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  <title>Polisblog.it</title>
  <link>http://www.polisblog.it</link>
  <description>Politica italiana e estera: notizie di politica on line</description>
  <pubDate>Thu, 17 May 2012 02:47:57 GMT</pubDate>
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  <copyright>2007-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


  <item>
    <title>Niente Olimpiadi a Roma nel 2020, Monti ha preso la decisione giusta?</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/13607/niente-olimpiadi-a-roma-nel-2020-monti-ha-preso-la-decisione-giusta</link>
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    <pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:55:11 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <category>litalia-fa-schifo</category><category>la-storia-sottovoce</category><category>alemanno</category><category>monti</category><category>olimpiadi roma 2020</category><category>roma 2020</category>
    <description>La notizia di ieri ha fatto arrabbiare - e molto - il Pdl e ha fatto godere - e molto - il solito Bossi, che ha detto:
&amp;#8220;«Ottima decisione, la condivido perché a Roma fanno solo[...]</description>
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    </p>
<p><iframe width="580" height="385" src="http://www.youtube.com/embed/8_ct_m703UI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://www.polisblog.it/post/13597/niente-olimpiadi-a-roma-2020-la-conferenza-stampa-di-mario-monti">La notizia di ieri</a> ha fatto arrabbiare - e molto - il Pdl e <a href="http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_14/monti-olimpiadi_2d4b2a3a-5720-11e1-a6d2-3f65acf5f759.shtml">ha fatto godere</a> - e molto - il solito Bossi, che ha detto:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;«Ottima decisione, la condivido perché a Roma fanno solo casino»&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Tornando seri, la domanda da farsi è: <strong>conveniva organizzare le Olimpiadi a Roma?</strong> Tralasciando il fatto che quella della Città Eterna era solo una candidatura (la decisione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comitato_Olimpico_Internazionale">CIO</a> arriverà nel 2013), la risposta è molto semplice: probabilmente no. Non possiamo prevedere il futuro, ma possiamo studiare quello che è avvenuto in passato, in occasioni simili.</p>
<p><strong>Prima tappa: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_calcio_1990">Italia 90</a></strong>. Quelle notti, rese magiche dai gol di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Schillaci">Totò Schillaci</a>, pesarono moltissimo sulle spalle dei contribuenti negli anni successivi. <a href="http://www.iltempo.it/2012/02/15/1322599-sulla_decisione_ombra_italia.shtml">Qui</a> e <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/ancora_oggi_paghiamo_conto_italia_90/stadio_alpi-mondiali_calcio_1990-sprechi_italia_90/14-02-2012/articolo-id=572129-page=0-comments=1">qui</a> trovate due articoli che spiegano come i costi dell&#8217;evento lievitarono notevolmente. </p>
<p>Seguiteci dopo il salto, Italia 90 era solo l&#8217;antipasto&#8230;.</p>


<p><strong>Seconda tappa. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Torino_2006">Olimpiadi invernali a Torino</a>, nel 2006</strong>. <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&#038;currentArticle=1AN83R">Un articolo</a> di Eduardo di Blasi ci da qualche cifra: 2 miliardi di Euro spesi, numerosi impianti ad oggi inutilizzati (come avvenuto dopo le Olimpiadi invernali di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/XVI_Giochi_olimpici_invernali">Albertville</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/XVII_Giochi_olimpici_invernali">Lillehammer</a>).</p>
<p><strong>Terza tappa</strong>. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_mondiali_di_nuoto_2009"><strong>Mondiali di nuoto del 2009</strong></a> a Roma. Il video che trovate all&#8217;inizio del post parla proprio di questo recentissimo scandalo: costi alle stelle, impianti inutilizzati o non completati. Per approfondire vi suggerisco <a href="http://www.polisblog.it/post/11615/guido-bertolaso-rinviato-a-giudizio-appalti-g8-il-processo-ad-aprile">un articolo</a> del nostro Alberto.</p>
<p><strong>Infine, come possiamo dimenticarci della TAV?</strong> Sì, il Treno ad Alta Velocità che ci collega con l&#8217;Europa a 300 chilometri all&#8217;ora. Peccato che, come segnala l&#8217;ottimo lavoro di Ivan Cicconi (lo trovate <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/il-libro-nero-dellalta-velocitain-anteprima-su-ilfattoquotidiano-it/156781/">qui</a>, quest&#8217;opera avrà un costo finale stimato di circa 97 miliardi di Euro. Scontato dire che opere simili in Francia o Spagna siano costate molto meno.</p>
<p>Quindi, per concludere, una semplice domanda: <strong>con tutti questi precedenti, siamo sicuri che ci sarebbe convenuto far arrivare la fiamma olimpica a Roma?</strong></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/13607/niente-olimpiadi-a-roma-nel-2020-monti-ha-preso-la-decisione-giusta">Niente Olimpiadi a Roma nel 2020, Monti ha preso la decisione giusta?</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 11:55 di mercoledì 15 febbraio 2012.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Dopo il 15 ottobre e prima del 23 in Val di Susa: riflessioni interne al movimento</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/12051/dopo-il-15-ottobre-e-prima-del-23-in-val-di-susa-riflessioni-interne-al-movimento</link>
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    <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 15:03:19 GMT</pubDate>
    <dc:creator>davide f.</dc:creator>
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    <category>la-storia-sottovoce</category><category>echi-dalla-blogosfera</category><category>15 ottobre</category><category>in evidenza</category><category>indignados</category><category>manifestazione roma</category><category>no tav</category>
