Il divieto di sparare botti e petardi “privati” imposto da alcuni sindaci ha fornito l’occasione ai quotidiani Libero e Il Giornale per l’ennesima inqualificabile iniziativa politica: l’attacco ai sindaci (a quelli del Pd chiaramente) che hanno previsto divieti per i festeggiamenti del Capodanno. La cosa più incredibile è che la polemica non è stata solo, al solito, a priori, quando tutti potevano nutrire delle riserve su questa scelta. Anche ora, dopo che si sono registrati morti e feriti proprio per i botti, dopo che è stato toccato un record di feriti (561, oltre ai 2 morti), anche ora i due quotidiani continuano a dare spazio a questa folle iniziativa.
Per Libero (29 dicembre 2011) eravamo in prossimità di un buon capodanno sovietico: sinistra spegni fuochi e botti, anche se poi dopo 5 righe si dice che
anche quella che un tempo era l’unica vera città italiana - Milano -si adeguerà ai diktat di oltre 830 comuni in cui sono stati vietati i “botti”. Tra loro anche alcune grandi città rette da giunte di sinistra.
Quindi evidentemente non era una questione di sovietismo di ritorno o di sinistro oscurantismo, ma solo di buonsenso.
In compenso Il Giornale (2 gennaio 2012) critica il sindaco Pisapia che tutte le feste si porta via: il motivo? Semplice e lineare: non è riuscito a far rispettare in modo abbastanza rigoroso l’ordinanza contro i botti, anche se si tratterebbe di un divieto del sindaco che sta entrando in modo inopportuno nella liberta della gente.
Quindi prima era sbagliato vietare i botti, poi è stato sbagliato non far rispettare il divieto e in ogni caso si tratta di iniziative sovietiche che limitano la libertà della gente. Chissà se i 561 feriti del Capodanno 2012 si sono sentiti più liberi e meno succubi di un regime sovietico…
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“La posizione che io ho espresso, di critica rispetto ai contenuti della lettera della BCE, credo sia largamente condivisa dentro al Pd”
Stefano Fassina, 1 ottobre 2011
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Scoprite perchè dopo il salto
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Qualche giorno fa il nostro Marco Paganini si era chiesto se il Pdl fosse sull’orlo del baratro, oggi invece la domanda è un’altra: il Pdl sarà anche a pezzi, così come la maggioranza ed il governo, ma il Pd? Perchè non utilizza questa gravissima crisi di credibilità e di fiducia per proporsi come alternativa seria e responsabile? Giovanni Sartori ha scritto, in un editoriale pubblicato dal Corriere della Sera:
“Se la destra non ride, la sinistra dovrebbe piangere. A dispetto di tutto, il centrodestra di Berlusconi nei sondaggi regge. Lui, Berlusconi, è in calo di popolarità; ma il suo partito, inclusi comprati e alleati, tutto sommato tiene. […] Le opposizioni e la sinistra restano dove sono. I loro guadagni sono magrissimi. Perché?“
La risposta di Sartori è: crisi di identità e mancanza di un leader serio. A voler essere sinceri, c’è anche altro. Ad esempio, la cronica (e ormai incredibile) capacità della sinistra italiana di riuscire a mandare mille messaggi contraddittori sullo stesso tema. Normale, direte voi, in una coalizione che, quando va bene, include tre partiti e quando va male (l’Unione del 2006) circa diciannove. Già ma il problema non è stato solo quello di tenere insieme, come si diceva qualche anno fa, Mastella e Bertinotti. Fortunatamente, entrambi sembrano essere scomparsi dalla scena politica nazionale. Il problema riguarda il Pd.
Basta ricordare come l’atteggiamento dei democratici nei confronti dei referendum del Giugno 2011 sia stato perlomeno ambiguo: alcuni sostenevano la privatizzazione dei servizi pubblici, altri non volevano neanche raccogliere le firme perchè pensavano che il quorum non sarebbe mai stato raggiunto, altri raccoglievano le firme. Vi sembra normale questa mancanza di unità, questa incapacità di parlare ad una sola voce? Certo, avere nella coalizione Vendola e Di Pietro (non proprio due comparse) non aiuta, ma questo non elimina le responsabilità del gruppo dirigente democratico.
