
Gianni Alemanno tuona contro la Protezione civile: «Ci avevano detto 35 mm di neve». E il sindaco di una Roma innevata chiede una commissione d’inchiesta.
Ma qualcosa non torna. Sia chiaro: se c’è da rilevare le responsabilità del Dipartimento, qui non ci si tira di certo indietro. Ma è possibile, ci chiediamo, che sia stato commesso un errore così marchiano?
Purtroppo per Alemanno, pare proprio di no. Anzi, l’errore arriva, se mai, dal suo staff. Ecco quel che scrive la Protezione civile:
«aspettando il lavoro della Commissione d’inchiesta auspicata dal sindaco Alemanno, date le informazioni scorrette che stanno circolando, [il Dipartimento] ritiene necessario puntualizzare alcuni aspetti. I 35 mm di cui parla il sindaco sono contenuti nelle previsioni giornaliere che il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento ha inviato nei giorni scorsi al Centro Funzionale della Regione Lazio, dove, crediamo, lavorino tecnici ed esperti capaci di leggere tali dati»
Infatti, quando in meteorologia si comunicano i dati delle precipitazioni (per scoprirlo è sufficiente leggere la voce pluviometro su Wikipedia, anche se si presuppone che i tecnici specializzati lo sappiano senza nemmeno bisogno di un solo click online), si comunicano in equivalente d’acqua. E l’equivalente d’acqua è, esattamente, un decimo della densità nevosa. Quindi, continua il comunicato del Dipartimento di Protezione Civile:
«I 15-35 mm sono riferiti a cumulate di precipitazione di acqua equivalente: i tecnici, che leggono le previsioni e le traducono in informazioni intelligibili per tutti, sanno bene che 1 mm di acqua corrisponde a circa 1 cm di neve. Quindi, i 15-35 mm, se riferiti a neve, si trasformano in centimetri».
Alemanno tuona, ma su di lui, a quanto pare, piove una grossa figuraccia.
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Nicola Latorre ha definito quella del Presidente del Consiglio a Matrix la sua «peggior performance televisiva». Ma non ci voleva un Latorre per dirlo: l’infelice battuta sulla monotonia del posto fisso (che ora si vorrebbe decontestualizzata, ma che era proprio lì a significare quel che tutti hanno capito) ha suscitato un vespaio senza precedenti per il nuovo premier, che ha fatto la sua prima gaffe.
D’altra parte, la straordinaria benevolenza con cui viene accolto in tutti i salotti televisivi (da Fazio a Vespa, dalla Gruber ad Alessio Vinci), facendo trasformare in salotti anche quelli che non dovrebbero esserlo (come In mezz’ora, il programma di Lucia Annunziata), ha reso la vita estremamente facile a Mario Monti: niente domande scomode, niente contraddittorio, nessun ostacolo sulla sua strada (i colleghi di TvBlog l’hanno chiamato il “format Monti”), con buona pace di Michele Santoro che lo invita a Servizio Pubblico.
Ma Repubblica.it, che in questi mesi ha fatto una fatica incredibile a porsi in maniera critica (se non altro nei confronti delle numerose espressioni di continuità fra il governo Monti e quello Berlusconi) nei confronti di qualsiasi esternazione del nuovo premier, oggi fa di meglio e organizza un vero e proprio catenaccio difensivoper Monti, con un forum in cui il premier “risponde alle domande dei cittadini”, che diventa top news per il quotidiano online. Che scrive, quasi agiografico: «Monti, dal salottino di Palazzo Chigi, per quasi un’ora non si è sottratto a risposte dirette e molto schiette, così come schiette erano le domande dei cittadini-lettori. Dai conti pubblici alla concorrenza, dal lavoro alle riforme possibili. E avanti con tutti i temi caldi del momento politico».
Eppure, qualcuno continua a non gradire. E anche Repubblica deve darne conto.
Continua a leggere: L'impegno "politico" di Repubblica.it: catenaccio intorno a Mario Monti

Beppe Grillo ha rilasciato un’intervista ad Alain Elkann che andrà in onda domani mattina (sabato 21 gennaio 2012) su La7 (alle 9.55 nella puntata di Bookstore. Il comico-”politico” ha commentato, per cominciare, l’ipotesi che i sondaggi più recenti siano corretti. Ovvero, che il Movimento Cinque Stelle si collochi effettivamente fra un 4 e un 6% in tutta Italia. Perlomeno nelle intenzioni di voto.
