
Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anti-corruzione. Tra aumenti di pena e piani vari spicca la norma che prevede l’ineleggibilità per 5 anni a deputato o senatore per chi abbia commesso reati contro la pubblica amministrazione. E questo è proprio il provvedimento che lascià maggiormente perplessi. Un cittadino che abbia commesso un reato di questo genere (parliamo di sentenze passate in giudicato) come può riproporsi come rappresentante del popolo? Che cambi mestiere, perlomeno. L’ineleggibilità avrebbe dovuto quantomeno essere eterna.
Ma vediamo nel dettaglio il contenuto del ddl.
Liste pulite. Oltre all’ineleggibilità di cui sopra, non saranno candidabili a cariche di alcun genere i presidentei di Regione che abbiano compiuti atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge per le quali siano stati precedentemente rimossi (e meno male, NdR).
Inasprimento di pena. Aumentate le pene fino al 50% per tutti reati contro la P.A. fino a un massimo aumento di 6 anni. Introdotta l’aggravante di un terzo nei confronti del cosiddetto “pubblico ufficiale infedele”.
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Ogni tanto succede qualcosa che ci fa capire che non cambia mai niente: che il sesso, resta il motore universale, un po’ come qualcuno sosteneva che fosse l’amore. Guido Bertolaso, coinvolto in una vicenda di “ripassatine”, scandaletti e appalti, è solo l’ultimo a finire nel cortocircuito tra vizi privati e pubblici poteri.
Per tutta l’estate, eravamo stati martellati dalla vicenda Berlusconi - Noemi Letizia, poi dalla escort Patrizia d’Addario e le sue registrazioni in cui il cav. la invitava a “toccarsi di più”, e ancora, abbiamo vissuto il caso Piero Marrazzo, con i trans, la cocaina, il sottobosco di chi preferisce il trans alla escort. Sempre amore a pagamento è, non ci vedo questa enorme differenza etica, se stai tradendo tua moglie.
Sei disprezzabile in entrambi i casi: ma il meccanismo che trascina questi scandali allo scoperto, poi, non porta a niente. I sex scandal, in Italia, non portano a nulla. Non portano a nulla le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa, volete che avere rapporti sessuali a pagamento affondi una carriera politica? Ma per carità: vediamo…
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La notizia è clamorosa. Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, è indagato dalla Procura di Firenze per il reato di concorso in corruzione. E nelle intercettazioni oggetto dell’attenzione della magistratura spunta un altro nome grosso dello stesso partito (ma stavolta frazione AN): Altero Matteoli. Nei confronti di quest’ultimo però ancora nessun provvedimento è stato annunciato.
Verdini dal canto suo ha dichiarato di aver già chiarito la sua totale estraneità ai fatti. Ma quali sono i fatti? Pare che al coordinatore Pdl si contesti la segnalazione di Fabio De Santis per la nomina a Provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche. Ma soprattutto - e qui entra in gioco anche Matteoli - ci sono le telefonate tra l’imprenditore “amico” Riccardo Fusi e l’esponente ex-AN, di cui riportiamo uno stralcio tratto dal Corriere, parte fiorentina.
Fusi: «Ah, il 27, ho capito, niente allora… So che ci dovrebbe essere stato un po’ di sviluppi per quanto riguarda la Scuola di Firenze… Dovrebbe arrivare al ministero una situazione abbastanza importante perché… l’Autorità di vigilanza ha riscontrato varie irregolarità…». Matteoli: «Però io… fino al 27 non torno a Roma ». Fusi: «Ho capito, va bene». Matteoli: «Ok, buone vacanze». L’8 ottobre Fusi e Verdini parlano ancora della stessa cosa. Fusi: «Poi ti volevo dire… con il ministro Matteoli… per quella storia della Scuola dei marescialli, che è nell’interesse dello Stato questa cosa, se si potesse anticipare… Se ci fosse verso che ci mettesse le mani lui…». Verdini: «Con lui ho fissato che ci si sente a fine settimana… ora fammi fare… faccio lui e poi faccio quest’altro…».