    <description>Dei fatti di Roma sappiamo più o meno tutto - resta da capire dove fossero sabato il ministero dell&amp;#8217;interno e il questore di Roma - siamo stati inondati di parole e immagini su scontri, risse[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/15ott.jpg" class="post" border="0" width="586" height="289" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Dei fatti di Roma sappiamo più o meno tutto - resta da capire dove fossero sabato il ministero dell&#8217;interno e il questore di Roma - siamo stati inondati di parole e immagini su scontri, risse e dibattiti da bar su &#8220;er Pelliccia&#8221;, al cui proposito ieri su <a href="https://twitter.com/fgoria/status/127038782322130945">twitter</a> girava questo aneddoto: &#8220;Oggi a Roma ha piovuto così tanto che se c&#8217;era &#8220;er pelliccia&#8221; tirava gli ombrelli&#8221;.</p>
<p>Al di là di umorismo e disgrazie romane del 15 ottobre resta una riflessione molto accesa e costruttiva all&#8217;interno del cosiddetto movimento, che di quella giornata non riuscita come voluto è giusto si prenda le sue responsabilità. Prima questione, di cui trovate una lunga esegesi sul <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599">blog dei Wu Ming</a> con gli oltre 400 commenti: la distinzione tra massa e i pochi facinorosi non regge più.</p>
<p>La realtà sembra un&#8217;altra rispetto a quella descritta dai media mainstream, ovvero che c&#8217;è una parte attiva di questo movimento che non esclude nella protesta la pratica violenta. Quindi è giusto che queste due anime si confrontino e non fingano che non esiste l&#8217;altra parte: altrimenti finisce come a Roma.</p>
<p>Immagine|<a href="http://www.06blog.it/post/12073/a-roma-si-fa-la-conta-dei-danni-e-dei-responsabili-della-guerriglia-urbana-del-15-ottobre-chi-paghera-il-prezzo-piu-alto">06blog</a></p>


<p>In questi giorni nelle pagine in fondo a Il Manifesto e sul blog di Micromega si è sviluppato un dibattito molto interessante su questo tema. Ieri, per esempio Bifo in un pezzo dal titolo &#8220;<a href="http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/10/18/franco-berardi-bifo-mantra-del-sollevarsi/">Mantra del sollevarsi</a>&#8221; considerava che</p>
<blockquote><p>
Leggo che alcuni si lamentano perché gli arrabbiati hanno impedito al movimento di raggiungere piazza San Giovanni con i suoi carri colorati. Ma il movimento non è una rappresentazione teatrale in cui si deve seguire la sceneggiatura. La sceneggiatura cambia continuamente, e il movimento non è un prete né un giudice. Il movimento è un medico. Il medico non giudica la malattia, la cura.</p>
<p>Chi è disposto a scendere in strada solo se le cose sono ordinate e non c’è pericolo di marciare insieme a dei violenti, nei prossimi dieci anni farà meglio a restarsene a casa. Ma non speri di stare meglio, rimanendo a casa, perché lo verranno a prendere. Non i poliziotti né i fascisti. Ma la miseria, la disoccupazione e la depressione. E magari anche gli ufficiali giudiziari.</p></blockquote>
<p>Riflessione tutta da discutere, ma che offre degli spunti reali e interessanti sul problema. E&#8217; giusto restare a casa se le cose non vanno esattamente come si voleva o i contenuti della protesta sono più importanti?</p>
<p>Sempre ieri su Il Manifesto Christian Raimo (scrittore) metteva in guardia dai rischi dello spontaneismo in piazza:</p>
<blockquote><p>Indire una manifestazione che avesse come collante un sentimento comune come l&#8217;indignazione porta in piazza per lo spazio di un pomeriggio persone che in realtà pensano (e provano) cose molto differenti: grillini e Acrobax, radicali e Teatro Valle, umanisti e Fiom. L&#8217;ultima volta che si era vista una manifestazione così grande, convocata a livello internazionale, era stato per la guerra in Iraq. </p>
<p>L&#8217;impressione che molti hanno avuto è che si sia verificata una doppia strumentalizzazione. Chi voleva alzare il livello dello scontro si è fatto scudo di un corteo che per la sua stragrande maggioranza non aveva nessuna intenzione di sfilare con chi spaccava vetrine. Chi voleva una manifestazione superpacifica non aveva realizzato fino a oggi che esprimere indignazione non può semplicemente equivalere a scrivere un «non mi piace» su facebook, ma richiede una quota di responsabilità, l&#8217;obbligo di schierarsi, di prendere posizione - letteralmente - in una piazza che definisce addirittura in senso geografico la tua identità politica.</p>
<p>La scusa per questo - chiamiamolo in maniera eufemistica - fraintendimento, ma che è appunto stata una reciproca strumentalizzazione, si è chiamato finora spontaneismo. (..)A partire da qui si devono elaborare nel più breve tempo possibile le risposte alle questioni che questo movimento continua a porre senza proporre soluzioni credibili però: la questione del governo e quella della rappresentanza.</p></blockquote>
<p>Se volete leggere la versione integrale la trovate <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20111020/manip2pg/15/manip2pz/311929/">qui</a>.</p>
<p>Raimo mette il movimento davanti a precise responsabilità senza le quali non c&#8217;è un futuro e non ci sono risultati: guardarsi dentro e fare i conti con tutte le anime interne.</p>
<p>Oggi invece sempre all&#8217;interno dello spazio di dibattito nelle ultime de Il Manifesto - bella idea-  è intervenuto Guido Viale, mettendo l&#8217;accento sull&#8217;occasione persa per una vera protesta che non durasse lo spazio di un pomeriggio ma si desse dei tempi e degli obiettivi più ambiziosi:</p>
