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L'Italia fa schifo

Anche nei giornali ci sono i black bloc: l'accorata denuncia di Minzolini su Panorama

pubblicato da paganini in: L'Italia fa schifo Impresentabili Mediaticamente

minzolini, su panorama, contro i giornalisti black bloc

Una delle conseguenze peggiori - politicamente parlando - delle violenze di Roma e del protagonismo forzato dei black bloc è quella di ridare fiato e argomenti a tutta una serie di servitori, dipendenti e miracolati vari che hanno fatto della difesa ad oltranza di Silvio Berlusconi una ragione di vita. L’editoriale che Augusto Minzolini ci regala da pagina 39 di Panorama può considerarsi a pieno titolo il Manifesto di questi personaggi e si intitola, come vedete, Ci sono black bloc anche nei giornali.

La teoria articolata dall’uomo che noi, con il nostro canone, paghiamo per fare il direttore del Tg1 (con i risultati che sapete) è semplice quanto suggestiva: chiunque critichi pubblicamente a mezzo stampa il presidente del Consiglio è un black bloc. Tra questi spiccherebbero per ferocia e violenza settaria Francesco Merlo e Curzio Maltese di Repubblica… la crociata contro Repubblica è diventata ormai una autentica ragione di vita!

Insomma i due figuri, Merlo e Maltese, sono invecchiati male e tristemente e i loro articoli sono solo degli attacchi reiterati al cavaliere. Alla fine - sentenzia Minzolini - sono meglio Marco Travaglio e gli altri del Fatto, che almeno sono consapevoli di dipendere in tutto e per tutto dalle sfortune di Berlusconi.

Ma non sono solo i giornali ad ospitare degli attaccabrighe con la spranga facile. Le massime istituzioni sono ormai invase da lanciatori di estintori: Gianfranco Fini, che ha messo l’imparzialità in soffitta, Antonio di Pietro, un black bloc del Parlamento, Nichi Vendola che tratta con i black bloc per portarli in Parlamento.

E poi c’è l’immancabile Beppe Grillo, il comico più temuto del mondo: che differenza c’è tra la sua violenza verbale e il lancio di un estintore verso una camionetta dei carabinieri? Più o meno quella che dovrebbe passare tra il culto della personalità e il giornalismo.

minzolini, su panorama, contro i giornalisti black bloc

I teppisti di Roma ridanno forza al centrodestra

pubblicato da Christian De Mattia in: L'Italia fa schifo Impresentabili


Black bloc, antagonisti, estremisti di sinistra, indignati violenti: non importa il nome ma le conseguenze. E di sicuro è il centrodestra a ottenere i maggiori benefici dalla giornata d’inferno vissuta dalla capitale il 15 ottobre. Da diverso tempo non si vedevano così tanti esponenti della maggioranza scatenarsi in dichiarazioni d’attacco facile alla sinistra, definita corresponsabile moralmente di quanto accaduto.

I toni usati da Di Pietro in queste settimane, con i riferimenti alla “guerra civile” e all’avvicinarsi del “morto”, sono quelli più strumentalizzati, forse a ragione, dai politici di centrodestra. Anche il colore della manifestazione è terreno di scontro: si imputa a politici e giornali legati all’opposizione di nascondere il fatto che nelle strade di Roma c’era anche molto antiberlusconismo e temi cari alla sinistra. Ed è anche facilmente criticabile la tendenza di alcuni commentatori a far sembrare caduti dal cielo i black bloc, come se fossero completamente sganciati dall’area dei centri sociali e della sinistra radicale.

E se ci sono dei mugugni su Maroni e l’attività delle forze dell’ordine non è perchè non hanno saputo controllare bene le piazze ma perchè piuttosto si chiedeva un pugno molto più duro, in grado di stroncare pesantemente la violenza sin dai primi momenti di tensione. Sotto questo punto di vista risulta un po’ debole l’attacco alle forze dell’ordine da parte di chi, a sinistra, è indignato per l’incapacità di isolare i violenti e fare un filtro preventivo. Ci si chiede infatti quali sarebbero state le conseguenze di un controllo massiccio dei partecipanti, come quello fatto allo stadio.

