E alla fine ha vinto lei - ma avete deciso voi - è Mariastella Gelmini il peggiore ministro dell’anno secondo i lettori di Polisblog. Certo, questo è un anno particolare, perché a voler fare i precisini ci sarebbero ben due governi: ma uno al momento ha fatto ben poco, è in carica da poche settimane. Mentre l’altro, quello caduto, era in carica dalla primavera del 2008 e aveva già avuto modo di far vedere di che pasta fosse fatto.
E la Gelmini alla fine ha vinto la contesa: è lei la peggiore. Per cosa ricorderemo Mariastella Gelmini, oltre che per una delle riforme scolastiche più avversate - e non solo nel centro sinistra - della storia dell’istruzione? Sicuramente per l’esame di avvocato nel 2001, sostenuto a Reggio Calabria. Come mai proprio lì? Lo racconta Gian Antonio Stella in un pezzo uscito a settembre 2008 sul Corriere della Sera:
Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini. Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.
Direi che già in questo piccolo morceau di biografia c’è tutto. I proclami e gli annunci per il merito, e poi l’esame a Reggio Calabria. Storia vecchia direte voi, ma sempre altamente simbolica. Tornando al presente, uno degli ultimi motivi per cui finì sulle prime pagine il nome del Ministro dell’Istruzione fu in occasione della gaffe sul tunnel tra Cern e Gran Sasso. Un esperimento del Cern rivoluziona la fisica? Si cerca di sottolineare i meriti italiani…
Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
ma l’immaginario tunnel tra Svizzera e Abruzzo scatena risate udibili in altre galassie. Sulla nostra pagina Facebook i risultati definitivi, con il quintetto rimasto dopo le nomination.
Ma quanto avevamo riso dell’immaginario tunnel tra la Svizzera e l’Abruzzo, tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso? Tanto: rileggiamo il post di Alberto Puliafito di pochi giorni fa. Purtroppo questa esilarante gaffe, che resterà nei manuali di comunicazione politica per i prossimi decenni è costata il posto di lavoro a una persona. Premessa: ovviamente nessun ministro verga a manina i comunicati, per questo lavoro ci sono ben retribuiti uffici stampa. E ci sono i portavoce.
Il portavoce di Maria Stella Gelmini è - o meglio era, visto che su Twitter si legge in questi minuti delle sue dimissioni - Massimo Zennaro. Giornalista padovano, di lui Italia Oggi tracciava un ritratto non esattamente lusinghiero, di questo tipo:
Massimo Zennaro, padovano, classe 1973, che ne governa la comunicazione con piglio deciso. La Gelmini ne aveva apprezzato le doti professionali quando si ritrovò a coordinare Forza Italia in Lombardia. Molti pensavano che, approdando a un ministero addirittura doppio, l’avvocatessa di Leno (Bs) si sarebbe dotata di un addetto stampa d’esperienza (…) il portavoce poteva vantare solo un’esperienza come responsabile della comunicazione alle Politiche sociali del Comune di Milano, inquadrato con l’VIII livello amministrativo, e poi come direttore vicario della presidenza del consiglio comunale. Ma tant’è la ministra lo volle a Roma e lui debuttò sulla piazza ministeriale in gran scioltezza
Ora pare proprio che il tunnel Italia Svizzera gli sia costato il posto al Ministero. Zennaro ha spiegato che la sua è “una decisione irrevocabile”. Ma che proseguirà a svolgere l’incarico di direttore generale del Miur. Fare un passettino indietro anche lì?
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“Il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti”
Ministero Istruzione Università e Ricerca, 24 settembre 2011 |
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Continua a leggere: Veritometro: Mariastella Gelmini e il tunnel tra Cern e Gran Sasso

Mariastella Gelmini, con la sua dichiarazione a proposito della scoperta dei neutrini che viaggiano più veloci della luce, ha commesso uno di quelli che in gergo si definiscono epic fail. Una gaffe clamorosa.
Nella dichiarazione si legge:
Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
Il tunnel, come si evince da una semplice ricerca su Google Maps (e come dovrebbe sapere chiunque conosca i rudimenti più elementari della geografia), dovrebbe essere dunque lungo almeno 900 chilometri e rotti e attraversare (730 in linea retta: è così che si muovono i neutrini), oltre alle Alpi, una fetta di Pianura Padana e poi tutta la dorsale appenninica per arrivare all’Aquila.

