
La Coop Centro Italia ha comperato pagine di quotidiani per affermare orgogliosamente Il 25 aprile e il primo maggio restiamo chiusi per festeggiare con chi è aperto ai valori della libertà e del lavoro. Cgil, Cisl e Uil promettono scioperi e invitano i cittadini - consumatori a boicottare gli esercizi commerciali che terranno aperto nei giorni di ex festa nazionale, quelli insomma che dovrebbero celebrare la Liberazione e il Lavoro.
La scelta del tutto aperto a prescindere non è nuova, anche nelle località non turistiche dove sembra che l’unico modo di trascorrere un giorno di festa sia di infilarsi in un centro commerciale per uscirne 5 ore dopo, carichi di buste e stressati a bestia. Ora però la cosa è stata sdoganata definitivamente dalle misure che Monti ha inserito nelle cosiddette liberalizzazioni, quelle poche cose messe in campo per darsi una spolverata di riformismo, fare contenti i famosi mercati e smuovere un poco di polvere senza intaccare davvero sprechi e i privilegi di politici e alti burocrati.
I dipendenti di centri commerciali, supermercati, negozi e rivendite varie avranno così il privilegio di lavorare in occasione di due feste nazionali, annullandone completamente il significato e dando una interessante lettura di quel sostegno alle famiglie che, evidentemente, prevede anche la generosa possibilità di non dover trascorrere 25 aprile e 1 maggio tutti insieme (a meno che una parte della famiglia medesima non prenda il carrello e si metta in fila alla cassa).
Secondo voi:
Fino al 20 gennaio la Sicilia rischia la paralisi a causa dell’“Operazione Vespri Siciliani”, indetta dal Movimento dei Forconi (qui la loro pagina Facebook): è un’associazione che raccoglie pescatori, imprenditori agricoli, artigiani e pastori. La protesta, a cui si sono uniti anche gli autotrasportatori dell’Aias, in un solo giorno ha causato sei chilometri di coda sulla Palermo-Sciacca e sta mettendo a rischio la fornitura di verdura, ortaggi e altri prodotti tipici siciliani.
L’obiettivo dei manifestanti è scuotere il governo di Mario Monti, che finora non ha ascoltato la protesta dei lavoratori, come anticipava Ecoblog: “Siamo stufi - spiega il leader del movimento, Mariano Ferro - di lavorare in una terra che potrebbe essere ricca e che invece continua a farci soffrire. Il governo, nessun governo, ci ha mai ascoltato. Speriamo che questa manifestazione porti un po’ di attenzione nei nostri confronti”. Le ultime misure prese dal governo tecnico rischiano, secondo i manifestanti, di strangolare l’agricoltura e la zootecnia.

Prima di parlarvi del grafico (che credo molti di voi avranno già visto), ecco le ultime dichiarazioni di Berlusconi, in un articolo di Paolo di Caro sul Corriere della Sera:
“Queste fibrillazioni non dipendono dalla mia presenza o da quello che sta facendo il governo, che ha imboccato la via giusta. La speculazione ha puntato l’Italia e la risposta che va data deve essere globale, noi non possiamo fare molto di più di quello che stiamo facendo. E sicuramente non potrebbe farlo un altro governo: voglio vederlo un esecutivo tecnico di gente divisa su tutto affrontare le riforme sulle quali ci siamo impegnati noi.”
E mentre arrivano notizie terrificanti sia sul fronte dello spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (qui la diretta di Bloomberg, mezz’ora fa c’è stato un nuovo record: 437 punti base) che su quello della disoccupazione, soprattutto giovanile (quasi un giovane su tre non lavora, secondo l’Istat), il governo che fa? Secondo la Stampa, Berlusconi starebbe cercando il “colpo di teatro” da presentare in Europa ma, forse, invece di pensare a “mandrakate” varie, sarebbe meglio riguardare il grafico (sempre di Bloomberg) che abbiamo pubblicato qui sopra.
Si tratta dello spread tra i Btp decennali italiani e i corrispondenti titoli di stato tedeschi. Se il 2 Novembre 2010 lo spread era circa dell’1,5%, oggi si supera abbondantemente il 4%. In un solo anno. Chi è stato Presidente del Consiglio nell’ultimo anno?