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Scontri a Roma, ecco perché Maroni e le forze dell'ordine non sono credibili

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Il fatto della settimana


Una premessa, scontata ma necessaria: la violenza non è accettabile. I black bloc sono criminali vigliacchi (facile fare i rivoluzionari con il cappuccio o il casco). Ma, a quasi 48 ore dagli scontri che hanno segnato in modo purtroppo indelebile la manifestazione del 15 Ottobre, dobbiamo fare una considerazione: Maroni e le forze dell’ordine non erano e non sono credibili.

Roberto Maroni, infatti, oltre ad avere sul groppone una condanna definitiva per resistenza a pubblico ufficiale, è stato accusato a Verona di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Successivamente, grazie anche al Centrodestra più ridicolo del mondo, che parla di “legge e ordine” solo per gli immigrati e i ladri di galline e che ha depenalizzato alcuni dei reati di cui era accusato, il Ministro dell’Interno è uscito indenne da questi procedimenti. Al di là di questi fatti, comunque gravissimi, va anche considerato che Maroni continua ad essere un esponente di primo piano della Lega Nord, vale a dire di un partito che parla un giorno sì e l’altro pure di secessione e di centinaia di migliaia di fucili pronti a marciare su Roma.

Alcuni esponenti delle forze dell’ordine, in cui operano tantissime persone perbene, pagate peraltro una miseria, si sono resi protagonisti di terribili episodi di violenza: basti pensare ai casi di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva. Senza dimenticare quello che successe durante e dopo il G8 di Genova del 2001.

In uno Stato libero e democratico, solo le forze dell’ordine possono usare la forza. Se salta questo caposaldo, l’intera struttura della convivenza civile crolla. Tuttavia, le forze dell’ordine devono mantenere un comportamento irreprensibile, severo ma giusto, senza eccessi di alcun tipo. Altrimenti, con che legittimità potranno poi fermare, se necessario con la forza, i teppisti e i violenti? Infine, con che faccia Maroni parla di condanne esemplari per i violenti? Che credibilità può avere un Ministro della Lega Nord?

Foto | Flickr

Il premier alla Camera, mentre i Responsabili minacciano: il governo cade in una settimana

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Impresentabili

Non so voi, ma ho come l’impressione che la campagna acquisti della maggioranza non sia stata perfetta. Non tanto per i parlamentari tesserati - il 14 Dicembre hanno fatto la loro parte - ma perchè sembra che in meno di un anno le cose siano profondamente cambiate. Avete presente Scilipoti che pochi giorni fa, stranamente, non vota e fa dire alla Mussolini: “deve restituire tutto quello che ha avuto”? Avete presente i fedelissimi di Saverio Romano che votano, risultando decisivi per la maggioranza, a favore della presentazione del conflitto di attribuzione sul caso Ruby solo dopo che il loro dominus era stato nominato ministro? Avete presente il listino prezzi di alcuni parlamentari rivelato da Massimo Calearo a Tommaso Labate? Ecco, manca ancora un piccolo dettaglio:

“«So che se hanno intenzione di continuare a vivacchiare, magari il governo non cade nelle prossime ore, perché magari un’altra fiducia riescono a strapparla, però frana sicuro la prossima settimana. La maggioranza è ormai frantumata, spaesata, confusa… Arriva un pomeriggio che ti volti, e non li trovi. E ogni giorno può essere quello fatale: martedì, oppure mercoledì…».

