
Le indagini e le intercettazioni che hanno fatto scoppiare il Caso Ruby - Berlusconi iniziano ad avere degli effetti collaterali, oltre allo sputtanamento (scusate il termine) del Bel Paese. Uno di questi riguarda la scorta del presidente del Consiglio: il presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti (Copasir), ossia Massimo D’Alema - non fate quelle facce, in qualche modo deve pur passare il tempo - è arrivato alla conclusione che gli angeli custodi di Silvio Berlusconi sono troppi e anche troppo preparati per quell’incarico.
Tutto parte dalla constatazione che intorno alla Corte di Arcore gira un’umanità molto variegata. A ciò va aggiunto che i 70 uomini dell’Aisi (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, cioè i servizi segreti) hanno il solo compito di controllare l’esterno delle residenze del premier, dato che all’interno Silvio vuole solo la sua vigilanza privata.
D’Alema, stavolta con qualche ragione, si è dunque chiesto: per quale ragione utilizzare 70 agenti segreti, che costano il doppio di poliziotti e carabinieri, per il solo compito di sorvegliare una recinzione? E lo ha chiesto pure al sottosegretario Gianni Letta, invitato in audizione al Copasir, in attesa che il Principale decida di presentarsi al Comitato.
Foto | Alemaxale
Via | Sole 24 ore

L’argomento primarie al momento è il più scottante nella grande casa della sinistra italiana. Ogni giorno che passa il Pd le teme di più, a causa della paurosa crescita di consenso di Nichi Vendola, e il direttivo ha deciso di prendere qualche contromisura.
Come sempre il prescelto per il primo assalto, quello che serve a insinuare i primi dubbi sul sistema, è Massimo D’Alema. Leggiamo bene le sue misurate e studiate parole:
“Le primarie sono una forma importante di coinvolgimento dei cittadini, ma possiamo aver sbagliato. Servono garanzie e regole. Quando su 10 candidati quello che prende il 20 per cento da noi diventa il candidato di tutti qualcosa non funziona”
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Non è piaciuto a Massimo D’Alema il pesantissimo attacco di Carlo De Benedetti che, nel colloquio con Paolo Guzzanti nell’ultimo libro del giornalista “Guzzanti vs De Benedetti”, si era scagliato sulla dirigenza del Pd.
Almeno Silvio Berlusconi ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente. E Bersani? Eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene, ma come leader è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd
L’ex ministro degli Esteri non ha affatto apprezzato e infiammando la polemica e non negando la sua ormai cronica antipatia per l’editore di Repubblica ha risposto in maniera altrettanto forte
In nessun Paese del mondo si oserebbe dire a un uomo politico che siccome ha fatto politica, non ha combinato nulla nella vita. Di alti imprenditori che ambirebbero di fare i Berlusconi ce n’è anche da questa parte, anche da noi c’è un lungo elenco di persone che pretenderebbero di fare e di condizionare la politica. Di gente che fa il verso a Berlusconi ce n’è una sfilza. Sono berluschini, dei Berlusconi di serie B
Pur non nominandolo è palese il riferimento a De Benedetti e al suo tentativo di condizionare la politica tramite La Repubblica. Proprio a tal proposito l’imprenditore si era particolarmente arrabbiato, accusando la dirigenza del Pd di aver creato la leggenda del partito di Repubblica e del direttore Ezio Mauro prossimo leader dei democratici.