«Siamo tra il 4 e il 6%?» ha detto Gillo «Non so, probabilmente sì. Ci siamo in tutte e città. Non facciamo campagna elettorale: è sulla rete, tutta autosovvenzionata. Non prendiamo rimborsi elettorali: togliamo i soldi dalla politica, perché se togli i soldi la politica diventa una bella cosa, di passione»
Quanto alle sue intenzioni per il futuro, Grillo ha spiegato:
«Io non voglio governare. Il nostro movimento vuole cambiare la struttura mentale dei cittadini: la società, non la politica. La politica è già morta».
Un ritornello che il comico propone da tempo, quello della morte della politica e dei suoi esponenti. Ma lui è convinto che, fra quel che dice e l’antipolitica ci sia un abisso e che il Movimento, invece, abbia un sacco di proposte e sia concreto:
«Siamo un mondo di proposte ma vanno dicendo in giro che siamo un mondo di gente che parla male: è bello che cittadini che non avrebbero mai pensato di fare politica siano attivi nelle loro circoscrizioni. I cittadini cominciano a organizzarsi».
Infine, ha commentato così l’ondata di liberalizzazioni e l’esito della decisione della Consulta, che ha stabilito che i Referendum contro il Porcellum sono inammissibili:
«Non puoi mettere un milione e mezzo di firme nel cesso, le leggi popolari nel cesso, l’acqua pubblica nel cesso, tutto nel cesso. basta, il cesso è pieno».
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A Ballarò, David Riley, di Fitch - una delle tre agenzie di rating - ha detto piuttosto chiaramente che ci sarà un nuovo declassamento del debito sovrano dell’Italia anche da parte della sua agenzia, entro gennaio.
Alla domanda di Giovanni Floris, conduttore del programma, se ci siano possibilità significative di un declassamento, Riley ha risposto così:
«Temo di si. Dopo il vertice dell’UE di dicembre abbiamo pensato che il vertice non abbia fatto abbastanza per affrontare la crisi europea, e noi siamo convinti che l’Italia e altri paesi come la Spagna siano a elevato rischio finanziario e c’è il timore di un declassamento del rating nel corso del mese. I tassi di interesse che l’Italia deve pagare pongono la questione sul budget e sull’economia italiana. Questa è una delle ragioni per cui probabilmente ci sarà un declassamento nel corso di questo mese».
«Esiste il rischio di default?» ha chiesto allora Floris?
Noi crediamo ancora che questo rischio sia molto basso. Siamo favorevolmente colpiti dall’impegno del nuovo governo a risanare il bilancio, anche con decisioni molto difficili. L’interesse, in questo momento, verte sul mantenimento di questo piano e sul concentrarsi sui modi per migliorare la competitività dell’economia italiana e a medio termine cercare di aumentare l’occupazione nell’economia italiana.
Insomma, noi pensiamo che il rischio di default sia basso. Naturalmente la pressione e lo stress aumentano.

Ormai anche quella delle apparizioni televisive è un segno di continuità fra il precedente e l’attuale governo. Ieri sera, Antonio Catricalà, a Porta a porta ha annunciato - in continuità con le dichiarazioni di Mario Monti a Che tempo che fa il piano delle liberalizzazioni entro il 20 di gennaio. Con decreto legge, naturalmente:
«C’è un documento che il presidente Monti e io stiamo assemblando. Riguarda tutti i settori: energia, trasporti, banche, assicurazioni. Speriamo di chiudere il 20, poi lo dovremmo inviare al presidente della repubblica per la firma. Vorremmo fare un provvedimento d’urgenza. Dobbiamo agire d’urgenza, la legge avrebbe un periodo troppo lungo di gestazione, ma vogliamo dare alle forze politiche il modo di esprimersi».