Il messaggio, nemmeno tanto nascosto, è: attento Silvio, potresti cadere da un momento all’altro. Non vorrai dimenticarti degli amici, vero? In realtà, sembra che Berlusconi, come ai bei tempi del Milan, sia attivo per rinforzare la maggioranza con qualche innesto dell’ultima ora:

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Codurelli: «Mi hanno detto vai a farti scop*re. E in Parlamento non si fa nulla»

pubblicato da Alberto Puliafito in: L'Italia fa schifo Interni

La foto di Scarubbi in Parlamento

Lucia Codurelli, deputata del Pd, fa una lunga e accorata dichiarazione a Repubblica - qui l’audio - in cui racconta la giornata di oggi in Parlamento.

Una giornata che aveva visto il Forza Gnocca di quel simpatico burlone - stava solo scherzando, è chiaro, no? - di Silvio Berlusconi balzare agli onori delle cronache, laddove, ahimé, la cronaca politica è diventata la riproposizione di battute, barzellette, motti di scherzo, offese, invettive, dichiarazioni, smentite e via dicendo.

Una giornata raccontata anche da Andrea Sarubbi, che scatta una foto in aula - non si potrebbe - con il suo cellulare (è proprio la foto che vedete qui in alto), per mostrare il capannello di deputati intorno al premier in vena di barzellette o di battute. E che poi, sul suo twitter, si autodenuncia per aver violato le regole e riporta il suo racconto sul suo blog.

Una giornata in Parlamento che la Codurelli definisce assolutamente improduttiva, d’accordo col collega. E così, indignata per la situazione di un Parlamento che non discute in Aula i problemi del Paese e di un premier che onora il Parlamento della sua presenza raramente, urla la sua indignazione, definendo la situazione inaccettabile e definendo la maggioranza irresponsabile.

E così, qualcuno dai banchi della Lega nord - come le riferiscono - le urla: «Vai a farti scop*re».

La Codurelli chiosa:

Questo è il pensiero che loro hanno, rispetto alle donne, soprattutto quelle non asservite, sicuramente, che scelgono loro, ai capi. Perché loro pensano a un tipo di donna che è lì, ad ascoltare le belle cose che dicono questi personaggi.
E oggi il nostro parlamento non ha prodotto nulla, nemmeno il voto. Per colpa del Governo, non certo delle opposizioni.

Berlusconi e Strauss-Kahn: il nervosismo di Ferrara a Tv Talk

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Ma non aveva detto che?

Inutile parlare del video: credo lo abbiate visto proprio tutti. Inutile anche parlare della stupita reazione del conduttore del programma alle grida del direttore del Foglio. Meglio invece parlare del nervosismo di Ferrara.Perchè reagire in questo modo alla domanda del conduttore, che in sostanza chiedeva: si è scusato Strauss-Kahn, e Berlusconi invece? Perchè dire che:

“Non dovete sostituire i vostri pregiudizi alla morale comune. Dovete distinguere tra bene e male in modo molto più preciso.”

Certo, Berlusconi non è accusato di stupro (e ci mancava, davvero, solo questa), ma che vuol dire? Che la morale comune (ammesso che esista) consente di telefonare in questura per chiedere il rilascio di una prostituta minorenne e il suo affido ad un consigliere regionale? Oggi, sul Foglio, è apparsa una lettera del conduttore di Tv Talk, Massimo Bernardini, a cui Ferrara ha replicato scrivendo, tra l’altro, che

“non gli ho mai voluto tanto bene (a Berlusconi, ndA) come quella volta che ha fatto la cazzata suprema degna di un vero gentiluomo: tirare fuori personalmente e istintivamente dai guai un’amica, senza nemmeno ricorrere a un qualsiasi ometto della sua catena di comando, e inventandosi la geniale trovata alla Totò della nipote di Mubarak“.

Il Presidente del Consiglio deve fare pressioni sulla Polizia per far rilasciare un’amica che potrebbe dire cose molto sconvenienti sul suo conto, e lo farebbe con l’animo di “un vero gentiluomo”? Si vede che il concetto di gentiluomo è cambiato repentinamente in pochi mesi. Un altro piccolo dettaglio: quella che Ferrara chiama, senza vergogna, “geniale trovata alla Totò” è stata ritenuta, dalla maggioranza della Camera dei Deputati (sotto la guida morale dell’On. Maurizio Paniz), talmente credibile da meritare il sollevamento del conflitto d’attribuzione con la Procura di Milano davanti alla Corte Costituzionale.