Nonostante la notizia abbia fatto il giro del web, la dichiarazione-comunicato che riportiamo nell’immagine continua a far bella mostra di sé sul sito ufficiale del Ministero, nella sezione dei Comunicati Stampa, senza alcuna rettifica.
Evitentemente al ministero sono stati tratti in inganno dal comunicato ufficiale del CERN, che ha osservato anomalie nel tempo di percorrenza dei neutrini dal CERN stesso ai laboratori del Gran Sasso. Solo che i neutrini non hanno bisogno di alcun tunnel per muoversi.
Stupisce, inoltre, l’eccessivo entusiasmo del nostro Ministro, se si considera che la serie di esperimenti dura da tre anni e che la comunità scientifica dovrà comunque effettuare nuove misurazioni e nuove sperimentazioni, giacché questa scoperta rimetterebbe in discussione la teoria della relatività di Einstein.
Le prove INVALSI per gli esami di licenza media sono state un caos: maschera di correzione prima inaccessibile su internet, poi (si scopre) sbagliata. Professori costretti ad arrangiarsi e/o a correggere il tutto due volte. Risultati in dubbio.
Rispetto alla confusione di ieri, oggi le acque sono un po’ più calme. Il momento giusto per fare il punto della situazione. Innanzitutto, sembra ormai acclarato che sono stati i professori ad accorgersi degli errori. A Sondrio ad esempio:
Alcuni insegnanti hanno preferito procedere alla correzione “manualmente”, cioè senza affidarsi alla maschera pubblicata on-line e proprio grazie a questo il pasticcio è venuto alla luce: «Ho corretto il test di un mio alunno senza aspettare la maschera - ha svelato l’insegnante di una scuola sondriese -. Più tardi e per curiosità una mia collega ha inserito le risposte dello stesso test nella maschera fornita dall’Invalsi e ci siamo accorti che i risultati non coincidevano. Ricontrollando ci siamo resi conto che c’era qualcosa che non andava proprio nella maschera»
Continua a leggere: Prove INVALSI 2011: correzione e risultati, punto della situazione e commenti
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“Io non ho mai attaccato la scuola pubblica”
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“Dal presidente del Consiglio non c’è stato alcun attacco alla scuola pubblica”
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“Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic”
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Sostenere che il bilancio del ministero Gelmini sia positivo è oggi piuttosto difficile. Certo, lo si può fare asserendo che la giustizia amministrativa e quella costituzionale in Italia sono in mano a giudici comunisti che si oppongono alle riforme progressiste che il Governo delle libertà tenta faticosamente di realizzare nel mondo della scuola. Ma quali sono queste riforme? L’ultima, appena bocciata dalla Corte costituzionale, consisteva nell’impedire agli insegnanti precari di far valere il proprio punteggio in tutte le province in cui potessero fare domanda per lo svolgimento di supplenze.
In altri termini, si poteva fare domanda scegliendo le graduatorie scolastiche di tre province, ma in due di queste ciascun supplente sarebbe comunque finito in coda (non importa quante lauree, specializzazioni, master, dottorati di ricerca o premi nobel avesse…). Alla faccia della meritocrazia!
L’idea (tutta leghista) era quella di impedire agli insegnanti del sud (evidentemente, secondo i leghisti, più titolati di quelli del nord) di togliere il posto ai propri colleghi settentrionali. Della vicenda, che ha già creato molto scompiglio, ci eravamo già occupati più di un anno fa e avevamo previsto esattamente l’esito della decisione con cui ieri la Corte costituzionale ha bocciato tale disciplina (introdotta in sede di conversione del decreto-legge “salva-precari”).
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Nonostante le minacce del Ministro Gelmini di bloccare tutti i concorsi e gli scatti stipendiali per gli universitari, il disegno di legge contro cui da mesi studenti, ricercatori e precari stanno protestando furiosamente non verrà votato prima della discussione della fiducia del prossimo 14 dicembre.
La conferenza dei capigruppo ha così deciso dopo una dura battaglia, come ha commentato il presidente dei senatori del Pd Angela Finocchiaro. Lo stesso 14 dicembre una conferenza dei capigruppo del Senato deciderà la calendarizzazione della discussione sulla riforma universitaria.
O sarebbe meglio dire: avrebbe dovuto decidere, visto che le sottoscrizioni della mozione di sfiducia presentata ieri alla Camera da Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem, sommate a quelle della mozione già proposta da Pd e Idv, raggiungono la maggioranza assoluta. In sostanza, sulla carta il Governo è già caduto. Perché allora il Presidente del Consiglio non rassegna le dimissioni?
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