<blockquote><p>Che cosa sarebbe successo, infine, se quel corteo avesse potuto proseguire tranquillamente il suo percorso e concludersi, come avremmo voluto, in Piazza San Giovanni? Nessuno, nei media, se lo è chiesto. Ne sarebbe seguita un’acampada di centinaia di tende – e non di quelle poche decine che hanno fortunosamente trova- to un’alternativa in Piazza Santa Croce in Gerusalemme - tante da rendere difficile il loro sgombero e quasi automatica una loro crescita e un continuo rinnovamento. Un problema in più per l’establishment! Tale da poter concludere che, da come sono finite le cose, gli è proprio andata nel migliore dei modi.</p></blockquote>
<p>Alle porte di un corteo in Val di Susa che si preannuncia teso - ma non quanto vogliono far credere i telegiornali di questi giorni - sono domande ineludibili per un movimento che in quanto tale non può avere capi e capetti così come non può essere organico e armonico: ma ha il dovere - perchè la battaglia abbia un valore reale - di fare i conti con se stesso e guardarsi all&#8217;interno, altrimenti si andrà avanti ad oltranza con la presa in giro dei cento facinorosi - o con le interviste alla nuova specie black block talebana di Repubblica - non capendo la necessità di dare rappresentanza a tutta questa rabbia sociale.</p>
<p>Nel frattempo i promotori di #occupy non si fermano e rilanciano una protesta globale <a href="http://www.adbusters.org/blogs/adbusters-blog/robinhood-italian.html">per il 29 ottobre</a>.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/12051/dopo-il-15-ottobre-e-prima-del-23-in-val-di-susa-riflessioni-interne-al-movimento">Dopo il 15 ottobre e prima del 23 in Val di Susa: riflessioni interne al movimento</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 17:03 di venerdì 21 ottobre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Sandro Pertini nasceva 115 anni fa. Simbolo della politica che non c&#039;è più</title>
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    <pubDate>Sun, 25 Sep 2011 14:41:22 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Alberto Puliafito</dc:creator>
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    <category>interni</category><category>alle-5-della-sera</category><category>la-storia-sottovoce</category><category>sandro pertini</category>
    <description>Sandro Pertini nasceva esattamente 115 anni fa a San Giovanni di Stella, il 25 settembre del 1896. Antifascista quando esserlo significava essere portatori di un valore, ovvero della lotta al[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/SandroPertini.png" class="post" border="0" width="586" height="382" alt="Sandro Pertini" /><br clear="all" /></p>
<p><strong>Sandro Pertini</strong> nasceva esattamente 115 anni fa a San Giovanni di Stella, il 25 settembre del 1896. Antifascista quando esserlo significava essere portatori di un valore, ovvero della lotta al totalitarismo. Partigiano quando non c&#8217;era, nell&#8217;aria, il revisionismo storico. Socialista quando non esistevano partiti socialisti a destra e quando mani pulite era molto lontana da venire. Direttore de <strong>L&#8217;Avanti</strong>, quello vero, quando i <a href="http://www.polisblog.it/tag/valter lavitola">Lavitola</a> non esistevano. </p>
<p>Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, simbolo di rigore morale e intransigenza, Pertini rappresenta - senza voler fare a tutti i costi del nostalgico amarcord secondo la retorica dei <em>bei tempi andati</em> - quella politica che non c&#8217;è più e di cui l&#8217;Italia fatica anche solo a tentare di riappropriarsi.</p>
<p>Fu capace, da Presidente della Camera, di non stringere la mano al questore di Bologna <strong>Marcello Guida</strong> (che era stato direttore del confino di Ventotene nel ventennio fascista e che, per ammissione dello stesso Pertini, era sospettato di aver qualche responsabilità sulla morte dell&#8217;anarchico <strong>Giuseppe Pinelli</strong>). Ma fu anche capace di sostenere con fermezza che si dovesse negare qualsiasi trattativa con le Brigate Rosse durante il rapimento di Moro; di opporsi palesemente alle scelte di Bettino Craxi, guardando con un sospetto lungimirante all&#8217;elezione per acclamazione di quest&#8217;ultimo nel corso del 43° congresso del Partito, a Verona; di sostenere che non si dovesse svolgere il congresso del Movimento Sociale Italiano in quanto derivante dal partito fascista; di denunciare le violenze della polizia nei confronti dei manifestanti. Non sostenne mai i progetti di coalizione di <em>centro-sinistra</em>, rivendicando la necessità di una sinistra indipendente dai centristi. </p>
<p>Ciò nonostante, fu rispettato da tutto l&#8217;arco parlamentare, fu eletto Presidente della Repubblica con 832 voti su 995: la più larga maggioranza nella votazione per il Presidente, nella storia della Repubblica Italiana. Una figura carismatica e <em>pulita</em>, cui la politica di oggi non può che farci guardare con nostalgia.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11617/sandro-pertini-nasceva-115-anni-fa-simbolo-della-politica-che-non-ce-piu">Sandro Pertini nasceva 115 anni fa. Simbolo della politica che non c'è più</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 16:41 di domenica 25 settembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Strage di Ustica, fu colpa di un missile o di una quasi collisione</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/11555/strage-di-ustica-fu-colpa-di-un-missile-o-di-una-quasi-collisione</link>
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    <pubDate>Wed, 21 Sep 2011 10:44:11 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <category>la-storia-sottovoce</category><category>gheddafi</category><category>in evidenza</category><category>motivazioni sentenza ustica</category><category>strage ustica</category>
    <description>Dopo più di 31 anni, una prima, e forse parziale, verità emerge dalle motivazioni della sentenza che ha condannato il Ministero della Difesa e il Ministero dei Trasporti a un risarcimento di oltre 100[...]</description>
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    </p>