A una settimana dai noti insulti rivolti da Massimo D’Alema al giornalista Alessandro Sallusti durante la trasmissione televisiva Ballarò (qui il link al video) l’Ordine dei Giornalisti ha finalmente deciso di avviare una procedura contro l’ex-leader Ds. La cosa è tanto più interessante perché segue una campagna di pressing del Giornale (il quotidiano di Sallusti) che da 6 giorni telefona al presidente dell’Ordine nel Lazio, Bruno Tucci, per sapere se ci sono novità a riguardo.
Il tutto chiaramente per evitare - come accaduto così spesso in passato - che le sanzioni seguano solo infrazioni di una certa parte politica, visto che da sempre il vertice dell’Ordine è ritenuto di sinistra. Va detto comunque che il provvedimento è stranamente contemporaneo a un altro, in perfetto stile bipartisan.
Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato infatti richiamato e sanzionato per «per il titolo incompleto letto nella edizione delle 13.30 del Tg1 del 26 febbraio». La questione riguarda il caso Mills, quando si parlò di assoluzione invece che di prescrizione.
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Ieri a Ballarò nervi scoperti tra Massimo D’Alema, eminenza grigia del Pd e il giornalista Alessandro Sallusti del Giornale. Argomento del dibattere una volta di più era il caso Scajola e i privilegi dei politici, ma Sallusti ha contrattaccato ricordando a D’Alema lo scandalo Affittopoli negli anni 90.
All’epoca l’ex-leader del Pci abitava in un appartamento a prezzi calmierati, che era stato costretto a lasciare in seguito a una campagna di indignazione popolare per la quale (giustamente) i politici non potevano usufruire di vantaggi legati all’equo canone destinati ai ceti meno abbienti. Va comunque sottolineato che D’Alema, pur non avendo brillato all’epoca per specchiatezza, non aveva comunque commesso nulla di illegale.
Di fatto comunque l’irritazione nel Lider Maximo deve essere stata pressoché incontenibile per apostrofare il giornalista con un “vada a farsi fottere”, seguito da un “la pagano per questo” e “le manderanno delle donnine”; cui Sallusti ha risposto ricordando le medesime donne di facili costumi inviate in giro in Puglia a esponenti del centrosinistra. Vecchie storie del Sistema Romeo.
Buona visione.

Uno dei risvolti più negativi del moto di orgoglio che ha portato Gianfranco Fini ad avviare le pratiche per la separazione da Silvio riguarda senz’altro lo stuolo di dichiarazioni e letture più o meno allucinanti che quasi tutti hanno voluto regalare al mondo.
Ieri si diceva della saggia affermazione di Matteo Renzi, oggi ci tocca tornare in argomento per celebrare un’altra straordinaria vittoria della Volpe del Tavoliere, Massimo D’Alema. Con una mirabolante intervista sul Corrierone, Max the Fox riesce ad esternare: Fini non è diventato di sinistra e non è l’alleato di operazioni strumentali, ma è l’interlocutore importante - e per questo dialogo con lui da anni - di un centrosinistra che capisce che il Paese non si può più governare in questo modo, altrimenti non saremo capaci di affrontare i problemi di fondo.
L’ennesima strambata del leader minimo riesce a far fare bella figura pure a Daniele Capezzone, che ha buon gioco nella sua caccia alla volpe: Anziché dedicarsi, come farebbe un’opposizione ragionevole in qualunque altra parte del mondo, a ridefinire degli obiettivi, a costruire un programma credibile, a cercare leadership convincenti, D’Alema non trova di meglio che tentare maldestramente di annettersi chiunque, per una ragione o per l’altra, sia o appaia su posizioni di rottura, di contrasto o di polemica verso Silvio Berlusconi. Ricordare quando Nanni Moretti, dal palco, gridava: con questi leader non vinceremo mai? Appunto.

Ci mancava la tempesta fra Berlusconi e Fini per riattizzare il fuoco delle divisioni interne al Partito democratico.
E quando c’è sentore di … ribaltoni, il più solerte è sempre il “vecchio” Massimo D’Alema. “Baffino” avrà tutti i difetti e, di solito, non ci prende. Però non si può dire che non ci mette la faccia e che non dica apertamente (e in modo chiaro) ciò che pensa.
Sull’apertura a Fini (in caso di definitiva rottura con il Cavaliere), D’Alema non ha dubbi, tendendo subito la mano al presidente della Camera: “Perché nel Paese c’è un’emergenza democratica: si va verso un sistema plebiscitario, la libertà di informazione è minacciata, la democrazia è a rischio”. C’è di più..
“Solo superando l’attuale bipolarismo – chiosa l’ex Premier “rosso” – si possono rimescolare le carte, si rompe un sistema cristallizzato attorno al blocco di potere di Berlusconi, si rompono le gabbie che stringono le forze politiche. Solo così si riaprono prospettive nuove per il Pd con un dialogo con Casini ma anche con Gianfranco Fini”. Capito?
D’Alema, il suo colpo secco l’ha sparato, spaccando il Pidì come una mela. L’altra … metà del Pd punta al ritorno del modello veltroniano: la vocazione maggioritaria, un netto schema bipolare. E Fini? Per questa parte del Pd, resta solo un “avversario” di destra.
Insomma il Pd … “spettatore” interessato, sta sugli spalti, a fare il tifo. Nell’arena Berlusconi e Fini menano gli ultimi fendenti. Così pare.

