Permettemi di cominciare questa recensione raccontando un’esperienza personale: qualche anno fa mi ritrovai a lavorare, per qualche mese, in un’amministrazione pubblica locale. Ne fuggii a gambe levate, terrorizzato dal clima di disperato cinismo che regnava tra i dipendenti - preparati e volenterosi, ma sistematicamente frustrati nei loro tentativi di fare qualcosa di buono dal clima di paralisi che regnava nel loro settore.
Per questo la retorica dei fannulloni e la politica dei tornelli adottata dal ministro Brunetta mi ha sempre lasciato scettico: il problema, per quello che ho avuto modo di vedere, non è tanto di buona (o cattiva) volontà individuale, quanto organizzativo.
Questo agile volume di Giovanni Valotti (professore della Bocconi impegnato da decenni sul tema del rinnovamento del settore pubblico) è una guida ideale per quanti si siano fatti un’idea simile alla mia.
Antonio di Pietro e l’Italia dei Valori sono, per molti italiani, quello che dovrebbe essere un partito: parlano chiaro - e l’estrazione contadina del leader, in questo, aiuta molto - non fanno, a parole, sconti a nessuno, sparano contro il bersaglio grosso e indifendibile Silvio Berlusconi con la stessa frequenza con cui noi ne scriviamo e voi leggete dei suoi nuovi deliri di onnipotenza.
Filippo Facci, volto presentabile del giornalismo anarco - destrorso, ha voluto però indagare a fondo sull’ex pm simbolo di Mani Pulite. E ha partorito un lavoro monumentale, molto critico - “Di Pietro: la storia vera”, 528 pagine - nei confronti di Antonio di Pietro. Da alcune settimane, forse alcuni di voi ne leggono corposi quote su Macchianera
una biografia decisamente non autorizzata che per 528 pagine scava in un passato che lo stesso Di Pietro tende misteriosamente a dissimulare: dai pascoli molisani all’emigrazione in Germania, dalla sorveglianza di armamenti della Nato a una laurea conseguita in soli trentadue mesi, dal ruolo di agente dell’anti-terrorismo a quello di viaggiatore in scenari da spionaggio internazionale, dalla stretta amicizia con una combriccola di potenti al suo averli passati per le manette uno per uno
Noi abbiamo avuto la possibilità di sfogliarlo in anteprima, e, ve lo consigliamo. Più che altro per la genesi del volume, che meriterebbe un romanzo a sé, e soprattutto per Facci, che starà anche tremendamente sulle gonadi a buona parte dell’umanità, ma dopo la puntata di AnnoZero in cui scaricava Vittorio Feltri da par suo - cioè con una classe fuori dal comune, ci sta molto (ok, non esageriamo: un po’…) più simpatico.
Di Pietro: la storia vera,
di Filippo Facci,
Mondadori, 528 pagine, 21 euro
Avete mai sentito parlare della flexicurity? Si tratta di un termine nato durante le riforme del mercato del lavoro degli anni ‘90 di Olanda e Danimarca, che ambivano a coniugare una maggiore flessibilità con un contemporaneo miglioramento della sicurezza sociale e dell’occupazione.
Possibile? Pare di sì, tanto che l’Unione Europea e l’OCSE l’hanno resa la loro linea politica ufficiale. Non dappertutto però: in Italia flessibilità continua a fare rima con insicurezza e precarietà. Berton, Richiardi e Sacchi (ricercatori del Collegio Carlo Alberto di Torino), in questo ottimo volume si incaricano di spiegare in lungo e in largo le ragioni di questa situazione.
Il loro primo passo è distinguere analiticamente alcuni concetti troppo spesso confusi nel dibattito: flessibilità e precarietà non sono, infatti, sinonimi. E non è neppure vero che la prima implichi la necessariamente la seconda: questo accade, però, in Italia. Per una serie di ragioni che gli autori non mancano di elencare.