<p><iframe width="580" height="385" src="http://www.youtube.com/embed/_wdbdnPS-r8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Dopo più di 31 anni, una prima, e forse parziale, verità emerge dalle motivazioni della sentenza che <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Strage-Ustica-ministeri-Difesa-e-Trasporti-condannati-a-maxi-risarcimento-di-100-mln_312441869599.html">ha condannato</a> il Ministero della Difesa e il Ministero dei Trasporti a un risarcimento di oltre 100 milioni di Euro in favore dei <a href="http://www.stragediustica.info/">familiari delle vittime</a> (qui sopra la puntata di Blu Notte dedicata al caso). <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Ustica-Tribunale-di-Palermo-Lincidente-causato-da-un-missile-o-da-quasi-collisione_312471739517.html">Secondo</a> i giudici di Palermo</p>
<blockquote><p><em>&#8221;Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che <strong>l&#8217;incidente occorso al Dc9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia</strong>, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, <strong>di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar</strong>, quale diretta conseguenza dell&#8217;esplosione di un <strong>missile lanciato dagli aerei inseguitori</strong> contro l&#8217;aereo nascosto oppure di una <strong>quasi collisione verificatasi tra l&#8217;aereo nascosto e il Dc9</strong>&#8220;.</em></p></blockquote>
<p>L&#8217;ipotesi secondo cui in quei minuti sui cieli italiani ci fosse Gheddafi (a cui sarebbe stata concessa la libertà di sorvolare il nostro spazio aereo), e che fosse stato proprio l&#8217;aereo di Gheddafi a nascondersi nella scia del Dc9 dell&#8217;Itavia diventa più credibile. Come ricorda un altro estratto delle motivazioni</p>
<blockquote><p><em>&#8221;I fatti rilevano una <strong>situazione aerea complessa che può avere consentito l&#8217;inserimento di un velivolo nella scia del Dc9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar</strong>, e una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del Dc9&#8221;.</em></p></blockquote>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/11555/strage-di-ustica-fu-colpa-di-un-missile-o-di-una-quasi-collisione">Strage di Ustica, fu colpa di un missile o di una quasi collisione</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:44 di mercoledì 21 settembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>20 luglio 2001-20 luglio 2011: G8 di Genova, il bilancio a dieci anni di distanza</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/10867/20-luglio-2001-20-luglio-2011-g8-di-genova-il-bilancio-a-dieci-anni-di-distanza</link>
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    <pubDate>Wed, 20 Jul 2011 15:01:56 GMT</pubDate>
    <dc:creator>davide f.</dc:creator>
    <comments>http://www.polisblog.it/post/10867/20-luglio-2001-20-luglio-2011-g8-di-genova-il-bilancio-a-dieci-anni-di-distanza#comments</comments>
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    <category>la-storia-sottovoce</category><category>g8</category><category>carlo giuliani</category><category>g8 genova</category><category>genova 2001</category><category>genova 2011</category><category>in evidenza</category>
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    </p>
<p>Oggi è il 20 luglio 2011: sono passati dieci anni da quella che verrà ricordata come una delle giornate più terribili della recente storia italiana, quella in cui un manifestante, Carlo Giuliani,  verrà ucciso dal carabiniere Mario Placanica che aprì il fuoco durante i violenti scontri del venerdì nero del G8. <a href="http://www.polisblog.it/tag/genova">Genova</a> è tutt&#8217;altro che sopita, superata, archiviata: basta farsi un giro oggi per siti e <a href="http://www.facebook.com/search.php?q=carlo%20giuliani&#038;init=quick&#038;tas=0.9793839709302609&#038;type=pages">social network</a> per constatare quanto le giornate del G8 in quel 2001 dividano ancora radicalmente le persone in una impressionante quantità di opinioni e sfumature che rendono difficile, se non impossibile, anche solo il tentativo di una memoria condivisa.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/speciali/2011/genova-dieci-anni-dopo/">Qui</a> trovate lo speciale - fatto molto bene - del Corriere della Sera sulle giornate di Genova. Cosa rimane oggi di quelle giornate? Innanzitutto un grande senso di ingiustizia: infatti le forze dell&#8217;ordine e i loro vertici - resisi protagonisti in quei giorni di violenze degne di uno stato fascista, basti ricordare la notte alla scuola<a href="http://www.polisblog.it/tag/diaz"> Diaz</a> e <a href="http://www.polisblog.it/tag/diaz">Bolzaneto</a> - non solo non hanno pagato, ma tanti dei principali imputati per quelle violenze hanno fatto carriera. </p>
<p>Un esempio per tutti: Gianni de Gennaro, allora capo della polizia divenuto dopo quei giorni capo di gabinetto e oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS, un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri).</p>


<p>L&#8217;icona di quelle giornate terribili invece la ricordiamo tutti: l&#8217;immagine di Carlo Giuliani a terra in una pozza di sangue, come l&#8217;urlo che si sente nei video che esclama &#8220;No, l&#8217;hanno ucciso&#8221;. Dieci anni non sono serviti per fare chiarezza sulla morte di un ragazzo che manifestava, altra gravissima macchia sullo stato italiano e sulle sue responsabilità.</p>
<p>C&#8217;è poi il bilancio da fare su un movimento che portò in piazza 300.000 persone con tematiche più che mai attuali - basti pensare alla Tobin Tax - e che in quei giorni &#8220;perse la sua innocenza&#8221;, pagando anche propri errori nella preparazione di quelle giornate decisive per le future sorti di quello che all&#8217;epoca fu chiamato &#8220;movimento dei movimenti&#8221;. E che oggi - in un momento di crisi terribile con l&#8217;Europa e gli Stati Uniti in ginocchio - potrebbe tornare a farsi sentire.</p>