Avevate dubbi? Io, no: così ieri è passato il legittimo impedimento, la norma salvaprocessi per Silvio Berlusconi. Prima cosa: per capire che cosa si intende per legittimo impedimento, leggete il post di Luca che vi spiega tutto a riguardo. Sintetizzando: la norma votata ieri alla Camera prevede che il primo ministro - e i ministri - possano chiedere il rinvio delle udienze cui devono partecipare.
Presentano un certificato, il giudice non può che accettarlo, e schivano il processo: si può fare solo per diciotto mesi. E’ una legge pasticcio - ehi! Ma la priorità non erano le riforme? Della giustizia? Del fisco? - che viene portata avanti prendendo tempo, in attesa di una legge costituzionale, il lodo Alfano bis. Bocciato dalla Corte, tornerà, vedrete se tornerà: già da settimana prossima.
Per prima cosa: oggi, sui quotidiani, a parte quelli direttamente di proprietà del Presidente del Consiglio - Il Giornale - o collegati in maniera più o meno diretta a SB - quindi, Libero - c’è una generale identità di vedute. Il legittimo impedimento è una legge ad personam, punto. Fine: nessuno può dire il contrario. Poi ci sono le sfumature…
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Dunque il legittimo impedimento ha superato senza troppi problemi il primo round. L’approvazione della Camera è avvenuta in modo netto e senza particolari problemi numerici, anche se l’opposizione ha fatto il possibile per scatenare la bagarre in aula. Strepitando e sollevando cartelli (”Legittimo impedimento=Illegittima impunità” - “Casta di intoccabili” - “Costituzione violata. Giustizia calpestata”).
Il voto ha comunque visto 316 sì, 239 no e 40 astensioni. Queste ultime provenivano per massima parte dalle file dell’Udc, che pur dichiarandosi non pregiudizialmente contraria, ha manifestato la sua contrarietà alal facoltà concessa anche ai ministri di astenersi dalle udienze.
Ma vediamo cosa prescrive la proposta di legge nello specifico, chiarendo fin dal principio che essa si applica dunque sia al Presidente del consiglio che a tutti i ministri convocati come imputati o parti offese nei procedimenti penali.
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Sono giorni e settimane complicate per Silvio Berlusconi: il divorzio da Veronica Lario entra nel vivo, con un conto presentato dalla ormai ex moglie, di 43 milioni di euro l’anno, poi, la visita in Israele, oggi, il legittimo impedimento che viene votato alla Camera - e a cui vanno accostate le dichiarazioni di ieri dell’Avv. Taormina - e anche le dichiarazioni di Ciancimino Jr sugli investimenti a Milano 2 della mafia.
Andiamo con ordine: ma partiamo dal fondo, ovvero, dalle parole di Massimo Ciancimino nel processo al Generale dei Carabinieri Mario Mori, ex capo dei ROS ed ex direttore del Sisde. Il figlio del sindaco di Palermo, passato alla storia con la duplice nomea di politico e criminale, spiega, testuali parole che
“Mio padre lavorava con i costruttori Nino Buscemi e Franco Bonura, che chiamava ‘i gemelli’ e che erano stati gia’ piu’ volte suoi soci di fatto. In Canada avevano investito anche Ciarrapico e Caltagirone. Mio padre investi’ a Milano con ‘i gemelli’ in aree della periferia (…) in una grande realizzazione alla periferia di Milano, che e’ stata poi chiamata Milano 2 (…) Buscemi e Bonura erano i rappresentanti degli interessi di mio padre”

Sette anni: il 2003 è una vita fa. In quell’anno, gli Usa, ancora in epoca bushista, partivano per un’avventura, la guerra in Iraq, nella quale sono ancora invischiati: c’è chi lo chiama un nuovo Vietnam, chi, quello stesso Vietnam, lo fa coincidere con l’Afghanistan. Altro scenario di guerra globale al terrorismo - dagli scarsi risultati, a dir la verità - e nel cui pantano gli Stati Uniti sono sprofondati, immemori dell’esperienza sovietica.
Bush non era solo nel suo delirio: la coalizione che appoggiava la guerra in Iraq, aveva in Tony Blair, al tempo a capo del governo UK, uno dei suoi più accesi sostenitori. Molti lo chiamavano “poodle”, il barboncino di Bush, per come era prono a qualunque sua decisione. Ma se Bush se l’è cavata, in queste ore l’inchiesta sulla guerra in Iraq, di cui in italia si sta parlando pochissimo, sta arrivando al suo culmine.