La retorica, dunque, è sempre la stessa già adottata: ascoltiamo tutti, ma tanto non c’è tempo e abbiamo già deciso. Secondo Catricalà, nel decreto ci sarebbero anche norme che favoriranno l’abbassamento del prezzo di benzina, rivedendo i contratti di esclusiva tra compagnie petrolifere e gestori. E poi:
«Vogliamo creare una situazione per cui il benzinaio abbia la possibilità di usare la benzina insieme ad altri beni di consumo da poter vendere».
Quindi, ovviamente, farmacie e notai nel mirino, così come le ferrovie. E persino l’acqua.
Già. Ancora una volta, in barba al referendum, si pensa alle reti idriche. Ma Catricalà, che evidentemente condivide con il suo Presidente del Consiglio una certa ars oratoria di aggiramento dei concetti ha detto, in merito:
«Pensiamo di fare modifiche che non vadano contro il risultato referendario ma non vogliamo che sia un escamotage».
C’è poco da dire: qualsiasi tentativo di mettere mano alle risorse idriche sarà un escamotage che aggirerà il voto degli italiani allo scorso referendum, comunque la si voglia mettere.
Ospite del salotto televisivo di Fabio Fazio, il presidente del Consiglio Mario Monti dice e non dice (più che altro la seconda) a proposito delle prossime iniziative future del governo e della “fase due”, quella cresci Italia battezzata prima delle vacanze natalizie (e anche prima della sterile polemica - un’inutile interrogazione per un’altrettanto inutile risposta sul sito ufficiale del Governo - sul capodanno a Palazzo Chigi).
Entriamo nel merito del contenuto “politico” di quanto detto dal premier - fra battutine e ironia velata. Sì alle liberalizzazioni (anche se, dice Monti, non si dovrebbero chiamar così perché si rischia di usare termini ideologici); Rai privatizzata? Forse ma non si sa: «è un governo strano», dice Monti. Ammettendo, di fatto, che si tratti di un governo politico, ma fortemente anomalo proprio dal punto di vista politico (e democratico); articolo 18?
«Il nostro atteggiamento mentale è che niente deve essere tabù».

La vicenda sarebbe buffa se non fosse tragica. In sostanza, Roberto Calderoli (Lega Nord) ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti a proposito dei festeggiamenti del 31 dicembre che si sarebbero tenuti a Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio; Calderoli voleva ricever conto e ragione della notizia e anche avere un rendiconto delle spese sostenute per i festeggiamenti.
Il premier Mario Monti ha diramato un lungo e dettagliato comunicato stampa che descrive, con dovizia di particolari, lo svolgimento di detti festeggiamenti, le persone presenti e le spese sostenute. Particolarmente esilaranti i passi in cui si parla della spesa per il Cenone
e delle spese per la festa, cui hanno partecipato - spiega il comunicato - Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese:
Ma la replica, pur nel suo tono ironico, non ha affatto accontentato Calderoli. Anzi, lo ha rafforzato nelle proprie convinzioni.
Continua a leggere: Cenone a Palazzo Chigi - Monti, Calderoli, cotechino e lenticchie

Fidel Castro è morto. E’ la notizia che corre sul filo dei 140 caratteri di Twitter, e che rimbalza da un capo all’altro del social network, scatenando il panico nelle redazioni di tutto il mondo. Anche perché ad un certo punto qualcuno scrive addirittura (come vedete nell’immagine) che un’ipotetica agenzia cubana, una non meglio specificata Cuba Press, avrebbe confermato la notizia.
Del resto, le condizioni di salute del Lider Maximo lasciavano pensare che il “cinguettio” avesse un fondo di verità. Compare addirittura una foto che mostrerebbe il cadavere di Fidel: insomma, la bufala - perché di questo si tratta - è stata architettata per bene. Non è certo la prima volta che capita: lo scorso anno era toccato a Nelson Mandela; prima ancora Michael Jackson - prima che Jacko morisse davvero.
Poi, poco tempo fa, a Paolo Villaggio (la bufala era stata ripresa addirittura dall’Ansa) e quindi a Jon Bon Jovi, che aveva smentito da sé, con prova fotografica.