<p>C&#8217;è poi la città di Genova - chiusa, sofferta, in fiamme, agonizzante - che ha faticato a riprendersi, e forse non l&#8217;ha ancora fatto completamente. Una città dove Massimo D&#8217;Alema in maniera assurda quanto irricevibile propose di far svolgere il G8, e ancora non sappiamo il perché.</p>
<p>A dieci anni da quelle giornate l&#8217;impressione è che la politica e i grandi della terra siano sempre più chiusi nei loro palazzi blindati, mentre fuori la tenaglia della crisi e di quello che allora venne definito &#8216;neoliberismo&#8217; stringe più che mai le popolazioni mondiali. L&#8217;impressione, a dieci anni di distanza, è che Genova sia stato un momento storico che ha cambiato per sempre l&#8217;Italia e una grande occasione persa per un movimento che ci aveva visto giusto, con le sue istanza di &#8220;più giustizia ed equità&#8221; in un mondo terribilmente iniquo.</p>
<p>Tirando le somme, come ha scritto Francesco Guccini in una canzone dedicata a quei giorni</p>
<blockquote><p>Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita</p></blockquote>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/10867/20-luglio-2001-20-luglio-2011-g8-di-genova-il-bilancio-a-dieci-anni-di-distanza">20 luglio 2001-20 luglio 2011: G8 di Genova, il bilancio a dieci anni di distanza</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 17:01 di mercoledì 20 luglio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Polisblog oggi su RAI 2 a &quot;L&#039;ultima parola&quot;</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/10166/polisblog-oggi-su-rai-2-a-lultima-parola</link>
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    <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 12:08:12 GMT</pubDate>
    <dc:creator>il passator cortese</dc:creator>
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    <category>mediaticamente</category><category>la-storia-sottovoce</category><category>stasera-in-tv</category><category>polis-diretta-tv</category><category>l'ultima parola</category><category>rai due</category><category>silvio berlusconi</category>
    <description>Nel pomeriggio di oggi Polisblog torna ad essere protagonista nel backstage de L’Ultima Parola, il programma di approfondimento politico di Gianluigi Paragone in onda ogni venerdì alle ore 23,30 su[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/lultimaparolabackstagemassimo.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="205" alt="l&#39;ultima parola backstage massimo" />Nel pomeriggio di oggi <strong>Polisblog</strong> torna ad essere protagonista nel backstage de <strong>L’Ultima Parola</strong>, il programma di approfondimento politico di Gianluigi Paragone in onda ogni venerdì alle ore 23,30 su Raidue.</p>
<p>Il backstage, condotto da Giulia Cazzaniga, va in onda sul web dalle ore 16,00 alle 17 e <a href="http://bit.ly/LUP">viene trasmesso qui</a>. Nei giorni successivi troverete poi l’anticipo di serata sul canale YouTube del programma. Il titolo della puntata odierna sarà “Berlusconi: lascia o raddoppia?”. </p>
<p>A rappresentare PolisBlog oggi saranno Massimo Falcioni e Luca Landoni. Sarà possibile interagire tramite la pagina Facebook dell’Ultima parola, <a href="http://twitter.com/#!/lultimaparola">twitter</a> o la chat direttamente dal sito. Seguiteci numerosi.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/10166/polisblog-oggi-su-rai-2-a-lultima-parola">Polisblog oggi su RAI 2 a "L'ultima parola"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 14:08 di venerdì 15 aprile 2011.</p>
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  <item>
    <title>Strage di Piazza della Loggia: nessun colpevole</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/9017/strage-di-piazza-della-loggia-nessun-colpevole</link>
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    <pubDate>Wed, 17 Nov 2010 10:55:43 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <category>litalia-fa-schifo</category><category>la-storia-sottovoce</category><category>la-storia-sono-loro</category><category>in evidenza</category><category>piazza della loggia</category><category>strage</category><category>strategia della tensione</category>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><object width="586" height="385">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BcVgvWbYKGQ?fs=1&amp;hl=en_US"></param>
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<p>Una strage impunita. Un&#8217;altra. L&#8217;ennesima. Un altro atto della strategia della tensione (<a href="http://www.misteriditalia.it/strategiatensione/">qui</a> un&#8217;approfondimento di misteriditalia.it) che resta, apparentemente, senza soluzione (qui sopra un video del&#8217;archivio Rai del 2008 sulla vicenda). Ieri la Corte d&#8217;Assise di Brescia ha assolto i cinque imputati</p>
<blockquote><p><em>&#8220;in base all&#8217;articolo 530 comma 2, assimilabile alla vecchia insufficienza di prove. Revocata la misura cautelare nei confronti dell&#8217;ex ordinovista Delfo Zorzi che vive in Giappone.&#8221;</em></p></blockquote>
<p><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/brescia_sentenza-9178422/?ref=HREC1-2">Un articolo</a> di Repubblica spiega bene cosa è successo:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Per la strage di piazza della Loggia nessuno è mai stato condannato definitivamente, nonostante diversi processi. &#8220;L&#8217;unica cosa a cui penso in questo momento sono quegli otto morti. Noi eravamo in piazza quella mattina&#8221; ha commentato Manlio Milani, presidente dell&#8217;associazione familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia, subito dopo la lettura della sentenza.&#8221;</em></p></blockquote>
