“Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona”
Sembra l’incipit di un romanzo di Carlo Lucarelli, ma è un articolo di Repubblica, che spiega molto bene le conseguenze della maxi operazione anti-‘ndrangheta (coinvolti circa tremila uomini tra carabinieri e poliziotti). L’operazione, coordinata dalle procure antimafia di Reggio Calabria e Milano, ha portato a rivelazioni interessanti (qui sopra un video del Tg3 sulla vicenda).
Primo, la ‘ndrangheta sta creando al suo interno, sulla falsariga di Cosa Nostra, una struttura verticistica. Durante una serie di incontri presso il santuario della Madonna di Polsi, tradizionale punto di ritrovo della ‘ndrangheta, messi sotto osservazione dalle forze dell’ordine, si è assistito a questa mutazione della criminalità organizzata calabrese…

Sono ormai pressoché definitivi i dati dello spoglio del referendum Fiat sul futuro di Pomigliano d’Arco. Consultazione istituita tra i lavoratori per decidere se accettare o meno il piano del Lingotto, che aveva promesso di riportare in Campania la produzione della Panda - salvando così uno stabilimento a fortissimo rischio - in cambio di una decisa riduzione dell’astensionismo e della quota di scioperi dello stesso.
L’Ad Sergio Marchionne aveva però chiesto un voto plebiscitario dei lavoratori, sottolineando che la Fiat faceva uno sforzo decisivo e controcorrente nel riportare in Italia una produzione che all’estero costa molto meno. Ma questo plebiscito, che ieri sembrava più o meno raggiunto coi primi dati intorno al 75% di sì, oggi è chiaramente venuto meno.
Dei circa 4800 lavoratori si sono recati alle urne ben il 95% - praticamente tutti - ma di questi solo il 62% si è dichiarato a favore dell’accordo; il 33% contro e il resto sono schede bianche e nulle. Ricordiamo che la sola Fiom aveva chiesto di votare contro, mentre tutti i grandi sindacati si erano schierati per il sì.
Continua a leggere: Pomigliano: sì al referendum dei lavoratori Fiat, ma non è plebiscito

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato ieri: ”La Padania non e’ mai esistita, non esiste: e’ solo un’invenzione propagandistico-lessicale’‘ affermando la necessità di ”contrastare queste invenzioni, con un’azione di contrasto di carattere pedagogico-culturale-politico su cosa si intenda per nazione”.
Ha ragione l’ex leader di AN? Senza dubbio sì. Con due importanti precisazioni. Primo: nessuna nazione esiste , prima che qualcuno la costruisca. Secondo, Umberto Bossi è perfettamente consapevole dell’una e dell’altra cosa, e agisce con un solo scopo: far sì che un giorno la Padania finisca per esistere davvero.
Ma andiamo con ordine: ogni nazione, per citare Benedict Anderson, è una “comunità immaginata“. Non esistevano né la Francia né i francesi, ad esempio, prima che qualcuno non decidesse di procedere con un’unificazione politica, linguistica e culturale, sulla base di una “visione” di quello che avrebbe dovuto essere la nazione futura.

Oggi è il fatidico giorno in cui si voterà la nuova legge sulle intercettazioni, o “legge bavaglio” com’è stata soprannominata dalle opposizioni. Al di là delle singole opinioni, sulle quali s’è già dibattuto alla nausea, vediamo come sarà il contenuto del testo.
Chi si può intercettare. Solo i presunti colpevoli di reati che prevedano pene superiori ai 5 anni.
Per quanto tempo. La durata massima prevista sarà di 75 giorni, trascorsi i quali si potrà richiedere una proroga di 3 giorni in 3 giorni.