Nella notte è stata, appunto, la volta di Fidel. La smentita è arrivata solamente in mattinata. E questo non fa che riproporre un annoso problema: l’attendibilità delle fonti su internet. Se, molto spesso, Twitter diventa fonte anche per giornalisti accreditati, è anche un pericolosissimo veicolo di bufale. Nelle quali, altrettanto spesso, cadono anche i big.
Il divieto di sparare botti e petardi “privati” imposto da alcuni sindaci ha fornito l’occasione ai quotidiani Libero e Il Giornale per l’ennesima inqualificabile iniziativa politica: l’attacco ai sindaci (a quelli del Pd chiaramente) che hanno previsto divieti per i festeggiamenti del Capodanno. La cosa più incredibile è che la polemica non è stata solo, al solito, a priori, quando tutti potevano nutrire delle riserve su questa scelta. Anche ora, dopo che si sono registrati morti e feriti proprio per i botti, dopo che è stato toccato un record di feriti (561, oltre ai 2 morti), anche ora i due quotidiani continuano a dare spazio a questa folle iniziativa.
Per Libero (29 dicembre 2011) eravamo in prossimità di un buon capodanno sovietico: sinistra spegni fuochi e botti, anche se poi dopo 5 righe si dice che
anche quella che un tempo era l’unica vera città italiana - Milano -si adeguerà ai diktat di oltre 830 comuni in cui sono stati vietati i “botti”. Tra loro anche alcune grandi città rette da giunte di sinistra.
Quindi evidentemente non era una questione di sovietismo di ritorno o di sinistro oscurantismo, ma solo di buonsenso.
In compenso Il Giornale (2 gennaio 2012) critica il sindaco Pisapia che tutte le feste si porta via: il motivo? Semplice e lineare: non è riuscito a far rispettare in modo abbastanza rigoroso l’ordinanza contro i botti, anche se si tratterebbe di un divieto del sindaco che sta entrando in modo inopportuno nella liberta della gente.
Quindi prima era sbagliato vietare i botti, poi è stato sbagliato non far rispettare il divieto e in ogni caso si tratta di iniziative sovietiche che limitano la libertà della gente. Chissà se i 561 feriti del Capodanno 2012 si sono sentiti più liberi e meno succubi di un regime sovietico…

Il Giornale regala ai suoi lettori un’ultima prima pagina del 2011 da antologia, per volgarità. Con riferimento alla telefonata di Angela Merkel a Giorgio Napolitano di cui ha parlato il Wall Street Journal (poi molto semplificata dalla stampa italiana e smentita, in questa interpretazione, da Berlino e da Roma), e con riferimento a una battuta che Berlusconi avrebbe fatto sulla Merkel (la ricorderete senz’altro, quella vicenda della «cu%*°a in#@iavabile»), il quotidiano di Sallusti titola come vedete nell’immagine.
Questo, nonostante Silvio Berlusconi, oggi, al Tg5, abbia di fatto smentito l’ipotesi che possa essersi dimesso per ingerenze tedesche:
L’ho fatto per evitare che la speculazione finanziaria si accanisse contro l’Italia e contro il risparmio delle famiglie. L’ho fatto per senso di responsabilità, per senso dello Stato.
E’ quel che Berlusconi va ripetendo, per ribadire il suo ruolo di salvatore anche di fronte all’indifendibile operato del suo Governo nella tempesta della crisi finanziaria e del debito, una crisi prima negata poi, evidentemente, affrontata senza strumenti e senza la fiducia europea.
Il direttorio franco-tedesco non avrà inciso direttamente, come si affrettano a precisare tutti. La Merkel non avrà certo chiesto esplicitamente a Napolitano di rimuovere il premier, ci mancherebbe altro.
Ma era chiaro, con buona pace di tutti gli uffici stampa dei politici e di Berlusconi stesso, che l’Europa si aspettasse qualcosa dall’Italia. Questo qualcosa è diventato il governo Monti, che si prodiga e si prodigherà per tutte le misure (quelle più liberiste possibili) che l’Europa vuole dal nostro paese.
Quanto alla prima pagina del Giornale, be’: ora non ci sarà diplomazia che possa nascondere il pensiero di una certa parte politica rispetto alla Merkel. Per fortuna è l’ultima figuraccia del 2011: non c’è tempo per farne altre.