<p><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/17/news/tobagi_brescia-9190913/?ref=HREC1-1">Un altro articolo</a>, di Benedetta Tobagi, ci racconta qualcosa in più su quel periodo, sulle varie sentenze riguardanti la strage, sul ruolo di un Generale dei Carabinieri e dei terroristi neofascisti di Ordine Nuovo.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/9017/strage-di-piazza-della-loggia-nessun-colpevole">Strage di Piazza della Loggia: nessun colpevole</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 12:55 di mercoledì 17 novembre 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Il Tea Party, la Rivoluzione americana e la Lega: la Patria che non c&#039;è</title>
    <link>http://www.polisblog.it/post/8460/il-tea-party-la-rivoluzione-americana-e-la-lega-la-patria-che-non-ce</link>
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    <pubDate>Fri, 03 Sep 2010 15:24:17 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Bruno Marino</dc:creator>
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    <category>esteri</category><category>la-storia-sottovoce</category><category>lega-nord</category><category>barack-obama</category><category>lega</category><category>obama</category><category>stati uniti</category><category>tea party</category>
    <description>Chissà quanti di voi conoscono il “Tea party movement”. Breve riassunto per inquadrare la vicenda. E’ un movimento d’opinione legato alla destra americana (alcuni suoi leader sono commentatori[...]</description>
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    <p style="clear:both">
      <a href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fwww.polisblog.it%2Fpost%2F8460%2Fil-tea-party-la-rivoluzione-americana-e-la-lega-la-patria-che-non-ce" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/like-it-it.gif" width=66 height=20 alt="Mi piace" /></a>
      <a href="https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=it&url=http%3A%2F%2Fwww.polisblog.it%2Fpost%2F8460%2Fil-tea-party-la-rivoluzione-americana-e-la-lega-la-patria-che-non-ce" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/plusone.gif" width=32 height=20 alt="+1" /></a>
      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Il+Tea+Party%2C+la+Rivoluzione+americana+e+la+Lega%3A+la+Patria+che+non+c%27%C3%A8&url=http%3A%2F%2Fwww.polisblog.it%2Fpost%2F8460%2Fil-tea-party-la-rivoluzione-americana-e-la-lega-la-patria-che-non-ce" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/3468929150_f8bd00e481_o.jpeg" class="post" border="0" width="586" height="439" alt="" /><br clear="all" /> </p>
<p>Chissà quanti di voi conoscono il “Tea party movement”. Breve riassunto per inquadrare la vicenda. E’ un movimento d’opinione legato alla destra americana (alcuni suoi leader sono commentatori della rete tv americana Fox News, vicina ai repubblicani) che si propone di ridurre l’intervento statale in economia, aumentato di molto negli ultimi tempi visti anche i tentativi di Obama di arginare la crisi economica. </p>
<p>Tra gli obiettivi del movimento, la riduzione delle tasse (viste come il male perché alimentano “la bestia”, cioè il governo di Washington). <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tea_Party_movement">Qui</a> un articolo di Wikipedia, per i più curiosi, <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/79094/c%E2%80%99e-tanta-voglia-te-giro-mondo/">qui</a> invece una sintesi efficace di Giornalettismo: </p>
<p><em>“Il cuore del messaggio dei Tea party è che gli enormi sforzi anticrisi messi in campo dai democratici più che essere inefficaci – naturalmente sono anche inefficaci – rappresentano un pericolo per la libertà futura dei cittadini. “Approfittando” delle difficoltà delle famiglie, Washington nazionalizza l’industria e rende pubblica la sanità; con la scusa di aiutare i poveri annulla le differenze. </em></p>


<p><em>Quando la crisi sarà finita non sarà possibile tornare indietro perché Big Government non restituirà il potere rubato ai cittadini e alle comunità locali. Le tasse alte saranno il giogo attraverso il quale toglieranno libertà d’impresa, di movimento e di pensiero. In realtà, spiega qualche economista di parte, la crisi non finirà mai perché il ridondante settore pubblico creerà una spirale di bassa crescita “come succede ai regimi socialisti dell’Europa” (cioè tutti, vista l’estensione dei loro welfare).”</em></p>
<p>Tutto sembra chiaro. Resta da capire l’origine del nome del movimento. Quelli di voi appassionati di storia americana mi staranno già insultando: ma come, si riferisce al Boston Tea Party, evento storico della Rivoluzione Americana! Infatti, il nome si ricollega proprio a  quell’avvenimento (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Boston_Tea_Party  ">qui</a> un articolo di Wikipedia, in italiano).</p>
<p>La storia americana, soprattutto una delle sue pagine più gloriose, la Rivoluzione contro l’oppressione inglese, viene usata per legittimare e nobilitare un movimento politico del XXI secolo. Non è un caso isolato negli Stati Uniti. Proviamo a trasportare tutto questo in Italia. Ve lo immaginate un movimento di opinione che si richiama a Garibaldi, a Cavour, alle battaglie del Risorgimento, alla Repubblica Romana di Mazzini, Saffi e Armellini? </p>
<p>Un momento, direte, ma nella storia italiana tutto questo è avvenuto. Il PSI ha usato nella sua iconografia Garibaldi, lo stesso che è apparso, durante le elezioni del 1948, sulla scheda elettorale, simbolo dell’alleanza PCI-PSI. E’ vero, e ci sarebbero altri esempi ancora. </p>
<p>Ma oggi? Abbiamo al governo un partito che qualche anno fa proponeva la secessione della Padania dallo Stato Italiano (salvo ritirarla quando si è accomodato alla tavola imbandita da Silvio B.), un partito che, tramite i suoi leader, ha invitato a pulirsi il didietro col Tricolore, a mettere al cesso la suddetta bandiera, <a href="http://www.polisblog.it/post/1682/bossi-i-meridionali-linno-di-mameli-eora-di-finirla ">ha detto</a> che</p>
<p><em>“Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente (i professori ndr) che non viene dal nord.”</em></p>
<p>Dulcis in fundo, questi fini intellettuali, notizia di qualche giorno fa, hanno bloccato, tramite un vicesindaco del bergamasco, l’Inno di Mameli perché, ha detto il politico</p>
