante, Carlo Giuliani, verrà ucciso dal carabiniere Mario Placanica che aprì il fuoco durante i violenti scontri del venerdì nero del G8. Genova è tutt’altro che sopita, superata, archiviata: basta farsi un giro oggi per siti e social network per constatare quanto le giornate del G8 in quel 2001 dividano ancora radicalmente le persone in una impressionante quantità di opinioni e sfumature che rendono difficile, se non impossibile, anche solo il tentativo di una memoria condivisa.

Qui trovate lo speciale - fatto molto bene - del Corriere della Sera sulle giornate di Genova. Cosa rimane oggi di quelle giornate? Innanzitutto un grande senso di ingiustizia: infatti le forze dell’ordine e i loro vertici - resisi protagonisti in quei giorni di violenze degne di uno stato fascista, basti ricordare la notte alla scuola Diaz e Bolzaneto - non solo non hanno pagato, ma tanti dei principali imputati per quelle violenze hanno fatto carriera.

Un esempio per tutti: Gianni de Gennaro, allora capo della polizia divenuto dopo quei giorni capo di gabinetto e oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS, un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri).

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Polisblog oggi su RAI 2 a "L'ultima parola"

pubblicato da il passator cortese in: Mediaticamente La storia sottovoce Stasera in TV Polis-Diretta Tv

l'ultima parola backstage massimoNel pomeriggio di oggi Polisblog torna ad essere protagonista nel backstage de L’Ultima Parola, il programma di approfondimento politico di Gianluigi Paragone in onda ogni venerdì alle ore 23,30 su Raidue.

Il backstage, condotto da Giulia Cazzaniga, va in onda sul web dalle ore 16,00 alle 17 e viene trasmesso qui. Nei giorni successivi troverete poi l’anticipo di serata sul canale YouTube del programma. Il titolo della puntata odierna sarà “Berlusconi: lascia o raddoppia?”.

A rappresentare PolisBlog oggi saranno Massimo Falcioni e Luca Landoni. Sarà possibile interagire tramite la pagina Facebook dell’Ultima parola, twitter o la chat direttamente dal sito. Seguiteci numerosi.

Strage di Piazza della Loggia: nessun colpevole

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo La storia sottovoce La Storia sono loro

Una strage impunita. Un’altra. L’ennesima. Un altro atto della strategia della tensione (qui un’approfondimento di misteriditalia.it) che resta, apparentemente, senza soluzione (qui sopra un video del’archivio Rai del 2008 sulla vicenda). Ieri la Corte d’Assise di Brescia ha assolto i cinque imputati

“in base all’articolo 530 comma 2, assimilabile alla vecchia insufficienza di prove. Revocata la misura cautelare nei confronti dell’ex ordinovista Delfo Zorzi che vive in Giappone.”

Un articolo di Repubblica spiega bene cosa è successo:

“Per la strage di piazza della Loggia nessuno è mai stato condannato definitivamente, nonostante diversi processi. “L’unica cosa a cui penso in questo momento sono quegli otto morti. Noi eravamo in piazza quella mattina” ha commentato Manlio Milani, presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia, subito dopo la lettura della sentenza.”

Un altro articolo, di Benedetta Tobagi, ci racconta qualcosa in più su quel periodo, sulle varie sentenze riguardanti la strage, sul ruolo di un Generale dei Carabinieri e dei terroristi neofascisti di Ordine Nuovo.

Il Tea Party, la Rivoluzione americana e la Lega: la Patria che non c'è

pubblicato da Bruno Marino in: Esteri La storia sottovoce Lega Nord Barack Obama


Chissà quanti di voi conoscono il “Tea party movement”. Breve riassunto per inquadrare la vicenda. E’ un movimento d’opinione legato alla destra americana (alcuni suoi leader sono commentatori della rete tv americana Fox News, vicina ai repubblicani) che si propone di ridurre l’intervento statale in economia, aumentato di molto negli ultimi tempi visti anche i tentativi di Obama di arginare la crisi economica.