E così, il tasso di disoccupazione giovanile è al 30%. Difficile in queste condizioni (ma non impossibile), insistere sull’orrido stereotipo dei bamboccioni, che restano a casa perché viziati e privi di virtù. Tuttavia c’è un modo,ben più raffinato, di dare ai giovani anche la colpa della propria disoccupazione: un argomento che – ahinoi – fa molto presa sulla mentalità degli italiani.
La spiegazione diffusa recita più o meno così: “Si è alzato troppo il tasso di istruzione, e quindi i giovani non vogliono più fare gli umili e sani lavori di una volta. Pretendono troppo: ecco spiegata la disoccupazione”.
Come in tutte le spiegazioni di senso comune, c’è molto di vero in questa ricostruzione dei fatti. Eppure, come spesso accade, ancora di più è quello che le sfugge: lo vediamo dopo il salto.
Continua a leggere: La disoccupazione giovanile è colpa di troppa istruzione?
L’idea che i giovani italiani escano di casa tardissimo per inettitudine o per un particolare amore della Mamma – riassunta emblematicamente dall’orrida espressione coniata da Padoa Schioppa – è stata finora molto diffusa nel discorso pubblico di politici, giornalisti e gente comune.
Ma quanto potrà reggere questa immagine distorta a fronte della crisi economica e del continuo peggiorare della condizione giovanile nel nostro paese (per saperne di più seguite i link), che determineranno probabilmente un ulteriore innalzamento dell’età dell’uscita di casa?
A giudicare dal modo in cui quattro tra i principali quotidiani italiani hanno trattato la notizia della settimana scorsa (fonte rapporto ISTAT) che “a pagare la crisi sarà soprattutto la fascia 15-29”, sembrerebbe che questo stereotipo sia purtroppo abbastanza resistente, anche se non mancano alcuni contradditori segnali di cambiamento. Potete confrontare i titoli degli articoli da voi, in gallery.
Quattro quotidiani italiani alle prese coi problemi dei giovani
Continua a leggere: “Bamboccioni”: uno stereotipo in declino?
C’è un periodo molto buio della nostra storia recente, quello delle stragi del ‘92 e del ‘93: Massimo Falcioni lo ha ricordato benissimo ieri, citando le affermazioni di Carlo Azeglio Ciampi, ex Presidente della Repubblica - e Pres. del Consiglio al tempo - non sono novità assolute, ma ci piace fare la faccina stupita, come non avessimo mai sentito nulla del genere. Del telefono staccato, della paura del golpe di quella notte si parla da anni, non è assolutamente vero che sono notizie che saltano fuori oggi, lo si legge anche su Il Giornale di ieri.
Saltano fuori oggi però conferme da voci più autorevoli - Massimo Ciancimino nei mesi scorsi non è che dicesse cose molto diverse- che quelle bombe fossero una strategia della tensione 90’s, si ipotizza atta a favorire una discesa in campo. Di quale partito, potete facilmente immaginarlo. Rivediamo a distanza di qualche giorno le parole esatte di Grasso, poi passeremo alla giornata di oggi e alle dichiarazioni di due esponenti di primissimo piano del PdL, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL alla Camera e Gaetano Quagliarello, vicecapogruppo al Senato…
Qui a parlare è Grasso, il pezzo è del 27 maggio, lo trovate su Repubblica…

Si fa un gran parlare delle liste di politici e vip di vario genere pubblicate ieri dai giornali, noi compresi. Cicchitto è arrivato a parlare di liste di proscrizione. Mancino ha detto di aver pagato tutto di tasca sua, mentre altri come Monorchio e la giornalista Buonamici hanno chiarito di trovarsi semplicemente in affitto e che i lavori semmai sono stati a carico del proprietario.
In realtà noi avevamo sottolineato fin dal principio che la presenza nelle liste non rappresentava una colpa di per sè. È più che evidente che un imprenditore di grido come Anemone avrà compiuto centinaia di lavori per chicchessia anche in modo del tutto regolare. Ma… c’è un ma. Lo stesso costruttore/faccendiere ha tratto vantaggi e ottenuto appalti in modo poco chiaro, per cui è normale che si voglia capire come funzionasse il sistema.
Chi è a posto con la coscienza non avrà certamente problemi a dimostrarlo. Tutti gli altri, come il gran ministro Scajola, sono invece tenuti a fornirci spiegazioni di come un servitore dello stato pagato col denaro di noi contribuenti possa pagare una casa con vista Colosseo la miseria di 3.000 euro/mq.
Continua a leggere: Appaltopoli e sistema Anemone: vogliamo la verità

La vicenda che ruota intorno agli appalti, alle mazzette, alle donazioni e ai benefit messi in circolo per agevolare amici e imprenditori assegnandogli appalti e soldi pubblici merita senz’altro di essere definita edificante. Non solo perché affonda le sue fondamenta nel cemento (oltre che nella melma) ma anche per il suo evidente valore didattico educativo.
Ancora una volta il messaggio che si può facilmente evincere da questa inchiesta (non serve neppure attendere le conclusioni del terzo grado, basta leggere le intercettazioni) è che in Italia si diventa ricchi e potenti facendo marchette e favori (mica pagando le tasse) se possibile a spese della collettività. Gli altri, onesti e sfigati, possono girare in metropolitana per ore.
Affrontare cantieri infiniti (chissà come mai…) e vivere nei palazzoni fuori dal raccordo e dalla tangenziale. Loro, i furbi, quelli con gli amici di manica larga che tanto decantano il governo del fare, possono avere appartamentoni vista Colosseo, auto di lusso e naturalmente escort da esibire nei locali vip. Tutto giusto…
Vogliamo tornare un attimo sul cosiddetto Sistema Anemone per fare il punto sulla situazione di Claudio Scajola. Non stiamo qui parlando di un piccolo parlamentare, di un cosiddetto “peone”, bensì di un ministro della Repubblica, quindi di persona che a maggior ragione dovrebbe essere esempio di specchiata onestà. Un preambolo che appare necessario per inquadrare bene il tema.
Ebbene, sappiamo che Scajola è indagato per le pratiche di acquisto di un appartamento in una delle zone più pregiate di Roma. Le ipotesi di reato sono due: pagamento in nero e finanziamento sospetto da parte del costruttore Diego Anemone, che potrebbe in cambio aver beneficiato di qualche favore negli appalti.
Del Sistema Anemone abbiamo già detto, qui invece vogliamo cercare di capire come sia possibile - come sostiene il ministro - che un appartamento di 180 mq con vista Colosseo (vedi foto) costasse solo 610.000 euro. Sarebbero poco più di tremila euro al metro quadro, una cifra con cui a malapena si trova (forse) qualcosa nell’estrema periferia. Mah.
Foto: Ansa
Continua a leggere: Scajola e la vista sul Colosseo. Per 3.000 euro al metro quadro, un affarone!