Interessante questa uscita di Etas: Nella Mente di Rupert Murdoch, di Paul R. La Monica (in forze a CNNMoney) ci offre un ritratto del tycoon australiano fuori dal comune. Un ritratto di Murdoch che parte dagli anni cinquanta, quando eredita dal padre una piccola casa editrice. Da quella casa editrice, cinquant’anni dopo, arriverà a fatturare 34 miliardi di dollari. Non male, no?
Tra gli spunti che vi segnalo, ci sono sicuramente quelli biografici, su Murdoch: per dire, avete presente le “page 3 girls” sui tabloid inglesi? Sono ragazze svestite, spesso in topless, che ravvivano giornali scandalistici o che si occupano principalmente di cronaca nera e rosa (Il Sun, il News of the World… tutti di News Corp, cioè di Murdoch).
Bè, quella, è un’idea di Murdoch che spiazzò la concorrenza pubblicando per primo una ragazza seno nudo. Interessanti anche le vicende legate all’acquisizione - le acquisizioni, vera grande passione di Rupert - del New York Post negli anni ‘70, precedentemente di orientamento “liberal”, e una volta acquisito dal Berlusconi dell’emisfero australe, trasformatosi in tabloid del reazionariato di NY. Un po’ come accaduto con Panorama.
Ve lo consigliamo decisamente.
Paul R. La Monica,
Nella Mente di Rupert Murdoch,
ETAS, 188 pp, 18 euro

Avvertenza: questo libro non parla di politica. O almeno non direttamente, né in senso stretto. Con un “ma”: perchè in realtà l’agile ed ironico pamphlet di Stefano Benzoni (neuropsichiatra infantile) getta luce su un fenomeno tanto centrale quanto ignorato dell’Italia di oggi. Come afferma il frontespizio del libro:
Oggi in Italia ci sono 138 ultrasessantenni ogni 100 giovani. Tra vent’anni saranno 220. “I giovani non esistono” si avventura in questo scenario di ballardiana normalità per scoprire che cosa è cambiato e che cosa cambierà nelle nostre società sempre più anziane
Un cambiamento epocale, che si gioca prima di tutto sul piano della psicologia collettiva, dei fenomeni sociali e del costume, che è infatti quello prediletto dall’autore nei suoi agili e beffardi capitoli. Tuttavia si tratta anche di un fenomeno dall’enorme rilevanza politica: dopo il salto trovate qualche esempio.

Le cronache locali e nazionali sono quotidianamente prolifiche di notizie deprimenti su sprechi, malversazioni, ruberie ed ecomostri. Quindi ogni tanto si avverte la necessità di qualche buona notizia, di qualche una Good News nello stile di Report, tanto per non dover sempre pensare alle atrocità amministrative dei nostri sindaci. Ecco allora due libri che, se non vi sono passati sotto mano durante le vacanze, potrebbero comunque allietare i vostri momenti di relax attivo nei mesi a venire.
In Nostra Eccellenza Cirri e Solibello, conduttori di Caterpillar, programma cult di Radio2 in onda da dieci anni con 500mila ascoltatori al giorno, raccolgono il ritratto di un’Italia che sembra di fantasia e invece è realtà. Un’Italia matura, consapevole, folle e geniale al tempo stesso, dove il chiacchiericcio della politica televisiva sembra lontano anni luce, dove i problemi si affrontano e si risolvono. Anche divertendosi a farlo e a raccontarlo. C’è chi ci prova.
L’Anticasta (libro e dvd) è un appassionante viaggio nei Comuni dell’Italia a 5 stelle, alla scoperta di persone e progetti che se non fossero veri sembrerebbero incredibili. Uno schiaffo all’immobilismo della politica e agli sprechi della Casta, l’esempio concreto che un altro modo di fare politica non solo è possibile, ma si sta già facendo. Realtà straordinarie dal punto di vista del risparmio energetico e economico, della mobilità sostenibile, della produzione di energia da fonti rinnovabili, della gestione dei rifiuti, dell’acqua e del territorio. (Qui potete leggere l’intervista di Bruno a uno degli autori).
Buona lettura.

Giuseppe “Pippo” Civati è uno dei volti nuovi del PD. Monzese, classe ‘75, laureato in Filosofia - qui il suo blog, ciwati - appartiene alla scuola di quelli che nella creatura veltroniana ci hanno creduto - e ci credono - davvero. E che un pò come tutti gli amanti delusi, non ha mai risparmiato critiche - peraltro, direi tutte sensate - alla direzione del partito. Leggete per esempio il suo discorso al Lingotto di Torino.
Che cosa troviamo in Nostalgia del Futuro? Una resoconto impietoso di tutti gli errori del Partito Democratico dalla nascita in poi, qualche suggerimento al PD per sfondare al nord, fino al passaggio, critico, dal “si può fare” al “fare qualcosa”, non proprio un punto da nulla.
In particolare Civati affronta un punto che a mio modo di vedere è centrale: ovvero, cito testualmente “l’aver costruito la retorica del nuovo, senza accompagnarla con le novità”, uno dei drammi esistenziali del PD. Forse è impossibile sintetizzare meglio che cosa sia diventato il Partito Democratico che in quelle dodici parole virgolettate qui sopra. Leggetelo, merita: e vedremo che futuro arriverà.
Giuseppe Civati
Nostalgia del Futuro, la sinistra e il PD da oggi in poi
Marsilio Editore, 10 euro