È il giorno decisivo per il nostro Paese: oggi in Europa si scopriranno le carte, e vedremo se l’Italia ha in mano un buon punto o se, come al solito, ha bluffato. Secondo questo articolo del Corsera, Berlusconi presenterà molte proposte. Ecco le principali: pareggio di bilancio nel 2013, aumento dell’età pensionabile a 67 anni nel 2026 (la Gelmini ieri sera a Ballarò ha detto che l’età pensionabile aumenterà per tutti gradualmente tra il 2012 e il 2025) e un decreto sviluppo che dovrebbe contenere di tutto e di più:
- Riduzione del numero dei dipendenti pubblici
- Revisione delle norme sui licenziamenti per motivi economici (”con l’obiettivo di stabilire in questi casi un indennizzo del lavoratore, senza diritto al reintegro”)
- Liberalizzazioni
- Abolizione delle tariffe minime per i professionisti
- Rilancio delle infrastrutture
- Semplificazione normativa
- Contratti agevolati di inserimento (soprattutto per le donne)
- Norme contro l’abuso dei contratti atipici e per favorire la stabilizzazione dei lavoratori
- Credito d’imposta sulle assunzioni per il Sud e altre aree sottosviluppate
Seguiteci dopo il salto, non abbiamo finito, c’è anche un accordo segreto con la Lega…
Continua a leggere: Oggi Berlusconi va a Bruxelles, ecco le proposte del governo
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“Milano è la città in Italia che più ha la vocazione a essere governata a livello metropolitano.”
Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano (PdL), 6 settembre 2011 |
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Scopri perchè dopo il salto

Il testo della manovra arriverà domani nell’aula del Senato, dopo aver subito alcune pesanti modifiche (come l’introduzione di una norma che deroga all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - qui un articolo per chiarirsi le idee). Mentre è normale che, soprattutto dopo queste modifiche, la CGIL sia sul piede di guerra (domani lo sciopero generale), meno scontato è il fatto che ci siano critiche anche da blogger di destra, come Federico Punzi o Daw.
Su JimMomo, Federico Punzi scrive:
“Per far quadrare i conti […], s’inasprirà la lotta all’evasione fiscale. Al che, detta in termini così generici, non avrei nulla in contrario. Bisogna vedere però come le intenzioni si declinano nella realtà. […] Va bene la stretta sulle società di comodo alle quali molto spesso vengono intestati immobili e beni di lusso per non pagare le tasse e per avvantaggiarsi nelle graduatorie d’accesso ai servizi pubblici gratuiti. Va bene affinare gli strumenti d’incrocio dei dati sui redditi dichiarati e i beni posseduti. Vanno bene persino le «manette» nei confronti dei grandi evasori.”
Alcune cose, però, non vanno bene:
“E’ grave […] il solo ipotizzare la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi. Sarebbe un atto incivile e criminale: lo Stato che non si fa scrupolo di incitare all’invidia sociale, alla lotta di classe tra i suoi cittadini, pur di reperire ulteriori quattrini da sperperare mentre riesce ad allontanare da sé lo sguardo sospettoso dell’opinione pubblica. Se passa, sarà la rapina perfetta, quella in cui i rapinati nemmeno si accorgono di esserlo e si mettono ad accusarsi tra loro.”
Seguiteci dopo il salto, parleremo di Berlusconi e Tremonti accostati - indovinate un po’? - a Prodi e Visco.
Continua a leggere: Manovra 2011, le critiche dei blogger di destra