Un recente articolo di Marco Travaglio ricorda tutti gli avvenimenti degli ultimi dieci anni (G8, Girotondi, movimento pacifista, movimento referendario, eccetera) che hanno visto i dirigenti del centrosinistra fregarsene delle delle idee dei propri elettori. Travaglio si augura che Bersani rassegni le dimissioni. Questo, però, non risolverà i problemi del Pd, che non dipendono da Bersani, o da Letta o da Franceschini o da D’Alema (o meglio, non solo da loro): dipendono dalla mancanza di una precisa idea di partito. Che non comparirà magicamente se Bersani dovesse andare a casa. Tralasciando le inchieste che coinvolgono esponenti (o ex esponenti) di primo piano del partito (che fa pensare ai cittadini: “sono tutti uguali”), il Pd deve decidere che tipo di partito vuole essere: laico o vicino alla Chiesa come l’Udc, vicino agli industriali o vicino ai lavoratori, contro il precariato o a favore del precariato, liberista o statalista. Impresa difficile, certo, ma non ci sono alternative. Devono decidere, e anche alla svelta.
Il governo è più unito che mai, procede senza esitazioni, difenderà il Paese dalla speculazione finanziaria e dalla crisi. Se credete che anche solo una delle frasi precedenti sia vera, dovete smettere di guardare il Tg1. Anche perchè potreste trovare, su internet e sui giornali, notizie interessanti. Ad esempio, qualche giorno fa Gianni Alemanno ha attaccato un certo consigliere regionale:
“«Dobbiamo dire con chiarezza: mai più Minetti nei consigli regionali perché in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi»”
Se anche nel Pdl si inizia a criticare il Capo, allora è tutto finito. E non bastano le parole di Mario Mantovani per ristabilire l’ordine e la verità:
“«Alemanno, nel listino della Regione Lazio, ha messo sua moglie, Isabella Rauti. Per cui stia zitto» […] «La Minetti fa bene alla Lombardia ed è una consigliera di tutto rispetto: è laureata con il massimo presso l’ Università di Milano ed è stata scelta in Regione per le sue competenze nelle professioni della sanità. La maglietta ([…], con scritto «senza t-shirt sono ancora meglio» ndr ) forse era inopportuna»”
Ecco, è stata scelta per le sue competenze. Tra tutte le laureate, proprio lei. Guarda alle volte il caso. Poi, certo, forse ha tenuto dei comportamenti inopportuni. No, non le feste: parliamo della maglietta. Ecco il vero problema, senza quella maglietta la carriera politica di Nicole Minetti sarebbe stata ancora più rapida e gloriosa. Quella guastafeste di Isabella Rauti ha rincarato la dose, affermando che
“«Non è una questione personale. Mai più Minetti detto da Alemanno voleva dire mai più liste bloccate e candidati dall’alto. Abbiamo posto un problema, quello di rivedere il sistema elettorale. Vorremmo reintrodurre il sistema delle preferenze e di una selezione dei candidati». Una sola battuta poi sul nuovo tatuaggio della Minetti con la scritta ‘Kyrie Eleison’ (’Signore, pieta”, ndr): «Non commento - ha detto la Rauti - Io sono cattolica praticante, non faccio tatuaggi. Porto il rosario al dito, tutto qui.»”
Mai più candidati dall’alto? Ma siam pazzi, direbbe Bersani? Certo, scoprire solo oggi, come fanno Alemanno e la Rauti, che il Pdl è un partito senza democrazia interna in cui comanda il Capo (e magari i vari capetti locali) significa essere un po’ lenti di riflessi. Oppure, molto più concretamente, è uno dei tanti elementi che segnalano come, all’interno del Pdl, sia in corso una guerra per bande che non risparmia nessuno. Il governo potrà anche salvare il Ministro Romano, ma negare che l’esecutivo sia dilaniato da scontri tra Pdl e Lega e tra le varie “anime” del Pdl non è più possibile. Il governo forse non cadrà oggi, e neanche domani, ma se continua a tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia le conseguenze per il Paese saranno disastrose.
Oggi è il gran giorno: tra pochi minuti inizierà la discussione sulla richiesta di arresto di Marco Milanese (qui potete seguire la diretta web dei lavori). La maggioranza sembra compatta, dovrebbe votare in massa per no all’arresto. Pd, Idv e Fli dovrebbero votare sì, mentre l’Udc ha lasciato ai deputati “libertà di coscienza” (un sottile eufemismo per evitare di spaccare il partito su una questione ritenuta vitale da molti parlamentari: posso essere arrestato come tutti i cittadini o la Casta non si tocca?). Tutto chiaro? Neanche per sogno. Si voterà, dalle 12 in poi, tramite scrutinio segreto e alcuni franchi tiratori potrebbe riservare sorprese sia a Berlusconi che all’opposizione.
La vicenda di Marco Milanese, che si collega alla storia dell’affitto della casa di Tremonti (ve la ricordate? Ne avevamo parlato qualche tempo fa), potrebbe quindi diventare la tomba del governo, anche se La Stampa ricorda come, dentro la Lega, si immagini che alla caduta di Milanese segua quella di Tremonti. Risultato? Rafforzamento ulteriore di Berlusconi.