Seguiteci dopo il salto, non è mica finita…

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Raduno della Lega a Venezia: parlano ancora di secessione?

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Impresentabili

Scrivere, ancora una volta, di Umberto Bossi e della Lega sta diventando noioso. Non perchè gli integerrimi padani non ci facciano ridere (o piangere, a seconda dei casi), ma perchè continuiamo a sentire sempre gli stessi insulti, sempre le stesse idee (?), sempre le stesse “parole d’ordine”. Certo, basta leggere quello che ha detto Calderoli per ritrovare il sorriso:

“Hanno scritto che la Lega è spaccata. Sapete che cosa c’è di spaccato? I coglioni! […] Senza Bossi noi non saremmo un cazzo.”

Concordando sull’ultima frase, non resta che congratularsi con il milord Calderoli: un Ministro che parla così, che esprime concetti così profondi, dove lo troviamo? Dobbiamo tenercelo stretto. Anche Bossi ci ha regalato qualche risata: ha detto che bisogna trovare una “via democratica alla secessione”. Ancora? Dopo vent’anni di fallimenti e di parole vuote, tirano ancora fuori la storia della secessione da Roma ladrona? Coma ricorda Ilvo Diamanti, la secessione non trova grandi consensi neppure all’interno dell’elettorato leghista. Perchè, allora, riproporla? Semplice:

“La Secessione, come la Padania, è un mito fondativo, una sorta di orizzonte proiettato lontano nel tempo. Mentre la manovra finanziaria, che appare a 8 italiani su 10 inaccettabile, è reale. Attuale. Come il crollo di consensi che ha travolto il governo e, anzitutto, il Presidente del Consiglio.”

Chiaro, no? Non potendo vantare successi reali (l’economia a rotoli, il Paese che non conta più nulla sulla scena internazionale, il Parlamento occupato da servi comprati a caro prezzo e da “favorite” del premier), meglio parlar d’altro. Abbindolare la base del partito con la promessa di una irrealizzabile separazione da Roma.

Seguiteci dopo il salto, parleremo di Calderoli che vuole “padanizzare l’Italia”…

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Unipol-Bnl, il Giornale "deve tacere": Sallusti attacca i pm

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Ma non aveva detto che?

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“Non ce n’è. La libertà di informazione o è usata contro Silvio Berlusconi o è reato.”

Quando un editoriale di Alessandro Sallusti inizia con queste parole, sai già che stai leggendo un capolavoro. Basterebbe ricordare l’editto bulgaro (Silvio Berlusconi che distrugge la libertà di informazione) per smontare la frase sallustiana, ma proseguiamo nella lettura.

“Nel giorno in cui vengono diffuse centomila (sì, proprio centomila) inutili e costose intercettazioni per dimostra­re che Silvio Berlusconi ama passare alcune serate con amici e amiche, la famiglia che edita questo giornale (Berlusconi stesso,il fratello Paolo)e l’ex direttore Mauri­zi­o Belpietro finiscono nei guai giudiziari per avere pub­blicato una ( sì, solo una) intercettazione che metteva al­la berlina Fassino, all’epoca dei fatti segretario dei Ds.”

In realtà, secondo i pm di Bari, Tarantini ricercava

“le donne, personalmente o per il tramite di altri partecipi, persuadendole a prostituirsi o rafforzando il loro iniziale proposito di prostituirsi, in occasione degli incontri che egli stesso organizzava presso le residenze di Silvio Berlusconi .”

A che scopo?