Rendere meno pesante il contributo di solidarietà aumentando di un punto l’aliquota Iva? E’ una delle ultime ipotesi governative e in particolare del Pdl, anche se non è appoggiata da Tremonti e dalla Lega e vede contraria la Confcommercio. Una misura che tra l’altro è stata presa anche da altri paesi in Europa.
Negli ultimi tre anni la scelta di aumentare l’Iva è stata adottata da diverse economie: in Germania è passata dal 16 al 19%, in Regno Unito si è andati dal 17,5% al 20%, la Spagna dal 16% al 18%, in Grecia dal 19% al 23%, in Portogallo dal 21% al 23%. L’aliquota italiana non è tra le più alte nel continente: 7 paesi (di cui grandi solo Germania e Spagna) la hanno più bassa, 20 uguale e 12 più alta.
I paesi di recente adesione hanno aliquote tra il 23% e il 25% e gli stati del Nord Europa hanno volutamente un’Iva elevata per ridurre il carico contributivo sui lavoratori. Può essere una buona soluzione anche in Italia? Innanzitutto non sarebbe una decisione temporanea ma stabile e strategica che darebbe gettito immediato ma potrebbe portare a una spinta inflazionistica e a una certa riduzione dei consumi.
Tassazione sul reddito o sui consumi, è questo il grande dilemma di queste ore. Il premier preferirebbe l’aumento dell’Iva al contributo di solidarietà così come è ora, Tremonti esattamente il contrario. Chi vincerà?

Dal vertice Merkel-Sarkozy emerge una nuova parola chiave della moda politico-economica 2011: la Tobin Tax. Ma di cosa si tratta esattamente? E come si differenzia dalla Tassazione delle Transazioni Finanziarie, vero e proprio pallino di Nicolas Sarkozy? Apriamo qualche testo di economia e proviamo a spiegare con semplicità.
Tobin Tax
Il nome si deve al teorizzatore, James Tobin, economista, che la propose nel 1972.
Non è una tassa ma un’imposta (ovvero un prelievo di ricchezza non connesso a specifiche prestazioni dello Stato o di altri enti pubblici, ma comunque utilizzata per finanziare l’organizzazione statale e i servizi necessari alla collettività).
Tobin propose di colpire le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli e creare entrate che fossero destinate alla comunità internazionale.
L’idea di Tobin era quella di agire su flussi di denaro che, di fatto, facevano parte di speculazioni a breve termine sui cambi valutari (ovvero sull’oscillazione delle varie monete l’una in rapporto all’altra): in sostanza - dopo che la politica monetaria cambiò radicalmente, in seguito alla rottura degli accordi di Bretton Woods, quando cioè Nixon slegò il dollaro dalle riserve auree e quindi, di fatto, decretò il valore della moneta in quanto tale e non in quanto legata a riserve auree dello Stato - Tobin voleva in qualche modo gettare sabbia negli ingranaggi di speculazioni fini a loro stesse e basate esclusivamente sul “giocare” sui cambi monetari.
L’aliquota doveva essere molto bassa: tra lo 0,05% e l’1%.
Attac e i No Global
La Tobin Tax divenne, ad un certo punto, cavallo di battaglia anche del movimento contro la globalizzazione, dopo che, nel 1997, Ignacio Ramonet la utilizzò per il suo editoriale Désarmer les marchés (Disarmare i mercati, in cui propose la creazione di un’associazione che si battesse perché fosse introdotta una simile imposta in tutto il mondo.
Nacque ATTAC.
Tobin prese adeguatamente le distanze dal movimento: lungi da lui, essere un no global. Era un economista sostenitore del libero scambio.
E c’era una differenza fondamentale fra Tobin e Ramonet. Il primo pensava all’imposta per frenare il traffico di valuta estera, che secondo lui era improduttivo, e distribuire ricchezza al Fondo Monetario Internazionale perché poi intervenisse per riequlibrare un minimo i mercati finanziari mondiali.
I no global reinterpretarono la Tobin Tax come un modo per migliorare il mondo.
Ma Tobin, in merito, fu molto chiaro, accusando i no global di abusare del suo nome:
I have absolutely nothing in common with those anti-globalisation rebels.
Applicazione e discussioni infinite
Dal 1972 a oggi si è discusso continuamente sull’opportunità dell’applicazione di una Tobin Tax, in una delle sue forme possibili e con vari scopi. Ma non si è raggiunto alcun accordo: l’idea non piace - per ovvie ragioni - ai mercati; non avrebbe senso se applicata da un unico stato. Secondo alcuni non funzionerebbe mai. Altri ne propongono un’applicazione con un’aliquota dello 0,001%. Secondo altri ancora turberebbe troppo i mercati, anche se di fatto, laddove applicata non ha provocato fughe di capitali.
La versione di Angela e Sarkò
Quella che vuole Sarkozy - e con lui la Merkel - è una delle possibili versioni della Tobin Tax ma è un’imposta che dovrebbe gravare su tutte le transazioni finanziarie. E sarebbe una misura ben accolta anche a sinistra.