In teoria, la Camera potrebbe negare l’arresto solo in caso di fumus persecutionis, ma, nella realtà, le richieste di arresto accettate dal Parlamento sono state davvero poche (compresa quella, recentissima, che ha colpito Alfonso Papa). Voi che ne pensate? Come andrà a finire?

Di Ernesto Galli della Loggia ci eravamo già occupati qualche tempo fa, quando attaccò Berlusconi ed il governo.
“Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”
L’articolo continuava così:
“Nel merito dei problemi che non lo riguardano in prima persona Berlusconi, infatti, continua troppo spesso ad apparire incerto, assente, più incline ai colpi di teatro, alle dichiarazioni mirabolanti ma senza seguito, che ad una fattiva operosità d’uomo di governo.”
Oggi sul Corriere della Sera è apparso un altro articolo a firma Ernesto Galli della Loggia, ancora più duro di quello appena citato. Il commentatore del quotidiano milanese attacca molto duramente il PDL ed il suo Capo:

Il discorso di Gianfranco Fini alla festa di Futuro e Libertà a Mirabello conferma sicuramente la crisi della maggioranza e l’ormai insanabile frattura (più personale che politica) tra il Presidente della Camera e il premier Berlusconi. Ma dopo quasi 2 ore di discorso lascia anche un enorme ma quindi? Il perchè è semplice: Fini ha fatto un discorso tutto di attacchi e critiche ma alla fine ha praticamente confermato che si va avanti così, pur tra mille difficoltà.
Il più netto e forse più chiaro a descrivere l’affondo di Fini è sicuramente Antonio Di Pietro che coglie in pieno l’incoerenza finiana e attacca la sua politica di lotta e di governo
Fini non puo’ giocare a fare il furbo con gli italiani, ne’ puo’ pensare di essere uno e bino. Deve fare una scelta: o sta all’opposizione o sta al governo. Fini, invece, dopo aver denunciato il conflitto d’interessi e il menefreghismo di Berlusconi, il ricatto e il tentativo di comprare i parlamentari, il disastro economico e sociale procurato al Paese, comunica agli italiani che sosterra’ il governo, appoggiando i cinque punti che Berlusconi vuole portare all’ordine del giorno. Faccia una scelta: o manda a casa quello che egli stesso ha definito un despota oppure, se rimane al governo, e’ complice anche lui. E’ proprio il caso di dire: non si puo’ avere la botte piena e la moglie ubriaca
Continua a leggere: Un Fini veltroniano rimane al governo ma anche all'opposizione

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

Se anche Ernesto Galli della Loggia ha dubbi sul governo Berlusconi, il mondo sta davvero per finire.
“Parlare di crisi finale di Berlusconi e del berlusconismo è senz’altro azzardato. Niente lascia credere, infatti, che se tra sei mesi ci fossero le elezioni politiche il Cavaliere non riuscirebbe per l’ennesima volta a riportare la vittoria […] Se però il futuro appare incerto, il presente invece non lo è per nulla. Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”
Il commentatore del Corsera elenca i problemi che attanagliano B. e la sua maggioranza: rifiuti a Palermo, mancata separazione delle carriere dei magistrati, liberalizzazioni, termovalorizzatori. Addirittura si parla di evasione fiscale. Il compagno Ernesto, verrebbe da dire.
La strategia del Ma anche, che tanta fortuna politica ha portato a W. Veltroni, sembra aver trovato un altro importante sostenitore. Mezz’ora fa il candidato alla presidenza della Regione Campania del Popolo della libertà, Stefano Caldoro, ha rilasciato una dichiarazione che farà felici tutti i campani.
Avendo evidentemente ricevuto l’ordine di dare un segnale in favore delle centrali nucleari che nessuna Regione, neppure quelle governate dal centrodestra, ha ancora dichiarato di voler accettare, Caldoro si è lanciato in una affermazione impegnativa quanto ambigua, ardita quanto impopolare: Non servono scontri, la logica dello scontro ha prodotto solo danni in questi ultimi quindici anni. La strada è quella del confronto, delle idee, della politica del fare. Interverremo sul costo dell’energia, realizzeremo le opportune infrastrutture e individueremo grandi obiettivi strategici. Punteremo sulle energie rinnovabili e ci apriremo al nucleare. Il confronto, le idee, la politica del fare… insomma la solita serie di baggianate frutto dell’ennesima competizione di frittura dell’aria.
L’unica cosa chiara è Ci apriremo al nucleare, che nella nostra lingua significa che Stefano Caldoro, da Presidente, accetterà che vengano costruite centrali nucleari in Campania. Invece, subito dopo, il candidato del Pdl chiarisce: questo non vuol dire che si costruirà una centrale in Campania ma significa solo che non possono esserci no ideologici che penalizzano imprese e famiglie.