<p><em>&#8220;Io non mi sento italiano, anche se purtroppo lo sono&#8221;</em></p>
<p>Ora, tralasciando il povero <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Io_non_mi_sento_italiano">Gaber</a> che si starà rigirando nella tomba, ecco cosa scriveva Montanelli in conclusione della sua “Storia d’Italia”:</p>
<p><em>“Ad essere sincero fino in fondo, ho smesso di credere all’Italia. […] L’Italia è finita. O forse, nata su dei plebisciti-burletta come quelli del 1860-’61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere. Per me, non è più la Patria. E’ solo il rimpianto di una Patria.”</em></p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/caveman_92223/3468929150/sizes/o/in/photostream/">Flickr</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8460/il-tea-party-la-rivoluzione-americana-e-la-lega-la-patria-che-non-ce">Il Tea Party, la Rivoluzione americana e la Lega: la Patria che non c'è</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 17:24 di venerdì 03 settembre 2010.</p>
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    <title>Leggiamo i classici: nazismo e responsabilità secondo Hannah Arendt</title>
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    <pubDate>Sat, 14 Aug 2010 08:00:01 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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    <description>&amp;#8220;Tra i più grandi problemi del processo Eichmann, uno supera per importanza tutti gli altri. Tutti i sistemi giuridici moderni partono dal presupposto che per commettere un crimine occorre[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/ArendtLabanalitdelmale.jpg" class="post" border="0" align="left" width="155" height="240" alt="Arendt, La banalit&Atilde;&nbsp; del male" /></p>
<p>&#8220;Tra i più grandi problemi del processo Eichmann, uno supera per importanza tutti gli altri. Tutti i sistemi giuridici moderni partono dal presupposto che per commettere un crimine occorre l&#8217;intenzione di fare del male.</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa di cui la giurisprudenza del mondo civile si vanta, è proprio di tener conto del fattore soggettivo. Quando manca questa intenzione, quando per qualsiasi ragione (anche di alienazione mentale) la capacità di distinguere il bene dal male è compromessa, noi sentiamo che non possiamo parlare di crimine. </p>
<p>Noi respingiamo e consideriamo barbariche le tesi che &#8216;un delitto grave offende la natura sicché la stessa terra grida vendetta; che il male viola un&#8217;armonia naturale che può essere risanata soltanto con la rappresaglia; che una comunità offesa ha il dovere di punire il criminale in nome di un ordine morale&#8217; (Yosal Rogat).</p>


<p>E tuttavia a noi sembra innegabile che fu proprio in base a questi principi antiquati che Eichmann venne tradotto in giudizio, e che questi principi furono la più vera ragione della sua condanna a morte. Poiché egli era stato implicato e aveva avuto un ruolo centrale in un&#8217;impresa il cui scopo dichiarato era cancellare per sempre certe &#8216;razze&#8217; dalla faccia della terra, per questo doveva essere eliminato.</p>
<p>E se è vero che &#8216;la giustizia non solo va fatta, ma si deve anche vedere&#8217;, tutti avrebbero visto che il processo di Gerusalemme era giusto se i giudici avessero avuto il coraggio di rivolgersi all&#8217;imputato più o meno come segue:</p>
<p>&#8216;Tu hai ammesso che il crimine commesso contro il popolo ebraico nell&#8217;ultima guerra è stato il più grande crimine della storia, ed hai ammesso di avervi partecipato. Ma tu hai detto di non aver mai agito per bassi motivi, di non aver mai avuto tendenze omicide, di non aver mai odiato gli ebrei, e tuttavia hai sostenuto che non potevi agire altrimenti e che non ti senti colpevole.</p>
<p>A nostro avviso è difficile, anche se non del tutto impossibile, credere alle tue parole; in questo campo di motivi e di coscienza vi sono contro di te alcuni elementi, anche se non molti, che possono essere provati al di là di ogni ragionevole dubbio.Tu hai anche detto che la parte da te avuta nella soluzione finale fu casuale e che, più o meno, chiunque altro avrebbe potuto prendere il tuo posto: sicché quasi tutti i tedeschi sarebbero ugualmente colpevoli, potenzialmente.</p>
<p>Ma il senso del tuo discorso era che dove tutti o quasi tutti sono colpevoli, nessuno lo è. Questa è in verità un&#8217;idea molto comune, ma noi non siamo disposti ad accettarla. E se tu non comprendi le nostre obiezioni, vorremmo ricordarti la storia di Sodoma e di Gomorra, di cui parla la Bibbia: due città vicine che furono distrutte da una pioggia di fuoco perché tutti gli abitanti erano ugualmente colpevoli.</p>
<p>Tutto questo, sia detto per inciso, non ha nulla a che vedere con la nuova idea della &#8216;colpa collettiva&#8217;, secondo la quale gli individui sono o si sentono colpevoli di cose fatte in loro nome ma non da loro, cose a cui non hanno partecipato e da cui non hanno tratto alcun profitto.  In altre parole, colpa e innocenza dinanzi alla legge sono due entità oggettive, e quand&#8217;anche ottanta milioni di tedeschi avessero fatto come te, non per questo tu potresti essere scusato.</p>
<p>Fortunatamente non è così. Tu stesso hai affermato che solo in potenza i cittadini di uno Stato che aveva eretto i crimini più inauditi a sua principale finalità politica erano tutti egualmente colpevoli; non in realtà. E quali che siano stati gli accidenti esterni o interiori che ti spinsero a divenire un criminale, c&#8217;è un abisso tra ciò che tu hai fatto realmente e ciò che gli altri potevano fare, tra l&#8217;attuale e il potenziale. </p>