Dalla conferenza stampa di Berlusconi, Letta e Tremonti emerge un fatto: la politica prova a non andare in vacanza. Dai quattro pilastri che hanno delineato Berlusconi e Tremonti per far fronte alla crisi del debito, ne emergono altri due: primo, i due parlano sempre come se non fossero mai stati al governo prima d’oggi. Secondo: i grandi analisti, in vacanza, ci sono già andati. Oppure in Italia non c’è più nessuno in grado di fare opinione sul serio. Me ne sono reso conto perché, personalmente, ho avvertito un enorme bisogno di voci a commento, piuttosto che di cronache della conferenza stampa. Sconfortato da queste constatazioni, ho deciso di provare a fare da me, mettere insieme qualche battuta o opinione raccattata qua e là attraverso varie fonti e provare a spiegare - prima a me che ai lettori - che cosa ci aspetta da questi quattro pilastri. Quindi, se c’è qualche imprecisione non me ne vogliate. Non ci si improvvisa pensatori così su due piedi.
Cominciamo dal primo.
Che cos’è il pareggio di bilancio nella Costituzione?
In parole povere, significa che si imporrebbe, attraverso una modifica della carta costituzionale, che le spese e le entrate dello Stato in un anno si pareggino.
Il che può sembrare un’ottima cosa. Ma è necessario approfondire. Intanto, viene subito in mente una domanda: possibile che i padri costituenti non ci avessero pensato?
Il costituzionalista Gaetano Azzariti e il professor Francesco Giavazzi lo spiegano.
L’art.81 della Costituzione italiana esiste, ovviamente, e stabilisce (con la dicitura Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.) il fatto che non siano ammissibili spese prive di copertura finanziaria. A un certo punto, però, negli anni ‘80, un certo uso creativo della finanza ha cambiato l’interpretazione dell’articolo e ha reso di fatto prassi la copertura delle spese attraverso l’emissione di ulteriore debito pubblico. Una prassi in voga ancora adesso che ha contribuito a generare la risicata situazione finanziaria in cui versa il nostro paese (almeno, per coloro che vedono un male nella crescita del debito pubblico. I fatti dimostrano che lo è diventato definitivamente, un male, dopo l’entrata in vigore dell’Euro, moneta non sovrana dell’Unione Europea).
Ma è proprio vero che questo benedetto pareggio di bilancio nella costituzione è la panacea di tutti i mali? Personalmente, direi proprio di no. Andiamo a spiegare perché, analizzando tempi tecnici, vincoli da porre e soprattutto altre possibili interpretazioni creative del vincolo.
Continua a leggere: Cos'è il pareggio di bilancio nella costituzione?

Il decreto primaverile sugli incentivi, che istituiva sconti per l’acquisto di beni tra i quali cucine ed elettrodomestici vari, ha ormai raggiunto la soglia di spesa.
In particolare è esaurito il plafond disponibile per i motorini, motivo per il quale si sta pensando a una proroga, recuperando fondi da altri settori rimasti aperti. Per esempio, nel caso degli elettrodomestici sarebbero rimasti circa 19 milioni, mentre nel comparto industriale (bonus energetici, gru ecc.) l’accesso alle sovvenzioni sarebbe stato minimo.
Per questo è allo studio una compensazione che sposti gli incentivi da un settore “aperto” a quelli ormai chiusi come nel caso delle due ruote. Di questo avviso è il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, anche se chiarisce che per procedere sarà necessario un decreto.
Continua a leggere: Incentivi sui motorini. Allo studio la proroga con decreto compensativo