Per il ministero della Difesa italiano, alla fine del 2007, le morti riconducibili all’uranio impoverito erano 77 e i malati 312. Secondo l’Osservatorio militare invece i morti sono circa 170 e i malati più di 2.500. Questi sono i numeri di quella che viene chiamata anche Sindrome del Golfo, dal titolo di un reportage sui devastanti effetti dell’esposizione alle armi chimico-batteriologiche da parte dei soldati americani durante l’operazione “Desert Storm” nel 1991.
E ai militari italiani deceduti dopo essere entrati in contatto con l’uranio impoverito è dedicata l’inchiesta L’Italia chiamò, curata dai giornalisti Leonardo Brogioni, Angelo Miotto e Matteo Scanni. Una pubblicazione multimediale, con testi, video e foto. Il Diario intimo di una generazione che rischia l’estinzione.
Luca, Emerico, Angelo, Salvatore sono i protagonisti della storia: quattro militari italiani che hanno partecipato alle missioni di pace in Bosnia, Kosovo e Iraq e cercano un difficile ritorno alla vita dopo essersi ammalati di tumore operando in zone bombardate con proiettili all’uranio impoverito. Per quanto riguarda i soldati italiani la malattia viene chiamata Sindrome dei Balcani, perché ha colpito e colpisce soprattutto i soldati che hanno partecipato alle operazioni Nato durante le guerre che hanno portato alla dissoluzione della Jugoslavia.
L’Italia chiamò, Edizioni Ambiente, di Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, Matteo Scanni. Prefazione di Maurizio Torrealta. 16,90 euro

Se siete in cerca di una lettura impegnativa ma avvincente per la prossima estate, qualcosa che vi garantisca qualche brivido sulla schiena mentre la temperatura sale ben oltre i 30 gradi, il nuovo libro di Enrico Deaglio potrebbe tornarvi utile.
Si intitola Patria, 1978 - 2008 e in oltre 900 pagine descrive gli ultimi 30 anni la storia della nostra Nazione: leggere Patria è un po’ come andare al cinema e rivedere trenta anni della nostra vita. Con i buoni e i cattivi, la musica, le bandiere, un po di kiss kiss, molto bang bang, e tutti noi come protagonisti sullo schermo. Si comincia con Aldo Moro nella prigione del popolo, nell’anno che ha cambiato tutto. E poi, l’ascesa della mafia, il rapporto stretto tra crimine e potere, la guerra e i segreti di Cosa Nostra, i morti e i soldi che li hanno accompagnati. I grandi condottieri dell’industria tra sogni e corruzione, la fine ingloriosa della Prima repubblica, l’ascesa della televisione e del suo magnate, il Nord conquistato dalla Lega, il nuovo potere del Vaticano, la rivalutazione del fascismo, la crisi e la deriva.
Con Patria, Deaglio ricostruisce la nostra storia in cinquecento storie: anno per anno, i protagonisti, i fatti, le parole, le vittime e i vincitori, le resistenze, la musica e le idee che hanno costruito il nostro paese. Un libro per ricordare quanto è successo e per scoprire che molto spesso le cose non erano andate proprio così. O, come dice Andreotti nel Divo, le cose sono un po’ più complesse di come sembrano…
Patria 1978-2008, il Saggiatore. Enrico Deaglio. 22 euro. 960 pagine.

Claudio Sabelli Fioretti è uno dei decani del giornalismo italiano: in giro da 65 anni, ha diretto in pratica qualunque cosa, credo gli manchino solo Topolino e Nuovi Argomenti: nel mentre torna in libreria con Aliberti Editore che esce con un’edizione aggiornata de il Rompiballe, libro intervista di Fioretti a Marco Travaglio. Il suo blog, contiene perle inestimabili, leggetevelo.
In che cosa consistono gli upgrade, per chi possedesse l’edizione precedente? Bè, se ci pensate di cose ne sono successe, in un anno - fate conto che l’edizione precedente era stata consegnata e mandata in stampa più o meno sempre intorno al 20 aprile - dalla nascita di PD e PDL, al terremoto in Abruzzo, passando per le dimissioni di Veltroni. Al momento della consegna delle bozze c’era il caso Vauro, di cui si parla nel primo capitolo.
Per farvi capire il tono del volume, vi cito quanto risponde Travaglio quando Fioretti gli domanda se sia mai stato berlusconiano…
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