<p>Noi qui ci occupiamo soltanto di ciò che tu hai fatto, e non dell&#8217;eventuale non-criminalità della tua vita interiore e dei tuoi motivi, o della potenziale criminalità di coloro che ti circondavano. Tu ci hai narrato la tua storia presentandocela come la storia di un uomo sfortunato, e noi, conoscendo le circostanze, siamo disposti fino a un certo punto ad ammettere che in circostanze più favorevoli ben difficilmente tu saresti comparso dinanzi a noi o dinanzi a qualsiasi altro tribunale.</p>
<p>Ma anche supponendo che soltanto la sfortuna ti abbia trasformato in un volontario strumento dello sterminio, resta sempre il fatto che tu hai eseguito e perciò attivamente appoggiato una politica di sterminio. La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa. E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato&#8217;&#8221;.</p>
<p>Hannah Arendt, <em>La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme</em> (1963), trad. it., Feltrinelli, Milano 2001, pp. 282-284.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8355/leggiamo-i-classici-nazismo-e-responsabilita-secondo-hannah-arendt">Leggiamo i classici: nazismo e responsabilità secondo Hannah Arendt</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 10:00 di sabato 14 agosto 2010.</p>
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    <title>Leggiamo i classici: il totalitarismo secondo Hannah Arendt</title>
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    <pubDate>Sat, 07 Aug 2010 00:05:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/polisblog/ArendtLeoriginideltotalitarismo.jpg" class="post" border="0" align="left" width="161" height="250" alt="Arendt, Le origini del totalitarismo" /></p>
<p>&#8220;I movimenti totalitari mirano a organizzare le masse, non le classi, come i vecchi partiti d&#8217;interessi degli stati nazionali del continente, e neppure i cittadini con opinioni e interessi nei riguardi del disbrigo degli affari pubblici, come i partiti dei paesi anglosassoni.</p>
<p>Mentre tutti i gruppi politici si basano sul loro seguito proporzionale, essi fanno leva sulla nuda forza numerica, dell&#8217;ordine di milioni, al punto da rendere impossibile un loro regime, anche nelle circostanze più favorevoli, in paesi con una popolazione relativamente poco numerosa.</p>
<p>Dopo la prima guerra mondiale un&#8217;ondata totalitaria e semitotalitaria  travolse il continente; movimenti fascisti si diffusero dall&#8217;Italia a quasi tutti i paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale (la parte ceca della Cecoslovacchia fu una delle eccezioni); eppure Mussolini, che tanto amava il termine &#8217;stato totalitario&#8217;, non tentò di instaurare un regime totalitario in piena regola, accontentandosi della dittatura del partito unico.</p>


<p>Dittature sostanzialmente non diverse sorsero in Romania, in Polonia, negli stati baltici, in Ungheria, in Portogallo e infine in Spagna. I nazisti, che avevano un istinto infallibile per tali differenze, usavano criticare sdegnosamente i difetti degli alleati fascisti, mentre la loro genuina ammirazione per il regime bolscevico era frenata soltanto dal disprezzo per le razze dell&#8217;Europa orientale.</p>
<p>L&#8217;unico uomo per cui Hitler avesse un &#8216;rispetto incondizionato&#8217; era il &#8216;geniale Stalin&#8217;; e anche se sulla Russia non possediamo (e presumibilmente non possederemo mai) il ricco materiale documentario di cui disponiamo per la Germania, sappiamo dal discorso di Chruscev al XX congresso del partito che Stalin si fidava soltanto di un uomo, e quello era Hitler.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo dovunque ci sono delle masse che per una ragione o per l&#8217;altra si sentono spinte all&#8217;organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi obiettivi ben definiti, limitati e conseguibili.</p>
<p>Il termine &#8216;massa&#8217; si riferisce soltanto a gruppi che, per l&#8217;entità numerica o per indifferenza verso gli affari pubblici o per entrambe le ragioni, non possono inserirsi in un&#8217;organizzazione basata sulla comunanza di interessi, in un partito politico, in un&#8217;amministrazione locale, in un&#8217;associazione professionale o in un sindacato.</p>
<p>Potenzialmente, essa esiste in ogni paese e forma la maggioranza della folta schiera di persone politicamente neutrali che non aderiscono mai a un partito e fanno fatica a recarsi alle urne.</p>
<p>Fatto caratteristico, i movimenti totalitari europei, quelli fascisti come quelli comunisti dopo il 1930, reclutarono i loro membri da questa massa di gente manifestamente indifferente, che tutti gli altri partiti avevano lasciato da parte perché troppo apatica o troppo stupida. Il risultato fu che in maggioranza essi furono composti da persone che non erano mai apparse prima sulla scena politica.</p>
<p>Ciò consentì l&#8217;introduzione di metodi interamente nuovi nella propaganda e un atteggiamento d&#8217;indifferenza per gli argomenti degli avversari; oltre a porsi al di fuori e contro il sistema dei partiti nel suo insieme, tali movimenti trovarono un seguito in settori che non erano mai stati raggiunti, o &#8216;guastati&#8217; da quel sistema.</p>
<p>Quindi non ebbero bisogno di confutare le opinioni contrarie preferendo metodi di terrore e guerra civile alla persuasione. Facevano risalire il dissenso a profonde origini naturali, sociali o psicologiche, sottratte al controllo dell&#8217;individuo e al potere della ragione.</p>
<p>Ciò sarebbe stato uno svantaggio se fossero seriamente entrati in concorrenza coi partiti esistenti; non lo fu quando si rivolsero a persone che avevano motivo di essere altrettanto ostili a questi ultimi&#8221;.</p>
<p>Hannah Arendt, <em>Le origini del totalitarismo</em>, trad. it., Einaudi, Torino 2010, pp. 427-432.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.polisblog.it/post/8327/leggiamo-i-classici-il-totalitarismo-secondo-hannah-arendt">Leggiamo i classici: il totalitarismo secondo Hannah Arendt</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.polisblog.it">Polisblog.it</a> alle 02:05 di sabato 07 agosto 2010.</p>
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