Tra gli obiettivi del movimento, la riduzione delle tasse (viste come il male perché alimentano “la bestia”, cioè il governo di Washington). Qui un articolo di Wikipedia, per i più curiosi, qui invece una sintesi efficace di Giornalettismo:

“Il cuore del messaggio dei Tea party è che gli enormi sforzi anticrisi messi in campo dai democratici più che essere inefficaci – naturalmente sono anche inefficaci – rappresentano un pericolo per la libertà futura dei cittadini. “Approfittando” delle difficoltà delle famiglie, Washington nazionalizza l’industria e rende pubblica la sanità; con la scusa di aiutare i poveri annulla le differenze.

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Leggiamo i classici: nazismo e responsabilità secondo Hannah Arendt

pubblicato da Alessandro in: La storia sottovoce Libri

Arendt, La banalità del male

“Tra i più grandi problemi del processo Eichmann, uno supera per importanza tutti gli altri. Tutti i sistemi giuridici moderni partono dal presupposto che per commettere un crimine occorre l’intenzione di fare del male.

Se c’è una cosa di cui la giurisprudenza del mondo civile si vanta, è proprio di tener conto del fattore soggettivo. Quando manca questa intenzione, quando per qualsiasi ragione (anche di alienazione mentale) la capacità di distinguere il bene dal male è compromessa, noi sentiamo che non possiamo parlare di crimine.

Noi respingiamo e consideriamo barbariche le tesi che ‘un delitto grave offende la natura sicché la stessa terra grida vendetta; che il male viola un’armonia naturale che può essere risanata soltanto con la rappresaglia; che una comunità offesa ha il dovere di punire il criminale in nome di un ordine morale’ (Yosal Rogat).

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Leggiamo i classici: il totalitarismo secondo Hannah Arendt

pubblicato da Alessandro in: La storia sottovoce Libri

Arendt, Le origini del totalitarismo

“I movimenti totalitari mirano a organizzare le masse, non le classi, come i vecchi partiti d’interessi degli stati nazionali del continente, e neppure i cittadini con opinioni e interessi nei riguardi del disbrigo degli affari pubblici, come i partiti dei paesi anglosassoni.

Mentre tutti i gruppi politici si basano sul loro seguito proporzionale, essi fanno leva sulla nuda forza numerica, dell’ordine di milioni, al punto da rendere impossibile un loro regime, anche nelle circostanze più favorevoli, in paesi con una popolazione relativamente poco numerosa.

Dopo la prima guerra mondiale un’ondata totalitaria e semitotalitaria travolse il continente; movimenti fascisti si diffusero dall’Italia a quasi tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale (la parte ceca della Cecoslovacchia fu una delle eccezioni); eppure Mussolini, che tanto amava il termine ’stato totalitario’, non tentò di instaurare un regime totalitario in piena regola, accontentandosi della dittatura del partito unico.

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Leggiamo i classici: lo "scontro di civiltà" secondo Amartya Sen

pubblicato da Alessandro in: La storia sottovoce Libri

Sen

“Lo ’scontro di civiltà’ era già molto di moda prima che i terribili eventi dell’11 settembre diffondessero ancora più conflittualità e sfiducia nel mondo. Ma quei terribili eventi hanno avuto l’effetto di amplificare enormemente l’interesse per questo tema. Molti autorevoli commentatori sono stati tentati di vedere un collegamento immediato tra le manifestazioni di conflitti a livello globale e le teorie di un confronto fra civiltà.

Un grande interesse ha accolto la teoria dello scontro di civiltà illustrata con forza nel famoso libro di Samuel Huntington. La più evocata è in particolare la teoria di uno scontro fra la civiltà ‘occidentale’ e la civiltà ‘islamica’.

La teoria dello scontro di civiltà presenta due problemi distinti. Il primo, forse il problema di fondo, riguarda la praticabilità e la rilevanza di un metodo di classificazione delle persone basato sulla civiltà a cui presumibilmente esse ‘appartengono’. L’altro viene dopo, e riguarda l’idea che gli individui, suddivisi in tanti compartimenti ognuno corrispondente a una civiltà, debbano in qualche modo essere antagonisti, che le civiltà a cui appartengono siano cioè reciprocamente ostili.

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