“Al fine di consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi (avviato nell’estate del 2008), ottenere per il suo tramite, incarichi istituzionali e allacciare avvalendosi della sua intermediazione rapporti di tipo affaristico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di società a quest’utlima collegate (Sel Proc sc., Selex sistemi integrati spa e Seicos spa), di Infratelitalia spa e altre società.”

Seguiteci dopo il salto, l’editoriale di Sallusti non è mica finito…

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Il Bunga bunga (di nuovo) sul New York Times: ennesima umiliazione per l'Italia

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo

Allarme rosso: per Alessandro Sallusti, Berlusconi è un prigioniero politico. I responsabili, secondo un articolo del direttore del Giornale, naturalmente, sono le orribili toghe rosse di Napoli che, come Di Pietro e D’Ambrosio, cercano di

screditare Berlusconi proprio mentre i riflettori del mondo sono puntati su di lui, metterlo in difficoltà davanti agli occhi del­la comunità internazionale.”

L’articolo contiene alcune inesattezze: ad esempio, si parla, ancora, dell’avviso di garanzia del 1994 consegnato a B. durante un G8 a Napoli. Il giorno dopo, la notizia finì sul Corriere della Sera. In realtà, non si trattava di un avviso di garanzia ma di un invito a comparire e a Napoli non c’era un G8 ma un convegno internazionale sulla criminalità. Peraltro, c’è il sospetto che a passare la notizia al giornale fosse stato qualcuno a stretto contatto con il Cavaliere (è l’ipotesi sostenuta da Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio nel libro “Mani pulite”).

Il pezzo di Sallusti contiene anche eleganti giudizi riservati ai magistrati napoletani:

“Ieri la Procura di Napoli ha lasciato intendere che se Berlusconi non si presente­rà, le persone incarcerate rimarranno al gabbio. La pratica mi ricorda quella dei terroristi che chiedeva­n­o lo scambio tra persone tenute in ostaggio e prigio­nieri politici.”

Non so se è chiaro. Sulla scia dell’amato Premier (come dimenticare la mitica frase “giudici matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”?), alcuni magistrati vengono paragonati a dei terroristi. Probabilmente l’articolo di Sallusti non diventerà un caso politico, in fondo Berlusconi dice le stesse cose da 17 anni ed è ancora al governo, fate un po’ voi, ma noi dobbiamo tenerlo a mente. Soprattutto quando dice che l’obiettivo dei pm è mettere in difficoltà B. davanti al mondo.

Purtroppo, sul New York Times è uscito un articolo, intitolato “The Agony and the Bunga Bunga” (riprendendo il titolo di un libro e di un film dedicati a Michelangelo, “The Agony and the Ecstasy”), che ha dell’Italia e di B. una visione leggermente diversa. Seguiteci dopo il salto per scoprire di cosa parliamo…

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Crisi economica e manovra: la casta non fa un passo indietro

pubblicato da davide f. in: L'Italia fa schifo Interni


In mezzo al caos totale della manovra economica che ben ci ha raccontato V. - con sfumature tra il drammatico e il tragicomico - una delle cose peggiori che ne esce è sicuramente il trattamento che i politici - sempre più casta - hanno riservato alla propria categoria: dopo promesse e strombazzamenti di vario genere che ormai annoiano e molto la classe politica ha pensato bene di “tagliarsi” i tagli, come simpaticamente descrive Il fatto quotidiano di oggi.

Indennità ridotte per tre anni, nessun divieto ai doppi incarichi, via la norma sulla ineleggibilità dei corrotti. Come ricordavano bene gli ormai noti Stella e Rizzo a Mentana qualche sera fa i costi della politica in Italia continuano a crescere senza sosta, con cifre da capogiro. Un esempio?

Lo stipendio medio di un dipendente pubblico è 36.135. Quello di un dipendente della Camera 131.586 euro.

In un periodo come questo in cui la retorica del “sacrificio” cerca di fare breccia nell’animo del logorato popolo italico - lo stesso che ha voluto Berlusconi premier - quale credibilità può avere una classe politica di tale caratura?

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