Più di un osservatore maligno, in passato, ha evidenziato che in Italia vige un perenne stato di campagna elettorale, in cui, passando da una elezioni all’altra, si fa soltanto propaganda, rinviando la soluzione dei problemi reali ad un tempo indefinito in cui non ci siano scadenze elettorali in vista.
Una osservazione che sembra piuttosto realistica. Non è trascorsa una settimana dal voto che D’Alema già si preoccupa delle elezioni comunali del 2011 che, dice la Volpe del Tavoliere, saranno il vero banco di prova del Pd (su questa affermazione ci sarebbe molto da dire…. ma lo lascio ai vostri commenti).
Ma non basta. Nel frattempo di sarebbero già aperti i giochi per organizzare e vincere le Primarie che, nel 2012, dovrebbero designare lo sfidante di Berlusconi alla guida del nuovo Governo. In questo caso sarebbe Nichi Vendola lo sfidante più accreditato per affrontare eventuali big che il Partito democratico riuscisse a mettere in campo per l’occasione. Questa cosa è davvero grandiosa: già si inizia a pensare a chi sfiderà Berlusconi nel 2013 e ancora non si è capito quale sarebbe l’alternativa di governo che il centrosinistra contrappone (con o senza l’Udc? boh) alla coalizione Pdl - Lega. Intanto troviamo il candidato: vedremo poi per fare cosa….

Il plebiscito ottenuto da Nichi Vendola durante le elezioni primarie hanno dato fastidio molto più di quel che si pensa. Probabilmente si tratta di un caso ma a trenta giorni dal voto sono stati messi in cassa integrazione alcuni dipendenti di Red Tv, voluta da Massimo D’Alema per emanciparsi dalla tv del Pd immagine dell’allora segretario Walter Veltroni.
Se il padrino di Pierluigi Bersani non avesse perso, la propria battaglia, contro il Presidente della Puglia Red Tv vivrebbe ciò che deve affrontare in queste settimane? Probabilmente No.
Figlia di una sinistra singolare, cioè costituita da tanti piccoli e isolati leader, Red Tv si sta trasformando in un aborto. Immagine e somiglianza dell’attuale Youdem.

Questo simpatico e vezzoso nomignolo è stato affibbiato ormai molto tempo fa al leader minimo del Pci/Pds/Ds/Ulivo/Unione/Pd da Luigi Pintor, anziano e saggio giornalista del Manifesto.
E oggi il Manifesto ripubblica l’editoriale col quale questa garbata definizione venne creata, ben 14 anni fa. Una scelta azzeccata, dato che molte di quelle righe sembrano scritte in questi giorni, dopo la brillante conclusione dell’operazione Boccia la Puglia.
Quando appare in televisione, cioè ogni minuto e mezzo, fa ormai pensare a una parodia, a un’involontaria presa in giro di sé e degli altri. Somiglia sempre di più, con tutto il rispetto, a Peppino De Filippo. Se avessimo ancora qualche speranza che una coalizione democratica decorosa e una sinistra visibile (ultima novità) possano vincere un confronto elettorale con la destra dilagante, D’Alema riesce a togliercela senza rimedio.
Ora lo scaltro D’Alema, dopo questo capolavoro di tattica e strategia, ci rassicura in interviste giornaliere e incredule assemblee che non farà porcherie ma solo democratiche intese e governi conseguenti. Ma non ci aveva scritto poco fa che questi progetti erano nostre invenzioni calunniose? Sì, ma è appunto con questi giochi di parole che si vendono i tappeti nei suk.
Continua a leggere l’editoriale di Pintor…. Il punto di vista della volpe massima, lo trovate invece sul suo sito.