Perché Tony Blair sta venendo interrogato da una commissione d’inchiesta, proprio su quella guerra. La Chilcot Enquiry - da Sir John Chilcot, che guida la commissione d’inchiesta nominata da Gordon Brown - sta facendo parecchio rumore nel Regno Unito. E stamattina Tony Blair ha risposto - e sta ancora rispondendo - alle domande su una guerra “illegale”. Ma in un ambiente dove il giornalismo, è giornalismo, quindi non l’Italia, i giornali ci vanno giù più duretti…

Ieri il Consiglio dei ministri, convocato eccezionalmente a Reggio Calabria per dare un forte segno simbolico di riappropriazione del territorio, ha varato una serie di misure di lotta a mafia e n’drangheta, che per la prima volta viene nominata in un testo ufficiale del Governo.
La “manovra” consta di dieci punti. Li abbiamo sintetizzati, suddividendoli in 3 gruppi principali; economico, esecutivo e organizzativo. Vediamoli.
A) Misure economiche. Istituita un’agenzia per le confische dei beni sequestrati, che si occuperà anche di custodirli e amministrarli o rivenderli. A questo proposito Berlusconi ha dichiarato che se dovessero essere ricomprati dagli stessi mafiosi verrebbero “Noi li risequestreremo”. Rafforzati inoltre gli aiuti alle vittime dell’usura, mentre in sede Ue si punterà a ottenere il riconoscimento esecutivo dei sequestri dei beni all’estero mediante un piano definito “best practice”. Infine con l’estensione a tutto il territorio nazionale della tracciabilità dei flussi finanziari, gli appalti saranno controllati da una stazione unica che vigilerà sulla loro correttezza.
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Le elezioni regionali 2010 si avvicinano: manca poco, si vota il 28 e il 29 marzo. Più che in altre occasioni, sembra che questa tornata elettorale si distingua per il potere che hanno dimostrato di saper gestire, e saper utilizzare le donne. Meglio: del consenso che chi le nomina, sa potranno raccogliere. Partiamo dalle candidate: la sfida laziale tra Emma Bonino e Renata Polverini per esempio.
La leader radicale - infamata da Libero con la solita sobrietà: “Emma Assassina” - e la sindacalista, dovranno gestire la complessa eredità del dopo Piero Marrazzo, che ci gusteremo, molto probabilmente, nei prossimi mesi con una nuova trasmissione in Rai. Eppure non c’è solo la sfida laziale.
In Piemonte, da anni comanda Mercedes Bresso: una che meriterebbe più di una regione, e di cui è giusto ricordare le limpide prese di posizione durante il caso Eluana Englaro, quando il PD tentennava, per mantenere gli equilibrismi che lo stanno facendo affondare, lei diceva. “Portatela da noi, in Piemonte” zittendo i baciapile. Erano sante parole, quelle che gli italiani volevano sentire.
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Due temi apparentemente diversissimi hanno animato il dibattito politico italiano nelle ultime settimane: il decennale della morte di Bettino Craxi, con i connessi tentativi di riabilitazione, e le polemiche sulla ritardata uscita dei giovani italiani dalla casa dei genitori, riaccese da alcuni casi di cronaca.
In realtà le due vicende hanno in comune molto più di quanto potrebbe sembrare: i diretti responsabili della difficilissima situazione dei giovani italiani di oggi sono proprio i politici e le generazioni passate, di cui Craxi rappresenta l’epitome.
Nel periodo 1981–‘91 si è creato infatti in Italia quello oggi potremmo chiamare il “paradiso degli sciocchi”: esponenti politici di governo come Andreotti, Forlani, De Mita, Pomicino e lo stesso Craxi, di fronte ad una importante fase di recessione economia, non lesinarono mobilità lunghe, casse integrazioni straordinarie, baby-pensioni e pre-pensionamenti su vasta scala. Non senza effetti collaterali per chi è venuto dopo. Vediamo qualche dato.